L'ira del premier Conte contro Luigi Di Maio

L'ira del premier Conte contro Luigi Di Maio

Conte zittisce ancora una volta il M5S  difendendo la manovra finanziaria del suo Governo, difendendo il lavoro sinora fatto ma soprattutto la credibilità dell’ intero governo e sopratutto del Paese a Bruxelles e sui mercati finanziari. Il M5S “il primo partito del Paese” dimentica o non si è accorto di non esserlo più dopo l’ultimo voto per le recenti Elezioni Europee

ROMA – Una cosa è certa per Palazzo Chigi: la manovra non si cambia, anche se sono possibili delle verifiche ed eventuali aggiustamenti tecnici , ma quelli che Giuseppe Conte definisce i “pilastri” della manovra non possono tornare in discussione ancora una volta, in quanto significherebbe dover ammettere che quanto il Governo ha inviato martedì notte a Bruxelles non avrebbe alcun valore concreto . Ipotesi che comporterebbe una conseguente caduta di credibilità e non soltanto a Bruxelles. Ed è per questo motivo che l’ ennesima “sparata” del M5S di ieri ha ricordato,  la scena della notte del balcone dello scorso anno che è già costata molto al Paese in termini di credibilità.

Cerchiamo di ricostruire con ordine la situazione. La dura nota  pubblicata dal Blog delle Stelle ieri pomeriggio, contro la manovra di bilancio di Palazzo Chigi e del Ministero dell’ Economia e Finanze ha fatto sobbalzare Conte dalla sua poltrona,  al suo rientro a Roma dopo aver partecipato  al Consiglio dell’ Unione Europa. Nel programma di lavoro del premier  era previsto tutt’altro tutt’altro e il presidente Conte in conferenza stampa aveva appena chiarito di non aver avuto occasione di parlare anche della legge di bilancio inviata alla Commissione Europea quattro giorni prima. Quindi la partenza di ritorno a Roma, durante la quale è uscita la pesante nota del M5S successiva al vertice avuto da Luigi Di Maio con i suoi adepti.

Quando Conte atterra all’aeroporto di Ciampino è fuori di se per l’ira, e mentre la sua auto correva dall’aeroporto a Palazzo Chigi ha avuto una dura telefonata con il ministro degli esteri Di Maio . Immediata la “puntuale”retromarcia del leader pro-tempore del M5S che esce poco sulle agenzie spacciata sotto forma di “fonti’ . Nello stesso momento  il Pd entra in fibrillazione ed il segretario Nicola Zingaretti che si dice “basito per tanta irresponsabilità  visto che la manovra è a Bruxelles dove la stanno esaminando”.

L’ira del Premier è tutta qui: infatti è sempre possibile correggere o modificare in Parlamento qualche passaggio della legge di Bilancio, ma arrivare addirittura a chiedere un nuovo vertice di maggioranza, un nuovo Consiglio dei Ministri, contestando persino i provvedimenti adottati ed immaginando con la fantasia grillina delle nuove coperture alla manovra finanziaria , significa che “il primo partito del Paese” nonché la forza più rilevante della maggioranza giallorossa come auto-rivendicato nella nota del M5S , dimentica o non si è accorto di non esserlo più dopo l’ultimo voto per le recenti Elezioni Europee, ed equivarrebbe a confessare impunemente di aver inviato alla Commissione Europea ed agli investitori che finanziano il debito pubblico del paese, soltanto dei fogli di carta privi di alcuna credibilità.

E tutto ciò senza valutare che i numeri sono già “border line”. Il governo giallorosso, infatti, era riuscito a strappare 14 miliardi di flessibilità a Bruxelles, ma il deficit al 2,2% non ha ottenuto il compiacimento dei paesi del Nord Europa. Peraltro lo slittamento dell’entrata in esercizio della Commissione guidata dalla Von der Leyen, al momento lascia ogni valutazione e decisioni ancora nell mani della “trimurti” (per il nostro Paese)  JunckerDombrovskisMoscovici. Proprio ieri, da Washington, Moscovici ha chiarito che la Commissione sta analizzando la manovra italiana “cercando di capire se i conti tornano e se il leggero deterioramento dei saldi può essere spiegato ragionevolmente”. Von der Leyen a sua volta è andato giù duramente anticipando che Bruxelles chiederà chiarimenti scritti al Governo Italiano.

Conte zittisce ancora una volta M5S  difendendo la manovra, difendendo il lavoro sinora fatto ma soprattutto la credibilità dell’ intero governo e sopratutto del Paese a Bruxelles e sui mercati finanziari. Ed è stato proprio per questo motivo che nella conferenza stampa conclusiva del vertice europeo, il Premier  si era intrattenuto a lungo  sull’impianto delle misure adottate dichiarando che “Quota100 è un pilastro della manovra“, e che la lotta all’evasione è la struttura portante che di fatto regge e caratterizza il Governo Conte2 e che non caso, nella stessa legge di Bilancio viene indicata con un posta considerevole .  Mettere in discussione l’architrave della manovra , o ancora peggio dare ancora per non chiusa la manovra significa provocare la Commissione che entro il corrente mese  potrebbe bocciare i numeri ricevuti chiedendone di nuovi più affidabili e solidi politicamente.

Per il Presidente Conte rivedere il tetto ai contanti ed i meccanismi incentivanti l’uso della moneta elettronica, significherebbe non soltanto aprire un buco di bilancio e contestualmente mettere in allarme Bruxelles, ma bloccare l’unica fonte produttiva di risorse sulla quale il Governo giallorosso punta per cercare di abbassare l’Irpef nel 2020. Il ragionamento di Conte ai leader dei due principali partiti dell’alleanza ricordando che “l’evasione fiscale è stimata in più di cento miliardi” , si basa sul tentativo-speranza di riuscire a recuperar almeno una percentuale di evasione agendo con incentivi e non soltanto con le sanzioni.

Nel tentativo di ridimensionare la “sparata” suicida del M5S ieri sera è intervenuto il ministro dell’ economia Gualtieri   dichiarando che la tensione nel governo e nella maggioranza è normale quando si discute la legge di Bilancio. “Tanto più – ha aggiunto anche Conte – se si discute di misure per contrastare l’evasione fiscale”. Tanto più se il leader del partito più “pesante” all’interno della nuova maggioranza giallorossa, fa fatica e non riesce a mantenere il Movimento su un’unica linea politica, obbligando il “garante” cioè il comico Beppe Grillo, ad esternare una delle sue solite folli proposte, nel tentativo non solo di parlar d’altro ma sopratutto di distrarre molti dei suoi portavoce “grillini” preoccupati in questo momento alla spartizione delle poltrone e connessi introiti economici personali. E meno male che il M5S diceva di non essere interessato alla lottizzazione, alle poltrone…ma si sa che sopratutto  l’appetito vien mangiando.

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