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25 Febbraio 2026 00:24

Furti al negozio Coin di Roma Termini, 44 indagati

9 indagati sono poliziotti e 12 carabinieri. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un ammanco di 184mila euro, emerso durante l’inventario di febbraio 2024 e relativo all’anno precedente. A presentare la denuncia è stato il direttore del punto vendita

Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un ammanco di 184mila euro emerso con l’inventario a febbraio del 2024, relativo all’anno precedente, denunciato dal direttore del negozio Coin alla stazione di Roma Termini. Le indagini, che si sono avvalse dell’utilizzo di un software inserito in una cassa, hanno permesso di scoprire l’attività illecita di una dipendente infedele. Attraverso transazioni di poche decine di euro, che non finivano nel registratore di cassa, veniva ‘acquistata’ merce con un valore superiore, a cui veniva tolto l’antitacheggio.

Sono oltre 90 gli episodi contestati dalla procura di Roma nell’inchiesta che vede indagate per furti oltre 44 persone, di cui 21 appartenenti alle forze dell’ordine, tra carabinieri e poliziotti, Episodi registrati in poco più di quattro mesi nel corso delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo dal pm Stefano Opilio della procura di Roma. I 9 poliziotti ed i 12 carabinieri coinvolti subito dopo la notifica dell’avviso di garanzia sono stati trasferiti in altre sedi. Le persone sotto inchiesta sono 44, perché tra gli indagati compaiono anche dipendenti di negozi vicini. Le posizioni considerate più pesanti riguardano, oltre alla cassiera ritenuta il perno del sistema, anche altri dipendenti Coin e addetti ai corner interni.

L’inchiesta ha origine da un ammanco di 300mila euro e da video riprese che hanno consentito di svelare il meccanismo delle sottrazioni., un buco equivalente ad oltre il 10,8 %del fatturato, quando lo scarto normale è del 2/3 % della merce che ogni anno sparisce dagli scaffali di altri punti vendita. La cassiera infedele dipendente di Coin avrebbe incassato direttamente il contante, trattenendolo senza registrarlo, applicando sconti “di favore” che garantivano la quota per sé. In altri casi avrebbe ricevuto regali in cambio della disponibilità.

Il presunto “sistema” dei furti

Secondo quanto ricostruito, il presunto sistema avrebbe coinvolto una cassiera del negozio, ritenuta la “talpa interna”. La donna “avrebbe messo da parte capi scelti in anticipo, nascosti in un armadio vicino alla postazione. Rimuoveva le placche antitaccheggio, tagliava etichette, preparava buste”. Secondo l’ipotesi quando arrivavano gli uomini in divisa ”si scansionava solo una parte degli articoli, si modificavano prezzi, si inserivano importi a mano sul registratore. A volte si stampava uno scontrino di cortesia di una vecchia vendita e lo si infilava nella busta per simulare un acquisto regolare. Altre volte si fingeva pagamento elettronico“‘.

I furti scoperti dalle telecamere di una società privata

Dati che hanno imposto di piazzare telecamere ovunque per indagare sull’origine delle sparizioni, piazzate da una società investigativa privata che hanno scoperto il meccanismo dei furti che avvenivano così: una cassiera della Coin, che era la vero cuore “regista” del sistema, metteva da parte la merce. La nascondeva in armadio vicino a dove lavora. Rimuoveva le tacche anti taccheggio e preparava le buste. Appena arrivavano i carabinieri le buste venivano consegnate nelle loro mani. all’interno di tutto: borse, cappelli, giacche, intimo, cosmetici e profumi. Questa la lista degli indagati per quanto riguarda le forze dell’ordine. Si parte dagli agenti di polizia che sono nove: un primo dirigente della Polfer, due commissari, un ispettore, un assistente capo, un vice sovrintendente, un assistente capo coordinatore, un sovrintendente capo, un’agente. Questo invece l’elenco dei carabinieri: dodici esponenti dell’Arma, tra cui un brigadiere, diversi vice brigadieri e infine appuntati scelti in servizio allo stazione di Roma Termini. 

In tutte le occasioni (90 in casi in tutto negli ultimi tre o quattro mesi) non si è mai trattato di furti importanti, perché l’astuzia degli indagati sarebbe stata di costruire un meccanismo che non desse nell’occhio ma consentisse piccoli furti costanti, facili da nascondere. L ’indagine non è limitata ai poliziotti e i carabinieri. Perché ci sono altri venti indagati che sono dipendenti di negozi vicini. Tutti sorpresi a fare shopping alla Coin con lo stesso metodo e con la complicità della stessa cassiera

Difensore dei carabinieri: “Ladri? Hanno fatto 50 arresti in flagranza”

Dura la replica dell’avvocato Andrea Falcetta, difensore di otto carabinieri coinvolti. “Parte della stampa li definisce già ladri, ma nell’ultimo anno hanno effettuato circa 50 arresti in flagranza e quasi cento denunce a piede libero. Hanno inoltre svolto servizi antitaccheggio in borghese recuperando e restituendo merce rubata per migliaia e migliaia di euro”, dichiara il legale.

Secondo la difesa, gli episodi contestati, dei quali dimostreremo l’insussistenza”, riguarderebbero “importi di poche decine di euro e non un presunto giro da centinaia di migliaia di euro”. “Siamo all’inizio del procedimento – aggiunge – e per alcuni sembrano già colpevoli”.

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