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16 Agosto 2022 04:06
16 Agosto 2022 04:06

Il destino dell’ Europa in ballo per i “capricci” di Conte e dei grillini. Draghi perde la pazienza

Il presidente del consiglio del governo irremovibile sul testo, intesa rimandata e di nuovo a un passo dalla crisi. Per Palazzo Chigi è «inaccettabile» il vincolo richiesto di ulteriori passaggi alle Camere

La riunione negli uffici del Senato è durata sei ore. Da una lato la delegazione M5S guidata da Mariolina Castellone capogruppo a Palazzo Madama , dall’altra quella del Pd e delle altre forze di maggioranza. “Siamo a un passo“, hanno sostenuto per tutto il pomeriggio i partecipanti alla riunione, ma non si è riuscito a compiere l’ultimo passo . Tutta una questione di punti e virgole, di riferimenti legislativi. Il primo ostacolo da superare è il riferimento al “decreto Ucraina“, che autorizza l’invio di armi fino alla fine dell’ anno. Palazzo Chigi pretende che ci sia. I 5 stelle invece non lo volevano: e lo hanno chiesto sin dal primo momento pretendendo di vincolare il governo ad un nuovo passaggio in Parlamento in caso di eventuali nuovi aiuti militari.

Alla fine è stato Mario Draghi a impuntarsi. intorno alle nove e mezzo di sera, quando è stata inviata a Palazzo Chigi l’ennesima riscrittura di un testo limato fino ai punti alle virgole pur di accontentare le richieste del Movimento 5 stelle. Il presidente del Consiglio ha detto: “No, a questo punto vediamo domani“, cioè questa mattina alle 8:30, quando i rappresentanti dei gruppi si stanno riunendo di nuovo con il sottosegretario agli Affari europei Enzo Amendola per siglare l’accordo finale sulla risoluzione di maggioranza da presentare prima della partenza per il Consiglio europeo del presidente del consiglio.

“Conte non vuole rompere su questo” è il disco incantato di chi ha il mandato a trattare. Ma il presidente M5S pretende una cosa che il premier Draghi però non è assolutamente disposto a concedere, cioè di essere costretto a un passaggio in Parlamento prima di prendere decisioni chiave sulla crisi ucraina. In poche parole è come se Conte e Draghi non riuscissero a comunicare nonostante la pletore di emissari ed il telefono che resta silente . Il premier aveva spiegato che quel passaggio è per lui “inaccettabile“.  Da giorni i 5 stelle sostengono che un nuovo passaggio in Parlamento per loro era obbligato. Come si possa uscire da queste posizioni di contrasto onestamente è difficile prevederlo.

Luigi Di Maio viene accusato dai suoi colleghi di partito e anche da alcuni alleati di aver descritto una contraddizione che secondo loro non esisteva, e cioè aver complicato la mediazione con un’uscita scomposta contro il Movimento rappresentando un inesistente anti-atlantismo. Certamente il ministro degli Esteri ha fatto i suoi calcoli, e la fatica su un documento che doveva essere molto semplice, affidando al premier italiano il mandato di fare quel che serve in accordo con gli alleati europei per aiutare il popolo ucraino, dimostra che l’ex leader politico M5S non ha inventato nulla. La distanza fra le posizioni è ampia e reale. La difficoltà del Governo ad andare avanti su una crisi le cui conseguenze sono già presenti nelle case degli italiani, in termini aumenti del costo dell’energia, di inflazione, e persino la paura di ritrovarsi coinvolti nel conflitto, è ormai consolidata.

Il leader del M5S Conte e i suoi vicepresidenti, che sono i più aggressivi nei confronti di Di Maio e della sua linea in politica estera, continuano a ripetere che deve essere solo la diplomazia a parlare e che il nostro governo deve aumentare gli sforzi solo in quella direzione. I grillini respingono le aperture di Draghi, il desiderio di pace italiano ed europeo manifestato nella visita al presidente degli Stati Uniti Joe Biden, l’impegno diplomatico dimostrato anche dal prossimo viaggio in agenda, ad Ankara dal 5 al 7 luglio. Così come non hanno ascoltato le parole di ieri di Volodymyr Zelensky che rivolgendosi al Parlamento italiano diceva: «Aiutateci».

Palazzo Chigi da parte sua non ama essere impegnato in mediazioni estenuanti sui punti e le virgole dei testi, che si cercano di inserire per dare a Giuseppe Conte e ai suoi 5 stelle l’impressione di aver ottenuto una vittoria o un vantaggio da sfruttare mediaticamente. Il rapporto con Draghi è a dir poco conflittuale. Mentre il presidente del M5S continua a ripetere che non metterà mai in dubbio atlantismo ed europeismo e che il Movimento sta dalla parte degli aggrediti cioè dell’Ucraina senza alcuna esitazione, le sue parole di questi giorni hanno seminato più di un dubbio nella testa di Draghi e di chi lo affianca nelle decisioni.

Il premier non ritiene di poter svolgere a pieno il suo ruolo in una crisi già complicatissima se la forza politica più numerosa della sua maggioranza si esprime continuamente in senso contrario. Non si tratta di non voler rispettare la democrazia parlamentare, ma bensì di essere in grado di assumere impegni a livello europeo e internazionale senza correre il rischio di vederli sconfessati il giorno dopo a causa delle discussioni tra i partiti. Quel che si ripete da giorni è che “i progressi verso la pace si possono fare solo se si va avanti uniti, sia in Italia che in Europa”, mentre nelle ultime ore di unità non se ne è vista per niente.

La preoccupazione del premier Draghi è conseguente anche per quello che è accaduto in Francia dove il presidente Emmanuel Macron, che già aveva avuto un atteggiamento altalenante rispetto alla richiesta dell’Ucraina di entrare nell’Unione europea, potrebbe essere ancora più ambiguo dopo il voto di domenica e la rivalsa della sinistra di Mélenchon e della destra estrema di Marine Le Pen. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha altrettanti analoghi problemi con la sua maggioranza in Germania, oltre agli storici legami di interessi con la Russia di Vladimir Putin. Il ruolo di Draghi era quello di spingere gli alleati europei in una direzione chiara a favore del governo di Kiev per far arrivare l’Ucraina al tavolo della pace nelle migliori condizioni possibili. Se non avrà neanche lui la libertà di farlo, l’intero quadro rischia di deteriorarsi e le promesse della presidente del Parlamento europeo Metsola e della presidente della commissione Ursula von der Leyen rischieranno di restare lettera morta.

In questa situazione siamo quindi dentro a un gioco molto più grande dei destini del Movimento 5 stelle, della sua crisi di consensi e dei suoi turbolenti rapporti interni incancreniti. L’altolà di ieri notte significa questo: fermatevi. Perché se anche tutti sono certi che all’ora di pranzo di oggi, si troverà magicamente una soluzione, in tempo utile per le ore 15, allorquando Draghi inizierà a pronunciare il suo discorso al Senato. Se la soluzione vedrà un voto a larghissima maggioranza tutto ciò farà tirare un bel sospiro di sollievo al governo Draghi, anche perchè non si può arrivare ogni volta a un passo dalla crisi. Non adesso e sopratutto in un a situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo in tutt’ Europa.

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