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5 Maggio 2026 22:47

Quarta bocciatura per Emiliano al Csm: semaforo rosso all’incarico in Regione.

Il Consiglio superiore della magistratura ha respinto la richiesta di aspettativa. Rimane percorribile solo l'incarico di consulente della commissione parlamentare di inchiesta sulla sicurezza sul lavoro

Quarto semaforo rosso per l’ex-governatore della Regione Puglia questa volta arrivato dalla Terza Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura che ha respinto la nuova richiesta di aspettativa avanzata da Michele Emiliano come consulente retribuito della presidenza della Regione Puglia. La commissione ha respinto questo pomeriggio la nuova istanza, vanificando inutile anche l’audizione di Antonio Decaro attuale presidente della Regione Puglia Resta in campo la possibilità di un incarico presso la Commissione parlamentare di inchiesta sulla sicurezza sul lavoro o la nomina ad assessore in qualche giunta comunale pugliese a guida del centrosinistra come Taranto . La Terza Commissione del Csm ha chiesto al presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla sicurezza sul lavoro di far pervenire l’eventuale assenso di Emiliano all’incarico e di fornire anche elementi sostanziali sulle motivazioni che hanno portato alla scelta dell’ex governatore.

Emiliano dal canto proprio manifesta serenità ( di facciata ?) ed oggi pomeriggio a margine della presentazione presso la libreria Feltrinelli in centro a Bari, del suo primo libro, “L’alba di San Nicola” edito da Solferino , ha commentato: “Non sono particolarmente preoccupato del mio futuro”, ha detto Michele Emiliano aggiungendo però di essere invece “preoccupato del futuro di una idea della nostra comunità che deve resistere, deve andare avanti, deve diventare sempre più forte. E per comunità non intendo solo la Puglia o l’Italia, mi riferisco ad una umanità intera che deve prendere in mano il proprio destino attraverso la democrazia, attraverso la partecipazione”. 

“Siamo nelle mani di gente che ragiona secondo criteri che non sono quelli della stragrande maggioranza delle persone – ha aggiunto Emilianoe io mi auguro che questo futuro possa essere costruito dalla politica che non mi manca assolutamente, devo essere sincero, perché io ho avuto una responsabilità molto pesante per tanti anni. Mi sembrava di stare in una lavatrice, di guardarvi dall’oblò e adesso finalmente invece ho avuto il tempo persino di scrivere un romanzo».

Il suo futuro, dichiara Emiliano , «è quello di essere possibilmente sempre me stesso, qualunque cosa mi capiti di fare». E quando i cronisti gli chiedono dove si veda tra due anni, l’ex governatore risponde ironicamente risponde “sicuramente in qualche asilo a portare mia figlia. E poi mi auguro di stare bene, mi auguro di poter continuare a lavorare, di poter continuare a parlare delle cose che sono state la passione di tutta la mia vita e di dare una mano a ciascuno di voi, perché è quello ho fatto tutta la mia vita, ho cercato di dare una mano agli altri. Spero di esserci riuscito almeno in parte”.

Uno dei personaggi descritti del libro di Michele Emiliano è una giornalista d’inchiesta Antonia (nome di fantasia), “che rischiando nel suo piccolo anche il posto di lavoro fa il suo dovere e con il suo giornalismo investigativo suggerisce poi all’avvocatessa una pista molto importante. A me – ha detto Emiliano con riferimento al suo lavoro di pubblico ministero svolto sino a 20 anni fa, prima di entrare in politica – è capitato di avere dei giornalisti che trovavano elementi da consegnare agli investigatori. C’erano e qualcuno non c’è neanche più, cioè lo hanno anche ucciso per questo motivo“.

“Adesso addirittura c’è qualcuno che sta facendo la battaglia (il riferimento è al movimento di Vannacci n.d.r.) , per l’abolizione del finanziamento pubblico dei giornali, un’altra stupidaggine sesquipedale: non bisogna finanziare i giornali dei padroni, ma i giornali liberi, i giornali con editori puri, vanno finanziati, perché altrimenti faranno giornali solo quelli che hanno i soldi o quelli che hanno interessi“. Stava parlando probabilmente dei due giornali baresi, editi da imprenditori che vivono di commesse pubbliche, che escono in edicola sotto mentite spoglie di società noprofit o controllate da Fondazioni costituite da hoc, per attingereb ai contributi pubblici.



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