di Antonello de Gennaro
Dopo i quattro pareri giuridici richiesti dal Coni, sono arrivati ben cinque più autorevoli pareri sollecitati dalla Federcalcio, le cui conclusioni sono totalmente contrapposte, così aumentando l’incertezza del voto al quale in prima battuta i 16 membri di Giunta, e successivamente tutto il Consiglio intero, verranno chiamati dalle 13 di domani: la FIGC presieduta Giovanni Malagò va commissariata o è legittima?
Mentre cresce l’attesa per la riunione convocata dal presidente Coni, Luciano Buonfiglio, si susseguono le telefonate esplorative da parte dei presidenti di federazione, degli sponsor, degli atleti azzurri più rappresentativi, e vengono allo scoperto ulteriori conflitti di interesse come quello che investono la posizione di Marco Buonfiglio figlio del presidente del CONI , e i suoi incarichi manageriali in ambito calcistico ed economico in seno al Venezia Calcio. In questa atmosfera rovente, tra verifica dei voti e battaglie preventive su chi può o non può parteciparvi, sul tavolo di coloro i quali saranno chiamati a decidere sta per arrivare anche l’incartamento tecnico-giuridico predisposto dalla Federcalcio.
A molti osservatori è sfuggito che poiché il consiglio federale della FIGC è stato eletto prima di procedere al voto dell’elezione del presidente Malagò, in caso di commissariamento, il consiglio resterebbe comunque in vigore e il vice-presidente vicario Ezio Simonelli assumerebbe l’incarico ad interim per la durata necessaria a preparare la nuova tornata elettorale. Che, tra corsi e ricorsi vari, si potrebbe svolgere tra 2-4 mesi.

Ai suoi cinque esperti, Sabino Cassese professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa e tra i massimi protagonisti della cultura giuridica italiana, Bernardo Giorgio Mattarella professore di Diritto amministrativo all’Università Luiss Guido Carli, Saverio Ruperto professore docente ordinario di diritto civile all’Università la Sapienza e sottosegretario all’Interno nel governo Monti dal 2011 al 201, Antonio Nuzzo avvocato cassazionista e professore ordinario di diritto commerciale alla Università Luiss Guido Carli, e Pietro Sirena professore di diritto civile all’Università Bocconi,, la Federcalcio ha richiesto due quesiti fondamentali: se il tesseramento che mancava a Malagò fosse “requisito essenziale” per candidarsi alla presidenza federale, e se quella mancanza sia una “grave violazione” dello Statuto al punto tale da indurre al commissariamento della FIGC. tanto ambito dalla politica che non vede l’ora dio mettere le mani sul calcio, i cui introiti è bene ricordarlo mantengono in vita l’intero sistema sportivo regolamentatto dal CONI..

Al primo quesito, la risposta dei giuristi a cui si è rivolta la FIGC è diametralmente opposta rispetto ai quattro pareri traballanti dei legali contatti dal CONI: il tesseramento non sarebbe per nulla essenziale, perché il vero requisito fondamentale è l’accredito di una delle componenti e perché il tesseramento non è previsto per il presidente, sostiene il professor Sabino Cassese, autorevole giurista e ex Giudice della Corte Costituzionale della Repubblica Italiana
Al secondo quesito, che peraltro non entrava nel perimetro di valutazione dei legali contattati dalla CONI, la risposta dei giuristi consultati dalla FIGC è che non si profila “la grave violazione” in grado di motivare il commissariamento. Secondo il professor Ruperto, “l’ammissione di Malagò alla candidatura e dunque l’elezione non può essere ribaltata”, perché chi si poteva opporre (procura FIGC o organi di garanzia CONI) non lo ha fatto nei termini previsti (7 giorni). Quindi, la nomina di Malagò è assolutamente legittima ed “è inattaccabile“.
Gli avvocati Scoca, Medugno, Coccia e Angeletti, su richiesta del CONI, erano invece stati unanimi sul principio affiancando la teoria di Buonfiglio (che non ha neanche una laurea) secondo la quale il tesseramento fosse “requisito essenziale” e “l’elezione del non tesserato è invalida”. Sul commissariamento, tutti e quattro i legali di fiducia di Buonfiglio scaricano le proprie responsabilità reputazionali, assegnando ed attribuendo al CONI la propria valutazione di opportunità, “su base tecnico-giuridica” e quindi non “politica“. Abodi permettendo… Pensare che un dirigente sportivo come Buonfiglio che fino a qualche mese fa si occupava di canoee e di sicuro non può essere minimamente un esperto di diritto, possa riuscire a districarsi in questo groviglio di tesi e contro tesi, senza farsi condizionare dai desiderata politico del ministro Abodi, è un pronostico a dir poco azzardato se non insensato. O meglio un ipotesi del terzo tipo: quella dell’irrealtà.

La battaglia legale non finisce qui, sui pareri legali contrapposti, ma sarà anche sull’ammissione alla votazione di Diana Bianchedi ed Elisabet Spina: la convalida è al collegio dei revisori, ma c’è una corrente di pensiero politico è convinta che il potere ‘autocratico’ spetterebbe a Buonfiglio, ammesso che lo voglia esercitare fino in fondo, rischiando non poco anche dal punto di vista penale essendo egli un “pubblico ufficiale” come ama lui stesso ricordare
Un confronto “politico” piuttosto che in punta di diritto, che vede prevalere i pareri dei giuristi di grido della FIGC anche se poi in mano ai giuristi si rischia di finire successivamenbte qualsiasi sia l’esito, vi sono poi il Collegio di garanzia CONI, TAR Lazio e Consiglio di Stato ai quali, le parti in causa potranno eventualmente, ricorrere. Una cosa è certa: Luciano Buonfiglio presunto “re” pro-tempore del CONI è nudo, ma può sempre farsi un bagno in laguna a Venezia insieme al figlio, cercando di non annegare.








