Ilva, anche gruppi asiatici ed arabi nelle trattative in corso

Ilva, anche gruppi asiatici ed arabi nelle trattative in corso

Il presidente del consiglio Matteo Renzi «ufficializza» le trattative col presidente del colosso indiano JSW STEEL. “Ho visto un imprenditore interessato a Piombino e a Taranto. Il rilancio della siderurgia nazionale è fondamentale”

Ieri dal palco della festa nazionale dell’Unità a Bologna, il premier Renzi non ha fatto il . nome ma l’imprenditore che ha incontrato sabato mattina a Firenze in Prefettura è Sajjan Jindal, presidente della multinazionale indiana Jsw Steel . In realtà, la circostanza che gli impianti siderurgici di Taranto erano sott’osservazione anche da parte di Jindal era  già nota sin dallo scorso mese e cioè quando l’ Arcelor Mittal, il gruppo franco indiano in trattativa per l’acquisizione dell’ ILVA di Taranto, aveva “ufficializzato”  il suo interesse .

Successivamente  il commissario dell’ ILVA, Piero Gnudi,  incontrando nei giorni scorsi a Milano alle banche  per sbloccare il prestito da 250 milioni all’azienda, ha confermato  queste trattative ed , infine, proprio ieri è arrivata anche la conferma per voce del premier Renzi. Quindi la  Arcelor Mittal e la Jindal sono entrambe interessate quindi all’ ILVA. Ma non sono i soli in quanto il commissario Gnudi ha riferito alle banche, senza però ufficializzarne l’identità , che vi è anche un terzo gruppo interessato, che i sindacati avrebbero individuano in un gruppo industriale arabo.

Poter prevedere oggi, con chi si chiuderanno le trattative in corso che il commissario Gnudi definirà nei prossimi mesi è un azzardo.  Al momento infatti, l’unica certezza esistente è che i gruppi  Arcelor Mittal e  Jindal attualmente hanno già avuto accesso alle informazioni necessarie sull ‘ ILVA attraverso una  “data room” virtuale  realizzata appositamente dall ILVA in modo da consentire ai potenziali acquirenti di poter avere un’idea dell’azienda chiara e certa, e poter quindi decidere di compiere eventualmente lo step successivo, e cioè formalizzare la propria l’offerta di acquisto.

Arcelor Mittal, negli scorsi mesi di giugno e luglio ha spedito i suoi emissari a Taranto per due volte, attualmente è più avanti rispetto ai concorrenti nella valutazione dello stabilimento siderurgico di Taranto,  avendo manifestato per primi il proprio interesse ed essendosi impegnata a depositare al commissario Gnudi entro la fine di settembre il proprio piano industriale. La Arcelor Mittal inoltre ha sempre e solo manifestato il proprio interesse sull’ ILVA mentre le attenzioni dei concorrenti della Jsw Steel, attualmente è  focalizzata essenzialmente sull’acquisizione della Lucchini di Piombino che èstata il reale motivo dell’incontro avvenuto tra lo stesso imprenditore indiano Jindal ed il premier Renzi a Firenze.

Mentre in un primo momento Jindal era interessato esclusivamente all’all’area a freddo del laminatoio di Piombino, adesso ora sarebbe intennzionato a produrre anche acciaio e quindi al conseguente ripristino dell’area a caldo. Jindal pensa al preridotto di ferro, una tecnologia alternativa di produzione che avevano iniziato a sperimentare a Taranto  Enrico Bondi il precedente commissario dell’ ILVA  ed il sub commissario Edo Ronchi, quando erano in carica.

Il preridotto infatti elimina dal ciclo l’agglomerato di minerali e il coke delle cokerie, e quindi due passaggi produttivi dell’acciaio, molto importanti sotto il profilo della tutela ambientale. Bondi e Ronchi pensavano che questa potesse essere la soluzione e prospettiva ideale per Taranto, e  questa operazione doveva avvenire gradualmente e con una serie di investimenti pianificati sino al 2020, in quanto solo in questa maniera si sarebbe potuto produrre in modo ecologico e quindi  “pulito” l’ acciaio .

Ma Claudio Riva,  esponente della famiglia attualmente  proprietaria dell’  ILVA, ha sparato a zero contro il progetto dei commissari, ed il braccio “armato” della famiglia Riva , cioè la Federacciai ha amplificato questa posizione attaccando l’accoppiata Bondi-Ronchi. Conseguentemente il Governo Renzi, e per la precisione il ministro Federica Guidi, ha valutato essere troppo oneroso il piano Bondi-Ronchi che prevedeva 4 miliardi tra investimenti industriali e ambientali sino al 2020, nonostante del “preridotto” si parla persino nel piano ambientale approvato dallo stesso Governo Renzi,  e tutto si è bloccato.

Adesso se persino gli indiani della Jsw Steel lo rilanciano, allora  vuol dire che nel mondo ci sono dei consolidati produttori di acciaio che ritengono che  si possa produrre anche a basso impatto ambientale. E che probabilmente Bondi e Ronchi avevano visto bene. Non è dato sapere invece le esperienze di Claudio Riva in quanto come noto a prendere le decisioni sull’azienda di famiglia è sempre stato il “vecchio” Emilio Riva recentemente deceduto. E spesso gli eredi non sono mai competenti quanto i propri predecessori.

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