Raggiunto il numero di firme per referendum in Senato sul taglio dei Parlamentari

ROMA – E’ stato raggiunto e superato al Senato il numero minimo di firme (64)  necessario per presentare il quesito del referendum contro il taglio dei parlamentari. Nelle ultime ore, sarebbe arrivato un sostanzioso appoggio anche da parte di senatori leghisti. Nel pomeriggio è atteso il deposito in Cassazione.

C’è stato anche chi ci ha fatto dietrofront, ritirando la propria firma, come i senatori Mario Michele Giarrusso (M5s), Francesco Verducci (Pd) e Vincenzo D’Arienzo (Pd). “Stamattina ho ritirato la firma sul referendum confermativo sul taglio dei parlamentari. L’ho ritirata, perché la mia posizione è stata strumentalizzata da alcuni e travisata da altri“, ha scritto il senatore grillino.

I senatori del Pd Francesco Verducci e Vincenzo D’Arienzo hanno ritirato le firme dalla proposta del referendum sulla riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari. Fonti Dem spiegano che i due senatori lo avrebbero fatto in conseguenza “di un fatto politico nuovo” e cioè la presentazione di quella proposta di legge elettorale proporzionale, che fin dall’inizio era stata chiesta dal Pd in relazione al taglio dei parlamentari.

Un vero “flop” la raccolta di firme del Partito Radicale che ha ricevuto soltanto 669 firme per promuovere un referendum sulla riforma che taglia il numero dei parlamentari. Peccato che ne sarebbero servite 500 mila. Le sottoscrizioni sono state comunque depositate in Cassazione. “Abbiamo voluto verbalizzare la violenta censura attuata dai media e dal servizio pubblico – ha dichiarato Maurizio Turco, il segretario del Partito radicale – ai quali si era rivolto per la prima volta nel discorso di fine anno il Presidente della Repubblica”. Turco si è anche detto contrario alla riforma “che prevede la cessione di rappresentanza da parte dei cittadini“.

“Quello sul taglio dei parlamentari è un referendum salva-poltrone“, ha scritto in una nota Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia  . “Siamo e saremo sempre all’opposizione di questo governo dannoso, vogliamo andare al voto anche domani, ma vogliamo farlo in totale trasparenza eleggendo da subito un Parlamento più snello. Non abbiamo alcun interesse a sostenere un finto referendum, vogliamo dire la verità agli italiani. Per questo ai colleghi senatori che mi hanno chiesto un parere ho detto: non prestatevi a un giochino di Palazzo che screditerà la politica, squalificherà Forza Italia, resusciterà il populismo», ha proseguito la vicepresidente della Camera nel documento.

La Carfagna ha ricordato anche chela riduzione dei parlamentari è stata approvata con il sì di Forza Italia appena tre mesi fa, dopo quattro letture” e che il partito è “sempre favorevole al taglio delle poltrone” ricordando che il presidente Silvio Berlusconiè stato tra i primi a volere una riforma costituzionale di questo tipo“.

Ale 15 la presentazione delle firme in Cassazione. “Mi interessa che si possa svolgere nel Paese la consultazione. Alla fine hano firmato tutti i gruppi parlamentari“, ha commentato il senatore azzurro Andrea Cangini. Tra i nuovi arrivi i forzisti Roberta Toffanin e Dario Damiani, vicini a Silvio Berlusconi, irritato per l’iniziativa della Carfagna e sollecitato da Salvini perché richiamasse all’ordine i suoi parlamentari.

Tra i nuovi firmatari vi sono poi sei senatori leghisti. E c’è già anche chi guiderà il Comitato per il no: è la Fondazione Luigi Einaudi che ha anche promosso la raccolta delle firme tra i parlamentari. Il coordinamento nazionale dei comitati noiNO, contrari alla riforma approvata dal Parlamento, sarà presentato in una conferenza martedì prossimo nella sala stampa della Camera dei Deputati, con i costituzionalisti e i parlamentari che aderiscono alla campagna.




Corte Costituzionale. Marta Cartabia eletta presidente, per la prima volta una donna

di Giovanna Ranieri

Una donna arriva per la prima volta nella storia repubblicana al vertice della Consulta. I giudici della Corte Costituzionale hanno eletto al vertice la giurista cattolica Marta Cartabia, 56 anni ,  sposata e madre di tre figli, originaria della provincia di Milano, è tra i più giovani presidenti che la Consulta abbia mai avuto. Arrivata alla Corte nominata dell’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano, dal 2014 è stata vicepresidente, Cartabia è docente di diritto costituzionale all’Università Bicocca di Milano e vanta un profilo internazionale denso di studi e pubblicazioni.

nella foto la sede della Corte Costituzionale

Allieva di Valerio Onida, Marta Cartabia si laurea con lui che poi diventerà presidente della Corte costituzionale nel 1987, all’Università degli studi di Milano, discutendo una tesi sul diritto costituzionale europeo. Alla Corte costituzionale, è arrivata nel 2011, diventando la terza donna eletta dopo Fernanda Contri e Maria Rita Saulle ed è una dei giudici costituzionali più giovani della storia della Consulta. A volerla, a soli 48 anni, come dicevamo, era stato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ne apprezzava l’attività di autrice e studiosa particolarmente impegnata sulla tematica dell’integrazione dei sistemi costituzionali europei e nazionali, così come nella materia dei diritti fondamentali nella loro universalità.

Di lei ha grande stima anche l’attuale Presidente della Repubblica,  Sergio Mattarella: i due condividono l’esperienza di giudici costituzionali per alcuni anni, in cui sono anche vicini di casa, nella foresteria della Consulta. Anni fatti anche di qualche cena insieme in un ristorante romano, “un pò come studenti fuorisede“, come racconterà poi lei stessa in un’intervista.

Ha sempre condiviso le grandi responsabilità che le sono state attribuite,  con la famiglia: “Penso che questo duplice aspetto della mia vita mi aiuti a mantenere un pizzico di equilibrio“, ha dichiarato recentemente. Ed è riuscita a trovare spazio anche per i suoi tanti hobby. Ama tutte le attività all’aperto, in particolar modo  jogging e trekking . Annovera una grande passione per la musica, ma non solo quella classica, che l’ha vista essere un’habitué delle prime della Scala a Milano, ma anche quella “rock”: quando corre con le cuffie nelle orecchie, la carica le arriva dalla canzoni dei Beatles .

Il sarà un mandato breve che durerà soltanto nove mesi  poichè scadrà il 13 settembre del 2020, essendo  stata nominata alla Consulta il 13 settembre del 2011 e l’incarico  di giudice costituzionale non può durare più di nove anni.  Alla Consulta è relatrice di importanti sentenze su questioni controverse e che spaccano l’opinione pubblica. Come quella sui vaccini, con la quale la Corte ha stabilito che l’obbligo di farli non è irragionevole, bocciando il ricorso della Regione Veneto. O quella sull’Ilva, che dichiarò incostituzionale il decreto della Presidenza del consiglio dei Ministri del 2015 che consentiva la prosecuzione dell’attività di impresa degli stabilimenti, nonostante il sequestro disposto dall’autorità giudiziaria dopo l’infortunio mortale di un lavoratore.

Marta Cartabia, Docente di Diritto Costituzionale dal 2008 all’Università Bicocca di Milano, ha insegnato e fatto attività di ricerca in diversi atenei in Italia e all’estero, anche negli Stati Uniti. “Ho rotto un cristallo spero di fare da apripista. – sono state le sue prime parole – Spero di poter dire in futuro, come ha fatto la neopremier finlandese, che anche da noi età e sesso non contano. Perché in Italia ancora un po’ contano“. Come esperto, ha fatto parte di organismi europei, come l’Agenzia dei diritti fondamentali della Ue di Vienna

La scorsa estate, poco prima della nascita del Governo Conte bis, la Cartabia aveva sfiorato un altro record, infatti il suo nome era circolato negli ambienti politici ed istituzionali che “contano”come possibile premier di un governo di transizione, e se il Pd ed il M5S non avessero formato un maggioranza di governo imprevedibile,  sarebbe stata la prima donna nella storia italiana a ricoprire l’incarico di presidente del Consiglio.  Ancor prima  si era pensato anche a lei come ministro del governo Cottarelli, prima dell’avvento del Governo Conte 1 (“gialloverde” formato da M5S e Lega)

La prima ad inviare le proprie congratulazioni alla neo-presidente della Consulta è  stata proprio una donna, la vicepresidente della Camera Mara Carfagna di Forza Italia: “Esprimo le mie congratulazioni e felicitazioni alla nuova presidente della Corte costituzionale. La scelta dei giudici infrange i pregiudizi di genere“.  Anche l’ex-deputato del Pd. David Ermini attuale  vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, si è complimentato: “È una bella notizia che ci sia stata l’unanimità e che per la prima volta una donna ricopra un incarico così importante“.




Di tutto di più

Giuseppe Conte durante il durissimo discorso al Senato,  contro il suo ministro Salvini, elogiando i tanti risultati dell’esecutivo

Abbiamo anche stabilito che il prossimo 26 ottobre sia la giornata nazionale dedicata alle tradizioni popolari e folkloristiche”

Luca Morisi l’uomo che cura “La Bestia” social di Salvini, su Twitter, ad ogni intervento del vicepremier

Avete ascoltato l’intervento del Capitano al #Senato??? Magistrale, unico, eclatante: un fuoriclasse assoluto! Questo è un leader!!!”; “State seguendo??? Discorso STRATOSFERICO del Capitano”

La senatrice Pd Maria Elena Boschi, in bikini dalla spiaggia, con le amiche di sempre dedica un selfie a Salvini 

#CapitanFracassa Salvini dice che io sono una mummia: un saluto a tutti dal mio sarcofago” (fonte: Twitter)

Matteo Salvini in aula, nel giorno delle dimissioni del premier Conte

Per il popolo Italiano chiederò la protezione del Cuore Immacolato della Vergine Maria finché campo! Ne sono ultimo e umile testimone, l’ultimo degli ultimi!… Voi citate Saviano, io cito Papa Giovanni Paolo II. Ognuno è libero di rifarsi alle parole, alle opere, ai miracoli di chi meglio crede. San Giovanni Paolo II diceva: la fiducia non si ottiene con le sole dichiarazioni o la forza, bisogna meritarsela con i gesti concreti”

Il Senatore del Pd Matteo Renzi, interviene in aula nella discussione sulle dimissioni del premier Conte

Signor ministro Salvini, rispetto la sua fede religiosa, la condivido, ma le ricordo di dare un occhio, ogni tanto, al capitolo 25 del Vangelo, ovviamente SECONDO MATTEO… ‘Avevo freddo, e mi avete accolto; avevo fame, e mi avete dato da mangiare…’”

Il commento di Denis Verdini su Salvini raccolto da Aldo Cazzullo

Matteo (Salvini, ndr) non è ancora mio genero, e poi mi ascoltavano di più Berlusconi e l’altro Matteo…” , (fonte: Corriere della Sera)

A Palazzo Madama spunta pure il mitologico “responsabile” Domenico Scilipoti 

Dovrebbero fare tutti come me, anteporre l’interesse pubblico a quello personale…” (fonte: Corriere.it)

Il direttore del quotidiano  Libero Vittorio Feltri su Roberto Saviano 

Saviano vuole che Salvini vada in galera. Esagerato. Noi saremmo già felici se lo scrittore andasse affanculo” (fonte: Twitter )

Matteo contro Matteo : il tweet del senatore Pd

Salvini ha fatto un intervento di 10 minuti e mi ha citato 13 volte. Renzi, Renzi, Renzi… O è innamorato o è ossessionato. O tutti e due. #CapitanFracassa”

Pd, botte da orbi sui social: Calenda contro Scalfarotto

Calenda: “Scalfarotto 15 giorni fa: ‘Costretto a ribadire che dove c’è il M5S, non ci sono io“. Scalfarotto: “Calenda qualche tempo prima, ad aprile: ‘Serve un governo di transizione con Pd, M5S, Lega’. Ps: Carlo, te lo dice un amico. Smettila. Non stai facendo una gran figura

Sandro Gozi e la sua foto con Giorgio Almirante

L’ex sottosegretario Pd e attuale responsabile per gli Affari Europei del governo francese commenta così la foto rispolverata dal Primato Nazionale – giornale online vicino a Casa Pound – che lo ritrae, giovanissimo, accanto a Giorgio Almirante, storico leader Msi:  “Avevo 16 anni, il mio migliore amico era il segretario locale del Fronte della Gioventù: un po’ per amicizia e un po’ per curiosità mi sono avvicinato e ho subito capito che non era roba per me. Venivo da una famiglia di centrosinistra, e in un certo qual modo è stato un atto di ribellione. D’altra parte mi pare che Salvini frequentasse il centro sociale Leoncavallo…”. Replica il Primato Nazionale: “Gozi fu tesserato almeno fino al 1990, quando aveva 22 anni e frequentava l’università. Dunque una militanza durata almeno 6 anni e ben oltre l’adolescenza

La parlamentare Daniela Santanchè (Fdi)  fa il punto politico dalla spiaggia del Twiga, con un video su Instagram . Ma tutti sono distratti dallo sfondo…

Alle spalle di Daniela Santanchè si vede un uomo intento a farsi la doccia, sciacquandosi anche nelle zone intime…” (fonte: Corriere.it)

Il calciatore Luca Toni campione del mondo a Germania 2006 intervistato 

No all’inciucio, andiamo al voto!”. Salvini rilancia l’intervista sui social e commenta: “Grande bomber!” (fonte: La Verità )

La vicepresidente della Camera Mara Carfagna deputata di Forza Italia commenta su alcune “presunte rivelazioni”

Non ho cenato con Matteo Renzi, né ho mai pregato Silvio Berlusconi di salvaguardare la mia posizione personale. Sono chiacchiere da comari, degli stessi che hanno ridotto Forza Italia al 6%

L’ex parlamentare forzista Antonio Razzi star di “Ballando con le stelle” intervistato :

Il 15 settembre partirò per la Corea del Nord, incontrerò tutti i grandi capi nordcoreani. Glielo consiglio io come fare con Trump. Poi ho una chicca in serbo, a settembre uscirò con un nuovo libro, ‘Te lo dico da Nobel’. Lei si ricorda che io ho proposto Trump e Kim Jong-un per il Nobel? Il libro parla di quello, e non solo” (fonte: il Tempo)

Emanuele Filiberto su Facebook : “Italiani mi chiamano”  

Lo faccio alla Salvini… Sto ricevendo milioni di messaggi di italiani stufi di questa Repubblica delle banane e del comportamento ridicolo dei suoi politici… Che facciamo????” ( fonte: AdnKronos)




L ‘ultimo saluto di Somma Vesuviana a Mario Cerciello Rega il carabiniere ucciso a Roma

ROMA – Si sono celebrate a Somma Vesuviana nella chiesa di Santa Maria del Pozzo stracolma di persone,  dove circa un mese fa il carabiniere si era sposato con Rosa Maria Esilio, le esequie del vice brigadiere Mario Cerciello Rega . Gremita di persone anche la piazza che ha accolto uno scrosciante applauso commosso l’ingresso del feretro, avvolto dal tricolore, portato in chiesa a spalla da sei carabinieri, scortati da colleghi in alta uniforme. Al suo arrivo, i tre squilli di tromba del silenzio fuori ordinanza dell’Arma e i rintocchi delle campane.

A seguire, la famiglia di Mario Cerciello Rega, la moglie accanto alla madre, Silvia, i fratelli Paolo e Lucia, e gli altri familiari. La moglie ha deposto sopra alcune foto del loro matrimonio, il cappello d’ordinanza e la maglia del Napoli, di cui Mario era tifoso.

Ad officiare la cerimonia funebre è stato l’Ordinario militaremonsignor Santo Marcianò, il quale durante l’omelia ha detto: “Cari amici, quanto è accaduto è ingiusto! E l’essere qui, professare la nostra fede in Cristo Risorto, non ci esime, anzi ci obbliga, alla denuncia di ciò che è ingiusto. Ci spinge, oggi, a levare un grido che si unisce alla tante e diverse voci che in questi giorni hanno formato un unico coro, testimoniando la straordinarietà dell’uomo e del carabiniere Mario, ma anche chiedendo che venga fatta giustizia e che eventi come questo non accadano più” aggiungendo “Quello che è accaduto è ingiusto. Basta piangere servitori dello Stato, figli di una Nazione che sembra aver smarrito quei valori per i quali essi arrivano a immolare la vita!“. Il monsignore rivolgendosi alle istituzioni presenti in chiesa, le ha invitate a prendere Cerciello Rega come “esempio“.

Molte le cariche istituzionali presenti, compresi il presidente della Camera Roberto Fico, i due vice premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini,  e la sindaca di Roma, Virginia Raggi. Al suo arrivo, Salvini è stato accolto dagli applausi ed alcune donne lo hanno intercettato dicendogli: “Proteggete i nostri ragazzi”. Tra gli esponenti del Governo presenti alle esequie, anche il ministro della Difesa Elisabetta Trenta e il ministro dell’ambiente Sergio Costa, oltre alla vicepresidente della Camera Mara Carfagna e al vicepresidente del Senato Ignazio La Russa . In chiesa erano presenti anche i anche i componenti dell’associazione Cavalieri dell’ Ordine di Maltadella quale il vicebrigadiere dei Carabinieri Cerciello Rega faceva parte svolgendo attività di volontariato.

Nella chiesa c’era la corona di fiori inviata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, mentre all’esterno sono esposte quelle delle altre autorità, compresa quella del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ieri ha trascorso più di un’ora con i familiari nella camera ardente a Roma, e che oggi non gli è stato possibile essere presente alla cerimonia. Il sindaco del paese di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno, ha disposto il lutto cittadino.

L’Ordinario militare ha ricordato l’empatia e lo spirito di servizio di Mario Cerciello Rega, che incarnava “la missione del carabiniere alla perfezione”. Marcianò ha indirizzato anche un monito al Paese: “Non è nostro compito dire se servano leggi più rigide o soltanto leggi più giuste, ma una cosa osiamo chiedervela: Metteteci il cuore! Fate anche voi della vita degli altri il senso della vostra vita, consapevoli che quanto operate o non operate è rivolto a uomini concreti: a cittadini e stranieri, a uomini e donne delle Forze Armate e Forze dell’Ordine, ai quali non possiamo non rinnovare il grazie e l’incoraggiamento della Chiesa e della gente! E se voi, responsabili della cosa pubblica, e tutti noi sapremo meglio imparare, da uomini come Mario, il senso dello Stato e del bene comune, l’Italia risorgerà”.

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​Maria Rosa Esilio, moglie di Mario Cerciello Rega, ha scelto con il cuore cosa leggere in chiesa per i funerali di suo marito: la lettera dedicata alle mogli dei carabinieri, la stessa lettera che le avevano dedicato al matrimonio con il suo Mario lo scorso 13 giugno, e che esattamente un mese dopo, il 13 luglio, giorno del compleanno del militare, la moglie di un altro carabiniere le ha postato sulla pagina Facebook, ringraziandola per avergliela fatta conoscere. “Un giorno il buon Dio – ha cominciato Rosa Mariastava creando un modello di donna da destinare a moglie di carabiniere“.

Nella lettera il dialogo tra Dio e un angelo con il Signore che spiega perché la moglie del carabiniere deve essere diversa dalle altre. “Deve essere indipendente – ha proseguito Rosa Mariapossedere le qualità di un padre e di una madre allo stesso tempo. Le daremo un cuore particolarmente forte, capace di sopportare il dolore delle separazioni, di dare amore senza riserve, di offrire energie al marito nei momenti più difficili e di continuare a lottare anche quando è carico di lavoro è stanco“.

Dopo l’omelia, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, generale Giovanni Nistri, ha chiestorispetto e riconoscenzaleggendo un discorso di commiato. “Mi compete l’onere più pesante, parlare di un ragazzo morto a 35 anni“. Dopo aver raccontato la carriera di Cerciello Rega e averne tracciato un ritratto, il comandante generale ha detto :”Il cuore di Mario è stato trafitto da undici coltellate, è bene che noi tutti si eviti la dodicesima: giusti i dibattiti, sono legittimi, ma non oggi. E i toni non siano la dodicesima coltellata”.

Nel corso della commemorazione il Generale Nistri ha voluto anche ricordare  i 953 carabinieri feriti o gravemente contusi nell’adempimento del dovere e “che dall’inizio dell’anno hanno tutelato i diritti di tutti a cominciare dalle vittime fragile, a cominciare dai diritti dei più poveri, a cominciare dai diritti dei criminali. Questo è il rispetto che mi permetto di chiedere.“.

Nistri ha chiesto rispetto “per un uomo che è morto per tutelare i diritti di tutti, a partire dal diritto all’equo trattamento che ha ogni persona, anche una persona che viene arrestata per aver compiuto un orrendo crimine“ed ha quindi ha ricordato i colleghi Emanuele Anzini (falciato all’alt da un ubriaco a giugno, in provincia di Bergamo) e Vincenzo Di Gennaro, ucciso questa primavera nel foggiano, durante una sparatoria, oltre ai 953 carabinieri feriti dall’inizio dell’anno. Il generale Nistri ha concluso con un ringraziamento: “Grazie Mario, per aver ricordato a me e a tutti, testimoniandolo con i fatti, chi sia davvero il Carabiniere, cosa davvero debba fare un carabiniere e quali siano i valori a cui si deve ispirare”.




Revenge porn: una vittima nel napoletano querela Mark Zuckerberg

ROMA – La donna lo aveva lasciato e lui non accettava la fine della loro relazione e per vendetta aveva aperto un falso profilo Facebook a nome della sua ex compagna, pubblicando foto intime della donna in versione “hot” . Dopo cinque anni dai fatti l’uomo,  51 anni originario di Pompei (Napoli) è  finito sotto processo dinnanzi al tribunale di Torre Annunziata a seguito della querela-denuncia presentata dalla donna.

L’avvocato  Giancarlo Sparascio difensore della vittima, ha incluso nella querela anche Mark Zuckenberg, il fondatore e proprietario del popolare social network, poichè  due anni dopo i fatti denunciati – , il falso profilo della donna, inizialmente oscurato dagli amministratori di Facebook, all’improvviso è tornato visibile online.

Tutto ebbe inizio nell’ottobre del 2014, quando la donna oggi 52 anni, un matrimonio già finito alle spalle e fino a quel momento mai iscritta a Facebook,  venne informata che era attivo un falso profilo a suo nome sul social network sul quale erano state pubblicate diverse immagini intime che la ritraevano, visibile in volto, durante rapporti sessuali avuti con il suo ex-compagno, fotografie peraltro visibile da chiunque.

La donna originaria di un piccolo comune del Salento, per la vergogna fu costretta anche a lasciare successivamente il suo luogo di origine , e tramite il suo legale presentò  alla Procura di Lecce un atto di denuncia-querela contro il suo ex.compagno,   con la richiesta di sequestro dei dispositivi elettronici in possesso dell’uomo, mentre  dopo l’attivazione del suo profilo non autorizzato e tantomeno voluto,  grazie all’intervento della polizia postale di Lecce  72 ore, venne oscurato .

La procura di Lecce accolse l’istanza di sequestro e dispose una perquisizione a Pompei dove venne rintracciato e  sequestrato il computer dell’uomo, all’interno del quale venne eseguita anche una consulenza tecnico-informatica da un perito informatico dalla Procura salentina, che trovò all’internno del computer le prove della responsabilità dell’uomo cinquantunenne mandato a giudizio nel novembre 2016  dinnanzi al Tribunale di Lecce per rispondere dei reati di sostituzione di persona, diffusione di immagini pornografiche e diffamazione aggravata, accuse che hanno comportato successivamente il trasferimento del processo per competenza territoriale ( “locus delicti“) a Torre Annunziata.

Il dibattimento è stato aggiornato al 15 luglio.I gravissimi fatti sottesi a questo processo, che avrebbero potuto sortire, come avvenuto in altre occasioni, conseguenze fatali, stanno dirigendosi verso il loro definitivo accertamento nel dibattimento – commenta l’avvocato Giancarlo Sparasciopur con immensi sforzi, in ragione della totale inadeguatezza delle classiche fattispecie di reato rispetto all’incriminazione di condotte radicalmente nuove che richiederebbero l’introduzione dell’autonomo delitto di revenge porn, come finalmente pare essersi reso conto il Parlamento”.

L’avvocato difensore della donna ha reso noto che in procura di Torre Annunziata vi è un secondo procedimento, in attesa di decisione da parte del pm assegnatario del fascicolo, “originato da una denuncia-querela estesa anche al fondatore Mark Zuckerberg, a causa della riattivazione a distanza di due anni dello stesso profilo già segnalato ed oscurato: riattivazione – spiega il legale – riconducibile all’inadeguatezza del sistema di controllo e di sicurezza predisposto dai vertici aziendali di Facebook che, per tutt’Europa Europa, dispone di un solo ufficio, ubicato in Germania, demandato alle segnalazioni ed operazioni di verifica e rimozione di post che vengono utilizzati come strumento di revenge porn o per la commissione di altri reati“.

Il braccio di ferro tra Germania e Facebook ha già dei precedenti: lo scorso anno il Bundestag ha approvato la legge “Netwerkdurchsetzungsgesetz” – in vigore dal 1° gennaio 2018 – che ha imposto ai social network di cancellare post o tweet potenzialmente illegali entro 24 ore dalla notifica; in caso contrario sono previste multe fino a 50 milioni di euro. Per assicurarsi che questa legge venga rispettata è stato creato un team di 50 persone al ministero della Giustizia.

L’Italia, che ha oltre 28 milioni di utenti iscritti a Facebook, è del tutto sprovvista di una struttura operativa del socialnetwork Facebook che possa svolgere tali operazioni.  Oggetto della proposta di legge condiviso trasversalmente in Parlamento dalle opposizioni è l’introduzione dell’articolo 612 ter del Codice Penale, per punire chi pubblica e diffonde attraverso Internet e social media immagini e video di carattere erotico senza il consenso delle persone coinvolte.

Il disegno di legge sulla violenza di genere è però slittato la scorsa settimana  a causa dell’acuirsi delle tensioni nel governo in vista delle elezioni europee.Pur di non rompere platealmente in aula i grillini e il Carroccio hanno preferito prendersi una pausa e trovare un compromesso, come è già accaduto con tanti altri provvedimenti, mentre tutte le opposizioni — dal Pd a Forza Italia, passando per Leu e Fratelli d’Italia — chiedono con forza di introdurre nel ddl un emendamento sul “revenge porn”, cioè la diffusione per vendetta di imagini intime.

In prima fila in questa battaglia le donne presenti in Parlamento: Maria Elena Boschi, Alessia Morani, Alessia Rotta, Patrizia Prestipino, Laura Boldrini, Stefania Prestigiacomo, Mara Carfagna, Micaela Biancofiore, Iole Santelli, tanto per fare solo alcuni nomi, in un alleanza trasversale che hanno occupato in segno di protesta i banchi del Governo in aula a Montecitorio. Ma i grillini nonostante  una loro deputata Giulia Sarti, le cui foto e filmati hard sono stati diffusi sul web, sbarrano il passo a questa richiesta. Ed il “revenge porn” ha ancora strada libera, nell’indifferenza del management di Facebook.

All’estero il revenge porn è già riconosciuto come reato in molti Paesi, come ad esempio Germania, Israele, Gran Bretagna, Canada e in 34 Stati degli USA. L’Italia è ancora indietro dal punto di vista della persecuzione penale di questa condotta, tuttavia, i recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto Giulia Sarti hanno dimostrato per l’ennesima volta quanto sia urgente intervenire. I disegni di legge sulla repressione del revenge porn sono quattgro : depositati da Forza Italia (2 alla Camera e 1 al Senato) e 1 targato M5S che attende ancora di essere assegnato alla Commissione.

Evidentemente i ministri del governo Lega-M5S sono più interessati ad assumere persone per far seguire e documentare sui social network le loro attività minuto per minuto. E l’ Italia del cambiamento….



Di tutto di più…

Il Movimento 5 Stelle e la divulgazione scientifica, in Rai ma non solo: la dichiarazione della ministra per il Sud Barbara Lezzi, quella del Pil che cresceva grazie “al caldo e ai condizionatori”

Vogliamo dare tutte le versioni possibili di un determinato argomento, e a nostro avviso è bene informare il cittadino a 370 GRADI

Virginia Raggi è stata assolta: questa la reazione di Vittorio Di Battista babbo fascista del “Dibba” Alessandro Di Battista 

PRENDETELO NEL CULO, VICINI E LONTANI, AMICI, NEMICI, FRATELLI E CASSOEULI” (Fonte: Facebook)

Altrettanto interessanti le reazioni del vicepremier Luigi Di Maio e del collega pentastellato Alessandro Di Battista, rivolte ai giornalisti

Infami sciacalli“; “pennivendoli“, siete voi “le vere puttane”

Luigi Di Maio. “Quando il vicepremier voleva fare il giornalismo”, 

Luigi Di Maio diventò giornalista pubblicista nel 2007 sulla base di una settantina di articoli di sport in un piccolo giornale del giuglianese, Il Punto, diretto da Mauro Fellico, sul quale l’attuale vicepremier, a detta del suo ex capo, “scriveva un box o una notizia ogni 15 giorni: poteva essere un’amichevole, una partita in paese, anche le bocce…” (Fonte: la Repubblica

Il presidente della Camera Roberto Fico ha fatto proiettare in un’aula del Palazzo il film su Stefano Cucchi, ma il ministro leghista Matteo Salvini ha ovviamente declinato

Io non ho molto tempo per andare al cinema“. Due giorni dopo, al Maurizio Costanzo Show: “Sono andato a teatro dopo mille anni, ho visto lo spettacolo di Ale e Franz, due grandi

Licia Colò tra i volti tv più noti per quanto riguarda i programmi dedicati alla natura, ha risposto così alle domande dei conduttori 

Quale animale mi fa venire in mente Salvini? Uno che prende le cose con forza, diciamo un toro. Luigi Di Maio? Uno più furbillo: una volpe. Il premier Conte un cane… Si, ed è una cosa bellissima per me. Un pastore tedesco. Mi sembra uno credibile, equilibrato e serio” (Fonte: Un Giorno da Pecora,-  Rai Radio1)

Stefania Pucciarelli senatrice ligure della Lega, è stata eletta presidente della Commissione DIRITTI UMANI di Palazzo Madama

Soltanto pochi giorni fa la Pucciarelli rivendicava “le RUSPE nei campi rom”, da sempre “una battaglia della Lega”. L’8 marzo del 2016 si presentava in BURQA sui banchi dell’assemblea del consiglio regionale ligure. Nel 2017, si scagliava contro i corsi di pugilato per l’integrazione dei migranti a Santo Stefano Magra. Nello stesso anno la senatrice finiva nella bufera a causa di un “like” a un commento che invocava i “FORNI” per i migranti. Per questo è stata querelata. Davanti al giudice disse di non essersi resa conto della gravità di quelle parole, che non aveva letto “in modo approfondito”... (Fonti: La Repubblica e SkyTg24)

L’esordio terrificante di Mirko Bisesti neo assessore leghista all’ISTRUZIONE, Cultura e Università della Provincia autonoma di Trento 

Appena conclusa la mia visita al Dipartimento CONOSCIENZA, abbiamo affrontato vari argomenti (…)” (Fonte: Facebook)

Le dichiarazioni nel gennaio 2018 di Giorgia Povolo assessore alle Politiche giovanili del Comune di Ivrea in quota Lega Salvini, 

(…) zingari di merda, zecche e parassiti capaci di spolpare tutto, di connazionali criminali che andrebbero usati come esche per i piranha. (…) Vi auguro calorosamente che cercando di rubare qualcos’altro una tagliola possa mozzarvi le mani non all’altezza del polso ma sopra il gomito, così che la maglietta possa coprire lo scempio che vi ritrovereste ad essere. Inoltre mi farebbe alquanto schifo vedere i monchi penzolanti ai semafori mentre chiedete l’elemosina con i piedi. Che possa per te/voi essere un 2018 pieno di cure e che i soldi guadagnati da questo furto possano servire per comprare medicine contro un brutto male al sedere. Ringrazio la Boldrini per avere un grande cuore aperto verso il prossimo” (Fonte: Facebook) 

Il vicepremier Luigi Di Maio intervistato da Enrico Lucci 

L’ultima volta che ho fatto l’amore? Oggi cosa siamo? Venerdì… Beh in settimana” (Fonte: Nemo, Rai 2)

Di Maio va in Cina per chiudere alcuni accordi commerciali e chiama ripetutamente il presidente Xi Jinping ‘PING’. Su Facebook, alcuni giorni dopo, arriva la magnifica trollata della vicepresidente della Camera di Forza Italia Mara Carfagna, in un post che la ritrae sorridente davanti ad un negozio – sotto l’insegna ‘Parrucchiere Ping’ – insieme al proprietario.

Aveva ragione Luigi Di Maio, allora: Ping esiste davvero. Ma non è il Presidente della Cina. A quel punto poteva risparmiarsi il viaggio e venire qui all’Esquilino”

Giulietto Chiesa il numero uno indiscusso del “complottismo” italiano, intervistato sul video tarocco rilanciato dal Movimento 5 Stelle Europa, ci regala altre “chicche”:

Sei stato un grande giornalista: poi cosa ti è successo?
 “Non ti seguo“. Sei sempre convinto che l’attentato alle Torri Gemelle… 
”Se lo fecero da soli gli americani! Certo. Ormai esistono prove schiaccianti. Ci fosse una giustizia internazionale, tutto il governo Usa dell’epoca, compresi i capi di Cia ed Fbi, dovrebbe finire sotto processo. Solo il povero presidente Bush fu tenuto all’oscuro di tutto”… (Fonte: Corriere della Sera)

L’ orrore di Lele Mora 

Io nuovo direttore de l’Unità? Il mio editore Marcello Silvestri è in fase di trattativa, che è in corso e si sta risolvendo. Mi ha chiesto se volessi fare il direttore e gli ho detto volentieri. D’altra parte Gramsci, che ha creato l’Unità, all’epoca l’aveva ideata per i giovani“. Ma Gramsci era marxista e comunista, lei si è definito fascista. “No, io non sono fascista, io sono mussoliniano, che è diverso“. In un’intervista al quotidiano Libero, diversi anni fa, lei però disse: ‘i miei sono fascisti e lo sono anche io, mussoliniano nell’anima, del fascismo mi piace proprio tutto‘. Davvero le piace tutto? “Tutto e di più” (Fonte: Un Giorno da Pecora – Rai Radio 1)

Joe Formaggio, sindaco di Albettone ( Fonte: La Zanzara – Radio 24 )

Se la Kyenge continua con le sue puttanate qualcuno farà il partito dei bianchi, il White Power… è una puttanata che abbiano vietato il Partito Nazionale Fascista, non dovrebbe essere al bando. Io al ristorante ho un bel busto di mezzo metro di Mussolini. La maggior parte della gente che viene al mio ristorante si fa un selfie con la testa del Duce. Sono tutti deficienti allora? In Italia siamo anche troppo democratici. Casomai c’è razzismo al contrario. Fosse per me ripartirebbero le crociate...”

Rocco Casalino portavoce del premier Conte si scusa per il video del 2004 in cui lo si vede dire che “vecchi” e “ragazzi down” gli fanno “schifo” 

A fini didattici dovevo interpretare questo personaggio e provocare i ragazzi… in quel periodo frequentavo il mondo dello spettacolo e spesso interpretavo un personaggio sopra le righe, eccessivo, al limite del trash”; “Credo di svolgere il mio ruolo con la massima competenza e professionalità. L’unico modo vergognoso che hanno per attaccarmi è con degli audio rubati o con un video di 15 anni fa in cui recito chiaramente un personaggio. Quello che sto subendo io credo sia la peggior macchina del fango di sempre” (Fonti: Corriere della Sera – Che tempo che fa, Rai 1)

Silvio Berlusconi intervenendo al congresso nazionale dei giovani di Forza Italia a Roma 

Berlusconi, promettendo ai suoi di non mollare, racconta di un incontro con i compagni del liceo: “Siamo rimasti in otto, uno era con la stampella, un altro era accompagnato dai figli e io, inclemente, ho detto ‘avevo invitato i miei compagni, non i loro nonni…‘ (Fonte: Il Giornale)

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha partecipato alla trasmissione “Alla Lavagna“, nuovo format di Rai 3 che prevede la presenza di personaggi pubblici e politici al cospetto di una classe di bambini tra i 9 e i 12 anni, pronta ad interrogarli 

I grandi ci dicono di non dire le bugie, ma in questo periodo ne stanno girando molte, sono le fake news: cosa si può fare?”, chiede un bimbo. E Salvini: “Siate curiosi, leggete tanto, non fidatevi solo di uno… ma poi qualche bugia scappa, l’ho detto pure a mio figlio. Lui fa la seconda liceo, è sempre stato bravo… ma se ogni tanto ci scappa una bugia, una copiatina, ci sta… buona vita a tutti, studiate il giusto… tanto, ma non troppo!” (Fonte: Huffington Post)

Matteo Salvini sempre rivolgendosi agli alunni di Rai 3

Parte un brano, il vicepremier deve indovinare l’autore. “Che stile che hai nel ballare (rivolgendosi al piccolo capoclasse, ndr)… prossima estate ti porto con me al Papeete. Dunque, Cicale Cicale è una canzone… della Cuccarini!” (è di Heater Parisi, ndr)

L’ex ministro dell’Interno Marco Minniti oggi deputato Pd, a Nemo su Rai 2

Salvini ha fatto troppo l’elefante in cristalleria, ma se vogliamo essere forti nel Mediterraneo è più utile l’Uomo Ragno che Hulk” (Stan Lee, leggendario fumettista dei supereroi Marvel, morirà 4 giorni dopo, ndr)

L’ex senatore Pd Stefano Esposito non era presente alla manifestazione “Sì Tav” nella sua Torino, contro la sindaca Appendino. Ecco perché 

Lei oggi sarà a Dublino per il concerto degli U2. Lo fa apposta? “Non diciamolo neppure per scherzo. Avevo prenotato in epoca non sospetta e, lo si ammetterà, gli U2 che tornano a suonare nella loro città costituiscono un avvenimento straordinario” (Fonte: il Fatto Quotidiano)

La senatrice 5 Stelle Alessandra Maiorino sta intervenendo in aula a Palazzo Madama e ad un certo punto si sente un grido dell’esponente Pd Mauro Laus

“TORNATENE IN CUCINA!!!!

La deputata Pd Alessia Morani, eroica.

“Nonostante il raffreddore sono ancora in commissione a discutere gli emendamenti al disegno di legge su corruzione e prescrizione. #Avanti 💪” (Fonte: Twitter)

Matteo Salvini rivolgendosi ad Enrico Papi, durante un’ospitata al “Maurizio Costanzo Show” su Canale 5

“Andavo matto per Sarabanda, anche se non ne azzeccavo una di canzone. Pensi Papi, dopo anni ho ritrovato l’Uomo Gatto: stava ad un comizio della Lega” (Mentre prepariamo questa raccolta, ci scrive l’Uomo Gatto, Gabriele Sbattella: “Mai stato ad un comizio della Lega o di altre forze politiche, mai avuto tessere di partito”. Sembra che Salvini si sia confuso con un altro storico partecipante di Sarabanda, Coccinella. Sì, è tutto vero)

Il presidente Pd di Regione Campania Vincenzo De Luca nel classico appuntamento settimanale su Lira Tv

Mi permetto di dare un suggerimento a Salvini: visto che torna a casa stanco morto, penso che la compagna giusta per lui sia una come l’onorevole Rosaria Bindi. La signora Isoardi obiettivamente merita, è una grande donna. Impegnativa, diciamo, e anche stressante. La coppia Salvini-Bindi, invece, la vedrei meglio. Lui torna a casa stanco e distrutto e si mette a fare gli esercizi spirituali. Che cosa devi fare? Non più di questo. Salvini ha bisogno di una partner rasserenante, pacificante, narcotizzante”

Danilo Toninelli: scene da un Senato della Repubblica 

Bagarre nell’aula del Senato dopo l’approvazione del decreto Genova. Il motivo? L’esultanza del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, che ha alzato il PUGNO ripetutamente come segno di giubilo” (Fonte:  il Fatto Quotidiano)

Il senatore M5s ‘dissidente’ Gregorio De Falco , al centro delle polemiche e a rischio espulsione per essersi messo di traverso sul condono 5 Stelle, sul Decreto Genova 

Hanno votato? Ma la seduta non era sospesa?”, ha affermato correndo verso l’Aula. E successivamente ha confermato: “E’ vero, non ho fatto in tempo a votare: ma tutto sommato meglio così. Evidentemente era destino” (Fonte: SkyTg24)

Vertice di maggioranza? Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, a margine del Question Time alla Camera, ha risposto così:

Stasera c’è la Champions, e io tifo Roma”

Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini al Senato durante la discussione sul Decreto Legge Sicurezza

Stasera un vertice a Palazzo Chigi? Stasera io ho un vertice con: rigatoni, ragù e Champions League




Ilva, il sindaco di Taranto diserta il tavolo ministeriale. Di Maio: “Non è un club privato”

Rinaldo Melucci

ROMA – Alla vigilia dell’incontro convocata da Luigi Di Maio al Ministero dello Sviluppo Economico, aumenta la tensione sul caso Ilva. Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha reso noto di non volere partecipare, contestando la decisione di Di Maio di avere invitato al tavolo “una serie di sigle pseudo associative e comitati, tra cui quelle delle aggressioni in Prefettura nel giorno dell’ultimo tragico incidente nello stabilimento”.  Il sindaco di Taranto accusa il Ministro definendo “dilettantismo spaccone quello che il Ministro Di Maio ci spaccerà  per trasparenza e democrazia, ma è solo una sceneggiatura ben congegnata per coprire il vuoto di proposte e di coraggio

Immediata la replica del ministro Di Maio  che ha spiegato che il  tavolo sull’Ilva domani “è stato convocato perché ArcelorMittal ha chiesto di poter illustrare a tutti gli stakeholder le proprie proposte. Per me hanno diritto a partecipare tutte le rappresentanze dei cittadini coinvolti, incluse le associazioni e i comitati che in questi anni hanno svolto un ruolo essenziale. Ed è per questo che li ho invitati”, ha detto Luigi Di Maio, aggiungendo che il tavolo “non è stato convocato per trasformarsi in un club privato”. e quindi “chi preferisce può liberamente scegliere di non partecipare” . “Da ministro lo accetto, ma ne trarrò le dovute conseguenze” ha spiegato.

 

Luigi Di Maio

 

Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico in un post sul suo profilo Facebook, ha precisato, in relazione  al tavolo istituzionale che  “non è stato convocato per trasformarsi in un club privato dove si discute nell’oscurità. Tutto deve essere trasparente perché tutti devono prendersi le responsabilità di ciò che propongono. Stiamo parlando del futuro di migliaia di cittadini e lavoratori, chi preferisce può liberamente scegliere di non partecipare. È finita  l’epoca delle riunioni che escludono i cittadini da qualsiasi tipo di discussione. Il nostro metodo – continua Di Maio –  è un altro. Fa rima con partecipazione e trasparenza. Gli altri metodi, sbagliati, e i vecchi schemi mentali ci hanno portato dove siamo oggi e non ripeteremo gli errori di chi ci ha preceduto”.

Le accuse del Sindaco di Taranto. Poco dopo le 21.30 di sabato, l’invito al tavolo Ilva del 30 luglio è stato revisionato, non integrandolo magari coi parlamentari ionici, ma estendendolo addirittura ad una serie di sigle pseudo associative e comitati – ha attaccato Melucci con una nota – tra i quali si rinvengono quelle delle aggressioni in Prefettura nel giorno dell’ultimo tragico incidente nello stabilimento, sigle dunque spesso inclini al dileggio delle Istituzioni, sigle che hanno parte della responsabilità di aver lacerato la comunità ionica in questi anni“. Dopo il suo forfait, hanno annunciato la propria assenza anche i  sindaci di  Massafra ( Fabrizio Quarto) di Statte (Francesco Andrioli)  e di Montemesola (Vito Punzi) , cioè dei Comuni  dell’area “di crisi” di Taranto,  e Martino Tamburrano Presidente della Provincia di Taranto (in scadenza a settembre) . Tutti quanti insieme parteciperanno alla conferenza stampa indetta domani  lunedì 30 luglio alle ore 10.00 a Palazzo di Città di Taranto. I rappresentanti del territorio tarantino chiedono al “ministro Di Maio di insediare eventuali successivi momenti di confronto nel capoluogo tarantino“. E la farsa sulla pelle degli operai dell’ ILVA continua….

Melucci ha aggiunto che il Ministro Di Maio, ha “perciò scelto i suoi interlocutori e ha tracciato definitivamente la linea dei lavori, contro ogni nostro ulteriore possibilismo” continua la nota  “Il Comune di Taranto non parteciperà a nuove iniziative in questa forma. L’azienda e i Commissari sanno dove trovare il sindaco quando la legge della Repubblica Italiana prevederà il suo coinvolgimento“.

La scelta dell’allargamento dei partecipanti al tavolo, voluta da Di Maio, è stata criticata da Confindustria Taranto e da Arcelor Mittal, azionista industriale e socio di maggioranza di  Am Investco, la società che 13mesi fa,  dopo una gara internazionale,  si è aggiudicata la gara per rilevare l’ ILVA, che ha così commentato la decisione “per noi del tutto inattesa” aggiungendo  “In merito alla comunicazione con cui ieri il Ministero ha allargato ad un ampio numero di soggetti privati il tavolo istituzionale convocato per lunedì, teniamo a precisare che la nostra società non era stata messa previamente al corrente di tale decisione, che quindi anche per noi è del tutto inattesa” aggiungendo “Siamo aperti al dialogo con tutti i portatori d’interesse e che questo avvenga nel rispetto delle istituzioni in un percorso condiviso, consono e costruttivo”, prosegue la società franco indiano leader mondiale dell’acciaio che auspica per questo come “sarebbe utile avere al tavolo anche il Ministero dell’ambiente ed i tecnici del Governo che hanno lavorato alla loro controproposta, i quali sono ovviamente portatori di un interesse qualificato in ragione del tema oggetto dell’incontro“.

A sollevare forti  perplessità anche il sindacato.  Per il segretario della Fim-CislMarco Bentivogli. “il rischio è quello di una passerella. E quello di domani mi sembra più un atto dovuto per dire che la riunione c’è stata che un confronto vero mentre io mi auguro che il ministro Di Maio capisca che il confronto è una cosa seria e non un riempitivo tra una cosa e l’altra“, ha commentato all’ Agenzia Adnkronos,  nonostante l’incontro  è importante considerando che ArcelorMittal dovrà presentare la propria offerta migliorativa alla proposta di acquisto del Gruppo,raggiunta con il Governo. Secondo   Francesca Re David segretario generale della Fiom-CGIL  quello di lunedì è un “incontro oggettivamente informativo che dovrà rendere però evidente anche la volontà o meno del ministro ad aprire in parallelo un tavolo sul piano occupazionale e su quello industriale” e “fornire chiarezza sul percorso  ancora da compiere“.

“Il premier Conte e il ministro Di Maio si prendano la responsabilità – dichiara il segretario della Uilm Taranto, Antonio Talòdovuta al loro ruolo guardando la realtà: 15mila famiglie di Taranto dirette ed un’economia locale e nazionale che non possono continuare ad aspettare di sapere quale sarà il loro futuro. Lunedì   ci aspettiamo di discutere del merito e siccome il merito riguarda Ilva e Taranto ritengo un errore l’adunata di lunedì seppur e nel rispetto di tutti. La parola al popolo va pure bene ma adesso è tempo di decisioni e del fare”.

Non poteva mancare il puntuale commento  del presidente della RegioneMichele Emiliano. sarcastico con gli assenti : A chi fa paura la presenza dei cittadini ai tavoli istituzionali ai quali col governo del Pdnetwork non era ammessa neanche la RegionePuglia?, ha scritto ironicamente su Twitter il governatore pugliese, rispondendo online ad un cittadino che chiedeva il suo parere sulle polemiche generate dall’allargamento della partecipazione a più soggetti al tavolo istituzionale convocato dal ministro Di Maio sulla “vicenda Ilva“.

Anche le opposizioni politiche vanno all’attacco di Di Maio. “Per come si stanno mettendo le cose, salvo colpi di scena, domani il governo chiuderà Ilva“, ha dichiarato la deputata Mara Carfagna (Forza Italia ): Continuando così la più grande acciaieria d’Europa non potrà essere trasformata nemmeno in un luna park come voleva Beppe Grillo. Tutto il Sud pagherebbe un prezzo altissimo in termini di posti di lavoro e di sviluppo per questa decisione sbagliata di Luigi Di Maio“. La senatrice Teresa Bellanova (Pd) ex-viceministro allo Sviluppo economico rincara la doseCaro Luigi Di Maio – scrive  –  al posto di distribuire falsità e montare sceneggiate penose e fasulle su AirforceRenzi dicendo che è costato 76mila euro al giorno: che ne dici, vuoi occuparti di Ilva che perde 1milione di euro al giorno, 30milioni al mese? O ti si chiede di studiare troppo?“. “

Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario nazionale del Pd Maurizio Martina. “Per come sta gestendo la questione mi pare chiaro purtroppo che il ministro Di Maio se ne freghi di Taranto, non è questione prioritaria per lui. Consiglio di cambiare rotta. La vicenda Ilva viene gestita– dice Martina con tavoli pensati esclusivamente ai bisogni di propaganda quotidiana del ministro e non invece con un lavoro serio su una questione decisiva come questa. Quello del ministro  è il peggior modo di servire una comunità come quella di Taranto, dei suoi lavoratori e di tutti i suoi cittadini“.

La difesa del M5S pugliese. “Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha perso un’altra occasione per essere realmente incisivo su Ilva. Ha nuovamente dimostrato di essere incapace di entrare nel merito della questione legata al siderurgico, preferendo accusare inutilmente il metodo utilizzato dal ministro Di Maio”  hanno sottolineato in una nota come sempre congiunta i parlamentari pugliesi del M5S, Cassese, De Giorgi, Ermellino, Vianello, il consigliere regionale pugliese, Galante, e i consiglieri comunali di Taranto, Battista e Nevoli. I pentastellati si riferiscono alle affermazioni del primo cittadino di Taranto, secondo il quale il tavolo istituzionale al Mise sulla vertenza Ilva convocato lunedì 30 luglio, “è una ennesima messa in scena“.

 




Candidati elezioni 2018, Berlusconi punta sui “fedelissimi”. Donne in prima linea

di Federica Gagliardi

 Silvio Berlusconi, entro lunedì mattina chiuderà la “pratica” sulle candidature. Da quanto filtra dall’entourage sarebbero tutte riconfermate le donne di prima fascia: Mara Carfagna a Salerno, Nunzia De Girolamo a Benevento, Maria Stella Gelmini in Lombardia, Gabriella Giammanco a Palermo, Stefania Prestigiacomo a Siracusa. A loro si aggiungerà Licia Ronzulli in Campania.

Una dopo l’altra iniziano ad andare a posto molte caselle. In Veneto ci saranno l’avvocato e senatore Niccolò Ghedini ed il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta. Il posto di capolista FI al Senato in Basilicata dovrebbe essere assegnato al coordinatore regionale azzurro, Giuseppe Moles, che così rientrerebbe in Parlamento.

Altro ritorno potrebbe essere quello di Osvaldo Napoli, per il quale si parla di un posto in Piemonte nel proporzionale. Al Senato correrà un’altro giornalista l’ex direttore di PanoramaGiorgio Mulè. Dovrebbe ottenere un posto anche il nipote di Bruno Vespa, l’avvocato trentanovenne Andrea RuggieriAndrea Cangini, sino a ieri direttore del Quotidiano Nazionale, sarà candidato di Forza Italia nelle Marche, dove dovrebbe essere capolista al Senato. Le candidature del vice presidente della Camera Simone Baldelli e del responsabile enti locali di Forza Italia nel proporzionale per Montecitorio tagliano così la strada al coordinatore regionale di FI Remigio Ceroni, senatore uscente e coordinatore del partito dal 2003, che non ha gradito il trattamento ricevuto e si è immediatamente dimesso da coordinatore regionale, seguito dalla vice coordinatrice Barbara Cacciolari.

In Lombardia per Forza Italia certa la candidatura per il Senato dell’ex amministratore delegato del Milan Adriano Galliani, in Lombardia, e circola anche il nome di un altro ex Fininvest, Pasquale Cannatelli, che si è dimesso giovedì dalla carica di vicepresidente. Tra le ipotesi nel collegio uninominale Milano centro in pole Cristina Rossello, avvocato cassazionista ligure, che ha assistito Silvio Berlusconi nel divorzio dalla sua ex-moglie  Veronica Lario.

Tra i nomi dati per certi anche quello del giornalista Arturo Diaconale, consigliere di amministrazione Rai, che potrebbe coronare un’aspettativa  che coltiva dal ’96 quando, candidato con l’allora Polo delle Libertà, non ce la fece.

Il quadro dei candidati  di Forza Italia nei collegi uninominali pugliesi si va delineando con il passare delle ore. Rocco Palese sarà candidato nel collegio della Camera di Casarano;  Antonio Andrisano  nel collegio di Francavilla Fontana-Manduria; in quota a Forza Italia sono anche i collegi della Camera di Taranto città e del Senato che tiene insieme l’intera provincia di Taranto. Pressochè sicura Maria Francavilla, moglie del presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano. che era il  candidato più accreditato per il collegio senatoriale uninominale di Taranto ma a causa della sua situazione di ineleggibilità, in quanto per candidarsi alle politiche avrebbe dovuto dimettersi 6 mesi prima delle elezioni, è scesa in campo sua moglie.

Il sindaco di Locorotondo, Tommaso Scatigna è il candidato nel collegio senatoriale uninominale di Brindisi-Fasano-Monopoli. Il coordinatore regionale di Forza Italia, Luigi Vitali, è candidato nel collegio uninominale senatoriale di Lecce-Francavilla. Massimo Cassano, senatore uscente, sarà candidato nel collegio uninominale della Camera di Bari-Bitonto.

Tra i molti che dovrebbero restare invece fuori dalle liste del centrodestra, anche alcuni nomi “eccellenti” del centrodestra come Antonio D’Alì in Sicilia, Andrea Augello nel Lazio,  il grande accusatore di Maria Teresa Boschi nella commissione banche, autentico “regista” dell’audizione dell’ex-amministratore delegato di Unicredit  Ghizzoni. Augello, fino a venerdì, era certo di essere “dentro”, raccoglieva firme, aveva ricevuto garanzie, essendo da sempre uno dei principali portatori di voti nel Lazio.




Indagini, veleni e guai: “grandi manovre” dietro le quinte dell’Arma dei Carabinieri

di Emiliano Fittipaldi

Chiunque arriverà,”dovrà rimboccarsi le maniche. Perché troverà macerie:erano decenni che l’Arma dei Carabinieri non soffriva di una crisi così grave”. Il militare che lavora al Comando Generale di Roma forse esagera, ma non è l’unico a pensare che la Benemerita stia vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia recente.

Una crisi latente da tempo, esplosa con l’indagine Consip. Uno scandalo che ha tramortito, in un domino di cui ancora non si vede la fine, tutti. Dal comandante generale Tullio Del Sette (indagato per favoreggiamento) ai capi di stato maggiore, ascoltati come testimoni; passando ai comandanti di reparti specializzati, accusati di depistaggio; e ai carabinieri iscritti nel registro per falso ideologico e materiale; per finire con la caduta di eroi simbolo dell’Arma come il colonnello Sergio De Caprio, meglio conosciuto come “Capitano Ultimo” per aver arrestato Totò Riina, allontanato su due piedi lo scorso mese da una delle nostre agenzie di intelligence perché considerato improvvisamente “non più affidabile“.

Leggendo le carte e le accuse dei magistrati – tutte ancora da provare – sembra che sul caso Consip l’Arma si sia spaccata a metà. Con il vertice della piramide impegnato a rovinare attraverso fughe di notizie insistite un’indagine giudiziaria che rischiava di compromettere l’immagine del Giglio magico di Matteo Renzi, e la base – rappresentata dagli investigatori del Noe – concentrata al contrario a costruire prove false pur di inchiodare Tiziano Renzi, il padre del segretario del Pd.

Un cortocircuito mai visto nel Corpo, un disastro giudiziario e mediatico che ha indebolito ancor di più la posizione del numero uno Tullio De Sette, indagato dallo scorso dicembre a Roma per favoreggiamento e divulgazione di segreto istruttorio, con l’accusa di aver fatto trapelare a soggetti terzi (come l’ex presidente della Consip Luigi Ferrara) l’indagine sulla stazione appaltante dello Stato su cui stavano lavorando i pm di Napoli.

nella foto il ministro Luca Lotti in Parlamento

Per lo stesso reato sono iscritti anche il ministro Luca Lotti e il generale Emanuele Saltalamacchia: il comandante della Legione Toscana, è stato accusato di aver spifferato informazioni segrete sia da Luigi Marroni (l’ex ad di Consip ha detto che era stato anche Saltalamacchia, suo amico, a dirgli “che il mio cellulare era sotto controllo“) sia dall’ex sindaco Pd di Rignano sull’Arno Daniele Lorenzini.Durante una cena a casa di Tiziano“, ha specificato in una deposizione, “sentii Saltalamacchia” suggerire al papà dell’ex premier “di non frequentare un soggetto, di cui tuttavia non ho sentito il nome, perché era oggetto di indagine“.

Se gli ultimi mesi sono stati difficilissimi, va evidenziato che Del Sette, nato 66 anni fa in Umbria, a Bevagna, era inviso a pezzi dell’Arma anche prima dell’iscrizione nei registri della procura, e che fonti del Comando generale non negano come molti generali, davanti ai guai giudiziari del loro capo, non si siano certo stracciati le vesti.

Giàil comandante generale, arrivato al posto di Leonardo Gallitelli all’inizio del 2015, è infatti stato giudicato fin da subito “troppo” vicino alla politica: anche se la lunga carriera dell’Arma ne faceva un candidato autorevole, in molti non gli perdonavano (e non gli perdonano) i sette anni in cui è stato capo ufficio legislativo del ministero della Difesa, sotto governi sia di destra sia di sinistra; né la scelta, nel 2014, di accettare la chiamata del ministro Roberta Pinotti, per diventarne capo di gabinetto. Non era mai accaduto prima che un carabiniere assumesse quell’incarico fiduciario.

A Del Sette viene poi contestato un carattere non facile. Se Gallitelli, (a lato nella foto) mente fredda e raffinata, ha puntato su una guida inclusiva e meritocratica, seppur giudicata da alcuni troppo “curiale”, Del Sette ha preferito un comando verticistico, che per i critici ha finito con l’essere divisivo. “Del Sette è persona di grande valore, molto leale con le istituzioni. Ha lavorato bene con i ministri di ogni partito, come Martino, Parisi, anche con Ignazio La Russa. Molte delle leggi vigenti portano la sua “firma”, compreso l’accorpamento del Corpo forestale ai Carabinieri”, spiega chi lo stima e ha lavorato con lui al dicastero della Difesa. “Cosa lo ha penalizzato negli ultimi tempi? Su Consip credo si sia trattato di un’ingenuità, e la sua posizione sarà archiviata. Al comando generale invece, non l’ha mai aiutato il suo carattere fumantino. È un uomo capace, che però si arrabbia facilmente. Soprattutto quando si convince che il suo interlocutore non rispetta le gerarchie e i ruoli che lui ha definito“.

Del Sette viene definito sia dai suoi estimatori (che sono molti) sia dai suoi nemici (che sono ancor di più) un uomo schivo, persino timido, ma poco propenso alla mediazione. Appena nominato dai renziani a numero uno dei Carabinieri, ha deciso in effetti di spazzare via la vecchia nomenclatura costruita in sei anni dal suo predecessore, scegliendo di andare allo scontro frontale con alcuni generali fedelissimi di Gallitelli. Molto stimati, però, dalla base dell’Arma.

nella foto il Gen. Maruccia

Così, se il Capo di Stato maggiore Ilio Ciceri è stato sostituito da Vincenzo Maruccia (anche lui sentito come testimone dai pm di Roma per la vicenda Consip), e il generale Marco Minicucci è stato sottoutilizzato, un altro pezzo da novanta come Alberto Mosca ha dovuto cedere la poltrona di comandante della Legione Toscana a uno dei pupilli di Del Sette, proprio Saltalamacchia, dovendosi accontentare del comando della Legione Allievi Carabinieri.

Clamorosa poi la scelta del colonnello Roberto Massi: l’ex comandante dei Ros considerato uno degli ufficiali più brillanti dell’Arma, e promosso da Gallitelli capo dell’ufficio legislativo nel 2014, dopo una breve convivenza con Del Sette ha preferito fare armi e bagagli e trasferirsi all’Anas nel 2016. All’ente nazionale per le strade Massi ricopre l’incarico di “responsabile della tutela aziendale”. L’unico gallitelliano che è riuscito a stringere un patto di ferro con il comandante umbro è stato Claudio Domizi, ancora influente capo del personale del primo reparto.

“Le tensioni interne sono iniziate fin dal suo arrivo, ma sono peggiorate nel tempo. La crisi Consip le ha fatte solo esplodere”, ragiona preoccupato un militare con le stellette, che considera i colleghi gallitelliani veri responsabili della spaccatura, perché nostalgici e incapaci di accettare il nuovo corso.

Tutti, però, mettono sul banco degli imputati anche il sistema della rotazione obbligatoria degli ufficiali (che costringe pure i Carabinieri più esperti e capaci a cambiare reparto dopo due anni) e l’assenza di una vera meritocrazia interna. “Qualche tempo fa a Reggio Calabria durante un giuramento a passare in rassegna i reparti, oltre agli ufficiali, è stato anche un appuntato del Cocer, il sindacato interno dei carabinieri a cui Del Sette si è molto appoggiato dall’inizio del suo mandato“, racconta uno degli scontenti “Forse a voi civili sembra una sciocchezza, ma nell’Arma è una cosa inverosimile, che ha fatto accapponare moltissime divise”.

 Ottimi rapporti con Maria Elena Boschi e lo stesso Lotti, qualche incontro con l’imprenditore renziano Marco Carrai (tra cui una cena a casa del compagno di Mara Carfagna, Alessandro Ruben, che ama invitare mimetiche e stellette nel suo salotto), Del Sette ha dovuto gestire anche la patata bollente del colonnello Sergio De Caprio, “Ultimo” (sotto nella foto)

L’attivismo “anarchico” dell’ex vice comandante del Noe (che ha collaborato con il pm John Woodcock a quasi tutte le inchieste più delicate degli ultimi anni su politica e potere, da quelle sulle tangenti di Finmeccanica alla P4 di Luigi Bisignani, passando dalle tangenti della Lega Nord a quelle sulla Cpl Concordia) non è mai stato amato dai piani alti della Benemerita.

Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è caduta proprio nel luglio del 2015, quando una delle intercettazioni del fascicolo sulla Cpl (una telefonata privata tra il generale della Finanza Michele Adinolfi e Matteo Renzi in cui il segretario del Pd definiva il suo predecessore Enrico Lettaun incapace“) è finita in prima pagina sul “Fatto Quotidiano”. Del Sette, dopo un mese di buriane politiche e polemiche infuocate, deciderà di firmare una circolare che toglie ai vicecomandanti dei reparti le funzioni di polizia giudiziaria. Una norma considerata da molti “contra personam”. “Continuerete la lotta contro quella stessa criminalità, le lobby e i poteri forti che le sostengono e contro quei servi sciocchi che, abusando delle attribuzioni che gli sono state conferite, prevaricano e calpestano le persone che avrebbero il dovere di aiutare e sostenere“, polemizzò senza mezzi termini “Ultimo” in una lettera di saluto ai suoi uomini. Poi grazie alla mediazione dell’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Marco Minniti e del capo dell’Aise Alberto Manenti, De Caprio a fine 2016 viene distaccato ai servizi segreti. Per la precisione all’ufficio Affari interni, quello che controlla gli 007 italiani che righino dritto.

nella foto il Ministro dell’ Interno Marco Minniti

Se malumori e dissapori sono una costante di ogni struttura gerarchica, la crisi dell’Arma supera i livelli di guardia a inizio del 2017. Alle indagini sulla fuga di notizie si aggiungono prima quelle sul capitano Gianpaolo Scafarto del Noe, accusato dai pm di Roma di aver falsificato le prove nell’informativa. Poi quelle al suo capo Alessandro Sessa, numero due del reparto, incolpato nientemeno per “depistaggio” per non aver detto la verità (questa l’ipotesi della procura) durante un’audizione con i magistrati. Infine il tentativo di ritrattazione dello scorso giugno di Luigi Ferrara, il manager Consip che aveva tirato in ballo Del Sette come colui che lo aveva messo sull’avviso in merito a un’indagine giudiziaria sull’imprenditore Alfredo Romeo e la stessa Consip: dopo un confuso interrogatorio, in cui probabilmente il manager ha cercato di proteggere proprio Del Sette, i pm hanno iscritto anche Ferrara nel registro degli indagati. Per falsa testimonianza.

nella foto, il colonnello Sergio De Caprio (“Ultimo“) ed i suoi uomini

La crisi strutturale del corpo “Nei Secoli Fedele ha toccato nuove vette qualche giorno fa, quando i pm romani hanno scoperto che Scafarto mandava documenti riservati sull’inchiesta Consip a ufficiali ex Noe traslocati con “Ultimo” ai servizi segreti. L’ipotesi investigativa è che questi stessero ancora collaborando alle indagini su Consip portate avanti dagli ex colleghi. “Ultimo” e tutti i suoi uomini (De Caprio aveva portato con se due dozzine di fedelissimi, di cui la gran parte provenienti dal Noe) sono stati così allontanati dal nuovo incarico, e sono rientrati nell’Arma.

Un allontanamento avvenuto senza accuse formali da parte della magistratura, e senza una richiesta esplicita di Manenti. È stato Marco Mancini, un alto funzionario del Dis (il dipartimento che coordina le agenzie d’intelligence) coinvolto in passato nel sequestro dell’imam Abu Omar a chiederne la testa. Dopo aver scoperto che Scafarto e gli investigatori del Noe, sempre nell’ambito dell’inchiesta Consip, lo avevano seguito e fotografato, mandando ai collaboratori di “Ultimo” all’Aise le risultanze dei loro appostamenti.

nella foto Marco Mancini

L’incarico di Del Sette terminerà il prossimo gennaio. Ed è probabile che il suo successore verrà nominato non dal Governo Gentiloni, ma da quello che entrerà in carica dopo le elezioni politiche, previste per la prossima primavera. In pole position ci sono il numero uno del comando interregionale Ogaden Giovanni Nistri (romano, tre lauree, giornalista pubblicista, ex comandante del comando per la Tutela del patrimonio e direttore del Grande Progetto Pompei, che ha ottimi rapporti con il Pd) e il generale Riccardo Amato, numero uno della divisione Pastrengo ed esperto di antimafia, che gode dell’appoggio del Quirinale. Subito dietro c’è Vincenzo Coppola (chiamato “il paracadutista”, una vita in prima linea nelle missioni di peacekeeping e da marzo promosso numero due dell’Arma), mentre il generale Ilio Ciceri e Riccardo Galletta, capo della Legione Sicilia, sembrano avere tutti i titoli necessari, ma meno chance. Il primo, considerato il miglior uomo macchina possibile, sconta il peccato di essere considerato un “gallitelliano”, mentre il secondo – all’inverso – un uomo di Del Sette.

 A chiunque toccherà, risollevare l’Arma non sarà impresa facile.

 




Altieri: nel centrodestra “primarie” anche alle elezioni amministrative

Nuccio Altieri deputato dei Conservatori e Riformisti interviene sulle prossime elezioni amministrative che si terranno nei comuni pugliesi. “Insieme a Raffaele Fitto da quasi due anni chiediamo con forza che il centro-destra in Italia possa rigenerarsi, riagregarsi e rinnovarsi facendo scegliere alla nostra gente candidati, dirigenti e programmi. Il centro-destra dei tavoli ristretti, delle scelte imposte dall’alto e della nostalgia di un passato ormai passato, e’ perdente e in dissolvimento, come dimostrano i dati che danno Forza Italia in caduta libera sotto il 10%. Oggi leggiamo con piacere – seppur con un po’ di ritardo – che diversi quarantenni di Forza Italia come Mara Carfagna e Giovanni Toti, condividano la nostra analisi e propongano una rinascita dal basso con elezioni primarie“.

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Sfida raccolta almeno sulla stampa – continua Altieri anche da Matteo Salvini, che ha sempre sostenuto le primarie, ma ha sempre preferito cercare i candidati in cenette romantiche con Berlusconi e Meloni. Ora è giunto il tempo di passare dalle parole ai fatti, senza piroette e marce indietro, senza se e senza ma. E’ bene far vivere questa idea di nuova legittimazione popolare del centro-destra, nei territori e non solo sulle pagine dei giornali. Abbiamo davanti a noi un’importante tornata di elezioni amministrative che potrebbero segnare la nascita di un nuovo corso, di un nuovo modello di centro-destra democratico, moderno e vincente, senza ripetere gli errori delle scorse regionali. Coraggio allora, – conclude il deputato dei Conservatori e Riformisti  – codifichiamo le regole e andiamo avanti, si è già perso troppo, troppo tempo, come Conservatori e Riformisti abbiamo una proposta seria da sottoporre a chi davvero vuole riunire un grande centro-destra, su un modello di elezioni primarie che superino i disastri e i problemi di quelle di Renzi e del Pd. Si passi, dunque, dalle interviste ai fatti”

 




Fitto sfida Salvini, Meloni e Berlusconi: facciamo le primarie nel centrodestra

Raffaele Fitto ex governatore pugliese, di famiglia democristiana, europarlamentare, leader dei ‘Conservatori e riformisti‘,  dal palco del Teatro Olimpico di Roma, ha chiesto ancora una volta di fare le primarie del centrodestra, e lo ha chiesto pubblicamente a Silvio Berlusconi ed a Matteo Salvini, che erano a Bologna in una manifestazione comune con la Meloni.

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Dal palco del Teatro Olimpico , Fitto, ha lanciato una sfida agli ex-compagni di partito ed alleati, che erano in  Piazza Maggiore a Bologna: “Non è il centrodestra del vaffa di cui abbiamo bisogno. Non bisogna avere paura delle primarie. Facciamole e mettiamo in campo un centrodestra del futuro capace di costruire un’alternativa a questo governo“.

Come scenografia  il simbolo del partito, un leone gigante in legno “che vuole sfidare tutto e tutti“. La convention dura appena un’ora. La sala è piena. Ci sono circa 1500 persone arrivate con pullman da tutta Italia. “Questa è la posizione che cercavamo da anni”, dice qualcuno entrando. I sostenitori  sono giunti dal Piemonte, dalla Lombardia, dal Veneto, dalla Toscana, dalla Campania e dalla Basilicata. Da molte zone del Lazio, mobilitate da Luciano Ciocchetti (un ex UDC)  e non potevano mancare i pugliesi” . Infatti,  ad ascoltare gli accenti in platea in realtà sembrava  di stare in Puglia. Presenti fra il pubblico l’on. Gianfranco Chiarelli ed il consigliere regionale Renato Perrini.

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Con questa mini-convention romana, Fitto esce dai confini della sua Puglia per lanciare come lui stesso l’ha definita “una sfida nazionale“. Dietro le quinte una vecchia “conoscenza” del centrodestra: Luigi Crespi, proprietario di Datamedia, ed primordiale sondaggista di Silvio Berlusconi, poi spin-doctor (non molto fortunato…) di Bobo Craxi, e di Gianni Alemanno durante il suo incarico di Sindaco di Roma. Era un anno fa, quando sul Corriere della Sera, Crespi dichiarava “Oh mamma mia. Usciamo dal film. Non siamo mica dentro House of cards . Io non sono lo spin doctor di nessuno. Io faccio comunicazione, creo eventi, non sono portavoce o ghostwriter di nessuno”.

Ma adesso gli eventi, Crespi li crea per Raffaele Fitto, il principale oppositore di Berlusconi dentro Forza Italia, prima di lanciare il suo nuovo movimento politici. “Veramente con Raffaele Fitto lavoro già dai tempi delle Europee, da marzo di quest?anno. Non capisco perché venga fuori adesso questa notizia. Io tiro la volata a tanta gente. Destra, sinistra” Ma, a destra e sinistra chi c’è, chiedeva il Corriere della Sera ? “Mara Carfagna e Stefano Caldoro, Bobo Craxi. Ma non ho voglia di fare nomi. Sono clienti che chiedono di costruire un?immagine ed avere consensi. Io cerco di accontentarli. Come devo ripeterlo che con il contenuto politico io non c’ entro niente? Io sono a favore dell’ eutanasia, dei matrimoni gay, della legalizzazione delle droghe leggere: pensa che uno come Fitto potrebbe seguire queste mie indicazioni politiche?“.  

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nella foto l’on. Chiarelli ed il consigliere regionale Perrini

Non siamo antagonisti alla piazza di Salvini – ha detto Fitto dal palcoscenico di Roma – ma in questo modo loro consegnano l’Italia a Renzi” citando con disinvoltura David Cameron “Noi in Europa siamo con il premier britannico. Come fa Berlusconi a parlare prima con la Merkel e poi con Salvini che in Europa è con la Le Pen?“.

Fitto non nasconde di non apprezzare la decisione del leader di Forza Italia di salire sul palco della Lega: ” Berlusconi ha sbagliato. Così facendo consegna a Salvini una leadership in modo frettoloso. Invece va costruito un centrodestra ampio“. Ad ascoltare Fitto c’è anche qualche fuoriuscito di Forza Italia. Maurizio Bianconi prova a fare due calcoli:  “Berlusconi  ha perso 13 milioni di voti. Ha il record mondiale. E il patto del Nazareno è un patto di potere tra Matteo Renzi e Denis Verdini“.

Questa non è una contro manifestazione – ha detto Fittoma bisogna dare, vogliamo dare voce ai milioni di italiani che hanno abbandonato il centrodestra, le elezioni e le istituzioni. A tutti coloro che non partecipano più“. In pratica i Conservatori e Riformisti chiedono un’alleanza di tutto il centrodestra e cercano di approfittare e pescare consensi dall’emorragia di Forza Italia per riconquistare tutti quei voti che sono andati perduti.

Il cammino è lungo, ed arduo, ma notoriamente a Raffaele Fitto piacciono le sfide impossibili. A volte le vince anche.