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3 Novembre 2026 02:21

Confiscato dallo Stato il tesoro del “boss” barese Savinuccio Parisi: ville e cavalli per 1,2 milioni

Dopo 9 anni dalla condanna del capoclan di Japigia, arriva il provvedimento contro Parisi e la sua famiglia nullafacenti e nullatenenti che gestivano un patrimonio di centinaia di migliaia di euro

ROMA – Ci sono voluti nove anni ma, alla fine, lo Stato ha messo le mani su una parte del tesoro di Savinuccio Parisi, il “boss” da sempre del quartiere Japigia di Bari, ripetutamente condannato per associazione mafiosa e attualmente in carcere.  I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari, all’esito di approfondite indagini patrimoniali, hanno eseguito un provvedimento di confisca definitiva, disposto dalla Corte di Appello di Bari su proposta del Procuratore della Repubblica alla stessa sede, del patrimonio riconducibile al noto malavitoso.

In particolare, sono state confiscate 2 ville ubicate nel territorio di Torre a Mare, 1 autovettura, 2 motocicli, 5 cavalli da corsa, vari orologi di lusso e 2 rapporti finanziari, per un valore stimato complessivo di oltre un milione e duecentomila euro, risultati nella disponibilità del noto criminale, considerato “socialmente pericoloso” nell’accezione del Codice antimafia, alla luce dei numerosi e gravi precedenti penali e di polizia, che denotano una spiccata tendenza a commettere reati contro il patrimonio e le persone e in materia di armi e stupefacenti.

“Savinuccio” PARISI era stato arrestato nel 2009 dalla Guardia di Finanza nell’ambito della nota operazione “Domino” per associazione a delinquere di stampo mafioso e per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Il provvedimento di confisca è stato emesso dall’Autorità Giudiziaria sulla base degli esiti di mirati accertamenti eseguiti dai finanzieri del G.I.C.O., nel corso dei quali sono stati valorizzati in chiave patrimoniale i dati acquisiti nell’ambito delle indagini penali, nonché analizzate ed incrociate le informazioni estratte dalle diverse banche dati in uso al Corpo, che hanno consentito di rilevare l’assoluta sproporzione tra l’elevato valore dei beni nella disponibilità di Savino Parisi (per la maggior parte intestati  “prestanome” compiacenti) rispetto ai redditi dichiarati e all’attività economica svolta da quest’ultimo.

Nell’ambito degli accertamenti patrimoniali si è scoperto che Parisi ed i suoi familiari risultavano nullafacenti e nullatenenti ma nello stesso tempo vantavano un patrimonio di centinaia di migliaia di euro. Proprio la sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni intestati ormai divenuti di proprietà dello Stato, che saranno acquisiti al patrimonio dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati e poi destinati ad una nuovo utilizzo, ma questa vola legale.

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