Ecco le alternative (che funzionano anche meglio) a WhatsApp

Ecco le alternative (che funzionano anche meglio) a WhatsApp

Lo scorso 3 maggio Whatsapp non ha funzionato per diverse ore. 1,2 miliardi di utenti non hanno potuto usare il servizio di messaggistica. L’azienda, rispondendo nella notte di ieri a Business Insider, ha chiarito scusandosi che il down dell’app non è stato causato da “attacchi esterni” ma da problemi della piattaforma “risolti in qualche ora”. Un tempo sufficiente a creare panico tra gli utenti e tweetstorm sui social dove #whatsappdown è stato per ore l’argomento più discusso.

Whatsapp, di proprietà di Facebook che nel 2014 l’ha comprata per la cifra record di 19 miliardi di dollari, anche se di gran lunga  la più nota,  non è l’unica “app” di messaggistica in circolazione. Infatti vi sono valide alternative. Decine di app che hanno provato a sviluppare un servizio simile, a volte anche più efficiente (anche se avere meno utenti in questo caso aiuta molto) e con un sistema di sicurezza e privacy migliore. Molte di queste app hanno un sistema di crittografia “end to end”, che garantisce di rendere illeggibile all’esterno la comunicazione tra due dispositivi. Con la cifratura “end to end” i messaggi vengono inviati vengono prima ‘cifrati’ e solo una sorta di vocabolario interno alla app permette di decifrarli e renderli di nuovo messaggi comprensibili.

Perché è il 3 maggio WhatsApp è “caduto”? È la domanda che molte persone si fanno. Tutto quello che sappiamo è che l’applicazione, attraverso una sua dichiarazione, ha dichiarato solo che i tecnici stanno lavorando per apportare miglioramenti al servizio di messaggistica. “Il nostro servizio sta avendo problemi in questo momento. Stiamo lavorando su di esso e speriamo di ripristinare al più presto la funzionalità. Ci scusiamo per l’inconveniente“: così sono stati “rassicurati” i milioni di utenti che pensavano che il problema fosse personale e, magari, legato alla fine del traffico dati. Dopo due ore, l’applicazione è stata riavviata. Ma alcuni temono che WhatsApp possa “ricadere” nel problema nei prossimi giorni. Anzi, c’è chi ne è proprio sicuro e spiega perchè dovrebbe accadere.

Secondo il sito Tecnoandroid.it il crollo del server dell’applicazione si riprodurrà per il tentativo di sostituirlo. Lavorando su uno, questo è caricato da una mole di lavoro maggiore rispetto ad altri server e, nel momento di maggior traffico di dati, questo potrebbe bloccare gli altri server. Se ciò si verifica più volte, gli altri server patiscono la stessa mole di lavoro e, quindi, si rende necessario elaborare sempre più dati e caricarli. Processo che, in ultima analisi, finisce per far collassare l’intero sistema.  Inoltre, a causa del gran numero di aggiornamenti che riceve l’applicazione, vengono costantemente modificate linee di codice che rendono possibile il funzionamento di questo servizio. Se una di queste righe non è corretta o contiene degli errori, è possibile che WhatsApp non funzioni correttamente e la situazione peggiori la situazione già patita dal server. Questi, in breve, il meccanismo di funzionamento. Ora, che ciò accada è remoto, ma possibile. Si tratta, infatti, di ipotesi. Se poi ciò non dovesse accadere, è perchè i tecnici sono già al lavoro affinchè tutto si svolga per il meglio.


Telegram, la più famosa

La più famosa di queste app è senza dubbio Telegram, un servizio di messaggistica realizzato dai fratelli russi Pavel e Nikolai Durov, già fondatori di VKontakt, il ‘Facebook’ russo. Telegram è famosa per essere molto stabile (pare non sia mai stato registrato un crash) e per l’uso della crittografia ‘end to end’ per messaggi vocali, fotografie, video e grossi file. Il suo software è libero e disponibile per tutte le piattaforme. Può gestire agilmente gruppi fino a 5000 persone. E permette agli amministratori di impedire che alcuni (o tutti) possano intervenire nelle chat. Negli ultimi anni è stata molto utilizzata dalle aziende per le sue Chatbot,  servizi di risposta automatica alle richieste degli utenti, particolarmente efficaci. Le aziende di trasporto (famoso l’esempio di Torino) le usano per dare indicazioni agli utenti. Sulla chat si scrive il percorso che si vuole usare, un ‘Bot’ risponde istantaneamente con il percorso migliore. Attualmente ha 100 milioni di utenti attivi nel mondo. Secondo quanto risulta al momento sono già 3 milioni gli utenti italiani che la usano

Signal è open source

Anche Signal usa la crittografia end to end sia per chat, messaggi e telefonate. Permette anche le videochiamate. E anche queste sono cifrate ‘end to end’. A differenza dei suoi competitor, Signal è un software open source (i codici che lo compongono sono aperti, modificabili da persone esterne, personalizzabili, a differenza di quello che possiamo fare per esempio con Whatsapp). Come molti dei progetti open source, non è un’app che renderà ricco il suo creatore (Moxie Marlin Spike). Anzi, è stata progettata proprio per non fare soldi ma per  “rendere gli utenti liberi, fuori dal controllo di chi è interessato alle loro vite”. Quindi ai loro dati. Signal infatti non conserva i metadati nei server. Non ha un registro di chi lo usa, quando lo usa, da dove e per comunicare cosa. Tutte attività che rendono le app di messaggistica (che sono quasi tutte gratuite) un business appetibile.

Snapchat, la più di moda

Il 2016 è stato il suo anno. L’anno in cui non si è fatto altro che parlare di Snapchat vedendo il servizio già come nuova Facebook. Gli entusiasmi iniziali forse si sono un po’ calmati, ma Snapchat rimane un social molto popolare, soprattutto tra i più giovani. Ha 161 milioni di utenti attivi (500mila in Italia secondo l’ultimo dato disponibile), ed è stato creato dal baby prodigio di Los Angeles Ivan Spiegel, 26 anni. Lanciata nel nel 2011, Snapchat ha introdotto una funzione inedita: permette di scambiare foto e video che dopo pochi secondi dall’apertura scompaiono. Una funzione arrivata poco dopo il lancio dell’app, quando i fondatori si sono accorti che il picco dei messaggi tra gli utenti  arrivava durante le ore di scuola ( l’80% dei teenager americani usa Snapchat). Messaggi scambiati come versione digitale dei vecchi bigliettini da far circolare in classe. Per passarsi compiti, prendere in giro gli insegnanti. Di qui la scelta di fare ‘scomparire’ i messaggi dopo la ricezione. E di far usare il social in maniera facile e poco evidente: basta solo il pollice. Un’intuizione che ha portato il valore dell’azienda a crescere di anno in anno. Entro il 2017 è attesa la quotazione al Nasdaq, con una capitalizzazione di mercato di circa 25 miliardi.

Il record di Messenger

Ha da poco raggiunto eguagliando Whatsapp, la considerevole massa di 1,2 miliardi di utenti al mondo, . Con Whatsapp condivide anche il proprietario: il socialnetwwork Facebook, quindi Mark Zuckerberg che lo ha fondato. Messenger si sta sganciando sempre di più dal social per diventare un servizio di messaggistica a sé. Con buoni risultati. Per salvaguardare la privacy dei suoi utenti ha lanciato da qualche mese l’opzione ‘secret conversations’, un discreto sistema di crittografia, dicono gli esperti. Il servizio si lancia cliccando sul lucchetto presente sulla scheda della persona con cui si sta chattando. Una seconda icona, l’orologio, consente di decidere per quanto tempo il messaggio può essere visibile.

Confide, per professionisti

Ha la fama (legittima) di essere l’app di messaggistica dei veri professionisti. O, per chi la vuole leggere in maniera diversa, l’app di chi ha davvero qualcosa di importante da tutelare da occhi indiscreti. Confide è attiva dal 2013. E’ stata lanciata a New York da Jon Brod (ex manager di Aol) e ha come obiettivo la privacy totale dell’utente. Ha raccolto finora 3,5milioni di investimenti e pare venga usata dallo staff della Casa Bianca di Trump. Anche Confide ha un servizio di crittografia ‘end to end’ e ha come specificità quella di impedire all’utente di leggere tutto il messaggio in un colpo d’occhio ma costringerlo a leggerlo riga per riga toccando il monitor con un dito. Una volta letto dal destinatario, il messaggio si auto cancella. Come tutti i file audio, video e foto condivisi.

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