Il blogger massafrese Maraglino accusato di estorsione calunnia e diffamazione

di REDAZIONE CRONACHE

Il blogger massafrese Cosimo Maraglino, 37enne, già finito sotto inchiesta per tentata estorsione nei confronti del consigliere regionale Michele Mazzarano (Pd), definito “traditore” ed “infame“, adesso dovrà rispondere anche del reato di calunnia . Lo si legge nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari che è stato notificato a Maraglino nei giorni scorsi il quale assistito dal suo legale Avv. Luigi Fabrizio Izzinosa, lo scorso 29 dicembre , ha chiesto ed ottenuto secondo quanto prevede il codice penale di essere interrogato una seconda volta per rispondere alla nuova imputazione a suo carico. 

il blogger massafrese Cosimo Maraglino

L’accusa più grave e pesante, cioè di tentata estorsione, secondo il pubblico ministero Enrico Bruschi della Procura di Taranto, titolare del fascicolo d’ indagine, ha origine da una presunta richiesta della somma di 3mila euro per porre termine agli attacchi e alle pesanti critiche rivolte al consigliere regionale dal Maraglino nelle sue dirette su Facebook attraverso la propria pagina personale, e quella denominata “Massafra Attiva

Il consigliere regionale massafrese del Partito Democratico nella sua denuncia presentata negli uffici della Squadra Mobile della Questura di Taranto, ha dichiarato non solo di aver rifiutato la richiesta, aggiungendo che suo cugino era in possesso dell’intera conversazione con Maraglino (non autorizzata dal consenso del magistrato competente) che dimostrerebbe la richiesta di denaro. 

La vicenda trae origine dagli attacchi del Maraglino a Mazzarano effettuati nei mesi di luglio e agosto attraverso la sua pagina Facebook, che secondo la denuncia dell’esponente del Pd di Massafra assistito dall’ avvocato Fausto Sogghia. Maraglino avrebbe detto al cugino di Mazzarano (che peraltro ha il suo stesso nome e cognome) che gli attacchi potevano terminare a fronte di un pagamento di 3mila euro. Richiesta questa non accolta per il rifiuto del politico.

Successivamente Mazzarano in vista delle elezioni regionali dello scorso settembre in cui è stato candidato e rieletto nelle liste del Partito Democratico in provincia di Taranto, avrebbe modificato la propria strategia. Suo cugino ha chiesto un nuovo incontro al blogger registrando l’incontro, e successivamente depositando l’audio alla Squadra mobile che ha immediatamente avviato le indagini sull’episodio. 

il consigliere regionale Michele Mazzarano ( Pd)

Maraglino, affiancato dal suo legale Izzinosa, è stato ascoltato la prima volta lo scorso 2 ottobre e in quella occasione ha negato ogni accusa nei propri confronti, giustificando i suoi contatti con il cugino del consigliere regionale Mazzarano , con un’amicizia ultracedennale dichiarando di aver collaborato insieme nei mesi di lockdown per organizzare delle iniziative benefiche a Massafra.

L’indagato ha ammesso che il cugino di Mazzarano alla fine di luglio, gli aveva chiesto un incontro, rivolgendogli delle strane ed equivoche domande cioè gli avrebbe chiesto se la presunta richiesta fatta in passato da Maraglino fosse sempre valida, a cui avrebbe risposto dicendogli di non avere minimamente idea di quale richiesta stesse parlando. 

Maraglino avrebbe consegnato agli inquirenti degli screenshot delle conversazioni avute con il cugino di Mazzarano ed anche gli audiomessaggi delle loro conversazioni, sostenendo nell’interrogatorio tenutosi lo scorso 1 ottobre, di essere stato avvicinato nei giorni precedenti agli incontri intercorsi, da due fratelli massafresi sostenitori del consigliere regionale, i quali lo avrebbero minacciato dicendogli che gli avrebbero spezzato le ginocchia se non avesse messo fine agli attacchi a Mazzarano.

Dagli accertamenti effettuati dalla Squadra Mobile di Taranto non è però emerso alcun elemento probatorio di queste affermazioni di Maraglino che hanno di fatto indotto il pm Bruschi ad un ulteriore incriminazione del reato di calunnia data l’infondatezza delle sue dichiarazioni, unitamente all’imputazione di diffamazione, conseguente ad alcuni ulteriori post che Maraglino ha pubblicato su Facebook dopo la prima notifica ed il primo interrogatorio con il magistrato.


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Maraglino in un suo ennesimo post-diretta questa mattina aveva annunciato una diretta nel pomeriggio di cui vi mostriamo il video integrale.

Dall’ascolto di questa diretta a cui ha partecipato anche il legale di Maraglino, abbiamo appreso che il pm Bruschi aveva richiesto nei suoi confronti l’adozione della misura cautelare di arresto domiciliare nei confronti del blogger massafrese. Richiesta che è stata rigetta dal Gip dr.ssa Rita Romano, del quale la stampa locale come sempre “ventriloqua” della procura di Taranto, si è ben guardata dal dare notizia.




“Monnezzopoli bis”. Ecco le nuove accuse della Procura di Taranto alla “cricca” di Tamburrano ed Albanese

di ANTONELLO de GENNARO

Era il 19 marzo 2019 quando il CORRIERE DEL GIORNO, fu l’ unico organo d’informazione a rivelare fra il silenzio omertoso della “cricca giornalistica” tarantina a libro paga, il coinvolgimento del noto imprenditore di Massafra, Antonio Albanese meglio noto a Massafra con il soprannome “Surgicchio“ (citato peraltro anche negli atti) nell’ inchiesta “T Rex” condotta dalla Guardia di Finanza di Taranto su delega della Procura di Taranto.

Antonio Albanese, presidente della CISA spa, indagato dalla procura di Taranto

Il nome è “pesante” non solo fisicamente e finanziariamente, distribuendo pubblicità palese ed occulta ai quotidiani locali ed i siti web tarantini che si guardano bene dal farne il nome, venendo “riforcillati” dalla pubblicità delle sue aziende, come la CISA spa di Massafra e l’ Hotel Casa Isabella di Mottola in provincia di Taranto.

Quel nome il CORRIERE DEL GIORNO come i nostri lettori ben sanno, non hanno mai avuto problemi a farlo non avendo mai ricevuto pubblicità o finanziamenti da Albanese, e siamo stati gli unici insieme al programma Striscia la Notizia ad occuparci delle sue operazioni borderline, a partire dalla vicenda della scomparsa del boschetto di Massafra mentre tutti gli altri giornalisti passavano dalla “cassa”… !

Un giornalista della redazione tarantina della Gazzetta del Mezzogiorno tale Mimmo Mazza (il cui nome compare negli atti dell’inchiesta, citato dai finanzieri, per la sua vicinanza alla “cricca della spazzatura” n.d.a.) arrivò in passato con un suo “articoletto”  ad accusare “Striscia la Notizia” di cercare audience , amplificando la storia del boschetto massafrese scomparso, una scomparsa che… piccolo particolare aveva consentito al suo “amico” Albanese di ottenere un’autorizzazione necessaria per il raddoppio dello stabilimento Appia Energy (51% Gruppo Marcegaglia, 49% Gruppo Cisa) . Coincidenze ? Per la Procura di Taranto, tutto ciò è sembrato proprio più che una coincidenza, ed Albanese è finito sotto processo !

Non a caso il pm Mariano Buccoliero, ha ottenuto il processo nei confronti nei confronti dell’imprenditore Albanese, quale rappresentante legale della società Appia Energy, insieme a Luigi Traetta dirigente dell’ufficio di Urbanistica del Comune di Massafra, ed i verificatori  Saverio Riccardi e Anna Cecca verificatori incaricati dal Consiglio di Stato.  Albanese nel processo sul “boschetto” scomparso è chiamato a rispondere del reato di “distruzione di bellezze naturali” (art. 734 C.P)  e di “falso ideologico” (art. 479 C.P) in concorso con gli altri indagati coinvolti. Autorizzazione che è stata revocata in autotutela dall’ente pubblico in questione.

Adesso Albanese dovrà rispondere di accuse molto più gravi, questa volta mosse dal pm Enrico Bruschi e dall’aggiunto Maurizio Carbone, che partono dal reato di “favoreggiamento” (art. 378 c.p.), a quello di “rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio” (art. 326 c.p.), “concorso in reato continuato” (art. 81 c.p.), e “concorso di persone nel reato” (art. 110 c.p.). E non solo…

“Surgicchio” dovrà rispondere anche dicorruzione per reato contrario agli atti d’ufficio” (art. 326 c.p.) svolti dal finanziere Giuseppe Marzella, beneficiario di un consistente sconto …. di 50mila euro sull’acquisto di una villetta a Massafra, cedutagli dalla CISA s.p.a. , oltre che anche in questo caso di “concorso in reato continuato” (art. 81 c.p.), e “concorso di persone nel reato” (art. 110 c.p.).

Non a caso il nostro giornale non è mai stato smentito, non ha mai ricevuto alcuna richiesta di rettifica ai sensi di Legge sulla stampa da nessuno dei “protagonisti” di queste vicende processuali, compreso Albanese. E quindi continuiamo a fare come sempre informazione libera ed indipendente.

Tonino Albanese aveva un “finanziere” di fiducia, intimo amico di suo cognato, tenente colonnello in servizio a Bari con cui passano le vacanze insieme con le rispettive mogli, che prestava servizio in sala ascolto (dove vengono effettuate le intercettazioni n.d.r.) e così in grado di dare informazioni vitali alla “cricca della spazzatura“. E’ questo il motivo che ha indotto i suoi superiori e la magistratura ad indagare l’imprenditore e il maresciallo della Fiamme Gialle (ora trasferito) Giuseppe Marzella per rivelazione di segreto istruttorio e corruzione. 

Ma non solo. L’imprenditore massafrese secondo le accuse della Procura ha venduto giugno 2017 al finanziere Marzella un immobile per la somma di 210mila euro mentre secondo gli accertamenti dell’accusa, il valore reale dell’immobile era di 258mila euro. Un “risparmio” del 20% , per circa 50 mila euro, come verificato e contestato dagli investigatori che ritengono che quei 48mila euro in meno sarebbero il premio che Albanese avrebbe riconosciuto a Marzella per ottenere delle informazioni sensibili e preziose.

Dagli atti dell’ inchiesta si legge infatti che quel risparmio sarebbe servito a Marzella per “porsi a disposizione di Albanese Antonio per compiere atti contrari ai doveri d’ ufficio ed inerenti alle funzioni ed al servizio e per rivelare ad Albanese Antonio il contenuto di atti di indagine nella sua qualità di maresciallo in servizio presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza” .

Secondo i finanzieri che lavorano sull’inchiesta T-Rex, il maresciallo Marzella avrebbe rivelato a Tonino Albanese notizie riservate sull’indagine e sulle intercettazioni telefoniche nei confronti di Martino Tamburrano e degli altri, l’imprenditore avrebbe poi riferito tutto a Roberto Natalino Venuti uomo di fiducia della società bresciana Linea Ambiente s.r.l.. proprietaria della discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”.

La discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”,

Il maresciallo Marzella infatti, come si evince dagli atti d’inchiesta “violando i doveri inerenti alle funzioni ed al servizio ed abusando della sua qualità, riferiva ad Albanese Antonio che, a sua volta, lo riferiva a Venuti Roberto Natalino, che erano in corso intercettazioni telefoniche ed ambientali nei confronti del suddetto Venuti Roberto Natalino e di Lonoce Pasquale, cosi aiutandoli ad eludere le investigazioni dell’autorità“.

Martino Tamburrano, ex presidente della Provincia di Taranto

Tutto ciò è emerso da una serie di intercettazioni. A partire dalla prima del 12 luglio 2018, quando Pasquale Lonoce informava l’ex presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano di aver aver avuto un incontro il giorno prima con il Venuti il quale «in stato di agitazione gli aveva riferito testualmente che sono stato, dice, mi ha fermato Tonino Albanese… state… stai attento, io te lo sto dicendo che tu, il Presidente e Pasquale Lonoce, siete intercettati, eh” 

La chiusura delle indagini della Procura è stata notificata anche a Federico Cangialosi (ex Presidente dell’ AMIU Taranto) ed a Cosimo Natuzzi (dirigente di AMIU Taranto) , i quali rispondono delle accuse di aver turbato d’accordo con il Tamburrano la regolarità della gara per l’affidamento del servizio integrato di igiene urbana ed ambientale al Comune di Sava favorendo la società Universal Service snc di San Marzano di Giuseppe, riconducibile alla famiglia Lonoce.

da sinistra Tonino Albanese e Luigi Vitali in una manifestazione elettorale nello stabilimento di Pasquale Lonoce

Ma tutto ciò è stato vanificato successivamente anche dal tempestivo e provvidenziale annullamento in autotutela dell’aggiudicazione illegittima della gara, da parte del sindaco di Sava avv. Dario Iaia, il quale era assolutamente estraneo al giro di “mazzette” e quindi non a conoscenza di quanto invece stava accadendo alle sue spalle a danno dell’ Amministrazione comunale guidata.

Giuseppe Tarantino sindaco di S. Marzano di San Giuseppe,

Fra i destinatari dell’ avviso di conclusione delle indagini della Procura compare anche il sindaco di San Marzano Giuseppe Tarantino, ex parlamentare di Forza Italia il quale, poco prima della sua elezione come sindaco, avrebbe dato un lungo elenco di persone da assumere (ottenendo prima e dopo la campagna elettorale il voto dei neo assunti) all’imprenditore Lonoce, il quale gestiva per l’ amministrazione comunale guidata da Tarantino il servizio di raccolta rifiuti.

Ed adesso per la “cricca della spazzatura” un nuovo processo è dietro l’angolo.




“Monnezzopoli”: il 4 novembre Tamburrano e la “cricca” a processo

TARANTO – E’ stata fissata dal giudice Vilma Gilli la data della prima udienza dinnanzi al Tribunale di Taranto, per i quattro imputati dell’inchiesta “T-Rex” (da noi ribattezzata “Monnezzopoli“) , che avrà come protagonista “principale” l’ex presidente della Provincia Martino Tamburrano, imputato nella richiesta di giudizio immediato avanzata ed ottenuta dalla Procura di Taranto.

Il prossimo 4 novembre i quattro imputati Tamburrano, Lonoce, Natili e Venuti “principale” che si trovano attualmente agli arresti domiciliari, dovranno comparire dinnanzi al giudice, a meno che non decidano di optare per la scelta del rito abbreviato, che prevede in caso di condanna la pena ridotta di un terzo, secondo quanto previsto dal Codice.

Il Gip dr.ssa Vilma Gilli

La decisione del giudice Gilli,  è arrivata pochi giorni dopo ad un altro suo stesso provvedimento con il quale aveva concesso, nonostante il parere ostativo della Procura,  il beneficio degli arresti domiciliari ai quattro imputati che erano in carcere dal 14 marzo scorso,  a seguito della richiesta di giudizio immediato cautelare, avanzata dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone e dal pm Enrico Bruschi titolare del fascicolo d’indagine.

I magistrati nella loro richiesta hanno messo in evidenza le contestazioni rivolte ai quattro imputati che all’epoca furono destinatari della misura cautelare firmata sempre dal gip Gilli, , e cioè l’ex presidente della Provincia di Taranto, Martino Tamburrano (esponente politico di Forza Italia), l’imprenditore sanmarzanese Pasquale Lonoce, quale “amministratore di fatto” della società  2Lecologica srl, Lorenzo Natile, ex dirigente del quarto settore Pianificazione e Ambiente della Provincia di Taranto, e quindi  Roberto Natalino Venuti procuratore speciale della società Linea Ambiente srl .

Il procedimento si basa su due ipotesi di corruzione, una delle quali contestata ai quattro, l’altra ed una di turbativa d’asta, contestata soltanto  agli imputati Tamburrano e Lonoce (accanto nella foto)

La procura di Taranto avanzando ed ottenendo la richiesta del rito immediato cautelare,  ha voluto “blindare” le evidenze probatorie acquisite nel corso dell’attività investigativa condotta dalla Guardia di Finanza, sulle quali vertono le contestazioni di “concorso in corruzione“, ritenute strumentali e funzionali  all’autorizzazione rilasciata dalla Provincia di Taranto, per l’ampliamento della discarica di Torre Caprarica nell’area di Grottaglie, ottenuta grazie all’intervento decisivo e corruzione di Martino Tamburrano,  e per l’affidamento del servizio di igiene urbana e ambientale del Comune di Sava, appalto aggiudicato attraverso la corruzione  dei due componenti della commissione aggiudicatrice Cangelosi e Natuzzi, sempre grazie all’interessamento di Tamburrano, appalto questo che è stato successivamente revocato in autotutela dall’amministrazione della cittadina jonica.

La discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”,

Sono stati questi in fatti i principali appalti d’interesse di Venuti e Lonoce, e che erano al centro del giro di tangenti che aveva come “regista”  e destinatario finale Martino  Tamburrano.

La richiesta dell’immediato cautelare chiesto ed ottenuto dalla Procura, aveva indotto i legali difensori di Tamburrano a rinunciare alla discussione del ricorso presentato al Tribunale del Riesame di Taranto, per cercare ottenere la sostituzione della misura cautelare.

Nel frattempo proseguono senza sosta le indagini della Guardia di Finanza coordinata della procura per altri filoni dell’inchiesta che riguardano altri ipotesi di reato, che da mesi non lasciano dormire tranquillamente alcuni politici e faccendieri locali che erano in contatto e facevano affari con la “cricca” capeggiata da Tamburrano.




“Monnezzopoli”: chiesto giudizio immediato per Tamburrano ex-presidente della Provincia di Taranto e la sua “cricca”

Martino Tamburrano

TARANTO – Il procuratore aggiunto Maurizio Carbone ed il sostituto procuratore della repubblica Enrico Bruschi della Procura di Taranto hanno formulato richiesta al Gip del tribunale jonico il giudizio immediato per l’ex presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano (esponente di Forza Italia), per Pasquale Lonoce  di San Marzano di San Giuseppe, amministratore di fatto dell’ azienda 2Lecologica Srl,  operante nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, per Lorenzo Natile dirigente del quarto settore Pianificazione e Ambiente della Provincia di Taranto, e per Roberto Venuti procuratore speciale della società Linea Ambiente Srl proprietaria della discarica di Grottaglie,  che comunque restano nel proprio stato di detenzione.

La discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”,

I reati contestati sono, a vario titolo, di “corruzione che viene contestata ai quattro indagati, in concorso con tre figli di Lonoce, e “turbata libertà degli incanti” nei confronti di Tamburrano e Lonoce, in concorso con Cangialosi e Natuzzi.

I quattro vennero arrestati e portati in carcere dalla Guardia di Finanza lo scorso 14 marzo a seguito dell’ordinanza di arresto convalidata dal Gip dr.ssa Vilma Gilli nell’ambito di un’indagine che portò alla lucegrazie ad una serie di intercettazioni telefoniche ed ambientali  gli affari illeciti e accordi corruttivi della “cricca” che manovrava al di fuori della legalità ottenere per l’autorizzazione e l’ampliamento della discarica Torre Caprarica di Grottaglie e per aggiudicarsi la gara d’appalto per i servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti del Comune di Sava. poi revocato in autotutela dall’ente comunale savese guidato dall’ Avv. Dario Iaia.

Proseguono invece le indagini per gli altri indagati Rosalba Lonoce (figlia di Pasquale), l’ingegnere Federico Cangialosi ex presidente dell’ Amiu di Taranto , e Mimmo Natuzzi  direttore tecnico dell’Amiu  nelle sue vesti di presidente e membro della Commissione di gara per la Raccolta di Rifiuti Solidi Urbani nominata dal Comune di Sava , tutti finiti agli arresti domiciliari,  e nei confronti di Antonio Albanese, ( a lato nella foto) presidente del Gruppo CISA di Massafra, che rivelò alla “cricca” attraverso il Venuti  che venivano intercettati dalla Guardia di Finanza.

Il gruppo di faccendieri che faceva riferimento all’ex presidente della Provincia Taranto, secondo l’impianto accusatorio della Procura di Taranto alla luce delle approfondite indagini delle Fiamme Gialle,  avrebbe ricevuto vantaggi in denaro e beni attraverso degli atti corruttivi che hanno portato loro dei notevoli guadagni illeciti .   Tamburrano  tuttora ristretto nel carcere di Taranto  avrebbe richiesto e percepito una tangente di 5mila euro al mese, un Suv Mercedes del valore di oltre 50mila euro ed un contributo di 250mila euro come finanziamento della campagna elettorale di sua moglie, Maria Francavilla, candidatasi al Senato alle Elezioni Politiche del 2018 per Forza Italia, senza riuscire ad essere eletta, per sbloccare l’autorizzazione all’ampliamento della discarica Torre Caprarica di Grottaglie e pilotare la gara d’appalto per la gestione dei rifiuti solidi urbani a Sava,
A seguito della della richiesta di rito immediato della Procura di Taranto, i difensori degli imputati possono scegliere due strategia, e cioè o andare a giudizio direttamente, sperando di poter dimostrare nel processo la propria assoluzione ed estraneità ai fatti che vengono contestati agli imputati; o in alternativa richiedere il rito abbreviato, che comporta la riduzione ad 1/e della pena massima prevista dal codice penale. La decisione inaspettata della Procura ha bloccato ieri  gli avvocati Giuseppe Modesti e Carlo Raffo difensori di Martino Tamburrano , i quali hanno rinunciato al previsto ricorso davanti al tribunale del Riesame, che era fissato proprio per ieri .



“Monnezzepoli”. Martino Tamburrano resta in carcere: occorre tutelare le indagini in corso

TARANTO – Dopo il parere negativo della Procura della Repubblica  di Taranto rappresentata  dal procuratore aggiunto dr. Maurizio Carbone e il pubblico ministero dr. Enrico Bruschi, titolari dell’inchiesta della Guardia di Finanza, che hanno evidenziato la necessità di tutelare l’inchiesta in corso, in merito all’istanza di scarcerazione dell’ex-presidente della Provincia di Taranto  Martino Tamburrano, coinvolto nel procedimento sulle attività illegali che sarebbero state attuate dall’ex presidente della Provincia per controllare e “pilotare” le autorizzazioni in materia ambientale,  è arrivato il “no” anche dal Gip dr.ssa Vilma Gilli del Tribunale di Taranto, che ha pienamente accolto e condiviso le argomentazioni della procura, ed ha rigettato l’istanza della difesa avanzata dagli avvocati Giuseppe Modesti e Carlo Raffo, i quali puntavano almeno ad ottenere per Tamburrano la misura dei domiciliari in sostituzione della detenzione in carcere .

l’ ex Presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano

La Procura aveva evidenziato nel suo parere negativo, confutando la tesi dei legali di Tamburrano, che verteva sulla tesi della presunta insussistenza delle ipotesi di corruzione, opposte dalla difesa dell’indagato, ed evidenziando la necessità di tutelare gli accertamenti investigativi in corso da ogni tipo di condizionamento ed inquinamento delle prove, che potrebbe avvenire in quanto vi sono altri  indagati liberi e quindi, di effettuare azioni di disturbo all’acquisizione delle Fiamme Gialle di ulteriori prove.

Il Gip dr.ssa Vilma Gilli

Il Gip Gilli  dopo aver valutato le argomentazioni della difesa e dell’ accusa,  sulla base degli atti in suo possesso , è arrivata al convincimento che non sarebbe stato possibile garantire la necessaria tutela per il prosieguo delle indagini, in caso di applicazione dell’eventuale rigettato beneficio degli arresti domiciliari. Il Giudice per le indagini preliminari  ha osservato che il quadro indiziario “non è mutato alla luce dell’alternativa lettura dei fatti offerta dalla difesa, nella propria istanza, posto che essa si basa non su dati probatori diretti, a confutazione di quelli indicati nell’ordinanza genetica ma su elementi presuntivi o deduttivi, non convincenti o difficilmente verificabili”   convenendo alle argomentazioni della Procura,  ha confermato la sussistenza esistenza di un “quadro cautelare immutato”.

Nella sua ordinanza il Gip ha motivato che la circostanza che Tamburrano non goda più di cariche politiche, non influisce minimamente in suo favore,  considerando che nel recente passato, anche dopo la sua decadenza di Presidente della Provincia di Taranto, aveva “proseguito a occuparsi di affari connessi con la materia dei rifiuti e delle discariche, vantando presso terzi di poter ottenere autorizzazioni e titoli” tutto ciò “in virtù della rete di relazioni personali e professionali che aveva intessuto durante l’esercizio delle sue funzioni pubbliche; rete che i fatti hanno dimostrato essere costituita anche da relazioni e attività illecite“. In pratica secondo il Gip la circostanza di assenza attuale di cariche istituzionali di Martino Tamburrano non assume alcun “carattere dirimente” e secondo la dottoressa Gilli, esiste il pericolo che possa reiterare analoghi reati,  e quindi una sua scarcerazione potrebbe arrecare danni e disturbo alle ulteriori acquisizioni probatorie degli inquirenti propedeutici alla conclusione delle indagini che proseguono senza alcuna sosta.

La discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”,

Analoga decisione è arrivata dal Tribunale del Riesame di Taranto , collegio presieduto dal Giudice Giovanni Caroli, che ha ha rigettato il ricorso avanzato dagli avvocati dell’imprenditore Natalino Venuti. accusato  di “concorso in corruzione” unitamente a Martino Tamburrano, l’imprenditore Pasquale Lonoce, Lorenzo Natile all’epoca dei fatti responsabile del 4° settore Pianificazione e Ambiente della Provincia di Taranto,  per i rispettivi ruoli ricoperti nell’adozione della delibera di ampliamento della discarica Torre Caprarica di Grottaglie, e per la ulteriore contestazione della Procura nei confronti di Tamburrano e Lonoce per l’affidamento del servizio di igiene urbana e ambientale del Comune di Sava, dal quale potrebbero arrivate delle altre “sorprese”.

Antonio Albanese, presidente della CISA spa, indagato dalla Procura di Taranto

Nel frattempo delle nostre fonti bene informate ci riferiscono che anche l’imprenditore massafrese Antonio (per tutti Tonino) Albanese, presidente della discarica della CISA spa di Massafra, sia molto agitato e preoccupato per la sua rischiosa posizione di “indagato”,  nello stessa indagine in corso della Guardia di Finanza sulla “monnezzopoli” tarantina , e per il blocco delle autorizzazioni concesse dalla Provincia di Taranto per il raddoppio del termovalorizzatore Appia Energy spa di Massafra, di cui è rappresentante legale e socio al 49%, che gli sono costate una recente richiesta di rinvio a giudizio dalla Procura di Taranto.  E’ proprio il caso di dire: “E’ la monnezza, bellezza !

A volte non basta avere un parente ufficiale della Guardia di Finanza o ospitare nelle  strutture alberghiere i convegni dei magistrati…




Confermati domiciliari e sequestri per Cangialosi. Accolto il ricorso per Rosalba Lonoce

ROMA– La decisione è stata adottata dal Tribunale del Riesame di Taranto presieduto dal giudice Alessandro de Tomasi, che ha accolto il ricorso patrocinato dagli avvocati Michele Laforgia del Foro di Bari e Mauro Petrarulo. Rosalba Lonoce è la figlia di Pasquale Lonoce, amministratore di fatto della società  2Lecologica Srl, arrestato con l’ex Presidente della Provincia Martino Tamburrano,  l’imprenditore Roberto Natalino Venuti, procuratore speciale della società Linea Ambiente Srl e Lorenzo Natile l’ormai ex dirigente del Settore Pianificazione e Ambiente della Provincia di Taranto, si è vista così annullare la misura degli arresti domiciliari è tornata in libertà.

In sede di riesame i legali della Lonoce hanno discusso anche in ordine ai gravi indizi di colpevolezza di Rosalba Lonoce, rispetto all’accusa di concorso in corruzione che grava sugli indagati principali, definendoli “insussistenti“. Nell’indagine in corso nei confronti dell’ex presidente della Provincia, coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone ed assegnata al pm Enrico Bruschi.

alcune delle fotografie dei pedinamenti effettuati dalla Guardia di Finanza

La donna era stata ritenuta complice della “cricca” del malaffare che ruotava intorno a Martino Tamburrano con l’ipotesi investigativa che la Lonoce che abbia concretamente concorso ad effettuare azioni illecite, sempre sulle direttive del padre Pasquale Lonoce. attraverso contratti di “facciata” per i quali l’ emissione di fatture sarebbe stata gestita da lei, aventi un duplice fine: l’ottenimento dell’autorizzazione all’ampliamento del sito della discarica Torre Caprarica di Grottaglie e per il sopralzo del terzo lotto, ai quali era interessato economicamente Venuti, e costituire dei fondi neri per un importo di 1,5 milioni di euro, nel rapporto affaristico precostituito tra Linea Ambiente Srl e 2Lecologia Srl, con importi sovrastimati rispetto al valore reale, e modulati al pagamento di tangenti.

Federico Cangialosi

Semaforo rosso invece per l’ex presidente dell’AMIU Federico Cangialosi, indagato nel medesimo procedimento, attualmente agli arresti domiciliari per concorso in turbata libertà d’incanto insieme a Cosimo Natuzzi, a seguito dei rispettivi ruoli di presidente e componente della commissione di gara del Comune di Sava, costituita per l’affidamento del servizio integrato di igiene urbana ed ambientale . Il Tribunale del Riesame di Taranto come era già accaduto per Natuzzi difeso dall’ avvocato Egidio Albanese,  ha respinto il ricorso della difesa di Cangelosi assistito dagli avvocati Claudio Petrone e Vittorio Triggiani, i quali avevano chiesto l’annullamento della misura, contestando delle violazioni di natura procedurale, ed il sequestro considerato tardivo e conseguentemente illegittimo.

Il Tribunale del Riesame, non è stato dello stesso avviso smontando di fatto le tesi della difesa,  confermando il quadro accusatorio impiantato dalla Procura di Taranto sulla base delle investigazioni della Guardia di Finanza




Tutti i nomi sull’evasione fiscale del “patron” di Miss Motors | 1a puntata

Bruno Dalto

ROMA – Gli investigatori del Nucleo di Polizia Economico-Finanziario della Guardia di Finanza hanno scoperto un giro di fatture false utilizzate da commercianti ed operatori economici  pugliesi (chiamarli imprenditori sarebbe offensivo per chi fa realmente impresa) per procurarsi fondi neri e per rendere possibile ad aziende propense all’evasione fiscale di ridurre il pagamento delle imposte dovute al fisco . Un movimento di centinaia e centinaia di migliaia di euro,  con la regia del  53enne Bruno Dalto organizzatore negli anni scorsi di diversi concorsi di bellezza. Uno dei più conosciuti è “Miss Motors” dal quale sono partiti gli accertamenti delle fiamme gialle coordinati dal comandante del nucleo, il tenente colonnello Marco Antonucci che hanno ricostruito un vero e proprio intreccio di soldi scomparsi e tasse evase grazie all’emissione e ricezione di fatture false.

L’ inchiesta della Finanza ha portato al sequestro richiesto del pm Enrico Bruschi, che è stato convalidato dal Gip del Tribunale di Taranto dr. Benedetto Ruberto di conti correnti e beni per circa 700mila euro nei confronti di Bruno Dalto e di una trentina di altri indagati (fra i quali nomi ben noti alle cronache giudiziarie tarantine) di cui il CORRIERE DEL GIORNO è in grado come sempre ed in esclusiva di rivelare nomi e cognomi. Nelle pagine del decreto di sequestro, il giudice per le indagini preliminari evidenzia  che tutto è partito dalla verifica fiscale a carico della società “Royal Events” di Bruno Dalto, la quale negli anni tra il 2011 e il 2014 presentava delle dichiarazioni fiscali particolarmente sospette, pur in presenza di numerose fatture ingiustificate . Il Gip Ruberto ha evidenziato peraltro che mentre “per gli anni 2011 e 2012, erano state presentate dichiarazioni con volumi d’affari pari a zero, mentre per gli anni successivi le dichiarazioni erano state completamente omesse“.

Le società facenti capo al  Dalto secondo l’ipotesi investigativa d’indagine della Guardia di Finanza avrebbero emesso a dei propri “clienti” delle fatture di sponsorizzazioni dei concorsi di bellezza periodicamente organizzati, e gli amministratori di fatto (alcuni di loro delle “teste di legno”) delle società che venivano pagate attraverso bonifici bancari e successivamente, venivano prelevati dai conti di Dalto o di altre società compiacenti con molteplici operazioni , rigorosamente tutte in contanti , e buona parte di quei soldi restituiti a chi aveva effettuato i bonifici per pagare prestazioni non giustificate . Operazioni queste con cui venivano costituiti fondi neri  di conseguenza omettendo il pagamento di iva e altre imposte.

La Guardia di Finanza ha dovuto persino effettuare una perquisizione domiciliare dell’abitazione di Bruno Dalto per acquisire la documentazione contabile ed extracontabile, in quanto la sua società  Royal Events, secondo i finanzieri ed i magistrati non aveva alcuna reale sede aziendale. Ed è stato proprio in casa del Dalto  è stata rinvenuta  una consistente documentazione di natura extracontabile, nonché le fatture emesse e ricevute, senza rinvenire, però “alcun registro contabile”.

 

Ecco tutti i nomi ed i dettagli dell’ operazione della Guardia di Finanza

( Attenzione: per leggere meglio, basta cliccare due volte, sulla pagina/immagine di vostro interesse)

I finanzieri hanno così potuto accertare  che la società Royal Events, ha sempre operato nel periodo intercorrente fra il 2011 al 2016, nel settore dell’organizzazione e gestione di concorsi di bellezza maschili e femminili, e le che reali attività economiche consistevano nell’anticipazione di spese per la selezione dei concorrenti per i concorsi e nella ricerca di “location” ove organizzare gli eventi. I profitti della società del Dalto, in realtà, provenivano dalle sponsorizzazioni pubblicitarie delle manifestazioni organizzate.

Nel decreto di sequestro preventivo, scrive il Gip Rubertonon sono stati trovati  documenti probanti lo svolgimento, da parte della Royal Events, di attività diverse da quelle innanzi descritte, né relativi all’assunzione e gestione di dipendenti o collaboratori” evidenziando la circostanza che società era di fatto “priva di una vera e propria struttura aziendale”, rendendo nei confronti di diverse società,  prestazioni di servizi di vario genere, quasi sempre per importi esondanti rispetto alle reali operatività della società.

Servizi offerti in settori indicati per il loro  “basso valore aggiunto”. In poche parole la Royal Events, occupandosi in realtà esclusivamente dell’organizzazione di concorsi di bellezza, e fatturava prestazioni assolutamente estranee al proprio oggetto sociale, quale facchinaggio, inscatolamento di prodotti, trasporto e pubblicità di vario genere. La Guardia di Finanza ha interrogato nel 2017  il Dalto che in prima battuta ha cercato di fornire una versione dei fatti poco credibile per giustificare il proprio operato, e successivamente di fronte alle contestazioni inconfutabili degli investigatori e del pm Bruschi ha preferito alleggerire la propria posizione giudiziaria ammettendo e confessando che in realtà si trattava di operazioni inesistenti o di eventi realmente realizzati, ma per i quali erano stati segnati contributi gonfiati.

 

Tra gli indagati compaiono noti frequentatori delle aule di giustizia, come Gaetano Abbate il titolare della ditta Kent, già arrestato per altri episodi di corruzione nella fornitura di servizi e prodotti alla pubblica amministrazione , che fornisce abbigliamento persino alle forze dell’ ordine, fornitore “privilegiato della Polizia Municipale del Comune di Taranto, la cui moglie è stata assunta ed è già in servizio presso la Polizia Municipale di Statte  il cui concorso pè oggetto di indagine da parte della Procura di Taranto. O come Valeriano Agliata, un ex-consigliere comunale di Forza Italia, che cercava di nascondersi nelle sue società utilizzando (inutilmente) una società fiduciaria del Monte dei Paschi di Siena, arrestato anch’egli  in occasione dello scandalo delle tangenti a Maricommi Taranto della Marina Militare.

notizia in aggiornamento

1a | puntata




La “parentopoli” di Taranto: ecco tutti i nomi dei parenti illustri…

di Antonello de Gennaro

Dalle registrazioni trasmesse da Striscia la Notizia sulle conversazioni ed affermazioni di Michele Mazzarano, il consigliere regionale del PD di Massafra (Taranto)  dimessosi da assessore dopo la vicenda del voto di scambio finita in Procura a Taranto, sono emerse non poche strane coincidenze relative ai dipendenti di aziende che gravitano intorno alla ASL di Taranto. . Nella puntata andata in onda ieri sera (vedi QUI) , l’inviato Pinuccio ha fornito alcuni elementi per evidenziare un giro di parentele “illustri” tutti assunti presso un azienda informatica tarantina

Il CORRIERE DEL GIORNO è in grado di rivelarvi tutti i nomi, come sempre in “esclusiva”Pinuccio in apertura del servizio ha parlato del “fratello di un politico di spessore dell’ Ente Provincia di Taranto” e cioè di Giovanni Tamburrano, fratello di Martino Tamburrano ( Forza Italia) attuale presidente della Provincia di Taranto, il quale ci ha precisato che “mio fratello lavora alla SINCON dal 2001“.

Giovanni Gugliotti e Pinuccio

Dopodichè l’inviato di Striscia ha parlato dellamoglie di un Sindaco di un Comune vicino a Taranto”, e cioè della signora Gianna Ludovico, moglie di Giovanni Gugliotti Sindaco di Castellaneta che abbiamo provato a contattare lasciandogli persino dei messaggi in segreteria telefonica a cui ha fatto seguito soltanto un laconico silenzio. Nessuna risposta.

Dopodichè si è parlato del “cugino di un ex-consigliere della Provincia di Taranto, già candidato sindaco in un Paese” che sarebbe Domenico Miccolis , cugino di Vito Miccolis candidato sindaco di Massafra nel 2011 ed ex consigliere provinciale del Partito Democratico .

Altri due riferimenti sono stati fatti a 2 esponenti del coordinamento del PD di Massafra, che sarebbero Piermario Pagliari e Gianpiero Pagliari, entrambi legati al gruppo di Michele Mazzarano, che fanno capo alla corrente Fronte Democratico che fa capo a  Michele Emiliano. Come meravigliarsi quindi quando un cittadino manda un mail-PEC al presidente della Regione Puglia e nessuno gli risponde dopo quasi due anni ? Trattasi di politica “monnezza” !

 

Ma nella SINCON hanno trovato lavoro facilmente anche non pochi parenti illustri” di dirigenti dell’ ASL Taranto. Come “il figlio di un ex direttore amministrativo dell’ ASL Taranto” che sarebbe il “rampollo” Giuseppe Mancini, figlio del dr. Massimo Mancini, ( a lato nella foto)  attuale direttore direttore amministrativo dell’ Ospedale Oncologico di Bari.

La lista dei parenti elencati da Pinuccio continua con “2 cognati di un dirigente area invalidità ASL” . Il dirigente in questione è Nehludoff Albano responsabile Sistemi Informativi e Telematici e Commissione Invalidità dell’ ASL Taranto, che ha sistemato la cognata Rita Palmisano e lavora nello stesso settore (invalidi) del parente “illustre” , mentre l’altro cognato Giovanni Lombardi  lavora per la VIS vigilanza chiaramente sempre presso l’ ASL.

Fra i riferimenti emersi nel servizio di Striscia la Notizia, si parla anche della “figlia di un responsabile di dipartimento, sempre dell’ ASL Taranto” che sarebbe Nicoletta Pisconti figlia del dottor  Salvatore Pisconti responsabile dipartimento oncoematologico dell’ ASL Taranto. Quindi Pinuccio  è parlato di una famiglia “marito e moglie che lavorano all’ ASL ed i due figli che lavorano in un’azienda che prende appalti” e cioè di Francesco e Marica  Gravina  figli di Giovanni Gravina (Organismo Indipendente di Valutazione ASL Taranto) ed Aurora Ciulli ( Staff Ufficio Gestione Amministrativa del Personale Convenzionato ASL Taranto) .

Concludono la “carrellata” della puntata di Parentopoliil figlio e genero di una dipendente dell’ area tecnica dell’ ASL, che ha sistemato l’altro figlio in una società che fa vigilanza che prende appalti sempre dall’ ASL“. La dipendente sarebbe  Piera Fiorentino segretaria dell’Ing. Paolo Moschettini (area Gestione TecnicaASL di Taranto), la quale ha “sistemato” la  figlia Claudia Galluzzo che è sposata con Giannico Andrea anch’egli dipendente  della stessa società che lavora per l’ ASL.  E Gianluca Galluzzo l’altro figlio della Fiorentino  lavora invece alla VIS. Un vero “cuore di mamma” !

Pinuccio si è recato presso la società informatica tarantina, il cui amministratore unico Antonio Nicola Galeone (a lato nella foto)  che vi lavora  dal 1989, ha preferito non farsi trovare e non rispondere ad eventuali domande e richieste di chiarimenti. Avrà forse qualcosa da nascondere ? L’inviato di Striscia la Notizia ha correttamente ricordato che la società in questione è una società privata e quindi libera di assumere chi vuole, solo che quando assume parenti dei propri principali clienti, forse è necessario soffermarsi a fare qualche considerazione di ordine morale. Per gli aspetti legali è “competenza della Procura” come ama ricordare il Procuratore capo di Taranto, dr. Carlo Maria Capristo

Facendo qualche ulteriore ricerca abbiamo trovato qualcosa di pruriginoso. Infatti proprio Galeone, nel 2010 fu unico destinatario, del provvedimento giudiziario con il quale il pm Enrico Bruschi chiese il rinvio a giudizio a carico della società, e della Asl di Taranto ipotizzando  i reati di “Abuso d’ufficio e frode in pubbliche forniture a vario titolo le contestazioni“.

La gestione dei servizi informatici dell’ ASL Taranto venne affidata attraverso una convenzione diretta. Qualche anno  dopo scattata l’inchiesta  gli investigatori eseguirono delle perquisizioni negli uffici della direzione generale dell’azienda sanitaria e in tutti  gli ospedali. Volevano verificare l’iter attraverso il quale il servizio di informatiz­zazione della ASL era stata affidato e le modalità con le quali il  servizio era stato espletato. Al centro delle indagini un appalto per la fornitura di servizi di help disk per un valore di oltre 2 milioni e mezzo di euro. Gli investigatori coordinati dalla Procura tarantina nel corso delle indagini hanno ascoltato  numerosi dipendenti della società  che lavoravano distaccati presso le varie sedi dell’Azienda sanitaria locale. Hanno inoltre acquisito numerosi documenti riguardanti la convenzione tra ASL e la società, fatture, progetti per la realizzazione della rete informatica.

Ma come dicevano i Greci “Se Atene piange Sparta non ride…”. Infatti i principali oppositori della gestione della Camera di Commercio di Taranto, e cioè i vertici della CONFCOMMERCIO  TARANTO che in queste ore stanno festeggiando l'”inchiesta Parentopoli“, in realtà hanno ben poco da sorridere. Anche loro hanno non pochi scheletri negli armadi, anche nei rapporti con Michele Mazzarano e con il suo predecessore Loredana Capone, per l’erogazione “allegra” di contributi da parte della Regione Puglia e la eccessivamente costosa progettazione e realizzazione di portali internet pressochè inutili ed abbandonati al loro destino, a spese del contribuente.

Soldi che guarda caso finivano sempre nelle casse della società e consorzi gestiti e controllati da Aldo Manzulli (un professore di istituto tecnico) la cui società di famiglia INFOSYSTEM è pressochè inattiva vicina al fallimento e che ora opera con nuove società dal nome simile, la INFOSYSTEM SMART SECURITY. Ma questo ve lo racconteranno nelle prossime puntate di questa inchiesta.

E possiamo garantirvi sin d’ora che anche alla CONFCOMMERCIO di Taranto avranno ben poco da ridere e festeggiare…

Lunedì andrà in onda su STRISCIA LA NOTIZIA una nuova puntata dedicata alle altre società che lavorano con l’ ASL Taranto specializzate in sistemare gli “amici degli amici

LE PUNTATE DELL’INCHIESTA LE TROVATE NELL’APPOSITA SEZIONE “LE INCHIESTE DEL CORRIERE” (Vedi QUI

P.S. CHIARAMENTE IL CORRIERE DEL GIORNO E’ SEMPRE A DISPOSIZIONE DEI LETTORI O DELLE PERSONE CITATE PER EVENTUALI RETTIFICHE E/O PRECISAZIONI DA FORMULARSI NELLE FORME E TERMINI PREVISTI DALLE NORME DI LEGGE SULLA STAMPA.




35 dipendenti del Comune di Taranto accusati di truffa a processo. Timbravano il cartellino e se ne andavano dal Comune

CdG baschi verdi GdFVenerdì mattina, nel palazzo di giustizia di Taranto, presso l’aula dedicata alle udienze preliminari si è svolta la fase conclusiva della camera di consiglio, con  la decisione del giudice per le indagini preliminare Vilma Gilli che ha accolto completamente l’impianto accusatorio e le richieste contenute dalla richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pm Enrico Bruschi. nei confronti di 38 dipendenti del Comune di Taranto. Al vaglio del giudice vi erano numerosi reiterati episodi rilevati e documentati dagli accertamenti effettuati dai “baschi verdi” della Guardia di Finanza di Taranto guidati dal colonnello Salvatore Paiano recentemente trasferito al Comando Generale a Roma

CdG comune Ta viaPlinioI Baschi Verdi avevano installato delle microcamere nascoste che hanno ripreso e e filmato per mesi il comportamento dei dipendenti in servizio negli uffici comunali di via Plinio nel 2011 , riuscendo quindi a documentare comportamenti degni di un approfondimento processuale, con funzionari del Comune di Taranto, accusati di allontanarsi senza alcuna giustificazione dal posto di lavoro, nonostante sulla carta risultassero regolarmente alla scrivania, dopo aver timbrato il cartellino o averlo consegnato ad alcuni colleghi con il compito di farlo per loro al loro posto.

Schermata 2015-10-04 alle 04.53.30Nella rubrica della copiosa richiesta di rinvio a giudizio, ex art. 415 bis,  firmata dal pubblico ministero Bruschi sono stati elencati episodi anche reiterati, ma che evidenziavano secondo gli avvocati delle difese delle contestazioni contenute, per cui le difese hanno insistito inutilmente, nel corso della lunga camera di consiglio sulla possibilità di chiudere il caso con una sentenza di “non luogo a procedere“, per quelle posizioni “meno compromesse” nell’inchiesta. La presenza di video e delle immagini registrate durante le verifiche delle Fiamme Gialle, contenute nella documentazione prodotta dai militari del Gruppo “Baschi Verdi” della Guardia di Finanza al pubblico ministero , hanno sicuramente assunto un ruolo determinante nella decisione del gup Bruschi.

Documenti che ora passeranno  al vaglio del Tribunale Penale di Taranto, con la prima udienza del processo, che vedrà imputate le trentacinque persone dipendenti del Comune di Taranto, sedere sul banco degli imputati per il reato di “truffa”, inizierà il prossimo 2 marzo 2016.

 

 

Ecco l’elenco completo dei nomi degli imputati mandati a processo, ed i loro avvocati difensori:

 

Basile Patrizia,  Marraffa Cosimo,  Paladino Gaetano, Scarci Nicola  (assistiti dall’avv. Aldo Fornari);

Blasi Osvaldo (assistito dall’avv. Giancarlo Catapano);

Briganti Egidio, Colucci Angela , Faraoni Giovanni , Lacarbonara Maria Paola  (assistiti dall’avv. Egidio Albanese);

 Cardone  Francesco (assistito dall’avv. Leonardo Lanucara);

Carone Mariano , Chiulli Elena  (assistiti dall’avv. Fabio Checchia);

Bianco Francesco, Catucci Patrizia , Cocciolo Palma (assistiti dall’avv. Leonardo La Porta);

De Bellis  Maria Grazia  (assistita dall’avv. Giuseppe Dellosso);

De Florio Piera Paola,  De Francesco Maria FrancescaLuccarelli Mario  (assistiti dall’avv. Pasquale Annicchiarico);

Di Florio Maria  (assistita dall’avv. Michele Rossetti);

Ettorre  Paolo (assistita dall’avv. Marino Liuzzi);

Fiusco Addolorata  (assistita dall’avvocato Stefano Sperti);

Fuggiano Rocco  (assistito dall’avvocato Alessandro Scapati);

Lattarulo Rosario ,  Renò Michele (assistiti dall’avv. Luca Balistreri);

Lobefaro Giuseppe  (assistito dall’avv. Gaetano Vitale);

Marsili Giovanni (assistito dall’avv. Lorica Marturano);

Pignatelli Maria,  Sangermano Cataldo (assistiti dall’avv. Francesco Paone);

Pisanelli Salvatore,  Romanazzi Francesca (assistiti dall’avv. Fabrizio Lamanna);

Ranieri  Giuditta Maria (assistita dall’avv. Ernesto Bucci);

Salamina Angela Pia (assistita dall’avv. Vincenzo Monteforte);

Spinelli Vito (assistita dall’avv. Fabrizio Cecinato)

Viggiani Maddalena (assistita dall’avv. Carmine Urso).

Hanno patteggiato, uscendo dal processo i seguenti dipendenti comunali:

Cosima Adamo (assistita dall’avv. Ylenja Lucaselli);

Isidoro Bevacqua (assistito dall’avv. Luca Balistreri);

Giuseppe Iacca (assistito dall’avvocato Guglielmo De Feis);




Ruba le valige dall’autovettura di due turisti, arrestato dai Carabinieri

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il pregiudicato 51enne Mario Calia

Il furto si è verificato all’alba di oggi in Viale Virgilio , quando il Calia si è  avvicinato a un’autovettura parcheggiata nei pressi di un hotel, e scoperto che all’interno vi erano alcune valige. Dato l’orario e la via deserta, il pregiudicato ha deciso di poter entrare in azione, e dopo aver parcheggiato il suo Apecar, a bordo del quale circolava, ha infranto il finestrino dello sportello posteriore della Station Wagon ed ha fatto razzia di tutto ciò che vi era all’interno, portando via rubando borse, valige e apparecchi telematici, che gli ignari turisti avevano lasciato in auto, dopo aver trovato posto in albergo per sostarvi quella notte.

Il Calia ha quindi trasferito la refurtiva sul cassone dell’Apecar ed è fuggito immediatamente dopo. Per sua sfortuna un solerte cittadino, accortosi di quanto stava accadendo, ha telefonato al 112, riferendo quanto aveva assistito. Immediatamente sul posto sono arrivate due autoradio dei Carabinieri iquali, dopo aver constatato l’accaduto e raccolto alcune testimonianze sul luogo, si sono messe alla ricerca del ladro, che nel frattempo si era allontanato dalla zona. In pochi minuti, i militari operanti, in una via limitrofa, procedevano a bloccare e perquisite un Apecar simile a quello descritto. Alla guida del mezzo vi era il Calia, il quale in un primo momento lasciava trasparire sicurezza e serenità, per poi restare di stucco, quando, nonostante le false indicazioni fornite, i militari, grazie alla profonda conoscenza del territorio e dello stesso pregiudicato, individuavano il luogo ove costui abitava.

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Arrivati presso l’abitazione del Calia, i Carabinieri procedevano alla perquisizione domiciliare che consentiva loro di rinvenire e recuperare l’intero maltolto. Dichiarato in arresto per furto aggravato, terminate le formalità di rito, il pregiudicato è stato tradotto presso la locale Casa Circondariale a disposizione del Sostituto Procuratore di turno, Dott. Enrico Bruschi.

Inutile commentare la soddisfazione della coppia di turisti cuneesi, i quali, hanno esternato i loro ringraziamenti, sorpresi dalla celerità dell’attività investigativa eseguita dai componenti delle due pattuglie, che in poco tempo ha portato alla restituzione ai legittimi proprietari di tutta la refurtiva per la triste vicenda che li ha interessati, .




Sette arresti effettuati dai Carabinieri per furti di carbolubrificanti alla raffineria ENI.

All’alba di questa mattina  i Carabinieri  del Reparto Operativo della Compagnia di Taranto hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette soggetti, residenti presso questo rione Tamburi. Il provvedimento, emesso dal G.I.P. di Taranto dott. Martino Rosati, è scaturito all’esito di una complessa attività di indagine condotta dai militari del Reparto Operativo, sotto la direzione del Sostituto Procuratore dott. Enrico Bruschi. I reati contestati sono vari: dal tentato omicidio alla detenzione e fabbricazione di armi clandestine, dall’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti alla ricettazione di carburante, dallo spaccio di sostanze stupefacenti tipo cocaina sino ad arrivare alla violazione delle leggi sull’accisa e al favoreggiamento.

CdG Vincenzo D' Andria

Vincenzo D’ Andria

L’attività ha avuto origine a seguito di un atto intimidatorio rivolto a una coppia di coniugi incensurati del rione Paolo VI: nel novembre del 2013 costoro si accorsero che durante la nottata ignoti avevano esploso alcuni colpi di pistola all’indirizzo della loro autovettura di famiglia, parcheggiata all’interno dell’area condominiale. Le indagini sono state immediatamente avviate dagli investigatori della Compagnia Carabinieri di Taranto, che attraverso attività tecniche hanno potuto  evidenziare in poco tempo alcuni elementi indiziari volti a identificare un soggetto, Vincenzo D’Andria, 27enne, pregiudicato, quale autore dell’atto intimidatorio. Lo stesso nottetempo aveva sparato alcuni colpi di pistola all’indirizzo del veicolo, danneggiandolo in più parti.

In realtà, durante le varie fasi dell’attività è stato scoperto dagli inquirenti che quell’atto intimidatorio era il secondo dopo un altro evento molto più grave, che era rimasto celato dall’omertà. Tre giorni prima del danneggiamento dell’autovettura, lo stesso Vincenzo D’Andria aveva affrontato la vittima, sempre davanti a un circolo privato, esplodendo contro di lui cinque colpi pistola, agendo per dare a costui una lezione. Il movente era riconducibile a precedenti giudiziari che avevano visto coinvolto il D’Andria, convinto che il suo rivale fosse stato una fonte confidenziale di notizie contro di lui.

L’episodio, rimasto nascosto – sino alle intercettazioni ascoltate – all’analisi e al controllo esercitato dalle Forze dell’Ordine, ovviamente configura il reato di tentato omicidio da parte di Vincenzo D’Andria.

CdG raffineria_taranto

Durante l’attività investigativa, si è avuto poi modo di contestare agli indagati l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti di carburante e alla relativa ricettazione. Nel corso dell’attività d’indagine sono stati quaranta gli episodi di furto di gasolio ad opera dei sodali del gruppo criminale, costantemente organizzato con il precipuo fine di recuperare profitti illeciti. Vittime erano alcune aziende dell’indotto della locale raffineria ENI, che manovrando mezzi pesanti disponevano di ingenti quantità di riserve di carburante. Il gruppo, il cui promotore si identifica sempre nel D’Andria, era composto da quattro soggetti sempre presenti e altri che alternativamente partecipavano ai furti. Sono state poi contestate anche violazioni relative alle leggi sul contrabbando di carbolubrificanti. Gli indagati sottraevano il gasolio da cisterne di aziende private dell’indotto, nonché dai serbatoi dei mezzi pesanti attraverso tecniche di aspirazione. È stato calcolato un ammanco di circa 10 mila litri nel totale di un valore pari a € 14.000,00 circa.

E’ stato, inoltre, documentato lo spaccio di sostanza stupefacente, nello specifico, cocaina. Numerose sono state le circostanze in cui è stata ceduta cocaina dagli indagati ed in ogni occasione gli investigatori sono stati in grado di identificare anche gli spacciatori.

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nella foto Giuseppe D' Andria

Giuseppe D’ Andria

L’indagine ha permesso, infine, di cristallizzare la posizione relativa al padre di  Vincenzo D’Andria, e cioè  Giuseppe D’ Andria , già noto alle Forze dell’Ordine. Costui è accusato di fabbricare e detenere, per la successiva commercializzazione in concorso con il figlio, armi clandestine.

A riscontro di ciò, nel corso dell’attività sono state eseguite alcune perquisizioni durante le quali sono state sequestrate due pistole a salve (pronte per essere modificate), parti di esse (soprattutto canne) e centinaia di cartucce di vario calibro.

Francesco Giannetti

Francesco Giannetti

All’esito delle perquisizioni eseguite questa notte, i militari impegnati nell’esecuzione delle odierne ordinanze, rinvenivano presso l’abitazione di  Francesco Giannetti, 29 cartucce cal.6.35 illegalmente detenute. Numerosi sono gli indagati rimasti a piede libero per altri reati contestati, tra cui favoreggiamento e spaccio di stupefacente.

La complessa attività ha avuto il suo epilogo questa notte con l’arresto di:

D’ANDRIA VINCENZO, per tentato omicidio, associazione per delinquere, furto aggravato in concorso, detenzione di armi clandestine, porto abusivo di pistola e lesioni personali aggravate;

D’ANDRIA GIUSEPPE, detenzione e fabbricazione di armi clandestine;

MASSARO GIOVANNI, per associazione per delinquere, furto aggravato e ricettazione;

D’ANCONA GIOVANNI, per associazione per delinquere e furto aggravato;

D’ANCONA COSIMO, per furto aggravato e ricettazione;

GIANNETTI FRANCESCO, per associazione per delinquere e furto aggravato;

BISIGNANO AGOSTINO, per furto aggravato.

Di questi, i primi tre sono stati tradotti in carcere, mentre gli ultimi quattro ai domiciliari.

 




L’ Ambasciatore USA a Taranto per un convegno sulla corruzione

La visita tarantina dell’ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia John R. Phillips è cominciata questa mattina con un breve incontro ufficiale a Palazzo di Città dove è stato accolto e ricevuto dal sindaco Ippazio Stefàno. La presenza dell’ambasciatore è per l’ incontro di studi giuridici che si è svolto oggi pomeriggio  presso l’ Auditorium “F. Miro” della Scuola Forense al piano terra del Tribunale in via Marche.

L’ambasciatore ha mostrato un particolare interesse ed entusiasmo nel  visitare personalmente il territorio tarantino. “Sono davvero molto colpito dalla bellezza di questa città. Taranto è meravigliosa”.  L’ambasciatore si è detto piacevolmente . “Sono a conoscenza delle origini spartane della città, colonia della Magna Grecia. Questo è davvero è un posto incantevole”. Da buon ambasciatore,  John R. Phillips ha dimostrato di essere informato anche sui gravi problemi ambientali e sanitari che colpiscono il capoluogo ionico, a causa della presenza di grandi industrie come ILVA, ENI ecc. ” Vedo il massimo impegno del Governo italiano per per riportare alla normalità la situazione.  Si stanno prendendo i giusti provvedimenti e quindi ci si avvia verso un processo di soluzione“.

 John R.Phillips

l’ Ambasciatore USA in Italia, John R.Phillips ed il sindaco di Taranto Stefàno

L’ambasciatore, dopo la sua breve visita in Municipio, ha parlato anche sull’importante presenza del polo areonautico Alenia Aermacchi a grottaglie soffermandosi sull’intesa commerciale tra Stati Uniti e Italia. “Gli aerei che circolano da 50 anni a questa parte, sia da un punto di vista commerciale che militare, sono prodotti della Boeing e la collaborazione con Alenia è fondamentale in tal senso. Il fatto che ci sia questa collaborazione qui a Taranto attesta la fiducia della Boeing nella professionalità del personale qualificato reperibile sul territorio tarantino”.

Un breve commento anche sulla partnership tra la città di Taranto e gli Stati Uniti a seguito della presenza della base Nato per la difesa militare. “I rapporti sono sempre stati ottimi, l’Italia è un alleato fidato, sempre presente. La presenza della base navale è indispensabile in una Regione come questa, in passato molto coinvolta nelle operazioni Mare Nostrum e nella gestione di migliaia di profughi. Per noi il rapporto con l’Italia è dunque imprescindibile”.

Nel pomeriggio l’ambasciatore  John R. Phillips ha partecipato al convegno “Corruzione: etica e riforma della pubblica amministrazione” a cui era stato invitato  come relatore, ed il cui intervento è stato tradotto in simultanea, il sostituto procuratore della Repubblica Enrico Bruschi. Moderatore dell’incontro l’avvocato Michele Rossetti, consigliere dell’unione giuristi cattolici italiani .

Le conclusioni sono state tenute dal sostituto procuratore Maurizio Carbone, segretario generale dell’ ANM l’ Associazione Nazionale dei Magistrati.

L’incontro di studi ha approfondito  gli aspetti etici e giuridici nell’amministrazione della vita pubblica ed eventuali proposte  per bilanciare il fenomeno della corruzione, molto presente, purtroppo,  in Italia.

Particolarmente interessante è stato il contributo-intervento  dell’ Ambasciatore statunitense sull’approccio americano ai problemi della corruzione, che è anni luce superiore a quello italiano. Due parametri, quello italiano e quello americano, che vertono su situazioni politico-sindacali e di categoria ben diversi per poter essere definiti “problemi comuni“.




I RIS dei Carabinieri confermano: a sparare fu Massimiliano Salamnina

I Carabinieri del Reparto Operativo della Compagnia di Taranto hanno eseguito ieri  mattina un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Massimiliano Salamina, un pluripregiudicato 45enne tarantino, con l’accusa di detenzione e porto di pistola con matricola abrasa e per avere sparato a scopo intimidatorio colpi d’arma da fuoco .

I fatti. Nel luglio del 2012  vennero sparati alcuni colpi d’arma da fuoco all’indirizzo di una saracinesca di un’attività commerciale ubicata in Corso Piemonte a Taranto. Gli spari  esplosi in piena notte, conseguirono l’immediato intervento sul posto delle forze di polizia, le quali a seguito di un accurato sopralluogo trovarono le ogive conficcate all’interno delle mura del locale ed i bossoli lasciati per strada.

Massimiliano Salamina

Massimiliano Salamina

Il 31 agosto 2012, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Taranto arrestarono  quindi il  Salamina per aver violato gli obblighi relativi alla sorveglianza speciale a cui era sottoposto in quel periodo. Venne eseguita contestualmente un’accurata perquisizione all’interno dell’ abitazione del pregiudicato, e scoperti all’interno del vano caldaia del suo condominio una pistola cal.9 (arma peraltro in dotazione esclusiva alle forze di polizia) con le relative munizioni, riposte all’interno di un marsupio che conteneva un paio di guanti e un passamontagna.

Il tutto venne sequestrato ed inviato al RIS di Roma, al fine di poter individuare ed acquisire  degli elementi che potessero ricondurne il possesso,  collegato indiziariamente proprio al Salamina. All’interno del passamontagna rinvenuto sono stati campionati e analizzati dai Ris alcuni capelli, perfettamente riconducibili al DNA di Salamina, ed infatti anche l’esame balistico effettuato associava senza ombra di dubbio l’arma sequestrata ai bossoli rinvenuti nel luglio del 2012.

Gli elementi raccolti dalla minuziosa indagine collegati a un’intensa attività info-investigativa dei Carabinieri del NOR, su richiesta del PM, dott. Enrico Bruschi, hanno consentito ed indotto il GIP del Tribunale di Taranto, dott. Pompeo Carriere, di emettere l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Massimiliano Salamina.




Un nuovo processo a Taranto per il Gruppo Riva

Dalla Procura di Taranto è stato chiesto  un nuovo processo  a carico di Nicola Riva, che ha ricoperto la carica presidente dell’ ILVA nel periodo intercorrente fra la metà del 2010 sino al giugno del 2012. L’accusa che viene contestata dal pm Enrico Bruschi della Procura tarantina è quella di  una presunta evasione fiscale per non aver pagato tasse per sette milioni di euro,  collegate alla produzione di energia con la centrale elettrica dello stabilimento siderurgico di Taranto che l’ ILVA alcuni anni prima aveva rilevato dalla Edison.  Alle origini del procedimento un accertamento effettuato dall’Agenzia delle Dogane. 


Il processo era stato chiesto dalla Procura  anche nei confronti di Emilio Riva, ma l’ex presidente  ha guidato l’ ILVA sino a metà 2010, è deceduto lo scorso aprile quindi la sua scomparsa aveva di fatto estinto anche il procedimento a suo carico . Gli successe e subentrò il figlio Nicola, al quale è susseguito nella carica  l’ ex prefetto di Milano Bruno Ferrante, nominato poche settimane prima dell’esplosione dell’inchiesta giudiziaria di Taranto, che a fine luglio 2012 portà agli arresti domiciliari degli stessi Emilio e Nicola Riva.

CdG Nicola RivaNicola Riva è anche coinvolto nel processo principale di Taranto, cioè quello inerente all’inquinamento ambientale causato dallo stabilimento siderurgico tarantino. La Procura ha chiesto al giudice per le udienze preliminari  il rinvio a giudizio con l’accusa di “associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale”  nei confronti di  Nicola Riva, suo fratello Fabio e altre 47 persone. Nei mesi scorsi, a distanza ravvicinata, peraltro vi sono stati ben due guasti ad uno dei componenti della centrale che hanno ha indotto l’azienda a diminuire l’attività degli altiforni ed acciaierie, ricorrendo all’applicazione dei contratti di solidarietà per il personale di fatto inoperoso. Qualora gli altiforni e acciaierie avessero prodotto con lo standard usuale, a causa del guasto il gas delle lavorazioni non venendo trasformato dalla centrale in energia si sarebbe distribuito come emissione nell’ atmosfera, diminuzione dell’attività che si è resa necessaria  anche per evitare ulteriori danni ambientali.  La decisione di far diminuire l’area a caldo fu adottata inizialmente la gestione commissariale di Enrico Bondi, venendo riconfermata da quella del successivo commissario Piero Gnudi  .

CdG fumi ilvaLa conseguenza di quanto verificatosi alla centrale energetica è indicato anche all’interno della prima relazione sull’andamento della gestione commissariale di Gnudi, allorquando, facendo espresso riferimento alla  necessaria riduzione forzata di produzione nel periodo estivo di luglio e agosto 2014, si afferma che nel periodo giugno-agosto del corrente anno sono state effettuate vendite  della produzione per soli 1,3 milioni di tonnellate , con una diminuzione del 20 per cento raffrontata al  precedente trimestre, intercorrente fra i mesi di marzo-maggio, e del 19 per cento in meno rispetto allo stesso periodo di riferimento dell’esercizio 2013. La conseguenza a fronte della diminuzione delle vendite e dei costi sostenuti dall’ ILVA per la centrale per la quale si dichiara “un significativo ma indispensabile sforzo manutentivo”, come scrive il commissario Piero Gnudi che  “hanno conseguentemente aggravato le difficoltà finanziarie che abbiamo riscontrato all’inizio del nuovo periodo di gestione” e che il pagamento degli stipendi ai dipendenti è stato reso possibile  “grazie alle cessioni di certificati di CO2” per il quale si è reso necessario far slittare  l’erogazione di uno dei premi previsti contrattualmente al personale, di un mese, effettuandolo ad agosto, invece del previsto mese di luglio.

La centrale elettrica strutturata con i blocchi 2 e 3, fa capo ad una società creata ad hoc, la Taranto Energia, controllata dalla stessa ILVA e che alle dipendenze circa un centinaio di dipendenti,  ha un ruolo nevralgico nello stabilimento siderurgico in quanto recupera il gas prodotto dall’attività di altiforni e acciaierie , che viene trasformato in energia la quale viene successivamente utilizzata ad alimentare l’area a freddo dello stabilimento ILVA di Taranto.

 




Come si fa l’imprenditore a Taranto ? Si truffa il Comune di Taranto. Solo che poi arriva la Guardia di Finanza

L’indagine è scaturita da una attività mirata a verificare la regolarità degli appalti per i lavori di ristrutturazione assegnati dal Comune di Taranto, utilizzando dei finanziamenti della Regione Puglia.

 

 

Tutto nasce dal secondo troncone di una indagine che era già scaturita nel sequestro di documentazione negli uffici delle imprese Volpe e Geoga, che si erano aggiudicate l’appalto per la ristrutturazione del palazzo storico “Pantaleo“. Quattro immobili a rischio di crollo ubicati nella città vecchia di Taranto sono stati sequestrati con un provvedimento d’urgenza preventivo, effettuato dai finanziari del Nucleo di Polizia Tributaria di Taranto , a seguito di una indagine condotta dal sostituto procuratore Enrico Bruschi sugli appalti assegnati per eseguire lavori di ristrutturazione. Nove le persone indagate tra imprenditori, dirigenti e funzionari comunali per ipotesi di reato di omissione di lavori su edifici a rischio crollo e truffa aggravata.

Da quanto si è appreso, la perizia disposta dal pubblico ministero avrebbe accertato che molti lavori di consolidamento in realtà risultavano essere stati effettuati esclusivamente sulla carta, in quanto non erano stati mai realizzati. Gli uomini della Guardia di Finanza, coordinati dal tenente colonnello Giuseppe Micelli, hanno anche proceduto al sequestro di beni per circa 700mila euro

Nel frattempo le famiglie (una ventina) che occupavano attualmente gli stabili sono state fatte sgomberare per garantire la loro incolumità ed ora il Comune di Taranto sta procedendo a garantire loro una sistemazione provvisoria.