Due nuovi filoni di inchiesta investono il gruppo UniPegaso-Multiversity, il cui presidente Fabio Domenico Vaccarono è stato perquisito ieri, 6 ottobre dal nucleo PEF ( Polizia Economico Finanziaria) del comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli su mandato della procura partenopea. Il primo troncone dell’ inchiesta riguarda le presunte pressioni esercitate da Vaccarono attraverso il solito Luigi Bisignani, nei confronti della ministra dell’Università Anna Maria Bernini per prorogare la disciplina “eccezionale” disposta con decreto Ministeriale n. 1835 del 6.12.2024 che regolamentava gli esami a distanza. L’inchiesta su cui sta indagando la procura di Napoli che ha aperto al riguardo ben tre filoni d’inchiesta, ha origine sulla base di alcuni esposti partiti dalla nuova dirigenza dello stesso ateneo digitale: in uno dei tre fascicoli d’indagine lo scorso giugno 3036 è stata notificata la chiusura indagini in merito all’accusa di falso e plagio per la tesi di laura di Maria Rosaria Boccia.


Sarebbero state oltre 4.200 le iscrizioni all’Università Telematica Pegaso ritenute irregolari, che riguarderebbero corsi di formazione, laurea e master, su cui si era concentrata l’attenzione della Procura di Napoli nell’ambito di un’inchiesta che al momento vede 40 persone iscritte nel registro degli indagati e i tra i testimoni ascoltati anche la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, estranea a tutti i fatti ipotizzati. Rispetto all’inchiesta c’è stata piena collaborazione da parte del ministero dell’Università. Tra gli indagati figurano anche Danilo Iervolino, fondatore e proprietario dell’Università Pegaso fino al maggio 2022, e Andrea Buonomo, già direttore operativo e commerciale del gruppo Multiversity.

All’epoca i vertici di Pegaso spergiurarono di considerarsi «parte lesa nel procedimento» in corso, sostenendo di aver avviato “un audit interno”. Intervenne sulla vicenda anche il ministero Anna Maria Bernini che dichiarò: “Ho personalmente collaborato con la procura di Napoli, che ringrazio, per una vicenda che riguarda una porzione delle università telematiche di cui chiederemo l’acquisizione degli atti. Sarà importante capire le verifiche fatte dalla procura per poter noi agire: uno dei gli obiettivi del ministero e del governo è non avere ombre, per noi non c’è distinzione tra presenza e a distanza ma deve essere buona l’offerta formativa: tutto quello che può illuminare per noi è benvenuto”.
La Bernini infatti non soltato è risultata estranea a qualsiasi contestazione, ma al telefono fra Vaccarono e Bisignani, intercettati, viene definita come “Una rigida e str…”, per non essersi “prestata” ad alcuna condotta di favoreggiamento. Il secondo filone dell’ inchiesta vede indagati direttori ed ex direttori di diverse testate giornalistiche nazionali con l’accusa di “corruzione tra privati”. Nella ricostruzione dei pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock della Direzione distrettuale Antimafia della Procura di Napoli e Francesca Paola Colonna Romano (quest’ultima in forza alla Procura di Nola ed applicata a questo procedimento) , sono indagati Vaccarono, Durante, Andrea Ferrante e Gianpiero Mazza nella veste di referenti apicali del fondo Cvc Italia proprietario del gruppo, i lobbisti Gianluca Comin e Gianluca Giansante, rispettivamente presidente e socio operativo della “Comin Partners”, e Andrea Buonomo i quali avrebbero costituito un’associazione a delinquere con la finalità di commettere “una serie indeterminata di corruzioni tra privati, di istigazioni alla corruzione e, ove necessario, di estorsione”, per avere in cambio, tradotto in concreto, articoli che non ledessero l’immagine del gruppo soprattutto in corrispondenza della discovery sul filone principale dell’inchiesta su Pegaso (giugno 2026) che include 40 indagati.

Tra i giornalisti-direttori di testata direttori indagati compaiono Francesco Cancellato di Fanpage e Claudio Cerasa de Il Foglio, Peter Gomez condirettore de Il Fatto Quotidiano, Andrea Malaguti già direttore de La Stampa e Mario Orfeo ex direttore de La Repubblica. La Procura di Napoli ipotizza il reato di corruzione per l’acquisto di pubblicità in cambio di articoli favorevoli, stando agli stralci dell’avviso di garanzia citati dal Fatto, sfruttando una rete di rapporti consolidata nel tempo con gruppi editoriali, concessionarie pubblicitarie, direttori di testate, e promettendo in cambio investimenti pubblicitari. Sarebbe inoltre contestato il fatto che alcuni giornali avrebbero contattato rappresentanti dell’università prima di pubblicare articoli su notizie di loro interesse.
I vertici di Multiversity-UniPegaso sarebbero riusciti ad ottenere buona stampa, si legge nell’avviso firmato dai procuratori aggiunti Sergio Ferrigno e Sergio Amato e dai pm Piscitelli, Woodcock e Colonna Romano attraverso “una rete di rapporti con gruppi editoriali, concessionarie pubblicitarie, direttori di testate e agenzie di stampa” costruita nel tempo. Sarebbe stata utilizzata la leva della “promessa, erogazione, riattivazione e incremento di investimenti pubblicitari”, tramite la quale “condizionare, silenziare, attenuare, ritardare la pubblicazione di notizie riguardanti le indagini in relazione all’Università Telematica Pegaso e al gruppo Multiversity in modo da ridurne l’impatto economico e reputazionale”. Viene contestata tra l’altro l’assicurazione di una “preventiva interlocuzione col gruppo Multiversity” sulle notizie di loro interesse.

Andrea Malaguti ha dichiarato: “Ho letto adesso le contestazioni, sono completamente a disposizione per qualunque chiarimento e in ogni istante. al momento non conosco il dettaglio delle contestazioni». Sulla stessa scia Claudio Cerasa, direttore del quodidiano Il Foglio: “E’ tutto perfettamente in regola, a disposizione per ogni chiarimento necessario“. Anche Gianluca Comin e Gianluca Giansante, vertici della società di consulenza Comin Partners si discolpano: “Personalmente non abbiamo mai ricevuto prima d’ora una comunicazione di garanzia e da oggi faremo il nostro mestiere sapendo cosa prova chi si trova in questa situazione. Abbiamo rispetto della magistratura e siamo certi di poter chiarire la correttezza del nostro operato. Ma una cosa la vogliamo dire, nel merito. Pensiamo di aver sempre rispettato la professione del giornalista e di aver sempre difeso, con serietà ed educazione le ragioni delle aziende e dei manager per cui lavoriamo, stando sempre dentro i confini deontologici e professionali. È il nostro mestiere e pensiamo di averlo fatto correttamente“.
Peter Gomez e Cinzia Monteverdi hanno scritto due comunicati in cui parlano dell’indagine a loro carico. Gomez conferma di aver ricevuto un’informazione di garanzia (l’atto con cui si informa una persona di un’indagine a suo carico), ma di non aver “mai intascato un euro, né accettato doni, regali o promesse di alcun tipo”. spiegando che il Fatto ha rapporti con il gruppo che controlla l’università Pegaso per alcuni corsi tenuti alla Scuola di cittadinanza del Fatto, il programma di formazione del giornale, e per questioni pubblicitarie.
L’elenco degli indagati
Associazione a delinquere
Andrea Ferrante
Francesco Durante
Fabio Domenico Vaccarono
Corruzione e istigazione a delinquere
Andrea Buonomo (Multiversity spa)
Gianluca Comin ( Comin & partners )
Gianluca Giansante ( Comin & partners )
Giampiero Mazza ( Cvc adviser Italia srl )
Concorso in corruzione tra privati
Mirja Cartia d’Asero ( Presidente Cdc di Gedi gruppo editoriale)
Alessandro Furgione (Manzoni Pubblicità)
Mario Orfeo (ex direttore di Repubblica )
Andrea Malaguti ( ex direttore de La Stampa )
Umberto Fornara ( Ad di CairoRcs Media )
Alessandro Bompieri ( Cairo Rcs )
Federico Silvestri (Ad Gruppo Il Sole 24 ore)
Valter Giuseppe Bonanno ( Ad Piemme Spa concessionaria gruppo Caltagirone)
Stefano Cecchetti ( dirigente gruppo Libero Editoriale )
Cinzia Monteverdi ( Ad Seif Spa–Il Fatto Quotidiano )
Peter Gomez (condirettore del Fatto Quotidiano)
Francesco Cancellato ( direttore Fanpage)
Claudio Cerasa ( direttore Il Foglio)
Gaspare Giuseppe Borsellino ( presidente del Cda Italpress )
Fernando Diana (ad di City News Spa editore Napoli Today on line)
L’inchiesta è nella fase delle indagini preliminari. Le responsabilità individuali e la fondatezza delle ipotesi accusatorie dovranno essere accertate; per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza.





