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5 Aprile 2026 19:07

Ci siamo risparmiati un referendum

Il "referendum fantasma" esce definitivamente di scena. Ora tocca alla politica rimettere in piedi delle regole per gestire i lavori brevi e la catena delle responsabilità negli appalti

 

di Paolo Campanelli

Il referendum del 28 maggio su voucher e appalti non si terrà più. L’Ufficio Centrale della Corte di Cassazione ha sospeso con effetto immediato le operazioni relative al voto.

La decisione, peraltro attesa e prevista, giunge dopo la conversione in legge del decreto che ha abolito le norme su voucher e appalti al centro dei quesiti abrogativi, cui nello scorso gennaio la Corte Costituzionale aveva dato il via libera, dopo aver respinto un terzo quesito relativo all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, relativo alla “Abrogazione delle norme che limitano le sanzioni e il reintegro in caso di licenziamenti illegittimi”. La conversione in legge del decreto era avvenuta il 19 aprile scorso in Senato con 140 sì, 49 no e 31 astenuti.

Lo stop è sollecitamente arrivato lunedì 24 aprile dall’Ufficio Centrale della Cassazione. La macchina amministrativa è stata efficiente e, infatti, come si legge sul sito del ministero dell’Interno, i competenti uffici hanno diramato una circolare ai prefetti, che dovranno darne comunicazione a sindaci, segretari comunali, ufficiali elettorali e presidenti delle Commissioni e sottocommissioni elettorali circondariali.

I Comuni possono quindi tirare un sospiro di sollievo, per il risparmio di sforzi e fondi, mentre i cittadini, possono evitare di porsi il dilemma tra mare o seggio per un referendum che, visti il periodo climatico e la specificità dei quesiti, sarebbe stato evidentemente a rischio di quorum.Infatti, i due quesiti ammessi sarebbero stati relativi alla abrogazione delle norme che limitano la responsabilità solidale negli appalti, e del lavoro accessorio (voucher) Questo ragionamento è ancora più pressante per quei Comuni che già si trovano immersi nella complessa gestione delle elezioni amministrative.

Anche da questo punto di vista si è evitata una fastidiosa sovrapposizione che, in ogni caso, difficilmente avrebbe giovato alle ragioni referendarie ed avrebbe creato ancora più confusione nel mare tempestoso di liste e candidati. Risparmio di problemi e soldi pubblici quindi, con buona pace delle finanze di Stato e comuni e, cosa non meno importante, con un fastidio in meno per i cittadini .

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