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3 Febbraio 2023 04:33
3 Febbraio 2023 04:33

I dati Istat. Il divario degli stipendi tra nord e Sud si amplia, nel 2016 è di 8 mila euro

A Milano si guadagna più del doppio che a Vibo Valentia con oltre 8mila euro di differenza tra i salari medi nel 2016 secondo i dati dell'Istituto Nazionale di Statistica

ROMA –  Il  reddito medio di un lavoratore dipendente al Nord,  è stato nel 2016  di circa 24.400 euro ben superiore rispetto ai 16.100 euro di un lavoratore del Sud, con “una differenza di oltre 8mila euro annui” secondo quanti ha rilevato l’Istat con il primo rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes),che attraverso vari indicatori ha analizzato la situazione economica complessiva nelle 110 province e città metropolitane italiane. Le retribuzioni sono cresciute ma con velocità diverse:  il divario iniziale tra Nord e Sud si allarga sempre più, che nel 2009 misurava 6.300 euro a vantaggio del Nord sul Mezzogiorno, si è quindi notevolmente accentuato. Il reddito da lavoro dipendente nella provincia di Milano è circa due volte e mezzo quello della provincia di Vibo Valentia , rispettivamente in cima e in fondo alla classifica.

A fronte di una media nazionale pari a 21.715 euro, la retribuzione media annua a Vibo Valentia si ferma a 12.118 mentre a Milano si arriva fino a 29.628. L’Istat evidenzia come le differenze territoriali siano “meno marcate guardando all’importo medio annuo delle pensioni, pari a circa 17.700 euro in Italia nel 2015, più elevato al Centro (18.800 euro circa) e più basso al Mezzogiorno (15.600 euro circa)”. Qui la graduatoria delle province è compresa tra il massimo di Roma (21.500 euro circa) ed il minimo di Crotone (13.500 euro circa). Passando alla quota dei pensionati italiani che non supera i 500 euro lordi mensili (10,7%), ma i dati non vanno oltre il 2015, risulta “quasi doppia nel Mezzogiorno (15,3%) rispetto al Nord (7,9%)”. Molto dipende anche dal mercato del lavoro.

“Nel 2016, in media il 24,3 per cento dei giovani tra i 15 e i 29 anni non ha lavorato né studiato“, rivela l’Istituto di statistica. I cosiddetti Neet “sono il 17 per cento al Nord, il 20,4 al Centro e il 34,2 per cento nel Mezzogiorno, con evidenti differenze tra le province di tutte le aree geografiche”. I valori più alti si sono registrati nelle città metropolitane di Palermo e Catania. Qui quasi 1 giovane su 2 è senza lavoro e non ha investito nella sua formazione. Situazione simile a Messina (38,5 per cento di Neet), Napoli (37,7) e Reggio Calabria (36,8).

Differenze anche in termini di aspettative di vita. Nel 2016 è di 82,8 anni a livello nazionale, ma al Sud è complessivamente inferiore di un anno, fino ai 3,4 anni in meno nella provincia diCaserta (80,7). Ma a stupire sono anche le disparità nel solo Nord-ovest: “Da una parte Lombardia e Liguria, su livelli medio-alti”, afferma l’Istat, “dall’altra Piemonte e Valle d’Aosta, dove molte province si collocano nella coda della distribuzione nazionale insieme a quelle più svantaggiate del Mezzogiorno”.

Per quanto riguarda il livello di istruzione, le città del Sud rimangono indietro rispetto alle altre aree del Paese. “La quota di popolazione con almeno il diploma marca una distanza tra l’area complessivamente in maggiore vantaggio, il Centro, e il Mezzogiorno, più sfavorito”, sostiene l’Istituto di statistica. “Tale distanza è cresciuta nel tempo: quasi 12 punti percentuali nel 2016 contro gli 8 del 2004″. Analoga cosa per i laureati tra i 25 e i 39 anni, che al Sud sono l’8,4 per cento in meno rispetto al Nord.

Il tradizionale divario Nord-Mezzogiorno fa però qualche eccezione. “Il Centro si connota per una maggiore eterogeneità, considerando congiuntamente i tassi di occupazione e di mancata partecipazione”. E al netto di Roma “il profilo delle province laziali appare molto più vicino a quello delle province del Sud“. L’Istat, diffondendo per la prima volta gli indicatori sul benessere equo e sostenibile (Bes) a livello territoriale, evidenzia come andando nel dettaglio le dinamiche siano più articolare rispetto alla consueta contrapposizione Nord-Sud. E giudica “emblematico il caso del Lazio, per il quale si può parlare di un effettivo dualismo territoriale per molte e rilevanti componenti del benessere, in cui Roma si colloca su livelli medio-alti, vicini alle province del Nord, mentre le altre province laziali gravitano su valori medio-bassi che connotano il profilo delle aree meno critiche del Mezzogiorno. Anche nel caso delle province abruzzesi il profilo di benessere in diversi domini è distante dalla media del Sud e sovrapponibile a quello di tanti territori del Centro Italia“.

 

Infine un capitolo parte spetta alla speranza di vita. Nel 2016 è in media di 82,8 anni a livello nazionale con una differenza di un anno tra Nord e Sud che “si amplifica fino a 3,4 anni tra la provincia di Caserta (80,7) e il territorio della città metropolitana di Firenze (84,1)“. La geografia della speranza di vita appare dunque più complicata di un semplice divario nord-sud: emblematico il caso delle regioni del Nord-ovest con Lombardia e Liguria che si attestano su livelli medio-alti, mentre dall’altra parte molte province di Piemonte e Valle d’Aosta “si collocano nella coda della distribuzione nazionale insieme a quelle più svantaggiate del Mezzogiorno”.

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