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27 Settembre 2026 21:40

Bari, il Gico della Finanza sequestra beni per 3 milioni al boss Cosimo Fortunato

Le indagini eseguite dai finanzieri, che sono consistite nella valorizzazione in chiave patrimoniale degli elementi acquisiti nelle indagini penali, nonché nell’esame, nel confronto e nell’intreccio di informazioni estratte dalle diverse banche dati in uso alla Guardia di Finanza hanno permesso di verificare l’assoluta sproporzione tra i beni nella disponibilità del pregiudicato e la sua capacità economica.

BARI – I finanzieri del GICO Gruppo Investigazioni Criminalità Organizzata  del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bari hanno eseguito nel capoluogo pugliese il sequestro del patrimonio riconducibile al pluripregiudicato Cosimo Fortunato. Il provvedimento è stato disposto dalla III Sezione Penale in funzione di Tribunale della Prevenzione del Tribunale di Bari , su proposta del Procuratore della Repubblica .

Sono state sequestrate due autovetture, due rapporti bancari nonchè l’intero compendio aziendale esercente l’attività di bar, situato nel quartiere Japigia della città, nei cui confronti il Tribunale ha assicurato l’operatività della stessa azienda ed il mantenimento dei livelli occupazionali previa verifica della legalità sia dell’attività commerciale sia dei rapporti di lavoro per un valore complessivo stimato di circa 3 milioni di euro. I beni sottoposti a sequestro anticipato verranno dunque confiscati se la parte non sarà stata in grado di dimostrarne la provenienza lecita.

Cosimo Fortunato, classe 1962, vanta fin dal 1977 diversi precedenti penali e di polizia allorquando, ancora minorenne, fu denunciato per rapina continuato in concorso. Negli anni successivi, si è poi reso responsabile di una molteplicità di reati fra i quali furto in concorso, ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale, associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, falsità materiale, corruzione, associazione a delinquere, danneggiamento.

Il Fortunato ha subito sentenze irrevocabili di condanna nel periodo compreso fra il 2008 ed il 2011,  per reati di associazione a delinquere di stampo mafioso ed associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti per una pena complessiva di 5 anni e 6 mesi di reclusione oltre a già essere sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno ed attualmente ristretto al regime degli arresti domiciliari.

 

 

Le indagini eseguite dai finanzieri, che sono consistite nella valorizzazione in chiave patrimoniale degli elementi acquisiti nelle indagini penali, nonché nell’esame, nel confronto e nell’intreccio di informazioni estratte dalle diverse banche dati in uso alla Guardia di Finanza (es. Anagrafe Tributaria, Anagrafe dei rapporti finanziari e applicativo Molecola dello S.C.I.C.O.), hanno permesso di verificare l’assoluta sproporzione tra i beni nella disponibilità del pregiudicato e la sua capacità economica.

Riguardo alle strategie di contrasto alla criminalità organizzata, da tempo si è evidenziata l’importanza dello strumento delle misure di prevenzione personali e patrimoniali, capaci di limitare gli spostamenti dei malavitosi sul territorio e soprattutto, sul piano patrimoniale, di incidere sulla loro ricchezza nonché di determinare una perdita di immagine e di prestigio agli occhi dei loro sodali.

Obiettivo strategico di primaria importanza è, infatti, quello del contrasto alle proiezioni economiche della criminalità, mediante l’aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie riferibili direttamente o indirettamente alle organizzazioni delinquenziali.

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