Il gip Todisco alla Procura: «L’inquinamento dell’ ILVA continua»

Una relazione è stata inviata dal gip del tribunale Patrizia Todisco, al procuratore capo della repubblica di Taranto Franco Sebastio, all’interno della quale si evidenzia la prosecuzione dell’attività inquinante e illecita dell’ ILVA, la stessa cattività che portò nel luglio del 2012 al sequestro degli impianti a caldo dello stabilimento di Taranto, 

Nella propria lettera,il gip Todisco si riferisce alle relazioni redatte dai tre custodi giudiziari Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento ,  più un quarto custode delegato alle funzioni amministrative-contabili, successivamente ai sopralluoghi effettuati con i Carabinieri del Noe tra febbraio e agosto scorsi nello stabilimento siderurgico di Taranto. I custodi giudiziari hanno periodicamente accertato e documentato all’autorità giudiziaria del loro lavoro lo stato degli impianti sottoposti al sequestro (con facoltà d’uso) e lo stato di attuazione delle prescrizioni previste dalla Via. Emergerebbe dai rapporti  redatti che gli interventi maggiormente significativi necessari e propedeutici per l’interruzione dell’attività illecita, a partire dalla copertura dei parchi minerari, non sarebbero stati realizzati.

CdG inquinamento-atmosfericoI custodi giudiziari nello loro relazioni hanno evidenziato il continuo reiterarsi di accadimenti irregolari con le conseguenti  emissioni incontrollate di polveri non meglio caratterizzate che sembrano essere comunque collegate ai malfunzionamenti ed anomalie nelle acciaierie. Il giudice Todisco si è  quindi rivolta alla Procura della Repubblica, ufficio giudiziario competente ad attivare l’azione penale  ottemperando a quanto previsto dal Codice Penale , tenendo ben presente che l’Unione europea ha “puntato”  i propri riflettori sull’ ILVA di Taranto, sottolineando la violazione reiterata da parte del gruppo RIVA del diritto al rispetto della proprietà,  oltre al doveroso diritto alla vita e al fondamentale rispetto della vita privata, e che di comune accordo e valutazione  i periti incaricati di svolgere l’incidente probatorio sulle emissioni dell’ ILVA, abbiano  ritenuto fondamentale e principale la questione del risanamento ambientale.

Quella effettuata dai custodi giudiziari è stata di fatto attività di controllo analoga all’analoga attività dell’Arpa Puglia e dall’Ispra, istituto quest’ultimo delegato per legge ad accertare l’ attuazione delle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale. Che gli accertamenti effettuati dai custodi non contenessero riscontri positivi, era peraltro circostanza ben nota.  In merito alle emissioni inquinanti, l’Arpa Puglia ha  affermato in questi mesi ripetutamente che la situazione dalla diossina al benzoapirene per una serie di inquinanti  a Taranto, è sensibilmente migliorata rispetto a quella riscontrata dei due anni precedenti, aggiungendo e precisando però che si tratta di un miglioramento causato alla circostanza che lo stabilimento siderurgico è in attività al di sotto della sua potenzialità e che  a partire dalle cokerie che hanno un maggior impatto, molti impianti sono inattivi.

 Il commissario straordinario Piero Gnudi, ha precisato e ribadito  invece di un impegno finanziario di 583 milioni di euro – in parte proveniente dalla precedente gestione commissariale di Enrico Bondi – e nella sua prima relazione sull’andamento di gestione dell’azienda .  Gnudi, parlando in commissione bicamerale sulle ecomafie ha spiegato che “ai gruppi che si sono affacciati perché interessati all’ ILVA  ho posto due condizioni a cui non si può rinunciare: il rispetto dell’Aia e dei livelli occupazionali“.  Il costo dell’Aia è un macigno che pesa – ha spiegato  il commissario – Siamo aperti a modifiche per diverse soluzioni tecniche ma sul livello di emissioni non ci sono margini di discussione”.

I problemi di inquinamento a Taranto, ha aggiunto Gnudi, “si possono risolvere con volontà e denaro. L’ Aia non dice dove prendere il denaro. C’è speranza, ma non sicurezza, che si potrà prendere il denaro dai Riva. Il problema, però, è il tempo: fra dieci anni i soldi non mi servono, perché l’ Aia dà tempi ristretti”.  Concludendo Gnudi soffermandosi sulla qualità dell’aria,  ha affermato che “attualmente è buona sia per gli interventi fatti sia per la minore produzione.Andremo presto a Bruxelles a chiarire tutti i termini per evitare la procedura di infrazione“, ed in relazione al rispetto dei livelli occupazionali ha spiegato , di non essere disponibile “a una svendita nè ad una liquidazione. Chi compra deve mantenere gli attuali livelli occupazionali”.




Sicurezza sui mezzi pubblici, vertice in Prefettura

Si è tenuto ieri   in Prefettura l’incontro convocato dal Prefetto di Taranto e fortemente voluto dalle Organizzazioni Sindacali Territoriali Filt – Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti a causa dal ripetersi dei fenomeni di violenza accaduti sui bus urbani ed extraurbani del territorio ionico che mettono a rischio l’incolumità fisica degli autisti dei mezzi,  che la sicurezza e la tranquillità  degli utenti che si servono del trasporto pubblico locale per i propri spostamenti . All’incontro erano presenti Prefetto di Taranto, dott. Umberto Guidato, il Questore, dott. Giuseppe Mangini,  il comandante provinciale dei Carabinieri di Taranto, colonnello Daniele Sirimarco, il comandante dei VV. UU., dott. Matichecchia, per la  Provincia di Taranto, il capo di gabinetto dott. Semeraro, per il Comune, il vice sindaco Lonoce, gli Amministratori delle aziende interessate , il dott. Walter Poggi per l’ AMAT  e e Giovanni D’auria per il CTP  ,  le organizzazioni sindacali rappresentate da  Dimaggio per la Filt-Cgil,  Vito Squicciarini e Giuseppe Cavallo per Fit – Cisl , e Mario Giampetruzzi per l’ Uiltrasporti  .

I rappresentanti Filt- Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti in un comunicato stampa congiunto considerano “positivo e proficuo l’incontro, in quanto si è analizzato il problema nella sua crucialità. Vi è piena sintonia tra le parti che convergono in una sinergia di intenti che porterà a risolvere il problema della sicurezza sui bus del territorio ionico“. Le aziende pubbliche di trasporto, AMAT e CTP, si sono impegnate a dar seguito ed attuare quanto previsto dalla legge Regionale n. 13 del 7 Aprile 2014, che prevede l’utilizzo di vigilantes sui bus per contrastare l’evasione tariffaria e quant’altro, nonostante tutto ciò aumenti i costi di gestione.

Il Prefetto Guidato si è impegnato a riconvocare il tavolo congiunto entro la fine di Novembre 2014,  per un protocollo di intesa volto alla risoluzione della problematica attraverso azioni di prevenzione e   immediati interventi di arginamento. I sindacati Filt- Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti  – conclude il loro comunicato – “non possono che ritenersi soddisfatti degli impegni presi da parte di tutti i soggetti intervenuti e auspicano che si possa finalmente mettere fine agli episodi di teppismo e di inciviltà che spesso sfociano in violente aggressioni nei confronti dei dipendenti e utilizzatori dei mezzi di trasporto pubblico“.

 




I NAS dei Carabinieri chiudono il ristorante La Sirenetta a Taranto vecchia

Ancora una volta i cronisti degli altri quotidiani tarantini non consentono ai cittadini e lettori del capoluogo, di sapere dove poter andare al ristorante tranquillamente senza rischiare di essere avvelenati, limitandosi  a dare ieri soltanto la notizia della chiusura di un ristorante della città vecchia per gravi violazioni in materia di sicurezza alimentare. nessun cronista si è preso la briga di scoprire quale fosse, e sarebbe bastata una passeggiata per scoprirlo ! Ci abbiamo pensato ancora una volta solo e soltanto noi. Il ristorante chiuso nella città vecchia è LA SIRENETTA.

la-sirenettaIeri i quotidiani della carta stampata ed online tarantini, hanno data notizia solo e soltanto dell’operazione congiunta effettuata dal personale del Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto e dai Carabinieri del Nas Nucleo Antisofisticazioni di Taranto, che nel corso dell’ispezione effettuata hanno potuto accertare le pessime condizioni igienico-sanitarie degli ambienti, riscontrando la presenza di scarafaggi sul pavimento e sulle attrezzature. Ma nessun lettore ha letto sui giornali il nome del ristorante !

la-sirenetta-1Peraltro, nel ristorante in questione, a causa delle inidonee modalità di conservazione, sono stati sottoposti a sequestro circa 200 kg (cioè due quintali) di prodotti alimentari vari. A seguito delle numerose violazioni riscontrate alla vigente normativa d’igiene comunitaria, il Servizio alimenti del Dipartimento di prevenzione dell’Asl di Taranto ha disposto l’immediata sospensione dell’attività. Il titolare del ristorante è stato denunciato dai Carabinieri dei NAS all’ Autorità Giudiziaria.

AGGIORNAMENTO. Siamo stati in questo ristorante dopo qualche settimana, dall’incidente di percorso, che ad onor del vero ha riguardato numerosi ristoranti di Taranto vecchia, in quanto come ben noto nel Borgo Antico ci sono problemi di condotte d’acqua e fogne, che causano a volte delle invasioni di insetti. Abbiamo trovato tutto perfettamente in ordine e pulito, e mangiato anche molto bene. Lo diciamo con soddisfazione, in quanto questo era il ristorante dell’ avv. Franco de Gennaro, papà indimenticato del nostro Direttore.




Un nuovo processo a Taranto per il Gruppo Riva

Dalla Procura di Taranto è stato chiesto  un nuovo processo  a carico di Nicola Riva, che ha ricoperto la carica presidente dell’ ILVA nel periodo intercorrente fra la metà del 2010 sino al giugno del 2012. L’accusa che viene contestata dal pm Enrico Bruschi della Procura tarantina è quella di  una presunta evasione fiscale per non aver pagato tasse per sette milioni di euro,  collegate alla produzione di energia con la centrale elettrica dello stabilimento siderurgico di Taranto che l’ ILVA alcuni anni prima aveva rilevato dalla Edison.  Alle origini del procedimento un accertamento effettuato dall’Agenzia delle Dogane. 


Il processo era stato chiesto dalla Procura  anche nei confronti di Emilio Riva, ma l’ex presidente  ha guidato l’ ILVA sino a metà 2010, è deceduto lo scorso aprile quindi la sua scomparsa aveva di fatto estinto anche il procedimento a suo carico . Gli successe e subentrò il figlio Nicola, al quale è susseguito nella carica  l’ ex prefetto di Milano Bruno Ferrante, nominato poche settimane prima dell’esplosione dell’inchiesta giudiziaria di Taranto, che a fine luglio 2012 portà agli arresti domiciliari degli stessi Emilio e Nicola Riva.

CdG Nicola RivaNicola Riva è anche coinvolto nel processo principale di Taranto, cioè quello inerente all’inquinamento ambientale causato dallo stabilimento siderurgico tarantino. La Procura ha chiesto al giudice per le udienze preliminari  il rinvio a giudizio con l’accusa di “associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale”  nei confronti di  Nicola Riva, suo fratello Fabio e altre 47 persone. Nei mesi scorsi, a distanza ravvicinata, peraltro vi sono stati ben due guasti ad uno dei componenti della centrale che hanno ha indotto l’azienda a diminuire l’attività degli altiforni ed acciaierie, ricorrendo all’applicazione dei contratti di solidarietà per il personale di fatto inoperoso. Qualora gli altiforni e acciaierie avessero prodotto con lo standard usuale, a causa del guasto il gas delle lavorazioni non venendo trasformato dalla centrale in energia si sarebbe distribuito come emissione nell’ atmosfera, diminuzione dell’attività che si è resa necessaria  anche per evitare ulteriori danni ambientali.  La decisione di far diminuire l’area a caldo fu adottata inizialmente la gestione commissariale di Enrico Bondi, venendo riconfermata da quella del successivo commissario Piero Gnudi  .

CdG fumi ilvaLa conseguenza di quanto verificatosi alla centrale energetica è indicato anche all’interno della prima relazione sull’andamento della gestione commissariale di Gnudi, allorquando, facendo espresso riferimento alla  necessaria riduzione forzata di produzione nel periodo estivo di luglio e agosto 2014, si afferma che nel periodo giugno-agosto del corrente anno sono state effettuate vendite  della produzione per soli 1,3 milioni di tonnellate , con una diminuzione del 20 per cento raffrontata al  precedente trimestre, intercorrente fra i mesi di marzo-maggio, e del 19 per cento in meno rispetto allo stesso periodo di riferimento dell’esercizio 2013. La conseguenza a fronte della diminuzione delle vendite e dei costi sostenuti dall’ ILVA per la centrale per la quale si dichiara “un significativo ma indispensabile sforzo manutentivo”, come scrive il commissario Piero Gnudi che  “hanno conseguentemente aggravato le difficoltà finanziarie che abbiamo riscontrato all’inizio del nuovo periodo di gestione” e che il pagamento degli stipendi ai dipendenti è stato reso possibile  “grazie alle cessioni di certificati di CO2” per il quale si è reso necessario far slittare  l’erogazione di uno dei premi previsti contrattualmente al personale, di un mese, effettuandolo ad agosto, invece del previsto mese di luglio.

La centrale elettrica strutturata con i blocchi 2 e 3, fa capo ad una società creata ad hoc, la Taranto Energia, controllata dalla stessa ILVA e che alle dipendenze circa un centinaio di dipendenti,  ha un ruolo nevralgico nello stabilimento siderurgico in quanto recupera il gas prodotto dall’attività di altiforni e acciaierie , che viene trasformato in energia la quale viene successivamente utilizzata ad alimentare l’area a freddo dello stabilimento ILVA di Taranto.

 




Truffa alla Regione Puglia, barca da noleggio affondata dopo aver preso un contributo pubblico di 100mila euro

I militari  della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Brindisi, all’esito di complesse e articolate indagini, hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria il titolare di  una ditta individuale di Bari operante nel settore della locazione e noleggio per “contrabbando di una unità da diporto extracomunitaria tipo “caicco”  che era stata introdotta in Italia senza aver assolto al pagamento dei diritti di confine previsti per un importo totale pari ad € 24.771,40, per “truffa aggravata ai danni della Regione Puglia” e “falso” per aver ottenuto fraudolentemente finanziamenti regionali per circa 100.000 euro, nell’ambito del  Bando relativo alla misura 4.14 – microimpresa – turismo per l’acquisto della suddetta unità da diporto; e per l’ uso di un falso contrassegno d’individuazione e uso abusivo della bandiera.  Il relitto di un’imbarcazione da diporto in legno tipo “caicco” e tutta la documentazione utile alle indagini, è stato sottoposto a sequestro, nel porto di Brindisi. Sono altresì denunciate all’Autorità Giudiziaria altre sei persone coinvolte a vario titolo nei reati di truffa aggravata e falso, in concorso con il titolare della ditta individuale.

Nel corso di uno dei servizi di Polizia economico-finanziaria disposti dal  Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari comandata dal Col. Maurizio Muscarà, i finanzieri della Sezione  Operativa Navale di Brindisi rinvenivano, all’interno del locale bacino portuale, il relitto di  un veliero in legno, tipo “caicco”, completamente affondato. La stranezza del rinvenimento insospettiva le fiamme gialle che immediatamente aprivano delle conseguenti indagini grazie alle quali si  è scoperto che l’imbarcazione, inizialmente di immatricolazione albanese e  successivamente nazionalizzata con bandiera italiana, era stata introdotta nel territorio comunitario doganale via  mare, senza quindi aver mai adempiuto alle formalità doganali conseguenti alla sua importazione definitiva.

Schermata 2014-10-24 alle 13.50.14Dagli ulteriori accertamenti, è emerso che la società di locazione e noleggio, per l’acquisto di questo veliero affondato, aveva posto in essere una truffa ai danni della Regione Puglia,  ottenendo da questa un finanziamento per un importo di poco inferiore a 100.000 euro,  certificando falsamente le buone condizioni strutturali e di navigabilità del mezzo grazie  anche al concorso di sei persone, che a vario titolo, partecipavano nell’acquisto dell’imbarcazione, nella redazione della documentazione falsa e nell’esecuzione dei  controlli previsti dal Bando di finanziamento. In particolare si è accertato che il “caicco”, avente una lunghezza di 18,90 metri, era approdato in Italia letteralmente privo di qualsiasi allestimento interno. Non vi erano quindi le 5 cabine, la sala da  pranzo e i bagni previsti, e gli impianti idraulico ed elettrico erano inesistenti; inoltre, allo scopo di aggirare i controlli in merito alla sua nazionalizzazione, era stata apposta una  matricola falsa del compartimento di Brindisi.

Sulla base dell’operato della Guardia di Finanza, è stata attivata la Dogana di Brindisi per il recupero dei diritti di confine evasi e per l’irrogazione delle relative sanzioni, la Regione Puglia, per le azioni per il recupero del finanziamenti concessi e la Corte dei Conti per la determinazione del danno erariale e le conseguenti azioni.




Scoperta truffa per 210mila euro ai danni dell’ INPS

La Guardia di Finanza di Castellaneta, nell’ambito dei piani di controllo a tutela della spesa pubblica, ha scoperto una truffa  ai danni dell’I.N.P.S. perpetrata da tre società riconducibili ad  uno stesso nucleo familiare, operanti nel settore edilizio e  dell’estrazione di inerti, due delle quali con sedi a Palagiano ed una a Massafra.

Dalle indagini delle Fiamme Gialle è emerso che gli amministratori delle suindicate società, attestando falsamente all’I.N.P.S. uno stato di crisi dovuto alla mancanza di commesse di lavoro, inducevano il predetto Ente ad elargire in loro favore fondi a titolo di “Cassa Integrazione Guadagni” per gli anni 2012 e 2013.

Le somme così percepite, anziché essere destinate nelle mani dei presunti dipendenti in cassa integrazione, venivano invece inserite in busta paga ed utilizzate per pagare gli stipendi ai dipendenti stessi che non erano affatto fermi ed inoperosi, bensì esplicavano la normale quotidiana attività lavorativa. Ai dipendenti, ignari di tutto, i datori di lavoro, accampando scuse di vario genere, omettevano poi di consegnare le buste paga per evitare che si accorgessero della truffa.

Nei confronti degli amministratori delle tre società è scattata la denuncia all’Autorità Giudiziaria per il reato di “Truffa aggravata continuata per il conseguimento di erogazioni pubbliche”.




Sfilano le “escort” di Tarantini e Silvio B. in Tribunale a Bari

Vanessa Di Meglio

nella foto con la sciarpa azzurra Vanessa Di Meglio

Un giubbotto in pelle nero molto attillato , camicia bianca, pantaloni aderenti neri e scarpe senza tacco, così si è presentata in Tribunale a Bari  la 42enne Vanessa  Di Meglio, una piacente donna francese che è stata la prima delle 26 tra ragazze ed escort chiamate a deporre per i festini organizzati nelle case dell’ex premier, nel  processo a Gianpaolo Tarantini ed altri sei imputati, fra cui suo fratello Claudio, l’ex socio Massimiliano Verdoscia, il pr milanese Pierluigi Faraone, le showgirl Francesca Lana e Letizia Filippi  e Sabina Beganovic (in arte Began), soprannominata anche “l’ape regina” molto presente ed attiva nelle feste organizzate da Silvio Berlusconi, accusati a vario titolo di associazione per delinquere, sfruttamento, favoreggiamento e induzione della prostituzione.  Un’altro degli imputati l’avvocato  Salvatore Castellaneta da Fasano, ha già definito la sua posizione processuale con il rito abbreviato, prendensi  una condanna ad un anno di carcere, ottenendo così  benefici della pena ridotta ad un terzo del previsto.  Hanno già annunciato di volersi costituire parte civile due delle 26 ragazze considerate parti lese, si tratta di Grazia Capone (che lavorava nell’ufficio stampa di Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli) e Cinzia Caci.

Nel corso della sua deposizione Vanessa  Di Meglio , ha avuto grande difficoltà a pronunciare il nome dell’ex- Cavaliere,   ha risposto con molti “non ricordo” alle domande dei pubblici ministeri, nonostante le sollecitazioni dei pm, Ciro Angelillis e Eugenia Pontassuglia, a non  avere “remore” nel pronunciare quel nome , chiamando Silvio Berlusconi come “il padrone di casa, la persona che ci aveva invitatì“. Solo al termine del suo interrogatorio e  quasi sottovoce, si è lasciata sfuggire: “il Cavaliere“, ammettendo che con  Berlusconi ci furono “baci e carezze, preliminari ma senza atti sessuali“. 

Gianpaolo Tarantini

Gianpaolo Tarantini

Vanessa ha raccontato i suoi rapporti nel tempo con l’amico Gianpaolo Tarantini  dichiarando con il suo evidente accento francese che “all’epoca avevamo una relazione un pò più che amicale” e raccontando che il 5 settembre 2008 ed un’altra sera successivamente,  Gianpi la portò per la prima volta a Palazzo Grazioli al cospetto di Silvio. “La cena si concluse intorno all’una di notte“, ha ricordato la testimone, e  che “gli invitati, piano piano, andarono via e anche Gianpaolo. Io mi sono ritrovata bloccata lì“. Erano in quattro, lei, altre due ragazze e Berlusconi. “Abbiamo chiacchierato, riso, cantato, niente di particolare – ha spiegato ai giudici in Tribunale –  “il padrone di casa (Berlusconi n.d.a.)  era una persona molto carina, scherzava sempre“. Quindi venne chiamata dalle altre due ragazze: “Le effusioni con il Cavaliere – racconta Vanessa  Di Meglio avvennero in piedi vicino al divano ma non ci fu sesso; in camera da letto c’eravamo io e altre due ragazze. Poi io sono uscita e non so cosa sia successo“.

La teste ha però ricordato che al termine delle cene a cui ha partecipato, compresa  una delle quali parteciparono anche “George Clooney e Eva Cavalli“. “Tarantini – ha raccontato in aula la Di Megliomi pagò il biglietto dell’aereoLa gente cantava. il Cavaliere si alzava e tornava con ceste di regali: cravatte per gli uomini e foulard e altri oggetti per le donne, perchè tutti ricevevano regali“. Molti, troppi i suoi tanti “non ricordo“, che hanno messo a dura prova la pazienza dei giudici della seconda sezione penale del tribunale presieduta dal giudice  Luigi Forleo, a latere Lucia Depalo e Antonella Cafagna), sino a quando il presidente della corte Forleo alla fine è sbottato: “Signora, gli occhiali da sole ha necessità di tenerli? Altrimenti li tolga!“. La Di Meglio  a questo punto ha chiesto ed ottenuto rassicurazione che non si svolgessero riprese tv e fotografiche da parte dei numerosi giornalisti presenti, ed quindi sollevato gli occhiali poggiandoli testa. Ma mentre la donna francese parlava, qualcun’altro scalpitava tra il pubblico: Patrizia D’Addario, cioè la escort barese che per prima denunciò i “festini” di Berlusconi .

Patrizia D Addario e Barbara Montereale

Patrizia D Addario e Barbara Montereale

Mi sento sola, aggredita e insultata ancora oggi  da persone che dovrebbero semplicemente stare zitte – ha raccontato la D’Addario  ai giornalisti –  penso solo a quello che mi hanno fatto in questi cinque anni e che continuano a fare. Alcune di queste ragazze le ho conosciute ma non ho mai detto niente su di loro, invece loro hanno parlato, hanno detto quello che non era vero, hanno continuato a infangarmi perchè più mi infangavano, più non ero credibile: ora però voglio giustizia“. La D’Addario deporrà nella prossima udienza del processo che si terrà il 27 novembre, assieme a Barbara Montereale e la modenese Chiara Gucciardi che nel frattempo si è sposata e fa stilista.

Il tribunale, su richiesta della D’Addario, che ha parlato di violenti litigi avuti con Montereale, a cui hanno fatto seguito minacce e reciproche denunce, ha dato disposizione alla polizia giudiziaria di evitare che le due donne si incontrino all’interno del palazzo di giustizia in occasione della prossima udienza .

Terry De Nicolò

Terry De Nicolò

Ma qualcuno pur se presente in aula,  non ha mai detto una frase, una battuta, sola parola: la escort barese Terry De Nicolò in quanto sia l’ accusa, cioè i pubblici ministeri,  che gli avvocati difensori hanno deciso di comune accordo di acquisire i verbali di interrogatorio nei quali l’ escort barese ha parlato ampiamente e con dettagli inequivocabili sui suoi incontri mercenari di natura sessuale avuti con  Sandro Frisullo (Pd), ex vicepresidente della Regione Puglia, e dei suoi rapporti-affari poco leciti con l’immancabile Gianpaolo Tarantini. La De Nicolò  che è sia testimone che parte offesa nel processo sulle donne portate da Gianpaolo Tarantini nelle residenze di Silvio Berlusconi,  ha ottenuto dai giudici di non essere ripresa da fotografi e telecineoperatori.

Per questo processo sono prevedibili tempi abbastanza lunghi a causa del numero delle ragazze (sono 26 !) chiamate a testimoniare, fra le quali compare l’attrice Manuela Arcuri e Sara Tommasi ed altri testimoni, come lo stesso Silvio Berlusconi, suo fratello Paolo, l’ex consigliere regionale lombardo Nicole Minetti da poco “redenta” igienista dentale.  I giudici hanno anche ammesso le costituzioni di parti civili presentate dai legali di alcune delle ragazze che hanno partecipato alle feste: Grazia Capone, Cinzia Caci, Terry De Nicolo’ e Patrizia D’Addario.




Corrispondenti, fotocopiatori, pennivendoli e paparazzi….

Alcuni giorni fa sul social network Facebook siamo stati accusati di copiare i suoi articoli  da un “novello”  giornalista professionista V.R. , peraltro diventato professionista da appena due anni (11/06/2012), redattore del quotidiano  “Taranto Oggi” , e collaboratore da Taranto dell’edizione barese  (che molti dicono non vada molto bene e si parla a Roma di chiusura) del quotidiano La Repubblica. Probabilmente il “novello” collega ha manie di protagonismo, in quanto se dovessimo copiare i suoi articoli, rischieremmo di fare la fine del quotidiano “Taranto Oggi” giornale molto noto ai semafori, e presso cui lavora,  dove se arrivasse un’ispezione dell’ INPGI, o dell’ Ispettorato del lavoro, si riderebbe non poco ! Non facciamo il suo nome,  solo e soltanto perchè non vogliamo fargli della pubblicità gratuita e renderlo “noto” alla cittadinanza che nella stragrande maggioranza, ignora persino la sua esistenza e non solo professionale. Ed è bene che resti così.

Il suo commento venne subito cavalcato dai soliti “noti” e partirono le offese, ironie e diffamazioni che sono oggetto di analisi da parte dei nostri legali per una imminente azione legale. Fra questi offrì il suo contributo anche un fotografo tarantino A.I. di Taranto (anche in questo caso non facciamo il nome solo per non fargli immeritata pubblicità)  il quale ci accusava di aver “rubato” delle sue fotografie online, che peraltro apparivano in rete senza alcun credito fotografico . Immediatamente il giornalista V.R. , intervenne esprimendo la solidarietà al fotografo. A loro si affiancò nei commenti contro di noi  anche qualche giornalista disoccupata… M.C. che non trova ospitalità ed accoglienza da nessun editore disposto a perdere ancora una volta i suoi soldi. La stessa giornalista che privatamente sosteneva di non avercela con noi.

Potremmo elencarvi gli articoli da noi pubblicati e che sono stati oggetto di razzia dei nostri contenuti, da tutti i quotidiani stampati ed online tarantini , e di cui abbiamo copiosa documentazione, ma dopo aver ricevuto da un nostro attento lettore la segnalazione di un’articolo pubblicato il 22/10/2014  pomeriggio dall’edizione barese del quotidiano La Repubblica non possiamo tacere . Vuole dirci , è capace, il giornalista V.R. , da dove hanno preso i suoi colleghi di Bari,  la fotografia che vedete pubblicata sotto ?

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Ve lo diciamo noi : la fotografia è stata presa da un nostro commento apparso sulla nostra pagina Facebook (vedi qui) due giorni prima, cioè il 20/10/2014 ! Ecco cari amici, lettori e colleghi, come lavorano correttamente…. alla redazione barese del quotidiano La Repubblica ! Quanto ci piacerebbe vedere il “file” fotografico originale di questa fotografia in possesso alla redazione barese del quotidiano romano ! Chissà che il loro collaboratore tarantino non ce lo possa spiegare, visto che lui è un “professionista”….

Guardate con i vostri occhi. Lasciamo a voi ogni commento del caso. A volte qualcuno a Taranto indossa le vesti del “bue” e chiama cornuto l’ “asino”…dimenticando che i fatti parlano meglio delle parole !

 

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Cambia cognome per sfuggire all’arresto. Ma viene arrestato dai Carabinieri

Nel corso dei puntuali servizi di controllo del territorio per la prevenzione dei reati, i Carabinieri della Stazione di Ginosa , hanno arrestato Theisen Felix, 41enne originario della Germania, con precedenti penali, in quanto colpito da mandato di arresto internazionale. L’uomo, era in possesso di regolare carta d’identità come cittadino italiano , aveva vissuto per molti anni in Germania,  ed al suo rientro in Italia aveva pensato bene di cambiare anche il suo cognome originario in Locantore. poichè pendeva su di lui, un mandato di arresto provvisorio a fini di estradizione, per  espiare una pena di anni cinque di reclusione a seguito di una condanna emessa da un Tribunale tedesco per reati finanziari commessi sempre in quel paese nel 2005.

 Questo cambio di cognome gli aveva permesso di sfuggire alle varie ricerche effettuate nei suoi confronti, ma la tenacia e professionalità dei militari dell’ Arma, hanno consentito di rintracciarlo ed identificarlo compiutamente e quindi di arrestarlo  , e quindi  così come previsto, è stata data comunicazione sia al Presidente della Corte d’Appello di Lecce, ed al Ministero della  Giustizia, che procederanno nei prossimi giorni alla successiva comunicazione allo Stato tedesco ed alla trasmissione della relativa documentazione. Un truffatore in meno a piede libero.




Arrestato stalker mentre tentava di sfondare la porta di casa della ex moglie.

Attimi di terrore quelli vissuti ieri sera da una donna e dalla propria figlia a Taranto, in una centralissima via del Borgo. Intorno alle ore 18.00, tre pattuglie dei Carabinieri sono arrivate a sirene spiegate presso un palazzo, all’interno del quale si era introdotto un pregiudicato tarantino 37enne, ex marito della donna che perseguivata ormai da mesi, il quale minacciava di morte la stessa e la sua figlioletta, e a calci e spallate stava cercando di sfondare la porta dell’abitazione delle due donne. Dopo pochi minuti sono arrivati  i Carabinieri i quali hanno fatto irruzione nell’androne del palazzo, sorprendendo l’energumeno che continuava a minacciare moglie e figlia, quindi in flagranza di reato.

Alla vista dei Carabinieri, la furia del pregiudicato non si è fermata; anzi l’uomo ha continuato a inveire anche contro di loro, minacciandoli che se si fossero avvicinati, avrebbe ammazzato la moglie. I militari con tutte le cautele del caso  sono riusciti ad immobilizzarlo, senza che nessuno si sia fatto male. Immobilizzato ed ammanettato, lo stalker è stato arrestato e quindi condotto presso il carcere di Taranto. L’attività persecutoria nei confronti della donna andava avanti ormai da mesi, ma ieri si è raggiunto il momento più pericoloso. Le due vittime sono state quindi rassicurate ed assistite dai militari dell’ Arma secondo le procedure previste, con l’intervento ed ausilio di personale di un centro antiviolenza operante a Taranto.




Due dipendenti Ilva tentano un furto di materiale: denunciati

Due operai un caposquadra ed un addetto al magazzino dello stabilimento siderurgico  ILVA di Taranto,  sono stati denunciati, insieme a un camionista di origini baresi, per aver cercato di rubare tre tonnellate di niobio  per un valore di circa 90mila euro. Il niobo è un prezioso minerale che viene lavorato ed utilizzato nel ciclo di lavorazione e produzione di acciaio inossidabile. Il furto è stato sventato grazie alla segnalazione di un addetto alla vigilanza dell’ Ilva a seguito della quale sono intervenuti gli agenti della squadra mobile della Questura di Taranto.




Arrestato dai Carabinieri l’autore delle rapine-lampo ai supermercati

Saitta Gianfranco

Saitta Gianfranco

I Carabinieri  del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Martina Franca hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di  Gianfranco Saitta , un pregiudicato 37enne di San Giorgio Jonico con precedenti per rapina, in quanto ritenuto autore di ben 5 rapine commesse ai danni di supermercati insistenti nei Comuni di San Giorgio Jonico, Monteiasi e Fragagnano che  risalgono alla seconda metà del 2012, allorquando alcuni Comuni insistenti nella giurisdizione della Compagnia di Martina Franca e vicini al capoluogo jonico vennero colpite da una serie di rapine a supermercati.

Schermata 2014-10-22 alle 15.35.02l modus operandi era sempre lo stesso: i malviventi qualche giorno prima dell’assalto agli esercizi commerciali rubavano un’autovettura, generalmente una piccola utilitaria, così da essere sicuri di non poter essere rintracciati durante la fuga, qualora qualche cittadino prendesse il numero di targa e poi colpivano, sempre in prossimità degli orari di chiusura, pomeridiani o serali, dei vari supermercati. La rapina era rapidissima e durava il più delle volte non più di 17 secondi. Mentre un complice rimaneva all’esterno del supermercato con il motore acceso e lo sportello aperto, il Saitta, insieme ad un altro complice, entrava all’interno armi in pugno e con incredibile velocità sradicava le casse contenenti il denaro. Dopodiché i tre rapinatori si volatilizzavano con il denaro sottratto, facendo ritrovare qualche ora dopo sia le automobili di volta in volta impiegate per compiere le rapine, che gli indumenti utilizzati.

Schermata 2014-10-22 alle 15.35.12Proprio dagli indumenti sono partite le indagini, da un lavoro certosino e accuratissimo di prelevamento e repertamento dei vari indumenti effettuato da militari della SIS del Comando Provinciale di Taranto, che ha consentito al RIS di Roma di estrapolare il DNA dei tre malviventi e ai carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Martina Franca di comparare tali campioni con il DNA che nel frattempo era stato prelevato dal Saitta.

Il risultato, frutto anche dell’attenta visione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza, è stato di una piena compatibilità fra il campione di DNA del Saitta e quello del rapinatore autore delle 5 rapine e pertanto per lui si sono immediatamente aperte le porte della Casa Circondariale di Taranto, ove è stato associato e messo a disposizione del PM Dott.ssa Antonella De Luca.




Ristruttura la casa, muore folgorato da una forte scarica di elettricità

Oggi pomeriggio Vincenzo Mazzaro, 42 anni, è stato trasportato privo di vita da un suo conoscente al Pronto soccorso dell’ Ospedale San Marco di Grottaglie. Dai primi accertamenti clinici si  è arrivati alla causa del decesso dovuta di una folgorazione elettrica subita mentre effettuava dei lavori in un’abitazione di proprietà in campagna alle porte del comune di Fragagnano. L’operaio deceduto stava costruendo un edificio adiacente alla propria abitazione in contrada Pisarra. Dai primi accertamenti dei Carabinieri intervenuti sul posto sembrerebbe un tragico incidente in quanto il tetto del fabbricato su cui lavorava è collocato ad appena 2 metri sotto i tralicci dell’alta tensione.




Il ministro Giannini inaugura polo scientifico tecnologico al «Magna Grecia» di Taranto a Paolo VI

Il ministro Stefania Giannini sarà oggi a Taranto alle 17 per l’inaugurazione  con il taglio del nastro che si terrà nella sede del polo scientifico tecnologico «Magna Grecia» al quartiere «Paolo VI» , struttura  di eccellenza scientifica , che verrà gestita da un’Ats cioè un’ associazione temporanea di scopo, costituita da Università di Bari «Aldo Moro», Politecnico di Bari, Consiglio Nazionale per le Ricerche (CNR)   e l’Arpa Puglia, la quale sarà attiva nel settore ambientale e affronterà i seri e gravi problemi che riguardano la città di Taranto. Questo progetto è stato avviato sei anni fa nel 2008, attraverso la sottoscrizione di un protocollo d’intesa nell’ambito della Programmazione Strategica di Area Vasta Tarantina, tra il Comune di Taranto, la Provincia di Taranto, il Politecnico di Bari, l’Università degli Studi di Bari, l’Arpa Puglia, il Cnr, la Confindustria, Camera di Commercio, l’Asl, il Consorzio Asi,  che ha identificato successivamente nel Politecnico e nell’Università di Bari i “traini” portanti del nuovo centro d’eccellenza.

Schermata 2014-10-21 alle 11.19.25Il progetto di potenziamento del Polo, presentato dai due Atenei, e finanziato per complessivi 9,5 milioni di euro, ha comportato l’acquisizione di attrezzature e di strumentazioni scientifiche particolarmente idonee per affrontare studi e ricerche sul degrado delle matrici ambientali delle acque, del suolo e dell’aria della città di Taranto e della sua provincia che rappresentano le priorità essenziali . La rete interna di laboratori verrà messa a disposizione a disposizione anche di tutti gli stakeholder del territorio. Il fine del progetto, è quello di utilizzare il sistema creato per avviare un «incubatore d’impresa» creato per rilanciare l’imprenditoria e la riqualificazione del territorio tarantino. Alla manifestazione inaugurale del Polo scientifico tecnologico «Magna Grecia» saranno presenti il Rettore dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro Antonio Uricchio, il Rettore del Politecnico di Bari Eugenio Di Sciascio, il Prorettore dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e Responsabile del Polo Angelo Tursi  e  Nicola Cardellicchio dell’Istituto IAMC – CNR Taranto. 




Lavori all’Acquedotto, rubinetti a secco nove ore al giorno il 21, 22 e 23 ottobre

Rubinetti a singhiozzo a partire da oggi,  la normale  rogazione dell’acqua verrà sospesa temporaneamente nei giorni 21, 22 e 23 ottobre    in quanto l’ Acquedotto pugliese sta eseguendo interventi per consentire l’esecuzione dei lavori per il potenziamento della rete idrica  tra Taranto e Statte. La sospensione avrà la durata di nove ore a partire dalle ore 8 con ripristino alle ore 17 per ciascuno dei giorni indicati. I disagi saranno presnti esclusivamente negli stabili  che non hanno un’ autoclave e riserva idrica o con una insufficiente capacità di accumulo.

L’Acquedotto Pugliese raccomanda i residenti delle aree interessate dai lavori di miglioramento della rete idrica  di razionalizzare i consumi. E’ necessario evitare gli usi non prioritari dell’acqua nelle ore interessate dalla interruzione idrica. I consumi, infatti, costituiscono una variabile fondamentale per evitare eventuali disagi.

Lavori analoghi pianificati dall’Acquedotto pugliese per il miglioramento del servizio  nei territori situati tra Taranto e Statte sono stati già eseguiti nei giorni 2-3-4 e 9-10-11 settembre. Anche in  quei giorni la riduzione ha avuto la durata di nove ore, dalle 8  alle 17, e i disagi sono stati avvertiti soprattutto  nei palazzi  che non sono dotati di autoclave.




Inseguito, perquisito e arrestato con 700 grammi di hashish.

I Carabinieri del reparto operativo della Compagnia di Taranto hanno arrestato per spaccio di sostanze stupefacenti Girolamo Masella, tarantino 42enne già noto alle forze dell’ordine per precedenti di giustizia. Le pattuglie dei Carabinieri  in borghese, unitamente ad un equipaggio del Nucleo Radiomobile, erano intente ad eseguire un posto di controllo rinforzato all’ingresso del capoluogo jonico finalizzato a reprimere il traffico di sostanze stupefacenti, che nel fine settimana assume una diffusione più ampia. Tutto era stato organizzato in modo tale che un’autovettura civetta fungesse da vedetta, parcheggiata qualche centinaio di metri prima, in modo da poter segnalare i veicoli sospetti. E non caso infatti, verso le ore 23.00 circa, un’autovettura con a bordo un soggetto con precedenti specifici riguardanti reati sugli stupefacenti, ben noto agli operanti, è stato riconosciuto, fatto accostare in prossimità del punto in cui era ferma l’autoradio, e controllato. L’esito della perquisizione è stato il rinvenimento, sotto il sedile posteriore, di alcune tavolette di hashish del peso di quasi 700 grammi.

Il Masella è stato immediatamente tratto in arresto e, dopo le formalità di rito, accompagnato presso la locale Casa Circondariale a disposizione del PM di turno, dott.ssa Filomena Di Tursi.

 




Lizzano, un «avvertimento» al sindaco Macripò . Indagini in corso

Ignoti hanno distrutto il vetro anteriore della Bmw  di Dario Macripò, Sindaco  del Comune di Lizzano, a capo di una coalizione di centrodestra. La macchina era parcheggiata pochi metri dalla sede del Comune. Gli investigatori non escludono che possa trattarsi anche di un gesto di protesta contro l’aumento delle tasse locali a seguito della manifestazione di protesta svolta nei giorni scorsi da parte di cittadini e commercianti . Nell’agosto dello scorso anno si erano verificati diversi atti intimidatori nei confronti di rappresentanti politici di Lizzano, come lo stesso sindaco Macripò che subì il danneggiamento di un vigneto, con il danneggiamento ed il taglio dei tiranti laterali di alcuni tendoni che provocò il cedimento di 150 piante di uva.

Un quinto dei gesti intimidatori nel 2013 sono stati nei confronti di Amministratori pubblici minacciati come si evince nell’ ultimo rapporto di Avviso Pubblico, la rete di enti locali contro le mafie, che assegna il triste primato alla Regione Puglia. Il rapporto, intitolato “Amministratori nel mirino”, attribuisce alla Puglia un quinto (il 21%) dei gesti intimidatori avvenuti nel 2013 in tutto il Paese. Ordigni esplosivi sull’uscio di casa, spari contro portoni e saracinesche, incendi di auto e abitazioni, lettere minatorie e proiettili, sono soltanto alcuni dei “regalini” riservati ai politici pugliesi nel corso degli ultimi mesi. Con un primato nel primato, quello della provincia di Taranto, per la quale la stessa Direzione nazionale antimafia ha parlato di “escalation” di attentati intimidatori.

Sono diversi gli episodi che hanno fatto guadagnato alla Puglia questo “trofeo” poco edificante, la maggior parte dei quali sono avvenuti nella provincia di Taranto, in estate, e soprattutto nei comuni di Lizzano, Leporano e San Giorgio Ionico. Solo nel comune di Lizzano, a partire dal 2 agosto, in 10 giorni, si sono registrati più di 6 gesti intimidatori: è stata data alle fiamme l’auto del coordinatore provinciale del movimento “moderati in rivoluzione” Pippo Donzello, sono stati esplosi 4 colpi di fucile contro l’abitazione del consigliere comunale Cinque stelle, Valerio Morelli, altri spari colpiscono l’abitazione del consigliere comunale Pd Antonio Lecce, dell’ex vice sindaco Antonio Motolese (lista civica centro destra) e di un vigile urbano. A chiudere la catena di intimidazioni infine, il 13 agosto, il danneggiamento al vigneto del sindaco del comune, Dario Macripò.

La Direzione nazionale antimafia considera molto preoccupanti anche gli attentati contro gli amministratori del Tarantino, “molti dei quali ascrivibili alla criminalità organizzata” e finalizzati “al controllo delle amministrazioni locali”. Episodi anch’essi ritenuti di difficile lettura “a causa del silenzio spesso serbato dalle vittime”.




Follia omicida in provincia di Taranto. I Carabinieri arrestano un omicida 17enne

Schermata 2014-10-17 alle 21.55.28GROTTAGLIE, 18 ottobre 2014  –  Alle prime ore dell’alba , i Carabinieri della Compagnia di Martina Franca, in collaborazione con i colleghi del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto, hanno tratto in arresto, per il reato di omicidio, un 17enne incensurato di Monteparano (Ta). Ieri pomeriggio intorno alle 19:40,  era stato trasportato dai parenti presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile di Grottaglie, un giovane 22enne Marco Mancarella, incensurato di Monteparano, piccolo centro della provincia jonica, colpito da tre ferite di arma da taglio al torace. Il giovane, giunto in condizioni già critiche, è deceduto pochi minuti dopo, a causa della gravità delle lesioni riportate.

I Carabinieri – nell’immediatezza dei fatti – hanno immediata mente dato avvio ad una serrata attività investigativa per risalire all’autore dell’omicidio che, anche in ragione dell’assenza di precedenti della vittima, fin da subito è stato ricercato nell’ambito della vita personale del ragazzo deceduto. E’ subito emerso che intorno alle 19:00,  il giovane era stato accoltellato per strada a Monteparano (Ta), nei pressi dell’officina meccanica del padre, dove anch’egli lavorava. Le successive attività di indagine, proseguite in maniera serrata, hanno consentito poi di avvalorare l’ipotesi più che credibile che l’omicida potesse essere stato proprio il fratello 17enne della giovane vittima.

E’ stata avviata una vera e propria caccia all’uomo, ed attivato un imponente dispositivo di ricerca, che ha visto impegnate circa trenta pattuglie del Comando Provinciale dei Carabinieri di Taranto che hanno innanzitutto organizzato un fitta rete di posti di blocco e posti di controllo sulle arterie di accesso a Monteparano e sulle principali strade dei comuni limitrofi. L’autore dell’omicidio, che è stato accertato essere il fratello 17enne  della vittima, il quale si era reso irreperibile, vistosi braccato,  si è quindi arreso e consegnato ai militari della vicina  Stazione Carabinieri di San Giorgio Jonico, ai quali ha confessato di aver accoltellato il fratello, a causa di una violenta discussione scaturita per futili motivi.

Il giovane fratricida, che aveva addosso e sui vestiti ancora evidenti tracce di sangue, è stato quindi arrestato dai Carabinieri, anche sulla base di alcune testimonianze che confermavano il tragico litigio avvenuto proprio davanti all’officina paterna con il fratello,  e la sua conseguente fuga a piedi, protrattasi per circa due ore durante le quali – come confesso dall’omicida – lo stesso, in stato confusionale, aveva vagato disperatamente nei vigneti circostanti all’abitato.

L’attività investigativa dii Carabinieri, che si è svolta anche mediante accurati rilievi fotografici sul luogo del delitto e sulla persona dell’indagato, effettuati della Sezione Investigazioni Scientifiche del Reparto Operativo dei Carabinieri di Taranto, si è conclusa poi con l’interrogatorio del 17enne effettuato dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Minorenni di Taranto, d.ssa Silvia Nastasia, che ha interrogato l’arrestato il quale, alla presenza del legale di fiducia, ha reso piena confessione. Il giovane, dopo le formalità di rito, è stato poi condotto presso il Centro Penitenziario Minorile di Taranto.

CC coltello

LEPORANO Quattro colpi di pistola sparati ad uomo ieri pomeriggio intorno alle 17.30 mentre faceva jogging sulla litoranea a Leporano ad un incrocio della strada che conduce al mare.  Il destinatario dei proiettili stava camminando quando un uomo di 48 anni, Daniele Caputi  è stato raggiunto dai colpi esplosi da un arma da fuoco  che hanno raggiunto all’addome che è stato soccorso da un passante che ha lanciato l’allarme , è stato subito trasportato   in ospedale, dove la vittima è stata sottoposta ad intervento chirurgico. Non sarebbe in pericolo di vita. Sul grave episodio indagano i Carabinieri che stanno ascoltando familiari e conoscenti del 48enne che non ha saputo fornire agli investigatori elementi utili per le indagini. Una pattuglia dei Carabinieri è giunta sul posto poco dopo l’agguato, quando il ferito era ancora a terra in attesa di essere trasportato all’ospedale “SS. Annunziata” di Taranto.

 

 




Ancora un suicidio in città. Un’anziana si lancia dall’ 11mo piano del palazzo

Intorno alle 9 di venerdì mattina un’anziana donna si è lanciata nel vuoto dal balcone della propria abitazione sul Lungomare Vittorio Emanuele, dall’undicesimo nel palazzo sovrastante il ristorante La Lampara (ex L’ Assassino) in prossimità di Piazza Ebalia. Un volo mortale. L’anziana donna  dopo aver sbattuto violentemente sull’asfalto stradale è deceduta sul colpo. La suicida, aveva 79 anni e viveva da sola in quella casa in pieno centro cittadino. Non sono ancora spiegate le ragioni che hanno indotto la donna a mettere fine alla propria vita, in quanto non aveva mai dato alcun segnale d’insofferenza . I medici del 118 intervenuti sul posto con  i Carabinieri di Taranto non hanno potuto far altro che accertarne la morte. Dato l’orario e l’intenso traffico sul Lungomare è stato necessaria la presenza  delle pattuglie dei Vigili Urbani per smistare il traffico.




Un nuovo incidente all’ ILVA. Operaio ustionato al viso rischia di perdere un occhio

Un nuovo incidente si è verificato nel primo pomeriggio di oggi, presso lo stabilimento siderurgico  ILVA di Taranto,  che ha visto coinvolto un lavoratore impegnato in un intervento di manutenzione presso l’Acciaieria 1.   Da una tubazione in riparazione, contenente al suo interno calce, è fuoriuscito un flusso di materiale che ha investito l’operaio, che ha subito un’ustione al viso in prossimità degli occhi.  Sul posto è prontamente intervenuto il personale del servizio sanitario di stabilimento, che ha provveduto al trasferimento presso l’ospedale “G. Moscati” di Taranto.