I giudici di secondo grado della Corte d’Appello di Taranto (presidente Antonia Martalò a latere Ugo Bassi e Valeria Vincenti) hanno accolto le tesi difensive sostenute dagli avvocati Carlo Raffo e Giuseppe Modesti, pronunciando l’assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste”. assolvendo Martino Tamburrano, ex presidente della Provincia di Taranto, e l’imprenditore Pasquale Lonoce difeso dagli avvocati Michele Laforgia e Mauro Petrarulo., facendo cadere le accuse di corruzione e turbativa d’asta. La decisione ribalta la condanna di primo grado inflitta dal giudice Patrizia Todisco che aveva inflitto a Tamburrano una pena di 9 anni e 6 mesi di detenzione.

Un esito che al momento di fatto rade al suolo, l’impianto accusatorio della procura di Taranto, per uno dei procedimenti più rilevanti degli ultimi anni sul territorio. Nel corso del procedimento “TRex”, la stessa Corte d’Appello aveva in precedenza già annullato per “nullità processuale” il filone relativo alla concessione dell’autorizzazione per l’ampliamento della discarica di Torre Caprarica a Grottaglie, decidendo per quel filone d’inchiesta la ripetizione del processo
Erano invece rimaste in essere le contestazioni sulla presunta corruzione per affidamenti della Provincia di Taranto all’impresa di Lonoce per lavori di somma urgenza e sulla presunta turbativa d’asta legata alla gara per l’igiene urbana a Sava. Impianto accusatorio che in secondo grado non ha retto, con l’assoluzione piena per i due imputati ribaltando la sentenza di primo grado, cancellando le statuizioni civili e ha disposto il dissequestro dei 250.000 euro finiti sotto chiave durante l’inchiesta “TRex”





