La Guardia di Finanza di Bari sequestra beni 150mila euro su disposizione della Corte dei Conti

La Guardia di Finanza di Bari sequestra beni 150mila euro su disposizione della Corte dei Conti

Il provvedimento di sequestro per 150mila euro disposto dalla Corte dei Conti ed eseguito dalla Guardia di Finanza, nei confronti Domenico Ancona, ex giudice civile a Bari, condannato per due volte e in via definitiva a tre anni di reclusione

ROMA – Su richiesta della Procura Regionale della Corte dei Conti di Bari – diretta dalla dott.ssa Carmela de Gennaro – la Sezione Giurisdizionale per la Puglia ha disposto il sequestro conservativo “ante causam” di beni nei confronti dell’ex giudice civile del Tribunale di Bari Domenico Ancona.
La Procura Regionale della Corte dei Conti di Bari ha istruito un fascicolo, affidato al Vice Procuratore Generale dott. Pierpaolo Grasso il quale ha delegato ai citati finanzieri del Nucleo di Bari, urgenti indagini economico-patrimoniali e bancarie nei confronti dell’ex giudice Ancona.

Il sequestro  per un valore complessivo pari a 150.000,00 euro  è stato eseguito dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari – Gruppo Tutela Spesa Pubblica, in collaborazione con ufficiali giudiziari dell’UNEP di Bari. La vicenda trae origine da una indagine di polizia giudiziaria, diretta all’epoca dalla Procura della Repubblica di Lecce (competente per i reati della specie compiuti da magistrati alla sede di Bari). L’attività investigativa riguardava in particolare un tentativo di concussione perpetrato dall’allora giudice Ancona, nei confronti di un imprenditore, per costringerlo ad elargire una tangente di circa 15.000 euro.

Dalla lettura delle sentenze di condanna dei tre gradi di giudizio, emergeva che il dott. Ancona era stato coinvolto, insieme ad altri sodali, (tra cui un altro magistrato poi deceduto) anche in un altro precedente episodio di tentata concussione – anch’esso conclusosi con un provvedimento definitivo di condanna – nei confronti di altro imprenditore per costringerlo ad elargire una tangente pari ad 75.000 euro (allora in lire pari a circa 150 milioni), in cambio di un provvedimento favorevole, nell’ambito di un procedimento civile.

Nel primo caso si trattava di ottenere la provvisoria esecuzione di un decreto ingiuntivo; nel secondo una ordinanza favorevole all’imprenditore per una congrua “provvisionale” nell’ambito di un giudizio contro il Comune di Altamura. Per entrambe le vicende concussive, il giudice Ancona è stato condannato, per due volte ed in via definitiva, a tre anni di reclusione, oltre al pagamento delle spese di giudizio, interdizione dai pubblici uffici ed estinzione del rapporto di lavoro con l’Amministrazione della Giustizia.

 

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