Cambi di casacca in Parlamento: arrivi & partenze

L’annuncio dell’ avvenuta costituzione dei  gruppi parlamentari di Mdp, non fa che confermare come la caratteristica di questa legislatura sia la moltiplicazione dei gruppi a causa di scissioni politiche, e alimentate dalle espulsioni di tantissimi deputati e senatori di M5s. A questo fenomeno tutto politico si aggiungono poi molti cambi di casacca individuali.

L’espulsione di parlamentari dai gruppi grillini è iniziata già nei primissimi mesi della legislatura: la prima vittima è stato Marino Mastrangeli espulso dal gruppo del Senato il 30 aprile 2013. E’ seguita la progressiva cacciata di altri 18 senatori, compreso Luis Orellana, che era stato il candidato di M5s per la presidenza del Senato, dove ora i pentastellati sono rimasti in 35. Analoga storia a Montecitorio: il 6 giugno 2013 furono messi alla porta i deputati tarantini  Alessandro Furnari e Vincenza Labriola, il cui destino è stato quello di altri 16 deputati. La diaspora ex-M5s si è spalmata su tutto l’arco parlamentare, da Fdi (Walter Rizzetto) a Sel-Si (Adriano Zaccagnini e Francesco Campanella), da Ala (Adele Gambaro) e Ncd (Fabiola Anitori), al Pd (Tommaso Currò e Gessica Rostellato).

I vari pentastellati usciti hanno dato vita anche a dei piccoli Gruppi (Lavori in Corso, Movimento X, ecc), ma l’unico che tuttora esiste è Alternativa Libera, con con sette deputati alla Camera. E di diaspora occorre parlare anche per Scelta Civica. Nel dicembre 2013 ben 20 deputati di ispirazione cattolica e popolare hanno dato vita a “Per l’Italia”. Nel corso dei mesi sia alla Camera che al Senato numerosi parlamentari hanno lasciato il gruppo, compreso Mario Monti, la maggior parte dei quali è confluito nel Pd: tra essi il ministro Stefania Giannini e Linda Lanzillotta al Senato e Andrea Romano alla Camera, divenuto direttore de L’Unità, quotidiano del Pd: a Palazzo Madama addirittura non c’è più il gruppo. L’ultima scissione nel luglio 2016: il segretario Enrico Zanetti è uscito insieme ad altri tre deputati, portando via il nome, per unirsi ad Ala. I 17 che sono rimasti hanno dovuto cambiar nome, in Civici Innovatori.

Tre le scissioni nel PdL. Quando nel novembre 2013 Berlusconi ha tolto la fiducia al governo Letta, sono usciti 29 senatori (poi cresciuti ancora) e 29 deputati dando vita a Ncd. A gennaio 2014 Berlusconi siglò il “Patto del Nazareno“, ed ecco la scissione guidata da Raffaele Fitto, che ha portato via 10 deputati e 10 senatori. Con la rottura del”Patto del Nazareno“, nella primavera ad uscire sono stati quelli di Ala (7 deputati e 10 senatori, divenuti poi 20) guidati da Denis Verdini.

Tempesta anche nel centrosinistra. Nel giugno 2014 ben 10 deputati, guidati da Gennaro Migliore, lasciarono Sel in disaccordo sulla collocazione europea del partito, e aderirono al Pd. In compenso un anno dopo uscirono dal Pd Alfredo D’Attorre, Stefano Fassina e altri 4 deputati per aderire a Sel. E dal Pd erano anche usciti i tre deputati di Possibile, guidati da Pippo Civati. A questo tourbillon di scissioni si aggiunge quella odierna: 16 di Si, 18 del Pd e due del Misto hanno dato vita al Movimento Mdp.




Ennesimo “show” giudiziario della Procura di Trani: “processate il Sen. Azzolini”

La Procura della Repubblica di Trani ha chiesto il rinvio a giudizio per il senatore Antonio Azzollini  ex Ncd ora in Forza Italia e per altre 17 persone nell’ambito del procedimento sul crac per 500 milioni di euro della Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie (Barletta Andria Trani). Al senatore, i magistrati tranesi contestano i reati di bancarotta fraudolenta e induzione indebita a dare o promettere utilità. Chiesta invece l’archiviazione per il reato di associazione per delinquere “perché il fatto non sussiste

Il senatore pugliese fu al centro dell’inchiesta “Ora pro nobis che  ha causato nel giugno del 2015 un vero e proprio “terremoto” giudiziario sull’opera fondata da don Pasquale Uva, che si trovava  già in amministrazione straordinaria. Il Senato ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata ai danni dell’ex sindaco di Molfetta, che nell’aprile 2016 ha vinto un importante primo round presso il Tribunale del Riesame di Bari che ha stabilito la non sussistenza di gravi indizi di colpevolezza per i reati di associazione a delinquere, circostanza che ha indotto la procura ad archiviare tali accuse.

Contestualmente alla richiesta di rinvio a giudizio, la Procura ha stralciato con relativa richiesta di archiviazione la posizione di altri 10 indagati e numerose ipotesi di reato, tra cui anche quelle di bancarotta per le quali negli anni scorsi aveva chiesto e ottenuto l’arresto di alcuni indagati. L’udienza preliminare è stata fissata per il 31 gennaio 2017 dinanzi al gup Angela Schiralli del Tribunale di Trani dinnanzi a cui compariranno  anche l’ex direttore generale Dario Rizzi, Adrijana Vasilievic e suor Marcella Cesa, ex madre superiora della Congregazione delle Ancelle della Divina Provvidenza.

Lo scorso novembre il gup di Trani ha rinviato a giudizio  per “concussione” e “truffa” lo stesso senatore Azzollini  con altre 41 persone – per la vicenda del porto di Molfetta, opera mai portata a termine dopo l’erogazione di fondi pubblici per 150 milioni di euro, cittadina pugliese di cui Azzolini è stato sindaco

 




Le mezze verità del Ministro Alfano su Taranto. E non solo….

di Antonello de Gennaro

Schermata 2016-03-01 alle 14.45.34Il ministro dell’interno Angelino Alfano ha annunciato trionfalmente ieri a Bari in Prefettura  l’arrivo a Taranto e nel capoluogo di regione di 100 militari suddivisi equamente “per fronteggiare l’emergenza criminalità nelle due città“. Niente di più falso. Infatti i militari destinati alle due città sono all’interno dei rispettivi porti, e sicuramente non per fronteggiare la criminalità che spara ripetutamente indisturbata nelle città a cielo aperto. Ma probabilmente il ministro Alfano ha la propensione ad inquadrare le situazioni con una certa ottica, così come ha fatto con la sua vicenda personale, che lo vede iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma per “abuso d’ufficio” per il trasferimento di un prefetto, inchiesta scaturita da un fascicolo che l’ex procuratore di Enna, , ha girato al procuratore di Roma (lergg.

Secondo l’ex stimato magistrato, sarebbero emersi forte indizi di pressioni sul ministro perché spostasse da Enna il prefetto Fernando Guida che aveva avviato il commissariamento dell’ Università Kore di Enna ci sono, eccome se ci sono. Anzi c’è molto di più, visto che, per Ferrotti, i vertici della Kore (il presidente dell’università Cataldo Salerno è indagato)  pensarono di contattare anche la senatrice eAnna Finocchiaro (eletta a Taranto)  la quale però non si attivò. Di qui il suo rapporto ai pm romani. Di qui le cause per cui il ministro Alfano è indagato. Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano risulta che la pista investigativa che porta ad Alfano passa da Giuseppe Firrarello, detto Pino, ex senatore del Pd, ex sindaco di Bronte, grande collettore di voti nonché suocero di Giuseppe Castiglione,  sottosegretario del Ncd .

intercettazioniSono state proprio le intercettazioni di Vladimiro Crisafulli detto Mirello, un tempo sovrano assoluto della cittadina siciliana, con  Ugo Malagnino il segretario particolare del viceministro Filippo Bubbico,  (entrambi sono iscritti nel registro degli indagati, ndr) a inguaiare indirettamente Angelino visto che parlano, sostengono i magistrati, della necessità di trasferire il prefetto, e dicono testualmente: “Dobbiamo fare presto, dobbiamo risolvere questa cosa prima che il ministro parta per le vacanze”. In effetti il trasferimento del prefetto Guida avvenne il 23 dicembre. Due giorni prima di Natale. Nell’atto si legge che gli atti sono trasmessi nello stesso giorno, primo febbraio, al collegio dei reati ministeriali e che il ministro e gli altri indagati sono “sottoposti a indagini per il reato di cui all’articolo 323 del codice penale, commesso in Roma il 23 dicembre 2015”. Il prefetto Guida aveva già avviato gli accertamenti  il 28 ottobre  per poi accelerare verso il commissariamento dell’Università Kore avvenuto il 18 dicembre.

Il trasferimento del prefetto  di Enna, Fernando Guida venne accolto con sorpresa, visto che è a filo della scadenza dei due anni, il tempo minimo di permanenza nella stessa sede, in genere, di un prefetto. A denunciare platealmente il siluramento di Guida fu proprio il procuratore Ferrotti, il 12 gennaio scorso, in occasione della festa per il suo pensionamento. E ancora più platealmente, nella stessa occasione, fu il procuratore generale di Caltanissetta, Sergio Lari, a denunciare: “Sono stati posti aperti tentativi di bloccare un’indagine della magistratura e di delegittimare con una denuncia fatti inesistenti, contro chi stava conducendo quelle indagini“. Nel fascicolo che ora sarà esaminato dal Collegio dei reati ministeriali, sono confluiti i tabulati telefonici di Firrarello. I magistrati romani li hanno chiesti per trovare telefonate con il ministro Alfano o con ambienti e persone a lui vicine . Alfano potrebbe essere chiamato a rendere dichiarazioni ma in quanto indagato può anche avvalersi per Legge incredibilmente della facoltà di non rispondere o di mentire.

Schermata 2016-03-01 alle 14.31.56Chissà se ieri nel piazzale antistante la Prefettura di Bari, era proprio dei loro rispettivi problemi con la giustizia, che parlottavano Ugo Malagnino il segretario del viceministro Bubbico e Giuseppe Annicchiarico l’attuale dirigente della Digos di Taranto, a carico del quale pende la decisione di imputazione coatta adottata del giudice per le indagini preliminari di Taranto dr.ssa Anna De Simone  per “abuso d’ufficio“ . Annicchiarico infatti deve rispondere alla giustizia (un pò rallentata….forse qualcuno è alla ricerca della prescrizione ?) secondo quanto i magistrati hanno evinto dalle carte processuali, che accusano Annicchiarico di aver aver omesso in maniera parziale le evidenze delle indagini che effettuò quando dirigeva il commissariato di P.S. di Manduria nei confronti di due dirigenti sportivi,  inducendo quindi a suo tempo il magistrato a decidere per l’arresto dei due dirigenti sportivi. Piccolo particolare i due dirigenti sportivi (uno dei quali uno stimato medico di Manduria) vennero arrestati, incarcerati e sottoposti ad una gogna mediatica immeritata (leggete QUI salvo poi venire assolti c0n formula piena assistiti dall’ Avv. Marseglia del Foro di Taranto . Ed entrambi hanno successivamente querelato l’ Annicchiarico.

Credeteci, ieri mattina era a dir poco imbarazzante vedere come  Annicchiarico dirigente della Digos tarantina, cercasse di esibire la sua “amicizia” con il segretario particolare dell’ On. Bubbico dinnanzi ai suoi colleghi baresi . Vergognoso invece l’operato “vendicativo” nei nostri confronti messo in atto ieri a Bari dall’ Annicchiarico il quale ha fatto, o meglio, provato (inutilmente !),  qualsiasi cosa per impedirci  di partecipare alla conferenza stampa del Ministro Alfano, dove eravamo stati regolarmente accreditati ed a cui abbiamo partecipato anche grazie all’esemplare correttezza del Questore di Bari dr. De Iesu e del dirigente della Digos dr. Di Tullio , a cui va il nostro più sincero ringraziamento . Adesso di questa squallida vicenda ( o vendetta ?) se ne occuperà la Procura della Repubblica di Bari. Per correttezza d’informazione dovuta ai nostri lettori, a seguito della pubblicazione di questa vicenda, è bene rendere noto che mesi fa siamo stati querelati dall’ “imputato” dirigente della Digos di Taranto Annicchiarico, il quale a sua volta ha ricevuto per risposta da parte del sottoscritto due belle querele, una dinnanzi alla Procura della Repubblica di Roma ed una  dinnanzi a quella di Bari.

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nella foto il Questore di Taranto dr. Schimera

La verità è che a Taranto, si spara ovunque, dal centro storico alla periferia, nei quartieri dove notoriamente risiede la maggior parte della malavita locale (Tamburi, Città Vecchia, Salinella) e si avverte per la strada l’assenza di una necessaria attività di prevenzione de parte delle Forze dell’ Ordine. La città di Taranto, che per fortuna ha visto arrivare due  nuovi capaci militari come il Colonnello Andrea Intermite alla guida dei Carabinieri e del Colonnello Gianfranco Lucignano alla guida della Guardia di Finanza il cui attivismo è sotto gli occhi di tutta la città. Merita sicuramente più attenzione da parte del Prefetto di Taranto  dr. Guidato, troppo preso dal preparare i bagagli e le carte in vista del suo imminente trasferimento al nord, e del nuovo Questore Schimera che proviene da Matera, città dove la delinquenza è sicuramente poca cosa con furti, scippi e la microcriminalità di strada, e che sinora a Taranto ha dimostrato di amare molto le telecamere per gli annunci trionfali, ma di conoscere ancora molto poco la città ed i suoi propblemi,  nonostante abbia iniziato proprio a Taranto la sua carriera.

Basta farsi una passeggiata intorno alla Prefettura di Taranto, accanto a cui ha sede il commissariato di P.S. Borgo, e guardare con i propri occhi cosa avviene nel cuore della città, dove chiunque è capace di bloccare il ponte girevole e paralizzare la città per capire il perchè molta gente a Taranto rimpiange il vecchio questore Enzo Mangini. Al suo arrivo a Taranto il Questore Schimera dichiarò : “Credo nella polizia di prossimità, nel contatto con la gente, e il mio ufficio anche a Taranto sarà sempre aperto a tutti“. Peccato constatare però che nelle ultime ore con il nostro giornale non lo sia, così come il suo ufficio stampa non risponde alle nostre telefonate.

Chissà forse stanno preparando qualche altra inutile conferenza stampa, per parlare di “brillante” operazione, quando invece si scoprono gli autori dei reati grazie ai soliti “confidenti” di Questura, che evidentemente a Taranto abbondano.




Le mani di Cl sul business degli immigrati. Odevaine: “Comunione e Liberazione finanzia Alfano e Lupi”

Parlava senza timori Luca Odevaine. Lunghissime conversazioni con i suoi uomini più fidati, sicuro che nessuno lo potesse ascoltare all’interno degli uffici della fondazione Integr/azione. È il 21 marzo 2014, nel pieno dell’inchiesta Mafia Capitale che lo ha portato agli arresti lo scorso dicembre e che oggi ha avuto il suo seguito con 44 arresti. Dopo aver incontrato alcuni esponenti della cooperativa “bianca” La Cascina – vicina a Comunione e Liberazione  – Odevaine (componente del Tavolo di coordinamento nazionale insediato presso il ministero dell’Interno) spiega nei dettagli come è nato il grande affare dei migranti ospitati nel Cara di Mineo, oggi al centro del secondo troncone dell’inchiesta romana. “Li ho conosciuti quando c’è stata la prima gara” racconta a Stefano Bravo, il suo commercialista di fiducia, riferendosi al management del gruppo dell’imprenditoria cattolica oggi colpito da diversi arresti e perquisizioni.

Il Centro per migranti di Catania – un ex residence costruito per ospitare i rifugiati sbarcati nelle coste siciliane – era stato inizialmente affidato alla Croce Rossa (“senza gara, senza niente – specifica Odevaine intercettato dai Carabinieri del Rosla moglie di Letta (Gianni, ndr) è presidente della Croce Rossa Lombardia”). Quando il politico romano inizia ad occuparsi dell’affare migranti in Sicilia in rappresentanza del governo per la gestione dell’emergenza rifugiati c’era l’attuale prefetto di Roma Franco Gabrielli, che – secondo Odevaine – lo avrebbe contattato: “Me dice: senti Luca… prendite un attimo ‘ste carte – si legge in una intercettazione ambientale contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita oggi – guarda un attimo perché secondo me questa cosa (la gestione del Cara di  Mineo, ndr) costa ‘no sproposito”.  Andava presa una decisione,spiegava Odevaine al commercialista Stefano Bravo, per ottimizzare la spesa. Ed ecco che con parole chiarissime Odevaine spiega come – secondo la sua versione – si sono svolti i fatti:

nella foto Odevaine

nella foto Luca Odevaine

Luca Odevaine:  (Gabrielli, ndr) …va a parlare con Letta torna e dice “…facciamo la gara…” … (si mettono a ridere) … e mi fa “ma te te la senti de fa la gara?… ” … “e me la sento Franco … eh ci provo … lo faccio … che ne so … vado giù e vedo com’è…” … per cui alla fine andai giù … l’aria non era proprio delle migliori … però detto questo … praticamente venne nominato sub-commissario … eh del commissario Gabrielli … il Presidente della Provincia di Catania … che era anche Presidente dell’UPI … Giuseppe Castiglione (sottosegretario all’agricoltura, del Ncd, che, secondo notizie dello scorso marzo, risulterebbe indagato ndr), … il quale … quando io ero andato giù … mi è venuto a prendere lui all’aeroporto … mi ha portato a pranzo … arriviamo al tavolo … c’era pure un’altra sedia vuota … dico eh “chi?” … e praticamente arrivai a capì che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara (ride)…

Il seguito della conversazione entra nel vivo della vicenda Cara di Mineo. Odevaine spiega al commercialista il passo successivo, il contatto con il mondo della cooperazione cattolica. Nel seguito dell’intercettazione escono nomi di altro profilo (che non risultano indagati).

Luca Odevaine: ne parlo con questi dell’Arciconfraternita a Roma … con cui ho sempre lavorato qui al di Comune di Roma … e sò quelli che gestiscono il centro quello di Boccea … che il Comune gli ha affidato e tutto quanto … che c’aveva la capacità di farlo … e loro nel frattempo si erano appunto … fusi con la Cascina … per cui ho conosciuto loro gliel’ho presentati a Castiglione … e poi è nato questo … peraltro è nato e si è sviluppato poi per altri aspetti … perché loro adesso … Castiglione si è avvicinato molto a Comunione e Liberazione, insieme ad Alfano e adesso loro … Comunione e Liberazione di fatto sostiene strutturalmente tutta questa roba di Alfano e del Centro Destra …inc… Castiglione …

Stefano Bravo: Comunione e Liberazione appoggia Alfano?

Luca Odevaine:  si … stanno proprio finanziando … sono tra i principali finanziatori di tutta questa …

Stefano Bravo:  apposta regge …

Luca Odevaine:  questa roba si … e Lupi è ... (si accavallano le voci) … e si sta dentro … Lupi … (si accavallano le voci) … e infatti è il Ministro del … .del coso … delle Opere Pubbliche

Stefano Bravo:  e si Infrastrutture …

Luca Odevaine:  Infrastrutture eh … e Castiglione fa il sottosegretario … all’Agricoltura … però … ed è il loro principale referente in Sicilia … cioè quello che poi gli porta i voti … perché poi i voti loro …inc… ce li hanno tutti in Sicilia … per cui diciamo … io gli ho messi insieme … e si è strutturata questa roba … e dopo di che … abbiamo fatto questa cosa di Mineo … e la prima gara … io ho fatto il Presidente della Commissione … e … poi c’è stata una seconda gara … e poi adesso questa è la terza praticamente … gara che si fa … e in tutte e tre io ci so stato in Commissione …

Il nome dell’Arciconfraternita citato da Odevaine conta molto in ambito romano. Fondata nel 1571, l’Arciconfraternita del S.S. Sacramento e di S. Trifone era già stata citata nelle carte del primo troncone dell’inchiesta “Mafia Capitale“. Lo scorso dicembre il cardinale vicario per la diocesi di Roma Agostino Vallini aveva assicurato che la Curia romana nulla aveva a che vedere con i sospetti caduti sull’associazione ecclesiastica: “L’abbiamo sciolta. Abbiamo mandato una visita apostolica nel 2010”.

Il racconto di Odevaine – in stretto contatto con la dirigenza – è però differente:

Luca Odevaine:   allora io ti spiego com’è la questione … c’è stata una fusione tra … questi due gruppi ... diciamo così … uno che è la Cascina … e l’altro … ovviamente il più piccolo … che è … adesso si chiama Domus Caritatis … che in realtà … prima era eh … l’Arciconfraternita del Santissimo Trifone … una roba del genere si chiama … che sostanzialmente era … diciamo così il braccio operativo del Vicariato

Dunque più che sciogliersi l’Arciconfraternita romana era entrata nella sfera della cooperativa La Cascina, legata al movimento Comunione e Liberazione. Un fatto che – se confermato – mostrerebbe quanto forte sia l’alleanza tra il Vicariato e CL. Almeno negli affari sui migranti.

La lunga spiegazione di Odevaine prosegue, entrando nel vivo della questione: le presunte mazzette pagate dalla Cascina per aggiudicarsi l’appalto del Cara di Mineo.

Luca Odevaine:    … allora su Mineo … con loro … abbiamo stabilito … avevamo stabilito … loro mi davano … su Mineo 10.000 euro al mese … come … diciamo così … contributo … anche perché qui c’ho … assunta qualche persona … figli de … de dipendenti del ministero … insomma … eh … però siccome 10.000 euro … insomma erano stati stabiliti all’inizio … mò abbiamo raddoppiato …

Parole che i magistrati avrebbero riscontrato nel corso delle indagini, tracciando il flusso di soldi dalla coop La Cascina alle casse gestite da Odevaine. Presunte tangenti finite – secondo gli investigatori – lontani da Roma, verso il Venezuela.




Renato Altissimo è morto , fu segretario del Pli

E’ morto Renato Altissimo, ex segretario del Partito Liberale Italiano dal 1986 al 1993 e più volte ministro. Da tempo  era ricoverato malato all’Ospedale Gemelli di Roma. Nato a Portogruaro, Altissimo aveva 75 anni ed era stato  anche vicepresidente Confindustria. Proveniva da una famiglia proprietaria di una fabbrica dell’indotto Fiat vicino a Torino. L’esponente Ncd Fabrizio Cicchitto, in una nota di cordoglio, lo definisce “intelligente e colto“.

 Altissimo è stato uno dei principali protagonisti della 1a Repubblica , esponente di primo piano del “Pentapartito” accoro interpartitico che governò e dominò gli anni Ottanta della politica, in cui si mosse da esponente di spicco del Pli. Deputato in cinque legislature e ministro: nel governo Cossiga I, nei governi Spadolini I e II e ministro della Sanità nel governo Fanfani V, ministro dell’Industria nel governo Craxi I .

All’esplodere di Tangentopoli, per qualche periodo potè sbandierare un singolare record: quello di essere l’unico segretario dell’allora «pentapartito» – ovvero i governi formati da una coalizione composta da Dc, Psi, Pri, Psdi e appunto Pli– a non essere indagato. Tutti gli altri erano stati raggiunti da avvisi di garanzia.

CdG Altissimo

Mentre la “Prima Repubblica” franava travolta dal ciclone di Mani Pulite, Altissimo ebbe buon gioco nel mostrare, solitario, il vessillo immacolato della «questione morale» sventolato dal Pli. Ma il primato però durò poco meno di un anno: il 15 marzo 1993 anche il nome del leader liberale finì nelle carte giudiziarie della procura di Milano. Il 4 dicembre 1993 Altissimo ammise in una conferenza stampa (in effetti tutti gli altri leader di partito fecero la medesima ammissione soltanto in tribunale) di aver ricevuto denaro in maniera illecita, 200 milioni di lire in contanti. .

Dopo la condanna, Altissimo sostanzialmente sparì dalla scena politica. Piemontese, figlio di industriali (per un certo periodo fu anche vicepresidente di Confindustria, la sua attività era nell’indotto Fiat) all’ex segretario Pli (sovente assai abbronzato, sovente sorridente) era accostata la parola «galantuomo», forse perchè – salvo l’inciampo di Tangentopoli – il suo nome non venne mai associato a scandali e a pratiche di lottizzazione. Fama (anche) di seduttore e viveur: nelle foto pre-tangentopoli lo si vedeva sempre accanto a bellissime donne. E con Gianni De Michelis (altro ministro-viveur) lo si vedeva a quel “Tartarughino”  il famoso ristorante-pianobar romano che durante la “Prima Repubblica” fu un buen retiro serale per diversi esponenti della politica e della finanza  .

Altissimo, volto abbronzato, fronte ampia e immancabile basettone, fu travolto, come tanti altri, dal principale processo giudiziario di Mani Pulite, l’inchiesta sulla maxitangente Enimont. Lo scandalo delle mazzette da 150 miliardi non travolse solo Altissimo coinvolgendo nomi celebri come La Malfa o Forlani e sotterrando, di fatto, il Pli. Altissimo, che nel 1993 ammise di aver ricevuto diversi milioni in maniera illecita, fu definitivamente condannato a 8 mesi nel 1998. Venti anni dopo, con un libro scritto a quattro mani con Gaetano Pedullà e pubblicato nel 2012 tornerà su quegli anni raccontando le sue verità ed inediti retroscena sotto un titolo che non lasciava spazio a dubbi: “L’inganno di Tangentopolì“.

Il suo percorso politico, però, non si era concluso. Nel 2014, tornava infatti sulla scena con ‘I Liberali‘, movimento che, promuovendo il rilancio dell’economia e un’accelerazione sulle privatizzazioni, raggruppa, tra gli altri, alcuni pilastri del liberalismo italiano come Alfredo Biondi e Carlo Scognamiglio.




Le “capriole” politiche della Poli Bortone. Un manuale di incoerenza politica

CdG APB 5 marzoSembra passato un secolo, mentre era oltre un mese fa, esattamente il 5 marzo , quando Adriana Poli Bortone scriveva sulla sua pagina Facebook le seguenti parole: “Tutti insieme dobbiamo accorrere e sostenere il nostro candidato, il prof. Schittulli, partecipando alla convention che si svolgerà alle ore 10 allo Showville (via Giannini n.9) a Bari. La nostra presenza massiccia sarà la testimonianza fattiva di Fratelli d’Italia, che per primo ha creduto nel candidato Schittulli. Dobbiamo sentirci tutti motivati e mobilitati per mandare a casa dopo dieci anni la sinistra del tandem Emiliano-Vendola che tanto ha danneggiato i cittadini tutti“.

CdG APB 8 marzoQualche giorno dopo, precisamente l’ 8 marzo scorso,  sempre sul socialnetwork , la  Poli Bortone scriveva “CON SCHITTULLI LA VITTORIA DEL CENTRODESTRA E’ A PORTATA DI MANO”.  ed  aggiungeva “La magnifica e affollatissima convention per Francesco Schittulli di oggi a Bari attesta una imponente presenza del centrodestra in Puglia. La partita è assolutamente aperta, tra una destra chiara, con radici storiche nella nostra regione, ed una sinistra che ha dato pessima capacità di governo in dieci anni di presidenza Vendola-Emiliano. Sta adesso a noi sostituire le inutili polemiche con una forma di sana competizione all’interno della coalizione. Il popolo del centrodestra vuole unità e coesione, elementi necessari per giungere ad una vittoria veramente a portata di mano”

CdG APB 11 marzoQualcuno potrebbe dire: ma siamo sicuri che era quello il suo pensiero ? Ed allora basta scorrere un pò la sua pagina ufficiale sul social network per arrivare appena 3 giorni dopo  all’ 11 marzo 2015 e leggere qualcos’altro che la Poli Bortone scriveva sul suo profilo Facebook.  Affermazioni  a dir poco imbarazzanti…: “Rispetto alla “clamorosa” notizia della mia candidatura, smentisco oggi e una volta per tutte una simile ipotesi. Il portavoce provinciale di Fratelli d’Italia ha saputo in questi anni individuare una classe dirigenti di giovani onesti che rispettano gli impegni, non bevono, non si drogano e che ancora non hanno avuto -a differenza di me- un rinvio a giudizio. Questi giovani non solo hanno il diritto, ma il dovere di candidarsi in Fratelli d’Italia per dimostrare quanto valga il consenso popolare su di loro e quanto possano dare per la crescita ulteriore di Fratelli d’Italia. Da parte mia , quale espressione meridionalista in FdI-An, da anni auspicavo la candidatura del prof. Francesco Schittulli ed oggi che è riuscito a mettere insieme le diverse anime di centrodestra sarò accanto a lui lealmente e con impegno ancora maggiore di quanto ne metterei se fossi direttamente candidata“.

CdG APB 20 marzoContinuando a scorrere la pagina, ci è venuto un dubbio ? Ma chi le scrive queste cose ? Abbiamo sbagliato pagina, siamo su quella di Raffaele Fitto ? . Invece no, cari lettori, è sempre Adriana Poli Bortone che il 20 marzo 2015 scriveva: “Non sta a noi intervenire nelle diatribe interne a Forza Italia che, ci auguriamo, possano comunque giungere ad una composizione. Sarebbe infatti assurdo creare spaccature nel momento in cui il centrodestra, nonostante le recenti vicende, è in decisa rimonta in Puglia. Come Fratelli d’Italia abbiamo avuto fiducia per primi nel prof. Schittulli e la nostra parola rimane quella data a lui e alla coalizione che attorno a lui si è formata già da tempo”

CdG APB Gazzetta 24 marzoPoichè a volte girano pagine fasulle sul social networks ed allora siano andati a dare un’occhiata in giro, anche su altre testate giornalistiche maggiormente presenti di noi nel leccese. Ecco quello che Adriana Poli Bortone dichiarava il 24 marzo scorso alla Gazzetta del Mezzogiorno: “BARI – “Allontaniamo chiaramente e definitivamente ogni dubbio da chi, in maniera strumentale, tenta di veicolare messaggi sbagliati che danneggiano Fratelli d’Italia- An. Il partito è vivo e vegeto, anche in provincia di Lecce, dove in occasione delle europee e con l’adesione di Io Sud alla costituente, ha raddoppiato i consensi. La lista alleata con Schittulli sarà dunque esclusivamente di FdI“. Lo afferma Adriana Poli Bortone, dell’ufficio di presidenza di FdI- An che conclude, “qualcuno se ne faccia una ragione“.

All’improvviso oggi  la Poli Bortone scrive ben altro, ecco: “Ringrazio Berlusconi per la fiducia e tutti gli amici che si stanno impegnando per ridare linfa e voce per un centrodestra rinnovato in Italia. Io non posso che essere con coloro che intendono portare avanti un progetto vero nel quale la destra possa trovare il suo spazio. Sono convinta che sono Berlusconi e Salvini le due figure intorno alle quali si dovrà costruire il futuro centrodestra.  In Puglia so che la battaglia è difficile, sia per i tempi ristretti sia per le defezioni di chi ha preferito schieramenti diversi dal centrodestra, sia per i consueti protagonismi ai quali siamo abituati da 10 anni, ma ce la metteremo tutta. Comunque, ci sono ancora 10 giorni per ricondurre nell’alveo giusto dell’unità queste forze politiche. ‪#‎forzaadriana“.

CdG Meloni

Appena ieri Giorgia Meloni “leader” di Fratelli d’ Italia-Alleanza Nazionale   ha rilasciato un’intervista alla collega Daria Gorodisky del Corriere della Sera, che vi riproponiamo di seguito:

A Berlusconi non interessa più vincere: non vuole battere Renzi, il renzismo gli piace. Noi, invece, vogliamo mandare a casa questo governo”. Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, spiega anche così la scelta di non appoggiare il candidato alla guida della Regione Puglia indicato dal leader di Forza Italia.

Dunque il vostro nome rimane Francesco Schittulli.

Lo abbiamo proposto per primi e tutto il centrodestra era d’accordo. Poi Berlusconi ha litigato con Fitto e si è spostato su Adriana Poli Bortone: e noi, per le loro beghe interne, dovremmo tutti cambiare idea, litigare tutti e riorganizzarci? No, non intendiamo assolutamente partecipare a questa manovra che regalerà la Puglia alla sinistra. E non tradiremo il candidato che prima aveva anche il sostegno della stessa Poli Bortone“.

La quale è una dirigente del vostro partito.

Lancio l’appello a Adriana Poli Bortone di non prestarsi a questa operazione strumentale che ha soltanto lo scopo di saldare i conti interni a Forza Italia. Non tradisca il suo partito“.

Da parte sua, Poli Bortone si augura che piuttosto lei non abbia il «disegno di costruire un nuovo centro».

“Non faccio polemica. Ma io sono sempre dalla stessa parte: faccio la destra“.

Insomma il centrodestra in Puglia si presenterà spaccato: non vi imbarazza trovarvi con l’Ncd mentre dall’altra parte c’è la Lega, con la quale da tempo volete allearvi?

Non siamo noi ad aver diviso il fronte. E poi se Alfano non va bene in Puglia, come mai va bene in Campania, in Lombardia, in Umbria? Comunque c’è poca differenza tra Ncd e Forza Italia che stava al governo con Monti, Letta e che con Renzi stringe improbabili patti. I rapporti con la Lega restano inalterati“.

Raffaele Fitto e Francesco Schittulli

nella foto da sinistra Raffaele Fitto e Francesco Schittulli

I candidati dell’area moderata per la poltrona di presidente della Puglia adesso sono e restano due:   Francesco Schittulli, che ha dalla sua parte la corrente maggioritaria di Fitto, Ncd e Fratelli d’Italia, anche loro tornati a rimarcare la loro posizione, ed incredibilmente   contrapposta Adriana Poli Bortone, sostenuta da Forza Italia e Psi. L’appello di Raffaele Fitto alla coesione politica, anche se dai toni battaglieri,  non è stata raccolta da Berlusconi il quale non accetta l’opposizione interna di Fitto in Forza Italia ed allora  ha riunito i segretari regionali per fare il punto sulla situazione in tutte le sette regioni al voto.

Schittulli è in condizioni di giocare per vincere. E allora perché non sostenerlo? A maggior ragione dopo che Forza Italia l’ha scelto e elogiato pubblicamente fino a cinque giorni fa. Perché regalare la Puglia a Renzi e al Pd?” aveva dichiarato Fitto nella sua ultima nota . Ma il segretario regionale “nominato” Luigi Vitali , appena uscito da Palazzo Grazioli. gli ha risposto: “La colpa di questa situazione è chiara a elettori e mezzi di informazione: è di Schittulli e di Fitto. Il primo, spogliandosi dal ruolo di candidato di tutti, ci ha cacciato via dalla coalizione, amareggiando molto il presidente  Berliusconi che si era pubblicamente espresso a favore della sua candidatura. E Fitto ne ha ispirato le mosse, ha utilizzato Schittulli per ottenere quello che lui da solo non avrebbe ottenuto”. Intesa, che secondo Vitali, peraltro non rieletto alle ultime elezioni politiche e con quale problema di natura giudiziaria,   potrebbe essere soltanto seguendo una strada, quella  “con Poli Bortone unica candidata presidente, si ricomincia a discutere“.

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Adriana Poli Bortone, un’ ex Msi (come Vitali) , poi in Alleanza Nazionale ed ora “last minute”  è quindi ufficialmente in campo come candidato governatore della Puglia. “So che la battaglia in Puglia  è difficile ma ce la metteremo tutta – dice dopo aver incassato l’investitura-adozione politica di Forza Italia che sabato scorso aveva lanciato la sua candidatura. “Ringrazio Berlusconi per la fiducia, e tutti gli amici che si stanno impegnando per ridare linfa e voce per un centrodestra rinnovato in Italia. Io non posso che essere con coloro che intendono portare avanti un progetto vero nel quale la destra possa trovare il suo spazio. E sono convinta che sono Berlusconi e Salvini le due figure intorno alle quali si dovrà costruire il futuro centrodestra. Sia per i tempi ristretti sia per le defezioni di chi ha preferito schieramenti diversi — dice la Poli Bortone, — c0sì come per i consueti protagonismi  (il riferimento è a Fitto n.d.a.) ai quali siamo abituati da dieci anni a questa parte. Comunque ci sono ancora dieci giorni per ricondurre nell’alveo giusto dell’unità queste forze politiche”.

Resto nel partito anche se ha fatto una scelta incoerente

La Poli Bortone ha cercato di chiarire la sua posizione nel partito, Fratelli d’ Italia, cui aderisce,  ma che non la sostiene non avendola mai candidata. “Ho scritto alla Meloni – ha detto l’ex senatore leccese del MSI – dicendo che intendo rimanere nel partito perché credo che la vocazione del partito sia quella di costruire realmente una destra. Mi sono meravigliata dello schieramento che è stato deciso: hanno preferito andare con uno spezzone di FI, quello dei dissidenti, e con il Nuovo centrodestra, Area popolare che sia, che sta al governo con Renzi. Mi è sembrata una scelta incoerente. Sarebbe stata coerente se fossimo stati tutti quanti insieme. Ma nel momento in cui si creano due schieramenti, uno dichiaratamente di centrodestra, con FI e Lega; l’altro non particolarmente connotato, almeno rispetto agli obiettivi politici della destra, mi è sembrato singolare, al di là del mio nome, come scelta politica». La candidata leccese, dalla memoria un pò corta ha qualcosa anche contro Schittulli. “Fin da ottobre, aveva sempre sottolineato che sarebbe rimasto in campo solo a patto che ci fosse l’unità. Un’unità che poi, grazie all’intervento dei soliti noti, si è frantumata. Forse avrebbe dovuto mantenere questo impegno morale che aveva assunto. Ma non giudico le scelte di nessuno così come non gradisco siano giudicate da altri le mie”.

Meloni: “Adriana rinuncia alla candidatura”

Giorgia Meloni però non ci sta. E risponde alla esponente del suo partito anche lei a mezzo lettera:

Cara Adriana ti comunico che l’Ufficio di Presidenza del nostro partito ha deliberato all’unanimità la decisione di non accettare la proposta di cambiare il candidato alla presidenza della Regione Puglia, individuato insieme nelle scorse settimane. Non essendosi concretizzate le condizioni necessarie a rendere utile una candidatura differente da quella del dottor Francesco Schittulli, da te ufficialmente presentato a nome del nostro movimento – aggiunge  la Meloni ritengo doveroso chiederti di non prestarti in alcun modo a operazioni pretestuose e poste in essere con modalità discutibili, tese a indebolire Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale e l’intero centrodestra e a favorire la coalizione avversaria. La presente è per rivolgerti formale richiesta di rinuncia ufficiale alla candidatura per una coalizione diversa da quella individuata dal movimento. Confidando nella tua volontà di accogliere questa richiesta, ti invio i miei più cordiali saluti».

La presidente di Fratelli d’ Italia è stata molto chiara, anche se non lo dice, ma la sua lettera è di fatto un ultimatum. Se la Poli Bortone non accetterà “l’invito” dell’ ufficio di presidenza ,  automaticamente si metterà fuori da Fratelli d’Italia. E resterà ancora una volta sola. O forse Berlusconi la ha promesso qualcosa ?

Schittulli s’infuria: dichiarazioni di Adriana vergognose

Francesco Schittulli

nella foto Francesco Schittulli

Mentre la Poli Bortone preannuncia una risposta alla Meloni tra 24 ore, Schittulli non esita a replicare sulla “lezione di moralità” che l’ex alleata oggi competitrice vorrebbe  dargli. “È disgustoso — dice l’oncologo — leggere le dichiarazioni di colei che fino a qualche giorno fa era la mia prima sostenitrice e oggi mi ricorda cosa io avrei detto. Io vorrei ricordare alla senatrice Adriana Poli Bortone ciò che lei mi ha pubblicamente e personalmente detto dallo scorso ottobre fino all’8 aprile in piazza Prefettura a Bari sul trattore insieme a Giorgia Meloni. Ho ancora impresso nei miei occhi e nelle mie orecchie le sue parole e la sua commozione quando l’8 marzo scorso affidai proprio a lei la presentazione della mia candidatura. È vergognoso che oggi lei mi dia lezioni di moralità dopo aver condiviso con me il Progetto Puglia: è chiaro che oggi è pronta con il suo programma. È il mio! Visto che in buona parte glielo avevo anticipato. Provo fastidio per questa politica, per questi cosiddetti politici”.

Schittulli quindi non ritira la sua candidatura, anche se Forza Italia si è spaccata in due. “Resto in campo perché gli elettori del centrodestra pugliese possono e devono ancora credere che ci sia un modo di fare politica che non è vanità, che non è attaccamento alla poltrona, che non utilizzo delle Istituzioni solo per fini personali. Rimango più convinto di prima e ringrazio coloro che con me credono in un progetto politico di rinnovamento. E ringrazio soprattutto Fratelli d’Italia-An che hanno ribadito il pieno sostegno alla mia candidatura. Poli Bortone, Vitali e Lega Nord non amano nella concretezza dei fatti la Puglia, né vogliono mettersi al servizio dei pugliesi. Auguri e complimenti».

Una cosa è certa. Secondo noi Adriana Poli Bortone è un campione d’incoerenza politica, e così facendo ha praticamente riconsegnato al centrosinistra la guida della Regione Puglia. Michele Emiliano ringrazia.

Per la cronaca dei fatti, la Poli Bortone nel marzo 2012 è stata indagata dalla Procura della Corte dei conti di Bari per un danno erariale attorno ai 750mila euro. L’oggetto dell’indagine è un incarico assegnato a Massimo Buonerba (il suo consulente giuridico) successivamente finito in carcere per presunte mazzette), che avrebbero potuto svolgere tranquillamente gli uffici interni e preposti del Comune di Lecce di cui è stata Sindaco. “Sembrano essere stati soltanto un escamotage, con lo scopo di far sembrare di pubblico interesse quella che invece era una vera e propria elargizione e conseguente spreco di denaro pubblico”. E ‘ quanto hanno messo nero su bianco i militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Lecce, nell’informativa da loro redatta e alla base della contestazione della Corte dei Conti. La Poli Bortone, infatti, non avrebbe richiesto alcuna giustificazione dell’attività svolta dal suo consulente. Anzi, “tutti i pagamenti effettuati al professor Buonerba nell’arco di dieci anni non hanno avuto alcuna rendicontazione e le liquidazioni si sono basate esclusivamente sulle valutazioni oggettive del sindaco”. Il 14 febbraio 2013 Adriana Poli Bortone è stata condannata per “omesso controllo




Forza Italia al bivio: Schittulli sceglie Fitto. Scontro nel centrodestra

La brusca virata  di Francesco Schittulli nella guerra santa tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto, schierandosi con  quest’ultimo e con la sua nutrita componente dii dissidenti “ricostruttori” in Forza Italia  in vista delle regionali riporta serenità nel centrodestra in vista delle prossime elezioni regionali, mentre destabilizza gli equilibri interni nel partito di Berlusconi e sopratutto l’operato del commissario pugliese Vitali.

L’ex presidente della Provincia di Bari,  ha deciso con chi schierarsi, e non sarà solo un “flirt” temporaneo. La conferma di questa scelta di campo è ultimatum di Schittulli a Berlusconi che ha parlato di “due condizioni da soddisfare entro venerdì” , cioè domani.

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Raffaele Fitto a questo punto eviterebbe la sua discesa in campo, effettuata per una “legittima difesa” dei propri uomini attualmente eletti e presenti in consiglio regionale, mentre Schittulli da candidato governatore guiderebbe il gruppo fittiano ed i suoi alleati nel centrodestra alle regionali pugliesi, chiudendo così la porta in faccia a Forza Italia, o perlomeno a Berlusconi, e sopratutto al suo commissario in Puglia Luigi Vitali che non ha fatto altro che minacciare  epurazioni a carico dei fittiani, i quali però non si sono fatti mettere in un angolo..

Come finirebbe ?  Gli “obbedienti” berlusconiani sarebbero in questa maniera indotti a riconoscere la presenza e forza elettorale di Fitto in Puglia,  raggiungendo degli accordi politici interni con l’eurodeputato salentino, o viceversa inventarsi un nuovo (inutile) candidato alternativo, mentre Schittulli avrebbe l’appoggio incondizionato dei “fittiani”, oltre a quello del resto della coalizione, e cioè Ncd, Fratelli d’ Italia, La Destra ecc.

Adesso Fitto e i suoi ricostruttori, che erano sinora costretti all’operazione scissionista saranno comunque i registi del centrodestra alle regionali. E quindi Michele Emiliano dovrà guardarsi bene le spalle, se vorrà vincere la prossima competizione elettorale. Bari non è la Puglia. Raffaele Fitto la politica la conosce bene.




Intercettazioni, accellerazione del Governo. La preoccupazione della magistratura

L’annuncio è stato dato al termine del Consiglio dei ministri assieme al Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che ha varato una profonda riorganizzazione del suo Ministero, che dovrà portare a migliorare la “macchina amministrativa” ed a risparmiare 64 milioni l’anno.

Il tema delle intercettazioni è fermo da mesi in commissione Giustizia alla Camera, dove è parcheggiato il ddl del governo sul processo penale, approvato dal Consiglio dei ministri il 30 agosto dell’anno scorso. Dopo la vicenda che ha coinvolto l’ex ministro Maurizio Lupi, con la pubblicazione di telefonate non penalmente rilevanti, Ncd ha chiesto che le norme sulle intercettazioni fossero inserite nel ddl sulla diffamazione. Richiesta ribadita anche giovedì in Aula da Alessandro Pagano, ma respinta da Verini, capogruppo Pd in commissione.

Andrea Orlando e Matteo Renzi

nella foto da sinistra il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ed il  premier Matteo Renzi

Ma che le acque si stessero muovendo lo si è capito per la vicenda della norma stralciata dal decreto anti-terrorismo che permette il controllo “da remoto” dei computer, norma che il ministro Angelino Alfano ha detto che finirà nel ddl sulle intercettazioni. Cosa che ha allarmato i magistrati: il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, ha infatti espresso “meraviglia” per “l’accelerazione” della riforma e per il fatto che sia indicata come “priorità“. L’annuncio di Renzi, se costituisce una accelerazione nel suo stile per l’indicazione del termine entro il quale approvar la legge (l’anno in corso), non arriva però come un fulmine a ciel sereno.

Orlando, che sabato sarà a Reggio Calabria al congresso di Magistratura Democratica, ha sgomberato il campo da alcuni timori: la riforma non andrà nel ddl sulla diffamazione ma rimarrà in quello sul processo penale, una legge delega complessa su cui incombono scontri parlamentari, anche per i crescenti attriti interni al Pd. “A seconda dell’iter e dei tempi sul penale valuteremo quale strada seguire – ha detto il Guardasigilli – dobbiamo fare di tutto perché il ddl nel suo insieme proceda rapidamente“.

La giornata di Orlando porta con sè anche un’altra sfida che lo vede direttamente coinvolto: la profonda riorganizzazione del suo Dicastero, approvata dal Consiglio dei ministri, che comporterà un risparmio di 64 milioni di euro l’anno: le Direzioni del Ministero scenderanno da 61 a 36, i dirigenti di seconda fascia da 1600 a 712 e i provveditorati sul territorio da 16 a 11. Ma più che i risparmi, conta l’aspetto della migliore efficienza organizzativa.

Questa – ha detto Orlandoè la più importante cura ricostituente della giustizia degli ultimi decenni“. “Di interventi organizzativi ne stiamo facendo tantissimi, accanto a quelli normativi – ha spiegato – perche’ le prescrizioni dei processi si realizzano anche perche’ non ci sono le strutture per far andare avanti il processo“.




Berlusconi sceglie Schittulli : “Sei il nostro candidato alla Regione Puglia”

E’  l’oncologo barese il candidato di Forza Italia alla presidenza della Regione Puglia. La decisione è stata assunta durante la riunione ristretta dell’ufficio di presidenza degli azzurri, conclusasi ieri sera. A comunicarlo è stato Silvio Berlusconi in persona che ha telefonato a Francesco Schittulli e gli ha comunicato la decisione.  Successivamente l’ufficio stampa di  Berlusconi ha emesso un comunicato, rendendo noto di aver “accolto il parere della commissione per le elezioni regionali e del coordinatore pugliese del partito, Francesco Amoruso“, aggiungendo che la designazione verrà  “nei prossimi giorni sottoposta per la ratifica ai competenti organismi di partito“. L’ex presidente della Provincia di Bari è ora ora il candidato ufficiale e condiviso dall’intera coalizione di  centrodestra, che va da Ncd (che era stato il primo partito a proporlo)  a Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Raffaele Fitto e Francesco Schittulli

nello foto da sinistra, Raffaele Fitto e Francesco Schittulli

Raffaele Fitto si è subito congratulato con Schittulli e gli ha garantito il suo massimo appoggio e sostegno elettorale, ma nello stesso tempo ha evidenziatola sua estraneità alla candidatura che attribuisce per intero, com’è in realtà, a chi dirige Forza Italia a Roma. “Apprendo dalle agenzie — dice Fittola scelta di Berlusconi su Schittulli candidato presidente della Puglia. Ora un candidato c’è e devo dire che l’amico Schittulli che stimo da sempre, avrà il mio pieno sostegno”.

Schittulli, subito dopo l’annuncio ufficiale ha raccontato com’è andata. “Mi ha chiamato Berlusconi per comunicarmi che Forza Italia ha aderito alla coalizione già costituita che mi sostiene. Ho ringraziato il presidente per la fiducia che ha riposto in me, pur non conoscendomi direttamente sotto il profilo politico. Lo incontrerò la prossima settimana”. In merito all’ ufficializzazione un pò ritardata della sua candidatura, Schittulli si è mostrato sicuro e per niente preoccupato. “Parto in ritardo? Sono in campagna elettorale dal 15 ottobre. Comunque l’importante è come si arriva, non come si parte. Ho  chiamato doverosamente Fitto, punto di riferimento forte e essenziale, subito dopo aver chiuso la conversazione  con Berlusconi. Mi ha fatto i suoi auguri e ha detto che sarà al mio fianco, come se il candidato fosse lui stesso”.

Schittulli  in realtà aveva fatto intendere da tempo,  subito dopo le elezioni comunali di Bari del giugno scorso,   la sua chiara intenzione di voler correre per il centrodestra con la propria candidatura alla presidenza della Regione . E proprio all’oncologo barese aveva pensato Raffaele Fitto quando si dovette  sostituire in corsa Domenico Di Paola ritenuto troppo debole . Ma in quell’occasione  Schittulli fece un passo indietro, lasciando capire chiaramente che il suo unico obiettivo era quello di correre per la  poltrona di Governatore. La decisione, ora, è presa e trova d’accordo tutto il centrodestra. Ed ora Michele Emiliano dovrà realmente iniziare la sua non facile campagna elettorale.




Comune di Taranto. Il sindaco Stefàno “azzera” la Giunta

L’iniziativa  del sindaco di Taranto, è conseguente alle opposte dichiarazioni politiche relativa  al Piano d’espansione Cimino , pronunciate  dai consiglieri comunali . L’accesa discussione con i toni di una violenta (verbale)  polemica  che non è riuscita a far trovare una comunanza d’intenti all’interno della stessa maggioranza politica, ed a mettere d’accordo i consiglieri presenti.

Gianni Azzaro  capogruppo del Pd al Comune di Taranto , è stato il primo a prendere la parola in consiglio, e dopo aver riconfermato la propria opinione contraria al “piano Cimino” ha intelligentemente (secondo noi) proposto di affrontare la questione in consiglio dopo il pronunciamento del Tar Puglia dinnanzi al quale pende un ricorso. Posizione politica questa che è stata condivisa  dai consiglieri BrunettiCotugno e Laruccia, e  persino anche da Adriano Tribbia consigliere della minoranza consiliare,   il quale ha invitato e chiesto al Comune di Taranto di costituirsi parte civile, incaricando un avvocato esterno all’amministrazione comunale, che sia capace  di rappresentare adeguatamente l’amministrazione comunale.

“E’ inutile discuterne – ha aggiunto CotugnoIl nostro “no” l’abbiamo già espresso”. Parole queste non condivise da Giampaolo Vietri e Cosimo Ciracì, consiglieri comunali di Forza Italia,  per i quali “non è più il momento di trovare scuse e temporeggiare, ritiratevi “. Anche Angelo Bonelli il consigliere dei Verdi , ha motivato le ragioni per cui ha espresso il proprio parere negativo “La città ha già subito un forte decremento demografico. In ragion di questo, non ha alcun senso approvare un provvedimento di espansione urbanistica». Affermazioni queste condivise anche  da Dante Capriulo intervenendo a nome del gruppo “Noi democratici per la città che vogliamo”  «Bisogna avere il coraggio di esprimersi e la vostra maggioranza continua a non essere compatta su questioni importanti che riguardano la città. La politica che non decide non ci piace” .

“Occorre prendere atto che la maggioranza assume comportamenti dissonanti dall’indirizzo politico del sindaco. – ha detto  il consigliere CiociaManca una linea politica condivisa e talvolta sembra che l’opposizione dia un contributo superiore a quello di alcuni gruppi politici di centrosinistra”.

Il sindaco Ippazio Stefàno dopo aver ascoltato i vari interventi, consapevole delle contrapposizioni interne alla maggioranza, ha manifestato la propria delusione per il comportamento del Pd   ponendosi in netta contrapposizione con la volontá della maggioranza ed ha dichiarato che in altre circostanze si sarebbe dimesso ma  “devo resistere per il bene della comunità . La barca, sta andando-  riferendosi alla città di Taranto – ad infrangersi sugli scogli e sta per affondare. La mia coscienza mi spinge quindi a non mollare” e ponendosi quindi, ancora una volta contro quanto chiedeva il Partito Democratico, ha quindi proposto di votare subito per bocciare il piano d’espansione Cimino che prevede l’ampliamento di un centro commerciale e la costruzione di nuove case alla periferia della citta’.

Ma subito dopo, resosi conto di non avere più i numeri e dell’assenza di molti consiglieri della maggioranza dall’aula (Udc, Ncd e Realta’ Italia) , ha ripreso la parola ed annunciato l’azzeramento della giunta,  aggiungendo che terrà conto delle azioni «poco corrette» del Partito Democratico nella conseguente nuova ricostituzione .

Stefàno terminato il proprio intervento a dir poco rabbioso, ha quindi abbandonato poi lasciato l’aula, seguito da una parte della sua maggioranza. A questo punto la seduta del consiglio comunale  è stata dichiarato sciolta a seguito del numero (erano solo in 13)  di consiglieri presenti in aula,  inferiore al numero legale. La vicenda del Piano Cimino Particolareggiato ancora una volta è stato rinviato.




Pelillo invita i consiglieri provinciali Pd a rimettere le deleghe alla Provincia di Taranto. Ma è solo una finta tregua.

«Pur in coerenza con lo spirito della legge Delrio e soprattutto con le esigenze impellenti e le gravi problematiche del territorio ionico, – dice l’ On. Michele Pelillo in un suo comunicato – gli incarichi attributi a due esponenti del Partito Democratico hanno destato polemiche strumentali che rischiano di appannare la trasparenza e la validità delle stesse scelte a vantaggio, purtroppo, di un uso demagogico da parte di chi non ha a cuore le sorti del territorio di Taranto e del Partito Democratico» e quindi conseguentemente aggiunge  «al fine di rasserenare il contesto delle relazioni interne al PD e al centrosinistra, mi faccio carico  di rivolgere a Piero Bitetti ed a Gianni Azzaro un caloroso invito a rimettere le deleghe, in attesa del recepimento di un indirizzo del partito nazionale sulla questione del governo delle province e nel contempo,  a mantener comunque la piena collaborazione istituzionale al fine di garantire la risoluzione delle situazioni più impellenti».

Queste dimissioni – afferma in una nota il segretario regionale del Pd Michele Emiliano  – sono un gesto coerente con la linea del Partito Democratico e di tutto il centro sinistra pugliese. Era un passaggio necessario – aggiunge – per riprendere il dibattito interno al Partito Democratico a Taranto con maggiore serenità, chiarezza e trasparenza. Ringrazio i consiglieri Azzaro e Bitetti e l’on. Pelillo per avere facilitato questo percorso“.

«Alla fine è andata come temevano. Le larghe intese – dice Gano Cataldo, coordinatore regionale di Selsono state presentate come una necessità. Invece si stanno rivelando per quello che sono: lo sdoganamento degli accordi per un pezzettino di potere, anche effimero e non definito, come quello delle amministrazioni provinciali. Dall’abolizione delle province si passa ad utilizzarle come luogo di sperimentazioni politiche mostruose. Il Pd Puglia ha detto, seppur tardivamente, parole chiare. Al punto in cui ci troviamo non bastano le parole. Ci aspettiamo fatti conseguenti per evitare che l’errore commesso a Taranto non diventi un precedente sul quale basare ulteriori sperimentazioni dissennate per le province al voto la prossima settimana o, peggio ancora, per le future elezioni regionali».

Sin troppo il braccio di ferro di Emiliano col regista dell’operazione “larghe intese” della Provincia di Taranto, il deputato Pd tarantino  Michele Pelillo,  da tempo  in contrasto col segretario regionale a seguito delle nomine di sottogoverno. Adesso gli equilibri formali rischiano di incrinarsi ancora di più considerato che, dopo la vicenda di Taranto, sta per concludersi  a Brindisi, un alleanza del  Pd con il Nuovo Centro Destra, dove  Ferrarese il coordinatore brindisino del partito guidato da Angelino Alfano,    ha deciso di far sostenere dai suoi, seppure con una lista autonoma, la presidenza di Maurizio Bruno, che è per la cronaca…il segretario provinciale brindisino del Pd. Ed adesso cosa dirà e farà  Emiliano ?

Lo scontro interno fra la maggioranza (71%)  del Pd jonico ed  Emiliano non è quindi finito, anzi in realtà è appena iniziato. E dopo Taranto se ne vedranno delle belle anche a Brindisi.  Chissà cosa verrà fuori dalle urne provinciali per le primari nel Pd che, dopo Taranto dove si voterà domenica prossima, saranno celebrate anche nelle altre quattro province pugliesi. Una cosa è certa: alle primarie del centrosinistra per eleggere il candidato alla Presidenza della Regione Puglia, se ne vedranno delle belle. Le risate sono assicurate !




Nuovi amministratori locali confluiscono nel Nuovo Centro Destra in provincia di Taranto

Oggi all’interno di Palazzo Latagliata in Taranto, il direttivo provinciale del Nuovo Centro Destra ionico ha salutato l’ingresso di due nuovi amministratori comunali del capoluogo ionico: i consiglieri Giovanni Guttagliere e Rosa Perelli. A darne notizia  è stato Massimo Ferrarese in qualità di coordinatore regionale con delega al Salento, Dario Iaia responsabile provinciale per Taranto ed il consigliere comunale Giuseppina Castellaneta.

Iaia ha sottolineato l’importanza del gioco di squadra e la volontà di crescere e di radicare il partito in tutta la provincia. Per Ferrarese l’ingresso di Guttagliere e Perelli nella famiglia del NCD è un ulteriore traguardo raggiunto che segna ora quota oltre duecento amministratori locali fra Brindisi, Lecce e Taranto; una nuova forza che deve essere presa in considerazione per vincere a tutti i livelli. A concludere Guttagliere e Perelli che entusiasti affermano quanto la compagine del NCD sia composta da gente responsabile, che ha rotto i precedenti sistemi dei vecchi partiti e che con studio e dedizione sapranno essere “osservatori responsabili” nelle realtà comunali dell’intera area tarantina.




“Lopane? Personaggio fuori da ogni discussione fino a quando non c’è da candidarsi a qualcosa”

In una nota Cataldo Fuggetti il  responsabile organizzativo Pd Taranto e coordinatore Generazione democratica , ; il responsabile diritti civili Pd Taranto e coordinatore di Generazione democratica  Andrea Leggieri ; Vanni Caraccio, responsabile politiche giovanili cittadino Pd Taranto, criticano pubblicamente  Gianfranco Lopane il candidato semi-ufficiale del Pd alle prossime elezioni provinciali , e  la lista che sostiene la sua candidatura in vista delle elezioni del 28 settembre.  “Lopane? Personaggio fuori da ogni discussione fino a quando non c’è da candidarsi a qualcosa: ha chiesto la deroga per candidarsi in Parlamento, voleva candidarsi a segretario provinciale e regionale, scommettiamo molto sul fatto che avrà ambizioni alle prossime regionali”.

Schermata 2014-09-14 alle 09.50.21L’attacco sferrato dei giovani di Generazione Democratica colpisce il candidato alla presidenza della Provincia,  Lopane senza mezzi termini, e spiegano la loro posizione: “Ci collochiamo all’interno dell’ area Renzi del Pd jonico, un’area dal peso di 40 mila preferenze, ma sui giornali leggiamo i comunicati di un sedicente “comitato Renzi”, di cui non è dato sapere a noi renziani del Pd jonico chi rappresenti e da chi è composto, non ne abbiamo notizia se non per lo spazio che questo fasullo comitato ha sporadicamente su qualche testata, ma non ha una faccia e rinnega il tipo di maggioranza di governo che permette a Renzi di essere presidente del consiglio. Inoltre, sul candidato presidente di centrosinistra alla provincia intendiamo precisare che, allo stato attuale, non risulta tesserato né al Pd né ad alcun’altro partito del centrosinistra. Questo sindaco ha cacciato senza alcuna motivazione politica il vicesindaco del Pd, se non dicendo che: “io sono il sindaco e la Legge me lo consente”, utilizzando metodi che di democratico hanno poco e tradendo, tra l’altro, il patto stretto con gli elettori del centrosinistra in occasione delle primarie. Un candidato giovane, che di giovane ha solo l’età in quanto i metodi da lui usati sembrano quelli di un’epoca ormai lontana, di valori ideologici appartenenti al secolo scorso e non a questo, personaggio fuori da ogni discussione fino a quando non c’è da candidarsi a qualcosa: ha chiesto la deroga per candidarsi in parlamento, voleva candidarsi a segretario provinciale e regionale, scommettiamo molto sul fatto che avrà ambizioni alle prossime regionali. Se poi guardiamo la lista di appoggio al presidente “centro sinistra per Lopane” vediamo che proprio la parola centrosinistra con la lista centra poco, se scorriamo i nomi ci rendiamo conto che ci sono: Tonino Cavallo, che a Lizzano si è candidato come indipendente contro la lista di centrosinistra, e alle ultime provinciali era candidato con la lista “Sviluppo del territorio” collegata alla lista AT6 di Giancarlo Cito; per rimanere in tema di centrosinistra: Salvatore De Felice di Sava eletto con la lista “Libertà e partecipazione per Iaia sindaco”, appena nominato coordinatore provinciale di Ncd, e di Vincenzo Del Monaco di Grottaglie eletto con la lista Rinascita Civica.  Etta Ragusa concorrente del centrosinistra, e attualmente consigliere di opposizione all’amministrazione di Grottaglie con sindaco del Pd. Ciò dimostra che questa è una politica fatta di sofismi e prese in giro dell’opinione pubblica, sarebbe stato meglio fare delle larghe intese alla luce del sole, e non sotto banco come in questo caso: il termine centrosinistra non si usa solo per riempirsi la bocca in pubbliche assemblee. Facciamo i nostri auguri al candidato, e adesso dimostri quando vale; di un’eventuale insuccesso se ne prenderà tutta la responsabilità, e non provasse a scaricare le colpe su altri, visto che il percorso lo ha costruito lui. Invitiamo i grandi elettori del Pd – concludono da Generazione democratica – a votare per la lista del Pd e non altre liste anche se vicine al candidato, il Pd ha la sua lista e i nostri grandi elettori sono invitati a votare solo quella”.

CdG TamburranoUn attacco questo che spiega ancora come la candidatura di Lopane altro non sia stato che un evidente tentativo della minoranza del Pd jonico ( Lemma & “compagnucci” vari) di sovvertire la decisione della maggioranza provinciale del Partito Democratico che ha deciso invece di applicare le “larghe intese” sul modello nazionale dell’accordo Pd-PdL.  E noi siamo sempre più convinti che quyesti scontri interni nel centrosinistra (Pd, Sel) non farà altro che rafforzare la candidatura di Martino Tamburrano (esponente di punta di Forza Italia in provincia di Taranto ) alla guida della Provincia di Taranto, dove peraltro in passato dal 1999 al 2004 ha già ricoperto la carica di  vice-presidente.