Il ministro Centinaio: impegno su gelate, xyella e frodi nel decreto legge semplificazione

di Federica Gagliardi

Chiederemo di inserire oggi stesso il provvedimento sulle gelate degli ulivi in Puglia nel prossimo decreto semplificazioni“. Lo ha detto il ministro Centinaio davanti al Mipaaft sul palco allestito dalla Coldiretti. “Cercheremo di riproporlo per l’ennesima volta – ha precisato – La Puglia è stata la prima regione italiana che ho visitato da ministro, quindi nessuno può dire che il ministro non abbia attenzioni nei confronti di questa Regione”.

Sul fronte delle calamità naturali, Centinaio ha aggiunto, “lavoreremo e cercheremo di collaborare insieme ai colleghi ministri e a tutto il governo per cercare di inserire più fondi al Fondo di solidarietà nazionale. Sappiamo benissimo che le risorse sono limitate e di conseguenza l’obiettivo è dare ristoro e aiutare il più possibile“. “Per quanto riguarda il decreto Xylella, credo sia una questione di ore o di pochi giorni. Siamo in dirittura di arrivo, ci sarà una parte che entrerà nel decreto semplificazioni e stiamo lavorando per farla entrare il più velocemente possibile“.

“Cercheremo di riproporlo per l’ennesima volta – ha precisato il ministro – perché questo è un altro dei problemi che ci è stato evidenziato dal mondo pugliese. La Puglia è stata la prima regione italiana che ho visitato da ministro, quindi nessuno può dire che il ministro non abbia attenzioni nei confronti di questa Regione“.

Coldiretti ha denunciato gli errori regionali e l’assenza nella manovra approvata delle misure necessarie a garantire adeguate risorse al Fondo di Solidarietà Nazionale. Nei cartelli dei manifestanti si leggevano frasi come “Solo promesse per l’olio italiano nessun interesse”, “Produzione dimezzata, olivicoltura dimenticata”, “Chiudiamo i porti al falso olio italiano”, “Fermiamo la Xylella E’ #disastrocolposo” ma anche “Presidente Conte non dimenticare gli ulivi della tua Puglia” per ricordare le origini del premier italiano.

A colpire la produzione italiana di olio extravergine sono gli effetti più pesanti del cambiamento climatico, spiega uno studio della Coldiretti, che hanno causato lo scorso inverno la distruzione di 25 milioni di ulivi in zone strategiche per l’olivicoltura italiana. Di conseguenza è crollato il raccolto: quest’anno si aggira attorno ai 200 milioni di chili, un valore vicino ai minimi storici per la pianta simbolo della dieta mediterranea.

La situazione più grave in Puglia. dove si realizza la maggioranza dell’olio italiano e si contano 90mila ettari di uliveti senza produzione, un taglio di circa 2/3 del raccolto e un equivalente di 1 milione di giornate lavorative perse. Per la prima volta nella storia – evidenzia la Coldiretti – la produzione spagnola stimata quest’anno in 1,6 miliardi di chili è superiore di oltre sei volte a quella italiana, che potrebbe essere addirittura sorpassata da quella della Grecia e del Marocco.

“Sia con il Ministro che come i Sottosegretari abbiamo avuto risposte importanti per quanto riguarda la Xylella e il fondo di solidarietà. Siamo soddisfatti anche sul sistema controlli e la valorizzazione dei prodotti italiani. ” Così, Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti, dopo l’incontro con il Ministro dell’Agricoltura Gianmarco Centinaio.

 

 

La mobilitazione a sostegno del piano salva olio – ha sottolineato Prandini in un comunicato – “continua con un confronto serrato con i gruppi parlamentari per sostenere i provvedimenti fino a quanto non saranno assunti ed operativi con responsabilità a livello regionale e nazionale. E’ importante la volontà di inserire il provvedimento – ha sostenuto Prandinisulle gelate nel prossimo decreto sulle semplificazioni e di presentare il decreto sulla Xylella entro la prossima settimana in conferenza Stato regioni poiché la tempistica è essenziale, affinché le linee programmatiche entrino in vigore in funzione della ripresa vegetativa per consentire i reimpianti, gli innesti e favorire adeguamenti e programmazione delle attività dei frantoi. Inoltre – ha aggiunto Prandinicome è stato fatto per la crisi del latte abbiamo chiesto di attivare l’Ismea per bloccare le situazioni debitorie delle imprese agricole colpite dal gelo e dalla Xylella “

“Il Ministro ha accolto anche la nostra proposta di aprire un tavolo al Ministero della Giustizia per combattere i reati agroalimentari che colpiscono pesantemente la produzione nazionale che va difesa – ha precisato Prandinianche valorizzando il panel test e aumentando i controlli fatti alla trasformazione e all’importazione e con una maggiore trasparenza dell’indicazione dell’origine in etichetta. In questo contesto ci aspettiamo anche una decisa difesa della produzione italiana in Europa nell’ambito degli interventi di politica agricola in modo che i fondi vadano alle vere imprese olivicole e nei negoziati internazionali dove l’agroalimentare italiano viene troppo spesso usato come moneta di scambio per interessi diversi”  ha concluso Prandini .

 




3000 gilet arancioni con i trattori davanti alla Prefettura di Bari

 BARI –  I Gilet Arancioni pugliesi che protestano contro Governo e Regione, chiedendo “il riconoscimento dello stato di calamità dopo le gelate di febbraio 2018, interventi mirati e decisi contro la Xylella, seguendo la scienza e non i santoni, e lo sblocco delle risorse del Programma di sviluppo rurale (Psr)” si stanno radunando in piazza Prefettura, a Bari . Previsti  150 trattori e oltre 3.000 agricoltori e olivicoltori.

La colonna di mezzi partita dallo stadio ha attraversato il tondo di Carbonara, raggiungendo  via Tatarella e sul ponte Adriatico per quindi raggiungere piazza Massari. Da qui i manifestanti si sono incamminati in piazza Libertà e verso il lungomare Nazario Sauro per riunirsi con i gilet arancioni su corso Vittorio Emanuele e piazza Prefettura, dove sono stati allestiti dei gazebo e fatta suonare della musica fin dalle prime ore della mattina. I manifestanti raccolti attorno al palchetto montato dagli agricoltori sono all’incirca  tremila . Soltanto 60 i mezzi confluiti, per ragioni di sicurezza rispettando le disposizioni delle forze dell’ordine.

Accanto ai Gilet Arancioni, coordinamento che raggruppa le organizzazioni Agci, Associazione frantoiani di Puglia, Cia, Confagricoltura, Confocooperative, Copagri, Italia olivicola, Legacoop, Movimento nazionale agricoltura, Unapol, Liberi agricoltori, stanno scendendo in piazza i sindacati dei lavoratori (Cgil, Cisl e Uil), l’Anci, l’Ordine degli agronomi, il Collegio regionale dei periti agrari e rappresentanti di alcune forze politiche. I trattori stanno arrivando in città e si schiereranno in parte in piazza Prefettura, circa 60, e gli altri sul lungomare fin sotto la sede della Regione.

Il ministro Centinaio venga a Bari  – I Gilet Arancioni chiedono al ministro Centinaio di venire a Bari per parlare con tutti gli agricoltori. “È una piazza bellissima, dietro questi gilet arancioni c’è il cuore degli operatori della terra che è qui per manifestare perché il tappo è saltato e non ne possiamo più di aspettare, tra indecisioni, perdite di tempo e rimpalli di responsabilità tra Governo centrale e governo regionale“. Così Onofrio Spagnoletti Zeuli, portavoce dei manifestanti, intervenendo alla protesta  in piazza Prefettura a Bari.

Il  presidente della Regione Puglia  Michele Emiliano, chiamato in causa più volte dal portavoce dei gilet arancioni, è il grande assente della manifestazione indetta dalla Coldiretti. Emiliano non ha risposto alla richiesta di un incontro e  sopratutto di mettere fine ai “rimpalli tra governo centrale e regionale” .  Attacchi e critiche anche  al governo e al reddito di cittadinanza di matrice pentastellata, “buttiamo soldi per i fannulloni“, ha detto  Spagnoletti Zeuli, dopo che gli agricoltori pugliesi hanno dovuto subire lo stralcio del decreto sulla calamità. Ed avverte: “Abbiamo copiato i francesi con il gilet ma noi siamo un popolo tranquillo. L’agricoltore è la parte buona del Paese“.




Maltempo: la neve blocca tutta la Puglia

ROMA – La neve che sta cadendo su gran parte della Puglia è arrivata sino alle località costiere del Salento dove ci sono state nevicate a Porto Cesareo, Castro e Otranto. La zona più colpita è la Grecia salentina. Ci sono 25 cm di neve a Calimera, mentre Lecce è completamente imbiancata. Una coltre bianca ha ricoperto le campagne tra Guagnano, Salice Salentino e Veglie, imbiancando le strade e i vigneti del Negroamaro. La nevicata ha interessato alcuni comuni a nord della provincia di Lecce, al confine con il territorio di Brindisi.

A Bari sono state salate le strade anche se la neve non si è posata, e già da ieri sono stati accesi  termosifoni nelle scuole a titolo preventivo in vista del rientro dalle vacanze dopodomani. Il sindaco del capoluogo pugliese, Antonio Decaro ha dichiarato che “In tutti gli asili nido, le scuole materne, elementari e medie, gli impianti di riscaldamento rimarranno accesi per tre ore sabato e per sei ore domenica” . Nella scorsa notte tre senza fissa dimora sono stati soccorsi per il freddo e accompagnati in strutture di accoglienza; un’ambulanza con un infartuato a bordo, bloccata dalla neve, è stata scortata da Altamura all’ Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti e una donna incinta è stata portata da Gravina in Puglia all’Ospedale Di Venere a Bari.  Nelle campagne rende noto la Coldiretti , il pericolo gelo ha riguardato gli animali e sono stati coperti con cappottini cavalli e vitellini.
L’ allerta gialla diramata dalla Protezione civile della Regione Puglia è stata estesa anche alle prossime 24 ore su tutto il territorio regionale: a causa delle temperature rigide sono previste gelate notturne e mattutine nelle zone interessate dalle nevicate per lo più nelle zone collinari e montuose. La Protezione civile ha rifornito alcune sedi regionali di dotazioni di sale e le associazioni di volontariato che insieme ai Comuni si stanno rifornendo per la salatura dei punti critici sottopassi ponti e in prossimità degli uffici pubblici.  La Protezione civile è anche in contatto con le società che gestiscono la rete dell’ energia  elettrica per riportare l’elettricità alle famiglie isolate nelle campagne. In provincia di Lecce le associazioni di volontariato coordinate dalla sala operativa stanno fornendo supporto al 118 della Asl per il trasporto dei malati cronici verso gli ospedali.

La neve caduta nelle ultime 24 ore sulla Puglia ha paralizzato i collegamenti: più della metà dei voli in arrivo o in partenza dallo scalo brindisino è stata annullata. In tutto 10 i voli cancellati e 12 quelli dirottati: 22 i collegamenti saltati e appena 19 quelli regolarmente decollati e atterrati. Numerosi i  anche per i voli aerei causati all’emergenza neve, negli aeroporti pugliesi. L’aeroporto di Brindisi è regolarmente aperto, ma vi sono stati i voli in arrivo dirottati e conseguentemente due altri voli non sono stati operati. I voli provenienti da Bologna, Bergamo, Londra, Memmingen e Roma sono stati dirottati in altri aeroporti . Le decisioni vengono definite  caso per caso, conseguentemente alle contingenti condizioni di visibilità. Pochi problemi a Bari, dove si sono registrati solo lievi ritardi dovuti alla richiesta di rimozione del ghiaccio e della neve  dai velivoli.

I problemi maggiori si sono verificati per un gruppo di 200 passeggeri in partenza da Brindisi per Londra: sono rimasti in aeroporto per quasi dieci ore in attesa del decollo posticipato di mezzora in mezzora arrivando fino alla presa in giro , comunicata nel pomeriggio quando il cielo era ormai terso, e cioè che il volo Ryanair delle 10,15 per Stansted era stato definitivamente cancellato. E tutto ciò senza alcuna riprotezione. Uno dei passeggeri, diretto in Inghilterra per un matrimonio a cui chiaramente non ha potuto più partecipare, ha raccontato che “ad alcuni inglesi hanno proposto di rientrare il 12 gennaio” ed incredibilmente nessuna comunicazione ufficiale è arrivata loro in lingua inglese. “Abbiamo dovuto tradurre noi italiani che eravamo nelle stesse medesime condizioni” raccontano dei passeggeri italiani.
Nelle stazioni ferroviarie  si sono verificati problemi per i treni in partenza: un intercity per Venezia è partito con due ore di ritardo a causa di problemi agli scambi. Le strade in città sono percorribili anche se con difficoltà, mentre alcuni svincoli della tangenziale Lecce sono stati chiusi e il traffico deviato. Inoltre, le Ferrovie del Sud Est hanno fatto sapere che, in seguito al peggioramento delle condizioni meteorologiche nelle province di Bari, Taranto, Brindisi e Lecce, per impraticabilità di numerose strade extraurbane è stata sospesa la circolazione degli autobus .
I treni regionali si sono bloccati ed hanno subito ritardi pesantissimi quelli con destinazione fuori regione .  Oltre il 70 per cento delle strade provinciali baresi è di fatto impercorribile nonostante l’intervento di 50 mezzi spargisale, così per tutta la mattina sono state soppresse le corse degli autobus di Ferrotramviaria.
 La viabilità stradale è andata in tilt nel Salento e la tangenziale Est di Lecce, fra Lizzanello e Cavallino è stata chiusa al traffico,  e bloccata la statale 16 fra Lecce e Maglie. A Bari le lastre di ghiaccio sull’asfalto hanno provocato problemi al traffico sulle strade statali 96 e 99 tra Altamura e Matera . “Le criticità maggiori – ha reso noto il Prefetto di Bari, Marilisa Magno –  sono causate dai mezzi pesanti che continuano a circolare nonostante il divieto, in alcuni casi sprovvisti delle dotazioni di neve“. Resta da capire come mai questi mezzi non vengano bloccati e multati dalla Polizia Stradale.

Per quanto riguarda la Provincia di Bari, la Prefettura del capoluogo ha reso noto  l’obbligo di catene a bordo per transitare su alcune strade statali e provinciali. In particolare l’obbligo riguarda la SS 96 tra Altamura e Matera, dove è interrotta anche la circolazione degli autobus, sulla SP 238 tra Corato e Altamura, sulla SP 231 tra Modugno e Corato, sulla SP 151 tra Ruvo di Puglia e Altamura, sulla SP 18 tra Altamura e Cassano. Mezzi tecnici della Città Metropolitana e dei Vigili del Fuoco sono impegnati in diversi interventi.

Nel Foggiano ancora una notte caratterizzata da deboli precipitazioni nevose e la temperatura scesa sotto lo zero a meno cinque gradi. Ricoperti dalla neve i comuni più alti del Gargano e dei Monti Dauni che si trovano a quote superiori ai 500 metri. La neve è comparsa per pochi minuti anche a Foggia nella serata di ieri.  Lungo le strade provinciali del foggiano disagi alla circolazione a causa della presenza di ghiaccio sull’asfalto. Ieri sera un pullman è finito di traverso sulla carreggiata mentre lungo la statale 89, tra Ischitella e Vico del Gargano, nelle vicinanze di Manfredonia (Foggia).  L’autista di un furgone ha perso il controllo del mezzo finendo in una cunetta. Nel sinistro alcune persone sono rimaste ferite,  ma per  fortuna non  in maniera grave. La prefettura di Foggia ha interdetto la circolazione stradale ai mezzi pesanti superiori alle sette tonnellate e mezzo.




Torino. L’onda “Sì Tav” sconfigge la pioggia, piazza Castello stracolma di manifestanti

TORINO  –  Alle 11 piazza Castello era stracolma all’inverosimile, migliaia e migliaia di torinesi mobilitati per dire di SI alla Tav ma soprattutto per dire di sì a un futuro fatto di infrastrutture, lavoro, sviluppo, cultura, inclusione, diritti ma sopratutto per manifestare  contro la decisione della maggioranza Cinque Stelle, che sostiene la sindaca torinese Chiara Appendino, di votare un ordine del giorno contro la Torino-Lione e dichiarare di fatto Torino come un “Comune No Tav“.

Nonostante la pioggia, già dalle 10 di questa mattina la piazza  ha iniziato a riempirsi per la manifestazione convocata per le 11 dalla società civile a favore della Torino-Lione e contro il declino di Torino.

Il sit-in è stato promosso dall’associazione “Sì Torino va avanti” e da “Sì lavoro, legata a Mino Giachino, ex sottosegretario ai Trasporti del governo Berlusconi, che ha lanciato una petizione online arrivata a più di 65mila sottoscrizioni. Hanno aderito il Partito Democratico, i moderati, Forza Italia e anche la Lega, nonostante il partito di Matteo Salvini governi insieme al Movimento 5 Stelle che intende bloccare i cantieri e ha annunciato l’analisi costi benefici per l’alta velocità.

 

Una marea di cartelli Sì Tav e i tricolori, gli unici simboli ammessi dagli organizzatori della manifestazione. A piazza Castello sono presenti gli imprenditori, arrivati con i loro dipendenti, i sindacalisti, costruttori, commercianti, personalità politiche, docenti universitari, dodici associazioni imprenditoriali, da Confindustria a Coldiretti.

Ma soprattutto una marea umana di gente comune presente per dire di sì alle infrastrutture ma anche a una città che scommetta sul futuro e non si faccia paralizzare dai No. un messaggio rivolto senza mezzi termini al sindaco  Chiara Appendino e alla sua giunta “grillina”.

In piazza anche i Radicali e Fratelli d’Italia, che hanno raccolto firme per due referendum. Decine di persone si sono messe in coda ai banchetti per firmare la richiesta di referendum a favore della Torino-Lione. Sono due le petizioni presentate: una da Fratelli d’Italia, che punta a un referendum propositivo, e una dai Radicali a sostegno della delibera per l’indizione di una consultazione cittadina. Alla manifestazione hanno aderito anche gli studenti di tre licei torinesi che, non potendo saltare la scuola, hanno raccolto 500 firme consegnate ieri sera agli organizzatori.

Una manifestazione chehanno cercato in tutti i modi di impedire“, ha detto dal palco Mino Giachino, aggiungendo “E se siamo qui e solo per merito del Prefetto e  del Questore“, dice lanciando un’indiretta ma chiara accusa al Comune di Torino,  e dedicando la piazza a due imprenditori del calibro di   Sergio Marchionne Sergio Pininfarina.   “Siamo qui per dire sì al futuro, sì al lavoro” ha proseguito Giachino parlando dall’autobus scoperto utilizzato come palcoscenico di fronte a Palazzo Reale, che ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine che “per vent’anni si sono presi gli sputi e le botte in Val Susa“. “Ce ne hanno fatte di tutti i colori – ha concluso – ma dopo vent’anni siamo ancora qui a dire sì

“Ciao a tutti, mi chiamo Guglielmo Nappi e anche io penso positivo”. Uno studente di Ingegneria dell’automobile con queste parole ha dato il via alla manifestazione per la Torino-Lione, che sta richiamando stamattina in piazza Castello, nel cuore del capoluogo piemontese, almeno 30mila persone. Gianmarco Moschella, allievo di Economia, ha proseguito: “Siamo qui per dire sì alla Tav e sì al lavoro. Alla faccia di chi diceva che saremmo stati 502“. Molto applaudito l’ex sottosegretario ai Trasporti Mino Giachino: “Da oggi fischia un vento diverso, un vento favorevole alle infrastrutture. La Tav è l’opera simbolo del ritorno al futuro e del ritorno al lavoro”. E della commissione costi-benefici “non ce ne facciamo nulla“, ha detto l’ex sottosegretario che è tra i promotori dell’iniziativa Sì Tav, sollevando un’ovazione.

“Qualcuno ha detto, a nome di noi cittadini, che Torino è No Tav. Noi la pensiamo diversamente”. Così dal palco Patrizia Ghiazza, una delle organizzatrici della manifestazione. “Quando il consiglio comunale ha votato contro la Torino-Lione, noi eravamo davanti e dentro Palazzo Civico e non ci siamo riconosciute – aggiunge – Siamo sette donne non manovrate da nessuno. Siamo noi, con la nostra testa e le nostre mani e il nostro comitato è nato perché ci è scattata una scintilla di orgoglio, di desiderio di contare. Vogliamo dire ‘sì’ agli investimenti su eventi artistici, sportivi, culturali. Vogliamo dire ‘sì’ alla Tav, alla metropolitana, a una città sicura ed efficiente, attenta alle persone nella gestione dei servizi pubblici”.

Mentre la manifestazione si avviava alla conclusione, è uscito un comunicato stampa della sindaca Appendino: “Abbiamo sempre ascoltato tutti e continueremo a farlo. E l’ascolto è proprio una delle cifre che da subito ho voluto caratterizzasse questa Amministrazione, convinta che le divisioni di questo periodo storico nascano proprio da territori e comunità che per anni hanno provato a dialogare con Istituzioni divenute sorde. Oggi, in piazza Castello – al netto delle diverse sensibilità politiche – sono state sollevate delle critiche, che accolgo, ma c’erano anche molte energie positive“.

“Da Torino parte un messaggio forte e chiaro che riguarda tutta l’Italia – dice il presidente dell’Unione Industriale di Torino, Dario Gallina Un messaggio per le grandi opere di collegamento verso l’Europa, per il nostro futuro, delle nostre imprese, per il lavoro e le future generazioni. La Torino-Lione e il Terzo Valico possono determinare la centralità dell’Italia in Europa e chi ha la responsabilità di governo può e deve avere la statura politica di cambiare decisioni e idee se non sono coerenti con il futuro del Paese“.

Quanto visto in questa piazza ha un grande significato, cioè che quando la maggioranza, per troppo tempo silenziosa, si fa sentire, ristabilisce le proporzioni” aggiunge il commissario per la Torino-Lione Paolo Foietta, anche lui in piazza Castello. “Chi non vuole la Tav, il M5s a Torino e in Parlamento, è una minoranza – aggiunge – e in democrazia una minoranza non può imporre le sue decisioni“.

 In piazza Castello, per la Lega, sono presenti i parlamentari Elena Maccanti, Gualtiero Caffarrato, Marzia Casolati e Alessandro Benvenuto. “Siamo parlamentari eletti in provincia di Torino, rappresentiamo una forza politica di governo che vuole dialogare. Siamo favorevoli alle grandi opere e riteniamo la linea Torino-Lione fondamentale e strategica per il Piemonte e per tutto il Paese“, aggiungono gli esponenti del Carroccio. 

Rispettiamo gli impegni assunti con M5S – sottolineano i parlamentari della Lega eletti in provincia di Torino – ma ribadiamo con forza che l’opera va realizzata.  La nostra partecipazione alla manifestazione è innanzitutto un segno di rispetto e di attenzione verso il mondo produttivo e imprenditoriale piemontese che oggi ha deciso di scendere in piazza e che manifesta evidentemente un disagio“.




Cnel, nominato il nuovo Consiglio dell’ente oggetto del referendum. Ecco i nomi dei benificiari dello spreco di denaro pubblico

ROMA –  Il CNEL  istituito nel 1957 con un compito di “supporto delle Camere e del Governo”, in realtà un carrozzone da 20 milioni di euro all’anno, era il “simbolo” degli enti inutili secondo i rottamatori , la cui abolizione venne proposta ed utilizzata dal premier (all’epoca in carica)  Matteo Renzi come un vessillo nella campagna del al Referendum costituzionale del 2016. Ma alle urne è successo quel che è successo ed il Cnel, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, è rimasto salvo al suo posto, dopo esserci costato in circa mezzo secolo oltre un miliardo di euro per proporre al Parlamento un progetto di legge ogni quattro anni.

Dopo poco meno di un anno dallo scampato pericolo di chiusura e rottamazione, l’organo amministrativo si è rinnovato con nuove nomine. Lo ha reso noto la Presidenza del consiglio attraverso la sottosegretaria Maria Elena Boschi, ex ministro delle riforme, per ironia della sorte, la promotrice della campagna per il referendario, che è stata in realtà la prima sconfitta della batosta referendaria.

Pochi sanno cos’e IL CNEL e cosa fa. I componenti del Consiglio vengono scelti ( o meglio “lottizzati”) su indicazione delle principali associazioni collegate al mondo del lavoro, come le associazioni di categoria, laConfindustria, sindacati, gli ordini professionali, ecc. Il Cnel, è un organo di rilievo costituzionale , motivo per cui  per abolirlo era necessario un referendum, ed ha funzioni esclusivamente “consultive” dell’attività legislativa. Può esprimere pareri non vincolanti (quindi inutili) su problematiche collegate alla legislazione economica e sociale.

 In 60 anni di vita ha prodotto soltanto 14 disegni di legge che sono stati ignorati dal Parlamento, e non a caso molte delle associazioni presenti nel Consiglio del Cnel hanno preferito altre sedi per avviare il dialogo sociale. Non ha giovato sicuramente alla reputazione del Cnel  la vicenda delle consulenze facili richieste e concesse da alcuni consiglieri, che sono finite successivamente per procurato danno erariale sotto i riflettori della Corte dei Conti . Erano queste alcune delle motivi per cui molti sostenitori dell’ultimo referendum costituzionale avevano richiesto l’abolizione dell’ente come un fiore all’occhiello per la propaganda al Sì.

La sconfitta del proposta referendaria renziana, da un lato ha riportato il sereno a Villa Lubin, lo storico palazzo all’interno nel parco di Villa Borghese ove ha sede il quartiere generale del Cnel dell’organo,  ma ha anche generato ed acceso delle nuove polemiche. Nel 2015 quindi prima del referendum, i consiglieri per salvare la faccia si erano tagliati le indennità, mentre ad aprile 2017 hanno deciso di ripristinarle con la sfacciataggine di richiedere persino  gli arretrati, (circa 4 milioni).

Successivamente, è stato nominato presidente Tiziano Treu, che però aveva promosso il Sì nella campagna referendaria che voleva chiudere il Cnel .  Treu ha spiegato le sue nuove motivazioni  in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, annunciando anche la necessità di rilanciare le funzioni del Consiglio presieduto. L’ ente è quindi rimasto al suo posto ed adesso sono arrivati i nominativi dei nuovi 48 consiglieri, profumatamente retribuiti, che resteranno in carica fino al 2022.

Ecco tutti i nomi e fra parentesi l’ente di rappresentanza e nomina.

RAPPRESENTANTI DEI LAVORATORI DIPENDENTI

Gianna Fracassi, Ezio Corrado Barachetti, Manola Cavallini, Giovanni Di Cesare, Giordana Pallone, Carlo Podda, Luciano Silvestri, espressione della Cgil.
Giuseppe Gallo, Luisangela Pelluccaccia, Alessandro Geria, Livia Ricciardi, Roberto Benaglia, Cosmo Colonna, espressione della Cisl.
Antonio Foccillo, Tiziana Bocchi, Domenico Proietti, espressione della Uil.
Francesco Cavallaro (Cisal), Francesco Paolo Capone (Ugl), Marco Paolo Nigi (Confsal),

RAPPRESENTANTI DIRIGENTI E QUADRI

Giorgio Ambrogioni (Cida), Tommaso Di Fazio (Ciu), Stefano Biasioli (Confedir),

RAPPRESENTANTI DI ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA

Roberto Moncalvo (Coldiretti), Giovan Battista Donati e Giuseppe Montalbano (Confartigianato – Cna – Casartigiani), Secondo Scanavino (Cia), Francesco Verrascina (Copagri), Mauro Lusetti (Legacoop), Marco Menni (Confcooperative).

RAPPRESENTANTI DEI LIBERI PROFESSIONISTI

Maurizio Savoncelli (Consiglio nazionale geometri), Gianmario Gazzi (Consiglio dell’Ordine degli assistenti sociali)

RAPPRESENTANTI DELLE IMPRESE

Marco Zigon, Floriano Botta, Elio Catania, Carlo Ferroni, Marco Gay, Federico Landi, espressione di Confindustria.
Donatella Prampolini e Renato Mattioni (Confcommercio), Massimo Vivoli (Confesercenti), Paolo Uggè (Conftrasporto), Vincenzo Gesmundo (Coldiretti), Nereo Paolo Marcucci (Confetra), Carlo Capoccioni (Abi), Giorgio Cippitelli (Confartigianato – Cna – Casartigiani), Gennaro Fiore (Confitarma), Massimiliano Giansanti (Confagricoltura), Giovanni Valotti (Confservizi – Asstra – Utilitalia).

Ora sono attese le nomine degli esperti da parte della Presidenza della Repubblica e quelle dei rappresentanti del mondo del volontariato. Ma occorre ricordare come almeno quattro componenti del nuovo Cnel (e cioè Biasioli, Cavallaro, Nigi e Uggé) erano contrari alla riforma.

 




Pasqua, Franceschini: presenze turistiche da record in tutta Italia

ROMA – L’Italia è sempre più apprezzata dai turisti stranieri come dimostrano le cifre da record delle presenze per queste vacanze di Pasqua, che mettono in luce come non solo le città d’arte e i luoghi più noti del nostro Paese siano località sempre più apprezzate, ma la vera novità è anche le località minori vengano visitate con sempre maggiore frequenza e da un  crescente numero di persone. Durante i ponti di primavera, anche le zone terremotate registrano una presenza consistente di turisti, che in questo caso, sono soprattutto italiani. Resta difficile nonostante questo dato incoraggiante la situazione delle aree colpite dai noti eventi sismici, soprattutto nel settore dell’agriturismo .

Capri: a Pasquetta, 10mila arrivi . Un sole splendente e 10mila visitatori sono sbarcati nell’isola di Capri a Pasquetta : i turisti sono sbarcati sin dalle prime ore di lunedì con gli aliscafi e le navi in arrivo da Napoli e da Sorrento per la tradizionale Pasquetta sull’isola caprese. Gli arrivi si sono concentrati prevalentemente nelle prime ore della mattinata – secondo i dati diffusi dalla locale Capitaneria di Porto – in cui erano sbarcate a Capri già le prime 8.114 persone.  Sono stati complessivamente oltre 40mila i turisti arrivati a Capri da Venerdì Santo a ieri, con una media di 10mila arrivi al giorno. Nessun particolare problema  agli imbarchi, monitorati puntualmente dalla Guardia Costiera che non ha dovuto effettuare alcun intervento di soccorso, mentre le compagnie marittime hanno dovuto mettere in piedi alcune corse extra dato il grande afflusso di passeggeri.

La Capitale in crescita . Note positive  anche per Roma in cui aumentano le presenze nell’ultimo anno. Il turismo è un fattore di crescita fondamentale per la nostra città. Negli ultimi mesi infatti, Roma grazie anche all’ eficace sistema di sicurezza attivato dalle Forze dell’ Ordine coordinare dal Ministero dell’ Interno, ha invertito il trend ed è tornata ad aumentare la sua attrattività turistica come confermano i 14 milioni di turisti che hanno alloggiato negli alberghi nel corso del 2016, un + 6,7 % in più rispetto al 2015, a cui si debbono aggiungere i circa 3-5 milioni, che si stimano siano venuti attraverso Airbnb e le altre forme di accoglienza a disposizione nella Capitale, come confermano e gli ultimissimi dati relativi alle prenotazioni per la Pasqua, con l’ arrivo di circa 500mila turisti.

Molte presenze nelle zone terremotate.Quasi mezzo milione di italiani , secondo un’indagine Coldiretti/Ixè, ha deciso di trascorre nelle aree terremotate parte delle proprie vacanze di Pasqua, Pasquetta e dei ponti primaverili. “Un segnale importante che – sottolinea la Coldirettisi è manifestato anche con dimostrazioni concrete di solidarietà da parte di clienti storici (e non) negli agriturismi e nelle altre strutture recettive e di ristorazione. La situazione resta però difficile con le presenze che sono ben al di sotto degli anni precedenti al sisma. L’arrivo di turisti stranieri è crollato nell’area del cratere, ma l’impatto si è sentito su tutte le regioni colpite come ad esempio l’Umbria dove le presenze dei turisti stranieri sono scese addirittura del 64% a Natale” .

Il settore maggiormente in difficoltà in queste zone, è stato quello dell’agriturismo come sottolinea la Coldiretti dove “le presenze sono praticamente azzerate per un crollo di oltre il 90% degli arrivi nelle aziende agricole situate nelle aree del cratere tradizionalmente vocate per vacanze, picnic e gite fuori porta“.

Boom del turismo internazionale in Italia in queste vacanze Pasquali – ha dichiarato con una nota  il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini – I turisti stranieri hanno invaso tutte le nostre città d’arte: i numeri dei musei (quelli statali tutti aperti anche il giorno di Pasquetta) e le prenotazioni alberghiere segnano un crescita fortissima ma soprattutto indicano che l’aumento più forte non è nelle tradizionali grandi capitali del turismo internazionale  ma nei luoghi minori, nelle città d’arte e nel mezzogiorno, ad iniziare da Napoli e Palermo che registrano veri e propri boom di presenze. Gli investimenti in cultura e turismo sono per l’Italia il più grande contributo possibile alla crescita e alla creazione di posti posti di lavoro”.




Il Senato approva il disegno di legge contro il caporalato

nella foto il ministro Maurizio Martina

nella foto il Ministro dell’ Agricoltura Maurizio Martina

Il Senato ha approvato oggi a larghissima maggioranza il disegno di legge contro il fenomeno del “caporalato”.”È una legge cruciale per sradicare una piaga inaccettabile, come la mafia“. Così  il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, ha commenta toil via libera del Senato al provvedimento contro il fenomeno del caporalato. “Con l’approvazione di oggi in Senato del disegno di legge – aggiunge Martina avanziamo in questa battaglia che non è solo di civiltà, ma di giustizia. Ora mi auguro che la Camera faccia presto e renda definitivo il provvedimento. La nuova legge rafforza gli strumenti di contrasto civili e penali, colpendo i patrimoni con la confisca e rendendo più forte la Rete del lavoro agricolo di qualità. È una battaglia che ci riguarda, tutti, a partire dal mondo agricolo che si mette alla guida del cambiamento”.

CdG sindacati

Sindacati soddisfatti

Soddisfazione anche delle sigle sindacali del comparto agroalimentare per l’approvazione al Senato del disegno di legge “Martina-Orlando” di contrasto al caporalato. Ivana Galli Segretaria Generale Flai Cgil  commenta il voto dell’Aula del Senato “ha compiuto un grande passo per dare giustizia ai tanti lavoratori e lavoratrici, che in agricoltura, sono costretti a subire sfruttamento, ricatti, salari di 3 euro l’ora, giornate di lavoro che possono arrivare anche a 12/13 ore, alloggi precari, assenza di servizi” .

Il provvedimento votato oggi dal Senato, sottolinea ancora Gatti, “segna una giornata importante per contrastare il fenomeno del caporalato, dell’intermediazione illecita, gli interessi di chi vuole speculare sul lavoro, calpestando diritti e dignità e rendendo la schiavitù qualcosa non di antico e dimenticato ma una realtà viva e moderna. Ad un anno dalle morti sui campi e nelle serre, avvenute la scorsa estate, la politica si unisce al sindacato per una battaglia di civiltà che restituisce giustizia e dignità ai lavoratori agricoli, italiani e stranieri, troppo tempo considerati degli invisibili”.

CdG caporalato

Per Stefano Mantegazza segretario generale della Uila-Uil,  oggi “hanno vinto i lavoratori, il sindacato e le vittime del lavoro nero. Ora ci attende il secondo round, quello decisivo, alla Camera dei Deputati – conclude Mantegazza per questo a settembre continueremo a fare pressione con la nostre iniziative per spiegare a tutte le forze politiche l’importanza di questa legge e la necessità della sua rapida approvazione. Ci incoraggia, in questa direzione, l’ampio consenso e l’assenza di voti contrari registrati in Senato sul Ddl”.

Sempre in tema di caporalato Luigi Sbarra, Segretario Generale della Fai Cisl, esprime gratitudine al Presidente della Camera, Laura Boldrini, per le parole sulla necessità di non restare inermi di fronte alla vergognosa piaga del caporalato, chiedendo un passaggio a Montecitorio del provvedimento “rapido e senza sorprese”.

CdG carabinieri_caporalato

I controlli in aumento. Negli ultimi dodici mesi – spiega il ministro Martinaabbiamo alzato il livello di risposta dello Stato contro i caporali. I controlli sono aumentati del 59% in un anno, sono operative task force nei territori a rischio dove le ispezioni vengono portate avanti da ispettori del Lavoro insieme a Carabinieri e Corpo forestale. Nelle prefetture  – conclude Martina abbiamo creato specifiche cabine di regia che con la collaborazione del terzo settore stanno gestendo azioni di accoglienza e assistenza ai lavoratori immigrati. C’è tanto da fare ma da parte nostra la determinazione è massima”.

CdG Ludovico VicoCon un nota stampa l’on. Ludovico Vico (Pd) ” E’ una legge organica di civiltà contro una piaga intollerabile. Il caporalato offende la dignità umana e del lavoro, asserve decine di migliaia di donne del sud e migliaia di migranti non solo durante le grandi campagne di raccolta ma anche in tutti i lavori ordinari in agricoltura“.

Con il disegno di Legge votato oggi al Senato – continua la nota dell’ On. Vico – si apre una nuova fase che il Governo ha costruito attraverso il dialogo con le rappresentanze sindacali e le organizzazioni agricole di categoria.  Nel provvedimento votato si inaspriscono le pene e si aggrediscono i patrimoni di chi utilizza il caporalato mettendo in campo una concorrenza sleale. Nel contempo il provvedimento tutela le imprese che rispettano le regole“.

Adesso il disegno di Legge passa alla Camera, dove si prevede una rapida approvazione finale per rendere esigibile questa nuova e importante legge contro la piaga del caporalato.

CdG coldirettiColdiretti: “Stop ai prodotti sottopagati” È  sicuramente”positivo” per la Coldiretti  il via libera del Senato al ddl contro la piaga del caporalatoma adesso bisogna anche intervenire per rompere la catena dello sfruttamento che inizia dal sottopagare i prodotti agricoli pochi centesimi. Occorre combattere senza tregua – continua la Coldiretti con una nota  – il becero sfruttamento che colpisce spesso la componente più debole dei lavoratori agricoli, con pene severe e rigorosi controlli, ma serve una grande azione di responsabilizzazione di tutta filiera, dal campo alla tavola, per garantire che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali, ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una equa distribuzione del valore che non è possibile se le arance nei campi sono sottopagate a 7 centesimi al chilo e i pomodori poco di più”.

Le iniziative promosse dalla Coldiretti, contro la piaga del caporalato si sono moltiplicate,  come quella intrapresa in collaborazione con la Focsiv – Volontari nel mondo, che ha già visto la consegna di 12 moduli igienici e 6 docce per la realizzazione del villaggio solidale a Nardò, in Puglia, con l’obiettivo di garantire condizioni di vita dignitose agli immigrati che lavorano in campagna. Ma è giusto ricordato anche l’accordo della Coldiretti Calabria con l’Airc (Associazione Italiana Ricerca sul Cancro) con le “Arance della Salute“, che hanno consentito la vendita e la distribuzione delle Arance della Calabria, rendendo possibile un ritorno economico sostenibile per le imprese e una giusta remunerazione dei lavoratori, e nello stesso tempo aiutando la ricerca




Vino: consumi italiani ai minimi storici. L’export vola a oltre 5 miliardi

Schermata 2016-04-11 alle 07.50.27

di Valentina Taranto

VERONA. Il presidente Sergio Mattarella accompagnato dal ministro Maurizio Martina hanno inaugurato, a VeronaFiere, la rassegna Vinitaly, la manifestazione con il meglio della produzione vitivinicola italiana. Per l’ edizione numero 50, tra gli stand arriverà domani  anche il presidente del consiglio, Matteo Renzi che accoglierà Jack Ma, il proprietario di Alibaba group, il più grande sito cinese di e-commerce, fra i più visitati al mondo. Quest’anno gli espositori saranno 4.100 espositori, con 55mila operatori da 141 nazioni e circa mille buyers provenienti da 30 Paesi. Numeri e presente che confermano l’importanza della manifestazione, cresciuta negli ultimi 50 anni  di pari passo con la produzione e al qualità del vino italiano .

50 anni di storia di Vinitaly e dell’industria italiana del vino sono stati ripercorsi dalla Coldiretti, partendo dal primo vino italiano doc riconosciuto nel 1966 fino alla storica mappatura del genoma della vite annunciata nel 2007. A cambiare la realtà vinicola italiana però sono stati anche la nascita dell’associazione italiana sommelier e l’arrivo del qr code in etichetta per garantire la tracciabilità dal tralcio al bicchiere attraverso lo smartphone.

“Abbiamo un comparto che vale oltre 14 miliardi di euro, nel 2015 abbiamo raggiunto i 5,4 miliardi di euro di export – ha detto il ministro Martina – e siamo tornati ad essere i primi al mondo per quantità di produzione. Ora dobbiamo vincere la sfida anche sul fronte del valore della produzione e delle esportazioni. Possiamo farcela. Basti pensare che negli ultimi 10 anni abbiamo dimezzato il divario dalla Francia e che oggi negli Stati Uniti vendiamo più di tutti. Il governo c’è . Siamo al fianco delle nostre imprese – ha concluso Martinaper rafforzare la loro presenza sui mercati con misure concrete e un piano di internazionalizzazione“.

La domanda di Italia si fa più forte nel mondo – ha detto il presidente della Repubblica, Mattarella  -. Per questo non abbiamo paura della competizione con nuovi produttori e con Paesi emergenti. E’ lecito, però, porci un obiettivo più ambizioso di quello di mantenere o di condividere un primato numerico. Nell’interesse generale, l’obiettivo deve essere quello di innalzare, insieme alla qualità dei nostri standard, quelli dell’intero mercato”.

Schermata 2016-04-11 alle 07.56.58Dopo l’analisi dell’Ufficio studi di Mediobanca, che ha confermato la buona salute del vino italiano, anche la Coldiretti snocciola dati di crescita per gli acini tricolori, in questi giorni di Vinitaly che celebrano il cinquantesimo anniversario della manifestazione veronese. Secondo l’analisi dell’associazione degli agricoltori, infatti, il fatturato del vino e degli spumanti in Italia cresce del 3% e raggiunge nel 2015 il valore record di 9,7 miliardi per effetto soprattutto delle esportazioni che hanno raggiunto il massimo di sempre a 5,4 miliardi (+5 per cento).

Il buono stato di salute del vino italiano incrementa l’occupazione in agricoltura che  fa registrare in controtendenza un andamento positivo nel 2015. Secondo la Coldiretti, si stima, che il vino  durante l’anno abbia offerto opportunità di lavoro ad un milione e trecentomila persone (+4%) tra quanti sono impegnati direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e nell’indotto che si sono estese negli ambiti più diversi: dall’industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle assicurazioni, da quella degli accessori, come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dalla ricerca e formazione alla divulgazione, dall’enoturismo alla cosmetica e al mercato del benessere, dall’editoria alla pubblicità, dai programmi software fino alle bioenergie ottenute dai residui di potatura e dai sottoprodotti della vinificazione .

In questi 50 anni la quantità di vino Made in Italy venduto all’estero è aumentata di quasi otto volte (+687%) con il risultato che oggi nel mondo una bottiglia esportata su 5 è fatta in Italia; e ciò nonostante la produzione di vino in Italia – sottolinea la Coldiretti –  sia scesa dal 1966 ad oggi del 30 per cento, passando da 68,2 milioni di ettolitri ai 47,4 milioni di ettolitri registrati nel 2015. Un percorso inverso ha caratterizzato, invece, i consumi di vino degli italiani – sostiene la Coldiretti – che nel giro di 50 anni si sono ridotti a un terzo. Dai 111 litri che ogni italiano beveva in media nel ’66 si è scesi agli attuali 37 litri che rappresentano il minimo storico di sempre.




Alfonso Cavallo della Coldiretti , nuovo Presidente del GAL “Luoghi del Mito”

GAL_LuoghidelMitoIl presidente provinciale della Coldiretti di Taranto, Alfonso Cavallo è il nuovo presidente del Gal “Luoghi del Mito“. Dopo due settimane settimane dalla nomina del nuovo Consiglio d’Amministrazione, l’ente pubblico-privato ha raggiunto l’intesa per eleggere il suo massimo rappresentante istituzionale, operando in continuità con la precedente compagine societaria. Cavallo,  proviene come il presidente uscente Paolo Nigro dalla Coldiretti. Un avvicendamento nella medesima carica sia nell’associazione, sia nel gruppo di azione locale. Il passaggio di consegne, avvenuto subito dopo la votazione, ha consentito di gettare già le prime basi per la gestione dei prossimi mesi. Il sindaco del Comune di Mottola (dove il Gal ha sede)  Luigi Pinto  è stato riconfermato nella carica di vicepresidente.




La Confederazione Italiana Agricoltori, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri chiedono l’intervento della Regione Puglia per il Consorzio di bonifica Stornara e Tara

Le organizzazioni di categoria Cia Confederazione Italiana Agricoltori, Coldiretti, Confagricoltura e Copagri della provincia di Taranto con una nota stampa congiunta inviata alla stampa chiedono l’intervento dell’assessore regionale alle Risorse Agroalimentari Fabrizio Nardoni sulla campagna irrigua 2015 del Consorzio di Bonifica Stornara e Tara. Nei giorni scorsi le organizzazioni di categoria hanno incontrato il commissario del consorzio, dott. Giuseppantonio Stanco, e la dirigenza del Consorzio, il dott. Angelo D’Andria e il dott. Franco Fatone, ed hanno lanciato una proposta per le domande di prenotazione irrigua per l’imminente campagna di irrigazione la cui partenza è prevista per l’11 maggio prossimo.

Le organizzazioni di categoria ritengono “fondamentale, per le strategie di sviluppo del comparto agricolo delle aree consortili sottoposte ad irrigazione, una distribuzione della risorsa irrigua razionale ed adeguata alle esigenze delle coltivazioni caratteristiche del territorio e l’immediata apertura della stagione irrigua, per favorire una maggiore sottoscrizione di prenotazioni. I contratti stipulati, inoltre, non dovranno subire nessuna variazione a conguaglio“.

Schermata 2015-04-30 alle 12.24.26

A questo punto le organizzazioni di categoria, chiedono l’intervento della Regione Puglia  affinchè si individui una modalità più razionale ed economica di gestione irrigua per l’anno 2015. Per cui propongono di applicare, per l’imminente campagna di prenotazione all’irrigazione per l’anno 2015, delle nuove modalità contrattuali per ciascuno degli impianti irrigui così elaborate:

Sinistra Bradano, alimentato dalle acque invasate nel lago di San Giuliano, con una superficie di 9.052 ha, date le condizioni di malfunzionamento dell’impianto per il mancato ammodernamento (colpevolmente da parte delle amministrazioni commissariali succedutesi), si propone di prenotare tutte le coltivazioni irrigabili aziendali, per colture omogenee, in carico nel Fascicolo Aziendale al prezzo di € 250/ha; in alternativa, per le aziende che per esigenze colturali vogliono prenotare una superficie inferiore, si propone una prenotazione a metro cubo, previo montaggio del conta limitatore volumetrico, al prezzo di € 0,18/m3.

Sinni Vidis e Metaponto Uno, alimentati dalle acque invasate nel lago di Monte Cotugno con una superficie irrigabile di 13.434 ha, impianti moderni realizzati negli anni ottanta dall’ex Agenzia per il Mezzogiorno i cui gruppi di consegna dell’acqua sono stati dotati di apparecchiature acquacard (dispositivi realizzati nell’ultimo periodo di autogoverno del consorzio), si propone di prenotare tutte le coltivazioni irrigabili aziendali, per colture omogenee, in carico nel Fascicolo Aziendale al prezzo di € 300/ha.