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13 Agosto 2022 14:00
13 Agosto 2022 14:00

Facebook dichiara “guerra” alle bufale. Finalmente !

Da oggi un team apposito verificherà le notizie false, che sarà possibile segnalare . Il fondatore Mark Zuckerberg appare deciso: "Non siamo solo una compagnia tecnologica, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità"

di Paolo Campanelli

In un lungo post pubblicato da Mark Zuckerberg fondatore del social network più grande del mondo sul suo profilo, Facebook dichiara guerra alle “bufale” e si appresta a lanciare un nuovo servizio che consente agli utenti di segnalare le notizie false. “Abbiamo la responsabilità di assicurarci che Facebook abbia il miglior impatto possibile sul mondo, questo aggiornamento è solo uno di tanti passi avanti”, dice Zuckerberg, “Facebook è un genere di piattaforma diversa da qualunque cosa l’abbia preceduta. Ritengo Facebook una compagnia tecnologica ma riconosco che abbiamo una responsabilità maggiore della semplice fornitura della tecnologia attraverso la quale scorre l’informazione” ed aggiunge  “sebbene non scriviamo le notizie che leggete e condividete, riconosciamo che siamo qualcosa di più di un semplice distributore di notizie“.

Siamo una specie di nuova piattaforma – ha aggiunto Zuckerberg – per il discorso pubblico e ciò significa che abbiamo un nuovo genere di responsabilità nel rendere le persone in grado di avere le conversazioni più significative possibili e di costruire uno spazio dove la gente possa essere informata“, che ha poi descritto il funzionamento del servizio, che era già spiegato poco prima dal suo vice Adam Mosseri.

Sarà inserito un pulsante che consentirà agli utenti di segnalare una notizia falsa, come si era già visto in alcuni esperimenti che hanno preceduto il lancio . Le segnalazioni verranno poi elaborate da organizzazioni dedicate al fact-checking in linea con l’International Fact Checking Code of Principle stilato dal Poynter Institute. Se queste riterranno falsa una notizia, il post sarà segnalato come controverso e accompagnato da un articolo che spiega il perché. Va senza dire che il tutto funzionerà prima e meglio in lingua inglese, mentre con ogni probabilità  il meccanismo per avere un impatto significativo sulla diffusione di notizie false, sarà disponibile in altre lingue, come l’italiano.

A fine novembre Zuckerberg aveva spiegato che la compagnia era al lavoro per eliminare le news false, anche migliorando la capacità dell’algoritmo di individuarle e di farle segnalare agli utenti. In futuro non esclude di usare anche l’intelligenza artificiale, ma qui è evidente che il ruolo principale nella segnalazione è riservato alla comunità degli utenti, come già accade per altri tipi di contenuti sul social network.

 

 

«Useremo anche il pugno duro nei confronti di quelli che si travestono da testate giornalistiche molto conosciute», aggiunge Zuckerberg. Come è noto a chiunque abbia un profilo Facebook, molte pagine contenenti bufale adottano nomi simili a quelli di giornali famosi, e la satira è spesso solo un pretesto per diffondere disinformazione e attirare clic cavalcando i temi più discussi e attuali. Un’altra strategia molto diffusa consiste nell’usare titoli a effetto: «Abbiamo scoperto che se la gente che legge un articolo lo condivide meno di quelli che leggono solo il titolo, questo può essere un segno che il titolo è fuorviante». La soluzione? Assegnare un punteggio basso alla notizia e renderla automaticamente meno visibile nel News Feed.

Nelle settimane scorse, Facebook era stato accusato di non aver fatto abbastanza per combattere le notizie false che, secondo i sostenitori di Hillary Clinton, avrebbero favorito la vittoria di Donald Trump alle presidenziali Usa. Zuckerberg aveva replicato che le bufale non solo non avevano influenzato il voto ma erano state diffuse da entrambi gli schieramenti. Così la campagna elettorale americana è stata l’inizio di una profonda riflessione: «Non siamo una news company», si era schermito Zuckerberg nei giorni passati. Ma il post di oggi è un punto di svolta, il riconoscimento da parte del suo fondatore del ruolo colossale che ha nel dibattito pubblico globale uno strumento come Facebook.

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