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27 Settembre 2026 10:33

Ilva “carbon free”, servono 6 anni. Addio sogni di Emiliano, Melucci & Co.

La decarbonizzazione degli impianti ex Ilva, a partire da quello di Taranto, ci sarà, ma dovrà essere per forza di cose parziale. Almeno durante il periodo di transizione che durerà un bel po' di anni. Un Ilva “carbon free” non può essere un progetto di breve termine, ci vorranno sei o sette, o anche dieci anni secondo alcuni esperti del settore.

di REDAZIONE ECONOMIA

Chi lavora al “dossier Ilva” conosce molto bene la realtà : un Ilva “carbon free” non può essere un progetto di breve termine. Come sempre vane le promesse pre-elettorali come il documento del Pd presentato a ridosso delle elezioni regionali e le numerose dichiarazioni di esponenti del M5S con in testa il ministro del Mise, Stefano Patuanelli.

Il piano industriale tavolo della trattativa tra ArcelorMittal e governo, resta quindi quello dell’accordo stipulato lo scorso 4 marzo, che prevede due altoforni tradizionali affiancati da due elettrici. 

Persino Frans Timmermans vice presidente della Commissione europea ha dichiarato che l’acciaio verde non potrà arrivare a Taranto in tempi brevi, pur augurandosi che sia questa la strada per una riconversione giusta da percorrere. A dire il vero ArcelorMittal non si è mai sottratta a tale ipotesi industriale, ma “il gruppo sarà carbon neutral soltanto nel 2050 ” ha detto Aditya Mittal, Presidente e Cfo della multinazionale dell’acciaio, e CEO of ArcelorMittal Europe, parlando ovviamente della strategia mondiale, non solo di Taranto

Aditya Mittal, Presidente e Cfo di Arcelor Mittal

Intervenendo in occasione della “Financial Times Commodities Conference” Mittal ha dichiarato che “l’idrogeno ha un grande potenziale” evidenziando però che i costi di transizione sono molto elevati per cui è necessario l’intervento della politica.

Il processo attuale sfrutta il carbonio presente nel coke per sottrarre l’ossigeno ai minerali di ferro e ricavare il ferro puro, mentre nei futuri processi industriali l’idrogeno potrebbe strappare l’ossigeno ai minerali, formando così H2O anziché CO2. Ma per il momento bisogna fermarsi a livello di progetti pilota come la sperimentazione avviata proprio da ArcelorMittal sull’impianto di pre-riduzione di Amburgo per la sostituzione del metano con il 100% di idrogeno.

Il progetto più avanzato è senza dubbio l’Hybrit lanciato nel febbraio 2018 da SSAB, in collaborazione con LKAB e Vattenfall: l’entrata in funzione degli impianti è prevista nel 2030. Uno dei grandi ostacoli per la riconversione di impianti di grandi dimensioni come lo stabulimento siderurgico di Taranto (il più grosso in europa, n.d.r.) è il costo di produzione dell’idrogeno green.

Secondo Carlo Mapelli, docente di Materials Engineering & Environmental Impact del Politecnico di Milano “Il costo di produzione dell’idrogeno necessario per arrivare ad una tonnellata di pre-ridotto è intorno a 88 euro , contro i 27 euro la tonnellata per la preriduzione con gas naturale, che già abbatte del 66% le emissioni di CO2 rispetto alla produzione con il coke. Oggi è insostenibile” come ha affermato durante webinar organizzato dal sito specializzato Siderweb . 

ArcelorMittal ha reso noto ieri che la situazione degli ordini sta migliorando, che ha conseguito la ripartenza di alcuni impianti come il reparto Pla/2 (Produzione Lamiere) a Taranto. 

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