E’ morto il cardinale Camillo Ruini, già presidente della Conferenza episcopale italiana. Il porporato aveva 95 anni. Lo scorso maggio, il cardinale era di nuovo precipitato in gravi condizioni di salute. Lo storico presidente della Cei, originario di Sassuolo, aveva compiuto 95 anni lo scorso 19 febbraio e da tempo affrontava problemi di salute legati in particolare alla funzionalità renale. Ruini fu ricoverato d’urgenza nel luglio 2024 al Policlinico Gemelli a causa di un infarto. Dopo essersi ripreso dall’attacco cardiaco, Ruini venne curato successivamente anche per un blocco renale nel 2025.
Il cardinale Vicario di Roma, Baldassare Reina, il Consiglio episcopale con la Diocesi di Roma, “grati per la lunga e proficua vita cristiana e per il suo servizio alla Chiesa affidano alla misericordia del Signore il cardinale Camillo Ruini”. “La sua guida pastorale dal 1991 al 2008, ha lasciato un segno profondo della sua intelligenza nell’interpretare la presenza dei cristiani nella città, unendovi la responsabilità di Presidente della Conferenza episcopale della Chiesa italiana. Acuto nel discernere le svolte politiche e sociali del Paese, – sottolinea Reina – ha considerato fondamentale guidare le transizioni culturali con la fierezza cattolica di essere depositari di un patrimonio di valori da non nascondere, ma da custodire e difendere, adempiendo il suo motto episcopale Veritas liberabit nos”.

Il cardinale protagonista della Seconda Repubblica
Nato a Sassuolo (Modena) il 19 febbraio 1931, nella diocesi di Reggio Emilia, Camillo Ruini si formò al Pontificio Collegio Capranica e alla Pontificia Università Gregoriana, dove ottenne la licenza in filosofia e teologia. Ordinato sacerdote l’8 dicembre 1954, fu fin da subito riconosciuto come un fine intellettuale e un pastore attento, capace di unire riflessione teologica e capacità di guida
Con la morte di Ruini si chiude una delle stagioni più dense e influenti della storia recente della Chiesa cattolica italiana. Figura centrale nel panorama ecclesiale e culturale del Paese, Ruini ha incarnato per decenni la volontà della Chiesa di rimanere protagonista nel cuore della società, anche in un tempo segnato da profonde trasformazioni e da un crescente secolarismo.
Protagonista di spicco dell’episcopato, Ruini, nella sua veste di presidente della Conferenza Episcopale Italiana (1991-2007) divenne dagli anni ’90 il principale regista della ristrutturazione dell’intervento cattolico nello spazio pubblico, segnando una svolta rispetto al tradizionale collateralismo democristiano della Prima Repubblica. Dopo la fine della Democrazia cristiana e l’avvento di Forza Italia, il suo approccio non fu più quello del partito cattolico, bensì quello di una ‘Chiesa pensante’, capace di orientare la politica attraverso princìpi, alleanze culturali e visibilità mediatica.
Docente di filosofia e poi di teologia dogmatica, Ruini fu per quasi trent’anni punto di riferimento per generazioni di seminaristi e teologi, contribuendo alla formazione del clero emiliano. Il suo impegno culturale si espresse anche attraverso la presidenza del Centro culturale “Giovanni XXIII”, che contribuì al dialogo tra fede e modernità in un’Italia attraversata da forti tensioni sociali e ideologiche.
Nel 1983 fu consacrato vescovo ausiliare di Reggio Emilia e Guastalla, e nel 1986 assunse l’incarico di segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. Due anni dopo fu tra i principali artefici del Convegno ecclesiale di Loreto (1985), evento che segnò la rinnovata volontà della Chiesa italiana di dialogare con la società, dopo le ferite del post-’68. Il punto culminante del suo servizio ecclesiale arrivò nel 1991, quando Papa Giovanni Paolo II lo nominò Vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, presidente della Cei e, il 28 giugno dello stesso anno, lo creò cardinale. Da quel momento, Ruini divenne la voce pubblica più autorevole della Chiesa in Italia.
Camillo Ruini fu non solo un uomo di Chiesa, ma anche un “politico della fede”, capace di incidere profondamente nel dibattito culturale e legislativo italiano. Difensore tenace dell’identità cristiana del Paese, non esitò a prendere posizioni nette su temi etici come il riconoscimento delle unioni civili, la bioetica e la laicità dello Stato. Memorabile fu il suo ruolo nel referendum del 2005 sulla procreazione assistita, dove promosse con efficacia l’astensione, contribuendo al suo fallimento. Per molti, quel momento segnò l’apice della sua influenza pubblica.

Al contempo, Ruini fu protagonista del tentativo – ispirato da Giovanni Paolo II – di rilanciare una “nuova presenza pubblica dei cattolici”, non attraverso un partito confessionale, ma tramite una cultura cristiana capace di orientare le coscienze e le scelte politiche. Pur essendo considerato un uomo dell’ala conservatrice della Chiesa, Ruini fu sempre animato da una visione lucida e profonda delle sfide della modernità. Nel suo pensiero teologico e pastorale si avvertiva costantemente la preoccupazione per la crisi della fede in Europa, il rischio del relativismo e la necessità di una presenza cristiana capace di interrogare la cultura contemporanea.
Anche dopo la fine dei suoi incarichi ufficiali – nel 2007 come presidente della Cei e nel 2008 come Vicario di Roma – non si ritirò dal dibattito ecclesiale. Nel 2010 fu chiamato da Papa Benedetto XVI a presiedere la Commissione internazionale d’inchiesta sulle apparizioni mariane di Medjugorje, segno della fiducia che continuava a godere ai più alti livelli della Curia romana.
Il cardinale Ruini ha servito la Chiesa con intelligenza, rigore e passione per oltre settant’anni. È stato teologo, educatore, vescovo, consigliere di papi e guida della comunità ecclesiale italiana. Uomo sobrio, riservato ma determinato, che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della Chiesa post-conciliare
La traiettoria ecclesiale e pubblica del cardinale Camillo Ruini si è incrociata con le dinamiche della Seconda Repubblica. Nota e discussa la sua interazione con Silvio Berlusconi, il cui ingresso sulla scena politica nel 1994 con Forza Italia coincise con la fase di massima influenza di quello che i critici definirono ‘sistema Ruini’. Entrambi operarono come attori centrali di due sistemi paralleli – ‘ruinismo‘ e ‘berlusconismo‘ – che, pur partendo da presupposti radicalmente diversi, trovarono un punto d’incontro nel comune obiettivo di ristrutturare l’ identità italiana dopo il crollo del sistema dei partiti tradizionali e la crisi dell’etica pubblica.

Camillo Ruini e Silvio Berlusconi non avevano nulla in comune per cultura, stile, sensibilità personale. Il primo era un teologo rigoroso, formato nella scuola tomista romana, abituato alla riservatezza del seminario e alla profondità del dibattito ecclesiale. Il secondo era un imprenditore televisivo, istrionico, pragmatico, portatore di una visione della società basata sull’individuo, sul successo e sull’iniziativa privata. Eppure, tra il 1994 e il 2007, i due ‘sistemi’ riuscirono a interagire proficuamente grazie a una convergenza di opportunità, favorita dal contesto storico.
Questa convergenza non fu mai organica, ma si costruì su una serie di sinergie tattiche: Ruini vide in Berlusconi un possibile argine alla secolarizzazione e alla frammentazione dei valori familiari, mentre Berlusconi trovò nella Cei di Ruini una sponda autorevole per legittimare la propria proposta politica agli occhi del mondo cattolico. Il punto più alto di questa sinergia si registrò nel 2005 con il referendum sulla procreazione assistita. La Cei promosse apertamente l’astensione, ottenendo un successo politico e mediatico che confermò la capacità della Chiesa di incidere nella società anche in assenza di un partito confessionale. Il sostegno, tacito o esplicito, del governo Berlusconi fu fondamentale per la riuscita della campagna.
Analogamente, su temi come il rifiuto del riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali, il sostegno alla scuola privata cattolica, la sussidiarietà nel welfare e il ruolo delle organizzazioni cattoliche nella società civile, Ruini e Berlusconi marciarono in parallelo, pur senza mai formalizzare un’alleanza politica. Particolarmente significativa fu la convergenza sul principio di sussidiarietà, promosso dalla Dottrina sociale della Chiesa e interpretato in chiave neoliberale da Forza Italia.
Non mancarono, però, momenti di tensione. L’opposizione della Cei alla legge Bossi-Fini sull’immigrazione nel 2002, e successivamente il caso Boffo nel 2009 – quando il direttore di “Avvenire” Dino Boffo fu travolto da uno scandalo tirato fuori dal “Giornale” diretto da Vittorio Feltri – segnarono la fine della stagione dell’intesa. La gestione unitaria dei rapporti tra Chiesa e politica si sfaldò, portando a una maggiore frammentazione e al ritorno del pluralismo cattolico.

Il cordoglio delle istituzioni
“La notizia della sua scomparsa mi colpisce e mi addolora particolarmente. Un grande uomo di Chiesa, dalla straordinaria intelligenza e dalla profonda umanità, che ha difeso con vigore l’identità, la missione e il ruolo dei cattolici nella società italiana. Sono onorata di averlo conosciuto, di aver stretto con lui un affettuoso legame di amicizia e di aver potuto raccogliere i suoi preziosi insegnamenti”. ha dichiarato la premier Giorgia Meloni da Évian, dove si trova per il G7, “ La sua, è stata una delle menti più lucide della società italiana e mi auguro che la sua eredità spirituale, culturale e umana possa essere raccolta come merita, per generare nuovi e generosi frutti”.
Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha appreso con “dolore” della sua scomparsa, definendolo “figura autorevole della Chiesa, prima da Segretario generale e poi come presidente della Cei. Strenuo difensore dei valori tradizionali, è stato un prezioso interlocutore della politica e delle Istituzioni. Un grande italiano. Lo ringrazio per la sua opera cristiana. Che riposi in pace”.
Cordoglio anche dal vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, “addolorato per la scomparsa del cardinale Camillo Ruini.Punto di riferimento per milioni di cattolici italiani, ha dedicato la sua vita alla Chiesa, al dialogo e alla difesa dei valori dell’Occidente, sempre con coraggio e coerenza. Una preghiera e un pensiero affettuoso ai suoi familiari e a tutti i fedeli che oggi ne piangono la scomparsa”
Nel suo messaggio, il presidente del Senato, Ignazio La Russa sottolinea la “sincera e profonda commozione” con la quale ha appreso la notizia ed esprime “gratitudine e riconoscimento per il Suo ruolo di guida spirituale e pastorale, sempre vicino alla gente e al popolo italiano. Attento alle donne e agli uomini che vivevano nelle difficoltà della vita vera, il Cardinale Ruini è stato un appassionato difensore della testimonianza cristiana come punto di leva per l’intera società civile e le istituzioni democratiche”. Alla Chiesa italiana, ha concluso La Russa, “e ai familiari il cordoglio mio personale e del Senato della Repubblica”.
Anche il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha ammesso che la notizia della scomparsa del Cardinale lo “addolora” perché “con intelligenza, lungimiranza e grande sapienza ha accompagnato passaggi importanti della storia del nostro Paese, richiamando costantemente il valore della presenza dei cattolici nella società e la responsabilità di custodire e testimoniare il messaggio cristiano. Rivolgo la mia vicinanza ai suoi familiari, alla sua comunità e a quanti gli hanno voluto bene. La sua eredità culturale e spirituale continuerà a ispirarci e ad accompagnarci”
Il dolore per la scomparsa compare anche nel messaggio di cordoglio del ministro della Difesa, Guido Crosetto, il quale definisce Ruini “guida autorevole della Chiesa italiana, uomo di grande cultura, fede e profondo senso delle Istituzioni, ha accompagnato per decenni il dibattito civile e spirituale del nostro Paese, offrendo un contributo significativo alla riflessione sui valori fondanti della nostra comunità nazionale. Alla Chiesa italiana, ai suoi familiari e a quanti gli hanno voluto bene giungano il mio più sincero cordoglio e la vicinanza mia personale e di tutta la Difesa”.
La sua scomparsa, scrive invece Francesco Lollobrigida ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, , “priva la comunità della Chiesa Cattolica di una figura autorevole. Alla guida della Conferenza Episcopale Italiana ha rappresentato un punto di riferimento, difendendo con convinzione i valori della famiglia e della dignità della persona. Il suo contributo alla Chiesa e al dibattito pubblico lascia un’eredità significativa e duratura”.
Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, nel suo messaggio ha sottolineato che Ruini ha “difeso con equilibrio e fermezza i valori del Cattolicesimo, mantenendo sempre aperto il dialogo tra la Chiesa, la società italiana e il mondo” ed è stato “punto di riferimento per il clero, guida per la comunità cattolica, consigliere ascoltato di San Giovanni Paolo e Papa Benedetto XVI”, ambendo per tutta la vita ad avere “una ‘Chiesa non irrilevante’: è probabilmente questo il suo principale lascito a tutti noi”.





