Trieste. L'assassino degli agenti uccisi in questura ha sparato oltre 20 colpi usando due pistole

Trieste. L'assassino degli agenti uccisi in questura ha sparato oltre 20 colpi usando due pistole

Il dominicano responsabile del duplice omicidio non risponde ai magistrati, mentre i primi esami sulle vittime fanno emergere nuovi particolari alla ricostruzione della tragedia. Sequestrate le fondine dei due poliziotti: dalle prime analisi non risulterebbero danni tali da comprometterne la funzionalità. Polemica tra il Dipartimento di Ps ed il sindacato Sap che strumentalizza la tragedia accaduta

TRIESTE –  Il giovane dominicano Alejandro Augusto Stephan Meran, (sul lato destro) nella foto accusato di avere ucciso a colpi di pistola due poliziotti, Pierluigi Rotta e Matteo Demengo, all’interno della Questura di Trieste, raggiunto ieri sera in ospedale dal magistrato di turno dr.ssa Federica Riolino e dal dr. Carlo Mastelloni procuratore capo di Trieste, dopo che il pm in Questura aveva sentito il fratello del pluriomicida, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

I magistrati alle 23.00 di ieri sera lo hanno dichiarato in stato di fermo, fermo che è stato valutato questa  sera dal giudice delle indagini preliminari Massimo Tomassini che ha convalidato il fermo confermando l’impianto della procura sulla sua piena capacità di intendere e di volere, in presenza dai “gravi indizi” emersi a carico dell’indagato ed anche per un “concreto pericolo di fuga“. Il dominicano, rimasto ferito all’inguine nel conflitto a fuoco con gli agenti all’esterno della Questura di Trieste, è attualmente piantonato all’Ospedale di Cattinara.  Il terzo agente rimasto ferito sarà operato alla mano. “È in buone condizioni” ha confermato nuovamente  il questore di Trieste, aggiungendo: “La dinamica è abbastanza chiara. E’ avvenuta in uno spazio della Questura, dove non c’erano altre persone se non le vittime e l’autore del fatto, che si è impossessato dell’arma e ha fatto fuoco. Azzardare ipotesi sarebbe poco serio e rispettoso“.

Il decreto di fermo di Alejandro Augusto Stephan Meran lo definisce come uno che “ha dimostrato di essere privo di controspinta criminale” in quanto “dopo il duplice omicidio ha perseverato nella condotta illecita“.  Sono bastate appena tre pagine per illustrare e ricostruire gli omicidi commessi in quei pochi minuti di fuoco in questura del pomeriggio di venerdì. Ma anche per spiegare che l’assassino ha “tentato l’omicidio di almeno altri otto agenti, di cui tre addetti alla vigilanza, quattro in forza alla Squadra Mobile nonché uno intervenuto in ausilio dopo aver udito gli spari”. In pratica se i colpi sparati dal dominicano ad altezza d’uomo fossero andati tutti a segno, oggi i poliziotti morti sarebbero dieci.

Il procuratore capo Mastelloni e il pm Riolino sulla base di quello che hanno scritto nel provvedimento di fermo, non sono convinti assolutamente dello stato di alterazione mentale di cui parlano i familiari dell’omicida, e scrivono: “Allo stato va detto che orientano verso una semplice scarsa lucidità solo i farmaci rinvenuti durante la perquisizione domiciliare, ma non risulta in atti traccia alcuna di visite specialistiche fatte in Italia, né risulta documentato l’episodio citato dal fratello di mancanza di autoconrollo in terra tedesca di cui l’uomo si sarebbe reso protagonista“. Pertanto “la deduzione da trarsi è che lo Stephan Meran è soggetto inquadrato nel tempo e nello spazio“, ricostruzione e motivazione che hanno trovato favorevole il Gip che ha convalidato l’arresto di Alejandro Augusto Stephan Meran.

Il dominicano Stephan Meran prima di approdare a Trieste  qualche anno fa, viveva in Germania, dove avrebbe amici di riferimento che sono alla base della motivazione del pericolo di fuga. potendo trovare  appoggi sufficienti per riorganizzarsi la vita all’estero, perché “si è dichiarato magazziniere e quindi in grado di sostenersi” e perché ha “la lucidità sufficiente  non soltanto  per rendersi conto della grave condizione giuridica in cui versa” ma persino per “uccidere i due poliziotti e poi colpirne un altro facendo fuoco con la mira ad altezza d’uomo“.

Sono trapelati dei dubbi sulla sicurezza dei poliziotti, e per accertarne l’eventuale  fondatezza sono state sequestrate le fondine dei due agenti uccisi  per verificarne l’integrità, e dalle prime analisi effettuate non risulterebbero danni tali da comprometterne la funzionalità, ma il sindacato Sap, in un momento secondo noi forse fuori luogo ha acceso una polemica: “Ci sono stati problemi con le fondine. Al primo è stata sfilata la pistola – sostiene il Sapperché aveva una fondina vecchia, in quanto quella in dotazione gli si era rotta. Al secondo agente ucciso, la fondina sarebbe stata strappata dalla cintura quando ormai era già in terra inerte a causa delle ferite per i colpi esplosi con la prima pistola sottratta”.

Immediata e netta la replica e smentita del Dipartimento di Pubblica Sicurezza: “In relazione alle odiose speculazioni generate ieri da un rappresentante del SAP nel tentativo di correlare la tragica morte di Matteo e Pierluigi all’inadeguatezza dell’equipaggiamento in dotazione, il Dipartimento della pubblica sicurezza dichiara che, allo stato attuale degli accertamenti, in assenza di testimoni e documenti video, è priva di fondamento ogni arbitraria ricostruzione della dinamica che ha portato alla sottrazione dell’arma del collega ucciso per primo. Sconcerta, pertanto, a poche ore dall’evento, la sicumera con cui si traggono frettolose conclusioni sulla inequivocabile riferibilità dell’accaduto alla presunta inadeguatezza della fondina”

“In un giorno così drammatico ci si sarebbe aspettati continua la nota della Polizia di Statoalmeno da chi veste la stessa divisa, un rispettoso cordoglio per le vittime e le loro famiglie. Sconvolge che alcuni, al fine di ottenere visibilità, speculino sulla morte dei colleghi caduti in servizio, profanando il dolore dei loro cari e della intera comunità. Se, in seguito, si accerteranno responsabilità di qualsiasi natura se ne chiederà conto, senza se e senza ma, anche per onorare la memoria di chi ha sacrificato la propria vita per il bene comune”.

Questa mattina ha parlato anche la madre dell’agente Rotta, che ha chiesto “giustizia” con parole sussurrate, diventate subito dopo quasi una supplica rivolta al Questore di Trieste Giuseppe Petronzi che l’ha incontrata. Fra le mille e mille parole di cordoglio della giornata ci sono anche quelle del presidente Sergio Mattarella, che ha espresso “affetto, riconoscenza e dolore” di tutto il Paese per gli agenti uccisi. Affetto,  dolore e riconoscenza anche per la famiglia di un adolescente che lo scorso25 settembre voleva uccidersi. Lo avevano salvato proprio Pierluigi e Matteo. Insieme.

Migliaia di persone hanno partecipato a Trieste nel tardo pomeriggio di oggi  per la messa di suffragio nella chiesa della Beata Vergine del Rosario, a pochi metri dalla Questura di Trieste rimaste tutte all’esterno, in quanto che la piccola poteva contenere soltanto poche decine di persone. Tra quanti hanno seguito la cerimonia ci sono anche il Governatore Fvg Massimiliano Fedriga, la deputata Debora Serracchiani e la presidente della Fondazione CRTrieste Tiziana, oltre alle Autorità locali e religiose e tantissimi cittadini giunti spontaneamente. Il vicepresidente della Camera Ettore Rosato, il sindaco di Trieste Roberto Di Piazza, il ministro Patuanelli sono restati in piedi all’esterno della chiesa.

 

Agenti della Polizia in divisa con gli occhi gonfi dalle lacrime versate, colleghi ed amici di Rotta e Demenego, i parenti delle due vittime, la fidanzata di Rotta, si sono disposti ai lati della piccola chiesa . I familiari si sono abbracciati tra di loro seguendo con gli occhi bassi, la messa officiata dall’arcivescovo di Trieste, Mons. Giampaolo Crepaldi. che ha parlato di un “dolore, che questa Città di Trieste conosce da sempre per averlo provato tante volte lungo la sua storia, è ricomparso, acuto e lancinante, a pesare sul cuore di tutti, per la perdita di due giovani promettenti ai quali è stato rovinosamente rubato il futuro”. All’esterno la folla di migliaia di persone ha riempito il piccolo spiazzo antistante l’ingresso, e tutte le strade laterali.  Nessuna dichiarazione, ha parlato per tutti l’alto prelato che, officiato il rito, è sceso dall’altare ed abbraccia i parenti mentre è venuto spontaneo un applauso scrosciante durato a lungo anche dopo che i presenti hanno lasciano la chiesa.

All’esterno il numero dei partecipanti è ancora cresciuto, sono comparse molte persone con delle candele  ed è  partita una fiaccolata spontanea a cui hanno partecipato migliaia di persone. Il resto della folla si è fermato lì, davanti alla Questura dove tutte le luci sono accese.

 

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