Il sabotaggio sulla diossina dell’ ILVA non è solo “mediatico” …

Il sabotaggio  sulla  diossina  dell’ ILVA non è solo “mediatico” …

Chi si ricorda la vicenda sui picchi di diossina registrati nel novembre del 2014 e del febbraio 2015 a Taranto ? E chi si ricorda il caos mediatico e istituzionale che catapultò nuovamente la città dei Due Mari sulle prime pagine di tutti i giornali nazionali e i telegiornali delle tv nazionali, ancora una volta come luogo tra i più inquinati d’Europa? E chi si ricordate le solite proteste-comunicati dei soliti “saltimbanco” o dei “politicanti” della cosiddetta politica locale tarantina e pugliese, a cui si era accodato per comodità di posizione anche il Governatore Emiliano ? E vogliamo parlare poi del solito inutile “schiamazzo” delle associazioni pseudo-abientaliste locali alla ricerca della visibilità da spendere nelle prossime campagne elettorali ?  O di quei “pagliacci” che sui social network fanno la chiamata alle armi (mediatiche) chiedendo a tutti di attivare i propri canali con la stampa nazionale e televisiva, che più volte (persino il Tg1 !)  hanno dimostrato di scrivere e parlare sotto dettatura e tele-pilotati, senza non conoscere nulla di quanto si occupavano ?

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nella foto il giornalista Gianmario Leone

All’improvviso è calato un assordante silenzio su questa vicenda come giustamente osserva un bravo giornalista tarantino Gianmario Leone, (che va precisato non abbiamo neanche il piacere di conoscere). Nessuno ne parla più. Nessun giornalista, compresi quelli che fino a qualche tempo fa prendevano soldi dall’ ILVA e che negli ultimi tempi all’improvviso sono diventati “ambientalisti-last minute“, ormai ne parla più. Nessun articolo, nessuna domanda, nessuna pressione giornalistica sugli enti competenti, nessuna interrogazione parlamentare. Ma un parlamentare pugliese che abbiamo incontrato alla Camera dei Deputati ci ha raccontato qualcosa con la promessa assoluta dell’ anonimato. “Non voglio speculare, o cercare visibilità” ci ha detto, e quindi lo rispettiamo e garantiamo. Leone, un ex redattore del quotidiano Taranto Oggi, che purtroppo qualche mese ha cessato le sue pubblicazioni,  si chiede  sul Corriere di Taranto il “perché nei pochi comunicati dell’ultimo mese o nei pochissimi interventi politici sul caso si continua a fare disinformazione di massa” ? Ed aggiunge “Forse, noi, una risposta a tutto questo ce l’abbiamo. E non è certamente delle migliori“.

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Al lettore intelligente, attento, che non si ferma ai titoli sparati sulle locandine delle edicole pur di vendere qualche copia in più,  non può essere passato inosservato  sfuggito che vista l’assenza di alti valori, l’unica ipotesi possibile, quella più  razionale e vicina alla realtà, conduce all’errore umano (cioè la terza ipotesi indicata da Assennato l’ex-direttore di Arpa Puglia) dovuto alla sostituzione di un campione. Che questo sia avvenuto all’  ILVA al momento di inviare lo stesso al laboratorio di Bolzano (che il collega Leone giustamente ricorda essere uno dei migliori in Europa) oppure in Trentino al momento manca una conferma ufficiale. La verità è che in molti ambienti, compreso quello giudiziario si propende ad escludere l’ipotesi di errore umano, orientando verso un’altra motivazione, che se confermata, sarebbe non clamorosa, ma scandalosa: un vero e proprio sabotaggio. Ipotesi sempre più vicina alla verità che se confermata aprirebbe degli scenari a dir poco inquietanti.

Leone racconta, a conferma di questa tesi, che condividiamo, che  le rispettive fonti molto bene confermate ci riferiscono, di un clima molto preoccupato sopratutto nei corridoi della Presidenza della Regione Puglia. Corre voce abbastanza credibile che sia stato imposta ad ARPA una sordina silenziosa sulla vicenda,  preferendo attendere una posizione ufficiale dell’ ISPRA e del Ministero dell’Ambiente.

Schermata 2016-04-17 alle 18.17.00Il collega racconta che “sin dalla fine del mese di marzo, quindi, abbiamo contattato quotidianamente l’ARPA, nella persona dell’ex direttore generale Assennato, sia la stessa agenzia attraverso i soliti canali ufficiali che utilizziamo da un decennio a questa parte. Abbiamo utilizzato i canali ufficiali, senza sotterfugi o scorciatoie, grazie anche agli ottimi rapporti stretti con l’Agenzia nel corso del tempo soprattutto a seguito del nostro (suo n.d.a.) modo di lavorare. Sempre alla ricerca della verità e non dello scoop del momento“.

E continua: “Dopo aver atteso a lungo, dall’Agenzia ci hanno comunicato che gli elementi rilevati entro il 31/03/2016, sono attualmente oggetto di verifica, elaborazione e valutazione congiunta con l’ISPRA, che ne ha mandato ministeriale, e la Regione Puglia. Al termine di questa procedura verrà quasi certamente redatta una relazione ufficiale. A meno che quest’ultima non confligga con obblighi di riservatezza istruttoria, la stessa sarà pubblicata sul sito istituzionale di ARPA Puglia. Dunque i dati sono stati presi e adesso si è in fase di studio. Come confermato due settimane fa anche dal ministro dell’Ambiente, Galletti” 

Gianmario Leone però, sostiene di sapere qualcosa di più.Secondo nostre fonti molto ben accreditate infatti, dai dati ARPA, non si è ottenuto la risposta che si cercava: ovvero, non sarebbero stati riscontrati quei valori che ci si attendeva a fronte di quelli registrati nei mesi del novembre 2014 e del febbraio 2015. Per essere più chiari: la presenza di valori molto alti in altri campioni di deposimetri vicini a via Orsini, dei campioni di suolo dell’area circostante e di altri deposimetri all’interno dell’Ilva, avrebbe di fatto confermato senza ombra di dubbio che pur non essendoci stata un’emissione diretta, il problema della diossina era ed è più che reale. Ed invece, stante sempre alle nostre fonti, i valori attesi non sono stati riscontrati. Questa informazione sarebbe, ovviamente, già in possesso non solo di ARPA ed ISPRA, ma anche del ministero dell’Ambiente e della Regione. Eppure, nessuno ancora ha preso una posizione ufficiale”

Ad una persona abbastanza esperta come il Governatore Emiliano non può sfuggire che qualora questa ipotesi sempre più vicine alla realtà venissero confermate scientificamente, costituirebbe una risonante vittoria per il Governo Renzi ed un auto-goal senza precedenti nella storia pugliese per i cosiddetti rappresentanti  della politica locale e regionale, in buona compagnia di una “fronda” politicizzata della magistratura tarantina, oltre che per tutti quelli che per mese si sono stracciate le vesti, organizzavano conferenze stampa per le strade , nelle piazze ( chissà se hanno una sede…) gridando allo scandalo e al disastro sanitario ed ambientale, aizzando gli animi peggiori dei cittadini.

Leone sostiene nella sua interessante e condivisibile ricostruzione che si sia creata “ancora una volta una disinformazione di massa, aiutata dalla totalità dei mass media locali e nazionali” , come ad esempio nella vicenda giudiziaria dell’inchiesta in corso a Potenza, partita dagli appetiti affaristici intorno all’ impianto di  Tempa Rossa, non dormivano la notte pur di trovare qualcosa da raccontare e pubblicare pur di scatenare l’opinione pubblica contro il premier e il suo Governo. Sbagliato parlare di “totalità di mass media“, caro Leone, in quanto il nostro giornale non è schierato con nessuna teoria o gruppo di pressione. E al contrario degli altri, non ha mai incassato un solo centesimo di euro dall’ ILVA o da Tempa Rossa !

CdG Archina_stampaGiornalismo ? Macchè sono solo dei “pennivendoli” che hanno sinora gridato allo scandalo ed al disastro ambientale, senza aver mai letto, studiato e capito i documenti e la storia dei progetti e dei territori. Qeusti incompetenti allo sbaraglio, fra cui si nasconde qualche “delinquente” dagli strani appetiti, non hanno capito , come sostiene Leone, “che così facendo si affosserà sempre più la possibilità di vivere, un domani, in una società seria, informata, corretta e che conosce davvero i problemi ambientali e sanitari di Taranto e non solo“.

Ora basta aspettare ancora un pò, e quando la verità verrà fuori, qualche giornalista ed i suoi “protettori” di Palazzo di Giustizia, dovrà emigrare, nascondere la faccia, dopo essersi messo la giacca e la cravatta per apparire in televisione, quale riconoscimento dei colleghi calati con le telecamere al seguito a Taranto in cambio di carte processuali, giudiziarie coperte dal segreto istruttorio, su cui in questo caso (contrariamente ad altri) nessuno ha avuto il coraggio-dovere di procedere legalmente. Ma la verità è come qualcos’altro….la puoi anche nascondere, ma alla fine viene sempre a galla !

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