“Last night I had a dream” “traduzione: la scorsa notte ho avuto un sogno!”. Una nuova città ed una nuova Procura….

“Last night I had a dream”  “traduzione: la scorsa notte ho avuto un sogno!”. Una nuova città ed una nuova Procura….

di Antonello de Gennaro

Questa è la cronaca semiseria di un sogno ad occhi aperti che ho fatto più volte in questi ultimi 12 mesi trascorsi fra Taranto, dove mancavo da 20 anni, e la “mia” Roma, che mi ha accolto nel 1983, insegnato tante cose e sopratutto fatto capire come funziona (e non) questo Paese.

Sognavo di tornare e rivedere la “mia” Taranto, quella degli anni ’80, in cui la città scoppiava di lavoro, economia, euforia, soddisfazioni sportive, imprenditoriali. Quella città che ha dato i natali a tanta gente, che potrei elencare, capace, intelligente, piena di voglia di fare, di passione, pronta ad ogni sacrifici pur di emergere. Gente che ce l’ha fatta. Dallo scomparso Paolo Ettorre, presidente della SAATCHI & SAATCHI la più potente agenzia pubblicitaria in Europa, ad Armando Spataro attuale procuratore capo della repubblica a Torino. Da Renato Semerari, attuale amministratore delegato della Roberto Cavalli, dopo una brillante carriera costellata da successi ed incarichi nella multinazionale Procter & Gamble e nel Gruppo LVMH, ad alcuni amici-colleghi giornalisti come Carlo Chianura ed Angelo Lupoli che lavorano con grande serietà ed umiltà pur ricoprendo incarichi di responsabilità nel quotidiano La Repubblica. E potrei continuare a lungo. Vi ho risparmiato la “discreta” carriera di chi vi scrive. Mi accuserebbero immediatamente di “protagonismo” che non amo, che non ho mai desiderato e mai vorrò !

CdG m. L. King

Se non puoi volare, allora scappa. Se non puoi scappare, allora cammina, se non puoi camminare allora striscia.  Ma qualunque cosa tu faccia, devi andare avanti

Tutte persone che hanno portato e portano in alto il nome di Taranto, e conferiscono prestigio alla nostra città che ne ha veramente bisogno, data la sempre più squalificata classe politica ed imprenditoriale (salvo alcune eccezioni) che ha espresso ngli ultimi 20 anni.

Chiunque arrivi a Taranto in questi ultimi anni, corre il rischio di confondersi e sentirsi a Casal di Principe, alle “Vele” o nei quartieri “spagnoli” di Napoli. Le vie principali della città, degradate. I negozi quasi tutti chiusi, e quelli aperti, semivuoti, tristi, freddi, disadorni, con persone dentro a lavorare (rigorosamente in “nero”) con la faccia e lo sguardo abbassato. Occhi che incrociandoli , sembrano dirti “che mi tocca fare per campare !

Una città abbandona a se stessa. Dove prevale  ancora il “ce me ne futt a mè“, dove vige ancora l’appartenenza al “salottino” di turno…., dove in molti indossano il “grembiulino” convinti che la massoneria possa fare tutto, arrivare dappertutto. Ma non è così. Dove la gente ama ancora girare con i “macchinoni”, ma poi vive nello squallore più totale. Commercianti ed imprenditori falliti, o vicini al fallimento, finiti nelle mani ( o conniventi) degli usurai e della malavita locale.

Questi sono esempi di vita !

Ritrovo una città “massacrata” economicamente, psicologicamente, moralmente. Una città che non è la più la mia vecchia Taranto. Ma che nonostante tutto continuo amare. Mi torna spesso in mente, una frase di mio padre, ascoltata ( e mai dimenticata…) di quando ero un ragazzino, allorquando mio padre un giorno raccontò a pranzo a mia madre ed in mia presenza, di aver rifiutato l’offerta di trasferirsi a Roma per fare il “capo” della redazione romana del Corriere della Sera. Un ruolo che di fatto era di “condirettore” visto che il Palazzo , la politica è a Roma, non a Milano dove ha sede il Corriere.

Mio padre ci guardò negli occhi con il suo sorriso indimenticabile e disse : “ma se ce andiamo tutti, chi resta, chi ci pensa a questa città ?“. E’ una frase questa , un concetto,  che lo confesso, ho odiato a lungo per tanti anni, ma che ancora riecheggia nella mia testa ogni giorno e notte, e che mi ha indotto a fare questa “follia” (così mi dicono tutti a Taranto !) cioè quella di tornare seppure part-time a vivere e lavorare a Taranto. In mezzo ai tarantini, nel momento peggiore di questa città.

Ma la scorsa notte, ho avuto un sogno. Quella di poter offrire il mio umile piccolo contributo per contribuire a lasciare alle nuove e prossime generazioni di Taranto, una città risanata, un centro che vive, un’economia locale che sia capace di vivere e prosperare di turismo, di alimentare, che usi internet per superare tutti gli handicap nel trasporto, una città che non viva più non solo di siderurgico e di inquinamento ambientale.  E quindi di disperazione economica ed occupazionale. Ho sognato di vedere insieme a me , accanto a me, tanti tarantini, quelli che come me amano questa città  vecchi, giovani, bambini, che capiscano che  solo insieme, uniti, possiamo offrire il nostro contributo personale per fare resuscitare questa città. E l’unione fa la forza.

Lo possiamo fare tutti insieme. Se lo vogliamo. Questo sogno può avverarsi Dimenticando tutti quanti insieme stupide antipatie, ed inutili contrapposizioni. cancellando posizioni rigide di “parte” e mettendo fine a guerre e contrapposizioni ridicole per un tozzo di pane o per sentirsi vivi, quando in realtà si è quasi morti, e più dentro che fuori. Quando dopo aver letto questo mio “delirio” notturno, vi prego guardate negli occhi i vostri bambini, e se non li avete, guardate quelli dei vostri amici e parenti. Diamo  a loro la speranza di vivere.

CdG taranto_pescatore

Sogno di vedere una nuova Taranto, una città senza cani abbandonati al loro destino per strada, una città che pulsa, che ha voglia di vivere, di ripresa, una città cui tutti incontrandosi si salutano ed abbracciano con un sorriso vero, con degli occhi puliti e sinceri.  Sogno di vedere nascere a Taranto tante start-up informatiche, turistiche. Sogno di veder nascere a Taranto delle nuove generazioni di giovani educati e consapevoli di poter fare a meno di vivere senza lo Stato ed il “posto fisso”, senza un Rolex al polso o un’ I-phone in mano, ma con un cervello che pulsa, che vive.

Sogno di vedere una città dove si parli la lingua italiana, non il dialetto tarantino come lingua “ufficiale”… Sogno una città che primeggi come ha fatto in passato nello sport. Nel calcio, nella vela, nel basket. Di non vedere i tarantini seduti ai tavolini dei bar del centro a parlare e lamentarsi di tutto e di tutti con una birra Raffo in mano da bere, birra che erroneamente molti credono essere “tarantina” quando in realtà viene  prodotta a Roma, ed è di proprietà di una multinazionale sudafricana.

Sogno di vedere una Taranto dove i magistrati facciamo rispettare la Legge, che deve essere uguale per tutti e facciano sul serio i magistrati, evitando di avere mariti e figli alle dipendenze di enti e società pubbliche in un allucinante conflitto d’interessi che neanche nei paesi dell’E st o della profonda Africa sono più accettabili e consentiti ! magistrati che lavorano con la massima riservatezza, senza cercare invece come accade ora la citazione del proprio nome o la fotografia sui giornali.

Una città in cui le forze dell’ordine non organizzino “lobbies” e riunioni occulte nelle sacrestie della città, dove i rappresentanti dello Stato evitino connivenze e protezioni varie. Una città dove non vengano più arrestati magistrati, giudici, uomini delle forze dell’ordine collusi con la criminalità organizzata. Una città dove i giornalisti siano realmente “giornalisti“, e non dei passacarte al servizio di “tizio” o di “caio” offrendosi e  vendendosi al miglior offerente per qualche euro in più…!

Una città che abbia voglia di rinascere. Sogno di vedere una Taranto che si riappropri il diritto di “contare”, ma dove il merito deve sempre prevale su tutto. Esattamente il contrario di questa Taranto dei nostri giorni, che è da cancellare. E da dimenticare. Ma da rifondare tutti insieme.

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