Cassazione: "È un reato vendere prodotti derivati". Stop alla cannabis light

Cassazione: "È un reato vendere prodotti derivati". Stop alla cannabis light

La decisione arriva dalle sezioni unite penali della Suprema Corte, che conferma la linea del rigore sostenuta da alcune procure in primis quella di Taranto. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini – che aveva lanciato un’offensiva contro i negozi di cannabis light- soddisfatto:”Siamo contro qualsiasi tipo di droga, senza se e senza ma, e a favore del divertimento sano”. Adesso 15mila negozi in Italia rischiano la chiusura

ROMAPer la Corte di Cassazione, la legge non consente la vendita o la cessione a qualunque titolo dei prodotti “derivati dalla coltivazione della cannabis“, come l’olio, le foglie, le inflorescenze e la resina. La decisione arriva dalle Sezioni Unite della Suprema Corte che così pongono uno stop alla vendita della “cannabis light”.

Lo scorso febbraio la Cassazione aveva stabilito che la vendita di prodotti a base di marijuana light era legale, annullando un sequestro avvenuto ai danni di un punto vendita di Prato. Stavolta il pronunciamento va in direzione opposta. A sollevare il caso davanti alla Suprema Corte è stata la quarta sezione penale, nell’ambito di un procedimento riguardante il sequestro effettuato nei confronti di un commerciante: il Tribunale del Riesame di Ancona aveva annullato il sequestro e il Procuratore Capo del capoluogo marchigiano si era quindi rivolto alla Cassazione.

cassazione cannabis

L’avvocato Carlo Alberto Zaina che assiste il commerciante di Ancona che è stato denunciato l’estate scorsa e il cui caso è finito davanti alle Sezioni Unite, commenta: “Per come è scritta la massima della Cassazione non scioglie alcuni nodi, come quello della definizione dell’efficacia drogante. Aspetto la motivazione completa per capire di più di quello che ha portato alla decisione”.

La vendita della cosiddetta cannabis light è regolata da una legge del 2016 che ammetteva l’attività di coltivazione di canapa tra le piante agricole e elencava tassativamente i derivati da questa coltivazione che possono essere commercializzati. Secondo l’interpretazione che ne era stata fatta, era stato ammesso il commercio di prodotti a base di canapa purché il loro contenuto di Thc (vale a dire la sostanza che dà effetti psicotropi) fosse tra lo 0,2% e lo 0,6% (per fare un paragone, uno spinello «vero» contiene all’incirca il 5-8%).

Adesso invece la Cassazione ha chiarito definitivamente che quella forbice di tolleranza non si riferiva ai prodotti ma bensì al principio attivo della pianta coltivata e che la commercializzazione di cannabis “sativa L“, “e in particolare di foglie, inflorescenze, olio, resina, ottenuti dalla coltivazione della predetta varietà di canapa, non rientra nell’ambito di applicazione della legge 242 del 2016“. Conseguentemente questi prodotti non possono essere messi in vendita in nessun caso, e quindi restano regolamentati dal Testo unico sulle droghe, che li vieta tranne se sono “in concreto privi di efficacia drogante”, quindi con un Thc molto inferiore alla soglia minima.

Il Consiglio Superiore di Sanità nel proprio parere espresso nel giugno dello scorso anno, sosteneva che la vendita era impropriamente definita “legale” e stava vivendo una fase di crescita esponenziale avvalendosi di fatto di una zona “franca”. Adesso l’informazione provvisoria della Cassazione sembra fissare dei principi severi. Ma bisognerà aspettare di leggere il contenuto della sentenza completa, attesa per le prossime settimane,  per decifrare la valutazione della decisione,   e l’eventuale principio “drogante” consentito.

La decisione della Suprema Corte conferma la posizione assunta della Procura di Taranto guidata dal procuratore capo Carlo Maria Capristo che nei mesi scorsi aveva disposto la chiusura di 48 cannabis shop , compresi di distributori automatici ubicati nelle adiacenze alle scuole, imputando ai gestori dei punti vendita il reato di detenzione di modiche quantità di sostanze stupefacenti: sotto accusa nel procedimento affidato al pm Lucia Iscerici sono finite 52 persone che hanno subito il sequestro operato dalla Guardia di Finanza di Taranto, di quantitativi di cannabis sativa proveniente da semenze certificate con un Thc entro lo 0,6% .

Contattato in serata dal nostro Direttore, il procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo, ha espresso  la propria soddisfazione al CORRIERE DEL GIORNO a seguito della decisione adottata dalle Sezioni Unite: “Questa decisione della Suprema Corte stabilisce un principio di diritto incontrovertibile e salva al tempo stesso i nostri ragazzi“.

 

image_pdfimage_print
Please follow and like us:
error

Ti piace il Corriere del Giorno ? Fallo sapere !