Una giustizia “giusta” o utile alla “casta” delle toghe ?

Una giustizia “giusta” o utile alla “casta” delle toghe ?

Sarà sempre cosi “protettivo “ e cerchiobottista il Csm nei confronti delle toghe che finiscono in manette e qualche volta, come il caso dell’ex pm tarantino Matteo Di Giorgio in carcere per scontare 9 anni di detenzione, nominando (dopo averlo salvato in Commissione Disciplinare) Procuratore Capo in Basilicata un magistrato che i giudici hanno accusato di falsa testimonianza ?

di Antonello de Gennaro

L’adunanza generale del Consiglio di Stato ha dato parere favorevole alla destituzione del consigliere di Stato Francesco Bellomo decisione adottata dall’organo di autogoverno della magistratura amministrativa ha pochi precedenti nella storia giudiziaria italiana. La decisione presa dall’Assemblea plenaria del Consiglio di Stato non sarà immediatamente operativa. Bisognerà infatti attendere il passaggio al Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa che avrà il compito di redigere il decreto di destituzione, sul quale dovrà apporre la propria firma anche il Presidente della Repubblica. Dopodichè Bellomo che  è indagato per aver ricattato allieve della scuola “Diritto e Scienza”, da lui diretta, che venivano preparate al concorso di accesso alla magistratura, dovrà lasciare la magistratura.

Francesco Bellomo

Secondo la denuncia del padre di una delle allieve che ha fatto venire alla luce il caso, Bellomo da direttore della scuola privata di formazione “Diritto e Scienza”, avrebbe imposto alle borsiste minigonne, tacchi a spillo e trucco marcato, oltre alla risoluzione del contratto se si fossero sposate. Sulle vicende che hanno portato il Consiglio di Stato alla decisione di oggi, sono diverse le procure hanno aperto indagini nelle quali si ipotizzano reati che vanno dall’estorsione, alle minacce.

Bellomo ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali con alcune allieve, sostenendo che fossero consenzienti. E, dal canto suo, nega alcune accuse e difende il suo corso: “Il mio è un metodo scientifico di intendere la funzione della ragione nelle cose umane. Tutti i geni, Einstein, si sono dovuti difendere dagli attacchi di chi non ne conosceva le idee. Non avrei voluto divulgare le mie, ma sono venute fuori. Allora perché non dite che funzionano? Le mie allieve (e i miei allievi) hanno superato il concorso più di quelle di qualunque altro corso. E poi il dress code non è quello che scrivete“.

pm Davide Nalin

Anche  il pm di Rovigo Davide Nalin, assistente di Bellomo, è  finito sotto indagine, ed è stato sospeso cautelarmente dal Consiglio Superiore della Magistratura  a seguito delle denunce. Nalin ha sostenuto nei giorni scorsi in televisione ( RAITRE ) ancora una volta le proprie tesi respingendo ogni accusa: ha ammesso di essere amico di Bellomo, ma ha detto anche di non saper nulla delle sue fidanzate, e di aver fatto soltanto una volta da paciere con una terza persona.  Se ci sarà un processo, in ogni caso, Nalin “pronto a difendersi e a dimostrare di non aver responsabilità di nessun tipo”.

Un padre: “Ci ha chiesto la conciliazione  “Mia figlia sta cercando di tornare a una vita normale“, dice intanto il padre della ragazza piacentina che ha denunciato vessazioni e minacce durante il corso per aspiranti magistrati. L’uomo riferisce che la ragazza – laureata alla Cattolica di Piacenza – ora sta meglio ma “questa odissea le ha distrutto la vita. Ha ripreso a mangiare e a studiare, ma è ancora in cura dagli psicologi”. Ripete che la figlia “è stata sotto ricatto per troppo tempo attraverso il contratto che come borsista doveva firmare per mantenere la borsa di studio“. Bellomo avrebbe cercato, dopo aver appreso della denuncia, di arrivare a una conciliazione con la ragazza. I Carabinieri “sono venuti più volte, chiedevano a mia figlia di firmare un atto di conciliazione. Sono venuti a maggio, e poi a ottobre, ma lei era in ospedale”, conclude il padre. ​

Delle vicende certamente poco edificanti sul mondo della magistratura, come quella che ha  portato all’arresto (in carcere) del giudice Roberto Bufo,  56 anni,  residente a Carrara e in servizio al tribunale di Pisa , e in precedenza era pubblico ministero a Massa, dove era già stato indagato  e venne difeso dinnanzi nel 2002 dinnanzi al Csm da Piercamillo Davigo l’ex-presidente dell ‘ ANM- Associazione nazionale magistrati.

In quella circostanza la pratica a carico di Buffo venne tenuta molto molto nascosta, riguardando perizie che dalla Procura erano state affidate ad amici e pagate un prezzo esagerato, Come finì dinnanzi al plenum del Csm ? Diciotto voti favorevoli al trasferimento d’ufficio, 8 per l’archiviazione del caso, 5 astenuti. Passò a maggioranza, nella seduta plenaria del Csm, il trasferimento coatto del pubblico ministero Bufo da Massa, che così salvo onore, stipendio e toga.

Erano due sostanzialmente gli episodi nel mirino di chi accusava il magistrato Bufo di “disinvoltura professionale“, “procedura giuridicamente inesistente” e “liquidazioni consistenti” sempre al medesimo consulente. Incredibilmente Bufo non fu oggetto di alcun procedimento o accusa in sede penale ma soltanto disciplinare. legittimo chiedersi: ma se questi fatti fossero accaduti per opera di un cancelliere giudiziario, si sarebbe salvato da un processo penale dinnanzi a tali gravi accuse. Ne dubitiamo fortemente…

Abbiamo fatto qualche ricerca ed abbiamo scoperto cosa accadde al Csm.  Il primo caso trattato fu una inchiesta del pm Bufo sui presunti assenteisti in Tribunale, finita con un buco nell’acqua, il secondo relativo al sequestro di una villa dei contrabbandieri. Il relatore per la proposta di archiviazione al Csm ( prof. Ronco n.d.r. in apertura dei lavori, dichiarò che il magistrato Bufo aveva legittimamente sequestrato la villa nel corso dell’inchiesta sul contrabbando. Ma avvenne qualcosa di poco chiaro custodia della villa.

La valutazione – disse il prof.  Ronco di prudenza o imprudenza concerne le modalità della custodia. In realtà la custodia fu intesa dal dottor Bufo in modo dinamico per evitare che il bene perdesse il suo valore (tremiliardi di vecchie lire ndr). Il piano terra dell’immobile e le pertinenze furono affittate a un sottufficiale della Guardia di Finanza, un maresciallo dello stesso corpo che aveva espletatole indagini in quel procedimento”.

La locazione al finanziere venne fissata per un importo assai modesto (250mila lire al mese). “Poi vi sarebbe stata una spesa eccessiva sul giardinaggio (1 milione e 200mila lire al mese) e poi al custode vennero liquidate per un anno di custodia 24 milioni di lire, cioè due milioni al mese”.Queste spese di custodia vennero comunque liquidate, spiega Ronco, dal procuratore della Repubblica. Decisioni sulle quali il Csm si guardo bene dall’aprire un procedimento anche a suo carico.

Consulenze nel mirinoIl terzo capo di incolpazione – continuava  il professor Ronco  – concerne in realtà un’altra consulenza affidata al rag. Lupetti, cioè allo stesso rag. Lupetti che era stato nominato in quell’altro momento custode di quella villa“. La consulenza era relativa alla  “verifica e il controllo di una serie di natanti sequestrati in un procedimento transnazionale che aveva il campo di realizzazione dei reati in Grecia“. che venne affidata ancora una volta al rag. Lupetti invece di affidarla alla Guardia di Finanza senza aggravio per l’erario. Ma in questo caso “la lamentela della Guardia di Finanza può avere un rilievo  – commentava Ronco – ma non tale da comportare una abnormità dell’atto compiuto“.  Insomma si sostenne dinnanzi al Csm la libertà di scelta del magistrato (tanto paga il contribuente !)

Raddoppio del compenso . Per quanto riguarda il profilo della liquidazione che sarebbe stata superiore a quella richiesta dal consulente esterno andava detto, sempre secondo secondo il prof. Ronco, che anche qui si trattava di una liquidazione disposta poi in concreto dal procuratore della Repubblica di un compenso che tra la somma minima di 6.740mila e un massimo di 12milioni e 570mila… prendeva come base la media e la raddoppiava sulla base della normativa che consente il raddoppio quando l’incarico sia particolarmente complesso (ma qui altri membri intellettualmente “corretti” del Csm intervennero per contestare che in realtà la complessità millantata altro non era che andare ad annotare delle targhe di motoscafi in Grecia.

Proposta di trasferimento.  Il professor Viazzi, relatore per la proposta di trasferimento d’ufficio disse : “Ci troviamo difronte a un caso non particolarmente drammatico per l’oggettività dei fatti, ma significativo e sufficiente a fondare un trasferimento coatto proprio perché i fatti, per il luoghi soprattutto dove si sono verificati, quindi un piccolo ufficio, per la risonanza che hanno avuto proprio dentro e fuori dall’ufficio, sono tali da ritenersi compromesso quel prestigio che è richiesto per l’esercizio delle funzioni giudiziarie, perché si è trattato di comportamenti disinvolti, un po’ pasticciati, leggeri e per certi aspetti sconcertanti, posti in essere appunto in una piccola sede qual è Massa, quindi con effetti ancor più deflagranti proprio perché si è trattato di comportamenti finiti immancabilmente in pasto all’opinione pubblica, non solo locale perché sono anche vicende rimbalzate per le voci, le critiche, lo sconcerto derivatene all’interno anche dei corpi di polizia, soprattutto la Guardia di Finanza, rimbalzati fino a Genova, alla Procura generale che è intervenuta con decisioni“.

«Quella gestione naif» . Riguardo al caso dei presunti assenteisti “… non è più oggetto di contestazione la mancata informativa al dirigente per il semplice motivo che è venuto fuori dallo stesso dirigente nel frattempo andato in pensione che la prassi del tutto singolare di quell’ufficio era nel senso che non si doveva mai informare il dirigente delle iniziative che adottavano i sostituti… le condotte disinvolte del dottor Bufo si collocavano coerentemente ecco in un contesto alquanto naif della gestione di quest’ufficio – spiegava il consigliere Viazzi  – che era il peggio diretto di tutto il distretto”.

Fascicoli nell’armadio “Cito – continuava il prof. Viazzile frasi del procuratore generale Marvulli in audizione quando diceio appena preso possesso delle funzioni di procuratore generale ho avuto sentore… perché Massa è stato sempre un ufficio giudiziario che ha dato dei problemi, c’era già stata un’ispezione ministeriale che aveva ad esempio accertato la presenza di numerosi fascicoli, processi penali, che erano custoditi in un armadio che risalivano a moltissimi anni addietro e che si sono conclusi tutti con declaratoria di prescrizione, quindi il mio primo impegno è stato quello di andare a verificare in loco questa situazione, situazione che ho trovato con molto disagio negli uffici della procura, dove il procuratore capo era in procinto di abbandonare l’ufficio per raggiunti limiti di età e per quello che mi è stato riferito da avvocati e funzionari di cancelleria questo giovane magistrato dottor Bufo non si comportava con metodi ortodossi nella gestione di alcuni procedimenti”.

Un affitto irrisorio.  L’affitto – spiegava il relatore Viazzi che proponeva il trasferimento – che doveva pagare il finanziere per abitare nella mega-villa, con tanto di campi da tennis e da calcio e di piscina, era “simbolico” cioè non doveva pagare neanche le utenze che sfruttava. Infatti il pm Bufo non aveva fatto staccare le utenze che così finivano a carico dell’erario. “Beh – diceva Viazzi c’è la norma generale che consente di raddoppiare i compensi ma… quando mai si è liquidato da parte nostra più del massimo ad uno che non celo chiede… e questo è stato fatto“. “Qui non stiamo discutendo – continuava Viazzidi illazioni, sospetti, accuse enfatizzate o sfornite di prova, parliamo di fatti, questi fatti sono in rapporto causale con la ritenuta compromissione del prestigio dell’ordine giudiziario, la restaurazione di questa credibilità, autorevolezza, imparzialità dell’amministrazione della giustizia può andarsi a nostro avviso solo attraverso lo strumento dell’articolo 2, per cui insistiamo con la proposta di trasferimento d’ufficio“.

Manette “facili” . “Questo dottor Bufo – disse a suo tempoo  il consigliere del Csm dott.  Pastore autore un intervento durissimo – ha arrestato persone del suo ufficio e anche di un discreto livello per fatti di cui sono stati riconosciuti innocenti ed è gente che sta ancora lì. Ha dato a un privato una villa da 20 milioni per 250mila lire al mese. Lo Stato che egli rappresenta ha pagato luce, gas, telefono ed acqua e in più gli ha pagato il giardinaggio per un milione al mese, è un fatto questo grosso come una casa. Quest’uomo ha dato a un privato cittadino 60 milioni di lire in cambio di 750mila (l’affitto ndr), più bollette gratis e la custodia a due milioni al mese all’amico Lupetti. C’è un custode pagato due milioni al mese ed è affar suo custodire non inventare poi un sotto custode, un inquilino.Come volete che il futuro contestato dal pubblico ministero, domani il ladro d’auto, quello che ha rubato un’autoradio, il portalettere che ha aperto una busta e ha rubato un assegno da 50 euro, come potete pensare che questo porti rispetto ad un magistrato così? In sede disciplinare si vedrà cosa avverrà, ma in questa sede dobbiamo metterlo per lo meno, lui e la giurisdizione, al riparo dello scandalo“.

il magistrato Piercamillo Davigo

“Feste e festini nella villa” Il clima del plenum del Csm si surriscaldà abbondonando il fair play. Se ne lamentava poi la difesa cioè il magistrato dr. Piercamillo Davigo, contestando contenuti buttati lì e non documentati. Il consigliere Viazzi non ce la fece più e sbottò :”Il procuratore generale Marvulli per far cessare la locazione ha dovuto fare un blitz. Ci ha raccontato:Sono andato a Massa e ho voluto prima sentire perché questo sottufficiale si era separato dalla moglie, perché mi era stato detto che questa villa veniva utilizzata anche per fare feste e festini e allora gli ho detto: “Guardi lei deve uscire da questa villa” e lui mi ha consegnato in giornata in mia presenza le chiavi“».

Dopo vari interventi, si andò al voto e passò la proposta Viazzi. Sui veleni, sulle pesanti accuse, ogni parte restò del suo avviso.Non si arrivò di fatto ad alcun  giudizio definitivo nel merito. L’unica decisione presa fu un semplice un trasferimento poi “congelato”. Dopo tre mesi e mezzo la decisione del Csm è lettera morta, nulla si seppe del procedimento disciplinare. Una giustizia che a molti apparve sospesa in un limbo imbarazzante.

Giovanni Canzio

Come non dare ragione alla politica quando sostiene che dopo la riforma della giustizia, occorrerebbe riformare anche il Csm e la sua composizione. Le critiche proferite recentemente dinnanzi al plenum del Consiglio Superiore della Magistratura (di cui era membro d’autorità) dell’alto magistrato dr. Giovanni Canzio 1° presidente della Suprema Corte di Cassazione , in pensione dal 1 gennaio scorso, riecheggiano ancora nei corridoi di Palazzo dei Marescialli quando ricordo ai togati che “è molto critica la legittimazione del magistrato nella società moderna“.

Sarà sempre cosi “protettivo “ e cerchiobottista il Csm nei confronti delle toghe che finiscono in manette e qualche volta, come il caso dell’ex pm tarantino Matteo Di Giorgio in carcere per scontare 9 anni di detenzione, nominando (dopo averlo salvato in Commissione Disciplinare) Procuratore Capo in Basilicata un magistrato che i giudici hanno accusato di falsa testimonianza ?

Ai posteri e lettori l’ardua sentenza

 

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