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1 Marzo 2026 15:57

La Cia l’ha trovato, Israele lo ha ucciso: la missione per colpire Khamenei

"Il via libera quando le "spie" hanno saputo della riunione, il leader non era nel bunker più profondo". I media statunitensi rivelano il dietro le quinte dell'attacco:

La Cia lo ha scovato, i missili di Israele lo hanno ucciso. Ecco come in pieno giorno, si è conclusa la lunga carriera di Alì Khamenei, simbolo e Guida della Repubblica Islamica. E per la terza volta i vertici dell’asse sciita si sono fatti cogliere di sorpresa dal nemico in piena emergenza. I giornali americani New York Times e Wall Street Journal hanno ricostruito le fasi salienti dell’operazione conclusasi con la nuova decapitazione del regime iraniano. Una missione portata avanti da due intelligence abituate a collaborare in un campo dove le alleanze contano fino ad un certo punto.

Gli agenti della CIA hanno seguito le tracce del leader islamico per mesi, una figura che aveva limitato al minimo le sue apparizioni sia per ragioni di salute che per motivi di sicurezza. Sapeva di essere in cima alla black-list di Donald Trump e Bibi Netanyahu. A Teheran dicevano sempre che Alì Khamenei, era al riparo, in un rifugio protetto e schermato da minuziosi controlli per evitare il peggio. Solo che lo scudo è stato “bucato” ed annientato.

Gli 007 Usa hanno raccolto informazioni su una riunione dei massimi dirigenti all’interno del Beit E Rahbari, il complesso nella capitale che rappresenta una sorta di snodo strategico. Dunque, non sono dovuti andare a cercarlo chissà dove, non era nascosto in una grotta nel fianco di una montagna e neppure in un anonimo appartamento. Avuta la certezza della sua presenza hanno passato la segnalazione all’IDF, uno scambio al contrario a quanto era successo nel gennaio del 2020 quando furono gli 007 israeliani del Mossad a marcare gli ultimi spostamenti di Qasem Soleimani, il capo della Divisione Qods dei Pasdaran. Un pedinamento che ha permesso successivamente ad un drone Usa di eliminarlo vicino all’aeroporto di Bagdad, in Iraq sempre su ordine del presidente Donald Trump.

Lo scambio si è ripetuto ieri mattina con l’apertura di una possibile opportunità, cioè quella di colpire ed uccidere Khamenei ed una schiera di alti ufficiali convocati per un summit di guerra, al quale erano presenti il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh, il comandante dei Pasdaran Mohammad Pakpour, il capo di stato maggiore Abdolrahim Mousav, il consigliere ed ex ammiraglio Ali Shamkhani, il responsabile della divisione aerospaziale Sayed Mousavi, il numero due del ministero dell’intelligence iraniana Mohammad Shirazi ed altri esponenti importanti del regime iraniano.

Non è da escludere che gli 007 della CIA abbiano tenuto d’occhio i principali dirigenti nella speranza di arrivare al “vertice”, le intelligence possono avere un solo colpo di fortuna ma anche essere capaci di costruire pazientemente il mosaico mettendo insieme i tasselli. I caccia israeliani sono decollati da una base israeliana attorno alle 6 del mattino dotati di armi lanciabili da lunga distanza. Un paio d’ore dopo è iniziata l’azione finale: almeno 30 ordigni hanno centrato il compound.  Secondo quanto racconta il New York Times gli ufficiali iraniani si trovavano in un edificio mentre Khamenei si trovava in un’ala sotterranea ma non nel bunker più profondo. E il martellamento non ha lasciato scampo alla maggior parte dei presenti spazzati via dalle esplosioni e dal crollo di parte della struttura. Danni ben visibili dalle foto satellitari diffuse successivamente da Tel Aviv.

Le autorità iraniane, inizialmente, hanno affermato che Khamenei era in salvo, poi hanno parlato di contatti interrotti ma hanno promesso un suo discorso alla nazione che non c’èe mai stato. La verità infatti era ben diversa, Alì Khamenei, simbolo e Guida della Repubblica Islamica era stata uccisa e con lui un buon numero di funzionari. Alcuni di loro avevano preso il posto di colleghi eliminati, sempre per opera degli israeliani, nell’ultimo conflitto del giugno 2025.

Le rivelazioni dei giornali americani offrono uno spicchio di verità. Sicuramente verranno alla luce ancora altri dettagli e versioni, verranno messe in circolo notizie per tutelare e proteggere fonti e tattiche. Di certo però in questa sfida c’è un percorso netto: Israele e gli Usa hanno “bucato” la rete di sicurezza dell’avversario e lo hanno fatto in momenti diversi. Con i cercapersone trasformati in ordigni contro gli Hezbollah. Con l’uccisione del segretario della fazione libanese Hassan Nasrallah “raggiunto” nel rifugio nelle viscere di Beirut. Con la decapitazione della gerarchia militare iraniana in estate. Eventi preceduti da una serie altrettanto lunga di eliminazione di dirigenti e scienziati.

Successi e risultati attribuiti all’uso dell’intelligenza artificiale, all’aiuto di collaborazionisti disposti a tradire per vendetta o per denaro, al ruolo della tecnologia, alla presenza di talpe, all’abilità di uomini e donne dei “servizi” della CIA e del MOSSAD che combattono da molto tempo un duello estenuante. Un esito ancora più rilevante perché avevano difronte l’Iran, paese abituato alla «cospirazione» e all’intrigo, un regime dotato di un apparato di sicurezza multiplo ed agguerrito. Solo che in questi anni la repressione e il sistema di controllo hanno assorbito forze ma anche creato crepe sfruttate al momento opportuno dal nemico.



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