L’ aria che respiriamo tutti i giorni a Roma uguale a quella di Taranto (dove c’è l’ ILVA)

L’ aria che respiriamo tutti i giorni a Roma uguale a quella di Taranto (dove c’è l’ ILVA)

L’ aria di Roma uguale a quella di Taranto ? Proprio così, mette nero su bianco uno studio condotto da Istituto Superiore di Sanità e Agenzia per l’Ambiente della Puglia sulla tossicità degli inquinanti presenti nel capoluogo jonico. Per la prima volta il Pm10 delle centraline di rilevamento delle due città (cioè le particelle solide tipiche di traffico, caldaie e processi di combustione) sono state confrontate per valutare se la popolazione che vive intorno all’ ILVA respira fumi più pericolosi che altrove. I test di laboratorio effettuati a Roma e a Taranto non hanno mostrato differenze.

Roma è tra le città italiane nelle quali la soglia di rischio per la salute individuata dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità riguardo alla presenza di polveri ultrasottili, le Pm2,5, viene superato. Quel limite è di dieci microgrammi per metro cubo. Consolazione magra che per la quantità nell’aria delle polveri capaci di penetrare in profondità nei nostri apparati respiratori l’Unione Europea fissi il parametro di pericolo più in alto, 25 microgrammi per metro cubo. A causa dell’inquinamento atmosferico in Italia abbiamo già secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente il numero più grande di morti rispetto agli altri Stati membri dell’Ue” non è la nostra opinione. E’ quanto scriveva esattamente un anno fa il collega Maurizio Caprara sul CORRIERE DELLA SERA.

Che aggiungeva:Se non è un problema politico la qualità dell’aria che respiriamo, talmente inquinata da esporre all’insidia di malattie gravi gli abitanti di Roma più che altre persone, di quali faccende dovrebbe occuparsi la politica? Le misure da adottare per ridurre le polveri sottili dovute agli impianti di riscaldamento e al traffico dovrebbero costituire uno degli argomenti principali del dibattito in vista delle prossime elezioni comunali. Forse il principale. Coinvolge salute, abitudini quotidiane della popolazione, trasporti, urbanistica, economia. Più che provvedimenti tampone, richiede una strategia – destinata inevitabilmente a influire sugli stili di vita – per ridurre emissioni nocive e sprechi di energia. Se lo trattano come grana marginale, chi fa politica, e purtroppo anche gran parte dell’informazione, non adempiono al proprio ruolo. Togliamoci le bende dagli occhi. O, prima o poi, ci toglieremo il fiato“.

Appena 24h fa un’altra collega del Corriere della Sera, esattamente dopo un anno è ritornata a scrivere sui problemi ambientali della Capitale, commentando quanto segue (integralmente). Un articolo che dovrebbero leggere sopratutto i tarantini, quelli che strillano, quelli che manifestano solo per cercare visibilità da poter sfruttare in campagna elettorale, quei movimentisti ex-sindacalisti che con la scusa del concertone tarantino del 1° maggio (una brutta copia dello storico concerto del 1 maggio a Roma)  stanno cercando di rifarsi una “verginità” con ambizioni di arrivare in consiglio comunale e conquistare un secondo stipendio pubblico, essendo quasi tutti dipendenti dell’ILVA in amministrazione straordinaria.

Vi riproponiamo quanto apparso sul Corriere della Sera di ieri, sabato 10 dicembre, a pagina 3 della cronaca di Roma . Un articolo documentato, equilibrato. Non il solito articolo “fazioso”, di protesta, di contestazione che i lettori di Taranto hanno sinora letto sui giornali pugliesi che per vendere qualche copia in più, o per protagonismo di qualche cronista, fiancheggiano la protesta di ambientalisti “last-minute“, cioè di persone che in realtà di ambiente a livello scientifico non capiscono nulla.

Buona lettura.

 

di Margherita De Bac

L’ aria di Roma uguale a quella di Taranto ? Proprio così, mette nero su bianco uno studio condotto da Istituto Superiore di SanitàAgenzia per l’Ambiente della Puglia sulla tossicità degli inquinanti presenti nel capoluogo salentino. (piccolo errore: capoluogo jonico n.d.r.)   Per la prima volta il Pm10 delle centraline di rilevamento delle due  città (cioè le particelle solide tipiche di traffico, caldaie e processi di combustione) sono state confrontate per valutare se la popolazione che vive intorno all’ ILVA respira fumi più pericolosi che altrove.

I test di laboratorio effettuati sul materiale prelevato nelle centraline di via Regina Elena a Roma e di due postazioni ( quartiere Tamburi e Statte n.d.r.)  a Taranto non hanno mostrato differenze. Eppure il confronto è con un centro portuale, ad alta intensità di traffico pesante. “La situazione è abbastanza rassicurante per Taranto. Lo studio riguarda gli ultimi due anni, le tracce di inquinanti sono sovrapponibili alle grandi metropoli” ha detto Walter Riciardi, presidente dell’ Iss , citando anche la centralina di Corso Francia. Ma a Roma dobbiamo sentirci altrettanto “abbastanza rassicurati” ? No, perchè qui non ci sono altiforni siderurgici ma troppo traffico e impianti di riscaldamento da svecchiare.

A fine ottobre la giunta Raggi ha stabilito lo stop all’interno dell’anello ferroviario agli autoveicoli a benzina euro 1 e 2, dal 21 novembre al 31 marzo. Abbandonata la logica delle targhe alterne, ha garantito l’assessora all’ ambiente Paola Muraro. E’ presto per accorgersi dell’eventuale miglioramento dell’ aria. Per evitare di ritrovarci assediati dallo smog ogni volta che c’è alta pressione è urgente per mettere in cambio cambiamenti strutturali.

Lo scorso anno gli esperti del tavolo tecnico riuniti dall’allora commissario Tronca giudicarono tra l’alto necessaria l’eliminazione dei parcheggi in doppia fila per fluidificare il traffico. Oltre all’ Iss erano presenti Cnr, Atac ed Ama. Tra le raccomandazioni orari meno invasivi per la raccolta dei rifiuti e svecchiamento del parco automezzi pubblici. All’epoca era già passata la delibera per l’acquisto di veicoli a metano e non a idrogeno. I test presentati martedì dall’ Iss riguardano la genotossicità. Obiettivo, verificare con esperimenti in vitro se il particolato può alterare il patrimonio genetico umano, i quadro immunologico e se può generare infiammazioni. La risposta è si, in linea con il rapporto dell’ Agenzia ell’ Ambiente Europea. Il pm10 di Viterbo invece è risultato meno tossico.”

(AdG) Dopo aver partecipato al convegno dell’ istituto Superiore della Sanità a Roma, dove ho constatato che non era presente nessun rappresentante dell’ Ordine dei Medici di Taranto (che ora “strilla” a vanvera ) , nessun esponente politico tarantino, nessun presunto rappresentante delle varie associazioni ambientaliste tarantine, comprese LegaAmbiente, WWF ecc, molto più presenti quando c’è da costituirsi parte civile (e fare cassa…!) in qualche processo tarantino, mi sono chiesto: ma il Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno si è mai accorto che il parco autovetture (altamente inquinante) circolante a Taranto è paragonabile a quello di Cuba ? E come non dare ragione all’ex-assessore regionale pugliese alla sanità Donato Pentassuglia quando criticava i metodi di acquisto e manutenzione dei mezzi pubblici dell’ AMAT. l’azienda municipale dei trasporti presieduta dal marito di un magistrato della Procura di Taranto ? E sopratutto come non rendersi conto che a Taranto vi è un traffico mostruoso causato anche dall’insufficiente con circa 30 vigili in circolazione su un corpo di  da 175 unità, di cui circa il 60% ha un’età compresa tra i cinquanta e i sessant’anni; un cospicuo numero di agenti sono stati dichiarati inabili al servizio esterno presenza sul territorio ? Ma Taranto i problemi li risolvono così….

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