Il riassetto da 10 miliardi di Delfin rischia di saltare, se entro il 30 giugno — data della prossima assemblea della holding — non si troverà un’ accordo fra banche finanziatrici, azionisti e consiglio di amministrazione della cassaforte. Leonardo Maria Del Vecchio era pronto a comprare dai due fratelli Luca e Paola il 25% della Delfin la cassaforte lussemburghese che controlla EssilorLuxottica e ha partecipazioni in Mps, Generali e Unicredit. Si sarebbe così portato al 37,5%, diventando il socio di riferimento della cassaforte. Quella riorganizzazione societaria è però in bilico, come ha rivelato lo stesso Leonardo Maria in una lettera pubblicata da Qn. “All’assemblea di Delfin non mi presenterò per dichiarare una rinuncia, né per raccontare un ripensamento”, e aggiunge. “La mia disponibilità a completare l’operazione rimane, purché vengano ripristinate chiarezza, coerenza e sostenibilità finanziaria”. Il riferimento è, in particolare, al board di Delfin. Alcuni suoi componenti, secondo Leonardo Maria Del Vecchio , avrebbero fatto emergere cautele tardive sul riassetto, sulle sue condizioni, rischi e maggioranza necessarie. Responsabile dello stallo sarebbe quindi il CdA.
Nella sua lettera Leonardo Maria Del Vecchio ripercorre, anzitutto, le tappe dell’operazione che sembrava ben incardinata. Nell’assemblea del 27 aprile 6 soci su 8 di Delfin hanno approvato il trasferimento delle quote che avrebbe reso Leonardo Maria primo socio. “Il giorno dopo, davanti all’assemblea di EssilorLuxottica, Francesco Milleri disse: “Semplificare è sempre una cosa buona””, prosegue Del Vecchio. «Poi qualcosa si è complicato». Anzitutto, il finanziamento da 10 miliardi delle banche «è finito nel pieno del risiko bancario italiano», facendo sorgere «questioni di sostenibilità e allocazione del rischio». Le banche hanno perciò chiesto «maggiore certezza sui dividendi, sulla stabilità del capitale, sul futuro di Delfin».
Rassicurazioni alle banche che, secondo Leonardo Maria Del Vecchio, sarebbero dovute arrivare dal board. «Non è andata così. Il consiglio non si è allineato — sostiene — alcuni componenti erano disponibili a procedere, altri no». Se il timore «era che io concentrassi troppo potere, la soluzione era a portata di mano: Delfin avrebbe potuto comprare direttamente le quote di Luca e Paola». Così non è andata e ora il riassetto di Delfin rischia di finire su un binario morto. Leonardo Maria domanda perciò chiarezza. «Il 30 giugno vorrò capire perché le cautele del board siano emerse soltanto dopo il voto favorevole e dopo dichiarazioni pubbliche che descrivevano il riassetto come un elemento di stabilità», spiega. «Vorrò capire perché, nel momento in cui si poteva finalmente voltare pagina, qualcuno abbia scelto di alzare un muro». E conclude: l’assemblea del 30 giugno riguarderà «la natura stessa e il futuro di Delfin».

Per questo, spunta il piano B. Secondo quanto ricostruito da Il Sole 24 Ore, Lmdv Capital, holding di investimento di Leonardo Maria Del Vecchio, avrebbe avviato contatti per coinvolgere investitori istituzionali del private credit, tra i quali il fondo globale Apollo Global Management. Secondo le fonti ascoltate dal quotidiano finanziario, quest’ultimo offrirebbe condizioni diverse rispetto al credito bancario tradizionale grazie a contratti più flessibili, durata del prestito fino a 5-7 anni contro i 18 mesi tipici del credito ordinario, e senza complessità strutturali che caratterizzano il posizionamento di alcuni istituti bancari.
L’operazione, aggiungono le stesse fonti, mantiene piena opzionalità sugli strumenti da utilizzare, anche alla luce di un contesto di mercato profondamente cambiato. Alcune delle banche del consorzio originario resterebbero comunque nel perimetro delle interlocuzioni – UniCredit, che con Delfin condivide una sintonia di lungo corso, mantiene un rapporto consolidato con la holding -, mentre si esplorano soluzioni più adatte alle specificità del momento. Da questo pool si sarebbe sfilata Bnp Paribas – sembra dopo un incontro con Francesco Milleri, presidente e amministratore delegato di EssilorLuxottica –, ma sarebbe compresa la sindacazione di alcune tranche minori ad altre quatrto banche europee: Deutsche Bank, Bbva, Banco Bpm e Société Générale. Non sono esclusi inserimenti di altri istituti nelle battute finali.





