120mila domande per il reddito di cittadinanza dopo soli 2 giorni

di Giovanna Rei

ROMA – Sono oltre 120mila le domande per accedere al reddito di cittadinanza che sono state raccolte e presentate in due giorni dalle diverse strutture impegnate su questo fronte. Alle 92.094 domande presentate agli sportelli di Poste Italiane, direttamente allo sportello o tramite il sito gestito per conto del governo, si aggiungono infatti le 30mila raccolte dai Caf nel primo giorno di assistenza che se seguono lo stesso ritmo anche nel secondo giorno porterebbero il totale attorno alle 150mila domande.

Delle sole 44mila domande pervenute tra Poste italiane e web nel primo giorno di avvio del reddito di cittadinanza, una su tre (35,8%) è stata presentata al “Nord”. Quasi la metà (45%) delle richieste si concentra al Sud , mentre al Centro si sfiora il 20 per cento.

Sono questi i principali indicatori che emergono dai dati del Ministero del Lavoro, relativi al primo giorno di presentazione delle richieste attraverso i due canali degli uffici postali e online . Dato che non include le 30 mila domande raccolte dai Caf, per le quali non è ancora disponibile ad oggi una distribuzione ripartita regionalmente.

Analizzando la classifica delle richieste registrate il primo giorno, ai primi tre posti si piazzano la Campania (5.770 domande), la Lombardia (5.751) e la Sicilia (5.328). Per quanto riguarda le regioni del Nord, al secondo posto c’è il Piemonte (3.998), seguito dall’Emilia Romagna (2.268). Quanto al Mezzogiorno, ad arrivare alle spalle della Campania e della Sicilia sono la Puglia (2.950), la Sardegna (2.575) e la Calabria (1.810). La regione del Centro che si avvicina di più alla vetta è il Lazio (4.492), seguita da Toscana (2.648) e Marche (732).

Sulla base base di questi dati iniziali , le domande presentate finora al Nord risultano superiori rispetto alle attese mentre quelle al Sud, al contrario, sono inferiori alle aspettative. Attenendosi alle stime fornite dall’Istat in una recente audizione alla Camera dei Deputati,  i potenziali beneficiari del reddito risiederebbero per il 25,5% al Nord, e per il 57,5% al Sud.

In coda per ottenere il Reddito di cittadinanza già dal primo giorno si è visto di tutto e di più: dagli stranieri di lungo periodo a italiani ufficialmente nullatenenti attirati dalla possibilità di “spillare” un nuovo sussidio allo Stato. E poi a Torino c’era anche lui, Rosario La Paglia, ex brigatista oggi 63enne: “Sono stato condannato per terrorismo con molte accuse – ha detto alle agenzie di stampa – all’epoca si parlava di fiancheggiatori, ho pagato il mio conto con la giustizia. Ora sono disoccupato dal 2017 ma non credo che mi daranno nulla per via del reddito delle mie figlie…

l’arresto di Roberto Spada ad Ostia

“Ho mio marito e i miei fratelli in carcere e una bambina disabile e voglio anche io il reddito di cittadinanza”. Questa la richiesta è arrivata, nel primo giorno utile per consegnare le domande per ottenere il sussidio di Stato, da una donna del “clan Spada” di Ostia (Roma) , la famiglia che in primo grado ha ottenuto una condanna per “associazione mafiosa” e che   detta legge  sul litorale di Roma attraverso una rete di controllo del territorio che passa da attività criminali come racket, usura e occupazioni abusive. E così anche i parenti dell’ormai noto clan di Ostia si sono messi in fila. Tra i tre nuclei familiari che hanno presento domanda risulta in particolare una donna che ha riferito di avere i parenti in carcere ma una figlia disabile da mantenere. Impossibile però chiudere la cartella per gli addetti del Caf di Ostia. Il problema, secondo gli impiegati, sarebbe l’accesso ai conti correnti, pure dei congiunti che, essendo in prigione, è più difficile ottenere. E su questo la normativa non appare stringente. “Famiglie Spada? Si, ne abbiamo seguite per il modello Isee, ma non siamo riusciti a finirlo perché la signora aveva il marito il carcere, gli altri due fratelli in carcere…“, dicono da uno degli sportelli. Sono nullatenenti in teoria, ma solo sulla carta, visto che il clan gestisce a Ostia un racket lucroso proprio tra le fatiscenti abitazioni comunali del lido di Roma. Le condanne sono già arrivate su questo fronte per il clan Spada, con l’aggravante del metodo mafioso, tra accuse di minacce, violenze, sfratti forzosi da alloggi.

Dopo il caso degli Spada e della richiesta degli esponenti del clan di Ostia del reddito di cittadinanza, scattano le verifiche. La stretta sui requisiti d’accesso riguarderebbe le condanne riportate e i beni «fittiziamente» intestati. I controlli, riferiscono fonti impegnate sul dossier, sono già partiti e la macchina dell’INPS è già rodata, considerando che ogni anno ci sono migliaia di verifiche sull’Isee per dare l’ok, ad esempio, alle domande di bonus mamma o bonus bebè da parte delle famiglie. La catena di controllo dovrebbe funzionare così: i Caf comunicheranno all’Inps i dati contenuti nella Dichiarazione sostitutiva unica per la richiesta dell’Isee, tra cui quelli relativi al patrimonio finanziario di cui l’istituto non è a conoscenza finché non è il cittadino stesso a consegnarglieli, tramite l’autocertificazione. Quindi l’Inps verificherà con l’Agenzia delle Entrate se le informazioni messe a disposizione corrispondono alla reale consistenza patrimoniale aprendo un faro, oltre che sui registri della motorizzazione civile (per quanto riguarda le autovetture e ciclomotori oltre i 250cc ), anche su tutti i conti correnti, comprese le polizze e gli investimenti.

Successivamente quando il Reddito sarà stato erogato, entrerà in campo la Guardia di Finanza, cui spetta il compito di “scovare” i beneficiari “furbetti” che truffano lo Stato. Un esempio per tutti: utilizzano la card del reddito di cittadinanza, nel frattempo lavorano in nero. A inizio gennaio 2019 il Comando generale della Guardia di Finanza ha inviato a tutti i reparti sul territorio nazionale una circolare nella quale viene sottolineato che i Corpi devono “intensificare i controlli sui servizi in materia di prestazioni sociali agevolate“.

La Guardia di Finanza punta ad affidarsi ad Isac, un software che verrà utilizzato per la selezione di chi svolge attività di lavoro autonomo e di soggetti economici ritenuti a più alto rischio di evasione contributiva. Attraverso Isac, che è stato realizzato a seguito di una convenzione stipulata da Inps, Guardia di Finanza, Dogane ed Agenzia delle Entrate, vengono messe sotto controllo le dichiarazioni contributive e misurata l’attendibilità dello stesso datore di lavoro. Tutto questo consentirà di individuare e reprimere il lavoro in “nero”. Sono pesanti le conseguenze per chi viene beccato con le mani nel sacco a percepire il Reddito di Cittadinanza illecitamente: sono previste pene sino a 6 anni di galera. Occorre che oltre ai detenuti, sono stati esclusi fra coloro che possono richiederlo, i condannati  con sentenza definitiva per reati di stampo terroristico e mafioso, o qualunque altro reato con “pena non inferiore a due anni di reclusione

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Istat rivede stima del Pil al ribasso, debito al top

ROMA –  L’Istat ha rivisto al ribasso la stima preliminare di un aumento del Pil pari all’1%.   L’economia italiana nel 2018 è cresciuta dello 0,9% in netto rallentamento rispetto al +1,6% del 2017. che, in base ai dati più approfonditi. Il nuovo dato è inferiore alle previsioni di fine dicembr del Governo ,  che indicavano per il 2018 una crescita dell’economia dell’1%.

Il debito pubblico italiano, salito al 132,1% del Pil nel 2018, è in percentuale al livello più alto mai raggiunto. Lo scorso anno, aggiunge l’Istat, è infatti stato superato anche il precedente picco del 2014 pari al 131,8%. In base ai dati di Bankitalia, il debito delle pubbliche amministrazioni nell’intero 2018 è aumentato in assoluto di 53,2 miliardi salendo a 2.316,7 miliardi.

Nel 2018 il rapporto tra deficit e Pil si è attestato in Italia al 2,1% in miglioramento rispetto al 2,4% del 2017 anno su cui avevano pesato anche gli effetti dei salvataggi delle banche in crisi. Lo comunica l’Istat in base alle nuove stime aggiornate sull’andamento dell’economia. Le previsioni del governo indicavano a dicembre scorso un deficit per l’anno pari all’1,9% del Pil. Quello del 2018 è il livello più basso dal 2007, quando il deficit si attestò all’1,5% del Pil. Nel 2018 l’avanzo primario italiano (ovvero il deficit al netto della spesa per interessi) è migliorato, salendo all’1,6% del Pil ricordando che nel 2017 il rapporto era pari all’1,4%.

Il peggioramento del Pil nel 2018 rispetto al 2017 (+0,9% contro +1,6%) è legato in gran parte al “netto ridimensionamento” del contributo della domanda interna e in particolare dei consumi. L’Istat evidenzia che la spesa delle famiglie residenti in Italia è cresciuta lo scorso anno dello 0,6% contro il +1,5% del 2017. A frenare è stato anche l’export, cresciuto dell’1,9% contro il +5,9% del 2017. In decelerazione infine anche gli investimenti, passati da un aumento del 4% nel 2017 al +3,4% del 2018.




Di tutto di più ...

Il vicepremier Luigi Di Maio intervenendo agli Stati generali dell’Ordine dei consulenti del lavoro

Io credo che in Italia possa esserci un nuovo boom economico, come negli anni ’60″. Poco dopo l’intervento, l’Istat ha diffuso i peggiori dati sulla produzione industriale da anni (-2,6%), mentre Standard&Poor’s tagliava le stime per la crescita italiana (da 1% a 0,7%)

L’ex tesoriere della Lega Stefano Stefani risponde così, “ironicamente”, a chi gli chiede come siano stati spesi i 49 milioni di euro contestati

Sono stati spesi perché avevamo un mucchio di puttane in giro, e avevamo sempre l’uccello duro…”

Claudio Baglioni schiera Sanremo coi migranti, e Daniela Santanchè parlamentare di Fratelli d’Italia reagisce così 

Claudio Baglioni ha le mani sporche di sangue come gli scafisti, non è esagerato dirlo” (fonte: Agorà, Rai 3)

Il senatore della Lega Roberto Calderoli è stato condannato a 18 mesi di carcere per gli insulti razzisti che rivolse nel luglio del 2013 all’allora ministro alle Pari opportunità Cécile Kyenge.

Calderoli è stato condannato per diffamazione con l’aggravante del razzismo per aver paragonato l’ex ministro a un orango nel corso di un comizio a Treviglio, vicino Milano. Ecco cosa disse: “Ogni tanto smanettando con Internet, apro “il governo italiano”, e cazzo cosa mi viene fuori? La Kyenge. Io resto secco. Io sono anche un amante degli ANIMALI eh, per l’amor del cielo. Ho avuto le tigri, gli orsi, le scimmie, e tutto il resto. I lupi anche c’ho avuto. Però quando vedo uscire… delle sembianze di ORANGHI io resto ancora sconvolto” (fonte: Il Post)

Anno di grazia 2015: ecco cosa diceva l’allora eurodeputato e leader leghista Matteo Salvini, intervistato da Panorama, sui più scottanti casi di cronaca di quegli anni. In questi giorni, l’estrema spettacolarizzazione dell’arresto di Cesare Battisti, sui social come in aeroporto, con il ministro dell’Interno protagonista assoluto 

“Io non sopporto la spettacolarizzazione. Chiederei agli inquirenti, agli avvocati, ai magistrati, di fare tutto nel massimo riserbo e nel massimo silenzio. Non dovrebbe trapelare nessuna notizia, fino al processo non dovrebbe uscire nulla sui giornali. Non bisogna mai esibire un catturato. Se devi portare via uno, lo porti via di nascosto, la notte” (fonte: Twitter – via @giannigipi)

Matteo Salvini su Twitter

Oggi è proprio un bel giorno, un giorno da… tiramisù! Alla faccia degli assassini comunisti e dei loro amici e protettori” (in allegato, foto di tiramisù)

Giorgia Meloni interrogativo social della leader di Fratelli d’Italia

Oggi compio 42 anni. Secondo voi come li porto?

Il senatore Pd Matteo Renzi partecipa alla #tenyearchallenge e pubblica una foto del 2009 

Dieci anni fa eravamo ad aspettare i risultati delle primarie per il Comune di Firenze. Nardella aveva ancora il pizzetto e Lotti aveva ancora i capelli. Per il resto siamo più o meno gli stessi” (fonte: Instagram)

Il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio in prima pagina

Se c’è qualcuno che ha sempre divulgato la scienza, le nuove tecnologie, la ricerca più avanzata, portando fior di luminari sui palchi dei suoi show o consultandoli per scriverne i testi, è proprio Grillo” (indimenticabili i deliri del comico genovese su vaccini, Aids, cancro, Xylella. Per non parlare di quella volta che arrivò a definire Rita Levi Montalcini, premio Nobel  “vecchia putt…”)

Dopo la firma di Beppe Grillo sul manifesto per la Scienza promosso da Guido Silvestri e Roberto Burioni, il quotidiano La Repubblica intervista il consigliere 5 Stelle Davide Barillari vicino ai No-Vax

Io non sono uno scienziato, ma devo fare scelte politiche” (…). Lei crede che i vaccini causino l’autismo? Circostanza smentita da numerosi studi scientifici? “L’autismo sta aumentando in maniera esponenziale, sulle cause bisogna lavorare molto“. Non mi ha risposto. Crede che sia causato dai vaccini? “Non posso escluderlo. (…)

Il senatore M5s Elio Lannutti commenta live l’ultima puntata di Di Martedì 

#LaSetta: Bersani, Giannini, Damilano ed il vespino Floris ossessionati da Di Maio, non si rassegnano alle figure meschine” (fonte: La7)

Il clamoroso annuncio di Silvio Berlusconi  diramato via social

In diretta dalla Sardegna, vi annuncio che ho deciso di presentarmi alle #Europee per portare la mia voce in un’Europa che va cambiata. Il #centrodestra unito è vincente: con i suoi valori e le sue idealità, è il futuro dell’Italia, dell’Europa e del mondo

Chiesa a Venezia, Il messaggio, abbinato alla foto di una bara trasportata lungo la navata da sei persone, che il parroco di San Giorgio al Tagliamento (provincia di Venezia) ha scelto per incentivare i fedeli 

Vieni a messa…non aspettare che ti portino gli altri” (fonte: Corriere del Veneto)

20 anni senza Fabrizio De Andrè: il vicepremier Matteo Salvini lo ricorda così  

Ciao Fabrizio, grazie poeta! ‘All’ombra dell’ultimo sole si era assopito un pescatore…'”. Risponde @AUniversale: “‘Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno / Non si guardò neppure intorno / Ma versò il vino spezzò il pane / Per chi diceva ho sete ho fame’ – A occhio nun c’hai capito un cazzo” (fonte: Twitter )

Il vicepremier Luigi Di Maio in Sardegna, a ridosso delle elezioni regionali, parlando del pastore e onorevole 5 Stelle Luciano Cadeddu 

Non scorderò mai la prima volta in cui ci siamo sentiti, a telefono mi ha risposto ‘scusami, sto mungendo una capra’, ed io ho pensato: questa è una persona che si deve assolutamente candidare con noi” (fonte: Piazzapulita, La7)

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede risponde così alla pioggia di critiche ricevuta sul video trash-trionfalistico postato sui suoi canali per documentare le fasi del rientro in Italia di Cesare Battisti 

“Nessun video-spot, era solo un video per onorare il lavoro della Polizia penitenziaria. In tutta questa vicenda ho sempre avuto un approccio inequivocabile” (fonte: Repubblica.tv)

In un plico di 6 pagine, dimenticato su un divano di Montecitorio e pubblicato da Repubblica, ecco il prontuario per le dichiarazioni dei parlamentari 5 Stelle, della serie “ecco cosa potete dire”. Sentita sul tema la deputata M5s Anna Macina ha così risposto

Anche Forza Italia distribuiva kit comunicativi, non mi sembra disdicevole. Vi ricordo che siamo menti pensanti. All’interno della Camera ci sono talmente tante competenze che lo spunto comunicativo non fa danno alla nostra identità” (fonte: Tagadà, La7)

Il fondatore 5 Stelle Beppe Grillo fischiato ad Oxford: entra in scena bendato con un drappo nero, ne esce tra le contestazioni, in particolare su vaccini e democrazia interna 

“Finisce tra le contestazioni degli studenti la performance di Beppe Grillo alla Oxford Union, la storica società di dibattiti legata all’ateneo britannico: un coro di ‘buu!’ saluta la fine dell’esibizione, c’è chi grida ‘buffone!’, ‘mettiamo fine a questa farsa!’ mentre lui tenta di sdrammatizzare mormorando ‘non siete cortesi…’” (fonte: Corriere della Sera)

Una vicenda accaduta a Lele Mora lo scorso maggio a Milano, e riportata in queste ore dal Corriere della Sera 

Lele Mora si è recato in un campo nomadi insieme a un pluripregiudicato con 40 mila euro in contanti per acquistare una partita di champagne ed è stato rapinato” (fonte: Ansa)

”Augurò lo stupro a Laura Boldrini: condannato sindaco della Lega Camiciottoli”. Ed il viceministro Edoardo Rixi a chi muove solidarietà?

Solidarietà a Matteo Camiciottoli, sindaco della Lega a Pontinvrea, oggi condannato nel processo con la Boldrini (quella delle ‘risorse’ che ci pagano la pensione, ricordate?). Forza sindaco! Il lavoro che fai ogni giorno per i tuoi concittadini dimostra che persona per bene sei, più di mille sentenze di qualsiasi tribunale“. Ma cosa postò il sindaco leghista? Commentando sui social gli stupri avvenuti in spiaggia a Rimini nell’estate 2017, scrisse che gli arrestati “dovevano essere mandati ai domiciliari a casa della Boldrini, magari le mettono il sorriso” (fonte: Corriere della Sera )

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, gli artisti, la critica. Funziona così:

9 gennaio: “Baglioni? Canta che ti passa, lascia che di sicurezza, immigrazione e terrorismo si occupi chi ha il diritto e il dovere di farlo“. Una settimana dopo, 16 gennaio: “‘Bloccare l’immigrazione è di destra? No, è sacrosanto’. Sono convinto che quelle di Lorella Cuccarini siano parole di buonsenso in cui si riconosce la grande maggioranza degli italiani. Applausi” (fonte: Twitter)

La cantante Lorella Cuccarini intervistata a tutto campo 

La differenza non è più tra destra e sinistra ma tra chi pensa agli elettori e chi alle élite e alla finanza. Ci ritroviamo intrappolati nel pensiero unico, che ha un disegno dietro (…). Abbiamo un tasso di disoccupazione altissimo, e mi dite che bloccare l’immigrazione è di destra? È sacrosanto (…). Sarebbe bello che il Papa si esprimesse anche su altre situazioni, oltre che sui migranti. Ci sono rimasta male quando ha detto ‘meglio atei e buoni, che cristiani e odiatori’. Bisogna distinguere buoni e buonisti: i cattolici devono essere buoni, ma devono difendere i propri figli“. E sulle donne? “Mai stata femminista. Le donne la credibilità devono guadagnarla sul campo. Dobbiamo accettare il fatto che uomini e donne sono diversi, seppur complementari. Se ci sono più uomini ai vertici è perché sono più predisposti” ( fonte: Oggi )

La replica della showgirl Heater Parisi 

Ci sono, in ordine rigorosamente di importanza, ballerine d’étoile, ballerine soliste e ballerine di fila e, da oggi, anche ballerine sovraniste. O forse no, solo sovraniste. H* #heatherparisi #sovranismo” (fonte: Twitter )

La frase che avrebbe pronunciato Nicola Di Matteo, nuovo amministratore delegato del Teramo Calcio, a margine della sua presentazione ufficiale allo stadio 

“La camorra è una scelta di vita, io ho sempre rispettato loro, loro hanno rispettato me” (fonte: Repubblica Sport)

La vena poetica del senatore 5 Stelle Gabriele Lanzi  

Sempre avanti Di Battista / Cura bene il MoVimento / In Europa è dunque in vista / Un deciso Cambiamento! / Proprio a Maggio, il 26 / Corri dunque svelto ai seggi / Fai sapere che ci sei / E il governo ben sorreggi! – Lanzi Gabriele Stornellatore a 5 stelle” (fonte: Twitter)

Il giornalista Mediaset Mario Giordano, fan della ruspa salviniana  

Per Natale ho ricevuto in regalo da mia figlia e dal suo fidanzato una piccola ruspa telecomandata. La mando avanti e indietro per l’ufficio gridando ruspa, ruspa, ruspa!” (fonte: La Zanzara su Radio 24)




Istat: aumentano i laureati italiani che lasciano il Paese

di Federica Gagliardi

I laureati italiani che si trasferiscono all’estero sono in aumento. Nel 2017 sono quasi 28 mila, +4% rispetto al 2016. Lo fa sapere l’Istat in un report sulla mobilità interna e le migrazioni internazionali della popolazione residente. Negli ultimi cinque anni, i deflussi netti di persone di 25 anni e più dovuti agli espatri sono pari a oltre 244 mila, di cui il 64% con titolo di studio medio-alto. In forte aumento tra 2013 e 2017 il numero di emigrati diplomati (+32,9%) e laureati (41,8%).

 

Dai dati dell’Istat emerge che in cinque anni l’Italia ha perso complessivamente oltre 156 mila tra laureati e diplomati. Nel 2017, più della metà dei cittadini italiani che si trasferiscono all’estero (52,6%) è in possesso di un titolo di studio medio-alto: si tratta di circa 33 mila diplomati e 28 mila laureati. Rispetto all’anno precedente il numero di diplomati emigrati è sostanzialmente stabile, mentre quello dei laureati mostra un lieve aumento (+3,9%). Tuttavia l’aumento è molto più consistente se si amplia lo spettro temporale: rispetto al 2013, gli emigrati diplomati aumentano del 32,9% e i laureati del 41,8%.

Considerando l’età, gli espatriati di 25 anni e più sono 82 mila e 31 mila quelli rimpatriati nella stessa fascia di età: il loro saldo migratorio con l’estero è negativo per oltre 51 mila unità, di cui 13 mila laureati (26,2%) e 19 mila diplomati (36,7%). I saldi migratori cumulati dal 2013 al 2017, calcolati per gli emigrati ultra 24enni, evidenziano una perdita netta di popolazione italiana di quella fascia di età di circa 244 mila unità, di cui il 64% possiede un titolo di studio medio-alto.

Secondo il report, poi, resta stabile la mobilità interna, con il “tradizionale” flusso dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord della Penisola: negli ultimi 20 anni, dice l’Istat, la perdita netta di popolazione nel Sud, dovuta ai movimenti interni , è stata pari a 1 milione 174mila unità. In aumento l’immigrazione dall’estero: nel 2017 le iscrizioni anagrafiche sono state oltre 343mila, +14% rispetto all’anno precedente, e di queste 4 su 5 sono dovute a cittadini stranieri (301 mila , +14,5%). Cresce anche il numero degli italiani che lascia la penisola e il Regno Unito, nonostante la Brexit, resta una delle mete preferite.

Mentre  da un lato aumentano gli “expat”, all’interno dei confini nazionali resta consistente, il flusso di residenti che dal Sud “migrano” verso il Centro-Nord del Paese. Quasi la metà dei trasferimenti (49,5%) riguarda persone in età compresa tra i 15 e i 39 anni. Tra le regioni che nel 2017 sono risultate più attrattive spicca l’Emilia Romagna (+2,9 per mille residenti), seguita da Trentino Alto -Adige (+2,7 per mille), Lombardia e Friuli -Venezia Giulia (entrambe +1,8 per mille). Le meno attrattive sono Calabria (-4,2 per mille), Basilicata (-4,0 per mille), e Molise (-3,5 per mille).

Le motivazioni che spingono i giovani migranti a lasciare l’Italia – spiega l’Istat – sono da attribuire in parte all’andamento negativo del mercato del lavoro italiano e, in parte, alla nuova ottica di globalizzazione, che induce i giovani più qualificati a investire il proprio talento nei Paesi esteri in cui sono maggiori le opportunità di carriera e di retribuzione.




I dati Istat. Il divario degli stipendi tra nord e Sud si amplia, nel 2016 è di 8 mila euro

ROMA –  Il  reddito medio di un lavoratore dipendente al Nord,  è stato nel 2016  di circa 24.400 euro ben superiore rispetto ai 16.100 euro di un lavoratore del Sud, con “una differenza di oltre 8mila euro annui” secondo quanti ha rilevato l’Istat con il primo rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes),che attraverso vari indicatori ha analizzato la situazione economica complessiva nelle 110 province e città metropolitane italiane. Le retribuzioni sono cresciute ma con velocità diverse:  il divario iniziale tra Nord e Sud si allarga sempre più, che nel 2009 misurava 6.300 euro a vantaggio del Nord sul Mezzogiorno, si è quindi notevolmente accentuato. Il reddito da lavoro dipendente nella provincia di Milano è circa due volte e mezzo quello della provincia di Vibo Valentia , rispettivamente in cima e in fondo alla classifica.

A fronte di una media nazionale pari a 21.715 euro, la retribuzione media annua a Vibo Valentia si ferma a 12.118 mentre a Milano si arriva fino a 29.628. L’Istat evidenzia come le differenze territoriali siano “meno marcate guardando all’importo medio annuo delle pensioni, pari a circa 17.700 euro in Italia nel 2015, più elevato al Centro (18.800 euro circa) e più basso al Mezzogiorno (15.600 euro circa)”. Qui la graduatoria delle province è compresa tra il massimo di Roma (21.500 euro circa) ed il minimo di Crotone (13.500 euro circa). Passando alla quota dei pensionati italiani che non supera i 500 euro lordi mensili (10,7%), ma i dati non vanno oltre il 2015, risulta “quasi doppia nel Mezzogiorno (15,3%) rispetto al Nord (7,9%)”. Molto dipende anche dal mercato del lavoro.

“Nel 2016, in media il 24,3 per cento dei giovani tra i 15 e i 29 anni non ha lavorato né studiato“, rivela l’Istituto di statistica. I cosiddetti Neet “sono il 17 per cento al Nord, il 20,4 al Centro e il 34,2 per cento nel Mezzogiorno, con evidenti differenze tra le province di tutte le aree geografiche”. I valori più alti si sono registrati nelle città metropolitane di Palermo e Catania. Qui quasi 1 giovane su 2 è senza lavoro e non ha investito nella sua formazione. Situazione simile a Messina (38,5 per cento di Neet), Napoli (37,7) e Reggio Calabria (36,8).

Differenze anche in termini di aspettative di vita. Nel 2016 è di 82,8 anni a livello nazionale, ma al Sud è complessivamente inferiore di un anno, fino ai 3,4 anni in meno nella provincia diCaserta (80,7). Ma a stupire sono anche le disparità nel solo Nord-ovest: “Da una parte Lombardia e Liguria, su livelli medio-alti”, afferma l’Istat, “dall’altra Piemonte e Valle d’Aosta, dove molte province si collocano nella coda della distribuzione nazionale insieme a quelle più svantaggiate del Mezzogiorno”.

Per quanto riguarda il livello di istruzione, le città del Sud rimangono indietro rispetto alle altre aree del Paese. “La quota di popolazione con almeno il diploma marca una distanza tra l’area complessivamente in maggiore vantaggio, il Centro, e il Mezzogiorno, più sfavorito”, sostiene l’Istituto di statistica. “Tale distanza è cresciuta nel tempo: quasi 12 punti percentuali nel 2016 contro gli 8 del 2004″. Analoga cosa per i laureati tra i 25 e i 39 anni, che al Sud sono l’8,4 per cento in meno rispetto al Nord.

Il tradizionale divario Nord-Mezzogiorno fa però qualche eccezione. “Il Centro si connota per una maggiore eterogeneità, considerando congiuntamente i tassi di occupazione e di mancata partecipazione”. E al netto di Roma “il profilo delle province laziali appare molto più vicino a quello delle province del Sud“. L’Istat, diffondendo per la prima volta gli indicatori sul benessere equo e sostenibile (Bes) a livello territoriale, evidenzia come andando nel dettaglio le dinamiche siano più articolare rispetto alla consueta contrapposizione Nord-Sud. E giudica “emblematico il caso del Lazio, per il quale si può parlare di un effettivo dualismo territoriale per molte e rilevanti componenti del benessere, in cui Roma si colloca su livelli medio-alti, vicini alle province del Nord, mentre le altre province laziali gravitano su valori medio-bassi che connotano il profilo delle aree meno critiche del Mezzogiorno. Anche nel caso delle province abruzzesi il profilo di benessere in diversi domini è distante dalla media del Sud e sovrapponibile a quello di tanti territori del Centro Italia“.

 

Infine un capitolo parte spetta alla speranza di vita. Nel 2016 è in media di 82,8 anni a livello nazionale con una differenza di un anno tra Nord e Sud che “si amplifica fino a 3,4 anni tra la provincia di Caserta (80,7) e il territorio della città metropolitana di Firenze (84,1)“. La geografia della speranza di vita appare dunque più complicata di un semplice divario nord-sud: emblematico il caso delle regioni del Nord-ovest con Lombardia e Liguria che si attestano su livelli medio-alti, mentre dall’altra parte molte province di Piemonte e Valle d’Aosta “si collocano nella coda della distribuzione nazionale insieme a quelle più svantaggiate del Mezzogiorno”.




Totoministri, Cottarelli stringe sulla squadra. Domani sale al Colle

ROMA – Sarà un Governo snello ed agile, con pochi ministri tutti tecnici quello che sarà presentato domani al Quirinale dal presidente incaricato Cotarelli al presidente della Repubblica. Il che potrebbe consentire giuramento e richiesta di fiducia alle Camere entro la settimana.

Questo è il timing del Governo Cottarelli che potrebbe assumere linterim all’Economia  che chiuderebbe finalmente questa crisi da record. Con la prospettiva del ritorno alle urne dopo l’estate, dato per scontato il voto di sfiducia del Parlamento. Quello di Cottarelli sarà un governo neutrale rispetto al dibattito politico, non si candiderà alle elezioni così come faranno i suoi ministri.

Tornano in campo soprattutto le figure tecniche che erano già state “evocate” quando Mattarella aveva ipotizzato il 7 maggio un “governo di tregua“. A partire da Elisabetta Belloni, la prima donna a ricoprire il delicato ruolo di segretario generale della Farnesina, data in pole per gli Esteri. Ma si torna a parlare ancora di Giampiero Massolo, ambasciatore di lungo corso con grandi conoscenze internazionali.

Per il ministero della Giustizia si fa il nome di Paola Severino, prima donna Guardasigilli nel Governo Monti dal 2011 al 2013. È lei che ha firmato la legge sull’ineleggibilità alle cariche parlamentari per chi ha subito una condanna superiore a 2 anni. Anche il profilo di Lucrezia Reichlin era stato scandagliato dagli uomini del Colle. Docente di Economia alla London Business School, direttrice generale alla ricerca alla Bce, ha ancora tutte le carte in regola per un ruolo di prestigio.

Potrebbero tornare in pista anche Anna Maria Tarantola, una vita in Bankitalia ed ex presidente della Rai, ed Enzo Moavero Milanese, grande esperto dei meccanismi dell’Unione europea ed ex ministro del Governo Letta. Milanese era stato indicato come ministro per gli Affari Europei anche dal governo giallo-verde. Inoltre Cottarelli potrebbe chiedere la collaborazione dell’ex presidente dell’Istat Enrico Giovannini, ma anche di Alessandro Pajno, palermitano, 69 anni, presidente del Consiglio di Stato.

Ma sono probabili anche nuovi innesti, come quello del prefetto Paolo Tronca, ex commissario di Roma, per gli Interni. Si parla anche di Raffaele Cantone, magistrato, alfiere della lotta alla corruzione dopo la nomina alla presidenza dell’Anac. Ha più volte resistito al pressing per una discesa in campo in politica. Stavolta, davanti a una richieste del presidente della Repubblica potrebbe ripensarci. È dato in pole per il ministero delle Infrastrutture.




Occupazione al top dal 2008 . Il Pil tiene nel primo trimestre

ROMA – Il tasso di disoccupazione a marzo rimane stabile all’11,0%, continuando a viaggiare sui livelli più bassi da settembre del 2012 ma sopra di 5 punti percentuali rispetto ai valori pre-crisi. Lo rileva l’Istat. Tuttavia la stima delle persone in cerca di occupazione registra su base mensile un aumento dello 0,7% (+19 mila).

Nell’arco di un anno, invece, i disoccupati risultano ancora in calo, attestandosi a 2 milioni 865 mila (-4,0%, -118 mila). La stima degli occupati continua a crescere, segnando un aumento dello 0,3% rispetto a febbraio, pari a 62 mila unità. L’istituto di statistica dello Stato aggiunge che l’aumento maggiore si registra per i giovani 15-34enni, corrispondente a 68 mila unità. Quanto alla tipologia di rapporto di lavoro, c’è “una ripresa degli indipendenti (+56mila), che recuperano in parte la diminuzione osservata nei primi due mesi dell’anno e, in misura più lieve, dei dipendenti a termine (+8mila), mentre restano sostanzialmente stabili i permanenti (-2mila)“.

A marzo la disoccupazione giovanile scende al 31,7% tra i 15 e i 24 anni,  calando di 0,9 punti percentuali rispetto a febbraio. Secondo l’istituto si tratta del tasso più basso da dicembre 2011.

Il tasso di inattività a marzo sostanzialmente la quota di persone che non hanno un lavoro né lo cercano, scende al 34,3%segnando il minimo dall’inizio delle serie storiche del 1977. Il loro numero si riduce di oltre 100 mila unità in solo mese. Lo rileva l’Istat, che intanto registra per il tasso di occupazione, salito di 0,2 punti su febbraio, al 58,3%, il livello più alto da ottobre del 2008. Il numero degli occupati si attesta così a 23 milioni 134 mila, il massimo da luglio sempre del 2008.

La crescita dell’occupazione a marzo è dovuta interamente alla componente maschile (+81 mila) mentre per le donne, dopo l’aumento dei mesi precedenti, si registra un calo (-19 mila).

Rallentamento del Pil su base tendenziale, non congiunturaleNel primo trimestre del 2018 il Pil italiano, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,4% in termini tendenziali. E’ quanto comunica l’Istat, in base alle stime preliminari. Nel quarto trimestre del 2017 la crescita congiunturale era stata analoga, pari a +0,3%, mentre, segnala l’Istat, “la lieve decelerazione emersa nel periodo più recente determina un contenuto ridimensionamento del tasso di crescita tendenziale” che scende dall’1,6% precedente.




Per l' Istat il Paese migliora ma il Sud è in ritardo

di Federica Gagliardi

Per l’Istat nel rapporto ‘Noi Italia‘ il nostro “un Paese in netto miglioramento in molti ambiti” quello che emerge dai principali fenomeni economici, sociali e ambientali ma permangono dei “punti di debolezza“, con l’Italia “non sempre in linea con la media dei paesi dell’Ue e distante dai principali partner, soprattutto con riferimento al Mezzogiorno.  Il Sud si colloca  sul fronte occupazione all’ultima posizione nella graduatoria dell’Ue”, nel confronto tra macro-aree italiane e Paesi Ue.  Ma vi sono anche delle “eccellenze agroalimentari” e “il buon andamento” degli aspetti legati alla salute.

Secondo l’Istat il nostro Paese  presentaun’aspettativa di vita fra le più alte in ambito europeo, occupa il secondo posto per gli uomini e il quarto per le donne: la speranza di vita (indicatore sintetico della qualità delle condizioni di vita) nasconde tuttavia l’esistenza di disuguaglianze a livello territoriale, riassumibili in uno svantaggio del Mezzogiorno di circa un anno rispetto al resto del Paese, che diventano circa tre considerando gli estremi della provincia autonoma di Trento (valore più alto) e la Campania (valore più basso)“.

Tra il 2015 e il 2016 la quota delle famiglie che vanno avanti sotto la soglia della povertà è rimasta “sostanzialmente stabile”, confermando inoltre “il forte svantaggio del Mezzogiorno”. Se però si guarda all’intensità del fenomeno, ovvero a “quanto poveri sono i poveri“, allora si riscontra un aumento: dal 18,7% del 2015 al 20,7% del 2016. E, cosa che può apparire come una sorpresa, l’intensità della povertà assoluta è più accentuata al Centro Nord (dal 18,0% al 20,8%) che nel Mezzogiorno (dal 19,9% al 20,5%).

Nel 2016, ricorda l’Istat, la povertà assoluta coinvolge il 6,3% delle famiglie residenti (pari a 4 milioni 742 mila individui). Il 10,6% delle famiglie  invece è relativamente povero (2 milioni 734 mila) per un totale di 8 milioni 465 mila persone (il 14,0% della popolazione). Soffre il Sud  dove le famiglie in povertà assoluta rappresentano l’8,5%, mentre sono quasi un quinto quelle in povertà relativa .

A questo punto vale per la pena precisare che le famiglie in povertà assoluta sono quelle che vivono al livello o sotto la soglia rappresenta dalla spesa minima considerata necessaria e che varia in base alla dimensione della famiglia, alla sua composizione per età, alla ripartizione geografica e alla dimensione del comune di residenza. La soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti è invece pari alla spesa media pro-capite, che nel 2016  risultata pari a 1.061,35 euro mensili.

Nel meridione la disoccupazione giovanile va oltre il 50%.  Nel rapporto ‘Noi Italia’ analizzando i dati del 2016 , l’Istat rileva che il  tasso di disoccupazione giovanile, tra i 15 e i 24 anni è sceso di tre punti nel 2017, fermandosi al 34,7%.   sottolineando tuttavia i livelli toccati nel Mezzogiorno (51,4%; 55,6% tra le ragazze) e in particolare in Calabria, dove la quota arriva in media al 55,6% (47,8% per i maschi e 69,2% per le ragazze). 7,3 milioni vivono in grave disagio economico In Italia il 12,1% degli individui, guardando alle ‘teste’ 7,3 milioni, vive in condizioni di grave deprivazione, ovvero in forte disagio economico.

Rispetto al 2015 la quota sale (erano l’11,5%). I picchi si raggiungono in alcune regioni del Sud, come Sicilia (26,1%) e Campania (25,9%). Ecco che in termini percentuali il valore del Mezzogiorno (21,2%, pari a quasi 4,5 milioni di persone) è  quasi il triplo di quello del Centro-Nord (7,3%, poco meno di 3 milioni). Occupazione donne, in Ue peggio solo la Grecia Il mercato del lavoro dà segnali di ripresa, pur restando caratterizzato da profonde fratture. Nel 2017 il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni è salito al 62,3%, tuttavia “lo squilibrio di genere a sfavore delle donne si conferma forte” (52,5% contro il 72,3% degli uomini occupati), “così come il divario territoriale tra Centro-nord e Mezzogiorno (70,2% e 47,7%, rispettivamente)“.

La distanza con la media dell’Unione europea, qui l’ultimo aggiornamento  del 2016, “continua a restare elevata (9,4 punti) specie tra le donne (13,7 punti)”. Ecco che solo Grecia e Croazia hanno un tasso di occupazione inferiore a quello italiano, ma considerando la componente femminile resta dietro esclusivamente la penisola ellenica.  Il lavoro sommerso tocca il 13,5% degli occupati   “Il lavoro sommerso continua a incidere in misura rilevante a livello nazionale, coinvolgendo nel 2015 il 13,5% degli occupati“.

Il fenomeno, sottolinea l’Istat,è presente in particolare nel Mezzogiorno, dove quasi un quinto degli occupati  non regolare (19,3%, con un massimo del 23,2% in Calabria)”     e fa notare come tra il 2000 e il 2015 il peso dell’occupazione non regolare si sia ridotto “in tutte le ripartizioni tranne che nel Nord-est (che presenta comunque l’incidenza pi bassa, 9,7%)”. C’è poi da osservare come il lavoro sommerso sia caratterizzato da “forti specificità settoriali: nell’agricoltura  irregolare oltre un quinto degli occupati“.

I giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano non lavorano, ormai conosciuti con l’acronimo inglese di Neet, nel 2017 si fermano sotto la soglia dei 2,2 milioni. Nonostante il terzo calo consecutivo si tratta comunque di una fetta ancora rilevante, pari al 24,1% della popolazione in quella fascia d’età, circa uno su quattro.    L’incidenza è più elevata tra le donne (26,0%) e nel Mezzogiorno (34,4%), che quasi doppia il Centro Nord (17,6%). Anche la riduzione del fenomeno non è omogenea sul territorio: risultano in flessione il Centro (-0,7 punti) e il Nord Ovest (-0,4 punti) ma non il Nord Est (+0,1 punti) e il Sud (+0,2 punti). Nel confronto con gli altri Paesi dell’Ue l’Italia detiene poi il primato, almeno stando ai dati del 2016 (24,3%, dieci punti sopra la media europea).




Cresce Il fatturato dell’industria "made in Italy" , al top dal 2011

di Federica Gagliardi

La crisi di cui il mondo imprenditoriale italiano si è lungo lamentato potrebbe diventare quasi un cattivo ricorso. Lo ha rilevato l’Istat informando che il fatturato dell’industria nel 2017 , corretto per gli effetti di calendario, è aumentato in valore del 5,1%, gli ordini (cioè gli acquisti dei clienti) addirittura del 6,6%.  E’ sicuramente il dato più alto dal 2011 quando raggiunse il 6,8%. L ’Istat motivando la crescita pari al 2,9% nel quarto trimestre , rispetto al precedente trimestre segnala l’ indice destagionalizzato del fatturato dell’industria ha raggiunto invece nel solo mese di dicembre, il livello più elevato (110) da ottobre 2008, mese significativo perché immediatamente successivo al fallimento di Lehman Brothers, evento simbolo della grande crisi finanziaria ed economica degli anni successivi.

Il fatturato è salito del 7,2% anche in termini tendenziali  con incrementi del 7,3% sul mercato interno e del 7,1% su quello estero. Soddisfatto il Governo per voce del  Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che invita a “continuare a giocare in attacco stimolando investimenti in competenze e tecnologie e in difesa gestendo le transizioni industriali con strumenti più forti2. Anche dal fronte politico, arrivano commenti soddisfatti: “Il tempo è galantuomo, le chiacchiere stanno a zero. Noi abbiamo fatto questo e vogliamo andare avanti.  Altri vogliono i dazi e uscire dall’euro“, commenta il segretario del Pd, Matteo Renzi su Twitter.

I sindacati sono più cauti. Il segretario generale della Cisl Anna Maria Furlan è del parere che adesso”serva un patto imprese-sindacati ed una riforma fiscale che dia slancio a salari e pensioni per favorire anche i consumi interni”Rocco Palombella segretario generale della Uilm, sottolinea che “ci vogliono investimenti pubblici e privati a sostegno dell’industria manifatturiera ma occorre sbloccare in tempi brevi il confronto nelle vertenze riguardanti la siderurgia nazionale. Se l’Italia smette di produrre buon acciaio l’industria non po’ avere futuro. Occorre determinare un epilogo positivo alle vicende che riguardano i gruppi Ilva ed Aferpi per esempio. Non si puo’ perdere altro tempo“.

Dall’Inps arriva infine un’altra buona notizia . Nel settore privato si registra a fine 2017, un saldo tra i flussi di assunzioni e cessazioni registrati nel corso dell’anno pari a +488.000, superiore a quello (+326.000) corrispondente del 2016 ma inferiore a quello del 2015 (+613.000). Il saldo annuo complessivo, che misura la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro, riflette dinamiche diverse per le singole tipologie contrattuali: è pari infatti a -117.000 per i contratti a tempo indeterminato, a +58.000 per i contratti di apprendistato, a +10.000 per i contratti stagionali e, soprattutto, a +537.000  per i contratti a tempo determinato.

Tutti i principali raggruppamenti delle industrie – a guardare gli indici destagionalizzati del fatturato – segnano dati positivi, ma spicca l’energia che cresce del 5,7% rispetto a novembre. Quanto all’indice grezzo degli ordinativi, nel raffronto con il dicembre 2016 gli incrementi più rilevanti riguardano l’elettronica e le apparecchiature elettriche, entrambe sopra il +20%.

Oltre ai dati dell’Istat, si registrano anche le stime della Confindustria per l’andamento economico italiano, con prospettive positive. Secondo gli analisti viale dell’Astronomia “a compensazione di una chiusura del 2017 più fiacca del previsto, la dinamica dell’economia italiana nel primo trimestre potrebbe rivelarsi superiore alle attese, stando anche all’andamento molto positivo degli indicatori qualitativi“.




Deficit/Pil al minimo da 10 anni, e cala la pressione fiscale

ROMA –  Il rapporto deficit/Pil è stato con riferimento al solo terzo trimestre del 2017, pari al 2,1%, a fronte del 2,4% nel corrispondente trimestre del 2016, dunque con un miglioramento ancora più marcato. Sul fronte delle tasse, la pressione fiscale si è alleggerita: è stata pari al 40,3%, in riduzione di 0,4 punti percentuali nel III trimestre 2017 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il segretario Pd, Matteo Renzi, rimarca che in 5 anni la pressione fiscale è scesa di due punti. Secondo il vicesegretario Pd e ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, si tratta del dato più basso dal 2011. In questo contesto, aumenta il reddito disponibile delle famiglie consumatrici nel III trimestre 2017 in misura dello 0,7% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi crescono dello 0,2%. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è aumentata di 0,5 punti percentuali, salendo all’8,2%.

A fronte di una diminuzione dello 0,1% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto rispetto al trimestre precedente dello 0,8%. L’Istat spiega che la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici  nel terzo trimestre 2017 è stata pari all’8,2%, con un aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e una diminuzione di 0,3 punti percentuali nei confronti dello stesso trimestre del 2016. L’aumento congiunturale della propensione al risparmio deriva da una crescita del reddito disponibile delle famiglie consumatrici più sostenuta rispetto a quella dei consumi finali (0,7% e 0,2% rispettivamente) Rispetto al trimestre precedente il potere d’acquisto delle famiglie è aumentato dello 0,8%, grazie anche alla lieve flessione del deflatore implicito dei consumi delle famiglie (-0,1%).
In termini tendenziali il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato del 2,1%, mentre il deflatore implicito dei consumi è aumentato dell’1,0%, determinando una crescita del potere di acquisto del 1,1%. Buone notizie per l’economia vengono, infine, dall’inflazione: in media, nel 2017 i prezzi al consumo registrano una crescita dell’1,2% dopo la lieve flessione del 2016 (-0,1%). L’”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si attesta a +0,7%, un tasso solo di poco più elevato rispetto a quello del 2016 (+0,5%). A dicembre 2017, secondo le stime preliminari dell‘Istat, l’inflazione aumenta dello 0,4% su base mensile e dello 0,9% rispetto a dicembre 2016 (come a novembre).
 



Imprese: nel 2017 calano le società di persone ed aumentano quelle di capitale

 

 

ROMA –  Le società di persone sono in netta flessione da un decennio, a fronte della crescita sostenuta delle società di capitale, in particolare delle srl (le società a responsabilità limitata) . La situazione  demografica delle imprese italiane è stata scandagliata dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti che ha pubblicato il documento “ Società di persone: criticità e prospettive di modifica della disciplina alla luce dei dati statistici”. Uno studio ha analizzato le statistiche del Registro Imprese delle Camere di Commercio, e le Dichiarazioni Fiscali relativamente all’invio dei modelli Unico Società di persone e Società di Capitale e l’Archivio Statistico delle Imprese Attive dell’Istat.

Secondo la ricerca della Fondazione  nel 2016, le società di persone attive  sono calate del – 2,2% rispetto all’anno precedente passando dalle 832.311 unità del 2015 alle 813.228 del 2016. La contrazione è ancora più significativa se si considera l’ultimo decennio ( -10,1%),  nel 2006 infatti erano 905.044. Contestualmente si registra invece una performance positiva(+3,4%) delle società di capitale attive che dalle 1.043.841 del 2015 si sono attestate alle 1.082.003  del 2016. Un vero e proprio “exploit” se raffrontato al 2006  ( +52,3%) che annoverava 710.445 unità.   Tra gli altri dati emerge come dal 2008 si registri una  flessione per snc (-20%) e sas (-11%) , mentre le srl segnano  un incremento (+11%).

Massimo Miani, presidente della Fondazione e Consiglio Nazionale Commercialisti

Massimo Miani, Presidente della Fondazione Nazionale e del Consiglio Nazionale dei Commercialisti spiega questo fenomeno così:  “Stiamo assistendo a una profonda trasformazione del sistema imprenditoriale italiano. Un fenomeno ancora in corso,  è evidente come la crisi economica abbia spinto gli imprenditori a privilegiare alcune forme societarie rispetto ad altre, ricercando assetti caratterizzati  da minori responsabilità a livello patrimoniale. Bisogna comunque sottolineare come le società di persone, oltre a consentire una gestione diretta della società,  occupino un ruolo significativo nella nostra economia: più di 800.000 imprese e quasi 2,5milioni di occupati

“Non va inoltre trascurato che la recente legge di delega per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza – continua Milani – contiene alcuni principi che, ad esempio, riconoscono ai soci illimitatamente responsabili la possibilità di liberarsi dai debiti residui nei confronti dei creditori non soddisfatti e maggiori tutele e garanzie finanche nella possibilità di comprenderli nelle procedure di cui alla legge n. 3/2012 sul sovraindebitamento del non fallibile“ .

 Lo studio, oltre all’analisi dei dati statistici svolge alcune considerazioni sulla disciplina vigente in funzione della evidenziazione delle attuali carenze dei tipi societari a base personale in relazione alla necessità di rielaborare  regole condivise che consentano la diffusione di modelli societari e , in più generale di una cultura di impresa, atti a garantire un adeguato sviluppo economico.

Ecco lo studio realizzato dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti Società di persone: criticità e prospettive di modifica della disciplina alla luce dei dati statistici”:

Società di persone COMMERCIALISTI




Dati Istat e UCIMU confermano la crescita in corso e prefigurano ulteriore crescita degli investimenti in innovazione

ROMA“I dati Istat diffusi oggi sulla produzione industriale che cresce ininterrottamente da sette mesi consecutivi e che tocca ad agosto un +5,7% rispetto allo scorso anno, indicano che l’industria manifatturiera italiana investe, produce e innova. Un quadro positivo che trova conferma anche nei dati di Ucimu sugli ordinativi interni delle macchine utensili che dopo aver segnato +22,2% e + 28,5% nei primi due trimestri dell’anno, fa registrare  una accelerazione degli ordinativi interni al 68,2% nel periodo luglio-settembre

Così il Ministro Carlo Calenda ha commentato i dati diffusi da Istat sulla produzione industriale ad agosto e quelli comunicati da Ucimu – l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione – sugli ordinativi interni nel terzo trimestre 2017.

E’ un ottimo risultato. L’andamento degli ordinativi è un segnale che conferma la crescita attualmente in corso e anticipa un trend positivo nel prossimo futuro per gli investimenti innovativi. E ‘ questo l’obiettivo che ci eravamo prefissati quando abbiamo deciso di investire sulle politiche dell’offerta utilizzando strumenti fiscali automatici e neutrali dal punto di vista della dimensione e del settore in cui operano le imprese. Quello che dobbiamo fare ora è chiaro: consolidare questi strumenti e rafforzarli attraverso delle misure specifiche di sostegno alle competenze ed alla formazione 4.0” conclude Calenda.




Calenda: “Buoni segnali di ripresa del sistema manifatturiero nella produzione industriale”

ROMA – “La crescita su base annua del 4,4% della produzione industriale, indicata dai dati Istat è un nuovo segnale positivo della ripresa del sistema manifatturiero italiano. In particolare, l’indice riferito ai beni strumentali  (+5,9%) e la crescita ancora più significativa della fabbricazione di macchinari e attrezzature (+8,0%) indicano che il Piano Nazionale Industria 4.0 funziona nello stimolare e sostenere gli investimenti delle imprese”.

“I dati  confermano l’efficacia della scelta di eliminare gli incentivi inefficaci – afferma il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda  commentando in merito ai dati diffusi questa mattina dall’Istat sulla produzione industriale a luglio 2017. –    introducendo delle agevolazioni fiscali automatiche e non collegate ad una specifica dimensione o settore industriale. Bisogna ora continuare a lavorare sulle politiche dell’offerta concentrando risorse a beneficio delle imprese che producono e creano lavoro”.

 

 




CNA: “Gli italiani hanno speso 18 miliardi in impianti antifurto e porte blindate per proteggere la propria casa”

ROMA – Per evitare intrusioni impreviste dentro casa quattro famiglie italiane su dieci hanno installato un impianto antifurto e/o, nella stessa percentuale, una porta blindata. Per proteggere l’abitazione, insomma, gli italiani hanno speso oltre 18 miliardi di euro. Lo svela una indagine condotta da CNA Installazione e Impianti tra le imprese associate.

Secondo l’Istat, le famiglie italiane sono circa 16,5 milioni. Un impianto antifurto di qualità comprensivo di centralina, sensori esterni e interni, sirena e combinatore telefonico costa mediamente 1500 euro. Una porta blindata 1300 euro.  Italiani super-prudenti, allora? No, stando ai dati del Ministero dell’Interno e dell’Istat. Nel 2016 i furti in abitazioni ed esercizi commerciali denunciati sono stati 330.598, vale a dire quasi 904 al giorno e 38 ogni ora.

Secondo il Servizio analisi criminale della Polizia di Stato, sono stati circa 300 in meno che nel 2015. Poca cosa rispetto a un reato che genera un giustificato allarme sociale. E, comunque, un numero probabilmente approssimato per difetto, considerato che solo sette responsabili di furti su cento vengono arrestati. Un dato che non invita alla denuncia, piuttosto alla frustrazione. Nel decennio 2006/2015 l’Istat ha registrato poco meno di due milioni di furti nelle sole abitazioni, con un incremento pari al 94 per cento tra 2006 e 2015. Un’enormità. Che colloca l’Italia nella fascia alta della graduatoria europea stilata da Eurostat-Unodc, dalla quale risulta che nel rapporto popolazione/furti in appartamento l’ Italia è al sesto posto della classifica, dietro Belgio, Danimarca, Lussemburgo, Paesi Bassi e Svezia, superando di gran lunga i “pari taglia” Francia, Spagna, Germania e Regno Unito.

 

Se oltre 330mila furti rappresentano un’enormità in sé, rispetto a 16,6 milioni di famiglie e a 24 milioni solo di abitazioni occupate (dati Istat) sono una quota obiettivamente ridotta. E se non sembra pagare la paura della giustizia, visto il numero ridottissimo di arresti per furto, evidentemente a pagare è la prevenzione. Dopo anni in cui ci si è affidati al fai-da-te, al vicino o alla provvidenza, ma con scarso successo. Anche se ancora troppe persone sembrano attendere il primo furto, o se va bene il primo tentativo di furto, per correre ai ripari. Un comportamento molto rischioso, soprattutto all’approssimarsi del grande esodo estivo.

Ma come fare per evitare brutte sorprese al rientro dalle ferie?  Innanzitutto – segnala CNA Installazione e Impiantievitando di postare sui socialmedia foto delle proprie vacanze in luoghi lontani mentre si è ancora in ferie. Molti, infatti, non resistono alla tentazione di far conoscere ad amici e conoscenti, ma anche a sconosciuti follower, quanto trasparenti siano le acque o quanto bianche siano le spiagge dei luoghi in cui si è scelto di villeggiare, con la spiacevole conseguenza di rendere noto a tutti, quindi anche ai malintenzionati,  che non si è in casa e non si è intenzionati a tornare presto.

Poi, è necessario installare un impianto antintrusione che può andare da una semplice inferriata alle finestre ai vetri antisfondamento, dalla porta blindata o ai più sofisticati impianti antifurto con allarme e telecamere di sorveglianza. Oltre agli allarmi antifurto e alle porte blindate, dall’indagine di CNA Installazione e Impianti emerge che le famiglie italiane hanno installato anche tapparelle metalliche con bloccaggi (17%), grate di protezione (14,8%), telecamere (19%).

Per ogni intervento CNA Installazione e Impianti raccomanda però di affidarsi a installatori abilitati. Va ricordato, inoltre, che il nuovo Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, entrato in vigore il 24 maggio 2016, ha un notevole impatto sulla videosorveglianza in quanto per poter garantire l’utilizzo corretto delle telecamere sono richieste competenze specifiche.

Le famiglie che non hanno problemi di bilancio possono adottare soluzioni più complesse che prevedono una miscela di sistemi anti-intrusione e  sistemi domotici  per tenere sotto controllo la propria casa da remoto tramite tablet o smartphone. Basta infatti programmare l’accensione delle luci a determinati orari (magari non sempre gli stessi) per simulare, a esempio, una presenza in casa che potrebbe indurre i ladri a rinunciare al furto.




Istat: redditi e consumi in rialzo, al top dal 2011

ROMA –  Nel primo trimestre del 2017 il reddito disponibile delle famiglie è aumentato dell’1,5% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,3%. Lo rileva l’Istat, segnando per il reddito un rialzo annuo del 2,4% e per la spesa un aumento del 2,6%. In entrambi i casi si tratta degli incrementi tendenziali più alti dal terzo trimestre del 2011.

Quanto al potere d’acquisto delle famiglie, è cresciuto dello 0,8% nel primo trimestre del 2017 rispetto al trimestre precedente, quando si era registrato invece un calo. Su base annua segna un rialzo dell’1,2%. Analizzando il portafoglio delle famiglie, complice la dinamica asfittica dei prezzi si registra un aumento del potere d’acquisto. Il reddito disponibile lordo è salito infatti dell’1,5% sul trimestre precedente e del 2,4% annuo.Considerando il deflatore implicito dei consumi, si registra la crescita dei prezzi, il potere d’acquisto risulta in aumento di 0,8 punti in termini tendenziali e di 1,2 punti in termini congiunturali.

La propensione al risparmio delle famiglie (quota del reddito destinata al risparmio) nel primo trimestre 2017 è stata pari all’8,5%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente per effetto di una dinamica dei consumi inferiore a quella del reddito (+1,3% le spese). Sia nel caso del reddito disponibile che in quello dei consumi si tratta delle dinamiche più sostenute dal dal terzo trimestre del 2011.

Nel primo trimestre 2017 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche – rileva ancora l’istituto – in rapporto al Pil è stato pari al 4,3%, risultando inferiore di 0,6 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2016 (quando era al 4,9%).  Si tratta del valore più basso del deficit, in base a confronti tendenziali (gli unici possibili), dal 2000, ovvero da 17 anni.

La pressione fiscale nel primo trimestre del 2017 è stata pari al 38,9%, segnando un aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.




ll ciclone Pignatone fa infuriare i giornalisti

di Piero Sansonetti

Un ciclone si è abbattuto sul giornalismo italiano. Si chiama Pignatone. Nelle redazioni dei giornali regna il panico. I grandi giornalisti d’inchiesta sono sgomenti, atterriti. Il ciclone è arrivato senza alcuna avvisaglia, imprevedibile.

Pignatone – che per la precisione è il dottor Pignatone Giuseppe, classe 1948, Procuratore di Roma – ha deciso di interrompere la continuità delle carriere tra magistratura inquirente e giornalismo giudiziario, e ha stabilito che l’articolo del codice penale che impone il segreto d’ufficio sulle indagini preliminari va rispettato. Rovesciando una tradizione almeno quarantennale e ininterrotta che aveva permesso a un drappello abbastanza cospicuo di Pm di lavorare spalla a spalla non solo coi carabinieri e con la polizia, ma soprattutto coi redattori di cronache giudiziarie dei principali giornali italiani. I quali venivano stabilmente riforniti di notizie segrete – in modo assolutamente illegale ma altrettanto assolutamente tollerato – e di queste notizie facevano la parte essenziale del proprio lavoro, e anche del lavoro di intere redazioni e di molti direttori.

L’altro giorno, con un gesto clamoroso, il dottor Pignatone – verso il quale, in passato, questo giornale ha spesso e volentieri rivolto svariate critiche e poche lodi – ha firmato un atto rivoluzionario, togliendo al nucleo dei carabinieri che si chiama “Noe” la titolarità delle indagini sul caso Consip e affidandola al nucleo investigativo dei Carabinieri di Roma. Motivando la sua scelta in modo esplicito con la necessità di fermare la fuga di notizie e di far rispettare il codice penale costantemente violato da investigatori, Pm e giornalisti.

La rabbia dei giornalisti


E ora? La decisione di Pignatone ha creato sconcerto e rabbia
.
Il direttore del Fatto Quotidiano, si è scagliato contro di lui facendo con ironia notare che invece di prendersela con gli imputati, Pignatone se l’è presa con gli investigatori che indagano sugli imputati.

Non è esattamente così: le indagini su chi è indiziato proseguono, solo che si interrompe il reato commesso per giorni e giorni da giornalisti e inquirenti che facevano trapelare notizie ad hoc, danneggiando ovviamente le indagini e danneggiando, ancor più ovvia- mente, gli indiziati ( e il loro parenti…).

Sebbene il ragionamento di Travaglio non regga, si capisce perfettamente però la sua furia. Il giornale che lui dirige, più di altri, si fonda programmaticamente sulla fuga delle notizie giudiziarie e sulla violazione del segreto ottenuta unificando le carriere di alcuni giornalisti ( appunto: quelli detti di inchiesta) e di alcuni investigatori. Se Pignatone rompe questo gioco, per alcuni il danno è enorme.

«Compratemi, ho una fuga di notizie»

Il giorno prima della mazzata di Pignatone, un giornalista del “Fatto”, ospite da Mentana, alla Sette, aveva invitato i telespettatori a comprare il suo giornale il giorno successivo, per leggere una “fuga di notizie” clamorosa. Voi direte: beh, ingenuo questo ragazzo a parlar così! No, non era ingenuità, era solo un modo di parlare del tutto conseguente con il senso comune che dilaga nel giornalismo italiano. I giornalisti che fanno dipendere il loro lavoro dai carabinieri, o dai Pm, o da altri funzionari dello Stato o dei servizi segreti, non trovano che ci sia niente di male in questo loro modo di comportarsi: sono stati educati così, sono nati nel dopo– Tangentopoli, non hanno mai saputo che una volta il giornalismo di inchiesta era ricerca della notizia e non affiliazione a una banda politico– giudiziaria. Il giornalismo per bande è diventato negli ultimi anni una realtà accettata da tutti, considerata un fatto ordinario, legale, apprezzabile, persino ad alto contenuto etico.

E i giornali si accorgono che nascono pochi bambini Così è successo che chi ieri abbia dato un’occhiata ai giornali online, sia rimasto un po’ stupito. C’è stato il ritorno in grande stilo della politica estera, sebbene non ci fossero molte notizie, o di temi non proprio nuovissimi come il calo delle nascite. La notizia che vengono al mondo meno bambini di un tempo, sebbene vecchia più o meno di 27 anni, ha conquistato tutte le home page. E il caso Consip è scivolato un po’ giù. Se i Carabinieri non danno più notizie, vince l’ufficio stampa dell’Istat: meno bambini, ridotta la produzione industriale, inflazione bassa, e persino Gentiloni da Pippo Baudo! Roba fresca.

Il misterioso signor Bill

Oppure la storia del misterioso Bill. Chi è Bill? Oddio Bill è sempre stato il nome di un personaggio misterioso nella storia recente italiana. Una volta, mi ricordo, era il nome di battaglia di un certo Urbano Lazzaro, partigiano controcorrente che diceva di essere stato lui ad arrestare Mussolini, a Dongo, e che a fucilarlo non fu il colonnello Valerio, come dice la storia ufficiale, ma nientedimenoché Luigi Longo in persona, cioè il luogotenente di Togliatti, forse per ordine degli inglesi che volevano fare dispetto agli americani o qualcosa del genere. Ora il misterioso Bill è invece solo l’autista di un camper che qualche anno fa scorrazzò Matteo Renzi nella campagna per le primarie. Il suo vero nome è Roberto Bargilli e in gennaio pare che abbia mandato un sms a quel Russo che dovrebbe essere uno degli uomini chiavi dell’affare Consip, per dirgli: “La pianti di telefonare a papà Renzi? ”. Vi pare poco? Non è forse questo sms una prova quasi certa della colpevolezza diretta del presidente del consiglio? Beh, certo, non è chiarissimo quale sia il reato, ma non è molto importante. In realtà in tutto il caso Consip non è chiarissimo quali siano i reati principali. Dicono i giornali che si tratta di un clamoroso caso di corruzione per strappare un appalto miliardario. Benissimo: ma qualcuno ha preso il soldi per farsi corrompere? Qualcuno li ha dati? Qualcuno ha assegnato l’appalto?. No, questo, no, dicono i giornali, però…

Indizi e reati

Ecco il problema è tutto qui: non c’è niente di male se gli inquirenti decidono di approfondire delle vicende che non appaiono loro chiare e che potrebbero nascondere fatti di corruzione e reati. E si adoperano per scoprire i reati, o impedirli, o punirli. E’ il loro lavoro. Il problema è che per un inquirente serio un indizio è un indizio, e cioè qualcosa che serve a cercare eventuali colpe, o viceversa a escluderle, e non è di per se una prova, né tantomeno è esso stesso il reato. Invece per i giornali, qualunque ipotetico indizio è il reato. Papà Renzi è andato a Fiumicino in auto e poi non ha preso l’aereo? Beh, è chiaro che è colpevole? Colpevole di che? Vedremo, vedremo, ma è colpevole…

Il giornalismo di inchiesta

Il moderno giornalismo di inchiesta funziona così. Non fa inchieste, non cerca notizie. Riceve informazioni dagli apparati o da qualche altra figura istituzionale e decide non di informare ma di eseguire la pena. La frustata di Pignatone potrebbe avere effetti davvero imprevisti. Se la degenerazione del giornalismo italiano si dovesse trovare senza più ossigeno, magari anche dentro la nostra categoria si muove qualcosa. E a qualcuno viene in mente che lo Stato di diritto non necessariamente è il nemico dell’informazione.

 




Entrate tributarie, nel 2016 il gettito aumenta del 3,3%. Bene Irpef, Ires e Iva

Con il comunicato del 1° marzo l’Istat ha diffuso i dati relativi al prodotto interno lordo e alle principali grandezze di finanza pubblica per il triennio 2014-2016. Nel 2016, l’economia italiana ha registrato una crescita del Pil pari allo 0,9%. A questo risultato ha contribuito la crescita della domanda interna sostenuta sia dai consumi delle famiglie (+1,3%) sia dagli investimenti fissi lordi (+2,9%). Si conferma l’efficacia dell’impostazione della politica di bilancio adottata dal Governo, al tempo stesso favorevole alla crescita e volta ad assicurare un graduale ma robusto consolidamento delle finanze pubbliche. Nel periodo gennaio-dicembre 2016 le entrate tributarie erariali sono state pari complessivamente a 451,5 miliardi, con un aumento del 3,3% (+14.244 milioni di euro) rispetto al 2015. L’andamento del gettito nel 2016 riflette sia il miglioramento della congiuntura economica sia l’effetto di alcune importanti misure di contrasto all’evasione adottate dal Governo nel corso degli ultimi anni.

Tra queste, la collaborazione volontaria (cosiddetta voluntary disclosure) introdotta per favorire la regolarizzazione di capitali finora non dichiarati al fisco detenuti in Italia e all’estero ha fatto registrare nel 2016 versamenti per 4.078 milioni di euro rispetto ai 212 milioni di euro del 2015, anno nel quale era stato avviato l’istituto. Sul versante delle imposte indirette, il meccanismo della scissione dei pagamenti (cosiddetta  split payment) per i fornitori della Pubblica Amministrazione e l’estensione del sistema dell’inversione contabile (cosiddetta reverse charge) al settore delle pulizie, dei certificati verdi e al settore dell’edilizia specializzata, hanno generato un considerevole recupero di gettito, contribuendo a ridurre l’evasione dell’IVA.

A dicembre 2016 risultano incassi del canone televisivo per complessivi 2.002 milioni di euro su base annua. Il gettito del canone Rai è aumentato complessivamente del 16,3% nel 2016 rispetto al 2015. Il risultato è particolarmente significativo se si considera anche che per il 2016 l’importo del canone televisivo è stato ridotto da 113,50 euro dell’anno precedente a 100 euro.

IMPOSTE DIRETTE

Registrano un gettito complessivamente pari a 246.018 milioni di euro, con un incremento del 2,5% (+5.959 milioni di euro) rispetto al 2015. L’IRPEF cresce del 2,5% (+4.453 milioni di euro) per effetto principalmente delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente pari a 3.470 milioni di euro (+2,4 %). L’andamento riflette anche gli effetti delle disposizioni del D.Lgs 175/2014 relative al versamento delle imposte che hanno previsto, a decorrere dal 2015, l’indicazione dell’IRPEF al lordo delle compensazioni di imposta effettuate. Nel 2016 si rileva anche una crescita dei versamenti in autoliquidazione del 4,4%.

L’IRES cresce di 1.971 milioni di euro (+5,9%) a seguito dei maggiori versamenti a saldo in autoliquidazione dell’anno d’imposta 2015 (+1.079 milioni di euro). L’andamento positivo del gettito riflette l’aumento della redditività in alcuni settori economici che ha più che compensato le minori entrate previste per le agevolazioni concesse con la Legge di stabilità per il 2016 (art. 1, commi da 91 a 94 e 97-c.d. maxi-ammortamento) e per il potenziamento dell’agevolazione ACE (Aiuto alla Crescita Economica) introdotta dal decreto “Salva Italia” (D.L. n. 201/2011).

Tra le altre imposte dirette, aumenta il gettito della cedolare secca sugli affitti (+ 17,3%), anche a seguito del maggiore utilizzo di questo regime di tassazione nei contratti di locazione immobiliare. Registrano, invece, riduzioni di gettito l’imposta sugli interessi e altri redditi di capitali (-18,9%) e le imposte sostitutive sulle plusvalenze (-69,5%), per effetto dei cali dei rendimenti degli investimenti finanziari.

 IMPOSTE INDIRETTE

Il gettito ammonta a 205.525 milioni di euro milioni di euro, in aumento del 4,2% (+ 8.285 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo del 2015. Il gettito IVA cresce del 4,3% (+5.127 milioni di euro) per effetto dell’andamento complessivamente positivo della componente relativa agli scambi interni e, in particolare, dei versamenti a seguito dell’applicazione del meccanismo dello Split payment (+5,5% pari a + 5.904 milioni di euro), che obbliga la pubblica amministrazione a trattenere e versare direttamente all’erario l’IVA sulle fatture emesse dai propri fornitori.

Il gettito dell’imposta di bollo ha segnato una flessione (-382 milioni di euro), dovuta alla diversa modalità di scomputo dell’acconto. Tale circostanza ha influenzato il profilo mensile dei pagamenti dell’imposta: nell’anno 2016, si sono registrati minori versamenti in acconto nel mese di aprile e maggiori versamenti mensili durante il corso dell’anno. Il versamento dell’ultima rata dell’imposta riferita al 2016, riscossa nel 2017, ha fatto affluire un gettito complessivo di oltre 600 milioni di euro.

Le entrate delle accise sui prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi (oli minerali) mostrano un andamento sostanzialmente stabile rispetto al 2015 (-7 milioni di euro). In aumento il gettito dell’accisa sul gas naturale per combustione (gas metano) che ha generato entrate per 3.388 milioni di euro (+16,8%).

ENTRATE DA GIOCHI

Le entrate relative ai giochi presentano, nel complesso, una crescita molto sostenuta, pari a 22,3% (+ 2.654 milioni di euro).

 ENTRATE DA ACCERTAMENTO E CONTROLLO

I flussi delle entrate tributarie erariali relativi ai ruoli nel 2016 sono state pari a 9.053 milioni di euro con una diminuzione pari a –1,7%  rispetto allo stesso periodo del 2015, determinata da minori incassi delle imposte dirette (-591 milioni di euro), compensati in parte dai maggiori incassi delle imposte indirette (+435 milioni di euro). Si precisa che i ruoli riferiti alle entrate tributarie, che affluiscono al bilancio dello Stato, rappresentano solo una parte degli incassi legati all’attività di contrasto all’evasione fiscale, che nel 2016, come è noto, ha fatto registrare complessivamente un ammontare di 19 miliardi di euro, il picco nell’ultimo decennio. Rientrano in questa cifra, tra l’altro, il gettito della voluntary disclosure e i risultati delle attività per migliorare l’adempimento spontaneo.

Sul sito del Dipartimento delle Finanze è disponibile il Bollettino delle entrate tributarie del periodo gennaio-dicembre 2016, corredato dalle appendici statistiche e dalla guida normativa, che fornisce l’analisi puntuale dell’andamento delle entrate tributarie, e la relativa Nota tecnica che illustra in sintesi i principali contenuti del documento.

 




“Blitz” di Renzi a Taranto, incontra i sindacati dell’ ILVA

Questa mattina l’ex-premier Matteo Renzi, accompagnato dal viceministro allo sviluppo economico Teresa Bellanova, ha incontrato a Taranto i segretari generali di Fim, Fiom, e Uilm, Valerio D’Alò, Giuseppe Romano e Antonio Talò, insieme ad alcune Rsu dello siderurgico tarantino.  L’incontro si è svolto presso un albergo sul lungomare della città, dove  Renzi  fotografando il mare di Taranto postandolo su Instagram ha aggiunto  “Non abbandoniamo i lavoratori di questa realtà così importante“. Successivamente l’ex-premier si è recato all’ ILVA per incontrare i lavoratori dello stabilimento tarantino. A darne notizia sulla sua pagina Facebook , lo stesso Renzi

Questa mattina sono stato a Taranto e mi sono confrontato con i sindacalisti di ILVA. A proposito di lavoro. ISTAT oggi ha dato il consuntivo finale dei posti di lavoro creati nei mille giorni del nostro governo. Da febbraio 2014 a dicembre 2016 il saldo netto positivo è stato di 681mila posti di lavoro in più. Di questi 488mila a tempo indeterminato. Questi sono numeri, fatti, storie. Forse non sono voti, ma certo sono volti in carne e ossa. Ancora non basta, ma il JobsAct ha restituito una speranza a molti nostri connazionali. Adesso di nuovo in auto verso un’altra tappa del nostro viaggio al Sud. Un sorriso e buona giornataNell’incontro i temi affrontati sono stati il futuro dello stabilimento, la ambientalizzazione, il recente accordo di CIGS, le prossime scadenze, la questione amianto e la tutela della occupazione.”

Renzi con il viceministro dello Sviluppo Economico Teresa Bellanova e rappresentanti dei sindacati metalmeccanici tarantini hanno parlato del futuro dell’ILVA, di ambientalizzazione, del recente accordo sulla Cassa integrazione straordinaria, della questione amianto e di tutela della occupazione nell’incontro.  Tra i punti trattati , hanno reso noto i sindacati Fiom, Fiom e Uilm con una nota,  “la valutazione della possibilità di effettuare rilievi mirati al riconoscimento del danno sanitario che sia in linea e derivato dai nuovi piani ambientali; applicazione in toto dall’Aia, rielaborata, e solo in versione migliorativa, in relazione ai nuovi piani ambientali” aggiungendo che “l’analisi dei percorsi possibili relativi alle bonifiche di amianto e soprattutto ai possibili riflessi a beneficio dei dipendenti; il mantenimento degli attuali livelli occupazionali e il riconoscimento di adeguati ammortizzatori sociali per accompagnare il percorso di ambientalizzazione e di fermate temporanee degli impianti come riportato nell’accordo del 27/02/2017″, concludendo che  ritengono “indispensabile un continuo confronto con il governo e con i commissari straordinari e ribadiscono la necessità che il Governo garantisca la tutela dell’ambiente, della salute dei cittadini del territorio ionico e dei lavoratori di Ilva ed il mantenimento dei livelli occupazionali“.

Incredibilmente su un socialnetwork è apparso un post polemico del coordinatore del Pd di Taranto Costanzo Carrieri  il quale peraltro non è mai stato eletto congressualmente , ed è continuamente alla continua ricerca di visibilità mediatica, ha attaccato Renzi accusandolo di non aver informato i rappresentanti locali del partito scrivendo “Renzi, vergognati di non avvisare il partito“.  Carrieri dimentica probabilmente che Teresa Bellanova nel Pd conta qualcosa di più di lui..

Dopo aver lasciato Taranto l’ex premier Renzi ha fatto sosta in provincia a Castellaneta dove ha incontrato monsignor Claudio Maniago suo caro amico, scrivendo e postando puntualmente su Instagram , pubblicando una foto che lo ritrae a chiacchierare con tre persone anziane. “In terra di Puglia, confrontandosi con gli abitanti della meravigliosa Castellaneta. #incammino”.

Attraverso un nostro contatto nello staff di Renzi, abbiamo chiesto un commento alla dichiarazioni di Carrieri. La risposta di Renzi sarebbe stata lapidaria: “Carrieri ? E chi è ? Non devo certamente chiedere il suo permesso se vengo a Taranto ad incontrare i sindacati dell’ ILVA su cui il mio Governo  si è speso molto




La lotta della Guardia di Finanza alla contraffazione ed abusivismo per il rispetto della legalità

di Marco Ginanneschi

ROMA – Secondo l’ ISTAT  il giro di affari del “falso” in Italia  vale  6,5 miliardi di euro, e riportando sul mercato legale la produzione dei beni contraffatti, si avrebbero 17,7 miliardi di euro di valore di produzione aggiuntiva, si creerebbero 105.000 nuovi posti di lavoro, e tutto ciò comporterebbe un gettito aggiuntivo per l’ Erario di quasi 5,3 miliardi di euro, pari all, 1,74% del totale delle entrate tributarie dello Stato.

 Il Comando Regionale Puglia della Guardia di Finanza ha disposto l’esecuzione nelle ultime 48 ore di un piano straordinario di interventi finalizzato a prevenire e reprimere il fenomeno della contraffazione, dell’abusivismo commerciale ed altre correlate forme di illegalità.

Il piano di interventi che ha interessato l’intero territorio regionale, si colloca nell’ambito della missione Istituzionale del Corpo, finalizzata alla tutela del mercato dei beni e dei servizi, nonché al contrasto di tutte le condotte illecite connesse alla contraffazione, realizzata mediante una costante azione di controllo economico del territorio. L’operazione ha registrato l’esecuzione di 152 interventi svolti in tutta la Puglia nel corso dei quali sono stati sequestrati oltre 5,8 milioni di articoli, con   59 persone denunciate all’Autorità Giudiziaria


L’attività ispettiva ha evidenziato un’incidenza maggiore
di irregolarità per alcune tipologie di prodotti: oltre 1,8 milioni di articoli di elettronica, 1 milione di articoli nel settore dei beni di consumo e oltre 262.000 giocattoli, risultati contraffatti ovvero ritenuti dannosi per la sicurezza e la salute dei consumatori, in particolare dei bambini esposti al contatto continuo con i giocattoli, e quindi sono stati sottoposti a sequestro.


A conferma del ruolo di centralità delle Fiamme Gialle 
nello specifico comparto operativo, si evidenzia l’utilizzo del portale S.I.A.C. (“Sistema Informativo Anti Contraffazione”), progetto co-finanziato dalla Commissione Europea ed affidato dal Ministero dell’Interno alla Guardia di Finanza, la cui struttura operativa è stata dislocata proprio alla sede di Bari.

Tale piattaforma tecnologica consente un’attività di analisi e controllo in tema di contrasto e lotta alla contraffazione, realizzata mediante applicativi che assolvono funzioni informative per i consumatori, di collaborazione tra le istituzioni e le aziende, nonché di cooperazione tra gli attori istituzionali, che consente alla Guardia di Finanza di estrapolare una serie di informazioni e dati statistici strutturati.




Da gennaio in arrivo multe stradali più alte

Il consueto adeguamento biennale delle sanzioni amministrative comminate per le violazioni delle norme che regolano la circolazione stradale, scatterà dal primo gennaio 2017  e l’aumento sarà di appena lo 0,1%. L’articolo 195 del codice della strada, infatti, prevede che, per conformarsi all’inflazione, “la misura delle sanzioni amministrative pecuniarie è aggiornata ogni due anni in misura pari all’intera variazione, accertata dall’ISTAT, dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (media nazionale) verificatasi nei due anni precedenti”. E, visti gli andamenti del 2015 e del 2016, il rincaro quest’anno sarà quasi impercettibile, cioè di appena lo 0,1%. Quindi, ne saranno interessate solo le sanzioni di importo superiore a 500 euro, visto che per le altre non si arriverà a superare il limite dei 50 centesimi richiesto per l’arrotondamento all’euro superiore.

Inoltre, anche se superiori ai 500 euro, non subiranno alcun rincaro quelle multe inserite nel codice della strada a seguito della depenalizzazione di inizio 2016, visto che l’adeguamento scatta ogni due anni. Si tratta, in particolare, dei casi di guida senza patente o di guida con licenza di categoria inferiore a quella che il veicolo richiede. Sono esclude dall’aumento anche tutte le sanzioni penali, come per esempio quelle clegate alla guida in stato di ebbrezza media o grave e alla guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Per fare qualche esempio da oggi superare il limite di velocità per oltre 60 chilometri orari potrebbe costare da 1 a 2 euro in più, guidare con il veicolo sospeso per la mancata revisione ( oggi è prevista una sanzione di 1842 euro), costerà 2 euro in più. Mettersi alla guida senza patente oggi prevede una multa tra i 2257 e  i 9000 euro, il rincaro oscillerà dunque tra i 2 e i 9 euro. Costerà di più anche la guida in stato di ebbrezza, una delle condizioni considerate aggravanti in caso di omicidio stradale: oggi il codice della strada prevede sanzioni tra i 500 e i 6mila euro, quindi il rincaro sarà di uno o al massimo 6 euro.

Restano invariati tutti gli importi più  bassi, al divieto di sosta, al mancato rispetto della ztl.