Ecco chi sono i 18 dissidenti M5s che sfidano la Lega sul decreto sicurezza

Ecco chi sono i 18 dissidenti M5s che sfidano la Lega sul decreto sicurezza

Una nuova cordata dentro del Movimento Cinque Cinquestelle. Sono gli “ortodossi” del movimento legati al presidente della Camera Roberto Fico, che chiedono modifiche sulla protezione umanitaria

ROMA –  I deputati del M5s dissidenti che si oppongono alla Camera al Decreto sicurezza che porta la firma del ministro dell’Interno Matteo Salvini, sono diciotto, i quali sostengono che così com’è stato votato al Senato non va bene. In una lettera inviata al capogruppo M5s Francesco D’Uva chiedono anche una maggiore collegialità nelle decisioni che  nel Movimento vengono calate dall’alto, questa è la loro tesi.

Tra i 18 sono presenti alcuni ritenuti “fedelissimi” del presidente della Camera Roberto Fico, a partire da Gilda Sportiello, 31 anni, che protestò per la leaderhisp troppo accentratrice di Luigi Di Maio, e Doriana Sarli, 57 anni, che si era esposta anche sulla legittima difesa, ed assai critica sulla subalternità alla Lega sui migranti.   Quasi tutti sono alla prima legislatura. La “pancia” del M5s in Parlamento.

Tra gli altri hanno firmato Valentina Barzotti, 32 anni, di Lodi, avvocato, esperta in diritto del lavoro; Raffaele Bruno, 44 anni, di Napoli, regista teatrale; Santi Cappellani, 27 anni, di Catania, dipendente di un’azienda privata; Giuseppe D’Ippolito, 60 anni, di Nicastro (Catanzaro), avvocato civilista; Paola Deiana, 33 anni, di Alghero, laureata in scienze e tecnologie per l’ambiente; Carmen Di Lauro, 30 anni, di Vico Equense , diploma di liceo scientifico; Yana Chiara Ehm, 28 anni, nata in Germania, vive in Toscana,  laurea in scienze politiche e scienze islamiche, Master in relazioni internazionali con focus su Medio Oriente, Caucaso e Asia centrale, analista politica. Antonio Federico, 38 anni, di Campobasso, laurea in ingegneria industriale; Veronica Giannone, 37 anni, di Galatina (Lecce); Conny Giordano, 35 anni, di Napoli, laureata in filologia moderna. Riccardo Ricciardi, 36 anni, di Pietrasanta, laureato in lettere, regista teatrale; Doriana Sarli, 57 anni, di Napoli, veterinaria; Elisa Siragusa, 32 anni, di Milano, laureata in scienze statistiche; Gilda Sportiello, 31 anni, di Napoli, educatrice; Simona Suriano, 31 anni, di Catania, laureata in legge, master in politica internazionale; Guia Termini, 33 anni, di Treviglio (Bergamo), laurea triennale in ingegneria gestionale;  Roberto Traversi 49 anni, di Milano, architetto e giornalista pubblicista, Gloria Vizzini, 30 anni, di Caltanissetta ma eletta in Toscana, laurea in lettere classiche e dottorato di ricerca in filologia greca e latina, fa l’insegnante

Il testo del decreto sicurezza arriverà in aula il 23 novembre. Salvini ha posto un aut aut: o il decreto verrà approvato entro il 3 dicembre o altrimenti salta il “banco”. Il governo potrebbe mettere la fiducia, come ha già fatto al Senato. Di Maio ha immediatamente già confermato la sua lealtà all’alleato della Lega ed è convinto di riuscire ad assorbire la protesta e stasera compierà “una ricognizione“, ha detto.

Una situazione dopo quella già esplosa al Senato sullo stesso tema, con i “casi” De Falco e Nugnes  che conferma il malessere e dissenso che circola all’interno del Movimento Cinquestelle. Ma cosa chiedono in realtà ? “Siamo convinti che anche la parte sugli Sprar potrebbe essere perfezionata“, ha spiegato il presidente della Commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia, dove il provvedimento è stato incardinato. Brescia ha precisato meglio  il senso degli emendamenti: “All’articolo 1 , che prevede l’abrogazione della protezione umanitaria, sono istituiti dei casi speciali che noi chiediamo possano essere convertiti in permessi di soggiorno per motivi di lavoro“. Sull’articolo 12, che limita lo Sprar (il sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati) ai soli rifugiati, i 5 stelle chiedono di intervenire “con un’estensione a nuclei familiari con minori, disabili e donne incinte – continua Bresciaquella dei Cas, deve essere a gestione pubblica, con standard qualitativi uguali allo Sprar: assistenza sanitaria, psicologica e di orientamento legale, trasparenza e rendicontazione delle spese“.

Secondo questa componente del M5S, così si combatterebbe davvero il business dell’immigrazione. Ed è questo che, conferma Brescia, hanno chiesto i rappresentanti dei comuni. In più, potrebbe esserci una proposta di modifica alla vendita dei beni confiscati, perché “così com’è scritta nel decreto potrebbe farli tornare nelle mani della criminalità“.

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