Sanremo, la protesta dei lavoratori Tim: “Il festival si fa con i nostri soldi”

I lavoratori Telecom ne cantano quattro a politici, manager e banchieri. Un gruppo di dipendenti autoconvocati, sostenuti dalle single sindacali Cgil, Cisl, Uil e Cub, si è infatti dato appuntamento ieri sabato 11 febbraio nella sala stampa del Teatro Ariston di Sanremo , del cui Festival 2017 la Tim è “sponsor” unico. per protestare contro la disdetta unilaterale del contratto aziendale. “Il clima al lavoro è sempre più teso. I risparmi sono fatti sulla pelle dei lavoratori che chiedono all’azienda un tavolo di confronto e il ritiro della disdetta che inciderà su ferie, permessi e indennità, ha detto Simone Vivoli, sindacalista della Cub che teme ulteriori ripercussioni sulla forza lavoro (6.1229 dipendenti, 4.638 in meno rispetto al 2015) dalle promesse di risparmi fatte dai vertici Telecom ai mercati per i prossimi tre anni. L ’amministratore delegato Flavio Cattaneo ha infatti messo in cantiere altri 1,9 miliardi di economie nel nuovo piano industriale 2017/2019, che si aggiungono ai 600 milioni di spese tagliate  nel 2016 operando drastici tagli su spese di trasferte, immobili, sponsorizzazioni e pubblicità, oltre che sui contratti di fornitura.  Cattaneo, ha messo in cantiere altri 1,9 miliardi di economie, non ha rinnovato il contratto integrativo aziendale. Simone Vivoli (Cub) dice : “Il clima al lavoro è sempre più teso. I risparmi sono fatti sulla pelle dei lavoratori che chiedono all’azienda un tavolo di confronto e il ritiro della disdetta che inciderà su ferie, permessi e indennità”

 

Telecom continua a perdere colpi nel 2016 sul fronte dei ricavi  scesi -3,5% ( a 19,036 miliardi) sia in Italia domestico che in Brasile. Nell’ultimo trimestre dello scorso anno, la società è riuscita ad invertire la rotta (+0,8% in termini organici) interrompendo un trend negativo che durava daun anno e mezzo. Il mantenimento di questo risultato dovrà essere verificato nei prossimi mesi in vista dell’arrivo sul mercato entro la fine del corrente anno, del  nuovo operatore francese Iliad contro la quale Cattaneo ha progettato un nuovo brand “low cost”. Una cosa è prevedibile: per Telecom non sarà facile raggiugere i risultati sperati. Anche perché il gruppo è gravato da 25,5 miliardi di debiti (in calo da 2,2 miliardi) accumulati dalle precedenti  gestione che negli anni hanno spolpato l’azienda, a partire dal patrimonio immobiliare (gestione Tronchetti Provera) .

 

La società adesso sotto la gestione di Flavio Cattaneo ha migliorato la redditività di un miliardo nel 2016, soltanto con il taglio dei costi, è chiamata a dover investire in maniera importante nella rete in fibra ottica dovendo fronteggiare  la rivale Enel Open Fiber che si è già aggiudicata i primi fondi pubblici per le aree a fallimento di mercato. Senza dimenticare il rischio che i progetti di Fiber Flash, la joint venture creata da Telecom con Fastweb per cablare l’Italia, che sono finiti nel mirino dell’Antitrust che teme concentrazione di mercato. non vadano a buon fine.

Il risultato è che nonostante gli sforzi dei manager e i duri sacrifici chiesti ai lavoratori, il futuro dell’azienda in realtà resta ancora tutto da delineare. Senza dimenticare che il futuro dell’ex monopolista è legato a doppio filo con lo scontro legale-finanziario che il suo principale azionista, il gruppo francese Vivendi, sta giocando con Mediaset. Uno studio elaborato dagli analisti dell’istituto bancario svizzero  Credit Suisse dello scorso 10 gennaio, listruttoria aperta dall’Agcom a seguito della decisione di Vivendi di investire importanti capitali  nelle attività televisive del Gruppo controllato da Silvio Berlusconi  potrebbe stabilire che i francesi non possono contemporaneamente essere soci di Telecom e di Mediaset. e quindi  l’autorità potrebbe imporre a Vivendi la cessione, in toto o in parte, di uno dei due asset.

Problema questo non indifferente che dovrebbe essere risolto  entro il mese di di marzo, in cui peraltro è prevista anche la prima udienza fissata per il prossimo 21 marzo sulla richiesta  avanzata dai legali di Mediaset del maxirisarcimento (l’atto di citazione prevede un risarcimento danni quantificato fino a 2 miliardi)  a Vivendi a seguito dell’autentico voltafaccia dei francesi sulla cessione della pay-tv Premium. Scadenze queste che rischiano di mettere sotto pressione Vivendi negli ultimi giorni di trattativa per trovare un accordo con Mediaset evitando di dover arrivare in tribunale. Tutto ciò avrebbe un effetto indiretto anche sul destino di Telecom che rischia di essere una spina nel fianco .

nella foto Flavio Cattaneo e Sabrina Ferilli

Concludendo, è arrivata una “segnalazione” alla nostra redazione, segnalante una circostanza abbastanza veritiera alquanto imbarazzante. Come tutti ben sanno Flavio Cattaneo è legato sentimentalmente all’attrice romana Sabrina Ferilli, la quale avrebbe recentemente costituito una società di produzione con Maria De Filippi, e l’attrice romana è diventata una presenza fissa,  nei programmi televisivi (Amici, House Party) condotti dalla De Filippi . Ebbene guarda caso tutti questi programmi hanno come sponsor principale propria la società telefonica TIM. A volte certe coincidenze sfiorano il conflitto d’interessi.  Anche se ad onor del vero va ricordato che la delega sulla comunicazione e pubblicità è affidata al presidente della società telefonica Recchi.

 




Rapporto Eurispes Italia 2017 : lo Stato è intelligente ma non si applica.

di Paolo Campanelli

Il rapporto è ampio e complicato, con molti punti di analisi estremamente importanti, ma il senso chiaro: l’Italia è intelligente, ma non si applica. Moltissimi sono i punti che andrebbero letti, compresi, e analizzati, per questo procediamo in pillole, più leggere e semplici da leggere. La voce più strana salta subito all’occhio: il settore tecnologico ha fatto i più grandi avanzamenti rispetto alle analisi precedenti, ma rimane comunque uno dei più arretrati in Europa, chiuso in una dualità di ignoranza o disinformazione da un lato, e idee, concetti e desideri di avanzamento dall’altro.

Per la maggior parte degli italiani nel 2017 si assisterà ad una ripresa debole ma stabilizzata, mentre soltanto una persona su dieci si aspetta  un miglioramento della situazione economica dal nuovo anno appena entrato. Di fatto quasi la metà degli italiani non riesce a far quadrare i conti ed una persona su quattro dichiara ai ricercatori dell’ Eurispes di sentirsi abbastanza o molto povero.

Per oltre il 38% dei cittadini fra le uscite che si è costretti a ridurre, vi sono sono quelle per la salute.  Oltre la metà degli italiani giudica insufficiente e scadente il sistema sanitario nazionale, e si constata una notevole forbice in termini di efficienza e qualità del servizio tra il  Nord e Sud. Sono questi alcuni degli aspetti più significativi rilevati nel Rapporto Italia 2017 e diffuso ieri dall’ Eurispes, in cui si confermano i dati dello scorso anno sulla situazione economica del Paese e delle famiglie.  

 

 

Oltre la metà degli italiani (il 54,3%) non è soddisfatto della sanità, percentuale che nel Sud supera il 70%. Il dato complessivo in definitiva però   non ha subito  mutamenti particolari negli ultimi anni. Prevale la soddisfazione (70,3%), nel Nord-Ovest  che ottiene la maggioranza anche al Nord-Est (56,3%). La situazione al Centro-Sud è del tutto diversa:  al Centro si raccolgono  giudizi negativi  dal 65,9% degli intervistati , nelle Isole, dal 72,4% mentre il 73,6% dei cittadini al Sud boccia il sistema .

Il disagio più frequente riguarda le lunghe liste di attesa per visite ed esami medici (75,5%): il 53,2% ha dovuto attendere troppo per interventi chirurgici e il 48,9% indica una scarsa disponibilità del personale medico e infermieristico. Il 42,2% degli italiani denuncia strutture mediche fatiscenti, il 41,8% condizioni igieniche insoddisfacenti. Il 34,1% di quanti si sono rivolti alla sanità pubblica ha poi sperimentato a proprie spese errori medici. E se è vero che il 50,5% del campione preferisce rivolgersi agli ospedali pubblici per cure specialistiche e interventi chirurgici (mentre il 25,7% sceglie le strutture private) lo è altrettanto che il 23,8% dichiara di non potersi permettere le cure private. Quanto alle spese, infatti, nell’ultimo anno il 31,9% dei cittadini ha rinunciato alle cure dentistiche a causa dei costi eccessivi, il 23,2% a fisioterapia-riabilitazione, il 22,6% alla prevenzione e il 17,5% ha sacrificato persino medicine e terapie.

L’indagine è stata analizzata in base ai risultati di un questionario al quale ha risposto un campione di 1.084 cittadini stratificato per genere, età e area territoriale. Il rapporto evidenzia la convivenza tra “più Italie distanti l’una dall’altra che a volte stentano ad andare d’accordo”  come ha illustrato  Gian Maria Fara il presidente di Eurispes , secondo il quale la situazione è frutto “della mancanza di un progetto per il futuro che possa vedere tutti collaborare nell’interesse generale del Paese”.

Sul punto di vista sociale sorge un nuovo, inquietante aspetto: quello che un tempo era la classe operaia è stata soppiantata in maniera pressoché totale da un nuovo ceto, quello dei lavoratori precari, ormai talmente tanti da essere ben più di una condizione temporanea.  Nonostante il calo del reddito medio, tristemente costante dagli anni passati, la maggior parte degli italiani non si sente “povero” in senso lato, ma le spese troppo spesso superano gli introiti, e molta gente si vede a dover attingere alle proprie riserve per cui ha dovuto duramente lavorare negli anni passati, .  Il 48,3% delle famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese (nel 2016 era il 47,2%). Il 44,9% è costretto a utilizzare i propri risparmi.

Nello stesso tempo i nuclei familiari tendono a rimanere più compatti, e più di un italiano su dieci è costretto a tornare a vivere con i genitori (o in certi casi con i suoceri) per ridurre i costi, gli animali domestici si sono ridotti, e quando ci sono, sono quasi sempre ex randagi o adottati da un rifugio.

“I giovani cercano di andare all’estero” la frase fatta continua ad essere attuale, ma ormai è dimostrato che non si tratta solo dei più giovani: tutti quegli ambienti in cui servono risorse materiali di un certo peso, prima fra tutti il campo della ricerca scientifica, vedono una continua fuga di risorse umane per mancanza di fondi, e totale opposizione al riformare condizioni attuali per poter ricavare quelle risorse; una vera e propria crisi nella vocazione della conoscenza scientifica.

Nel corso degli ultimi 2 anni, la paura di subire reati è aumentata rispetto al passato per un terzo degli italiani (33,9%), per oltre la metà (58,2%) è rimasta invariata e solo per il 7,8% è diminuita. Gli italiani si sentono minacciati dal furto in abitazione (34,8%), a seguire dall’aggressione fisica (15,1%). Il 41,3% dei cittadini dichiara che probabilmente ricorrerebbe alle armi se messo in una situazione di pericolo, mentre il 22% è sicuro che lo farebbe. Poco più di un terzo si pronuncia diversamente: il 25,8% probabilmente non utilizzerebbe le armi sotto minaccia e il 10,9% esclude nettamente tale possibilità.

Sicurezza

Il 48,5% dei cittadini è d’accordo con l’incriminazione di chi reagisce durante un furto in casa/nel proprio negozio sparando e ferendo o uccidendo gli aggressori, nei casi però in cui la reazione non sia commisurata al pericolo; il 42,7% è contrario all’incriminazione, mentre l’8,8% sostiene che debbano essere incriminati in ogni caso.

Unica eccezione, è nelle forze dell’ordine, soprattutto quelle ai livelli superiori, ossia esercito e servizi segreti, con i primi riconosciuti in campo internazionale per i loro piccoli ma continui successi, e i secondi per lasciare poche tracce ma risultati evidenti a chi intuisce dove e cosa guardare. In puro stile “segreto di Pulcinella”, infatti, un buon 80% degli italiani sa che i servizi segreti stanno facendo “qualcosa”, ma nessuno conosce gente che effettivamente faccia l’agente segreto come mestiere.

Una delle cause scatenanti, secondo i ricercatori, è la netta divisione “noi contro di loro” che si è andata a definire nei recenti anni in una moltitudine di campi, una spettacolarizzazione dello scontro ideologico che non lascia spazio ad altro e brucia energie e risorse, non lasciandone per poter progredire e dividendo, appunto, l’Italia in pezzi.

Malagiustizia.

Il 37,1% dei cittadini individua come causa degli errori giudiziari il cattivo funzionamento della macchina giudiziaria nel suo complesso; a seguire il lavoro dei magistrati nel 27,4% dei casi; mentre il 13,7% indica come causa i pubblici ministeri delle procure che non fanno bene il lavoro di indagine. Il 63,7% dei cittadini si pronuncia a favore dell’introduzione di una legge sulla responsabilità civile dei magistrati.

Il 47,8% dei cittadini ritiene le intercettazioni uno strumento fondamentale per prevenire e reprimere i reati; mentre il 40,9%, pur condividendo questa posizione, si preoccupa che sia tutelata comunque la privacy delle persone; l’11,3% si dichiara invece contrario poiché le intercettazioni rappresentano una limitazione della libertà personale.

Europa: metà degli italiani non vuole uscire dalla Ue

Nel 48,8% dei casi gli italiani si dicono contrari all’ipotesi di uscire dall’Europa, mentre i favorevoli sono pari al 21,5%. Elevato il dato (29,7% dei casi) di coloro che non sanno esprimersi in merito o preferiscono non farlo. L’ipotesi di un referendum per uscire dell’Unione vede prevalere il “no” con il 39,1% contro il 29,5% di “” e un altissimo numero di “non so” (31,4%). Un risultato molto diverso rispetto al 2015 quando alla domanda “l’Italia dovrebbe uscire dall’Euro?” il 40% dei cittadini rispondeva “”.

 Gli italiani rimproverano all’Europa il problema dei migranti, rispetto al quale si sentono lasciati soli da Bruxelles (71,5%), le politiche spesso svantaggiose che ci vengono imposte (70,8%) e i sacrifici economici che dobbiamo sostenere per ottemperare ai dettami europei (70,2%). Ma essere europei ha anche dei vantaggi: la facilità di viaggiare e spostarsi all’interno dell’Unione (86,7%), gli scambi commerciali agevolati (79,5%) e la possibilità di avere una moneta unica e stabile (75,6%). Il 40,4% dei cittadini sostiene che l’Italia deve affermare con decisione la tutela degli interessi del Paese, troppo disposto a mettersi da parte per il “bene comune”.

Maggiore qualità dei servizi privati rispetto ai servizi pubblici

La netta maggioranza dei cittadini esprime insoddisfazione (61,4%) per la qualità dei servizi in Italia, con un picco di giudizi negati nelle Isole (80,3%). Dovendo scegliere, il 40% degli italiani si dice convinto della maggiore qualità dei servizi privati, il 24% premia invece i servizi pubblici. Tra  i servizi pubblici, solo la Scuola ottiene oltre la metà dei giudizi positivi (56,8%), seguono gli ospedali e la Difesa (entrambi al 47,7%), i servizi di sicurezza ed ordine pubblico (44,7%), degli enti previdenziali (43,5%). La quota più consistente di bocciature riguarda le Amministrazioni centrali (72,4% di giudizi negativi), seguite dalle Amministrazioni locali (61%) e dall’Amministrazione della giustizia (56,9%).

Tra le aziende un tempo pubbliche e poi privatizzate, l’Enel raccoglie la quota più elevata di giudizi favorevoli (46,1%), a seguire Italgas (38,6%), mentre Poste Italiane ottiene un 40,1% di giudizi positivi ed un 41,6% di negativi. Anche Autostrade riceve una quota di valutazioni positive (37,3%) di poco inferiore a quelle negative (38,6%). Per quanto riguarda Alitalia, soddisfatti ed insoddisfatti si equivalgono (rispettivamente 34,6% e 34,8%), così pure per Ferrovie dello Stato (39,2% e 38,6%) Tra i gestori telefonici, Telecom raccoglie giudizi positivi fino al 58,8%. A seguire, Vodafone (46,5%), Wind/Infostrada, (36%), Fastweb (29,8%), Tre (22%) e Tiscali (15,5%); le quote più elevate di mancato giudizio chiaramente vanno a quelle compagnie che hanno minore diffusione e delle quali non tutti i consumatori hanno provato il servizio.

L’Italia ha registrato un continuo declino – sottolinea Fara – sul fronte dell’istruzione, della ricerca e innovazione raffrontati alle posizioni degli altri Paesi dell’ Eurozona , mentre il fronte delle imprese è caratterizzato da un alto livello di indebitamento con il sistema bancario”

 

 

 




CK Hutchison e VimpelCom soddisfatti approvazione Commissione Europea joint venture WIND-3 Italia

nella foto Maximo Ibarra

nella foto Maximo Ibarra

di Marco Ginanneschi

CK Hutchison Holdings Ltd. (“CK Hutchison”), azionista di 3 Italia, e VimpelCom Ltd. (“VimpelCom”), azionista di WIND Telecomunicazioni S.p.A., con un comunicato esprimono soddisfazione per la decisione della Commissione Europea di approvare la joint venture paritetica che farà nascere l’operatore mobile leader in Italia. L’integrazione di 3 Italia e WIND creerà, infatti, un nuovo e più forte operatore, con oltre 31 milioni di clienti nel mobile e 2,8 milioni nel fisso (di cui 2,5 milioni broadband), che aumenterà il livello competitivo del settore e sarà in grado di soddisfare i rapidi cambiamenti di mercato, come la crescente domanda di dati e di servizi digitali. Da quanto si apprende, a capo della nuova società che emergerà dalla fusione Wind-Tre ci sarà Maximo Ibarra, attuale CEO di Wind.

nella foto Margrethe Vestager, commissaria europea alla Concorrenza

Possiamo approvare l’accordo perché Hutchison e VimpelCom hanno proposto misure correttive considerevoli, che consentono a un nuovo operatore di rete mobile, Iliad, di accedere al mercato italiano“, ha dichiarato   Margrethe Vestager Commissaria Ue alla concorrenza ( a sinistra nella foto)    “La decisione di oggi fa sì che in Italia il settore rimanga competitivo, in modo che i consumatori possano continuare a godere di servizi mobili innovativi a prezzi equi e su reti di qualità”, ha aggiunto la Vestager, sottolineando che “questo caso dimostra che in Europa le società di telecomunicazioni possono crescere non solo consolidandosi all’interno dello stesso paese, fatta salva la concorrenza effettiva, ma anche espandendosi oltrefrontiera, come Iliad in questo caso“.

I clienti beneficeranno anche di una migliore copertura di rete, di una più veloce diffusione dell’ultra broadband mobile (4G/LTE), oltre che di una maggiore affidabilità e velocità di download. La capacità finanziaria e la dimensione industriale della nuova realtà, con 21.000 siti e una maggiore disponibilità di frequenze, permetteranno di fornire servizi innovativi e di qualità ai clienti business e consumer in Italia. 

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Il nuovo operatore che nascerà dalla joint venture beneficerà di significative economie di scala e di sinergie che permetteranno di sbloccare investimenti per 7 miliardi di euro in infrastrutture digitali in Italia. Inoltre, il contributo fornito dalla joint venture allo sviluppo della banda ultra larga mobile giocherà un ruolo importante nel conseguimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale varata dal Governo italiano, che prevede di portare 100 Mbps all’85% della popolazione entro il 2020. L’investimento sarà anche complementare al progetto Enel Open Fiber, già sostenuto da WIND.

Schermata 2016-09-03 alle 09.44.02Canning Fok, Co-Managing Director del CK Hutchison Group , commentando l’approvazione da parte della Commissione Europea, ha dichiarato: “Oggi è un grande giorno per il mercato e per i consumatori italiani. Questa joint venture sbloccherà investimenti significativi nell’infrastruttura digitale italiana e darà vita ad un’azienda con dimensioni e forza per fornire servizi di telecomunicazioni innovativi e di qualità, con maggiore affidabilità, velocità e copertura di rete. La joint venture garantirà al mercato italiano delle telecomunicazioni, quarto per dimensioni in Europa, una posizione di leadership nell’economia digitale globale”.

Schermata 2016-09-03 alle 09.45.19Per il CEO Jean-Yves Charlier, Chief Executive Officer di VimpelCom: “Il merger creerà un operatore mobile leader in Italia, finanziariamente solido, che beneficerà delle importanti sinergie derivanti dalla fusione tra il terzo e il quarto operatore. La joint venture potrà contare anche su un livello di debito più sano e sarà in grado di ottenere una significativa riduzione della leva finanziaria nel medio termine. Una volta completata l’operazione, la nuova realtà non solo sarà positiva per i clienti e per l’economia italiana, ma porterà valore anche ai nostri azionisti nel lungo termine”.

L’integrazione realizzerà importanti efficienze per un valore attuale di oltre 5 miliardi di euro, al netto dei costi di integrazione. I ricavi complessivi delle due società nel 2015 ammontavano a 6,25 miliardi di euro. Il merger, in generale, rappresenta una delle più grandi operazioni di M&A realizzate in Italia dal 2007. Il completamento dell’operazione, soggetto all’approvazione degli organi regolamentari nazionali, dovrebbe realizzarsi entro il quarto trimestre del 2016.

CdG Xavier Niel

nella foto Xavier Niel, proprietario di Iliad-Free

Nei giorni scorsi Iliad/Free, la società francese che fa capo a Xavier Niel, aveva comunicato i dati che segnavano un nuovo semestre di crescita, e che le hanno permesso di superare la rivale Sfr per numero di abbonati nel fisso. La società di Niel si prepara a sbarcare con grandi ambizioni in Italia, definito “un mercato molto attraente“.  “Abbiamo molta fiducia nella nostra capacità di avere successo sul mercato italiano”, ha dichiarato Maxime Lombardini l’a.d di Iliad, , alla presentazione dei conti, spiegando che in base all’accordo con Wind-H3G, potrà rilevare attività che “permetteranno di sviluppare rapidamente un’offerta aggressiva nel mobile” .

Adesso bisognerà vedere e capire cosa comporterà l’arrivo in Italia di un quarto operatore come Iliad che in Francia con il marchio Free ha dato la svolta con offerte low cost. “Per il momento gli operatori sono scesi da 4 a 3, questa è la notizia” ha commentato il ceo di Telecom Flavio Cattaneo, con un chiaro riferimento al fatto che le concorrenziali offerte commerciali della prossima presenza francese in Italia,  non arriveranno subito, e comunque non prima della seconda metà del 2017.




Puglia 365: un laboratorio di turismo per l’Italia che cambia

Qual è la nuova strategia di sviluppo del turismo in Italia? Quali i progetti di alcune grandi aziende italiane come Trenitalia e Telecom per implementare il turismo e come si possono incrociare con il piano di sviluppo turistico di una grande regione come la Puglia che ha l’ambizione di diventare un laboratorio di turismo per l’Italia? Sono alcune delle questioni di cui si è parlato in Bit all’incontro “Puglia 365: un laboratorio di turismo per l’Italia che cambia”, organizzato dalla Regione Puglia e coordinato dal Commissario Straordinario di Pugliapromozione, Paolo Verri, per la prima volta alla Bit con la Puglia. Politici e tecnici a confronto: presenti, con gli assessori regionali Loredana Capone, Industria Turistica e Culturale, e Leonardo Di Gioia, Risorse Agroalimentari, anche Francesco Palumbo, direttore del dipartimento turismo del MiBACTSerafino Lo Piano di Trenitalia e Salvatore Nappi di Tim.

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Nei primi mesi del 2016 la nuova programmazione 2014/2020 della Regione Puglia terrà conto dello scenario internazionale in crescita nel quale la Puglia si colloca come un territorio sicuro, sempre più desiderato e in grado di offrire esperienze di viaggio ed emozioni. Qual è la sfida che la Puglia ha in questa nuova fase? Far crescere la competitività della destinazione in Italia e all’estero, aumentare i flussi di turisti internazionali e dare una spinta positiva alla destagionalizzazione, favorendo l’innovazione organizzativa e tecnologica.

Loredana Capone

nella foto, l’ assessore regionale Loredana Capone

Se c’è un settore dove si può davvero lavorare per far crescere l’economia e creare posti di lavoro in Puglia, quel settore è il turismo. Intanto, gli arrivi internazionali continuano la loro crescita costante e di lungo periodo con stime per il 2015 di +9% in Puglia. Lo stesso sviluppo dei pernottamenti dall’estero spicca in Puglia anche rispetto ad altre regioni competitor (+38% dal 2010 al 2014). Siamo però ancora molto lontani dal tasso di internazionalizzazione  italiano: 20% della Puglia vs il 49% dell’Italia e abbiamo quindi ancora ampi margini di sviluppo sui mercati esteri. – ha affermato l’Assessore Loredana CaponeNe sono convinti gli stessi imprenditori in Puglia come da una recente indagine: la percezione economica del turismo pugliese è molto positiva (65%), nonostante la percezione negativa della situazione economica in generale (63%). Gli operatori pugliesi inseriscono l’incremento dei collegamenti aerei e ferroviari, la banda larga e la formazione tra i bisogni basilari per lo sviluppo turistico della regione, oltre alla implementazione dei servizi di comunicazione per il turista e alla creazione di pacchetti all season. Occorre quindi innovare l’offerta, adattandosi alle esigenze e ai bisogni dei viaggiatori moderni, e investire sulle tecnologie. C’è un impegno straordinario di tutta la Puglia sul tema del turismo e dell’industria turistica. Dobbiamo fare in modo che questo impegno si traduca in risultati con le gambe forti, capaci di durare nel tempo e giovare alle imprese. Per riuscirci dobbiamo organizzarci ma l’organizzazione richiede una regia forte e un grande lavoro, frutto di un rapporto pubblico-privato. Per questo stiamo costruendo un piano strategico di intervento che tenga conto delle diverse attrattività del territorio pugliese e, al contempo, lavori su quattro priorità: prodotto, formazione, accoglienza, promozione, legate dal filo dell’innovazione. E innovazione è certamente tecnologia digitale, app ecc. ma è anche lavorare sull’offerta nella logica dei viaggi brevi, short break, e migliorare i collegamenti. Bisogna fare squadra anche nella promozione. Dal Ministero, da Trenitalia e da Tim arrivano numerosi stimoli a lavorare insieme. E naturalmente strategico è il tema della nuova governance al quale teniamo moltissimo: le scelte per il piano strategico del turismo in Puglia devono essere condivise con gli operatori pugliesi e la volontà di un migliore coordinamento strategico tra MIBACT, Regioni, enti locali e imprese ci sembra la strada giusta da seguire anche sul piano nazionale”.

L’industria dei viaggi e delle vacanze continua a essere uno dei settori chiave dell’economia globale. Lo scenario mondiale segna per il 6° anno consecutivo una crescita del turismo internazionale (+4,4% gli arrivi nel 2015), toccando il record di un miliardo e 184 milioni di viaggiatori (dati dell’UNWTOWorld Tourism Organization), con circa 50 milioni i turisti in viaggio in più nel 2015 rispetto al 2014. “Le previsioni al 2020 a livello mondiale sono più che positive – ha introdotto Paolo VerriAnche se nello scenario globale, in virtù delle turbolenze politiche, arrancano alcune destinazioni del Mediterraneo, specialmente quelle della sponda Sud, in particolare Egitto e Tunisia. Per quanto concerne l’Italia dal 2010 al 2015 come sappiamo è stata registrata una contrazione degli investimenti privati e della spesa pubblica rispettivamente del 27% e del 10%, ma restano buone le previsioni occupazionali e soprattutto il nostro Paese  potrebbe davvero approfittare dei trend in atto. E la Puglia deve – e può! – essere uno dei motori di questa nuova accelerazione”.

nella foto, Fancesco Palumbo

nella foto, Francesco Palumbo del MiBACT

Se, anche alla luce dei più recenti dati disponibili, l’Italia rimane una meta molto ambita, secondo Francesco Palumbo, Direttore del Turismo del MiBACT, “Essa è penalizzata però da diversi fattori, che in linea generale riguardano l’insufficiente innovazione tecnologica ed organizzativa, la scarsa reattività alle trasformazioni del mercato, una diffusa obsolescenza delle competenze, l’esistenza di condizioni sfavorevoli per l’attività delle imprese. Per rispondere in modo più incisivo alle nuove sfide imposte dalla competizione mondiale con l’obiettivo di far riconquistare al turismo italiano le posizioni perdute occorre l’attivazione di un set di azioni, a partire dall’innovazione tecnologica, già prevista nel Piano Strategico per la digitalizzazione del turismo italiano (TDLab), e dalla sostenibilità, emersa come esigenza trasversale a tutti gli interventi in ambito turistico nel corso del proficuo dibattito che ha caratterizzato il primo incontro di Pietrarsa. Le motivazioni che rendono prioritaria la riformulazione in atto del precedente Piano Strategico di Sviluppo del Turismo (il Piano Gnudi, mai approvato in via definitiva), sono connesse alla necessitò di definire e condividere con tutti gli operatori del settore pubblici e privati, una visione d’insieme chiara di cosa è attualmente e cosa dovrebbe essere di qui a cinque anni il Turismo in Italia, con due esigenze prevalenti. La prima è relativa alla necessità di coordinare tutti gli interventi, sia di carattere normativo che progettuale, attualmente in capo ad una molteplicità di Enti e soggetti che rende eccessivamente frammentato e dunque privo di efficacia il quadro delle azioni nel settore. La seconda esigenza riguarda la necessità di fare delle scelte condivise e concentrare l’azione verso poche priorità”.

Palumbo ha poi precisato che “gli obiettivi generali del Piano Strategico di Sviluppo del Turismo sono di accrescere la quota dell’Italia nel mercato turistico globale, aumentando la competitività del sistema turistico nazionale e valorizzando le risorse territoriali sia culturali tangibili ed intangibili che integrando le diverse forme del patrimonio culturale e ambientale”. In questo contesto, già nell’immediato la Puglia rappresenta uno dei casi più interessanti nel panorama nazionale, secondo Palumbo che ha concluso: “ Il Piano dovrà favorire il disegno di una nuova governance che sia in grado di favorire un migliore coordinamento strategico tra MIBACT, Regioni, enti locali e imprese per condividere le priorità sia in termini di policy che in termini di comunicazione internazionale di livello nazionale e di aree turisticamente omogenee (distretti, STL, DMO, ecc.), portando a sintesi e finalizzando su poche e strategiche iniziative i differenti piani che investono quei territori e coordinando nell’ambito del complessivo brand unico “Italia” i diversi patrimoni turistici territoriali locali. In questo senso il Piano più che un documento statico, una volta approvato, diviene un metodo di concertazione che, in modo  condiviso, si può agilmente aggiornare di anno in anno innovando obiettivi e priorità”.

Per Paolo Verri, grande sostenitore della sinergia fra Puglia e Basilicata, insieme per la costruzione di un prodotto turistico complessivo, questo punto della nuova governance che terrà conto di aree più vaste turisticamente omogenee potrebbe essere uno dei punti di forza insieme alle azioni di redistribuzione dei flussi turistici sul territorio italiano, favorendo la destagionalizzazione. Fra i trend del turismo globale, infatti troviamo, oltre alla personalizzazione dell’esperienza di viaggio, l’aumento degli “short break” sul corto medio raggio: si viaggia di più rispetto al passato, ma lo si fa per periodi più brevi, anche fuori stagione. Per questo strategici sono i trasporti interni.

nella foto Lopiano

nella foto Serafino Lopiano di Trenitalia

Trenitalia punta sui weekend e sulle città d’arte – ha sottolineato Serafino Lo Piano, Dirigente della Divisione Lunga Percorrenza e Alta Velocità di Trenitalia – sostenendo la domanda con una serie di offerte promozionali che incentivano anche le famiglie a muoversi, per motivi leisure, proprio nei fine settimana. La nostra forza sta nel sistema delle Frecce, che ha acquisito un ruolo fondamentale nello sviluppo del turismo, grazie alla capillarità, frequenza e comodità di servizi che hanno l’esclusiva prerogativa di raggiungere sempre il cuore delle nostre città. E questo vale anche per la Puglia: il Frecciarossa arriva a Bari e Foggia e la regione è collegata a Roma e al nord Italia da 26 Frecce al giorno. Tra i nostri obiettivi – ha infine concluso Lo Pianoc’è quello di fare isempre più sinergia con le istituzioni locali e le associazioni degli albergatori, ad esempio definendo accordi di co-marketing sul modello “ al mare in treno” sviluppato con successo nella riviera romagnola.

Sempre fra i trend del turismo globale troviamo la crescita delle prenotazioni via web tramite tecnologia mobile. Secondo l’indagine di Euromonitor nel 2019 il transito del turismo che passera da mobile sarà pari al 22% del totale nel mondo. I viaggiatori di domani saranno per la maggior parte costituiti dai cd Millenials, quelli che hanno oggi fra i 18 e i 35 anni per non parlare della Generazione Z ( ovvero gli attuali minori fra sette e 17 anni). Agenzie, tour operator, compagnie aeree, destinazioni turistiche e alberghi, e naturalmente le Amministrazioni Pubbliche, sono tutti chiamati a guardare avanti, a non fermarsi. E per questo sono fondamentali le infrastrutture digitali che abilitano le piattaforme per il turismo. Sulla larga banda per esempio, nella Regione Puglia sono in atto azioni importanti nell’ambito dei progetti Europei.

nella foto Salvatore Nappi di TIM

nella foto Salvatore Nappi di TIM

Il laboratorio della Puglia è un’eccellente occasione anche per TIM per accelerare la “digital transformation” della filiera del Turismo e confermarsi partner di riferimento delle aziende e della Pubblica Amministrazione – ha detto Salvatore Nappi, Direttore Business Sales Sud di TIM – Questo grazie anche a  progetti infrastrutturali già in campo come quello per la Banda Ultra Larga nella Regione: 95 milioni di euro di investimento tra pubblico e privato per portare entro quest’anno la fibra ottica in circa 150 Comuni, comprese circa 50 Aree Industriali di importanza strategica per l’economia territoriale. Dai portali web, già realizzati congiuntamente ad alcune Amministrazioni locali, all’e-ticketing, ndalla fruizione museale interattiva alla promozione on line delle eccellenze enogastronomiche, siamo certi che istituzioni, imprese e cittadini della Puglia sapranno ancora una volta essere i protagonisti di questa trasformazione”.

Se queste sono le nuove azioni da mettere in campo insieme va comunque proseguito, secondo Paolo Verri, anche il lavoro di promozione della Puglia fatto negli ultimi tre anni: la Puglia ha raggiunto i maggiori mercati internazionali con una strategia di comunicazione multimedia con campagne on e offline, road show nelle capitali europee, product placement in film ed eventi internazionali. SWG ha stimato più di 40 milioni di contatti, in Italia e all’estero, grazie alle attività di promozione messe in atto tra il 2014 e 2015 dall’Agenzia.

nella foto Paolo Verri

nella foto Paolo Verri di Pugliapromozione

Certamente consolideremo il lavoro sul branding con campagne mirate alla promozione, come la prossima “Pasqua in Puglia”, finalizzata agli short break che sono numerosi nel calendario 2016, e la campagna estiva che presenteremo a Pasqua” – ha informato Paolo Verri – Attraverso la campagna si approderà sul portale regionale di promozione turistica viaggiareinpuglia.it, dove si trovano tutte le informazioni per organizzare la vacanza in Puglia; tra queste le offerte economiche promosse dalle strutture ricettive e dagli operatori dell’intermediazione (TO, AdV, OLTA, DMC). L’hashtag associato alla campagna sarà l’ormai noto #WeareinPuglia, diventato l’hashtag dei pugliesi e degli amanti della Puglia in Italia e all’estero, tra i primi dieci hashtag di campagne pubblicitarie su Twitter, secondo Blogmeter (www.blogmeter. It), per i mesi di luglio, agosto e settembre. Peraltro, e lo dico complimentandomi con chi l’ha ideato, è anche l’unico turistico”.

nella foto, Leonardo Di Gioia

nella foto, l’assessore regionale Leonardo Di Gioia

Su Facebook poi in appena due settimane il video collegato alla campagna #WeAreinPuglia ha raggiunto quattro milioni di persone nelle cinque città target, Londra, Parigi, Berlino, Monaco e Vienna. Anche su Instagram il profilo @weareinpuglia conta ad oggi 14.700 followers che seguono e interagiscono con interesse con le foto del territorio e dell’enogastronomia pugliese. Le foto taggate con #WeAreinPuglia sono oltre 188 mila mentre le foto taggate con #VieniaMangiareinPuglia sono oltre 11 mila. Certo l’enogastronomia è uno dei must della Puglia e ne è ben consapevole l’Assessore regionale alle Risorse Agroalimentari, Leonardo Di Gioia che ha sottolineato come le tipicità pugliesi sono, di fatto, tra i principali attrattori dell’incoming nella nostra Regione. Si tratta ora di continuare a investire nella qualità e nella tracciabilità dei prodotti per difendere radici millenarie e fare crescere imprese e persone. “La Puglia dell’agroalimentare, tra cibo e vino, è pronta ad affermare, ancora una volta, il suo ruolo strategico nell’attrarre turisti, specie stranieri, tutto l’anno. La regione si presenta fortemente diversificata per paesaggio e produzioni agroalimentari tipiche, con strutture ricettive nate e sviluppatesi sul territorio rurale che rispondono alla domanda, in crescente aumento, di un turismo che coniuga agricoltura, trasformazione, produzione locale ed enogastronomia. I turisti che vengono in Puglia, grazie anche a realtà come le Masserie didattiche e gli Agriturismi, possono vivere, con tutti e cinque i sensi, la narrazione rurale pugliese, seguendo la raccolta, la produzione, fino alla degustazione. La Strategia di Sviluppo Rurale lancia sfide importanti, in questa direzione. Il Psr 2014-2020, difatti, anche per incentivare il turismo, cosiddetto rurale, prevede, tra le altre cose, non solo sostegni per la partecipazione degli agricoltori a regimi di qualità, che garantiscono sicurezza, tracciabilità e unicità dei nostri prodotti. Ma anche investimenti nella creazione e nello sviluppo di attività extra-agricole, tra cui l’ospitalità agrituristica in contesto aziendale“.

Per la Puglia del turismo questo è un momento insieme di continuità e di rivoluzione: continuità nella promozione e rivoluzione nella organizzazione dell’industria turistica in modo da ottenere risultati consistenti anche nell’economia regionale in un settore  come quello del turismo che è il secondo al mondo per importanza”  – ha detto il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, concludendo l’incontro su “Puglia 365: un laboratorio di turismo per l’Italia che cambia”, organizzato dalla Regione Puglia e coordinato dal Commissario Straordinario di Pugliapromozione, Paolo Verri.

Abbiamo la fortuna in Puglia di poter declinare le azioni dello sviluppo del turismo in modo che abbiano un ritorno intermini di Pil e di occupazione lavorando con l’obiettivo della sostenibilità “- ha proseguito Emiliano  – La sostenibilità è economia. Attraverso la tutela dell’ambiente non solo valorizziamo la nostra terra e le nostre tradizioni, ma possiamo anche produrre ricchezza, e nello stesso tempo  promuovere una immagine della Puglia sostenibile. Occorre  l’impegno di tutti, di sindaci, presidenti di Provincie, dell’istituzione regionale,  degli operatori” . Emiliano ha ribadito l’importanza di lavorare sui territori e di creare  proficue sinergie con Matera 2019.

 

 




Le motivazioni della mia assoluzione dalla querela di Renato Farina (alias “Betulla”), il giornalista sul libro paga dei Servizi Segreti “deviati”

di Antonello de Gennaro

CdG Betulla BCari amici e lettori, mentre qualcuno dalla Procura della Republica di Taranto, cerca di farci il “solletico” è con grande piacere che vi offro in lettura le motivazioni della  sentenza di  proscioglimento (cioè definitiva archiviazione) del Tribunale di Roma dalla strumentale querela presentata nei miei confronti dal giornalista Renato Farina (nome in codice “Betulla“) che era sul libro paga di una struttura del servizio segreto militare SISMI,  coordinata dal funzionario Pio Pompa, entrambi  sotto l’ala “protettiva del Generale Nicolò Pollari, che è stato fatto fuori dal SISMI ed ora siede fra i consiglieri del Consiglio di Stato. Una vicenda di circa 10 anni fa in cui Pollari voleva a tutti i costi intromettersi in alcune delicate inchieste di terrorismo internazionale condotte dal magistrato tarantino Armando Spataro, ora a capo della Procura della repubblica di Torino.

In quegli anni il sottoscritto dirigeva a Roma l’ agenzia di stampa ADGNEWS24 e venni querelato dal Farina, in buona compagnia del collega Bruno Manfellotto (all’epoca dei fatti direttore del settimanale L’ESPRESSO) , del collega Malcom Pagani (all’epoca a L’ Espresso) ed ora in redazione a Il Fatto Quotidiano e di Pasquale Chessa, giornalista e “storico di fiducia del’ ex-Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

Schermata 2015-11-23 alle 18.15.38Nelle motivazioni della decisione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, dr. Luciano Imperiali , si legge che ” Invero, va premesso che nell’articolo pubblicato su L’Espresso non vi è alcun cenno alla radiazione del FARINA dall’ordine dei giornalisti, atteso che, invece, soltanto l’articolo pubblicato sul sito ADGNEWS24 mostrava, insieme alla fotografia del querelante, il sottotitolo “l’ex giornalista radiato”: anche con riferimento a tale sottotitolo, però, deve rilevarsi da un lato che il fatto storico della radiazione del FARINA dall’ordine dei giornalisti è un dato storico innegabile“,

CdG Betulla AVa ricordato e segnalato che “con atto del 16 e del 26.2.2013″ il Pubblico Ministero (cioè l’ accusa)  aveva chiesto per ben due volte l’archiviazione del procedimento per il sottoscritto e per i miei colleghi romani, ritenendo che “gli articoli ritenuti diffamatori devono essere considerati come legittimo esercizio del diritto di cronaca e di critica e, di conseguenza, penalmenteirrilevanti“. Nella incredibile questione giudiziaria a mio carico e conclusasi felicemente  sono stato assistito dal mio legale Avv. Giuseppe Campanelli, che come sempre ringrazio pubblicamente per la passione e competenza con cui mi assiste e difende.

nella foto Renato farina, "Betulla"

nella foto Renato Farina, alias “Betulla” il giornalista al servizio del SISMI “deviato”

I FATTI 

Sullo  stipendio di Pio Pompa, l’analista preferito dell’ex direttore delSISMI, e oggi consigliere di Stato, Nicolò Pollari venne posto il segreto di Stato , cioè agli italiani venne vietato sapere anche quanto pagavano Pompa ogni mese per i suoi dossieraggi cuciti, commissionati e custoditi in via Nazionale 230, la sede in uso al SISMI dove, come ha scoperto la Digos nel 2006, venivano spiati politici, magistrati, giornalisti ritenuti ostili all’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ? Ebbene sì, venne messo  il segreto di Stato anche su questo !

Ma grazie alle carte depositate al Tribunale di Perugia, dove il 29 aprile 2015 si è aperto il processo per peculato a carico di Pompa e Pollari , il cittadino italiano può cominciare a farsi un’idea di quanto gli sia già costata l’attività dell’autore di quei dossier che tuttora rappresentano una delle pagine più vergognose ed oscure della nostra storia recente. A scoprirlo è stato IL FATTO QUOTIDIANO che sfogliando fra le centinaia di pagine accumulate nei faldoni perugini  ha scoperto  infatti alcuni contratti tra il SISMI e il famoso Pio Pompa, oltre ad un ulteriore contratto tra Pompa e il Rud, l’ Apparato interforze dello Stato maggiore della Difesa. Si tratta, ovviamente, dello stessa persona:  Pio Pompa, nato all’Aquila il 15 febbraio 1951, che il 22 novembre 2001, ossia agli esordi del governo Berlusconi II e a un mese esatto dalla nomina di Pollari a direttore del SISMI, viene chiamato dal «Servizio per l’informazione e la sicurezza militare» della Repubblica a firmare un contratto annuale “per lo svolgimento d’attività di consulenza. Una consulenza, attenzione, per cui “il SISMI erogherà un compenso annuo lordo di £ 114.732.000 (pari a euro 59.254,13 e che verrà annualmente rinnovata fino a scadere nel febbraio 2004.

La attività (art.2 del contratto col SISMI) del Pompa “si concreterà in pareri, relazioni, rapporti e attività di analisi e monitoraggio di “progetti specifici” in campo economico e geo—politico”. Quali siano questi “progetti specifici” non è dato sapere. Si sa però (art.11) che per lui vige, oltre alla tutela del Segreto di Stato, un assoluto obbligo di segretezza: “il dott. Pio Pompa è tenuto a mantenere il massimo riserbo per quanto riguarda fatti, documenti, informazioni e dati di cui verrà a conoscenza in ragione dell’incarico di consulenza affidato”. Letto, firmato, sottoscritto. C’è il «Visto. Si approva» del direttore del servizio Nicolò Pollari. E Pompa ufficialmente iniziò ad esercitare la sua attività di spione.

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nella foto, identificato nel cerchio , Pio Pompa

UN NUOVO CONTRATTO  “RISERVATO”

Stesso oggetto, stessa consulenza, stesso stipendio. Via libera del Ciis il 26 dicembre 2002. Firma il 5 febbraio 2003. Tra la scadenza del primo contratto, 21 novembre, e la firma del secondo,  esattamente il 23 dicembre 2003, Pompa riceve un ulteriore incarico di consulenza da 59.255 euro (lordi) l’anno, più spese di vitto e alloggio (vedere contratto). Stavolta la controparte è il Raggruppamento Unità Difesa, e dunque il nostro Pompa si eserciterà nel «contrasto al terrorismo internazionale» per lo Stato Maggiore della Difesa. Poi la sua vita di precario conosce finalmente fine: il 26 dicembre 2004 il sottosegretario di Palazzo Chigi che ha la delega sui servizi, il berlusconissimo Gianni Letta, «visto l’esito positivo degli accertamenti sanitari e psico-attitudinali» e «il risultato favorevole della procedura di accertamento delle capacità professionali»,  decreta che «il dott. Pio Pompa è assunto nella consistenza organica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri». Bingo.

BOSS NAZIONALE

Pompa era ormai il boss indiscusso di via Nazionale – scrive IL FATTO QUOTIDIANOma quanto guadagni (e spenda) a questo punto non lo sappiamo più. Nel 2009 prova a scoprirlo il pm Sergio Sottani di Perugia, che  non si arrende ed indaga Pollari e Pompa per i dossieraggi e li accusa di peculato, ma i due gli oppongono il segreto di Stato non solo su via Nazionale, ma anche sui cosiddetti «interna corporis» del SISMI: stipendi, ordini, obiettivi, non si può sapere assolutamente nulla. Sottani, convinto che i dossieraggi siano estranei “alle  funzioni  e ai compiti istituzionali del SISMI e dunque  indebitamente  finanziati  con  risorse pubbliche, comprensive di somme, risorse umane e materiali » (e qui compare il giornalista Renato Farina ed il politogo Edward Luttwak  a cui sono stati elargiti soldi a valanga). Interroga Palazzo Chigi sull’esistenza del Segreto di Stato e chiede specificatamente « se il Sismi, durante il periodo in cui è stato  diretto  da Pollari, ha retribuito economicamente, in  qualsiasi  modo  e  forma, direttamente  o  indirettamente,  il  citato  Pio   Pompa». Risposte per il pm Sergio Sottani  ? Nessuna . Berlusconi confermò il segreto di Stato su “modi e forme dirette  o  indirette di finanziamento per la gestione, da parte di Pio Pompa,  della  sede del SISMI di  via  Nazionale,  allorché  era  diretto  da  Pollari, ma anche su “modi e forme di retribuzione,  diretta  o  indiretta,  di Pompa.

Schermata 2015-11-23 alle 18.22.17

nella foto don Luigi Verzè e Nichi Vendola

PAGA DON VERZE’

Ma fra tra le mani altre dei colleghi del FATTO QUOTIDIANO arrivarono altre carte interessanti, però, per capire quanto valesse il “costosissimo” lavoro di consulente svolto da Pio Pompa. Carte che potranno sicuramente servire, nel nuovo processo ora in corso a Perugia, per ricostruire la vera attività di Pompa e i veri obiettivi dei dossieraggi  di via Nazionale. Negli stessi mesi in cui lavorava per il SISMI e per il Rud, Pompa veniva inoltre pagato per soddisfare i bisogni (quali?) di un altro berlusconiano di ferro: don Verzè, il fondatore del (fallito) ospedale San Raffaele di Milano, il centro medico preferito da Berlusconi, che proprio al San Raffaele, come narra la storia dei nostri giorni, incontrò non soltanto il suo attuale medico personale, Alberto Zangrillo, ma anche una formosa “igienista dentale” di nome Nicole Minetti che poi si cimenterà in una ben diversa e contestata carriera dalla fine sfortunata. Quel don Luigi Verzè che voleva aprire con la complicità di Nichi Vendola una succursale del San Raffaele anche in quel di Taranto,  alla vigilia delle elezioni regionali in Puglia che riconfermarono Vendola presidente, presentando il nuovo ospedale San Raffaele del Mediterraneo che avrebbe dovuto sorgere a Taranto (ma mai realizzato n.d.a. ) per volontà del governatore Nichi Vendola. L’anziano e discusso prete affarista, successivamente deceduto,  invitava i pugliesi a rieleggere “San Nichi“: “Lo dovete eleggere ancora presidente della Regione Puglia. Almeno per altri 5-10 anni. Volete il San Raffaele a Taranto? Allora fate votare Vendola! Se i pugliesi non saranno così illuminati da rieleggere Vendola, io lo nominerò comunque presidente del San Raffaele del Mediterraneo“.

FATTURE A RAFFICA

In ogni caso, alla Fondazione «San Raffaele del Monte Tabor» (che ha sede a Milano in via Olgettina 60, proprio a due passi dal residence delle famose “Olgettine” berlusconiane), Pompa presentava, dal 20 giugno 2003 al 20 giugno 2004, ben 13 fatture per una «prestazione professionale» non meglio specificata. Netto da pagare:4.303,81 euro, regolarmente accreditati sul suo conto presso la Deutsche Bank di largo Tritone, Roma. Insomma: benvoluto da Pollari, beneficato dal SISMI di Berlusconi, assunto da Letta, gratificato da don Verzè, fino all’irruzione della Digos, Pio Pompa non solo ha speso e distribuito, per i suoi dossieraggi a tutela del Cavaliere, risorse pubbliche che nessun magistrato, finora, è riuscito a conteggiare con esattezza. Ma ha guadagnato, in proprio, anche centinaia di migliaia di euro. Un vero consulente d’oro.

FARINA AL SERVIZIO DEL SISMI

Era il 7 luglio 2006 quando  Renato Farina alias “Betulla”, all’epoca dei fatti, vicedirettore del quotidiano LIBERO, interrogato dai pm di Milano, confessava (leggi QUI. E’ sempre Pompa, dice Farina, che gli chiede di ficcare il naso nell’inchiesta sulle intercettazioni abusive di Telecom (nella cui inchiesta giudiziaria e conseguente processo il sottoscritto, cioè chi vi scrive,  è stato parte lesa).  Di saperne di più su quel che ha raccontato ai pubblici ministeri nei suoi interrogatori Emanuele Cipriani, direttore dell’agenzia “Polis d’istinto” che spiava in “outsourcing” per Pirelli e Telecom. Sempre quel Pompa. Dice Farina che, è vero, si fa “preparare” prima di incontrare e intervistare i procuratori milanesi Ferdinando Pomarici ed Armando Spataro. Farina ha sempre sostenuto di “non averlo fatto con malignità“, ma soltanto per poter essere più pronto a rappresentare le tesi del Servizio. I fatti hanno dimostrato il contrario (leggi QUI) , ed  i pm Pomarici e Spataro non si sono fatti “fregare” dal giornalista-spia.

*   *   *   *   *   *   *   *

Alla luce di queste vicenda, cari lettori, secondo voi, questo giornale, il sottoscritto che lo dirige, la nostra casa editrice, il nostro rappresentante legale, possono mai preoccuparsi di qualche “punturina”… che circola negli ambienti della Procura della repubblica di Taranto dove non pochi magistrati invece di occuparsi di amministrare la giustizia e garantire la legalità passano il tempo a denunciare altri magistrati di altre città, o presentare ricorsi ovunque sia possibile (Tar, cassazione, Consiglio di Stato), o a sistemare negli enti pubblici, aziende municipalizzate i loro mariti, mogli , parenti, figli, amanti, fatti e circostanze di cui presto ci occuperemo con una bella inchiesta giornalistica, sinora mai realizzata a Taranto, e dal titolo emblematico: “Parentopoli” .  Quella stessa Procura della repubblica,  dove qualcuno poco avveduto sta cercando negli ultimi giorni di occuparsi di qualcosa su cui gli uffici giudiziari di Taranto non hanno alcuna competenza territoriale.

Noi invece da parte nostra, dormiamo sonni tranquilli. Lo abbiamo detto e ricordato più volte: il nostro Tribunale è a Roma, ed il nostro Procuratore della Repubblica, con tutto il rispetto per gli altri, si chiama Pignatone. Due garanzie di totale indipendenza da pressioni e punturine di ogni genere…

Questo il testo integrale della Sentenza Betulla

 




Antitrust: sanzioni a Tim, Vodafone e Wind per quasi 1milione e mezzo di euro !

Sanzioni Antitrust ai tre principali operatori telefonici . L’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato ha irrogato, rispettivamente, una multa di 400mila euro a Telecom e una di 500mila a Vodafone,  per aver adottato pratiche commerciali scorrette in occasione della trasformazione da gratuiti in servizi a pagamento dei cosiddetti “servizi di reperibilità” (“Lo sai” e “Chiamaora” nel primo caso e “Chiamami” e “Recall” nel secondo) .

CdG tim-vodafone-windLa scorrettezza della condotta, secondo l’Antitrust, consiste nell’aver mantenuto attivi questi servizi sulle sim vendute prima del 14 giugno 2014, anche dopo la loro trasformazione in onerosi, imponendo ai clienti l’acquisizione implicita del consenso a fruirne se non avevano provveduto di propria iniziativa a disattivarli. Ai sensi del Codice del Consumo, queste condotte sono state ritenute pratiche commerciali di per sé aggressive, consistenti in forniture non richieste. L’Agcm ha inflitto inoltre una sanzione di 150mila euro a Vodafone, per una violazione del diritti previsti dallo stesso Codice in attuazione della direttiva europea “Consumer Rights”. Per le sim commercializzate dopo l’entrata in vigore della nuova normativa, l’operatore ha adottato infatti una modulistica che prevede l’acquisizione implicita del consenso del cliente a sostenere il costo supplementare per i servizi di reperibilità.

L’Antitrust ha sanzionato con un terzo provvedimento,  Wind Telecomunicazioni S.p.A. con una multa di 250mila euro per un’altra pratica commerciale scorretta: l’attivazione unilaterale di un servizio oneroso denominato “Service card a carico dei clienti di telefonia mobile. Si tratta, secondo l’ Agcm, di una pratica aggressiva che consiste nell’aver esercitato una pressione tale da limitare considerevolmente la libertà di scelta e di comportamento dei consumatori. Gli stessi operatori, infine, sono stati coinvolti in altri tre procedimenti relativi alla distribuzione degli elenchi telefonici cartacei.

CdG antitrust-AGCMQuesto servizio, com’è noto a tutti, è stato escluso dagli obblighi di fornitura dal decreto legislativo 70 del 2012. La condotta oggetto delle verifiche dell’Autorità è consistita nell’omissione informativa sulla possibilità di rinunciare alla fornitura degli elenchi e quindi all’addebito in bolletta dell’importo relativo.

L’Antitrust, concludendo l’istruttoria, ha ritenuto di accettare gli impegni di Vodafone e Telecom, in ordine alla comunicazione di tale facoltà, tramite web o fattura, a beneficio dei consumatori. È stata sanzionata invece Wind, per la pratica commerciale relativa ai vecchi abbonati e poi ai nuovi, per i quali l’operatore non prevede l’acquisizione del consenso espresso al pagamento di un costo supplementare per il servizio di distribuzione degli elenchi. Multa di 95mila euro per l’omissione informativa e di 100mila per la violazione dell’art. 65 del Codice del Consumo riguardante i nuovi abbonati.




Nascondeva in deposito nove tonnellate di cavi rubati a Enel e Telecom. Denunciato

Continua incessante l’attività di contrasto al traffico illecito di “Oro rosso” condotta dal Nucleo della Polizia Ferroviaria specializzato nel contrasto al traffico illecito di rame,  che ha permesso di recuperare circa nove tonnellate di cavi elettrici e telefonici e 520 Kg. di batterie al piombo, rifiuto speciale pericoloso .

Schermata 2014-09-07 alle 15.57.02I cavi di rame di proprietà dell’ ENEL e TELECOM Italia erano custoditi all’interno di un deposito di una ditta di recupero di materiali ferrosi, sita tra Taranto e Massafra. Il titolare dell’azienda un tarantino di 56 anni non è riuscito a fornire una esauriente documentazione sul possesso sia dei cavi che delle batterie, e quindi è stato denunciato in stato di libertà per ricettazione e riciclaggio.