Ilva, il Tribunale dà ragione a Legambiente

Ilva, il Tribunale dà ragione a Legambiente

Accolta la richiesta di risarcimento dell’associazione ambientalista. Una vicenda giudiziaria durata 12 anni. E siamo solo al primo grado del processo civile. Nell’articolo la SENTENZA INTEGRALE del Tribunale Civile di Taranto

Il Giudice monocratico del Tribunale di Taranto, dr. Antonio Pensato, ha riconosciuto a Legambiente Taranto, assistita dall’avvocato Massimo Moretti, il risarcimento dei danni, quale parte civile nel processo penale “Cokerie”, nei confronti di Emilio Riva (deceduto) e Luigi Capogrosso, definito con sentenza della Corte di Cassazione del 2010.  Il danno riconosciuto di difficile prova attesa la sua natura non patrimoniale, è stato liquidato in sentenza per equivalente e con criterio equitativo nella somma di 30mila euro.

Secondo la sentenza di primo grado del Giudice Pensato, i reati commessi hanno cagionato un danno diretto all’integrità del territorio, sotto l’aspetto della vivibilità ambientale, e riflesso nei confronti della personalità ed identità dell’associazione. L’effetto dannoso per Legambiente sarebbe stato quello di vedere sostanzialmente vanificati i propri sforzi per cercare di far ritornare l’ambiente cittadino a livelli accettabili di vivibilità, la cui tutela rientra nei fini statutari dell’associazione. Con l’ulteriore conseguenza di ingenerare in una parte della cittadinanza la convinzione della sostanziale inutilità di tali sforzi e, quindi, della stessa associazione.

Questa la sentenza:

Sentenza_LegaAmbiente TA

L’articolata vicenda giudiziaria ebbe inizio nel 2005, quando Legambiente  si costituì parte civile nell’ambito del processo “cokerie” di primo grado, conclusosi con la sentenza del 2007, poi confermata con sentenza del 2008 della Corte di Appello e quindi con la sentenza della Suprema Corte del 2010. Il successivo giudizio civile è stato avviato nel 2013 e deciso in primo grado quest’anno  .

Legambiente  rende noto che utilizzerà il risarcimento riconosciuto per realizzare a Taranto iniziative che contribuiscano al consolidamento di una cultura ambientalista, attraverso l’istituzione di borse di studio pluriennali per progetti di ricerca con l’università e altri enti di ricerca, o attraverso la promozione e il finanziamento di progetti e convegni di carattere nazionale e internazionale nei settori delle bonifiche, delle energie rinnovabili e della mobilità sostenibile – come hanno  dichiarato l’avv. Massimo Moretti, avvocato e socio di LegambienteTaranto, e Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia. Il problema per Legambiente è che le vicende sociali e personali intervenute durante lo svolgimento dei diversi processi, non renderanno facile di ottenere il pagamento e poter così utilizzare il risarcimento liquidato dal Tribunale di Taranto. anche perchè la sentenza non contiene il provvedimento di provvisoria esecuzione, ed è quindi prevedibile il ricorso in appello da parte dei legali delle parti soccombenti.

La sentenza rappresenta un importante risultato su scala nazionale per il mondo ambientalista e per tutta l’associazione Legambiente, poiché è un provvedimento che, richiamando sia la giurisprudenza della Corte di Cassazione che del Consiglio di Stato e della Magistratura Contabile, in materia di risarcimento in favore delle persone giuridiche, indica chiaramente i requisiti necessari per poter ritenere provato, anche in sede civile, il danno subito dall’associazione costituitasi parte civile in seguito ai reati commessi che hanno inciso sull’ambiente.

 

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