Coronavirus. La Procura di Bari sequestra un milione di mascherine a 3 imprese

Coronavirus. La Procura di Bari sequestra un milione di mascherine a 3 imprese

Inchiesta della Procura di Bari sulla speculazione sulle mascherine vendute alle Asl. Le tre società sono la 3MC spa (per un totale di 626.746 euro), la Penta srl (244.190) e la Aesse Hospita srl (235.929). Le mascherine acquistate in Cina pagate 36 centesimi, venivano rivendute con rincari del 4mila per cento

ROMA – Tre società sono  baresi sono finite nei giorni  scorsi nel mirino della Procura di Bari, hanno ricevuto un decreto di sequestro preventivo firmato dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, all’esito delle indagini del Gruppo Tutela Spesa Pubblica, del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, guidato dal colonnello Pierluca Cassano articolazione specializzata  particolarmente nel contrasto alla corruzione e alle patologie afferenti l’impiego di denaro pubblico (con particolare riferimento alla Sanità), avviate nel contesto dell’emergenza epidemiologica da COVID – 19, hanno permesso di acquisire concreti elementi in ordine ad illecite attività poste in essere dalle società fornitrici di aziende sanitarie pubbliche – tra cui ASL Bari e diverse aziende ospedaliere del territorio pugliese.  Il sequestro del profitto delle condotte delittuose ascritte ai legali rappresentanti delle società ammonta ad oltre 1,1 milioni di euro che era stato realizzato in soli 20 giorni.

Il sequestro è stato aeffettuato per un totale di 626.746 euro alla 3MC spa , per 244.190 euro  alla Penta srl  e di 235.929 euro alla Aesse Hospita srl . Contestualmente sono stati notificati avvisi di garanzia a Gaetano Canosino, legale rappresentante della 3MC Spa e rappresentante di fatto della Penta srl; Vito Davide Patrizio Canosino, legale rappresentante della Penta; ed Elio Rubino, legale rappresentante della Aesse Hospital srl, e genero che sulla base degli esiti delle indagini ed accertamenti delle Fiamme Gialle vendevano dispositivi di protezione individuale alle aziende sanitarie della Puglia con ricarichi che arrivavano fino al 4.100%. Rubino è il genero dell’ ex senatore Alberto Tedesco (estraneo ai fatti odierni) in precedenza assessore regionale alla sanità in Puglia, il quale esattamente un anno fa grazie alle prescrizione si è salvato da un processo a suo carico, in cui doveva rispondere delle accuse di essere a capo di un presunta “cupola” che tra il 2005 e il 2009 avrebbe gestito la sanità regionale, pilotando nomine e truccando appalti.

Quando nella primavera del 2009 le notizie di stampa portarono alla luce l’esistenza dell’indagine, Tedesco si dimise da assessore regionale. Inizialmente le accuse erano di concussione, reato che il Tribunale ha successivamente riqualificato in induzione indebita a dare o promettere utilità. Nel febbraio 2011, la magistratura barese ottenne l’arresto di cinque indagati e chiese l’autorizzazione a procedere anche all’arresto di Tedesco, che nel frattempo era stato eletto senatore. Il Senato bocciò la richiesta per ben due volte e Tedesco due anni dopo, nel marzo 2013, alla scadenza del mandato parlamentare finì ai domiciliari, per 12 giorni.

 

In particolare, la certosina ricostruzione investigativa operata dagli investigatori delle Fiamme Gialle ha consentito di accertare come la 3MC una delle società coinvolte avesse acquistato nell’ottobre 2019 da un fornitore cinese (estraneo alle indagini) oltre 127.000 mascherine filtranti FFP3 al costo unitario comprensivo dei costi accessori (spese di trasporto, diritti doganali, etc.), di 0,36 centesimi di euro; nello scorso mese di marzo. quando, in piena e virulenta deflagrazione della pandemia, sul mercato nazionale risultava quasi impossibile reperire i suddetti dispositivi di protezione individuale, le stesse mascherine successivamente le avrebbe rivendute alla Penta con ricarico medio del 1.800%.che a sua volta le ha acquistate a 6,40 euro e le ha rivendute alla Aesse Hospital a prezzo oscillante tra 12,80 e 14,80 euro l’una iva esclusa poi rivenderli alle ASL di Bari e Taranto che li pagavano 18,28 euro cad., mentre quelli comprati dalla Penta sono stati venduti alle ASL di Brindisi e Lecce a 20,28 euro cad.

Le aziende sanitarie locali non si sono potute sottrarre a questa manovra speculativa, dovendo necessariamente approvvigiornarsi delle protezioni per consentire agli operatori sanitari di poter andare a lavorare ogni giorno nei reparti anti-covid. Le imputazioni contestate sono conseguenti a varie ipotesi di reato per manovre speculative sulle merci, avendo acquistato grossi quantitativi di dispositivi di protezione individuale, e successivamente mettendoli in vendita con ricarichi esorbitanti.

Gli operatori commerciali destinatari del provvedimento cautelare, abusando anche della loro qualità di prestatori d’opera necessari (in quanto esercenti attività commerciali “operative” in base ai recenti provvedimenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri) hanno così dolosamente profittato di circostanze di tempo e di luogo tali da ostacolare o quantomeno rendere alquanto difficoltosa la protezione sanitaria di pazienti, medici, infermieri, operatori della sicurezza e di ogni altra categoria particolarmente esposta al rischio di contagio.

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