Dopo 35 anni il ricordo del capitano dei Carabinieri Emanuele Basile ucciso dalla mafia è sempre vivo

Dopo 35 anni il ricordo del capitano dei Carabinieri Emanuele Basile ucciso dalla mafia è sempre vivo

Il capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, tarantino,  non aveva compiuto nemmeno 31 anni quando la Mafia decise di farlo fuori ed assassinarlo a piazza Canale la notte del 4 maggio 1980 ad opera di un killer mafioso  che gli sparò vigliaccamente alle spalle  fuggendo poi in auto dove era atteso da due complici. Basile venne trasportato all’ospedale di Palermo dove i medici tenteranno di salvargli la vita con un delicato intervento chirurgico ma l’ufficiale dei Carabinieri muorì durante l’operazione lasciando nel dolore la moglie e lo stesso Paolo Borsellino che era diventato un suo amico e che era subito corso in ospedale. Basile è stato insignito di Medaglia d’oro al valor civile alla memoria con la seguente motivazione: “Comandante di Compagnia distaccata, già distintosi in precedenti, rischiose operazioni di servizio, si impegnava, pur consapevole dei pericoli cui si esponeva, in prolungate e difficili indagini, in ambiente caratterizzato da tradizionale omertà, che portavano alla individuazione e all’arresto di numerosi e pericolosi aderenti ad organizzazioni mafiose operanti anche a livello internazionale. Proditoriamente fatto segno a colpi d’arma da fuoco in un vile agguato tesogli da tre malfattori, immolava la sua giovane esistenza ai più nobili ideali di giustizia ed assoluta dedizione al dovere.“.

Schermata 2015-05-04 alle 14.41.28Il commando che eliminò il capitano Basile entrò in azione poco dopo la mezzanotte quando stava tornando a casa assieme alla moglie ed alla figlioletta Barbara che allora aveva quattro anni. Era reduce dal ricevimento che il Comune aveva dato a Palazzo di Città in occasione dei festeggiamenti del Santissimo Crocifisso. Gli assassini si erano confusi tra la folla, aspettando l’arrivo della vittima a piazza Canale. Sapevano con certezza che l’ufficiale sarebbe passato da lì. Spararono numerosi colpi fra la folla, diretti al capitano. La moglie sfuggì per miracolo all’agguato: fu salvata dall’agendina d’argento conservata nella sua borsa. La figlioletta Barbara, nell’estremo atto di eroismo dell’ufficiale, fu salvata perché il papà, che la teneva in braccio, le fece scudo col suo corpo.

Terzo di cinque figli, frequentò l’Accademia Militare di Modena. Prima di intraprendere la carriera militare, riuscì a superare il test di Medicina ed a sostenere il difficile esame di Anatomia, ma i sentimenti di giustizia e legalità, valori fondamentali nella sua vita, ebbero il sopravvento sulla professione medica. Fu così che entrò nell’Arma dei Carabinieri. Prima di giungere a Monreale comandò le compagnie di altre città, tra cui quella di Sestri Levante (GE), e se la mafia non avesse interrotto la carriera del giovane carabiniere di 31 anni, la successiva destinazione sarebbe stata quella di San Benedetto del Tronto (AP). Precedentemente al suo assassinio, aveva condotto alcune indagini sull’uccisione di Boris Giuliano, durante le quali aveva scoperto l’esistenza di traffici di stupefacenti. Nonostante stesse per essere trasferito da  Monreale, si era premurato di consegnare tutti i risultati a cui era pervenuto al giudice Paolo Borsellino.

paolo-borsellino-okProprio per quest’ultimo aspetto la sua vita fu breve: era stato fra i primi a comprendere la portata del’intromissione del clan dei corleonesi nei traffici illeciti della mafia. Una “colpa” ritenuta grave dai vertici della cupola, per la quale l’ufficiale, al comando della Compagnia di Monreale, doveva pagare il prezzo più alto.  Emanuele Basile non è stato dimenticato nè a Monreale, nè a Taranto e dall’ Arma dei Carabinieri. Sono ancora in tanti, malgrado siano ormai passati  35 anni, a ricordarne il suo valore, in tanti ancora tanti hanno ben impressi nella memoria i valori che lui propugnava e per i quali si batteva: il senso dello Stato, la sua famiglia, l’impegno nel contrasto di Cosa Nostra.

L’omicidio di Emanuele Basile, ricostruito successivamente nel corso della lunga storia processuale, venne ordito da un commando composto da Vincenzo Puccio   sospettato di essere il suo assassino, che venne catturato dai Carabinieri subito dopo l’omicidio ma tre anni dopo verrà incredibilmente assolto, con una sentenza che creò sgomento e rabbia sia nei magistrati sia nei suoi colleghi. Puccio venne poi assassinato a colpi di bistecchiera nel carcere dell’Ucciardone . Insieme a Puccio a far parte del “commando” erano Armando Bonanno (successivamente scomparso “inghiottito” dalla lupara bianca) e Giuseppe Madonia, della “famiglia” di Resuttana. A fornire il supporto logistico, fu invece Giovanni Brusca, così come egli stesso ammise. I tre killer vennero prima bloccati, poi rilasciati. Ci vollero ben sette processi perché fossero condannati definitivamente all’ergastolo, assieme ai boss della “commissione” di Cosa Nostra.


Schermata 2015-05-04 alle 19.52.23Oggi, come ogni 4 maggio, il capitano Basile è stato commemorato a piazza Canale, dove una corona d’alloro verrà apposta sulla lapide che ne ricorda il sacrificio. Alla cerimonia erano presenti  l’Associazione nazionale Polizia di Stato, l’Associazione nazionale Carabinieri. A mostrare il saluto militare il Generale di Corpo d’Armata Riccardo Amato, Comandante Interregionale dei Carabinieri “Culqualber”; il comandante della Legione Carabinieri Sicilia Generale di Brigata Giuseppe Governale; il Comandante Provinciale Colonnello Giuseppe De Riggi; il comandante del Gruppo Monreale Colonnello Pierluigi Solazzo; il comandante della Compagnia locale, Capitano Paolo Del Giacomo; a rappresentare la Guardia di Finanza, il Colonnello Francesco Mazzotta; in rappresentanza del presidente del Tribunale di Palermo, il presidente di sezione Matteo Frasca; in rappresentanza del Procuratore Capo della Repubblica, il Procuratore Aggiunto Leonardo Agueci; il Questore di Palermo Guido Longo, accompagnati dal picchetto d’onore dei Carabinieri. L’arcivescovo Michele Pennisi, ha poi rivolto una preghiera in ricordo del militare, caduto nel vile attentato mafioso. Hanno portato il loro saluto anche rappresentanze della Polizia Stradale, Polizia Penitenziaria, Vigili del Fuoco, Croce Rossa Italiana.

Ci chiediamo cosa aspettino anche le Autorità tarantine a ricordarlo. Emanuele Basile era figlio della nostra Taranto, e ci piace ricordarlo e sottolinearlo, della vera Taranto “per bene”. Cioè di quelle persone che portano in alto ovunque esse siano il nome della nostra città. Alla sua famiglia va il nostro abbraccio affettuoso e caloroso. Emanuele continua a vivere anche dentro di noi.

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