Porto di Taranto: finalmente si riparte

ROMA – Si è sbloccata ieri definitivamente la vicenda Yilport e c’è anche la data per la firma della concessione del Molo Polisettoriale ai turchi dopo l’incontro avvenuto fra il presidente dell’Autorità di Sistema del Mar Ionio, Sergio Prete e Robert Yildirim il Ceo del gruppo turco Yilport che ha avuto esito positivo.  Probabilmente martedì della prossima settimana, alla presenza di autorevoli rappresentanti istituzionali, finalmente riprenderà a lavorare il terminal container del Porto di Taranto.

Robert Yildirim,  Ceo di Yilport

Nel pomeriggio di lunedì scorso il ministro dell’Economia Giovanni Tria, in missione istituzionale in Turchia aveva incontrato un gruppo di grandi imprenditori turchi tra cui Eren, Koc, Ylport Permak e Sisecam, che si sono dichiarati interessati ad investire in Italia, al punto tale da indurre il sempre taciturno ministro italiano a dichiarare “Rafforzare i rapporti bilaterali e la fiducia reciproca non potrà che irrobustire la crescita economica in entrambi i nostri Paesi“.

il Porto di Taranto durante la “gestione Prete”: il deserto

Ieri finalmente il presidente Sergio Prete e il presidente del gruppo Ylport Robert Yildirim si sono incontrati ad Instambul nella sede della holding turca, dove hanno limato gli ultimi ostacoli burocratici, i rispettivi uffici legali hanno quindi concordato il testo definitivo di un accordo su cui ormai manca soltanto l’apposizione delle rispettive firme. Il 30 luglio verrà organizzato un incontro per suggellare l’avvio di questo accordo che consentirà di fare ripartire un terminal fermo da anni dopo l’addio di Tct, causato dai notevoli ritardi di conclusione degli interminabili lavori da parte dell’ Autorità Portuale jonica, e che si spera adesso potrà finalmente riattivarsi dopo anni di fermo totale.

Yilport organizzerà incontri con le Autorità locali, i sindacati, le società di logistica, importatori ed esportatori con particolare occhio ed attenzione al settore agroalimentare. Qualche mese fa il presidente della holding turca aveva anticipato l’intento di avere colloqui con le principali società di spedizione di container a livello globale dichiarando “Spiegheremo il nostro piano aziendale per Taranto e forniremo la visione di Yilport di migliorare il Terminal container di Taranto sia come terminal gateway sia come hub di trasbordo”  .

L’ attuale  capacità annuale di movimentazione dei container del terminal di Taranto è all’incirca di 2 milioni di Teu consentito dal pescaggio di -16,5 metri di banchina . Yilport prevede di effettuare investimenti nei prossimi 10 anni per aumentare la capacità di gestione annuale portandola ad oltre 4 milioni di Teu  assicurando che “il Terminal container di Taranto sarà uno dei migliori terminal in Italia entro il 2025“.  Yilport che attualmente occupa attualmente il dodicesimo posto, conta di riuscire a collocarsi tra i primi dieci operatori di terminal container . La holding controllante Yildirim Holding controlla anche il 24% di azioni di Cma Cgm Group, che è la terza più grande società di spedizioni di container.

La Regione Puglia con una delibera di giunta ha approvato ieri il nuovo Piano Regolatore del Porto di Taranto . Adesso è arrivato quindi il tempo di fare i fatti e lasciare le parole, i proclami e tagli di nastri da parte. Taranto ha bisogno di generare economia, di creare valore aggiunto ed occupazione e non delle solite “promesse da marinaio” e dei ritardi di chi avrebbe dovuto probabilmente fare un altro mestiere.




Mentre il Porto di Taranto è vuoto, Livorno ride. E ringrazia….

Si sono conclusi i lavori di dragaggio della Darsena Toscana, principale terminal contenitori del Porto di Livorno, i cui fondali sono stati portati a -13 metri. “Quella completata oggi 23 maggio – spiega una nota dell’ Autorità portuale – è l’operazione di dragaggio più importante degli ultimi anni effettuata nello scalo toscano“. I lavori, conclusi in poco più di tre mesi dalla draga ‘Marieke’, (per la precisione dal 17 febbraio scorso , data consegna lavori) hanno consentito di dragare circa 700 mila metri cubi di sedimenti, praticamente nove mila metri cubi al giorno, intervento che ha consentito di aggiungere un nuovo accosto alla darsena, il 15E, in seguito al banchinamento realizzato lo scorso anno.

Grazie al dragaggio della Darsena Toscana – ha commentato il commissario dell’Authority livornese, Giuliano Gallantitutto lo specchio acqueo destinato alle navi portacontainer ha adesso una profondità di 13 metri. Come abbiamo più volte ribadito, in questi anni non abbiamo esitato ad investire milioni e milioni di euro pur ammodernare lo scalo esistente. Ora siamo in grado di accogliere senza problemi le navi da 8 mila Teus e di affrontare al meglio il presente in attesa che si realizzi la Piattaforma Europa”. L’intervento in Darsena Toscana non sarà l’ultima operazione di dragaggio di quest’anno. “Presto interverremo anche sulla bocca sud dell’avamporto – ha sottolineato il dirigente ambiente e sicurezza dell’APL, Giovanni Motta – l’obiettivo è togliere circa altri 300 mila metri cubi di sedimenti e consentire così un transito più agevole alle navi di grossa stazza, anche in condizioni meteo difficili” .

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A Taranto il commissario dell’ Autorità Portuale, Sergio Prete si agita a più non posso pur di riottenere un eventuale immeritata riconferma vendendo fumo ai soliti giornalisti “amici”….poco propensi ad informarsi e documentarsi prima di scrivere a notizie ed articoli che offendonoil diritto all’informazione dei propri lettori, dimenticando le evidenti responsabilità di Prete nella mala gestione del Porto da cui sono scappati letteralmente tutti gli operatori.

Giusto per dare alcuni dati, il traffico merci è cresciuto nei porti italiani. +3,7% le tonnellate movimentate  delle merci in transito nei porti italiani con 57,1 milioni di tonnellate, volume delle merci movimentate nel porto di Trieste nel 2015, il primo in Italia per transito merci. Il sistema portuale italiano ha avuto un andamento stabile nel 2015, nonostante gli scali commissariati e intere tipologie di traffico azzerate (leggasi Taranto !) . I 12 porti italiani presi in esame da Assoporti e dall’Autorità portuale di Livorno, hanno rivelato un aumento del 3,7% delle tonnellate di merci movimentate rispetto al 2014 (262,3 milioni i volumi totali). I porti italiani dove la movimentazione merci ha subito un miglioramento sono: Livorno, con 32,7 milioni di tonnellate (+15,4%), Venezia, con 25,1 milioni (+15,3%), Palermo, con 6,8 milioni di tonnellate (+10,2%).

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A Taranto dopo un 2015 negativo, che ha visto il traffico letteralmente crollare del 19 per cento sul 2014 e con una perdita secca di 5,289 milioni di tonnellate di merci, come rende noto il sito specializzato sui porti, www.themeditelegraph.com, i dati del primo trimestre 2016, confrontati con l’analogo periodo del 2015 e diffusi oggi dall’Autorità portuale, tracciano uno scenario più confortante: il totale delle merci movimentate tra sbarchi e imbarchi segna, nei tre mesi, più 12,6 per cento, pari a 654.101 tonnellate. Nel dettaglio, gli sbarchi sono aumentati del 15,6 mentre gli imbarchi del 7,8. Traina la ripresa, lo sbarco delle rinfuse solide, cresciuto nel trimestre del 18,6 per cento, pari a 490.935 tonnellate, il che è anche collegato ad un inizio di assestamento, dopo gli ultimi anni difficili per le note vicende giudiziarie e ambientali, dell’Ilva di Taranto,

Nel totale tra sbarchi e imbarchi, sempre nel trimestre, sono state movimentate 411.567 tonnellate in più di rinfuse solide, pari al 13,7. E bene sono andate anche le merci varie: più 20 per cento, 200.969 tonnellate di incremento. Anche il traffico delle navi segna un aumento nei tre mesi considerati: più 2,7 per cento, equivalente a 498 unità. 

Il traffico container in porto rimane saldamente fermo sullo zero essendo il terminal container inattivo da oltre un anno, cioè da quando la società Tct, concessionaria dell’infrastruttura e che aveva Evergreen tra i suoi azionisti, prima si è disimpegnata dal porto e poi, a giugno scorso, ha messo in liquidazione la stessa società per i ritardi dei lavori previsti nel porto ritardati dall’ Autorità Portuale di Taranto presieduta dall’ Avv. Prete . Alla fine della cassa integrazione, sono partite le prime lettere che preavvisano la mobilità per i 539 lavoratori del Taranto Container Terminal, società in liquidazione da quasi un anno.

Nel giugno 2015, la società che gestiva il Molo Polisettoriale del porto di Taranto, l’unico terminal container della città, è stata posta in liquidazione dai suoi soci Evergreen e Hutchinson. E quindi i 539 dipendenti sono entrati in cassa integrazione, che terminerà l’11 settembre 2016. Per evitare la mobilità nei mesi scorsi i sindacati hanno avviato una vertenza, che sembra arenata con il mancato accordo del 9 maggio davanti al Servizio Controversie Collettive della Provincia di Taranto. In questi giorni i lavoratori della TCT segnalano che stanno arrivando le prime lettere che prospettano il licenziamento alla scadenza della cassa integrazione.

Schermata 2016-05-24 alle 20.58.52La cosa più ridicola che si potesse vedere e leggere, è stato l’Anello di S. Cataldo  assegnato per l’edizione 2016 dagli organizzatori e cioè , dal sindacato  CISL e dalla sua “controllata” associazione di consumatori nei primi giorni in prossimità dei festeggiamenti  di San Cataldo del Patrono della Città di Taranto, e consegnata ogni anno   a persone o realtà sociali che (teoricamente) si contraddistinguono con la loro opera, a favore del bene della comunità in generale e/o di quello dei cittadini intesi, in particolare, come consumatori…. proprio a Sergio Prete, Commissario straordinario dell’Autorità Portuale di Taranto con questa motivazione che definire ridicola è dir poco: “ Prete è una figura importante per l’economia tarantina. A lui riconosciamo l’impegno profuso per la comunità“, ha detto  Antonio Bosco, Presidente Adiconsum Taranto Brindisi.  al cui coro si è unito  Antonio Castellucci, Segretario Generale Cisl Taranto Brindisi   che ha aggiunto   Abbiamo constatato che il Porto può essere un volano per lo sviluppo del territorio, dunque abbiamo bisogno di persone come lui, capaci di programmare e concretizzare idee e progetti.  Prete sta dimostrando, dal giorno del suo insediamento all’Autorità Portuale di essere una persona di grande equilibrio istituzionale e di competenza. Sa ascoltare il territorio e sa essere un ponte di collegamento tra il governo nazionale e la città. Prete ha dato prova della sua concreta volontà di risolvere la vertenza Tct e rilanciare lo sviluppo turistico”.

Come l’ avv. Prete abbia risolto la vertenza TCT non si capisce molto bene…. visto che dal prossimo settembre, cioè fra 3 mesi,  539 dipendenti resteranno per la strada senza un lavoro,  e come si possa affermare che Preteè una figura importante per l’economia tarantina. A lui riconosciamo l’impegno profuso per la comunità”. Qualcuno informi questi signori sindacalisti che neanche un euro di oltre 400 milioni di euro di appalti assegnati dall’ Autorità Portuale è finito nella casse di un’impresa tarantina, e che l’arrivo (previsto per il 2017) di alcune navi crociera turistiche è grazie soltanto all’ attivismo ed impegno dello Ionian Consortium Shipping e non certo grazie al “commissario” Prete, che di turismo conosce a stento gli orari dei treni ed aerei per Roma, dove si reca molto spesso per frequentare i corridoi della segreteria del Ministro Delrio, alla ricerca di una riconferma.

Ma sulla stampa tarantina tutto ciò non lo leggerete mai. Chissà come mai …

 

 

 

 

 

 




Di tutto di più…

di Insider

Schermata 2016-03-03 alle 20.20.14Prima e storica udienza di Confindustria in Vaticano. Il Papa ha rivolto un accorato richiamo agli imprenditori italiani per mettere al centro dell’impresa l’Uomo con i suoi sogni, rifiutando i favoritismi e la corruzione. Nell’occasione, raccontano che che il Presidente di Confindustria Taranto, Cesareo Vincenzo, facendosi largo a gomitate tra i colleghi, abbia guadagnato la prima fila al cospetto del Papa chiedendogli se fosse possibile intercedere con qualcuno in “Alto” per avere qualche appalto in zona Taranto e magari pure il pagamento delle fatture Ilva, anche solo quelle proprie. Ad un cenno di Sua Santità, due guardie svizzere hanno accompagnato il questuante sul sagrato di Piazza San Pietro, sollevandolo per le braccia e accompagnati da una standing ovation degli imprenditori “veri”. Intanto in Via Dario Lupo crescono i mugugni.

Schermata 2016-03-03 alle 20.21.39Sempre a Roma stiamo ma cambiamo piazza, da Piazza San Pietro ci spostiamo a Piazza Madama, sede del Senato della Repubblica Italiana. Incontro fortuito tra una delegazione di Giovani Imprenditori di Confindustria Taranto capeggiati dal loro Presidente, De Francesco Luigi, detto Gigino o’mutandaro per la sua attività commerciale di abbigliamento intimo in franchising,  e il Senatore a vita già Presidente della Repubblica, Napolitano Antonio. Alla inopportuna domanda del curioso Napolitano circa le attività imprenditoriali svolte dalle giovani leve della futura classe dirigente della nostra Città, i componenti della delegazione si sono scambiati sguardi di panico e con un filo di voce hanno risposto in coro : “Presidè, noi non facciamo niente, non abbiamo mai lavorato né pensiamo di farlo mai, ci facciamo solo i selfie per facebook e instagram e papà, che ha gli operai in cassa integrazione, ci passa la paghetta ogni sabato!”. Anche loro sono stati accompagnati all’uscita da nerboruti commessi di Palazzo Madama.

Schermata 2016-03-03 alle 20.24.24Prete Sergio, anni 50, Presidente dell’Autorità Portuale di Taranto è recentemente stato prorogato nella sua carica per ulteriori sei mesi dal Ministero delle Infrastrutture. Durante il suo mandato, il Porto di Taranto ha perso il 96% dei suoi traffici; si, avete capito bene, il novantaseipercento delle movimentazioni. La crisi Ilva, la crisi TCT e compagnia cantante le cause, mentre l’unico rimedio partorito è il bando di gara appena pubblicato per chiedere che qualcuno si faccia avanti. Probabilmente il Ministro Delrio ha concesso la proroga del mandato per questioni misericordiose: un Prete per il momento della estrema unzione al povero Porto, può tornate utile averlo sul posto.

Schermata 2016-03-03 alle 20.26.15Incessante la querelle a Taranto tra la Confcommercio e la Camera di Commercio. I rapporti non sono mai stati buoni, pochi scambi verbali e tonnellate di carte giudiziali. Giangrande Leonardo, anni 54, nei suoi sei anni alla guida del sindacato dei commercianti non ha mai avuto in simpatia il Presidente della Camera di Commercio e non perde occasione per ricordarlo a tutti. Ultimo avvenimento, il ricorso contro la nomina del nuovo consiglio camerale. Saranno altri quintali di carte legali da scrivere e altri soldi da destinare agli Avvocati. Dopo sei anni di lotte legali e perdita di credibilità di un’associazione sempre più isolata e autoreferenziale, arriverà il momento in cui ci si chiederà se tutto questo ha o ha avuto un senso o un risultato? Ce lo possiamo solo augurare vista la desertificazione commerciale in atto nella nostra Città che invece imporrebbe unità e condivisione di politiche omogenee.

Schermata 2016-03-03 alle 20.28.11Ultima conferenza stampa di Assennato Giorgio, anni 68, da dieci Direttore Generale di Arpa Puglia. Ultima perché finalmente lascia il suo lungo e camaleontico mandato. Dal “non c’è nessun problema” al “qui è tutto inquinato”, nel suo mandato si è visto e sentito di tutto e di più. Decide quindi di lasciarci in bellezza e, sulla questione dei picchi di diossina vecchi di due anni, dice: “se Ilva mi avesse fornito prima i dati, io avrei potuto indagare”. Ma “Giorgetto”, scusa, è come pretendere che un ladro debba avvisare il poliziotto prima della furto che andrà a compiere o, eventualmente, subito dopo. Ciao Giorgio, cià.




Salvati dal Pd pugliese i “contratti di solidarietà per Taranto

Schermata 2016-02-05 alle 20.13.30I contratti di solidarietà per il 2016 manterranno la stessa integrazione salariale del 2015. Nella nostra provincia di Taranto il problema interessava  i lavoratori dell’ ILVA, di TCT, di Teleperformance, grazie  all’emendamento presentato dai deputati    e tutti i deputati pugliesi del PD, che e’ stato riformulato dal Governo.  È’ un risultato che ha visto impegnato il Mise con la viceministro Bellanova, il ministero del lavoro e Palazzo Chigi che hanno stanziato 50milioni di Euro per la copertura finanziaria, accogliendo integralmente le richieste contenute nell’emendamento.

Siamo soddisfatti per l’approvazione in Commissione Bilancio della Camera, nel provvedimento “mille proroghe” – ha dichiarato attraverso la sua pagina Facebook l’on. Ludovico Vicodell’emendamento presentato da noi parlamentari pugliesi del PD e cioè dal sottoscritto, dagli onorevoli Pelillo, Ginefra ed altri, che garantisce per migliaia di lavoratori e lavoratrici Italiani e di Taranto e provincia di Teleperformance, di ILVA e TCT etc..che i contratti di solidarietà per il 2016, manterranno la stessa integrazione salariale del 2015. Un importante risultato raggiunto grazie alla grande sensibilità del MISE con la Viceministro Teresa Bellanova, il Ministero del Lavoro e Palazzo Chigi che hanno dato concretezza a quanto richiesto nello stesso emendamento, stanziando 50 milioni di euro per la copertura finanziaria.




Lospinuso (Forza Italia): “Tempa Rossa. Assurdo ricorso del Comune, Taranto rischia il default”

 

“Se Taranto rischia il default, le responsabilità sono evidenti e conclamate e basta riassumere la vicenda di Tempa Rossa: oltre 300 milioni di euro di investimenti e centinaia di posti di lavoro richiesti per un intervento a impatto zero; ma il Comune sbatte la testa contro il muro e nonostante la sentenza lapidaria del Tar, decide di proseguire per il massacro e annuncia il ricorso al Consiglio di Stato. È evidente che la sinistra voglia esimersi dal fare ciò per cui è stata eletta, ovvero decidere, rimettendo ogni scelta ad un ancor più assonnato e distante governo nazionale”. E’ il commento Pietro Lospinuso di Forza Italia sulla decisione del Comune di Taranto di ricorrere al Consiglio di Stato .

nella foto, Pietro Lospinuso

nella foto, Pietro Lospinuso (Forza Italia)

Le motivazioni della sentenza del Tar – aggiunge Lospinuso piombano come un giudizio pessimo sull’operato del Comune, emergendo errori gravissimi per ogni amministratore. Innanzitutto, la questione relativa all’area portuale: i giudici hanno chiarito che Palazzo di Città non si può opporre al progetto perché  anche la costruzione dei serbatoi di stoccaggio non interessa l’area portuale ma quella industriale dell’Eni. Già questo dovrebbe essere motivo di imbarazzo per la Giunta comunale, perché si tratta di un errore madornale e da dilettanti della gestione della cosa pubblica. Così come non è stato serio rimangiarsi gli accordi stretti nel 2006 e nel 2007 con l’Autorità Portuale, dove era previsto l’ampliamento del pontile. Un comportamento che giustifica la ‘fuga’ degli investitori dal nostro territorio, dove si stracciano le intese e non esistono certezze

Nonostante tutte queste medaglie al demerito – conclude Lospinuso –  il Comune di Taranto ricorrerà al Consiglio di Stato per una probabile ed ennesima brutta figura; ma otterrà il risultato di allungare ulteriormente i tempi di realizzazione e spaventare ogni partner internazionale che abbia (miracolosamente) ancora voglia di investire da noi. E, beninteso, anche l’Eni potrebbe decidere di abbandonare Taranto per queste lungaggini burocratiche e l’ostruzionismo della politica del ‘pregiudizio ideologico’ a tutti costi. Nel frattempo, le vertenze tarantine si moltiplicano: Ilva, Teleperformance, l’Arsenale in crisi, TCT, ecc. Mi auguro che il prossimo governo cittadino sia di centrodestra, per poter riprendere a realizzare, a concretizzare e riscrivere una pagina per il futuro di Taranto perché con questa sinistra non abbiamo alcuna chance di ripresa”.




Porto di Taranto. Esperti certificano: “la crisi dovuta a burocrazia, tasse e ritardi nei lavori”

Pietro Lospinuso

Pietro Lospinuso (Forza Italia)

E’ molto triste assistere alle capriole del Partito Democratico, che tenta goffamente di celare le responsabilità del crollo dei traffici nel porto di Taranto, scaricandole sulle compagnie internazionali e non sui ritardi e sulla burocrazia opprimente costruita dal centrosinistra in Puglia come in Italia” attacca Pietro Lospinuso di Forza Italia. “A chiarire le idee a chi fa finta di sostenerne altre – aggiunge – c’è Andreas Nigulis, esperto del terminalismo italiano e internazionale. Nigulis indica, tra le principali cause dello stallo ionico e della sua scarsa competitività, l’elevata pressione fiscale italiana e la burocrazia. In altri termini, ciò che sostengo da tempo. Così come l’esperto non manca di sottolineare la difficoltà di un suo rilancio giacché non è riuscito nell’impresa ‘neanche Hutchison’, primo terminalista mondiale”

nella foto l' on. Ludovico Vico

nella foto l’ on. Ludovico Vico (Pd

“Per questo suona strano, parecchio – ha aggiunto Lospinuso – sentire l’ on. Vico mentre sostiene che l’accordo Hutchison-Evergreen mirasse ad azzerare i traffici a Taranto sin dall’inizio, ancor più considerando che gli azionisti della Tct hanno perso 150 milioni di euro in questi anni. Non si può fare lo scaricabarile sui terminalisti se i loro principali clienti hanno navi transoceaniche che non possono attraccare al porto di Taranto per assenza di dragaggi né possono costringere i loro clienti ad utilizzare navi piccole per fare un favore al Pd! Già dal 2010 Evergreen-Tct avvisò le autorità competenti che dal 2014 sarebbero entrati in servizio navi di grandi dimensioni e per questo fu firmato l’accordo del 2012 che prevedeva la realizzazione dei lavori infrastrutturali necessari entro due anni. Un accordo non mantenuto da parte delle autorità italiane, costringendo così le compagnie a trasferire in altri porti le navi (come l’Evergreen, che ha trasferito la flotta al Pireo). Tutte vicende sempre puntualmente denunciate dal sottoscritto, nel silenzio generale. Solo oggi, inoltre, forse dovrebbero iniziare i lavori a distanza di anni. Perché non si sono svegliati prima, evitando di assistere a ritardi assurdi e blocchi dei lavori per le infrastrutture portuali? Anche il mancato adeguamento alle richieste della modernità ha dato un colpo di grazia allo scalo tarantino. Infatti, Taranto risulta penalizzata mentre altri porti del Mediterraneo si sono attrezzati stringendo anche rapporti commerciali che hanno isolato il nostro porto.”

CdG porto taranto TCT

“Mi auguro – conclude Lospinuso –  che questa brutta pagina per l’economia del territorio sia superata quanto prima, terminando i lavori e recuperando il tempo perduto per dare una speranza ai nostri giovani. C’è da chiedersi, infine,se per interventi di questa importanza non sarebbe stato il caso di accentrare nelle mani dell’autorità portuale, che svolge anche attività commissariali, tutte le competenze degli organi preposti che ne hanno rallentato la realizzazione”.




TCT in liquidazione a rischio il lavoro di 500 persone nel Porto di Taranto

TCT, Taranto Container Terminal, la società portuale controllata da Hutchinson, Evergreen e gruppo Maneschi, ha deciso la messa in liquidazione della società che gestiva il molo polisettoriale di Taranto . A rischio il futuro di oltre 500 lavoratori che erano stati collocati in ferie forzate, addirittura via SMS,  dopo il 28 maggio scorso,  data in cui è scaduta la cassa integrazione straordinaria.

CdG porto Taranto

La mediazione del governo, che  più volte aveva sollecitato un rilancio dello scalo, non è bastata . Sulla decisione della società gravano i ritardi accumulati nel rifacimento delle infrastrutture del porto, causate dai diversi contenziosi giudiziari in piedi. Adesso  la concessione del terminal tornerà all’Autorità portuale, presieduta dall’avvocato Sergio Prete, scaduto nel suo incarico e probabilmente in via d’uscita, la quale dovrà cercare nuovi operatori.

Tutto ciò accade a distanza di un mese (il 17 giugno prossimo – n.d.r.) da un vertice a Palazzo Chigi che era stato fissato precedentemente .




Cosa (non) si fa a Taranto. Lettera aperta del prof. Pirro

di Federico Pirro

E’ stato giustamente sottolineato da alcuni autorevoli osservatori come il governo, dopo la conversione in legge del decreto per Taranto, stia continuando a seguire con attenzione ed impegni operativi le vicende economiche di Taranto come dimostrano fra l’altro l’incontro al ministero dello Sviluppo economico fra il ministro Guidi, i Commissari dell’ILVA e la Confindustria ionica per individuare i modi migliori per saldare i crediti delle aziende dell’indotto, e la lettera del sottosegretario De Vincenti all’Evergreen perché non abbandoni il porto ionico e concordi con l’Esecutivo un nuovo cronoprogramma per i lavori attesi da anni sul molo polisettoriale e sui fondali dello scalo tarantino.

Ma a questo forte impegno dell’Esecutivo ne corrisponde uno di eguale intensità degli stakeholder locali, capace di accompagnare con fervore operoso l’azione del governo? A Roma a molti decisori politici di ministeri impegnati in prima linea sulla città e le sue problematiche non sembra affatto, avvertendosi invece uno scollamento rilevante fra l’azione governativa e le risposte del territorio.

A Roma i sindacati confederali di Taranto appaiono ancora deboli, scontando forse l’ancor giovane età di alcuni loro dirigenti. La Confindustria – peraltro comprensibilmente impegnata a tutelare le cogenti esigenze di cassa delle imprese dell’indotto ILVA – non sembra al momento capace di dare corso e robustezza progettuale al progetto di smart area presentato nella scorsa estate. Comune e Provincia, nell’ambito delle rispettive competenze, non sono in grado (purtroppo) di svolgere un’azione concorde di partecipazione attiva e tecnicamente qualificata a quanto disposto a livello governativo.

CdG panoramica tamburi

Anche le due sedi universitarie – al di là degli sforzi pur apprezzabili di rettori e docenti – dovrebbero ancora lavorare a lungo per colmare un distacco tuttora percepito nei confronti della città e dei suoi settori produttivi. Più in particolare il Politecnico, a molti anni ormai dall’insediamento della sua sede distaccata da Bari, non pare aver sprigionato ancora tutto il pur rilevante potenziale di ricerca e di collaborazione con l’industria manifatturiera insediata in loco, anche per determinate scelte compiute in passato nella definizione della sua offerta formativa al territorio. I partiti – si rileva a Roma – stanno attraversando una fase di grande difficoltà nell’esercitare la loro funzione di rappresentanza degli orientamenti della cittadinanza soprattutto in materia di crescita del capoluogo e sono avviluppati in poleniche interne anche in vista della definizione delle liste per le prossime elezioni regionali.

Consorzio Asi e Camera di Commercio – nonostante la rilevanza del loro ruolo nell’economia dell’area – mantengono un profilo abbastanza defilato dalle vicende in corso, anche perché l’organo camerale è impegnato nel dibattito in corso circa il suo stesso futuro. L’Autorità portuale appare l’unico ente attivo e impegnato a realizzare quanto definito negli accordi con la Tct e l’Evergreen, ma poco o nulla ha potuto per fermare le vere e proprie faide amministrative fra imprese, quando si è trattato di aggiudicare lavori di rilevante importo per banchine e dragaggi.

Se questo a grandi linee è il quadro tarantino che appare agli occhi di autorevoli decisori politici che stanno seguendo quotidianamente e da vicino le vicende del capoluogo, allora sarà bene dire con estrema chiarezza all’intera comunità locale che se qualcuno coltivasse l’illusione che tutto alla fine di questo grave periodo di incertezza possa tornare come prima, è bene che tale illusione si dissolva rapidamente, perché Taranto non avrà alcun futuro se per primi i suoi abitanti con i loro rappresentanti nelle Istituzioni non saranno capaci di imprimere una svolta profonda, radicale e prolungata nel tempo nei loro comportamenti collettivi per un duraturo rilancio della città che – lo si ripete ancora una volta – è e deve restare un pilastro del sistema produttivo nazionale. Ma questa fin troppo ovvia considerazione non può esentare in alcun modo il territorio dall’assumersi sino in fondo le sue responsabilità.

Istituzioni, Partiti e Sindacati – ciascuno per quanto di propria competenza –  dovranno mettere a punto e in fretta proposte sperabilmente condivise e ben articolate sotto il profilo tecnico per il rilancio della città, sintonizzandosi sino in fondo con gli sforzi e i disegni del governo. Le Pmi dei vari indotti industriali, da quello siderurgico a quello petrolchimico e navalmeccanico, dovranno comprendere – pena una loro ineluttabile decimazione di massa – che dovranno avviarsi celermente lungo il sentiero delle aggregazioni di rete, della diversificazione dei mercati, dei viaggi all’estero per acquisirne di nuovi come hanno già fatto alcune imprese locali di medie dimensioni che hanno assunto commesse in Brasile, India e Russia. Le due Università dovranno interrogarsi a fondo sulla loro offerta formativa, da legarsi realmente alle esigenze del territorio, non essendo sufficiente da sola l’istituzione di un corso triennale di ingegneria aeronautica per rispondere alle esigenze dell’industria tarantina, quando continuano ad essere assenti da anni specializzazioni ad esempio in ingegneria siderurgica, chimica e navalmeccanica.

Ed anche tutte la altre Istituzioni elettive e non dovranno trovare (anch’esse rapidamente) sintonie e raccordi operativi sui temi del rilancio della crescita e dell’occupazione, raccogliendo in tal senso l’accorato e prolungato appello dell’Arcivescovo Monsignor Santoro al recupero di una nuova visione e tutela del bene comune.

Amici di Taranto, nulla nei prossimi anni sarà più come prima. Piaccia o meno tale fin troppo ovvia considerazione, è giunto il momento per un vero colpo di reni verso il futuro che dovrà essere produttivo, solidale ed ecosostenibile. Taranto ha bisogno del governo, ma anche il governo ha bisogno che Taranto si rimetta in moto con le proprie gambe: ma se queste resteranno paralizzate, non ci saranno provvedimenti di Palazzo Chigi o del ministero dello sviluppo che tengano.

* Università di Bari, Centro Studi Confindustria Puglia  

– commento tratto dal periodico Formiche




Sportelli (Camera di Commercio) : “Per il Porto di Taranto, sarei felice se a capo ci fosse un tarantino”

Cav. Luigi Sportelli

nella foto il Cav. Luigi Sportelli, presidente della Camera di Commercio

Sulla scelta della società Evergreen di realizzare un collegamento dalla Puglia al porto del Pireo escludendo Taranto, dove Tct di cui è socia è terminalista del molo polisettoriale qualcuno vede manovre sotterranee . La comunicazione ufficiale, pervenuta ieri parla di un collegamento della Evergreen Line che partirà dal il 20 maggio, cioè fra poco più di un mese. Le  “feeder”, le navi più piccole, metteranno in collegamento la Puglia con Grecia e poi quest’ultima verrà collegata al Sud-Est Asiatico, grazie alla linea transoceanica che venne già trasferita da Taranto al Pireo.  La linea di mavigazione “Psi- Pireo-Sud Italia“, attivato dalla Evergreen vede lo scalo jonico ancora una volta  fuori dai “giochi”, in quanto il collegamento sarà effettuato, dal porto di Bari.  Il messaggio sembra più che chiaro. L’Evergreen ha intenzione di “chiudere” con Taranto.  Tutto ciò mentre infervorano le polemiche sulla nomina del nuovo Presidente dell’ Autorità Portuale di Taranto, di nomina ministeriale. Per fare un pò di chiarezza abbiamo intervistato il Presidente della Camera di Commercio di Taranto, il cav. Luigi Sportelli precedente “capo” degli industriali jonici.

 Presidente Luigi Sportelli, perché la Camera di commercio ha designato una terna e non soltanto un nome per la presidenza dell’Autorità portuale?

A mio parere gli Enti preposti dovrebbero seguire la seguente procedura. In primo luogo devono avviare un’evidenza pubblica per raccogliere le candidature. I candidati devono rispondere dichiarando la loro disponibilità a ricoprire il ruolo di presedente dell’Autorità portuale e dimostrando di possedere i requisiti necessari. Infine, l’Ente sceglie i tre migliori curricula ricevuti e li segnala al ministro e alla Regione”.

La sua scelta, però, è in controtendenza con quella di quattro anni fa quando indicò un solo nome.

Non è così perché tutti gli Enti indicarono tre nominativi a testa. Poi il Ministro ci scrisse chiedendo che ciascun Ente indicasse un solo candidato. Fu un’esigenza del ministro pro tempore. Poiché la procedura indicata nella legge non è chiara, abbiamo consultato informalmente il ministero ed abbiamo svolto ricerche su altre Autorità Portuali in scadenza. A Civitavecchia, ad esempio, il Comune ha indicato tre nomi e la rosa complessiva di candidati, segnalati da tutti gli Enti di quel territorio, comprende ben quindici persone. Rispettammo la legge all’epoca e la stiamo rispettando adesso. Ora, mi auguro che il Ministro, consultandosi con il Presidente della Regione, indichi una persona tenendo conto delle competenze e non dell’appartenenza politica”.

Perché nella terna della Camera di commercio non c’è stato posto per il presidente uscente Sergio Prete?

Perché tra le cinque richieste pervenute alla Camera di Commercio non c’era quella del Presidente Prete. Le migliori tre sono state selezionate ed approvate dalla Giunta camerale che ha già provveduto ad inviarle al ministero. Il nostro compito è tecnico, non politico”.

Qual è il giudizio suo e della Giunta da lei presieduta sull’operato del Presidente Prete?

Non giudico le altre Amministrazioni pubbliche. Prete, essendo al primo mandato, avrà anche fatto del suo meglio. Probabilmente, però, non è stato sufficiente. Il porto è scivolato in un progressivo svuotamento. Quattro anni fa c’erano meno problemi. Leggo i fatti e, purtroppo, la situazione è peggiorata”.

Ha parlato di concertazione: quali sono stati i punti d’incontro con la Provincia?

Se di contatti possiamo parlare, sono avvenuti durante una veloce pausa pranzo. Ci siamo confrontati sulla decisione del Comune e ci siamo interrogati su come avremmo potuto agire. Da qui la volontà di procedere ognuno per proprio conto e in piena autonomia. Sulle nostre scelte non c’è alcuna regia occulta. Anzi, è più facile esercitare condizionamenti indicando un solo nome piuttosto che una rosa di candidati”.

Secondo lei c’è ancora futuro per la Tct a Taranto?

Io, come tutti, mi auguro che ci sia. Tuttavia, condizione fondamentale affinché ciò avvenga è che siano avviati e rapidamente completati i lavori previsti dall’Accordo del 2012. Diversamente, è difficile che un’impresa privata possa continuare ad operare, ripianando le cospicue perdite accumulate proprio perché le Pubbliche Amministrazioni non hanno rispettato gli impegni assunti. Purtroppo, in questo momento, non vedo il dinamismo che sarebbe necessario anche ad assicurare al Porto di Taranto il mantenimento di una effettiva strategicità commerciale”.

Dal 2016 il porto di Taranto si apre al traffico crocieristico: il territorio è pronto a questa nuova sfida?

Naturalmente, se confermata, la notizia sarebbe positiva, ma, a mio avviso, il territorio non è pronto. Resta irrisolta la questione infrastrutturale: l’aeroporto di Taranto è inibito al traffico passeggeri da dieci anni, le strade non sono sufficienti, diminuiscono le tratte ferroviarie, la capacità ricettiva è ancora modesta. Di quale turismo, dunque, possiamo parlare se non vi sono gli adeguati presupposti? Ben venga il traffico crocieristico, ma parallelamente si lavori per completare l’infrastrutturazione necessaria”.

Se fosse lei il ministro chi nominerebbe presidente dell’Autorità Portuale?

La Camera di commercio ha individuato tre ottimi candidati, ai quali si aggiungono l’ex Presidente del Porto di Trieste ed il Presidente attualmente in carica a Taranto. Sono, quindi, cinque eccellenti candidature, tutte tarantine. Se fossi il ministro premierei l’efficienza e la capacità non, ripeto, l’appartenenza politica. Ovviamente da “tarantino” preferirei che fosse espressione di questo territorio.”

 

Di seguito un articolo del 31 ottobre 2012 apparso sul Corriere del Mezzogiorno. A volte la memoria scarseggia…..

 

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Nuova tegola sul porto di Taranto, il traffico container a rischio

Proprio nel momento in cui  l’Autorità portuale rimette in moto il cantiere relativo all’adeguamento della banchina del terminal container, bloccato da un lungo contenzioso legale, arrivano dei seri problemi per il porto di Taranto.   La  società Taranto container terminal (TCT) che fa riferimento alla  Evergreen e ad Hutchinson,  e  la  stessa società Evergreen hanno infatti  comunicato il proprio disimpegno. La notizia è stata resa nota rendono noto dai sindacati dei trasporti Cgil, Cisl e Uil che intanto chiedono all’Authority di revocare a TCT la concessione del terminal.

 La compagnia Evergreen, attiva nella movimentazione internazionale dei container, aggiornando il proprio sito aziendale nella parte dove si da notizia delle rotte percorse, ha comunicato che “Nessuna linea oceanica farà più scalo a Taranto dal 21 prossimo venturo”  

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Ma la vera condivisibile  preoccupazione dei sindacati è la circostanza che le programmazioni delle linee oceaniche  sono state aggiornate e vedono  del tutto esclusa la città di Taranto ed il suo Porto industriale. I sindacati hanno inoltre reso noto che Taranto container terminal ha deciso “di interrompere entro 40 giorni ogni operatività sulla banchina del molo polisettoriale proprio in concomitanza con l’avvio della realizzazione delle opere infrastrutturali di adeguamento dello stesso, motivandola con la necessità di effettuare non meglio definiti lavori di “revamping” delle gru“.