La Guardia di Finanza sequestra oltre un milione di euro ad evasore fiscale “seriale”

ROMA – I finanzieri del Gruppo di Taranto comandato del T.Col. Domenico Mallia hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo “per equivalente” di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie, per un ammontare complessivo di 1 milione e 156 mila euro, nei confronti di una ditta individuale con sede a San Giorgio Ionico (TA), esercente l’attività di estrazione da cave di materiali da costruzione.

Il provvedimento cautelare, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Taranto, è scaturito a seguito di una verifica fiscale eseguita nell’anno 2016 dal reparto del Comando Provinciale di Taranto, all’esito della quale è stato accertato che il titolare della suindicata ditta aveva  omesso di dichiarare ricavi per 4 milioni e 100 mila euro ed evaso I.V.A. per 500 mila euro. Il titolare della ditta è stato  denunziato all’Autorità Giudiziaria per il reato di “dichiarazione infedele”. Nell’ambito della medesima attività operativa erano stati anche scoperti alcuni lavoratori “irregolari”. L’ ammontare complessivo del decreto di sequestro preventivo è equivalente al totale delle imposte evase.




La Guardia di Finanza sequestra 3 quintali di sigarette di contrabbando a Taranto . 2 arrestati

Finanzieri del Gruppo di Taranto comandati dal T.Col. Domenico Mallia hanno tratto in arresto un 50enne di Montemesola ed un 49enne di Taranto, mentre trasportavano 300 chilogrammi di sigarette di contrabbando sulla S.S. 407 “Basentana” tra gli svincoli dei Comuni di Ferrandina e Pisticci (MT).

Schermata 2016-06-23 alle 11.22.36Nella giornata di ieri, due pattuglie delle Fiamme Gialle fermavano per un controllo due autovetture che procedevano a forte velocità . All’ ”ALT” dei Finanzieri, una delle due vetture, dopo aver arrestato la marcia ed accostato al ciglio stradale, improvvisamente ripartiva dandosi a precipitosa fuga. Ne scaturiva un inseguimento che aveva termine dopo qualche chilometro, allorquando, dopo una serie di pericolose manovre, il fuggitivo veniva bloccato dai militari. All’interno delle due autovetture venivano rinvenuti complessivamente 300 chilogrammi di sigarette di marca “Regina” sprovvisti del sigillo dei Monopoli di Stato.

I due contrabbandieri sono stati pertanto tratti in arresto per il reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri ed associati alla Casa Circondariale di Matera, mentre il carico di sigarette di contrabbando è stato sottoposti a sequestro.




Operazione “Feudo” . Eseguiti dalla DDA di Lecce e Guardia di Finanza di Taranto 38 arresti. 27 per associazione per delinquere di stampo mafioso

Schermata 2016-06-15 alle 14.08.01All’alba di questa mattina i  militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto comandato dal Col. Gianfranco Lucignano e coordinati dal T.Col. Domenico Mallia, insieme ai colleghi del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria di Lecce, hanno eseguito a Taranto e nei comuni di Statte e Massafra, 38 ordinanze di custodia cautelare, delle quali 30 in carcere ed 8 ai domiciliari. I provvedimenti di arresto sono stati disposti dal G.I.P. del Tribunale di Lecce, su richiesta della Procura della Repubblica presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce.

Il blitz delle fiamme gialle ha visto impegnati 280 militari per l’esecuzione sia delle ordinanze di custodia cautelare che delle perquisizioni personali e locali nonché sequestri patrimoniali nelle città di Statte, Massafra e Taranto, precisamente in città vecchia e nei quartieri dei Tamburi e Paolo VI.

Schermata 2016-06-15 alle 14.19.42L’operazione è stata denominata “Feudo”, in quanto le attività investigative della Guardia di Finanza hanno portato alla luce come il territorio di Statte fosse diventato un vero e proprio feudo criminale controllato dell’agguerrito gruppo criminale organizzato capeggiata dal “boss” Giuseppe Cesario, detto Pelè (morto nel marzo 2014) operava “in contatto con altre consorterie”, attive a Taranto (come il clan D’Oronzo-De Vitis sgominato nell’ operazione “Alias” sempre dalla DDA di Lecce) ed in Calabria (clan Bonavota e Paviglianiti). Dopo la morte di Pelè la gestione degli affari illeciti sarebbe passata poi nelle mani dei suoi luogotenenti. I reati sarebbero stati commessi dal novembre del 2012 con permanenza fino all’esecuzione delle misure cautelari.

La specifica attività d’indagine, durata tre anni, è scaturita da un controllo eseguito dai finanzieri nei confronti di un professionista titolare di uno studio contabile, nel corso del quale è stata rinvenuta una copiosa documentazione attestante una elevata esposizione debitoria verso una persona che gli aveva concesso dei finanziamenti ad un tasso di interesse usurario che oscillava dal 37 % al 306 % annuo.

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nella foto, il procuratore capo dr. Cataldo Motta, il sostituto procuratore dr. Alessio Coccioli della DDA di Lecce, ed in piedi alle spalle sulla destra il Col. Gianfranco Lucignano comandante provinciale GdF di Taranto

L’approfondimento delle indagini documentali, bancarie e tecniche delegate dall’Autorità Giudiziaria competente, hanno consentito di accertare che quel caso di usura era da inquadrarsi nel contesto di un più ampio contesto criminale messo in piedi da una pericolosa associazione di delinquenti,  connotata da evidenti caratteri di “mafiosità”.

Le ulteriori e capillari operazioni di intercettazione telefonica ed ambientale dei finanzieri hanno consentito di accertare l’esistenza dell’associazione mafiosa, individuadone i componenti, scoprendo le attività illecite ed accertando l’esistenza di un consolidato patto criminale stretto tra il clan mafioso operante in Statte e l’imponente sodalizio mafioso operante in Taranto retto dal noto boss Giuseppe Cesario, alias Pelè, (deceduto nel marzo 2014) tanto che , il 16 novembre 2013 in Statte il dominus 45enne Cosimo Bello, veniva formalmente “promosso” dal Cesario, secondo le ritualità caratterizzanti le organizzazioni ‘ndranghetiste a cui notoriamente la criminalità organizzata tarantina si è collegata nel tempo (mediante l’attribuzione della dote di “santa”) . Un sodalizio che, peraltro, aveva stretto solidi rapporti di collaborazione con altre storiche frange della criminalità organizzata tarantina, quali quelle riconducibili ai noti boss Orlando D’Oronzo e Nicola De Vitis.

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Il gruppo mafioso oggetto di investigazione da parte della Guardia di Finanza appariva dunque specializzato nel traffico organizzato di stupefacenti , attività questa dalla quale il sodalizio ricavava ingenti proventi anche grazie alla stabile collaborazione con esponenti del clan ‘ndranghetista Bonavota di Sant’Onofrio, i delitti di usura ed estorsione, i delitti in materia di armi, non disdegnando il ricorso alla violenza ed alla minaccia allo scopo di realizzare profitti e vantaggi ingiusti nonché il traffico organizzato di sigarette di contrabbando per circa due quintali e mezzo consumato in frode nell’anno 2013 in cui le fiamme gialle in tre distinte  operazioni effettuate sulla S.S. 106 jonica e sulla Strada Statale 7 nei pressi di Taranto, hanno sequestrato complessivamente oltre due chilogrammi di cocaina, una pistola “Smith & Wesson” con matricola abrasa ed una mitraglietta “Sites Spectre”, classificata come arma da guerra, con l’arresto di tre responsabili.

CdG finanzieri GdF TarantoAffiliato al clan mafioso anche un noto imprenditore Egidio Guarino, incensurato che aveva  il compito di sovrintendere alla gestione degli investimenti in attività economiche apparentemente legali ricondotte all’organizzazione mafiosa, per il reimpiego dei proventi illeciti derivanti dalle attività criminose. Le indagini hanno fatto luce su importanti investimenti in tal senso nei più disparati settori dell’economia legale, potendosi ricondurre al sodalizio la gestione, sovente per interposta persona, di redditizie attività di impresa, quali la gestione di una pizzeria, un’agenzia di pompe funebri, un esercizio di vendita all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli, la gestione di una società di giochi e scommesse ed una ditta individuale operante nella vendita di profumi, detersivi e sapone.

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nella foto il T.COl. Mallia ed il Gen. Vicanolo

E’ emerso dalle indagini come i vertici di quel sodalizio non abbiano disdegnato il ricorso a gravi episodi intimidatori, con armi ed esplosivi, allo scopo di scoraggiare qualsivoglia forma di collaborazione con le forze dell’ordine, così da preservare l’esistenza in vita dell’associazione; allo stesso modo, le acquisizioni probatorie hanno accertato il costante clima di assoggettamento ed omertà nella generalità della popolazione residente nel territorio in cui vive ed opera la compagine. I vertici dell’associazione mafiosa non hanno trascurato attività finalizzate alla costante ricerca del “consenso sociale”, provvedendo ad organizzare eventi a favore di quella collettività, assicurando posti di lavoro ed intervenendo a dirimere persino le controversie tra privati, sostituendosi di fatto alle istituzioni pubbliche.

Le indagini hanno portato alla luce anche l’esistenza di altre dinamiche all’interno del sodalizio, sintomatiche della “mafiosità” di esso, quali sono, senza dubbio, i constatati principi di mutualità tra gli associati, che si sono tradotti nel riconoscimento di un sostegno economico ai consociati che, nel corso delle attività investigative, sono stati colpiti da provvedimenti restrittivi della libertà personale. I vertici del clan, in effetti, si sono fatti carico tanto del pagamento delle spese concernenti la tutela legale di essi, quanto dell’attribuzione di un quantum, necessario al sostentamento del nucleo familiare dei sodali stessi.

Del reato di associazione mafiosa rispondono  oltre al defunto “boss” Giuseppe Cesario, 29 indagati. L’aggravante di “associazione mafiosa ” è stata contestata anche al 45enne Cosimo Bello , al 51enne Egidio Guarino,  al 47enne Carlo Mastrochicco, al 61enne Cosimo Morrone, al 32enne Alberto Marangione (per aver fatto parte di un’associazione armata), al 38enne GianniBello e al 41enne Luciano Bello (questi ultimi due per aver commesso i reati nel periodi di applicazione della sorveglianza speciale).

Oltre all’esecuzione delle predette ordinanze di custodia cautelare, le Fiamme Gialle hanno eseguito il sequestro preventivo di 5 attività aziendali (pizzeria, impresa funebre, commercio all’ingrosso di frutta e verdura, agenzia di giochi e scommesse, commercio di detersivi, sapone, profumi e cosmetici) oltre a una villa completamente abusiva, 3 unità immobiliari, 5 autovetture e 3 ciclomotori.

nella foto il Gen. Vicanolo

nella foto il Gen. Giuseppe Vicanolo, comandante regionale Guardia di Finanza

Ad illustrare i particolari dell’operazione, presenti Cataldo Motta, Procuratore Capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce con il sostituto procuratore della DDA Alessio Coccioli, ed il Generale Giuseppe Vicanolo, comandante regionale in Puglia della Guardia di Finanza. Il procuratore Motta ancora una volta ha lanciato un appello: “La repressione è fondamentalmente  indispensabile e necessaria. Ma bisogna affiancargli degli strumenti di prevenzione. Il fenomeno delle associazioni mafiose è un fenomeno culturale e non solo giudiziario “.  Il Generale Vicanolo ha manifestato una certa preoccupazione “quando interi settori dell’economia subiscono minacce e l’esclusione dagli affari a causa delle intimidazioni della mafia. L’invito che voglio rivolgere pubblicamente attraverso i mezzi d’informazione, sopratutto agli imprenditori onesti,  è quello di denunciare per non subire vessazioni o ancor peggio la concorrenza sleale. Non siate sfiduciati, le forze di polizia giudiziaria e la magistratura hanno la capacità di contrastare i fenomeni di violenza ed intimidazione. Quindi fatevi avanti, noi siamo qui per tutelarvi”.

Tutti i nomi degli arrestati dell’  “Operazione Feudo”:

Ordinanza di custodia cautelare in carcere per:  Basile Vincenzo, Bello Cosimo, Bello Gianni, Bello Luciano, Boccuni Michele, Caporosso Cataldo, Cellamare Angelo, Cesario Alberto (nato il 24-4-1977), Cesario Domenico, Cesario Raffaella, D’Oronzo Orlando, De Biasio Egidio, De Gennaro Daniela, De Vitis Nicola, Di Bella Luigi, Di Comite Vincenzo, Dimauro Carmelo, Ferrigni Cosimo Alessio, Ferrigni Marco, Gesualdo Francesco, Guarino Egidio, Liuzzi Graziano, Marangione Alberto, Mastrochicco Carlo, Morrone Cosimo, Rabindo Anna, Russo Vittoria, Scarci Domenico, Sebastio Filippo.

Arresti domiciliari per : Albano Gianpiero, Bello Alessio, Cesario Pasquale, Collocolo Vincenzo, Guarella Nicola, Sebastio Cataldo, Sebastio Vincenzo e Solfrizzi Aldo.




Sequestrati 370 chili di sigarette contrabbandate. La Guardia di Finanza arresta una persona

Una pattuglia di finanzieri dei “baschi verdi” del Gruppo di Taranto comandato dal Ten. Colonnello Domenico Mallia, ha tratto in arresto un 36enne tarantino  trovato in possesso di tabacchi lavorati esteri di contrabbando. L’attività è stata eseguita nel corso di un servizio di contrasto ai traffici illeciti.

Il contrabbandiere dopo essere stato notato viaggiare a velocità sostenuta a bordo di un furgone è stato sottoposto a controllo in agro di Grottaglie (TA) . I militari della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Taranto , dopo averlo fermato hanno provveduto ad ispezionare il veicolo, all’interno del quale sono stati scoperti 16 grossi sacchi di cellophane contenenti complessivamente 160 chilogrammi di sigarette di varie marche sprovviste del sigillo dei Monopoli di Stato.

GdF sigarette contrabbando

In considerazione che a carico fermato sono risultato già specifici precedenti per reati di contrabbando, si è proceduto altresì anche alla perquisizione di un locale di sua proprietà ubicato nelle vicinanze del luogo ove è stato operato il fermo, all’interno del quale sono stati trovati ulteriori 210 chilogrammi di sigarette di contrabbando.

La persona fermata è stata quindi tratto in arresto e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, sottoposta alla misura degli arresti domiciliari. Le sigarette sono state tutte sottoposte a sequestro insieme all’autovettura che  è risultata priva di copertura assicurativa.




Commercialista arrestato dalla Guardia di Finanza. Aveva truffato i suoi clienti per oltre un milione di euro

cdG rag Mongelli

nella foto il rag. Mauro Mongelli

di Valentina Taranto

Nella mattinata odierna i finanzieri del Gruppo di Taranto  hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, disposta dal G.I.P. presso il Tribunale di Taranto, Dott. Martino Rosati, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, Dr.ssa Giovanna Cannarile nei confronti di un ragioniere commercialista, revisore legale e consulente del lavoro (iscritto solo in questo albo), Mauro Mongelli di anni 54, titolare di uno studio professionale in via Ovidio 22 a Taranto al quale sono stati contestati i reati di “falsità materiale commessa dal privato in atti pubblici” (art. 482 C.P.), “truffa aggravata” (art. 640 commi 1 e 3 C.P.), “falsità in scrittura privata” (art. 485 C.P.), “dichiarazione infedele” (art. 4 D.Lgs 74/2000) e “sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte” (art.11 D.Lgs 74/2000) reati accertati a seguito delle accurate indagini svolte dagli uomini guidati dal  Ten.Col. Domenico Mallia dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Taranto. Il commercialista arrestato Mongelli è assistito dall’ Avv. Michele Rossetti

Le indagini eseguite dalla  Guardia di Finanza sono state avviate a seguito della denuncia di una coppia di imprenditori che hanno segnalato il pagamento di sanzioni ed imposte, a loro contestato daSchermata 2015-12-15 alle 11.55.13 Equitalia, imposte già a suo tempo corrisposte al professionista per il versamento all’Erario. Le attività investigative effettuate dalle Fiamme Gialle si sono sostanziate in approfonditi controlli del professionista,  anche con lo strumento delle indagini finanziarie, all’esito delle quali è stato accertato che lo stesso, in un arco temporale compreso tra il 2005 ed il 2013, ha contraffatto n. 98 modelli F24, così da far risultare i versamenti delle imposte come effettuati, facendosi consegnare a fronte di tali attestazioni di pagamento una somma pari a circa € 1.109.000 truffando gli ignari clienti. Non contento il commercialista ha evaso le imposte dirette per circa €. 1.253.000 e l’imposta sul valore aggiunto per circa €. 430.000.

E’ stato eseguito, anche un decreto di sequestro preventivo “per equivalente”, emesso dallo stesso G.I.P. nei confronti del medesimo professionista, concernente beni e disponibilità finanziarie dell’indagato, fino alla concorrenza di circa €. 900.000. In particolare, sono stati sequestrati al commercialista una barca a vela, un appartamento, tre motocicli e depositi bancari.

CdG Mongelli

nella foto, da destra il rag. Mauro Mongelli ed un suo amico

Il commercialista amava la “bella vita” e frequentava giornalisti (estranei alla vicenda giudiziaria n.d.r.) come Giuseppe Mazzarino (ex Gazzetta del Mezzogiorno, ora in pensione), Simona Giorgi la pubblicista-addetta stampa della Confcommercio di Taranto e sua sorella Debora Giorgi titolare della Sirio una società di comunicazione, specializzata in promozioni con hostess che opera davanti ai supermercati Pam di Taranto e provincia, e ci risulta molto “affezionata” ai contributi pubblici comunitari e regionali percepiti attraverso le delegazioni della Confcommercio di Taranto.