Dopo la lite per gli sfollati abusivi il parroco scrive al sindaco: “Accetti il perdono”, con sottili minacce….

Dopo la lite per gli sfollati abusivi il parroco scrive al sindaco: “Accetti il perdono”, con sottili minacce….

La lite fra il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno ed il parroco del Sacro cuore, don Luigi Larizza rischia di avere un seguito in Tribunale.  L’acceso scontro verbale scatenato dal parroco davanti alla solita telecamerina compiacente,  per la collocazione di una dozzina di famiglie che occupavano abusivamente uno stabile inagibile ed in parte evacuato in via Giovan Giovine, non era andato tanto per il sottile. “Si tolga il colletto che porta” gli aveva detto Stefàno a fronte delle ingerenze amministrative ed accuse del parroco. Il parroco aveva replicato a Stefàno : ” lei si dimetta da Sindaco” .

A nulla è servita in pratica la solidarietà espressa pubblicamente dal Vescovo di Taranto mons. Filippo Santoro al Sindaco di Taranto,  che conteneva una sottile reprimenda nei confronti del parroco, il quale con il suo noto carattere ribelle, aveva annunciato e minacciato azioni legali “per i danni alla sua immagine” sulla sua pagina Facebook !

nella foto il parroco don Luigi Larizza

nella foto il parroco don Luigi Larizza

Il parroco che su Facebook si definisce in maniera imbarazzante un “operaio nella vigna del signore”  non contento… ha fatto scrivere  dal suo avvocato, una lettera al Sindaco,  apparsa integralmente solo su un sito web (leggi QUI) gestito da un attivista del movimento politico Conservatori e Riformisti di Taranto, in cui si scriveva “don Luigi, da cristiano, Le ha già reso perdono e non ha tempo da dedicare alle polemiche, impegnato com’è ogni giorno, da uomo d’azione e di fede, ad aiutare i bisognosi, senza chiedere nulla in cambio. Quindi, se il Sindaco intende accettare il perdono, la questione finisce qui e ci fa immensamente piacere. Ma se il Sindaco avesse in animo di porre egli querela, pur nell’amarezza di una frizione personale,  risponderemo per le rime e faremo la nostra tempestiva querela, con la promessa di devolvere il risarcimento del danno a favore dei poveri, senza discriminazioni, di razza, di sesso, di religione o quant’altro”. Più che una pace una vera e propria minaccia legale.

Il sacerdote, in realtà non è vero che aiuta i bisognosi senza chiedere nulla in cambio, in quanto ci risulta controlli da tempo la gestione di alcune cooperative sociali ed onlus che vivono grazie al sostegno dei soldi pubblici erogati dall’ ASL Taranto,  aveva accusato il Sindaco di aiutare i migranti solo per avere visibilità mediatica, non facendo la stessa cosa per gli italiani bisognosi, dicendo “Lei è stato orgoglioso di portare i cornetti agli immigrati, perché questa disparità, questa discriminazione raziale a danno di dodici famiglie italiane?” a cui il Sindaco Stefàno rispondeva a muso duro .“Lei parla un linguaggio che mi sconvolge in rapporto alla sua missione non può impedirmi un gesto di solidarietà fatto a spese mie nei confronti di gente che viene dalla guerra, che sfugge alle torture”.

Secondo il legale del parroco, che si erge giudice senza esserlo, non vi sarebbe stata reciprocità delle ingiurie, sostenendo che  “togliti il colletto” sarebbe secondo il suo pensiero (di parte) oltraggioso, ed equivarrebbe  come dire al medico “togliti il camice”, e quindi non equivale a “dimettiti”, che è critica politica di un cittadino, che si dimentica spesso e volentieri di essere un parroco ed non un attivista politico !

Secondo l’avvocato del parroco, sarebbe un “insulto, non pronunciato da uomo di mafia, o da squadrista fascista, ma pronunciato e qui vi è persino l’aggravante, da uomo delle istituzioni al massimo livello locale, che fa della legalità il suo cavallo di battaglia”.

La lettera dell’ avvocato si conclude con una minaccia che sa di incredibile: ” Lei, sindaco, tra l’ altro, mi corregga se sbaglio,  ha detto a Don Luigi che egli rappresenta un solo voto, forse per rappresentargli che in questa società si conta solo per i voti che si ricevono dagli elettori, e tutti gli altri, elettori compresi, non contano nulla. Io non so, quanti voti rappresenta Don Luigi, e non mi interessa saperlo: le dico soltanto che se   si celebrerà il giudizio contro di Lei per ingiuria aggravata, centinaio e centinaio di cittadini, di poveri, tossicodipendenti, diseredati, saranno lì a dare a Don Luigi la propria solidarietà“.

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Quello che il legale dimentica è che Ippazio Stefàno è stato eletto per ben due volte sindaco di Taranto grazie a migliaia e migliaia di preferenze, e con tutti i suoi difetti e limiti, è una persona onesta e stimata nelle istituzioni. Così come il legale del parroco non si è accorto dello sterile consenso ottenuto sul web dalla sua lettera, che tutto ci sembra, che una manifestazione di volontà di stringersi la mano.

Schermata 2016-02-02 alle 02.34.23Resta da chiedersi qualcosa: ma è questa la Chiesa, la missione cattolica che porta avanti Papa Francesco ?  A noi non sembra proprio, così come ci sembra più che imbarazzante il silenzio del Vescovo Mons. Santoro davanti alla ribellione del suo parroco. Storie che possono accadere solo a Taranto, terra di nessuno.  Una cosa è certa: adesso il parroco risponderà delle sua diffamazioni contro il nostro giornale, e dovrà farlo dinnanzi al Tribunale di Roma dove è registrato, così dovrà dimostrare e provare se noi abbiamo un “padrone di turno” ! Forse il parroco è abituato ai giornalisti di un “clone” del vero Corriere del Giorno fondato nel 1947 . Non a caso a  Don Luigi gli manca… il Corriere del Giorno di Puglia e Lucania quotidiano che è fallito a fine marzo 2014 dopo aver dilapidato decine e decine di milioni di euro di contributi pubblici statali. Quelli che piacciono tanto alla Diocesi di Taranto….

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