Confermato il sequestro dell’ Altoforno 2 dell’ ILVA

Confermato il sequestro dell’ Altoforno 2 dell’ ILVA

Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il sequestro “d’urgenza e senza facoltà d’uso” dell’Altoforno 2 dell’ ILVA, a seguito della morte di un operaio travolto da un getto di ghisa.

Carabinieri del Comando Provinciale e il personale del servizio Spesal dell’ Asl, nel giorno della tragedia, come ben noto si sono recati presso lo stabilimento ILVA per eseguire il decreto di sequestro preventivo, e come è noto, ed evidenziato dagli stessi Carabinieri in una relazione, tale sequestro “deriva dalla circostanza che in atto la libera disponibilità dell’impianto in questione, in assenza delle dovute e adeguate precauzioni, in attesa di conoscere le cause dell’evento anomalo a base dell’infortunio, nonché di quelli successivi di minore entità seguiti nei giorni successivi, nel dubbio di un malfunzionamento degli apparati di segnalazione di anomalie, possa costituire fonte di pericolo di eventi e reati analoghi”.

Da quel giorno, l’ Afo2 ha cominciato gradualmente a rallentare la propria attività, per arrivare allo spegnimento ed al blocco, in quanto  tale procedura non poteva essere immediata nello stabilimento che  produce “in proprio” con un ciclo integrale, la produzione siderurgica che poi viene venduta sul mercato. Si è quindi trattato di un processo delicato e lungo, in considerazione che lo spegnimento di un altoforno deve essere attuato sempre  secondo dei precisi protocolli operativi.

Custode dell’Afo2 è stata nominata l’ingegner Barbara Valenzano,  già insediata in tale ruolo dal gip Patrizia Todisco come “responsabile giudiziario” dello stabilimento siderurgico dopo i clamorosi sequestri scattati nell’area a caldo nel luglio 2012, che poi vennero annullati.

L’ILVA ad onor del vero, ha  comunicato formalmente alla magistratura di aver ultimato una propria prima valutazione sulle cause dell’infortunio, specificando che nella circostanza non vi è stato alcun guasto tecnico. L’incidente, quindi, sarebbe avvenuto per il mancato rispetto di una prevista pratica operativa, e corre voce che l’operaio morto non indossasse neanche le necessarie protezioni. Tale valutazione basato sul lavoro dei tecnici della “Paul Wurth” società specializzata , che  sicuramente hanno più esperienza specifica e tecnica dei giudici, non è stata accolta causando la conferma del provvedimento di sequestro dell’impianto.L’ ILVA ha già reso noto che si rivolgerà al Tribunale del Riesame.

Quello che sfugge a molti è che la chiusura dell’ Altoforno2 sarebbe una tragedia operativa e quindi economica ed occupazionale per l’azienda, i fornitori ed i lavoratori. Forse da parte del Gip, sarebbero state opportune delle decisioni meno “populistiche” e più tecniche . Ma questa è un’altra storia.

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