Ressa all'arrivo del premier Conte a Taranto. "Cosa volete, la chiusura ?"

Ressa all'arrivo del premier Conte a Taranto. "Cosa volete, la chiusura ?"

Conte è entrato dalla portineria D della fabbrica, quella riservata all’ingresso degli operai. All’ingresso si sono raggruppati operai e rappresentanti di comitati e movimenti con striscioni che chiedono la riconversione economica del territorio impiegando per questo gli operai per la bonifica. Conte rivendica attenzione all’ambiente: “stiamo lavorando tanto per l’energia pulita”.

ROMA – Dopo lo sciopero unitario di 24 ore indetto da Fim, Fiom e Uilm nello stabilimento siderurgico di Taranto e negli altri siti del Gruppo ArcelorMittal, oggi presso lo stabilimento di Taranto è arrivato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per incontrare i dipendenti accompagnato da alcuni dirigenti del siderurgico. Ressa al suo arrivo:“Parlerò con tutti ma con calma”, ha detto Conte al suo arrivo davanti ai cancelli dell’ex Ilva, dove era atteso da molti cittadini ed operai.

E’ una folla composta da ambientalisti, operai e abitanti del quartiere Tamburi quella che all’arrivo del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, preme per parlargli. Il premier a molti di loro chiede: “cosa volete, la riconversione?”. Ma il gruppo composto da “movimentisti” locali, esuli o fuoriusciti da partiti e sindacati,  ora sotto mentite spoglie di ambientalisti dell’ultima ora, cercando di imporre la loro parola d’ordine “chiusura” lo hanno assediato all’esterno prima che possa entrare dagli operai  .

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Da qui è nato un botta e risposta con alcuni cittadini che gli chiedevano di chiudere l’impianto. Il premier Conte è entrato dalla portineria D della fabbrica, quella riservata all’ingresso degli operai. All’ingresso si sono raggruppati operai e rappresentanti di comitati e movimenti con striscioni che chiedono la riconversione economica del territorio. “Dovete conoscere la situazione“, gli ha detto un cittadino.

Sono qui per questo” ha risposto Conte. Solo qualcuno accenna alla possibilità di una riconversione, impiegando per questo gli operai per la bonifica. Conte rivendica attenzione all’ambiente: “stiamo lavorando tanto per l’energia pulita”.

Il premier parteciperà al consiglio di fabbrica permanente indettoda  Fim, Fiom e Uilm.  I metalmeccanici chiedono “all’azienda l’immediato ritiro della procedura di retrocessione dei rami d’azienda e al governo di non concedere nessun alibi alla stessa per disimpegnarsi, ripristinando tutte le condizioni in cui si è firmato l’accordo del 6 settembre 2018 che garantirebbe la possibilità di portare a termine il piano Ambientale nelle scadenze previste”. Le sigle sindacali Fim, Fiom e Uilm sostengono che “la multinazionale ha posto delle condizioni provocatorie e inaccettabili e le più gravi riguardano la modifica del Piano ambientale, il ridimensionamento produttivo a quattro milioni di tonnellate e la richiesta di licenziamento di 5mila lavoratori, oltre alla messa in discussione del ritorno a lavoro dei 2mila attualmente in Amministrazione straordinaria“.

 

Unitaria però è la valutazione che i sindacati danno dei fatti.Le organizzazioni sindacali nazionali di Fim, Fiom e Uil dichiarano intollerabile quanto emerso dall’incontro di mercoledì tra il Presidente del Consiglio e i vertici di ArcelorMittal, programmato per chiedere il ritiro della procedura di disimpegno dagli stabilimenti dell’ex Ilva annunciata il 4 novembre”. La multinazionale ha posto delle condizioni provocatorie e inaccettabili e le più gravi riguardano la modifica del Piano ambientale, il ridimensionamento produttivo a quattro milioni di tonnellate e la richiesta di licenziamento di 5 mila lavoratori, oltre alla messa in discussione del ritorno a lavoro dei 2 mila attualmente in amministrazione straordinaria”, si legge in una nota dei sindacati.

Nel frattempo il gruppo indiano Jindal, ha negato un proprio interesse per gli asset dell’ex Ilva, dopo la decisione annunciata di ArcelorMittal.Smentiamo con forza” si legge in un tweet postato sul canale Twitter del gruppo, le indiscrezioni di stampa secondo cui “Jindal Steel & Power potrebbe rinnovare il suo interesse per l’acciaieria di Taranto”.

L’agenzia internazionale Moody’s ha confermato il rating ‘Baa3’ di ArcelorMittal cambiando però l’outlook da ‘stabile’ a ‘negativo’. La revisione, si legge in una nota, “riflette il rapido declino degli utili quest’anno nel contesto di una domanda calante da parte del mercato finale e di un deterioramento degli spread sull’acciaio”. “Ulteriori pressioni al ribasso” sul rating potrebbero arrivare “dall’incapacità di dare esecuzione senza attriti e in modo tempestivo alla proposta di risoluzione dell’acquisto dell’Ilva“.

Vincenzo Boccia

“Nazionalizzare? il problema è chi paga. Questo governo dovrebbe cominciare a pensare a chi paga e quali sono gli effetti sull’economia reale e sulla società di alcune scelte. Occorre assumersi delle responsabilità, avere senso del limite, con l’auspicio che questa questione da ambientale non diventi anche economica e sociale. Certamente nessuno lo auspica”. Così Vincenzo Boccia presidente di Confindustria: “Penso che questo governo abbia generato la causa e dovrebbe cercare di risolverla, nella logica di mercato e di impresa – prosegue Bocciaci auguriamo che prevalga il buon senso. Il problema è il precedente che stiamo creando. Stiamo dimostrando al mondo intero che quando arriva un investitore cambiamo poi certe regole e lo facciamo scappare. Immaginate poi chi viene più a investire in Italia.“.

I commissari dell’ILVA in amministrazione straordinaria, nominati dal ministro Luigi Di Maio quando era alla guida del MISE hanno annunciato una istanza all’autorità giudiziaria di Taranto con la quale si richiede la proroga del termine del 13 dicembre fissato dal Tribunale per mettere in sicurezza l’Altoforno AFO 2 , sottoposto a sequestro dopo l’incidente del giugno 2015 in cui è morto l’operaio Alessandro Morricella, le cui ragioni sono ancora da accertare e per il quale peraltro non si è arrivati ad alcun grado di giudizio .

Ieri mattina i tre commissari, Francesco Ardito, Alessandro Danovi e Antonio Lupo, hanno incontrato il procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo. Sempre sul fronte giuridico, essendo “sopravvenute” diverse modifiche normative e a fronte di “una tale evoluzione” del quadro delle disposizioni vanno registratele motivazioni della Corte Costituzionale, alla base della scelta di inizio ottobre di rimandare gli atti al Gip dr. Ruberto del Tribunale di Taranto, che l’aveva interpellata sullo scudo penale per l’ex Ilva: , “non può spettare che al giudice rimettente valutare in concreto la loro incidenza sia in ordine alla rilevanza, sia in riferimento alla non manifesta infondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate“, dice la Consulta.

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