Migranti in fuga dal Cara di Bari aggrediscono poliziotti: denunciati

I controlli di Polizia, Carabinieri ed Esercito Italiano proseguono incessanti nella struttura del C.A.R.A. di Bari, dopo l’arrivo dei migranti tunisini sabato 25 luglio. La situazione all’interno del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo a Palese (Bari) non riescono a trovare pace. Negli ultimi giorni vi sono stati diversi episodi di cronaca, tra fughe notturne attraversando i binari persino con l’arrivo dei treni, e tentativi di scavalcare le recinzioni perimetrali, che hanno riguardato la struttura alle porte di Bari, episodi in un primo momento negati dal Prefetto di Bari dr.ssa Bellomo ma che invece hanno che trovato conferma, qualora ce ne fosse stato bisogno, nel comunicato diffuso dalla Questura di Bari.

Il 26 luglio scorso un cittadino egiziano di 19 anni, dopo aver scavalcato la recinzione, tentando la fuga, si è scagliato contro i poliziotti, che erano prontamente intervenuti. L’ egiziano dopo aver tentato di colpire gli agenti della Polizia di Stato all’altezza del volto, è stato fermato e denunciato per oltraggio, violenza e minaccia a pubblico ufficiale.

La sera del 27 luglio scorso è stato invece un cittadino tunisino di 29 anni a cercare di scappare dal C.A.R.A., sempre scavalcando la recinzione pressochè inutile. Fermato dalla Polizia di Stato, ha cercato di sottrarsi al controllo ma è stato fermato e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale.

Il giorno successivo e cioè il 28 luglio due cittadini extracomunitari, un pakistano di 33 anni ed il tunisino già denunciato il giorno precedente , hanno cercato sempre nelle ore serali di scavalcare la recinzione, ma sono stati fermati dai poliziotti. Il tunisino è stato nuovamente denunciato per resistenza a pubblico ufficiale ed inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità. Il pakistano che durante la fuga ha anche tentato di colpire un operatore, lanciandogli contro uno zaino, è stato denunciato per resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale.

Ieri mattina è stato denunciato un 38enne originario della Costa d’Avorio, già destinatario dell’ordine (disatteso) del Questore di lasciare il territorio nazionale, invece ha cercato di accedere all’interno della struttura, senza averne titolo. L’uomo si è rifiutato di fornire le proprie generalità al controllo. È stato quindi denunciato a sua volta per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, rifiuto di indicazioni sulla propria identità personale e ingresso arbitrario in luoghi vietati. Era




Calcio. arrestati tre tifosi ultras del Bari Calcio che preparavano agguato contro il Taranto

ROMA – La Polizia di Stato ha arrestato a Bitonto tre incensurati, e denunciati altri due, vicini al gruppo ‘Ultras‘ Bari, ritenuti responsabili a vario titolo di detenzione di strumenti atti ad offendere e fumogeni, in occasione di una manifestazione sportiva, di travisamento e resistenza a pubblici ufficiali. La scorsa settimana secondo quanto trapelato dalla Questura di Bari, dei tifosi del Taranto che si sarebbero resi responsabili di un’aggressione contro i supporter baresi in trasferta. Quindi per restituire il torto subito, alcuni ‘ultras’ del Bari avevano organizzato ieri l’agguato per vendicarsi in occasione del recupero della partita di calcio tra il Bitonto ed il Taranto .

Ieri mentre si disputava l’incontro di calcio tra il Bitonto ed il Taranto gli uomini del commissariato di Bitonto della Polizia di Stato ha individuato un gruppo di 15 persone che a volto coperto ed armate di bastoni, erano pronte ad aggredire alcuni tifosi del Taranto, che, nonostante il divieto di trasferta, si erano recati a Bitonto al seguito della loro squadra.  Le preventive attività informative di Polizia ed il dispositivo di ordine pubblico organizzato dalla Questura di Bari  in occasione dell’incontro di calcio, valevole per il campionato dilettantistico di serie D, ha consentito ai poliziotti di individuare un gruppo di 15 persone travisate ed armate di bastoni, che sarebbero state pronte ad aggredire alcuni tifosi del Taranto, che, nonostante il divieto di trasferta, si erano portati a Bitonto per seguire la loro squadra.

L’ intervento degli agenti del Commissariato di Bitonto, è avvenuto con efficacia e tempestività prima che cominciasse il deflusso degli spettatori, ed ha consentito di fermare tre persone, e di disperdere i restanti componenti del gruppo di facinorosi. Dopo gli accertamenti di rito ed il sequestro di bastoni e fumogeni, gli arrestati sono stati posti a disposizione dell’ Autorita’ Giudiziaria. Per tutti scattera’ il Daspo. Sono in corso approfondimenti per giungere all’identità dei restanti membri del gruppo dei violenti.




Bari: chiusa la sede di Casapound. 30 indagati per aggressione e ricostituzione del partito fascista

La sede di Casapound a Bari posta sotto sequestro

BARI – Il Tribunale di Bari ha disposto la chiusura della sede di Casapound, “partito politico di estrema destra” secondo i magistrati della procura  al termine di una lunga indagine coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi. Fra le accuse quella di “ricostituzione del partito fascista” oltre alle aggressioni fisiche  nei confronti  di alcuni Carabinieri e dei manifestanti del corteo anti Salvini, fra i quali  l’europarlamentare Eleonora Forenza.

I fatti sono accaduti in occasione della manifestazione del 21 settembre scorso quando quattro persone furono aggredite da alcuni militanti di Casapound al termine di un corteo di protesta contro il ministro degli Interni, Matteo Salvini, organizzato dai ragazzi e le ragazze dell’ex Caserma Liberata nel quartiere Libertà del capoluogo barese. Secondo la ricostruzione  dieci militanti di CasaPound, si sono presentati il 21 settembre dinanzi alla sede di via Eritrea, “in esecuzione di un medesimo disegno criminoso giustificato dalla ideologia fascista” con “sfollagente, manubri da palestra, manganello telescopico, cintura dei pantaloni” ed hanno causato con premeditazione, lesioni personali ad almeno quattro manifestanti.

Quella sera nella sede barese di CasaPound, “solitamente frequentata da poche persone” erano giunti militanti da tutta la regione, da Brindisi,Lecce e Foggia che si erano dati appuntamenti “nel luogo e all’orario coincidente con il transito del corteo“, per successivamente “schierarsi a braccia conserte di traverso alla via” come ad attendere i manifestanti. Il gip  del Tribunale di Bari  dr. Marco Galesi nel provvedimento di sequestro preventivo parla di “spedizione punitiva“, “azione violenta unilaterale“, di “feroce esplosione di violenza ai danni di persone inermi e del tutto incapaci di qualsiasi reazione“.

Nell’aggressione rimasero ferite tre persone: Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista, Antonio Perillo, assistente parlamentare dell’eurodeputata Eleonora Forenza (anche lei presente al momento dell’aggressione) e Claudio Riccio di Sinistra Italiana. Il Gip nel suo decreto di sequestro preventivo descrive “L’indole violenta e aggressiva legata a ragioni di estremismo ideologico e politico dei militanti di CasaPound fa ritenere concreto il pericolo che, ove si presentino occasioni analoghe, legate a manifestazioni di pensiero a loro ‘sgradite’, possano tornare a usare la sede come base operativa per sferrare simili aggressioni organizzate“.  Nel provvedimento il giudice parla di “chiamata a raccolta da parte dei militanti pugliesi di CasaPound finalizzata ad “aggredire avversari politici“.

Sono trentacinque le persone attualmente indagate nella prima inchiesta sull’estrema destra a Bari. La Procura formula accuse nei confronti di 30 degli indagati  di “aver partecipato a pubbliche riunioni, compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista e di aver attuato il metodo squadrista come strumento di partecipazione politica” sottolineando il “concreto” pericolo di ulteriori successive aggressioni. Altri cinque indagati vengono accusati di minaccia e violenza e pubblico ufficiale, sono militanti del centro sociale ‘Ex Caserma Liberata‘.

Le indagini si erano indirizzate immediatamente in direzione dell’attacco premeditato, confermati dagli accertamenti ed indagini dei poliziotti della Digos di Bari, coordinati dal proprio dirigente Michele De Tullio della Questura di Bari,   confermando quella sensazione. Infatti secondo quanto è stato ricostruito dia magistrati della Procura di Bari, i militanti di Casapound si erano dati appuntamento proprio con l’intento di “affrontare”i ragazzi antifascisti dei centri sociali,  cinque dei quali sono indagati per violenza e minaccia a pubblico ufficiale per i comportamenti e le azioni di cui si sono resi responsabili subito dopo all’aggressione.

Trenta militanti del movimento di estrema destradi cui due donne, due minorenni ed il 41enne Giuseppe Alberga, responsabile della sede di Casapound sequestrata, rispondono invece di “riorganizzazione del disciolto partito fascista” e “manifestazione fascista” e dieci di loro di aver materialmente compiuto l’aggressione. Sono state le immagini delle telecamere di sorveglianza ad incastrare i militanti di Casapound oltre a quanto ritrovato nel corso delle perquisizioni effettuate nelle abitazioni degli indagati in cui sono stati rinvenuti libri su Hitler e lo squadrismo, cartoline raffiguranti Mussolini e altre bandiere con l’aquila fascista, manubri da palestra al busto di Benito Mussolini, dalla bandiera della X Mas al Mein Kampf di Adolf Hitler.

 

Dopo l’aggressione “squadrista” è arrivata puntuale ed immediata  la risposta della città di Bari . Innanzi tutto con una manifestazione antifascista convocata nei giorni immediatamente successivi, che ha radunato 3mila persone in piazza, fra i quali anche lo studioso e filologo Luciano Canfora.

Anche il sindaco di Bari, Antonio Decaro, durante la commemorazione per la morte di Benedetto Petrone, il 18enne ucciso il 28 novembre 1977in un agguato fascista, ha assunto una posizione molto dura e chiesto la chiusura delle sedi fasciste in città.

“Sono orgoglioso che lo Stato non abbia fatto mancare la sua risposta e abbia fatto sentire la sua presenza perché, come ho detto più volte, la politica è una cosa bella e noi dobbiamo avvicinare le persone con la forza delle idee e delle nostre azioni”. ha dichiarato il sindaco di Bari, Antonio Decaro, con riferimento al provvedimento di sequestro preventivo della sede barese di CasaPound disposto dalla magistratura barese nell’ambito dell’inchiesta sulla aggressione ad un gruppo di manifestanti antifascisti.  “Ognuno è libero di esprimere le proprie idee, ma sempre restando nei principi costituzionali e nel panorama della normale dialettica politica. All’indomani dell’aggressione dello scorso settembre – aggiunge – chiesi al Questore di avviare al più presto un’indagine sull’accaduto perché la cosa che mi preoccupava di più era che la nostra città non diventasse scenario di aggressioni e scontri di matrice politica, come è accaduto tanti anni fa. Sono sicuro che la giustizia farà il suo corso”.

 




Bari: killer in azione spara al volto ed uccide il nipote del boss Capriati

BARIDomenico Capriati, di 49 anni, con precedenti penali, è stato gravemente ferito ieri sera intorno alle 21  con numerosi colpi di arma da fuoco sparati con delle pistole, forse calibro 7,65 da persone non ancora identificate. Sul posto sono intervenuti gli agenti delle volanti della Polizia di Stato, e della Scientifica. La dinamica dell’agguato ancora tutta da definire . L’uomo è stato colpito ad un braccio e alla testa e ricoverato in gravissime condizioni nel Policlinico di Bari,  trasferito nella notte nel reparto di rianimazione dove si è spento nonostante i vani tentativi dei medici di tenerlo in vita.

Antonio Capriati

Domenico è il fratello di Filippo Capriati, coinvolto nelle indagini del ‘pizzo’ sulla sagra di San Nicola, nipote  di Antonio Capriati “boss”della mala barese. Filippo Capriati viene ritenuto dagli investigatori come colui che sta “rifondando” il clan di famiglia dopo la propria scarcerazione. Domenico Capriati  era appena sceso dall’auto, in compagnia della moglie (uscita illesa nel tragico agguato) , quando è stato raggiunto dai colpi di , al capo e a un braccio. Lo scorso aprile furono 17 gli arresti effettuati  dalla Polizia nei confronti di esponenti e gregari del clan Capriati nell’ambito di una inchiesta della Procura di Bari che svelò un meccanismo di controllo riguardo all’approvvigionamento delle merci degli ambulanti nell’ambito della sagra di San Nicola e il controllo di alcuni servizi al porto di Bari.

Gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Bari ha ascoltato nella notte parenti e persone vicine al Capriati per cercare di risalire al movente ed identificare agli autori dell’agguato mortale.  Cresce di ora in ora  la preoccupazione per gli inquirenti per l’ agguato nei confronti di un “personaggio” ritenuto importante della propria famiglia criminale, ma fa anche pensare fa discutere il luogo della sparatoria, che è praticamente nella zona sotto il controllo di un altro clan della mala barese, che fa capo a Savinuccio Parisi.

Suo  figlio Tommy Parisi , è stato arrestato nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza proprio in via Archimede mentre si accingeva a costituirsi scortato dal suo avvocato, dopo essere sfuggito al blitz di 22 arresti contro il clan della scommesse on line.




Si apre il G7 Finanze a Bari. Una città blindata che si mostra in una veste “taroccata”

di Antonello de Gennaro

BARI – Si apre oggi il G7 Finanze di Bari che porterà fino a sabato 13 maggio circa 400 fra ministri delle Finanze, governatori delle banche centrali ma anche economisti e giornalisti di Stati Uniti, Giappone, Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Canada. Le delegazioni dei sette Paesi stanno arrivando in città e saranno accolte con una cerimonia alle 18.45 nel Teatro Petruzzelli. Le zone in cui alloggeranno ministri e delegazioni e nelle quali si terranno le riunioni del vertice internazionale (rispettivamente Hotel delle Nazioni e Castello Svevo) sono chiuse al traffico e letteralmente “blindate”. Ci sono forti limitazioni al traffico pressochè totalmente vietato, e varchi di accesso con barriere in cemento anti-tir.

Sicurezza garantita da una ‘sala di coordinamento’ in Prefettura collegata alle forze dell’ordine che monitoreranno la città dalla “sala situazioni” della Questura con centinaia di telecamere, 4 droni e più di 1500 uomini. Parallelamente ci sarà un ‘anti-G7’ fatto di sit-in, convegni e un corteo di protesta contro il G7 economico organizzato per sabato.

La vigilia del summit. Le barriere anti tir ed i blocchi in calcestruzzo che erano stati già piazzati nelle strade in occasione della festa di San Nicola  il santo patrono di Bari non sono stati rimossi, anche se le mappe dei divieti diffusi dal Comune lo prevedevano in alcuni punti. Ad esempio in corso Cavour o sul lungomare Nazario Sauro, nel tratto du strada che intercorre dal palazzo dell’ex Provincia a Pane e pomodoro, che secondo le alle indicazioni riportare attraverso il portale web ed il canale Telegram attivato dal Comune di Bari, avrebbero dovuto essere percorribili. Invece non lo sono. Fino al primo pomeriggio di ieri il lungomare Nazario Sauro e le traverse di via Dalmazia al quartiere Madonnella sono rimasti  chiusi al traffico, ed il centrale corso Cavour è rimasto bloccato dalle barriere divisorie  antisfondamento.

la protesta dei commercianti di Bari per il centro “blindato” che danneggia il commercio

Da questa mattina il centro di Bari è inaccessibile e blindato. Tutta l’area intorno al Palazzo della Prefettura in corso Vittorio Emanuele, l’ adiacente Castello Svevo, l’ Hotel delle Nazioni ed il Teatro Petruzzelli in corso Cavour è letteralmente blindata per l’arrivo dei ministri e banchieri europei e elle rispettive delegazioni. In mattinata sono cominciate le riunioni nelle sale del Castello mentre oggi pomeriggio i capi delegazione di Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Giappone, Stati Uniti e Canada sono attesi per la cerimonia di benvenuto in programma alle 18,45 nel Teatro Petruzzelli, dove gli ospiti assistono a un concerto organizzato dalla Fondazione Petruzzelli, e dal Comune di Bari.

A dirigere l’Orchestra è il maestro Giampaolo Bisanti, accompagnato dai solisti d’eccezione del concerto – Mariella Devia, soprano, e Francesco Meli, tenore – dedicato alle musiche di Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti, Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini e Gioachino Rossini dalla Norma alla Tosca, da Turandot al Trovatore. Dopo la foto di famiglia a teatro e la cena offerta in prefettura, a partire dalle 22 i ministri assistono a uno spettacolo di fuochi pirotecnici offerto dalla Camera di Commercio di Bari dalla terrazza dell’Hotel delle Nazioni.

l’aspetto “spettrale” del centro di Bari per le misure di sicurezza del G7

Una grande confusione regna nell’ Hotel Palace presso il “media center” del Ministero dell’ Economia e Finanze, a causa di una faraginosa ed allucinante organizzazione degli accrediti stampa gestita ed affidata a più società  private (pagate dal contribuente !) . Neanche la segreteria dell’ufficio stampa del Ministero da Roma riesce a contattare telefonicamente gli addetti stampa del Ministro che sono tutti a Bari, lasciando “vacante” (probabilmente la sostanza non cambia) i propri uffici della sede romana. Dagli uffici ministeriali, lo staff del Ministro Padoan cercano di rimbalzare le responsabilità di una disorganizzazione imbarazzante sostenendo che sarebbe stata la Questura di Bari a gestire gli accrediti della stampa presso l’ Hotel Palace, ma invece non è così e tale circostanza ci è stata smentita  dalla gentilissima funzionaria della Questura di Bari che gestisce i rapporti con la stampa , infatti  per fortuna la Polizia si occupa di cose ben più serie.

Il ministro Padoan intervenendo a Bari, all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università, ha spiegato che la scelta di Bari per il G7 finanze è utile a “far vedere ai governi” un Sud “bello e dinamico” e che per questo stesso motivo il G7 dei capi di Stato e di Governo si svolgerà a Taormina. “La scelta di questa città non è assolutamente casuale: Bari è una bellissima città ma è anche un esempio delle qualità e delle situazioni di eccellenza che si trovano nel Mezzogiorno. Quindi  è un modo per far conoscere ai colleghi del G7 un altro aspetto dell’Italia che forse è poco noto”.

ecco in che condizioni versava il centro di Bari fino ad una settimana fa

Peccato che la vera Bari, la Puglia, il vero Sud non siano quello che l’attuale Governo vuole far vedere ai partecipanti al G7, e come sempre, ancora una volta la politica cerca di mascherare le proprie responsabilità e carenze. Il ministro Padoan farebbe bene a portare i suoi colleghi alla Stazione di Bari dove scoprirebbero che l’ Alta Velocità non arriva in Puglia, fermandosi a Salerno, mentre si potenziano le linee ferroviarie ad alta velocità del Nord. O magari far vedere in che cattive condizioni economiche sopravvivono le persone in Puglia. Per non parlare dell’inquinamento ambientale che coinvolge mezza regione. Ma forse Padoan, Emiliano e De Caro tutto ciò non vogliono farlo vedere. Altrimenti l’Europa si accorgerebbero come vengono gestiti male i fondi europei.

E’ notizia di ieri, infatti che un’ agenzia di “money transfer” gestita dal 33enne somalo Ismail Olhaye Hussein, ritenuto il capo dalla organizzazione transnazionale di trafficanti di migranti scoperta dalla Dda di Bari e che ha consentito alla Polizia di Stato di eseguire ieri arresti in Puglia, Campania e Sicilia,  aveva persino ottenuto nel 2011 un  finanziamento dalla Regione Puglia di 25mila euro.




A Bari in arrivo 86 videocamere intelligenti per il telecontrollo urbano

 BARI –  Il Comune di Bari sta installando in città 86 nuove telecamere di ultima generazione, dotate di software di videoanalisi e collegate al cruscotto di controllo urbano e alla centrale operativa della Polizia Municipale. Nell’ambito del programma integrato di monitoraggio urbano M.U.S.I.C.A. (Monitoraggio Urbano attraverso Soluzioni Innovative per Città Agili).

 Le nuove telecamere, ad alta definizione, lettura a colori e in notturno e sistema di rotazione continua a 360°, non si limiteranno alla tradizionale videoripresa dei luoghi da presidiare, ma saranno in grado, attraverso una trasmissione dati continua, di comunicare con i corpi di polizia municipale impegnati in centrale e con le unità mobili sul territorio.

nella foto la Sala Operativa della Polizia Municipale di Bari

Il software delle nuove videocamere è in grado, inoltre di raccogliere ed elaborare dati provenienti da dispositivi eterogenei (sensori, tvcc, controlli accessi, ecc), analizzare e georeferenziare i dati rilevati, gestire sistemi di alert da trasmettere alla centrale e agli smartphone e tablet del corpo di Polizia Municipale, al fine di poter favorire ed effettuare interventi più tempestivi, segnalare eventi circostanziati che richiedono attenzione (es. strattonamenti, movimenti bruschi, adunanze, deposito di oggetti ecc.), focalizzando in modo chiaro i volti e le targhe dei veicoli delle persone coinvolte.

Attraverso un’analisi approfondita della reportistica generata dal software e di algoritmi predefiniti, sarà possibile individuare le frequenze e le eventuali ricorrenze di questi eventi (giorno, ora), pianificare e orientare in modo più efficiente le attività di controllo sul territorio svolte dalle unità mobili e configurare le telecamere per utilizzi in linea con le esigenze di presidio e gestione.

L’infrastruttura sarà infatti in grado di rilevare la presenza di attività in aree specifiche, il deposito di oggetti, tentativi di atti vandalici, eventuali tentativi di manomissione dei complessi di ripresa, segnalare l’intrusione di un soggetto o di un veicolo di interesse all’interno di un’area decisa dall’Amministrazione.

La localizzazione delle nuove telecamere è stata concordata con la Questura e la Prefettura di Bari e conferma la linea di cooperazione territoriale tra gli enti impegnati sul tema del controllo del territorio così come disposto dal  Decreto-Legge 20 febbraio 2017, n.14 (cd. Decreto Sicurezza Urbana) recentemente convertito.




La Polizia di Stato effettua 8 arresti a Bari per gli assalti ai bancomat in Francia

All’alba di questa mattina  la Polizia di Stato ed in particolare personale della Squadra Mobile della Questura di Bari, con l´ausilio di agenti del Commissariato di P.S. di Bitonto, ha proceduto ad eseguire  e Bari, Palo del Colle e Bitonto, sempre nel Barese, otto mandati d´arresto europeo (M.A.E.), per i reati di partecipazione ad un´associazione per delinquere finalizzata a compiere furti, in particolare assalti a sportelli bancomat, commessi in territorio francese.

I poliziotti della  Gendarmeria di Lille (Francia), che ha svolto le indagini, ha raccolto concreti elementi in merito ad una serie di furti, consumati o tentati, a sportelli bancomat avvenuti in territorio d´oltralpe tra novembre 2014 e maggio 2015. Il “modus operandi” utilizzato dagli arrestati era sempre il medesimo. Un gruppo operativo composto da non meno di 8 individui, travisati ed in possesso di walkie-talkie, in orario notturno, dopo un accurato sopralluogo, disattivava le telecamere di sorveglianza presenti sul posto, utilizzando durante l´azione criminosa attrezzi da scasso (pale e picconi).

 

 

Ulteriori accertamenti da parte della polizia francese, in raccordo operativo con la Squadra Mobile di Bari , hanno consentito di rilevare che alcune utenze cellulari attivate al momento dei  furti erano intestate a persone originarie della città e della provincia di Bari. La gravità e la ripetitività degli episodi – che avevano generato rilevante  allarme sociale in Francia – hanno indotto l´Autorità Giudiziaria francese a richiedere collaborazione ed assistenza giudiziaria a quella italiana per concorrere all´identificazione degli altri componenti del gruppo.

A tal fine  a L´Aia, presso la sede di Eurojust, in data 14.7.2016 e  20.01.2017,  si erano tenute delle riunioni di coordinamento tra l´Autorità Giudiziaria italiana e quella francese del distretto di Lille (F), alla quale ha partecipato per la delegazione italiana, dapprima un magistrato dell´Ufficio GIP del Tribunale di Bari, investito della rogatoria internazionale, poi un magistrato della Procura della Repubblica di Bari, oltre a personale della Squadra Mobile di Bari, per definire una strategia investigativa comune.

Gli ulteriori approfondimenti d´indagine – eseguiti anche in base alla rogatoria richiesta dall´ Autorità Giudiziaria francese, le cui attività sono state svolte  in Bari – hanno condotto all´ emissione da parte della Procura della Repubblica presso il “Tribunal de Grande Istance” di Lille dei mandati d´arresto europeo (M.A.E.) oggi eseguiti. Gli arrestati nella provincia di Bari saranno posti a disposizione del Presidente della Corte d´Appello di Bari per il prescritto procedimento di convalida.




La Polizia di Stato smantella a Bari organizzazione che attaccava gli sportelli Bancomat. 11 arrestati

La Polizia di Stato di Bari ha arrestato 11 persone responsabili, a vario titolo, di numerosi assalti agli sportelli bancomat verificatisi recentemente nel territorio delle provincie di Barletta Andria Trani, Bari e Matera, e di furti consumati e tentati ai danni di stabilimenti industriali e commerciali, dislocati in tutta la Puglia. L´organizzazione criminale, presente nel territorio di Andria, della quale fanno parte anche noti pregiudicati residenti ed operanti a Minervino Murge e Spinazzola, è stata smantellata mediante l´impiego di poliziotti del Commissariato di P.S. di Andria, della Squadra Mobile della Questura di Bari, del Reparto Prevenzione Crimine Puglia e del Reparto Volo di Bari.


Le indagini hanno preso avvio nell´estate 2015
, a seguito di un furto presso lo sportello bancomat di una filiale delle Poste Italiane di Andria. In quell´occasione, i soggetti, utilizzando uno strumento esplosivo definito in gergo “marmotta”, fecero “saltare a pezzi” il dispositivo ATM del citato istituto di credito e riuscirono a fuggire con i contanti trafugati. Gli investigatori hanno quindi analizzato ulteriori episodi, sviluppatisi con modalità analoghe, riscontrando numerose analogie con eventi verificatisi presso vari istituti di credito, ubicati nel territorio di Andria e nelle province di Bari e Matera.

Nonostante le difficilissime condizioni ambientali in cui si è operato, caratterizzate da impervi luoghi della murgia facilmente controllabili dagli indagati e improvvise partenze nel cuore della notte per destinazioni spesso a centinaia di km da Andria, i poliziotti  sono riusciti ad individuare le cupe dei malviventi ed a sequestrare quasi 5 kg di esplosivi, fucili, jammer e le inconfondibili “marmotte”. L´attività investigativa ha inoltre fatto emergere collegamenti con un´ulteriore gruppo, ben strutturato, di pregiudicati andriesi dediti alla commissione di reati predatori ai danni di depositi merci e stabilimenti industriali presenti tra la Calabria, la Puglia e la Campania.

L´organizzazione criminale sceglieva i suoi bersagli tra gli stabilimenti industriali che presentavano “bottini” di maggior entità. Sono stati accertati tentativi di furto ai danni di numerose aziende e, in un´occasione, il gruppo è finanche riuscito ad asportare, nel corso di una sola notte, l´intera attrezzatura di un frantoio oleario, ricettata nella stessa mattinata, costituita da pesanti macchinari industriali ancorati al suolo del valore di circa 170mila euro, recuperati grazie al pronto intervento dei poliziotti.

Ulteriori dettagli saranno forniti nel corso di una conferenza stampa in corso attualmente presso la Questura di Bari.

(notizia in fase di aggiornamento)




Antonio Decaro sindaco di Bari e presidente Anci scortato dopo le ripetute minacce

CdG scorta poliziaIl Comitato per l’ordine e la sicurezza riunitosi in Prefettura a Bari ha trasformato il precedente dispositivo di vigilanza dinamica, misura di controllo  adottata nel maggio scorso dalla Questura di Bari , in una vera e propria scorta per il primo cittadino barese. In pratica Decaro nei suoi spostamenti sarà sempre accompagnato con i poliziotti della Questura di Bari che sinora si limitavano  soltanto a seguirlo con una vettura civetta. La scorta sarà accanto al sindaco in tutti i suoi viaggi anche nel resto d’Italia a seguito del suo nuovo incarico di presidente dell’ ANCI, e saranno le questure delle altre città in cui si recherà a dover predisporre la scorta per Decaro, con una staffetta tra poliziotti.

Decaro, in una nota di solidarietà al sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, al quale era pervenuta una busta con proiettili intercettata alcuni giorni fa dall’ufficio postale, ha annunciato una richiesta al governo e ai gruppi parlamentari per “velocizzare l’iter per approvare il disegno di legge che amplia e modifica le norme penali per tutelare più efficacemente gli amministratori locali vittime di intimidazioni e minacce mafiose“.

Nei primi cinque mesi del 2016, secondo Avviso Pubblico – continua Decarosono stati 180 gli amministratori minacciati, con una media di una minaccia ogni 18 ore. Sono proprio i sindaci le figure direttamente interessate dagli atti intimidatori o, nei casi più estremi, da attentati”, essendo “la prima figura di riferimento” anche per la criminalità organizzata che “tenta di estendere i propri affari su diverse diramazioni dell’economia locale, dagli abusi edilizi, alla gestione degli appalti per lo smaltimento dei rifiuti, all’edilizia popolare, alle estorsioni nei confronti delle attività commerciali e mercatali”.

CdG polizia san nicola


Antonio Decaro ha ricevuto a maggio scorso delle minacce
dai “clan” malavitosi baresi  in occasione della  festa patronale di San Nicola a seguito della sua decisione di vietare le consuete ‘fornacelle‘ abusive sul lungomare, decisione questa che  aveva scatenato una vera e propria “rivolta”  provocando disordini e cariche della Polizia. Il primo cittadino di Bari era stato minacciato da uno degli esponenti delle organizzazioni criminali che controllano il territorio per la vendita ambulante di carne e bibite. Le minacce erano continuate anche attraverso Facebook dove erano stati pubblicati dei messaggi che gli investigatori hanno ritenuto “preoccupanti”. Conclusi i sei mesi previsti di vigilanza dinamica, il Comitato per l’ordine e la sicurezza ha deliberato ieri di assegnare una vera e propria scorta scorta al sindaco per le minacce considerate quindi credibili.




Strage ferroviaria in Puglia. Per la Procura di Trani “parlare di errore umano è riduttivo”

nella foto il  procuratore Francesco Giannella

nella foto il procuratore Francesco Giannella

Il procuratore aggiunto di Trani, Francesco Giannella, facendo un punto sulle indagini dopo lo scontro dei due treni in Puglia che ha provocato 23 vittime ha detto che “Parlare di un errore umano è corretto. Ma è assolutamente riduttivo“.

Il Procuratore non ha inteso confermare il numero degli iscritti nel registro degli indagati, ma nello stesso tempo ha chiarito che gli investigatori hanno ormai accertato chiaramente la dinamica del tragico incidente “La dinamica in linea di massima è stata ricostruita ma dobbiamo avere certezze“. Nei fatti, il capostazione di Andria, Vito Piccarreta, avrebbe dovuto autorizzare la partenza del treno fermo in stazione soltanto nel momento in cui avrebbe visto arrivare gli altri due treni che provenivano da Corato, uno dei quali viaggiava con un leggero ritardo.

CdG Questura di Bari

Il punto fondamentale dell’indagine sul quale si stanno concentrando gli investigatori è definire con assoluta chiarezza , è accertare se il capostazione sapeva che i treni in arrivo erano due, e comunque, appurare le ragioni per cui ha dato il via libera al treno pur non avendo visto arrivare alcun convoglio ferroviario proveniente da Corato. Secondo alcune fonti giudiziarie, anche se  non ci sono ancora le conferme ufficiali sarebbero soltanto due i nomi iscritti nel registro degli indagati che tra oggi e domani dovrebbero ricevere le informazioni di garanzia in occasione delle autopsie, cioè quello dei capistazione Vito Piccarreta (Andria) ed Alessio Porcelli (Corato) , i quali nei prossimi giorni verranno entrambi ascoltati dalla Squadra Mobile della Questura di Bari diretta da Luigi Rinella. Al momento i due sarebbero gli unici indagati .

La versione delle famiglie

Antonia e Daniela Castellano, rispettivamente moglie e figlia di Enrico Castellano, una delle 23 vittime dell’incidente, riportando le testimonianze di alcuni dei sopravvissuti sostengono che i passeggeri sarebbero stati fatti scendere dal primo treno in sosta sul binario 1, per salire su un secondo treno fermo sul binario 2 e che sarebbe quindi partito in ritardo proprio per consentire questo passaggio di convoglio partito da Andria che poi si è scontrato con quello proveniente da Corato .

CdG incidente feroviario

La testimonianza della famiglia Castellano infatti viene confermata anche da altri parenti delle vittime, che hanno parlato con i sopravvissuti ma che attualmente non vogliono avere un ulteriore esposizione e chiedono l’anonimato. Uno passeggero avrebbe però telefonato ad una delle sopravvissute dall’incidente ferroviario  la quale gli ha confermato di essere scesa e salita su un altro treno. Anche questa donna attualmente vuole rimanere anonima.

Secondo i parenti la causa dell’incidente potrebbe essere stata causata proprio dal cambio del treno. “La comunicazione tra i capistazione per il via libera si sarebbe basata sul primo treno e sull’orario di partenza di questo, che però non è più partito. E non sul secondo convoglio che invece è partito in ritardo rispetto al primo”

Allo stato attuale delle indagini però alla Procura di Trani e agli investigatori della Polizia questo cambio di treno non risulta anche se gli investigatori non lasceranno cadere nel vuoto tali testimonianze ed effettueranno comunque ogni dovuto accertamento.




Chi sono le vittime dello scontro ferroviario in Puglia


Fulvio SchirinziFulvio Schinzari
 
. Il suo nome è il primo che viene diffuso delle vittime dello scontro tra i due treni . 59 anni, nato a Galatina (in provincia di Lecce), sposato con due figlie, era stato assunto nella Polizia di stato il 25 ottobre 1989. Il suo corpo è stato riconosciuto da un collega poliziotto che stava lavorando ai soccorsi e che l’ha identificato. Vicequestore aggiunto attualmente in servizio alla Questura di Bari dove lavorava come dirigente dell’Ufficio del Personale. Dopo un periodo di ferie stava raggiungendo da Andria ove abitava, l’ufficio di Bari per prendere servizio alle 14 . L’uomo viaggiava con una delle sue figlie della quale al momento non si sa nulla. “Un poliziotto atipico, che volava alto“, lo descrivono fra le lacrime i suoi amici. La musica, la sua grande passione. Ha fondato la prima radio libera andriese, Radio Antenna Adriatica. E’ stato dirigente del commissariato di Corato, e prima ancora era avvocato. Un pendolare, quel trenino Andria-Bari lo prendeva ogni mattina. Il 24 febbraio di due anni fa, mentre era seduto nel vagone, scriveva: “Ferrovie Bari Nord news: dopo un anno cambia la playlist per allietare i viaggiatori. Da Sanremo 2013 a Sanremo 2014. Wow...”.

Schermata 2016-07-13 alle 00.47.47Antonio Summa era stato ad Andria per sostenere due esami di riparazione. Ma l’atroce destino ha spezzato la sua vita tra un esame e l’altro: Antonio aveva sostenuto ieri mattina l’esame di riparazione in una delle due materie che doveva riparare. Il professore lo aveva invitato a tornare a casa a riposarsi e tornare nel pomeriggio. E’ così il che giovane “Antonino” 15 anni di Ruvo di Puglia, ha perso la vita nel tragico incidente scontro. Il padre non voleva che il figlio sostenesse gli esami, ma il ragazzo aveva insistito: “Non ti preoccupare papà. Io vado” . I genitori lo hanno cercato invano tra i feriti in tutti gli ospedali della zona, ricevendo la dolorosa notizia. aveva mal di pancia ieri, e suo padre gli aveva consigliato di non andare ad Andria. Ma Antonio aveva  insistito, “papà devo recuperare due debiti formativi, lo sai“. I genitori lo hanno riconosciuto dalla borsa, dai libri, dai pantaloncini e dalle scarpe da ginnastica. Le piccole cose di Antonio, studente di 15 anni. “Un ragazzo eccezionale, suonava la tromba al Conservatorio“, lo ricorda sua zia Pasqua Livorti. Seconda superiore all’industriale di Andria, e una lezione finita fatalmente prima. “Il professore li ha mandati a casa in anticipo”. Alla stazione del suo paese, a Ruvo di Puglia, c’era il nonno. “Mi aveva chiamato al telefono: dieci minuti e arrivo, vieni a prendermi“. Non è mai arrivato su quel maledetto treno.

Enrico Castellano

Enrico Castellano in una foto tratta dalla sua pagina Facebook

Enrico Castellano aveva 72 anni , nato a Ostuni. Ex funzionario del Banco di Napoli, viveva da anni a Torino. Dopo essere andato in pensione tornava spesso e volentieri in Puglia. Era atterrato a Bari lunedì, 24 ore prima del suo ultimo viaggio fatale in treno che gli è costato la vita, mentre si recava a trovare il figlio in occasione del compleanno del nipotino di due anni.

foto tratta dalla sua pagina Facebook

Jolanda Inchingolo in una foto tratta dalla sua pagina Facebook

Jolanda Inchingolo, 25 anni. Stava andando a Bari proprio incontrare con Marco, l’uomo della sua vita, con cui si sarebbe dovuta sposare nel prossimo settembre, e che oggi piange, urla disperato e si contorce davanti all’ingresso dell’obitorio: “Doveva essere la madre dei miei figli” .L’hanno riconosciuta grazie ad un anello con una pietra nera che portava al dito. Non lo toglieva e toglierà mai più.  “Aveva un unico desiderio: fare la mamma. E chissà quanto sarebbe stata bella“.

foto tratta dalla sua pagina Facebook

Gabriele Zingaro in una foto tratta dalla sua pagina Facebook

Gabriele Zingaro  23 anni, nato ad Andria,  diplomatosi perito industriale all’Istituto Tecnico Industriale Onofrio Jannuzzi, amava la musica. Aveva da poco trovato lavoro in una fabbrica di Modugno dove faceva il metalmeccanico. Si era recato al Policlinico di Bari per farsi controllare una ferita a un dito che si era procurato in un infortunio sul lavoro ed il piccolo intervento di plastica ricostruttiva non lo aveva soddisfatto. L’ultima chiamata alla madre, dal treno della morte su cui stava facendo ritorno a casa. “Mamma, non mi piace come è venuto. Forse dobbiamo fare un’altra operazione”. Sino a tarda sera la famiglia ha atteso al Palazzetto dello Sport di Andria notizie di Gabriele. Notizie che non sono arrivate. Sul suo profilo Facebook colpisce il motto che aveva scritto  “Aiuta qualcuno. Nel dubbio.. Aiuta Qualcuno” .

foto tratta dalla sua pagina Facebook

Patty Carnimeo in una foto tratta dalla sua pagina Facebook

Patty Carnimeo faceva l’estetista, aveva trent’anni ed una figlia di soli due anni e mezzo, anche lei è rimasta  vittima della strage ferroviaria. Sua zia la ricorda così:  “Era originaria di Bari, un angelo, bellissima e dolcissima. Dopo il matrimonio si era trasferita ad Andria“.

Francesco Ludovico Tedone in una foto tratta dalla sua pagina facebook

Francesco Ludovico Tedone in una foto tratta dalla sua pagina Facebook

Francesco Ludovico Tedone 17 anni, di Corato, amante dei videogiochi,  ha trovato la morte sul treno mentre ritornava in treno verso casa. Il giovane era uno studente dell’Itis Jannuzzi di Andria. Uno dei suoi professorilo ricorda  su Facebook. “Era tornato alla nostra scuola dopo aver frequentato il quarto anno di informatica in Giappone. Era stato in segreteria per l’iscrizione alla quinta classe che avrebbe frequentato da settembre” .

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Giuseppe Acquaviva, 51 anni, era un contadino e ieri mattina era nel suo campo dove stava raccogliendo il raccolto del suo lavoro. Poi incredibilmente a causa dello scontro ferroviario che ha fatto esplodere i finestrini , i pezzi di ferro lanciati a velocità folle in tutte le direzioni, è stato tragicamente   colpito in testa fatalmente da uno di questi .

CdG soccorso elicotteri

Donata è la donna  che ha salvato la vita al nipote Samuele che era in Puglia per passare qualche giorno di vacanza con la nonna. Il piccolo bambino di 6 anni si trovava  tra le sue braccia quando c’è stato lo scontro,  e per sua fortuna è stato estratto da sotto le lamiere e portato in salvo dai Vigili del Fuoco. Stavano andando insieme a Barletta per prendere una coincidenza per Milano e tornare a casa dai genitori di Samuele . Il cognome  non è stato ancora reso noto . “Stavo dormendo sulla nonna, e poi c’è stato quello scoppio fortissimo“, è riuscito a raccontare Samuele agli zii. Il bambino è  ricoverato in prognosi riservata, ma non è in pericolo di vita.

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Pasquale Abbasciano di Andria, era uno dei due macchinisti, quello del convoglio bianco e azzurro. Sarebbe andato in pensione a fine anno, a novembre dopo tanti anni di servizio nelle Ferrovie Nord baresi .”Era molto esperto, faceva questo lavoro da tanti anni” dicono i suoi colleghi.  Amava il suo lavoro e la campagna, coltivava ciliegie e poi le regalava sempre agli amici. . Dopo il lavoro si sarebbe dovuto recare ad Andria per raggiungere sua figlia che lo aspettava in Comune per la promessa di matrimonio. Non arriverà mai più.

Luciano Caterino

Luciano Caterino, 37 anni, nato a Corato (Bari), era il macchinista del convoglio giallo, quello proveniente da Bari, uno dei due treni coinvolto nella tragedia ferroviaria pugliese

Alessandra Bianchino in una foto tratta dalla sua pagina Facebook

Alessandra Bianchino in una foto tratta dalla sua pagina Facebook

Alessandra Bianchino era nata a Trani 29 anni fa, attualmente viveva ad Andria dove aveva trovato un lavoro presso l’Oratorio Giovanile Salesiano.

Salvatore Di Costanzo in una foto tratta dalla sua pagina Facebook

Salvatore Di Costanzo in una foto tratta dalla sua pagina Facebook

Salvatore Di Costanzo, 56 anni, nella vita era un agente di commercio, ed un allenatore ben noto nel calcio provinciale bergamasco. Si trovava in Puglia  per un incontro di lavoro al quale non è mai potuto arrivare. Nell’ultima stagione aveva allenato la Verdellinese. Successivamente la firma con la squadra della Val Cavallina.

Maurizio Pisani nella foto tratta dalla sua pagina Facebook

Maurizio Pisani nella foto tratta dalla sua pagina Facebook

Maurizio Pisani, 49 anni, originario di Pavia, viveva a Milano con la famiglia. Esperto di marketing nel settore alimentare con  studi alla Scuola Direzione Aziendale dell’ Università Bocconi di Milano. Aveva fondato nel 2013 la Pisani Food Marketing . Era in Puglia con la moglie e la figlia Vittoria che per fortuna  non si trovavano  con lui sul treno. Stava rientrando per lavoro a Milano e viaggiava sul treno diretto a Bari.

Rossella Bruni, 22enne la cui famiglia è originaria di Martina Franca, una delle vittime dell’incidente ferroviario di Corato. A darne la comunicazione che non lascia speranze è stato il parroco, don Diego, che ha informato fedeli e catechisti . Fra l’altro, Michele Bruni , papà di Rossella, era catechista in quella parrocchia ed ha comunicato la notizia al prete. Rossella, con la sua famiglia, viveva da anni ad Andria dove il padre è funzionario comunale.




Operazione “Fisheye” della Polizia di Stato nella città vecchia. Effettuati 16 arresti

Roberto G.Petitto

Roberto G.Petitto

Nelle prime ore di ieri mattina, nell’ambito di un’attività coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e dalla Procura della Repubblica di Taranto, 150 poliziotti della Squadra Mobile e delle Volanti della Questura di Taranto coordinati  dal dirigente Roberto Giuseppe Petitto, coadiuvati dagli omologhi uffici di Bari, Brindisi, Lecce e Matera, da 6 equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine di Bari , 5 equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine di Lecce, 3 equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine di Potenza, due squadre del Reparto Mobile di Taranto, due unità cinofile della Questura di Bari ed un elicottero, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 16 persone ritenute responsabili a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.  Al momento sono state eseguite 16 delle 18 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Lecce.

Antonio Pizzolla

Antonio Pizzolla

L’indagine ha preso origine dall’agguato a colpi di pistola dello scorso 6 gennaio 2014 nei confronti del pluripregiudicato Antonio Pizzolla, a capo di una nota famiglia malavitosa della Città Vecchia, avvenuto proprio nel circolo ricreativo di via Cava, in cui venne “gambizzato” cioè colpito dai colpi d’arma da fuoco alle gambe con una prognosi di 20 giorni. Il giorno dopo gli agenti della Polizia di Stato nel corso delle conseguenti indagini, durante un sopralluogo nel circolo ricreativo, video al loro arrivo un giovane darsi alla fuga nei vicoli della città vecchia, nascondendo nella tasca di un giubbotto qualcosa che aveva in mano.

Margherita Lombardi

Margherita Lombardi

Nella porta del circolo gli agenti rintracciarono un proiettile conficcato, di calibro 7.65. Fu da lì che gli uomini della squadra Mobile che decisero di indagare nel mondo dello spaccio, e venne quindi piazzata una microcamera che filmò tutte le attività che hanno dato origine all’operazione-blitz di ieri che ha letteralmente paralizzato la città vecchia. Secondo le accuse, la presunta organizzazione sgominata era dedita allo spaccio di cocaina, eroina, hascisc, marijuana e metadone. Sono state documentate fino a 100 cessioni al giorno di sostanze stupefacenti fra cui cocaina, eroina, hascisc,   marijuana e metadone.

Nel solo mese di aprile 2014 sono state accertate ben 660 cessioni di sostanza stupefacente anche alla presenza dei figli minorenni degli indagati. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati circa 6.000 euro la gran parte in possesso del Pizzolla, e numerose dosi di eroina, cocaina ed hashish.

Denise Pizzolla

Denise Pizzolla

Grazie all’ausilio di alcune telecamere appositamente installate nei vicoli della città vecchia, si è potuto documentare l’esistenza di un gruppo criminale capeggiato da Antonio Pizzolla, coadiuvato dalla moglie Margherita Lombardi, dai suoi figli Alessandro Pizzolla, Moris Pizzolla, Denise Pizzolla, e dal genero Giuseppe Pavone, in veste di promotori, dirigenti e organizzatori. Base dell’organizzazione era la città vecchia, che era diventata il baricentro dello spaccio a cielo aperto.

Giuseppe Pavone

Giuseppe Pavone

Gli altri arrestati a vari titolo avevano l’incarico di approvvigionare il gruppo e di organizzare l’acquisto ed il trasporto delle partite di droga da immettere nel mercato. Inoltre avevano anche il compito di spacciare le sostanze stupefacenti nella zona esterna ad un circolo ricreativo riconducibile al capo dell’organizzazione, Antonio Pizzolla, ubicato in Largo San Gaetano, dove era ubicata anche l’abitazione dei Pizzolla, e di fronte ad un altra unicazione distante una decina di metri utilizzata come rifugio in base alle esigenze delle “famiglie” dell’ “organizzazione” malavitosa, anche in caso di presenza di pattuglie delle forze dell’ordine. Nel corso dell’indagine ai fini di un riscontro si è proceduto al sequestro amministrativo a carico di numerosi “tossici” di varie tipologie di sostanze stupefacenti: cocaina, eroina, hashish, metadone e marijuana.

i pm Coccioli e Buccoliero

i pm Coccioli e Buccoliero

Gli uomini della Polizia di Stato hanno provveduto ad eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmati dal Gip del tribunale di Lecce dr. Vincenzo Brancato su richiesta del pm della Dda di Lecce, dr. Alessio Coccioli e dal collega dr. Mariano Buccoliero della Procura di Taranto per il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti nei confronti dei componenti dell’organizzazione criminale in cui ogni componente aveva un ruolo “assegnato”. Gli investigatori hanno identificato anche i ruoli ricoperti dai componenti del gruppo. Dal collettore di denaro, al “palo”, dallo spacciatore all’addetto al trasporto della droga.

Pizzolante

Michele Pizzolante

A capo dell’organizzazione erano il pluripregiudicato Antonio Pizzolla,  47 anni, e sua moglie Margherita Lombardi, 45anni, anch’ella pregiudicata, ed il figlio pregiudicato Moris Pizzolla 21enne e Denise Pizzolla, di 26 anni quest’ultima convivente del pregiudicato Giuseppe Pavone, 27enne. Dell’ acquisto e trasporto si occupavano Paolo Ciccolelella, di anni 50 pluripregiudicato, e già detenuto per altra causa presso la Casa Circondariale di Taranto, insieme al pregiudicato Alessandro D’ Antoni, 28anni, il pluripregiudicato Giuseppe D’ Antoni, di anni 34, ed il pregiudicato Majco D’ Antoni di anni 20,  Cosimo Marinò di anni 22 pregiudicato, e  Mario Resta di anni 21, pregiudicato.

CdG Ida Chioppa

Ida Chioppa

All’esterno del circolo ricreativo,  dove in realtà c’era prevalentemente lo spaccio di di droga facevano da “palo” e di spacciatori stradali,  la pregiudicata 26enne Ida Chioppa, il pregiudicato di 23 anni Cosimo Damiano Caforio, ed i pregiudicati componenti della famiglia Pizzolante, Michele  53 anni, Salvatore  46 anni e Simone di 23 anni. Fra i “clienti” identificati dalla Polizia di Stato persino un sottufficiale della Marina Militare ed un architetto.

Cosimo D. Caforio

Cosimo D. Caforio

La “clientela” dedita all’uso di droghe proveniva da tutti i quartieri di Taranto,  ma anche dai comuni della provincia. Carosino, Castallaneta, Ginosa, Grottaglie, Lizzano, Massafra e Martina Franca. Fra le persone identificate dalla Polizia di stato anche “clienti” provenienti da Alberobello, Bari, Cisternino, Francavilla Fontana, Gioia del Colle, e persino Reggio Calabria !

Alla conferenza stampa tenutasi presso la Questura di Taranto, hanno partecipato il dr. Cataldo Motta Procuratore Capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, il dr. Franco Sebastio capo della Procura della Repubblica di Taranto, i pm Coccioli e Buccoliero, il nuovo Questore di Taranto dr. Stanislao Schimerra ed il capo della Squadra Mobile tarantina dr. Roberto Giuseppe Petitto. 

Alessandro D' Antoni

Alessandro D’ Antoni

Simone Pizzolante

Simone Pizzolante

Morris Pizzolla

Morris Pizzolla

Mario Resta

Mario Resta

Salvatore Pizzolante

Salvatore Pizzolante

Giuseppe D' Antoni

Giuseppe D’ Antoni

Marinò

Cosimo Marinò