Depositate le firme per le candidature: Renzi 37 mila, Orlando 18mila, Emiliano 6mila

Depositate le firme per le candidature: Renzi 37 mila, Orlando 18mila, Emiliano 6mila

A pochi minuti dalla scadenza del termine l’ex premier deposita al Nazareno mozione e firme. Ne raccoglie 37mila. Il ministro della Giustizia, con 16mila firme, . Oltre seimila quelle per il governatore della Puglia

E’ corsa a tre per la segreteria del Pd. A pochi minuti dalla scadenza del termine per presentare le firme necessarie alla candidatura è arrivata anche la documentazione di Matteo Renzi. Nel pomeriggio il ministro di giustizia Andrea Orlando si era recato al Nazareno depositandole firme raccolte  per la propria candidatura con lo slogan: “Unire Italia, unire Pd. Una casa divisa non può reggere” mentre Francesco Boccia ha presentato le appena 6mila firme per Michele Emiliano, la cui candidatura appare solo una provocazione interna

Una nota del Partito Democratico informaSono state presentate oggi nei modi e nei tempi previsti dalla Commissione congresso le candidature e le linee guida dei candidati alla carica di segretario del Partito democratico. I candidati sono Michele Emiliano, Andrea Orlando e Matteo Renzi” elencati in rigoroso ordine alfabetico. Fonti vicine al ministro Orlando spiegano che a suo sostegno verrà presentata una lista unica e che tra i parlamentari c’è il sostegno di 80 deputati e 30 senatori. Il governatore Emiliano aprirà a breve anche un quartier generale per la campagna congressuale, ed infatti aprirà una sede tra una decina di giorni in via Barberini a Roma, poco distante dalla sede di rappresentanza della Regione Puglia, che ci auguriamo non venga più utilizzata come accaduto recentemente per riunioni di corrente o di partito.

Il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda ha chiesto ai candidati alla segreteria in una lettera pubblicata dall’Huffingtonpost  di trovare “un’intesa che vi impegni a mantenere la campagna elettorale delle primarie su un livello alto di confronto di idee e programmi, senza mai scadere nella reciproca delegittimazione o, peggio, nella denigrazione. In una parola, senza forzature solo mediatiche” aggiungendo: “Un partito dove chi perde non è capace di accettare, nella forma e nella sostanza, i risultati della competizione, un partito dove non si riconosca il valore democratico del principio di maggioranza, non è più un partito. È un’altra cosa che non riesco a definire“.

Immediata la replica di Emiliano:Caro Senatore, caro Luigi, Ti rispondo immediatamente accogliendo il Tuo invito senza esitazioni, ma chiedendo che il tuo appello per essere davvero vincolante sia integralmente accolto da tutti i candidati e dai loro supporter palesi e non“. “Ciascuno di noi – è questo il pensiero del Presidente della Puglia – si deve impegnare a chiedere a tutti i propri riferimenti politici e mediatici di rispettare gli altri candidati e a non utilizzare fino al 30 aprile argomenti scorretti o inconferenti rispetto alla piattaforma congressuale di ciascuno. In questi termini condivido ed apprezzo la Tua iniziativa“.

Onestamente sentire parlare Emiliano di correttezza… e di non utilizzare fino al 30 aprile argomenti scorretti o inconferenti , fa sorridere. Parla lui che mostra sms privati ai giornalisti del Fatto Quotidiano ed attacca il ministro di giustizia sostenendo un suo conflitto d’interessi, dimenticando che il prossimo 3 aprile sarà proprio lui a doversi difendere dinnanzi alla Commissione Disciplinare del CSM per il noto conflitto d’interessi contestatogli dal Procuratore Generale della Suprema Corte di Cassazione.

Per non smentirsi Emiliano, intervenendo nel programma  “Takatà” su La7   ha subito attaccato  il ministro guardasigilli: “A Orlando dico che sono disponibile a ricoprire ruoli non giurisdizionali. Quello che il ministro non può fare è licenziarmi”  rivolgendosi al suo competitor alla guida del partito. “Io – aggiunge – dico agli amici di Orlando che non ho nulla per cui essere accusato. La Costituzione tutela il mio diritto a iscrivermi a un partito. Quanto a lui non si può dire che fosse un passante nel governo Renzi“.

“Il Lingotto non è una Leopolda: non vi aspettate dunque lo stesso stile scanzonato e gioioso della kermesse fiorentina (che tornerà, in autunno, come sempre). È più un momento di riflessione, di dialogo, di approfondimento. Cercheremo di dircele tutte: cosa abbiamo fatto, cosa dovevamo fare meglio, cosa potremo fare per il PD, per l’Italia, per l’Europa. Non voglio dire che vi annoieremo dal primo minuto all’ultimo, sia chiaro, ma è giusto sottolineare il carattere programmatico dell’evento”.  E quanto scrive Matteo Renzi nella sua newsletter in merito all’appuntamento di Torino del prossimo fine settimana in cui lancerà la propria candidatura alle primarie del Pd. “Dopo che per mesi la politica italiana ha discusso del niente – prosegue l’ex premier – è arrivato il momento di tornare a elaborare proposte, idee, sogni. Dico tornare per tanti motivi. Il primo dei quali è perché il Lingotto è il luogo da cui il PD di dieci anni fa, con Walter Veltroni, cercò di darsi una propria identità culturale e politica. Quindi Tornare a casa per ripartire insieme sarà il sottotitolo dell’evento”.

 

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