Crack Popolare Bari: Jacobini e figlio ricorrono contro gli arresti

Crack Popolare Bari: Jacobini e figlio ricorrono contro gli arresti

Negli interrogatori di garanzia il 4 febbraio i due Jacobini assistiti dall’ avv. Sisto del foro di Bari si erano avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre Circelli ha respinto le accuse ma senza chiedere la revoca della misura cautelare.

ROMAMarco Jacobini, ex presidente della Banca Popolare di Bari e suo figlio Gianluca ex co-direttore generale, evidentemente non soddisfatti di aver spostato pochi giorni prima del loro arresto oltre 5 milioni di euro per sottrarli a possibili sequestri,  hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame di Bari per la revoca degli arresti domiciliari.

Appena 6 giorni fa l’avv. Francesco Paolo Sisto  legale di Marco Jacobini, con il collega  Giuseppe Iannaccone  così giustificava il loro rifiuto a rendere deposizioni “Ci sono 41.000 ragioni per avvalersi della facoltà di non rispondere. Ieri abbiamo avuto il carteggio, 41mila pagine, non credo che si potesse governare un materiale così. Certo loro hanno protestato la loro estraneità ai fatti comunque, sia il dottor Marco Jacobini che il dottor Gianluca Jacobini, e si sono riservati ovviamente di rendere poi un interrogatorio in modo più compiuto allorquando avranno la padronanza del materiale che la Procura ha acquisito“. Per dovere di cronaca non ha risposto anche il figlio, Gianluca Jacobini, difeso dagli avvocati Giorgio Perroni e Guido Carlo Alleva, di cui Sisto è sostituto processuale.

Analoga decisione con il ricorso al Riesame è stata adottata dalla difesa di Elia Circelli, responsabile della Funzione Bilancio dell’istituto di credito barese, agli arresti domiciliari dallo scorso 31 gennaio con le accuse di falso in bilancio e falso in prospetto. Circelli, difeso dagli avvocati Giuseppe Modesti e Riccardo Olivo, ha spiegato nel corso del suo interrogatorio al Gip Francesco Pellecchia come la banca elaborava il bilancio, negando di averne falsificato i dati contabili.

Negli interrogatori di garanzia dello scorso 4 febbraio i due Jacobini assistiti dall’ avv. Onofrio Paolo Sisto del foro di Bari si erano avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre Circelli ha respinto le accuse ma senza chiedere la revoca della misura cautelare.

Secondo la difesa  di Circelli una simile azione,  non gli sarebbe stata possibile in quanto chi redigeva il bilancio metteva solo insieme dei numeri, senza avere alcuna possibilità di controllo o valutazione degli stessi, non avendo alcuna competenza specifica e possibilità di accesso su altre funzioni, come nel caso specifico la valutazione dei rischi, la concessione di crediti, gli avviamenti. Circelli ha spiegato che i dati per la redazione del bilancio, gli sarebbero stati forniti senza che lui fosse a conoscenza di una loro eventuale falsificazione.

I tre sono accusati a vario titolo di falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo alla vigilanza si trovano agli arresti  domiciliari dal 31 gennaio nell’ambito dell’indagine della Procura di Bari sull’ultimo decennio di gestione della banca, finita sull’orlo del crac con un buco di circa 2 miliardi di euro, commissariata il 13 dicembre scorso da Bankitalia.

Le udienze saranno fissate nei prossimi giorni, mentre l’indagine prosegue su telefoni e altri materiali sequestrati.

L’inchiesta della Guardia di Finanza coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi e dai sostituti Savina Toscano e Federico Perrone Capano della Procura di Bari, mira anche a verificare il grado di controllo sull’operato della banca con riferimento alla qualità della figura del responsabile delle operazioni di rischio (C.R.O) e alla governance dell’istituto di credito.

Non è un caso che le carenze di tali direttrici avevano indotto nel 2011 Bankitalia a comminare due sanzioni. In particolare, per l’introduzione di un “nuovo” responsabile (durato pochi mesi) e per l’auspicato depotenziamento della famiglia Jacobini all’interno della banca. Basti ricordare che il “depotenziamento”, alla fine, si concretizzò con la nomina dei due figli nei ruoli di condirettori. Ma, nel 2014 incredibilmente le sanzioni vennero rimosse.

I magistrati hanno ascoltato nel 2017 le dichiarazioni su questo punto i pm dell’allora direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi (ora presidente di Telecom Italia) . “Per quello che risulta a me – disse Rossi ai magistrati – l’organizzazione complessiva della banca è migliorata, è migliorata al punto da meritarsi la rimozione di queste misure restrittive, la più importante delle quali di gran lunga è il divieto di crescita per linee esterne, perché nel frattempo la Bari si era proposta come acquirente di Tercas, e aveva dimostrato anche con i fatti di poterlo fare efficacemente“.

Il procuratore aggiunto Roberto Rossi e i sostituti procuratori Federico Perrone Capano e Savina Toscani a loro volta hanno impugnato dinanzi ai giudici del Tribunale del Riesame di Bari l’ordinanza di custodia cautelare eseguita lo scorso 31 gennaio nella parte in cui il Gip Pellecchia ha rigettato la richiesta di arresti domiciliari per l’ex amministratore delegato della Popolare di Bari  e non ha valutato sussistenti i gravi indizi di colpevolezza per i due Jacobini,   e lo stesso De Bustis a vario titolo, con riferimento ad ulteriori nove ipotesi di reato di falso in bilancio, ostacolo alla vigilanza, maltrattamenti ed estorsione, rispetto alle 21 imputazioni complessivamente contestate dalla Procura.

La Procura di Bari chiede l’arresto di Vincenzo De Bustis Figarola, ex amministratore delegato della Banca Popolare di Bari, nei confronti del quale il gip Francesco Pellecchia ha disposto il “divieto temporaneo di esercitare la professione di dirigente di istituti bancari nonché gli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, per la durata di dodici mesi”.

 

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