Pubblicato il decreto Conte-Virus : ecco chi potrà andare a lavoro

Pubblicato il decreto Conte-Virus : ecco chi potrà andare a lavoro

Il blocco delle attività scatterà da lunedì 23. Le aziende avranno eventualmente tempo fino al 25 per completare la chiusura. Nell’elenco delle attività essenziali non sono indicati come numeri Ateco i supermercati, i servizi bancari, finanziari, postali che comunque saranno autorizzati all’apertura.

ROMA – Con una vergognosa diretta Facebook in tardissima serata, estranea a qualsiasi protocollo comunicativo di un Presidente del Consiglio, il premier Conte ha annunciato una serrata totale del Paese, ma dopodichè guardando il decreto firmato, si scopre che in realtà molte attività  resteranno aperte.

Il blocco delle attività scatterà da lunedì 23. Le aziende avranno eventualmente tempo fino al 25 per completare la chiusura. Nell’elenco delle attività essenziali non sono indicati come numeri Ateco i supermercati, i servizi bancari, finanziari, postali che comunque saranno autorizzati all’apertura. È importante notare che al punto A dell’articolo 1 si legge, a proposito: “Resta fermo, per le attività commerciali, quanto disposto dal Dpcm 11 marzo 2020 e dall’ordinanza del ministro della Salute del 20 marzo 2020″.

Il semaforo verde al nuovo Decreto è arrivato dopo una lunghissima giornata al Ministero dello Sviluppo economico per mettere a punto il Dpcm varato sabato notte da Palazzo Chigi. Dopo la comunicazione del premier Conte sono arrivate infatti numerosissime richieste da parte delle aziende, culminate nella lettera aperta al premier Giuseppe Conte inviata dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, che aveva chiesto di far proseguire le attività non espressamente contenute nella prima lista, ma funzionali a quelle essenziali. I correttivi alla nuova “stretta” per contenere l’epidemia del Coronavirus sono arrivati.

Il ritardo nelle decisioni così come anche nella comunicazione viene imputato da Palazzo Chigi alle diverse richieste pervenute da parte delle aziende,  che sono state “valutate” e che quindi hanno allungato i tempi. La stessa Confindustria ha chiesto al premier un confronto perché le chiusure siano compatibili con le esigenze delle imprese.
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Il lascia ai prefetti la decisione di sospendere o meno la produzione e  sullo stop agli impianti a ciclo continuo, infatti nel decreto si legge: “Sono consentite le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo, previa comunicazione al Prefetto della provincia ove è ubicata l’attività produttiva, dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all’impianto stesso o un pericolo di incidenti. Il prefetto può sospendere le attività qualora ritenga che non sussistano le condizioni”.

Discussa anche  la chiusura degli studi professionali. Il testo del decreto lascia ampia libertà ai singoli professionisti, ed  emerge che  resteranno aperti ad esempio gli studi di studi legali e quelli di ingegneria . Così come resteranno anche aperti i call center, attività finanziarie e assicurative, uffici postali, edicole, ingrosso di carta e agenzie di distribuzione di giornali, riviste e libri, gli alberghi.

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Rispetto alla stretta annunciata dal premier nel corso di una serata concitata come quella di ieri,  di fatto  vengono alla luce delle misure “soft” che in realtà non bloccheranno i trasporti interni nelle città per chi deve andare a lavoro. Dallo “stop” sono escluse badanti e colf. Proseguono le attività anche le filiere determinanti in questo momento come quelle farmaceutiche.

Resta in vigore la chiusura delle scuole e dei musei. Sono stati esonerati dalla chiusura gli operatori tecnici e commerciali che operano nel settore per le riparazioni di pc e telefonini. Le disposizioni del decreto saranno in vigore dal 23 marzo al 3 aprile. Le imprese che dovranno bloccare invece la produzione avranno tempo fino al 25 marzo.

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