“Monnezzopoli bis”. Ecco le nuove accuse della Procura di Taranto alla “cricca” di Tamburrano ed Albanese

di ANTONELLO de GENNARO

Era il 19 marzo 2019 quando il CORRIERE DEL GIORNO, fu l’ unico organo d’informazione a rivelare fra il silenzio omertoso della “cricca giornalistica” tarantina a libro paga, il coinvolgimento del noto imprenditore di Massafra, Antonio Albanese meglio noto a Massafra con il soprannome “Surgicchio“ (citato peraltro anche negli atti) nell’ inchiesta “T Rex” condotta dalla Guardia di Finanza di Taranto su delega della Procura di Taranto.

Antonio Albanese, presidente della CISA spa, indagato dalla procura di Taranto

Il nome è “pesante” non solo fisicamente e finanziariamente, distribuendo pubblicità palese ed occulta ai quotidiani locali ed i siti web tarantini che si guardano bene dal farne il nome, venendo “riforcillati” dalla pubblicità delle sue aziende, come la CISA spa di Massafra e l’ Hotel Casa Isabella di Mottola in provincia di Taranto.

Quel nome il CORRIERE DEL GIORNO come i nostri lettori ben sanno, non hanno mai avuto problemi a farlo non avendo mai ricevuto pubblicità o finanziamenti da Albanese, e siamo stati gli unici insieme al programma Striscia la Notizia ad occuparci delle sue operazioni borderline, a partire dalla vicenda della scomparsa del boschetto di Massafra mentre tutti gli altri giornalisti passavano dalla “cassa”… !

Un giornalista della redazione tarantina della Gazzetta del Mezzogiorno tale Mimmo Mazza (il cui nome compare negli atti dell’inchiesta, citato dai finanzieri, per la sua vicinanza alla “cricca della spazzatura” n.d.a.) arrivò in passato con un suo “articoletto”  ad accusare “Striscia la Notizia” di cercare audience , amplificando la storia del boschetto massafrese scomparso, una scomparsa che… piccolo particolare aveva consentito al suo “amico” Albanese di ottenere un’autorizzazione necessaria per il raddoppio dello stabilimento Appia Energy (51% Gruppo Marcegaglia, 49% Gruppo Cisa) . Coincidenze ? Per la Procura di Taranto, tutto ciò è sembrato proprio più che una coincidenza, ed Albanese è finito sotto processo !

Non a caso il pm Mariano Buccoliero, ha ottenuto il processo nei confronti nei confronti dell’imprenditore Albanese, quale rappresentante legale della società Appia Energy, insieme a Luigi Traetta dirigente dell’ufficio di Urbanistica del Comune di Massafra, ed i verificatori  Saverio Riccardi e Anna Cecca verificatori incaricati dal Consiglio di Stato.  Albanese nel processo sul “boschetto” scomparso è chiamato a rispondere del reato di “distruzione di bellezze naturali” (art. 734 C.P)  e di “falso ideologico” (art. 479 C.P) in concorso con gli altri indagati coinvolti. Autorizzazione che è stata revocata in autotutela dall’ente pubblico in questione.

Adesso Albanese dovrà rispondere di accuse molto più gravi, questa volta mosse dal pm Enrico Bruschi e dall’aggiunto Maurizio Carbone, che partono dal reato di “favoreggiamento” (art. 378 c.p.), a quello di “rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio” (art. 326 c.p.), “concorso in reato continuato” (art. 81 c.p.), e “concorso di persone nel reato” (art. 110 c.p.). E non solo…

“Surgicchio” dovrà rispondere anche dicorruzione per reato contrario agli atti d’ufficio” (art. 326 c.p.) svolti dal finanziere Giuseppe Marzella, beneficiario di un consistente sconto …. di 50mila euro sull’acquisto di una villetta a Massafra, cedutagli dalla CISA s.p.a. , oltre che anche in questo caso di “concorso in reato continuato” (art. 81 c.p.), e “concorso di persone nel reato” (art. 110 c.p.).

Non a caso il nostro giornale non è mai stato smentito, non ha mai ricevuto alcuna richiesta di rettifica ai sensi di Legge sulla stampa da nessuno dei “protagonisti” di queste vicende processuali, compreso Albanese. E quindi continuiamo a fare come sempre informazione libera ed indipendente.

Tonino Albanese aveva un “finanziere” di fiducia, intimo amico di suo cognato, tenente colonnello in servizio a Bari con cui passano le vacanze insieme con le rispettive mogli, che prestava servizio in sala ascolto (dove vengono effettuate le intercettazioni n.d.r.) e così in grado di dare informazioni vitali alla “cricca della spazzatura“. E’ questo il motivo che ha indotto i suoi superiori e la magistratura ad indagare l’imprenditore e il maresciallo della Fiamme Gialle (ora trasferito) Giuseppe Marzella per rivelazione di segreto istruttorio e corruzione. 

Ma non solo. L’imprenditore massafrese secondo le accuse della Procura ha venduto giugno 2017 al finanziere Marzella un immobile per la somma di 210mila euro mentre secondo gli accertamenti dell’accusa, il valore reale dell’immobile era di 258mila euro. Un “risparmio” del 20% , per circa 50 mila euro, come verificato e contestato dagli investigatori che ritengono che quei 48mila euro in meno sarebbero il premio che Albanese avrebbe riconosciuto a Marzella per ottenere delle informazioni sensibili e preziose.

Dagli atti dell’ inchiesta si legge infatti che quel risparmio sarebbe servito a Marzella per “porsi a disposizione di Albanese Antonio per compiere atti contrari ai doveri d’ ufficio ed inerenti alle funzioni ed al servizio e per rivelare ad Albanese Antonio il contenuto di atti di indagine nella sua qualità di maresciallo in servizio presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza” .

Secondo i finanzieri che lavorano sull’inchiesta T-Rex, il maresciallo Marzella avrebbe rivelato a Tonino Albanese notizie riservate sull’indagine e sulle intercettazioni telefoniche nei confronti di Martino Tamburrano e degli altri, l’imprenditore avrebbe poi riferito tutto a Roberto Natalino Venuti uomo di fiducia della società bresciana Linea Ambiente s.r.l.. proprietaria della discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”.

La discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”,

Il maresciallo Marzella infatti, come si evince dagli atti d’inchiesta “violando i doveri inerenti alle funzioni ed al servizio ed abusando della sua qualità, riferiva ad Albanese Antonio che, a sua volta, lo riferiva a Venuti Roberto Natalino, che erano in corso intercettazioni telefoniche ed ambientali nei confronti del suddetto Venuti Roberto Natalino e di Lonoce Pasquale, cosi aiutandoli ad eludere le investigazioni dell’autorità“.

Martino Tamburrano, ex presidente della Provincia di Taranto

Tutto ciò è emerso da una serie di intercettazioni. A partire dalla prima del 12 luglio 2018, quando Pasquale Lonoce informava l’ex presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano di aver aver avuto un incontro il giorno prima con il Venuti il quale «in stato di agitazione gli aveva riferito testualmente che sono stato, dice, mi ha fermato Tonino Albanese… state… stai attento, io te lo sto dicendo che tu, il Presidente e Pasquale Lonoce, siete intercettati, eh” 

La chiusura delle indagini della Procura è stata notificata anche a Federico Cangialosi (ex Presidente dell’ AMIU Taranto) ed a Cosimo Natuzzi (dirigente di AMIU Taranto) , i quali rispondono delle accuse di aver turbato d’accordo con il Tamburrano la regolarità della gara per l’affidamento del servizio integrato di igiene urbana ed ambientale al Comune di Sava favorendo la società Universal Service snc di San Marzano di Giuseppe, riconducibile alla famiglia Lonoce.

da sinistra Tonino Albanese e Luigi Vitali in una manifestazione elettorale nello stabilimento di Pasquale Lonoce

Ma tutto ciò è stato vanificato successivamente anche dal tempestivo e provvidenziale annullamento in autotutela dell’aggiudicazione illegittima della gara, da parte del sindaco di Sava avv. Dario Iaia, il quale era assolutamente estraneo al giro di “mazzette” e quindi non a conoscenza di quanto invece stava accadendo alle sue spalle a danno dell’ Amministrazione comunale guidata.

Giuseppe Tarantino sindaco di S. Marzano di San Giuseppe,

Fra i destinatari dell’ avviso di conclusione delle indagini della Procura compare anche il sindaco di San Marzano Giuseppe Tarantino, ex parlamentare di Forza Italia il quale, poco prima della sua elezione come sindaco, avrebbe dato un lungo elenco di persone da assumere (ottenendo prima e dopo la campagna elettorale il voto dei neo assunti) all’imprenditore Lonoce, il quale gestiva per l’ amministrazione comunale guidata da Tarantino il servizio di raccolta rifiuti.

Ed adesso per la “cricca della spazzatura” un nuovo processo è dietro l’angolo.




“Monnezzopoli”. La Guardia di Finanza sequestra beni e soldi per oltre 28milioni di euro

ROMA – I finanzieri Militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto guidati dal T.Col. Antonio Marco Antonucci, in applicazione delle norme sulla responsabilità amministrativa delle società e degli enti, hanno eseguito nella mattinata odierna un decreto di sequestro preventivo su quote sociali, beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo di 28 milioni e 300 mila euro.

Il Gip dr.ssa Vilma Gilli

Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P. Dr.ssa Vilma Gilli del Tribunale di Taranto, , su proposta della Procura della Repubblica di Taranto rappresenta l’ulteriore sviluppo dell’operazione denominata “T-REX” che aveva già portato all’esecuzione di ordinanze cautelari nei confronti di sette persone, tra imprenditori e pubblici ufficiali, a vario titolo coinvolti in reati di corruzione e turbata libertà degli incanti ravvisati nelle procedure amministrative per la concessione dell’autorizzazione all’ampliamento della discarica sita in contrada Torre Caprarica del Comune di Grottaglie, gestita dalla società bresciana LINEA AMBIENTE srl.

Le indagini delle Fiamme Gialle avevano fatto emergere che l’ imprenditore Pasquale Lonoce, attivo con la sua società UNIVERSAL SERVICE snc, con sede a San Marzano di San Giuseppe (Taranto) nel settore dei rifiuti, aveva stipulato con la società lombarda LINEA AMBIENTE srl attraverso iil suo procuratore speciale Roberto Natalino Venuti dei contratti risultati poi gonfiati allo scopo di costituire fondi neri in parte da destinare ai pubblici ufficiali corrotti.

In tal modo la società proprietaria della discarica aveva ottenuto l’autorizzazione all’ampliamento illegittimo della discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto” grazie al quale aveva conseguito ricavi per poco meno di tre milioni al mese, per un ammontare complessivo pari a circa 26 milioni di euro in nove mesi.

La discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”

La società UNIVERSAL SERVICE snc, aveva a sua volta incassato guadagni illeciti derivanti dai contratti parzialmente inesistenti con la LINEA AMBIENTE srl per un ammontare complessivo di circa due milioni di euro in poco più di anno.

I beni sequestrati costituisconol’illecito profitto derivante dai reati commessi dai legali rappresentanti pro-tempore e dagli altri indagati nell’interesse e a vantaggio delle due società UNIVERSAL SERVICE snc e LINEA AMBIENTE srl che sono state iscritte nel Registro degli indagati.



Le operazioni di sequestro sono state eseguite, oltre che nel territorio tarantino, anche nelle province di Milano e Brescia con la collaborazione dei rispettivi Nuclei di Polizia Economico Finanziaria.

Gli sviluppi investigativi odierni testimoniano la volontà della Guardia di Finanza, con il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria, di aggredire gli illeciti profitti facendo leva anche sulla responsabilità amministrativa delle società e degli enti nell’ambito delle proprie prerogative di polizia economico-finanziaria a tutela dell’economia legale.

il comizio elettorale del sen. Vitali nell’azienda di Lonoce. Alla spalle Antonio Albanese, colui che secondo gli investigatori avvisò la “cricca” che erano intercettati dalla Finanza

Attese a breve anche le notifiche di fine indagine della Procura della Repubblica di Taranto sui tronconi paralleli all’inchiesta “T REX” , che coinvolgono anche l’indagato “eccellente” massafrese Antonio Albanese, patron della CISA spa di Massafra cioè colui che dagli atti investigativi risulta essere colui che informò la “cricca” di Tamburrano, Lonoce e Venuti sulle intercettazioni in corso da parte della Guardia di Finanza. Rivelazioni queste che costrinsero gli investigatori a chiedere ed ottenere le misure cautelari per evitare la fuga ed occultamento di prove da parte degli indagati.

Una “soffiata” grazie allo zampino di due finanzieri infedeli, Francesco  Lacorte (originario di San Marzano di S. Giuseppe) e  Giuseppe  Marzella (originario di Massafra) il quale prestava servizio in sala ascolto a registrare le intercettazioni, e risulta essere molto amico e frequentatore del cognato di Albanese, tenente colonnello della Guardia di Finanza che presta servizio Bari.

l’ ex presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano

Coinvolto nel provvedimento di sequestro anche l’ex presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano, al quale sono state poste sotto sequestro due abitazioni (una nel centro di Taranto ed una a Massafra) e due autovetture.




La Guardia Finanza sequestra altre 23.000 mascherine. Coinvolto a Massafra anche il solito nome “eccellente”….

ROMA – Dai giorni scorsi, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto, hanno orientato la propria attività per fronteggiare l’emergenza sanitaria connessa al rischio da contagio da virus “COVID- 19” , alla ricerca di elementi utili per la determinazione dei prezzi di acquisto e di vendita praticati prima e durante la pandemia, al fine di scongiurare possibili manovre speculative.

Le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economic- Finanziaria hanno sottoposto a controllo esercizi commerciali che ponevano in vendita dispositivi di protezione individuale (DPI) utilizzati per la profilassi tesa a contenere il contagio da CODIV-19 al fine di valutarne le oscillazioni di prezzo in relazione alla notoria difficoltà di reperimento in questo periodo.

Dai riscontri è stato accertato che la variazione in aumento dei prezzi in termini percentuali oscillava tra il 700% e il 1500% circa. Mascherine che nel 2019 venivano acquistate a 0,50 centesimi di Euro per fronteggiare l’emergenza sanitaria connessa al rischio da contagio da virus “COVID- 19” ora, in piena crisi sanitaria, venivano proposte in vendita agli Enti pubblici ad oltre 5 euro !

Inoltre, nell’ambito di un controllo alla rivendita Polyedil  della società POLIBECK s.p.a. con sede a Massafra, è stato rilevato che venivano offerte in vendita le   mascherine FFP2 all’importo di € 16,50 l’una. Al momento dell’accesso, i finanzieri operanti hanno rilevato la presenza di operatori del 118 che, entrati per effettuare un acquisto di mascherine, avevano dovuto rinunciarvi a causa del prezzo eccessivamente lievitato rispetto a quello di poco superiore al prezzo di 1 euro che veniva richiesto in periodo pre-emergenza CoronaVirus. Altri dettagli imbarazzanti verranno rivelati stasera in diretta sui socialnetwork Facebook ed Instagram dal nostro Direttore.

 Ecco le partecipazioni della CISA spa al primo posto la Polibeck

Alessandro Melone e Tonino Albanese

Per tali ragioni, sono state sottoposte a sequestro circa 10.000 mascherine e Alessandro Melone, nato nel 1983, amministratoe e rappresentante legale della Polyedil s.r.l.  controllata dalla Polibeck s.p.a. con sede a Massafra, società a sua volta  controllata al 100% dalla CISA s.p.a. di Antonio Albanese, che è suo zio ( il Melone è figlio di Tina, la sorella maggiore di Albanese), è stato denunciato alla Procura della Repubblica per violazione dell’art.501 bis c.p.

Tutti i dispositivi sequestrati, con provvedimento dell’Autorità Giudiziaria verranno messi, tramite il Prefetto di Taranto, a disposizione del Dipartimento di Protezione Civile per i necessari provvedimenti di acquisizione ai fini della successiva distribuzione agli Enti che ne abbiano necessità per far fronte alla contingente carenza, come disposto del D.L. 18/2020 (Decreto “Cura Italia”).

In totale sono più di 30.000 le mascherine complessivamente sequestrate ad oggi,  di cui 7.000 già consegnate alla ASL di Taranto in data odierna in esecuzione di ordinanza di requisizione emesso dal Prefetto di Taranto a seguito del provvedimento di messa a disposizione emesso dalla Procura di Taranto nei giorni scorsi.

Ecco come la Gazzetta del Mezzogiorno a Taranto si autocensura e “tarocca” le notizie. Leggete voi con i vostri occhi ! Ancora una volta quando si tratta del solito “amico-sponsor” di Massafra…come per incanto i nomi spariscono !

 

Questo il “farneticante” Comunicato Stampa della PolyEdil di Massafra: 

Questo il Comunicato Stampa della Guardia di Finanza controfirmato ed autorizzato dalla Procura di Taranto: 

Comunicato GdF_Massafra_compressed

 




Il boschetto “scomparso” a Massafra. La Regione Puglia ed il Comune di Massafra parti civili contro Tonino Albanese

TARANTO – Sono state depositate nel procedimento sfociato nei confronti dei quattro imputati, incriminati a vario titolo per la distruzione di un’area boschiva adiacente a quella in cui è stata realizzata, nell’area di Massafra, la seconda linea di rifiuti per l’ampliamento della centrale termoelettrica APPIA ENERGY spa (società compartecipata dal Gruppo Marcegaglia e dal Gruppo Cisa di Massafra) nell’ambito del procedimento all’esame del Gup dottor Giuseppe Tommasino del Tribunale di Taranto le costituzioni di parte civile dell’associazione Medici per l’ambiente, della Regione Puglia rappresentata dall’avvocato Donato Salinari, e del Comune di Massafra  .

Tonino Albanese

Sott’accusa figurano l’imprenditore Antonio Albanese, meglio noto a tutti con i soprannomi di “Tonino” o “Surgicchio“) rappresentante legale della società Appia Energy,  il dirigente Luigi Traetta  del Comune di Massafra , ed i verificatori Saverio Riccardi e Anna Cecca incaricati dal Consiglio di Stato. Nell’udienza preliminare svoltasi ieri dinnanzi al Tribunale di Taranto, l’avvocato Antonio Raffo, difensore con l’avvocato Luigi Quinto del Foro di Lecce dell’imprenditore massafrese Albanese, ha avanzato per il suo cliente richiesta di abbreviato ,  rito alternativo di celebrazione del processo rispetto al rito ordinario (ovvero al dibattimento ove la prova è assunta avanti al Giudice in contraddittorio tra le parti ed il Giudice nulla – o quasi nulla – conosce degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del Pubblico Ministero), che in caso di condanna il rito prevede una premialità per l’imputato: ovvero la riduzione di un terzo della pena eventualmente inflitta. Il processo in abbreviato si celebra in Camera di Consiglio ( quindi escluso al pubblico) davanti al GIP una volta che l’imputato ne ha fatto richiesta o l’ha avanzata il difensore munito di procura speciale.




Continuano i ritardi al Porto di Taranto. E di mezzo c’è la solita spazzatura….

ROMA – C’era una volta il porto di Taranto, una delle principali stazioni appaltanti del Mezzogiorno, che ancora una volta si contraddistingue per la lentezza dei lavori strutturali in corso da realizzare.  L’ultimo stop burocratico , questa volta però stranamente…non è responsabilità dell’Autorità di sistema del Mar Ionio.

Tonino Albanese

L’aggiudicazione definitiva dell’annullamento della gara dei lavori di realizzazione della rete idrica e fognaria del porto era stata disposta lo scorso mese di giugno in favore dell’impresa Manelli di Monopoli ma è stata bloccata dal puntuale ricorso presentato da un raggruppamento di quattro imprese tarantine (a cui partecipano le società Modomec, Eurocogen e Sereco), guidate dalla capogruppo Cisa spa di Massafra di Antonio Albanese (plurindagato dalla Procura di Taranto) , che evidentemente non più soddisfatto delle decine di milioni di euro che guadagna con lo smaltimento dei rifiuti del Comune di Taranto cerca di guadagnare ovunque sia possibile.

La stazione appaltante anche in questo caso è Invitalia, l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, esattamente come sta accadendo per la costruzione del nuovo ospedale San Cataldo di cui vi abbiamo dato notizia ieri . “Non conosciamo la procedura e non siamo stati neanche parte del giudizio – dice Sergio Prete, presidente dell’Autorità Portuale -. Ne prendiamo atto purtroppo  e chiederemo di essere informati in merito alle attività successive”.

Il resto dei lavori al Porto di Taranto continua con  eccezione ancora una volta della realizzazione del centro polivalente Falanto che proseguono da anni e sembra non avere mai fine. I rallentamenti sono ben noti al presidente dell’ Autorità Portuale Avv. Prete: “Abbiamo acceso i riflettori. C’è qualche problema, abbiamo chiesto alla direzione dei lavori una relazione per assumere una decisione in virtù delle risultanze nei prossimi giorni. Il problema lo conosceremo in seguito alla relazione, però vediamo che il cantiere non procede con la velocità che auspicheremmo. Ci risulta che questa società abbia disposto istanza di concordato: dobbiamo verificare le condizioni societarie e cantieristiche per assumere le decisioni più appropriate“.

Lo stato dei lavori  centro polivalente Falanto  nel Porto di Taranto fermo da mesi

Quando una società fa istanza di concordato, significa che sta per fallire, e questo fa capire come con quanta leggerezza vengano espletate le gare di appalto, senza che vengano tenuti in considerazioni i bilanci delle società che vi partecipano, da cui si potrebbe determinare e valutare la capacità gestionale, la liquidità e serietà. Lo stesso analogo problema che replicherebbe quanto successo in passato al Gruppo  Astaldi che si era aggiudicato l’appalto relativo ai lavori di dragaggio e vasca di colmata del Molo Polisettoriale, i cui lavori si bloccarono per le note vicende giudiziarie.

 

 




“Monnezzopoli”: chiesto giudizio immediato per Tamburrano ex-presidente della Provincia di Taranto e la sua “cricca”

Martino Tamburrano

TARANTO – Il procuratore aggiunto Maurizio Carbone ed il sostituto procuratore della repubblica Enrico Bruschi della Procura di Taranto hanno formulato richiesta al Gip del tribunale jonico il giudizio immediato per l’ex presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano (esponente di Forza Italia), per Pasquale Lonoce  di San Marzano di San Giuseppe, amministratore di fatto dell’ azienda 2Lecologica Srl,  operante nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, per Lorenzo Natile dirigente del quarto settore Pianificazione e Ambiente della Provincia di Taranto, e per Roberto Venuti procuratore speciale della società Linea Ambiente Srl proprietaria della discarica di Grottaglie,  che comunque restano nel proprio stato di detenzione.

La discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”,

I reati contestati sono, a vario titolo, di “corruzione che viene contestata ai quattro indagati, in concorso con tre figli di Lonoce, e “turbata libertà degli incanti” nei confronti di Tamburrano e Lonoce, in concorso con Cangialosi e Natuzzi.

I quattro vennero arrestati e portati in carcere dalla Guardia di Finanza lo scorso 14 marzo a seguito dell’ordinanza di arresto convalidata dal Gip dr.ssa Vilma Gilli nell’ambito di un’indagine che portò alla lucegrazie ad una serie di intercettazioni telefoniche ed ambientali  gli affari illeciti e accordi corruttivi della “cricca” che manovrava al di fuori della legalità ottenere per l’autorizzazione e l’ampliamento della discarica Torre Caprarica di Grottaglie e per aggiudicarsi la gara d’appalto per i servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti del Comune di Sava. poi revocato in autotutela dall’ente comunale savese guidato dall’ Avv. Dario Iaia.

Proseguono invece le indagini per gli altri indagati Rosalba Lonoce (figlia di Pasquale), l’ingegnere Federico Cangialosi ex presidente dell’ Amiu di Taranto , e Mimmo Natuzzi  direttore tecnico dell’Amiu  nelle sue vesti di presidente e membro della Commissione di gara per la Raccolta di Rifiuti Solidi Urbani nominata dal Comune di Sava , tutti finiti agli arresti domiciliari,  e nei confronti di Antonio Albanese, ( a lato nella foto) presidente del Gruppo CISA di Massafra, che rivelò alla “cricca” attraverso il Venuti  che venivano intercettati dalla Guardia di Finanza.

Il gruppo di faccendieri che faceva riferimento all’ex presidente della Provincia Taranto, secondo l’impianto accusatorio della Procura di Taranto alla luce delle approfondite indagini delle Fiamme Gialle,  avrebbe ricevuto vantaggi in denaro e beni attraverso degli atti corruttivi che hanno portato loro dei notevoli guadagni illeciti .   Tamburrano  tuttora ristretto nel carcere di Taranto  avrebbe richiesto e percepito una tangente di 5mila euro al mese, un Suv Mercedes del valore di oltre 50mila euro ed un contributo di 250mila euro come finanziamento della campagna elettorale di sua moglie, Maria Francavilla, candidatasi al Senato alle Elezioni Politiche del 2018 per Forza Italia, senza riuscire ad essere eletta, per sbloccare l’autorizzazione all’ampliamento della discarica Torre Caprarica di Grottaglie e pilotare la gara d’appalto per la gestione dei rifiuti solidi urbani a Sava,
A seguito della della richiesta di rito immediato della Procura di Taranto, i difensori degli imputati possono scegliere due strategia, e cioè o andare a giudizio direttamente, sperando di poter dimostrare nel processo la propria assoluzione ed estraneità ai fatti che vengono contestati agli imputati; o in alternativa richiedere il rito abbreviato, che comporta la riduzione ad 1/e della pena massima prevista dal codice penale. La decisione inaspettata della Procura ha bloccato ieri  gli avvocati Giuseppe Modesti e Carlo Raffo difensori di Martino Tamburrano , i quali hanno rinunciato al previsto ricorso davanti al tribunale del Riesame, che era fissato proprio per ieri .



La Procura chiede il processo per Tonino Albanese per il “boschetto” scomparso

TARANTO – Concluse le indagini svolte dal pm Mariano Buccoliero della Procura della repubblica di Taranto, saranno in quattro a dover affrontare il prossimo 15 novembre  il giudizio del Gup dr. Giuseppe Tommasino del Tribunale di Taranto per la distruzione e scomparsa del “boschetto” di Massafra adiacente alla seconda linea di rifiuti per l’ampliamento della centrale termoelettrica dell’ Appia Energy spa (51% Gruppo Marcegaglia, 49% Gruppo CISA spa-Massafra).

Una vicenda resa pubblica dall’inviato Pinuccio del noto programma di satura e denunciaStriscia la Notizia“, leader di ascolti di Canale5, ed approfondita ulteriormente ed unicamente dal CORRIERE DEL GIORNO nell’ottobre 2018 (leggi QUI) mentre i giornali locali facevano a gara nel fare finta di nulla e qualche giornalista…persino difendeva l’operato di Albanese.

Secondo l’ipotesi accusatoria della Procura di Taranto, Tonino Albanese avrebbe fatto distruggere e tagliare un’area boschiva di circa 2900 metri quadrati al fine di fare annullare il provvedimento di revoca della precedente AIA che era stata rilasciata dalla Provincia di Taranto, i cui firmatari come noto, per altre illegalità si trovano attualmente in carcere.

A finire sul banco degli imputati l’imprenditore Antonio Albanese (detto Tonino) , rappresentante legale dell’ Appia Energy spa,  insieme a lui Luigi Traetta  dirigente dell’ufficio urbanistica del Comune di Massafra, e dei verificatori incaricati dal Consiglio di Stato di effettuare gli accertamenti, Saverio Riccardi ed Anna Cecca, i quali avrebbero omesso di segnalare che in precedenza nell’area in questione vi erano circa 2900 metri di bosco eliminati “dalla mano dell’uomo” come si legge negli atti della Procura.

La società Appia Energy secondo le indagini  svolte dall’ Autorità Giudiziaria  avrebbe ottenuto grazie al concorso compiacente degli altri indagati, un giudizio favorevole dinnanzi al Consiglio di Stato che venne tratto in inganno dalle relazioni di due verificatori incaricati, e dalle false attestazioni di un dirigente comunale. Secondo il pm Buccoliero avrebbero alterato la sostanza della relazione attestando che i nuovi corpi di fabbrica della società guidata da Tonino Albanese  si trovavano al di fuori dell’area annessa ed a quella del Parco delle Gravine.

L’imprenditore massafrese Albanese è accusato di distruzione di bellezze naturali” e di “falso ideologico” in concorso insieme a Traetta, Riccardi e Cecca . Il procedimento penale a loro carico è collegato al progetto di ampliamento della centrale termoelettrica, oggetto di forti contrasti politici e di un contenzioso legale amministrativo sfociato dinnanzi al Consiglio di Stato.

Il dirigente del Comune di Massafra Luigi Traetta avrebbe rilasciato nel 2014 una falsa attestazione alla società Appia Energy sui limiti del bosco, che era arrivata con una tempistica impensabile o meglio, impossibile sui banchi del Consiglio di Stato che venne così tratto in inganno.

A conclusione delle indagini preliminari i quattro indagati vennero chiamati a a fornire indicazioni e chiarimenti e difensivi, che non hanno scalfito minimamente il quadro probatorio conseguenti alle approfondite indagini effettuate dai Carabinieri sotto il coordinamento del pm Buccoliero.




“Monnezzepoli”. Martino Tamburrano resta in carcere: occorre tutelare le indagini in corso

TARANTO – Dopo il parere negativo della Procura della Repubblica  di Taranto rappresentata  dal procuratore aggiunto dr. Maurizio Carbone e il pubblico ministero dr. Enrico Bruschi, titolari dell’inchiesta della Guardia di Finanza, che hanno evidenziato la necessità di tutelare l’inchiesta in corso, in merito all’istanza di scarcerazione dell’ex-presidente della Provincia di Taranto  Martino Tamburrano, coinvolto nel procedimento sulle attività illegali che sarebbero state attuate dall’ex presidente della Provincia per controllare e “pilotare” le autorizzazioni in materia ambientale,  è arrivato il “no” anche dal Gip dr.ssa Vilma Gilli del Tribunale di Taranto, che ha pienamente accolto e condiviso le argomentazioni della procura, ed ha rigettato l’istanza della difesa avanzata dagli avvocati Giuseppe Modesti e Carlo Raffo, i quali puntavano almeno ad ottenere per Tamburrano la misura dei domiciliari in sostituzione della detenzione in carcere .

l’ ex Presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano

La Procura aveva evidenziato nel suo parere negativo, confutando la tesi dei legali di Tamburrano, che verteva sulla tesi della presunta insussistenza delle ipotesi di corruzione, opposte dalla difesa dell’indagato, ed evidenziando la necessità di tutelare gli accertamenti investigativi in corso da ogni tipo di condizionamento ed inquinamento delle prove, che potrebbe avvenire in quanto vi sono altri  indagati liberi e quindi, di effettuare azioni di disturbo all’acquisizione delle Fiamme Gialle di ulteriori prove.

Il Gip dr.ssa Vilma Gilli

Il Gip Gilli  dopo aver valutato le argomentazioni della difesa e dell’ accusa,  sulla base degli atti in suo possesso , è arrivata al convincimento che non sarebbe stato possibile garantire la necessaria tutela per il prosieguo delle indagini, in caso di applicazione dell’eventuale rigettato beneficio degli arresti domiciliari. Il Giudice per le indagini preliminari  ha osservato che il quadro indiziario “non è mutato alla luce dell’alternativa lettura dei fatti offerta dalla difesa, nella propria istanza, posto che essa si basa non su dati probatori diretti, a confutazione di quelli indicati nell’ordinanza genetica ma su elementi presuntivi o deduttivi, non convincenti o difficilmente verificabili”   convenendo alle argomentazioni della Procura,  ha confermato la sussistenza esistenza di un “quadro cautelare immutato”.

Nella sua ordinanza il Gip ha motivato che la circostanza che Tamburrano non goda più di cariche politiche, non influisce minimamente in suo favore,  considerando che nel recente passato, anche dopo la sua decadenza di Presidente della Provincia di Taranto, aveva “proseguito a occuparsi di affari connessi con la materia dei rifiuti e delle discariche, vantando presso terzi di poter ottenere autorizzazioni e titoli” tutto ciò “in virtù della rete di relazioni personali e professionali che aveva intessuto durante l’esercizio delle sue funzioni pubbliche; rete che i fatti hanno dimostrato essere costituita anche da relazioni e attività illecite“. In pratica secondo il Gip la circostanza di assenza attuale di cariche istituzionali di Martino Tamburrano non assume alcun “carattere dirimente” e secondo la dottoressa Gilli, esiste il pericolo che possa reiterare analoghi reati,  e quindi una sua scarcerazione potrebbe arrecare danni e disturbo alle ulteriori acquisizioni probatorie degli inquirenti propedeutici alla conclusione delle indagini che proseguono senza alcuna sosta.

La discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”,

Analoga decisione è arrivata dal Tribunale del Riesame di Taranto , collegio presieduto dal Giudice Giovanni Caroli, che ha ha rigettato il ricorso avanzato dagli avvocati dell’imprenditore Natalino Venuti. accusato  di “concorso in corruzione” unitamente a Martino Tamburrano, l’imprenditore Pasquale Lonoce, Lorenzo Natile all’epoca dei fatti responsabile del 4° settore Pianificazione e Ambiente della Provincia di Taranto,  per i rispettivi ruoli ricoperti nell’adozione della delibera di ampliamento della discarica Torre Caprarica di Grottaglie, e per la ulteriore contestazione della Procura nei confronti di Tamburrano e Lonoce per l’affidamento del servizio di igiene urbana e ambientale del Comune di Sava, dal quale potrebbero arrivate delle altre “sorprese”.

Antonio Albanese, presidente della CISA spa, indagato dalla Procura di Taranto

Nel frattempo delle nostre fonti bene informate ci riferiscono che anche l’imprenditore massafrese Antonio (per tutti Tonino) Albanese, presidente della discarica della CISA spa di Massafra, sia molto agitato e preoccupato per la sua rischiosa posizione di “indagato”,  nello stessa indagine in corso della Guardia di Finanza sulla “monnezzopoli” tarantina , e per il blocco delle autorizzazioni concesse dalla Provincia di Taranto per il raddoppio del termovalorizzatore Appia Energy spa di Massafra, di cui è rappresentante legale e socio al 49%, che gli sono costate una recente richiesta di rinvio a giudizio dalla Procura di Taranto.  E’ proprio il caso di dire: “E’ la monnezza, bellezza !

A volte non basta avere un parente ufficiale della Guardia di Finanza o ospitare nelle  strutture alberghiere i convegni dei magistrati…




ESCLUSIVA: le carte integrali dell’inchiesta “Monnezzopoli”: 8a ed ultima puntata

ROMA – Con la puntata odierna si conclude la pubblicazione degli atti dell’ordinanza di cautelare che hanno portato in carcere  Martino Tamburrano l’ex-presidente della Provincia di Taranto e come noto altre 6 persone, 4 delle quali sono finite in carcere  mentre altre 3 sono state poste agli arresti domiciliari, nell’inchiesta della Guardia di Finanza di Taranto che vede coinvolti a vario titolo  il sindaco di San Marzano di San Giuseppe Giuseppe Tarantino , l’imprenditore massafrese Antonio detto Tonino) Albanese, l’imprenditore Pasquale Lonoce (un ex carabiniere, originario e residente a San Marzano di S. Giuseppe),  il luogotenente dei Carabinieri  Antonio, detto Tonino Bucci (prossimo al congedo) ed i due finanzieri infedeli sospesi dal servizio, i marescialli Francesco Lacorte (originario di San Marzano di S. Giuseppe) e Giuseppe Marzella (originario di Massafra).

Ordinanza TAMBURRANO copia

Una lettura attenta dei documenti di cui vi offriamo la lettura, consentirà di capire bene le singole responsabilità, e sopratutto di capire la ragione delle esigenze cautelari disposte con gli arresti. Anche perchè l’indagine delle Fiamme Gialle e della Procura di Taranto prosegue. E state pur tranquilli che le sorprese…non mancheranno !

Ordinanza TAMBURRANO copia 2




ESCLUSIVA: le carte integrali dell’inchiesta “Monnezzopoli”: la 7a puntata

ROMA –Tutti gli atti dell’ordinanza di cautelare che hanno portato in carcere  Martino Tamburrano l’ex-presidente della Provincia di Taranto e come noto altre 6 persone, 4 delle quali sono finite in carcere  mentre altre 3 sono state poste agli arresti domiciliari, e che vede fra gli indagati  il sindaco di San Marzano di San Giuseppe Giuseppe Tarantino , l’imprenditore massafrese Antonio (detto Tonino) Albanese, l’imprenditore Pasquale Lonoce (un ex carabiniere, originario e residente a San Marzano di S. Giuseppe),  il luogotenente dei Carabinieri  Antonio, per tutti Tonino Bucci (prossimo al congedo) ed i due finanzieri infedeli sospesi dal servizio, i marescialli Francesco Lacorte (originario di San Marzano di S. Giuseppe) e Giuseppe Marzella (originario di Massafra).

Ordinanza TAMBURRANO copia

il CORRIERE DEL GIORNO vi offre in esclusiva la lettura integrale dei documenti pubblicati, da cui si evincono le prove della raccolta di fondi neri da utilizzare per le tangenti, e la promessa (sotto forma di tangente) di una abitazione pretesa da Martino Tamburrano a fronte di una concessione che la Provincia di Taranto aveva precedentemente rigettato. Molti soldi per ammissione dello stesso Lonoce sono stati utilizzati per la campagna elettorale della moglie di Tamburrano, Maria Francavilla, candidata al Senato della Repubblica.

Alla campagna elettorale della candidata di Forza Italia alla Camera dei Deputati, Stefania Fornaro (dipendente del Gruppo CISA spa di Massafra)  ci avrebbe pensato il suo datore di lavoro, onnipresente a tutte le sue costose manifestazioni elettorali, dove guarda caso spesso presenziava (l’ex) coordinatore regionale pugliese Luigi Vitali, candidato al Senato nel collegio brindisino, “trombato” dagli elettori ed eletto senatore grazie al “listino” bloccato”, cioè quello dei “nominati” voluti da Silvio Berlusconi, fra i quali anche il suo legale barese Francesco Paolo Sisto. Tutti al momento estranei a questa inchiesta della magistratura tarantina.

da sinistra Tonino Albanese e Luigi Vitali in una manifestazione elettorale nello stabilimento di Pasquale Lonoce

Nelle intercettazioni troverete i nomi degli indagati Federico Cangelosi, e Mimmo Natuzzi (entrambi posti agli arresti domiciliari) e del consigliere comunale ex-Pd  Piero Bitetti (non indagato nel primo “troncone d’inchiesta” ), e di un loro  incontro molto sospetto. Buona lettura quindi e mi raccomando…. tappatevi il naso. La monnezza è tanta !!!!

Ordinanza BIS TAMBURRANO




ESCLUSIVA: le carte integrali dell’inchiesta “Monnezzopoli”: la 6a puntata

ROMA – Il CORRIERE DEL GIORNO continua la sua linea di “trasparenza” giornalistica documentale, pubblicando, unica testata in tutt’ Italia, tutti gli atti dell’ordinanza di cautelare che hanno portato in carcere  Martino Tamburrano l’ex-presidente della Provincia di Taranto e come noto altre 6 persone, 4 delle quali sono finite in carcere  mentre altre 3 sono state poste agli arresti domiciliari, e che vede fra gli indagati  il sindaco di San Marzano di San Giuseppe Giuseppe Tarantino , l’imprenditore massafrese Antonio Albanese, il luogotenente dei Carabinieri  Antonio, per tutti Tonino Bucci (prossimo al congedo) ed i due finanzieri infedeli sospesi dal servizio, i marescialli Francesco Lacorte (originario di San Marzano di S. Giuseppe) e Giuseppe Marzella (originario di Massafra).

Ordinanza TAMBURRANO copia

Nei documenti pubblicati dal CORRIERE DEL GIORNO che vi offre in esclusiva la lettura integrale, si evincono le prove della raccolta di fondi neri da utilizzare per le tangenti, e la cessione (sotto forma di tangente) di un SUV Mercedes pretesa da Martino Tamburrano.a fronte di una concessione che la Provincia di Taranto aveva precedentemente rigettato. Buona lettura e tappatevi il naso….

 

AI LETTORI

Le precedenti puntate di questa inchiesta le trovate tutte in un apposita sezione del nostro sito (clicca QUI

 

 




ESCLUSIVA: le carte integrali dell’inchiesta “Monnezzopoli”: la 4a puntata

ROMA – Il CORRIERE DEL GIORNO mantiene la sua linea di “trasparenza” pubblicando tutti gli atti dell’ordinanza di cautelare che hanno portato in carcere  Martino Tamburrano l’ex-presidente della Provincia di Taranto e come noto altre 6 persone, 4 delle quali sono finite in carcere  mentre altre 3 sono state poste agli arresti domiciliari, e che vede fra gli indagati  il sindaco di San Marzano di San Giuseppe Giuseppe Tarantino , il luogotenente dei Carabinieri  Antonio, per tutti Tonino Bucci (prossimo al congedo) ed i due finanzieri infedeli sospesi dal servizio, i marescialli Francesco Lacorte (originario di San Marzano di S. Giuseppe) e Giuseppe Marzella (originario di Massafra).

Ordinanza TAMBURRANO BIS

cliccando sul piede del documento è possibile sfogliare leggere tutti i documenti 

La nostra inchiesta continua con la pubblicazione del 4° “blocco” di pagine che potrete leggere sopra, che contengono le conversazioni intercettate nella cena di “festeggiamento” per l’avvenuta determina dirigenziale della Provincia di Taranto, voluta da Martino Tamburrano e firmata da Lorenzo Natile, a fronte delle tangenti pagate dalla “cricca”.

Nelle conversazioni si parla di Tonino Albanese… ma anche dei contatti della “cricca” con  Mimmo Mazza il giornalista capo servizio della redazione di Taranto della Gazzetta del Mezzogiorno contatti che, secondo noi come si evince degli atti d’indagine,  che di giornalistico hanno ben poco…..(vedi pagine 73 e 91 del documento). Lasciamo ai lettori ogni giudizio e commento in merito . Noi da parte nostra ci tappiamo il naso…




ESCLUSIVA: Tutte le carte “integrali” dell’inchiesta Monnezzopoli: la 1a puntata

di Antonello de Gennaro

Ancora una volta il CORRIERE DEL GIORNO mantiene la sua linea di “trasparenza” pubblicando a partire da oggi tutti gli atti dell’ordinanza di cautelare che hanno portato in carcere  Martino Tamburrano l’ex-presidente della Provincia di Taranto ed altre 6 persone, 4 delle quali sono finite in carcere  mentre altre 3 sono state poste agli arresti domiciliari. Chiaramente data la mole di documenti la pubblicazione avverrà a “blocchi” di 20 pagine alla volte.

Questa iniziativa non vuole diventare o essere una gogna mediatica, ma soltanto una corretta informazione a 360gradi. Quando arriveremo ai fatti specifici, i documenti verranno commentati e spiegati ai lettori affinchè il gergo giudiziario sia comprensibile realmente per tutti.

Ordinanza TAMBURRANO 1parte

Ci corre obbligo ricordare a tutti i nostri lettori, che attualmente siamo in una fase d’indagine, che ha condotto l’ Autorità Giudiziaria ad un’ordinanza cautelare, per fronteggiare l’inquinamento delle prove che stava accadendo a causa di tre militari (un luogotenente dei Carabinieri e due marescialli aggiunti della Guardia di Finanza) e del noto imprenditore Antonio Albanese, proprietario del Gruppo CISA, anch’egli indagato, che secondo gli investigatori e la magistratura si era attivato per allarmare la “cricca” che girava intorno a Martino Tamburrano , facendo loro sapere di essere “ascoltati”, cioè intercettati, dai finanzieri.

 




“MONNEZZOPOLI”. Fra gli indagati dalla Procura di Taranto anche Antonio Albanese

ROMA – Il nome è “pesante” non solo fisicamente e finanziariamente, ed infatti i quotidiani locali ed i siti web si guardano bene dal farne il nome, venendo “riforcillati” dalla pubblicità delle sue aziende, come la CISA spa di Massafra e l’ Hotel Casa Isabella di Mottola in provincia di Taranto.

Quel nome il CORRIERE DEL GIORNO non ha problemi a farlo non avendo mai ricevuto pubblicità e soldi da quell’ imprenditore che ha un nome e cognome: Antonio (per gli amici Tonino) Albanese, meglio noto a Massafra con il soprannome “Surgicchio“.

Albanese è stato indagato dalla Procura di Taranto per aver concorso a rivelare un segreto istruttorio, e cioè la circostanza che la “cricca” che ruotava intorno a Martino Tamburrano, da sempre molto legato a “Surgicchio“, erano intercettati dalla Guardia di Finanza, contribuendo in tal modo al depistaggio delle indagini in corso della Procura di Taranto, affidate al pm dr. Enrico Bruschi coordinate dal procuratore aggiunto dr. Maurizio Carbone.

Questi sono i passaggi estratti dall’ordinanza firmata dal Gip dr.ssa Vilma Gilli, da leggere con attenzione, in cui si parla di Albanese, ma anche del giornalista Mimmo Mazza, capo servizio della Gazzetta del Mezzogiorno a Taranto, da sempre molto “vicino” (anche pubblicitariamente)  a Tonino Albanese

 

 

A questo punto Albanese avrà la correttezza istituzionale di dimettersi da consigliere della Camera di Commercio di Taranto e dalla vicepresidenza di CONFINDUSTRIA Taranto ? Conoscendolo abbiamo più di qualche dubbio…




L’ opinione del Direttore. La politica, le tangenti e la”monnezza” di Taranto. 2a puntata

ROMA – L’ ’opinione  del nostro Direttore Antonello de Gennaro, sullo scandalo delle tangenti di Taranto, all’interno del nostro programma “Sette e mezzo“, trasmesso sabato 16 marzo 2019  in diretta  sulle piattaforme dei socialmedia Facebook, Twitter ed Instagram del CORRIERE DEL GIORNO.

Ogni lunedì, mercoledì e venerdì diretta “live” sulle pagine Facebook, Instagram e Twitter delCORRIERE DEL GIORNO fondato nel 1947™




Raddoppio Appia Energy. La Regione Puglia ricorre al TAR contro la Provincia di Taranto

Michele Emiliano

BARI – La Regione Puglia ha presentato martedì scorso ricorso al TAR per l’annullamento della determina dirigenziale della Provincia di Taranto con cui era stata autorizzato il raddoppio della centrale termoelettrica dell’  Appia Energy (51% Gruppo Marcegaglia, 49% gruppo CISA) società guidata dal massafrese Antonio Albanese principale azionista della CISA spa di Massafra . Secondo l’ ente regionale la procedura attraverso la quale l’ Ente Provincia di Taranto ha autorizzato l’impianto, sarebbe viziata da un’ istruttoria superficiale ed insufficiente, che di fatto scaturisce illegalità e quindi illegittimità dell’ atto dirigenziale.

La Provincia di Taranto avrebbe proceduto – secondo la Regione Puglia  – senza la doverosa valutazione del mutato quadro normativo ambientale che avrebbe dovuto conseguentemente adeguare il provvedimento alle nuove migliori tecnologie, e valutare i dati aggiornati sulla qualità dell’ambiente, relativi soprattutto al contesto territoriale nel quale si inserisce il nuovo progetto. La Regione Puglia contesta la violazione da parte degli uffici della Provincia di Taranto della disciplina ambientale,  attesa la perdita di efficacia del provvedimento di VIA per decorso del termine di esecuzione del progetto. Inoltre sempre secondo l’ ente regionale il progetto del raddoppio della centrale termoelettrica di Massafra sarebbe  in contrasto al nuovo Piano Paesaggistico Territoriale Regionale ed al Piano Regionale dei Rifiuti.

Le contestazioni per il raddoppio della centrale termoelettrica di Massafra, hanno ormai varcato i confini regionali, arrivando nelle aule parlamentari. Infatti nella seduta di martedì della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, i parlamentari rappresentanti del Movimento 5 Stelle (firmatari  Vianello, D’Ippolito, Alberto Manca e Traversi) hanno presentato un’interrogazione al ministro dell’ ambiente e della tutela del territorio e del mare. Questo il testo integrale dell’ interrogazione:

Per sapere – premesso che:

nell’ambito di Rete Natura 2000, segnatamente, nel sito di interesse comunitario e zona di protezione speciale IT9130007 deliberazione della giunta regionale e nell’International Bird Area (IBA) n. 139, entrambe denominate «Area delle Gravine», si colloca l’inceneritore del comune di Massafra, in Contrada Console, riferibile alla società Appia Energy s.r.l.;

l’area interessata dall’attività svolta dalla centrale termoelettrica, e specificamente da un intervento di raddoppio dell’inceneritore medesimo, è oggetto di particolare tutela ambientale e paesaggistica, ricadendo, in parte, nella zona protetta sopracitata in cui si trova una gravina, originatasi da corsi d’acqua, in parte, in un’area che rientra nella categoria «boschi e macchie» ed, in parte, nell’area del Parco naturale regionale «Terra delle Gravine»;

al riguardo, dalla puntata della trasmissione Striscia la Notizia, servizio di Pinuccio, andata in onda il 1ottobre 2018, si apprende che l’area boschiva sarebbe stata del tutto estirpata. In questo senso, sempre il servizio citato, richiama un atto dell’Avvocatura provinciale che ritiene essersi verificato addirittura un «repentino spostamento dovuto alla mano dell’uomo», vale a dire che «una evidente vegetazione boschiva di colpo si [sarebbe] vaporizza[ta]», e «sono evidenti incisioni lasciate dai denti di un escavatore meccanico». Il medesimo servizio giornalistico presenta immagini assai chiarificatrici dei luoghi prima e dopo l’assunto intervento dell’uomo;

si aggiunga che l’Arpa Puglia ha effettuato un controllo sull’inceneritore di Massafra e sul progetto di raddoppio, constatando un lungo elenco di non conformità e criticità varie: a titolo esemplificativo, mancata implementazione del sistema di campionamento in continuo per la determinazione del contenuto di diossine e furani dal camino; non conforme gestione delle acque di seconda pioggia; non conformità nella gestione del controllo in ingresso allo Stabilimento del Cdr/Cssi non corretto monitoraggio delle acque sotterranee;

questi rilievi, unitamente alla riferita circostanza relativa alla parte boschiva, rischiano, ad avviso degli interroganti, di compromettere l’area oggetto di tutela relativamente alla conservazione degli habitat naturali, della relativa flora e della fauna selvatica –:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti descritti in premessa e di quali elementi disponga, per quanto di competenza, circa la questione dell’estirpazione dell’area boschiva in un territorio che è parte di un sito di interesse comunitario e di una zona di protezione speciale;

quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere, per quanto di competenza, al fine di tutelare un territorio di importante interesse ambientale e paesaggistico che necessita di particolari forme di salvaguardia“.

Ecco il documento-relazione dell’ Avvocatura Regionale:

Relazione Avvocatura




La Cisa, Tamburrano e la “macchina del fango”

di Antonello de Gennaro

Non è piacevole criticare un collega, ma a volte tocca farlo, nella speranza che la critica venga interpretata come “costruttiva” e non come un atto di presunzione. E’ il caso del giornalismo del Nuovo Quotidiano di Puglia “firmato” Michele Montemurro,  sulla vicenda della Cisa di Massafra.

Come non dare ragione al presidente della Provincia di Taranto quando parla di un “giornalismo vergognoso“, dopo aver letto le carte in questione ? Ci spiace constatarlo ma ha ragione proprio Tamburrano. Avere un figlio (vedi Donato Dilonardo) socio in una società  con Antonio Albanese sarebbe un conflitto d’interessi qualora questo figlio fosse socio nella Cisa. Ma così non è ! Ed è quindi un diritto di chiunque,  avere delle partecipazioni azionarie in altre attività che non sono quelle per cui l’ing. Martino Dilonardo era chiamato a dare il suo consenso, che risulta essere stato sottoscritto sulla base di documentazioni che sono state consegnate per conoscenza dalla Cisa anche alla Guardia di Finanza ed al Noe dei Carabinieri i quali, come confermato anche da Tamburrano e Dilonardo in conferenza stampa, e verificato direttamente dal sottoscritto, non hanno trovato alcun rilievo ostativo o violazione di Legge. Quindi di che conflitto parla Montemurro ?

CdG macchina fango

Sarebbe molto interessante vedere e leggere Montemurro ed i colleghi del Nuovo Quotidiano di Puglia all’opera “giornalistica” (e c’è tanto materiale di cui occuparsi….) anche sulla presenza della Cementir a Taranto, società di proprietà del suo editore e datore di lavoro Gruppo Caltagirone ed i suoi affari con l’ ILVA e l’ Autorità Portuale . O forse non se ne occupano, autocensurandosi , avendo paura di rischiare il posto di lavoro al Quotidiano ?

La determina dirigenziale firmata dall’ ing. Dilonardo, peraltro è un atto amministrativo che è cosa ben diversa da una delibera (come ha sostenuto nei giorni scorsi il Quotidiano) e nel caso in questione era un “atto dovuto”. Nel suo ennesimo attacco di ieri di Montemurro al Presidente della  Provincia di Taranto, non si legge nessun riferimento alla circostanza… che il Comitato consultivo è stato voluto proprio da Tamburrano, e che i suoi predecessori alla Presidenza della Provincia si erano ben guardati dal nominare !

Il “prode” eroico…. giornalista del Quotidiano peraltro stranamente si dimentica, e da tempi non sospetti… (appena 8 mesi) che nei corridoi della Provincia di Taranto “circola” senza alcun motivo e ruolo,  Luigi Romandini , accusato dalla Procura della Repubblica di Taranto, di aver intenzionalmente procurato un ingiusto vantaggio economico all’imprenditore Vito Fasano (condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione) l’ 84enne, napoletano trapiantato a Taranto molti anni fa,  in qualità di rappresentante legale della  RARE srl società che, secondo il dr. Pietro Argentino procuratore aggiunto della Procura di Taranto, avrebbe effettuato a suo tempo  “attività di raccolta recupero e smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da materiale edile, da scavo ferroso, sabbia e fresato stradale per un quantitativo superiore a 85mila tonnellate in mancanza della prescritta autorizzazione” ottenendo in tal modo previa presentazione di documentazione “taroccata” alla Provincia di Taranto,  un illecito vantaggio economico.

Come mai Montemurro non si è mai occupato della responsabilità addebitata a Luigi Romandini  dalla Procura della Repubblica di Taranto e riconosciuta dal collegio giudicante del Tribunale che lo ha condannato (leggi QUI) per aver rilasciato alla società del Fasano, attraverso una determina dirigenziale “autorizzazione allo scarico delle acque meteoriche con il metodo della  subirrigazione“. Tutto ciò però presentava delle illegalità, in quanto “l’istanza di rinnovo fosse stata presentata oltre il termine previsto dalla normativa” e la circostanza non irrilevante (in realtà fondamentale) che l’impianto della società RARE srlnon fosse idoneo a a captare l’intera massa delle eventuali precipitazioni piovose” e che non tutta “l’aerea aziendale fosse dotata di di pavimentazione e di un idoneo sistema di canalizzazione a raccolta delle acque meteoriche, disattendo anche le prescrizioni del Comitato Tecnico“ ?

Schermata 2015-08-27 alle 00.06.14Caro Montemurro,  forse è più facile attaccare una persona per bene come l’ing. Dilonardo e dimenticare persone condannate e sospese dal ruolo e funzioni pubbliche come Luigi Romandini ? Come non definire a dir poco “equivoca” la presenza di Romandini alla conferenza stampa, ed inquietante vederlo parlottare nel corridoio con qualche giornalista sempre a caccia di “veline” e spifferi di corridoio ….?

Devo rendere onore alla cronaca giornalistica  di Francesco Casula (da me spesso “pizzicato” in passato) che nel suo resoconto sulla Gazzetta del Mezzogiorno ha raccontato esattamente quanto è accaduto. Senza faziosità. Riportando la dichiarazione eloquente di TamburranoContro di me la macchina del fango. Sono a posto con la coscienza per rispondere a tutte le ulteriori bufale“. E spiegato nel dettaglio la vicenda, confermando un’attenta oculata lettura delle documentazioni consegnate alla stampa dal Presidente della Provincia di Taranto. Devo solo rimproverargli di aver fermato, per ben due volte il suo “mentore” e collega Mazza, bloccandolo nella sua aggressione al sottoscritto. Se fosse stato fermo mi avrebbe consentito di avvalermi del diritto di legittima difesa e  di poterlo fare dinnanzi agli occhi dei Carabinieri. E così la Gazzetta del Mezzogiorno  avrebbe portato a casa finalmente  un’ “esclusiva”, e Di Leo avrebbe potuto esprimere una nuova “solidarietà”, questa volta al suo rappresentante sindacale…

Come si fa non essere capaci di leggere e capire che la determina dirigenziale firmata dall’ ing. Dilonardo era un atto “dovuto” in adempienza a quanto previsto da una Legge Regionale ed una Legge Nazionale, e puntualmente rispettato dalla Cisa di Massafra ? Se il collega Montemurro avesse letto meglio la determina e gli allegati e se li fosse fatti spiegare da qualcuno più competente di alcune “manine”….avrebbe potuto capire che la società di Antonio Albanese, ancora una volta ha rispettato “puntualmente” le norme di Legge. Infatti la Cisa una volta verificato attraverso i rivelatori radiometrici, l’eventuale presenza di materiale radioattivo, fra i rifiuti da smaltire,  grazie al monitoraggio effettuato dalla società specializzata “Nucleco“, quest’ultima provvederà a trasferire e consegnare gli eventuali rifiuti radioattivi ad altri impianti autorizzati a smaltire questi tipo di rifiuti. Che  quindi non vengono trattati all’interno degli stabilimenti della Cisa a Massafra.

CdG macchina_del_fangoE vogliamo parlare poi anche della presenza (inutile) del giornalista Angelo Di Leo, disoccupato in cassa integrazione, il quale  dopo aver fatto da “ventriloquo-portavoce” alla consigliera regionale Annarita Lemma (un’ ex Pd area Civati) , recentemente trombata alle ultime Regionali dal responso degli elettori, pur essendo la capolista, adesso cerca di fare il “capopopolino” illudendosi di scrivere su un giornale, utilizzando e scrivendo in realtà solo e soltanto su una “paginetta” (dal nome infelice che ricorda non pochi suicidi) su Facebook. Così come inutile a dir poco… (non ha scritto una sola parola !) era la presenza alla conferenza stampa del giornalista-sindacalista-novello ambientalista Mimmo Mazza, il quale invece di limitarsi a fare il giornalista, ed il sindacalista di poco successo….come comprovano le vicende del  Corriere del Giorno di Puglia e Lucania (che non ha alcun collegamento alla nostra testata storica) , di Studio 100, di Taranto Oggi, ha ben pensato all’uscita del Palazzo della Provincia, di aggredirmi e diffamarmi in presenza di una pattuglia di Carabinieri  venendo ripreso dalle telecamere della Prefettura, continuando nella sua reiterata attività di diffamatore seriale e stalker nei miei confronti, comportamenti dei quali risponderà dinnanzi alla Magistratura di Taranto e di Roma.

Concludendo, una domanda ai colleghi di Quotidiano: a chi vi riferite quando parlate di “quelli delle interviste inginocchiate, non sono giornalisti ma più volgarmente lacchè. Sarebbe più corretto fare i nomi ed i cognomi. Troppo facile fare allusioni… anche se vi confesso che abbiamo in molti un’idea (o meglio, quasi una certezza) sull’identità del “lacchè” in questione !




Tamburrano: “Ecco le carte. Non esiste nessuna autorizzazione per rifiuti radioattivi”

Il presidente della Provincia di Taranto , Martino Tamburrano, ha smentito oggi con determinazione e fermezza le notizie apparse nei giorni scorsi sul Nuovo Quotidiano di Puglia (edizione di Taranto) a firma del giornalista Michele Montemurro, definendole “una buffonata giornalistica a proposito di una presunta autorizzazione concessa alla società Cisa spa di Massafra,  per raccogliere rifiuti radioattivi, che in realtà non è stata mai rilasciata. Durante l’ incontro odierno, con i giornalisti che ha avuto toni e scontri molto accesi ed a cui hanno partecipato ambientalisti e consiglieri comunali del Comune di Massafra, di cui  Tamburrano è sindaco. La determinazione dirigenziale (n. 74 del 7 luglio 2015)  in questione, in realtà si riferisce ad altro.  Alla conferenza erano stati invitati, ma non erano presenti,  il Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno ed il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

Schermata 2015-08-25 alle 20.01.52Lo avrei voluto qui – ha detto Tamburrano – per dirgli che un assessore regionale che parla senza aver letto le carte deve essere rimosso”. Esplicito il riferimento all’assessore  Gianni Liviano, che nei giorni scorsi si era espresso sulla vicenda probabilmente senza alcuna informazione e competenza in merito. Ma a Liviano che via Facebook aveva preso nettamente le distanze dal provvedimento adottato dalla Provincia si è aggiunto successivamente anche il capogruppo Pd alla Regione, Michele Mazzarano. “Le esternazioni del mio concittadino Mazzarano credo siano figlie dell’emotività” ha aggiunto Il presidente della Provincia di Taranto  “larghe intese non vuol dire opacità agostane”.

 La Provincia di Taranto – ha spiegato Tamburrano ha concesso esclusivamente un’autorizzazione per una procedura  per adempiere ad un provvedimento della Regione Puglia del giugno 2012, grazie alla quale viene rilevata la presenza  di eventuale radioattività nei carichi di rifiuti solidi urbani conferiti alla discarica Cisa di Massafra. I portali radiometrici, sono degli strumenti che segnalano la presenza dei radionuclidi, peraltro sono imposti a tutte le discariche in Puglia, per adempiere ad un provvedimento della Regione del giugno 2012, e pertanto la Provincia ha concesso un’autorizzazione per la procedura attraverso la quale viene rilevata la presenza eventuale di radioattività nei carichi di rifiuti solidi urbani conferiti in discarica.

CdG provincia_CisaIn merito alla contestazione giornalistica che a firmare l’Aia in favore della Cisa di Massafra sia stato il dirigente all’Ambiente l’ingegner Martino Dilonardo, il cui figlio Donato è socio di una società di cui detiene quote anche Antonio Albanese, il maggior azionista e proprietario della Cisa,Il presidente della Provincia di Taranto , Martino Tamburrano, ha precisato che  “Dilonardo non è incompatibile con nulla. Non è mai stato scalfito da indagini o inchieste della Procura o da Tribunali di giustizia penale o amministrativa”  . Rispondendo alla domanda su un possibile conflitto d’interesse e su sue precedenti dichiarazioni in merito Tamburrano ha replicato: “ il figlio dell’ing. Dilonardo è socio di Antonio Albanese in una società che detiene la proprietà indivisa di alcuni appartamenti e non ha alcuna compartecipazione nella Cisaaggiungendo “Avevo detto che sarebbe stato possibile che nel suo ruolo, si sarebbe astenuto da valutazioni sulla Cisa. Ma in questo caso non siamo di fronte ad una valutazione, ma esclusivamente ad un atto dovuto, che andava rispettato entro il termine perentorio del 7 luglio 2015, a seguito di una Legge nazionale del 2014″ . ” E sinora – ha concluso Tamburrano –  l’ ufficio ambiente diretto dell’ ing. Dilonardo si è occupato solo nell’ 1% dei casi della CISa mentre nel restante 99% si è occupato di tutte le aziende interessate alle normative ed infrastrutture ambientali previste dall’ AIA“.

CdG-MimmoMazza

        nella foto il giornalista-sindacalista Mimmo Mazza

Da segnalare al termine della conferenza stampa, all’uscita del Palazzo dell’ Amministrazione Provinciale di Taranto, la vile aggressione e diffamazione (urlata) nei confronti del nostro direttore Antonello de Gennaro, da parte del giornalista-sindacalista Mimmo Mazza (La Gazzetta del Mezzogiorno) avvenuta sotto gli occhi di uomini del reparto Mobile dei Carabinieri di Taranto e delle telecamere di controllo della Prefettura. Sul posto è intervenuto il 112 che ha ascoltato i testimoni. Ed ora se ne occuperanno i nostri avvocati in sede penale e civile. Nonchè l’ Ordine dei Giornalisti di Puglia.

Inutile dire che la redazione e tutti i collaboratori del Corriere del Giorno sono vicini al proprio Direttore, e respingono fermamente le farneticanti offese ed i comportamenti incivili ed aggressivi del giornalista Mazza, che farebbe bene a trovarsi un buon avvocato, ma anche un buon supporto medico che lo riporti alla serenità ed alla civiltà. Che oggi gli è mancata.




Sito di rifiuti radioattivi alle porte di Taranto. Tamburrano si gioca tutto alla Provincia di Taranto

CdG provincia_CisaL’ Amministrazione Provinciale di Taranto guidata dal sindaco di Massafra  Martino Tamburrano ha rilasciato un’Aia (cioè un’ Autorizzazione integrata ambientale) per la durata di sedici anni alla CISA spa di Massafra, il cui azionista principale è l’imprenditore Antonio Albanese attuale vicepresidente di Confindustria Taranto,   per effettuare un “confinamento temporaneo” di materiali radioattivi o che sono stati in contatto con loro, che vengono definiti tecnicamente “mezzi risultati positivi ai rilievi radiometrici“. Il provvedimento riguarda anche «lo smentellamento dello scrubber», un depuratore di scarichi gassosi. A fronte di queste concessioni il gestore si impegna a depositare una “garanzia finanziaria” (cioè una fidejussione bancaria n.d.r.)  di 7 milioni di euro, che dovrà essere “impegnata” (cioè valida ed attiva n.d.r.) fino a due anni dopo la validità del provvedimento. La determina è stata firmata il 7 luglio 2015 dal dirigente all’Ambiente, l’ingegner Martino Dilonardo ( padre di Donato Dilonardo socio di Antonio Albanese ) in assenza dei “pareri obbligatori non vincolanti” del Comitato tecnico provinciale, e sono “esclusi i provvedimenti in materia di Via, Vas e Aia“.

L’ingegner Donato Dilonardo,  risulta essere fra i tre soci della Dilca Costruzioni srl, società di cui detiene il 49% delle quote e nella quale partecipa col 25,5% la CISA SpA, di cui Tonino Albanese è titolare del 99%, e col restante 25,5% la Co.Ri.Im. srl amministrata da Paolo Convertini (che è pure amministratore unico di una società controllata da Antonio Albanese), individuato come amministratore unico dell’impresa edile. La visura camerale della Dilca conferma dalla lettura dell’ ’oggetto sociale della società, che si occupa anche di “attività diretta alla decontaminazione di edifici, aree, spazi attrezzati, suolo e acque da qualsiasi sostanza o agente inquinante”. Attività, queste non del tutto lontane dal settore ambientale.

Schermata 2015-08-24 alle 14.37.25Secondo quanto previsto dal Regolamento approvato con la delibera di Consiglio Provinciale n.49 del 24 giugno 2010,  il funzionamento del Comitato “esprime pareri obbligatori non vincolanti sulle istanze di autorizzazione e/o approvazione, ivi compreso la revoca delle autorizzazioni rilasciate, sulle materie delegate ex Legge regionale 30/1986 e confermate con Legge regionale n.17 del 14 giugno 2007″. Quindi avvalendosi di detta normativa il dirigente avrebbe potrebbe anche autorizzare l’Aia nonostante un eventuale parere consultivo “negativo” del Comitato, assumendosi conseguenzialmente ogni responsabilità nelle sedi competenti, ma la norma di fatto obbliga il dirigente a registrare questo giudizio. Ma il dirigente in questione, l’ingegner Martino Dilonardo  non ha ricevuto alcun parere sino alla data del 7 luglio, cioè il giorno in cui ha firmato l’atto, in quanto il Comitato che lui stesso avrebbe avuto la facoltà di insediare, in realtà  non mai è stato “costituito“.  L’attuale dirigente, ha quindi ritenuto opportuno procedere nonostante il mancato parere del Comitato  al rilascio dell’Aia .

Dilonardo,  attraverso la determina che riporta la sua firma pur scrivendo: “Considerato che L.R.30/1986, all’art.5 comma 1 delega le Province per l’approvazione ed i progetti e per l’autorizzazione all’esercizio degli impianti di gestione dei rifiuti anche pericolosi, mentre l’art.5 comma 9 dispone che le Province si avvalgono di appositi comitati tecnici nei quali deve essere comunque garantita la presenza di esperti nei settori chimico, ingegneristico, geologico e sanitario, con specifica competenza nella materia dello smaltimento dei rifiuti” ha dato il via libera all’Aia per Cisa  .

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Il predecessore di Dilonardo, cioè l’architetto Roberto Di Giacinto , invece il 3 ottobre 2014 si era  rifiutato di approvare la richiesta  venendo  sostituito dal presidente della Provincia e sindaco di Massafra Martino Tamburrano subito dopo essersi insediato qualche giorno prima, cioè il 29 settembre 2014, al vertice della Provincia di Taranto,  appunto con Martino Dilonardo  . Lo ricorda lo stesso Dilonardo nella sua determina riprendendo la relazione ( “responsabile del procedimento – Funzionario tecnico”) dell’ ingegner Emiliano Morrone, figlio dell’ex dirigente all’Ambiente della Provincia Ignazio Morrone (ora in pensione) , ritenendo l’istanza “improcedibile per incompetenza della Provincia“.  La CISA ad onor del vero ha fornito successivamente le sue controdeduzioni all’ufficio competente della Provincia di Taranto,  completando la documentazione il 6 febbraio scorso, cioè  quando Dilonardo aveva già preso il posto di Di Giacinto,   convocando varie conferenze di servizi in occasione delle quali l’Arpa ha richiesto alcune integrazioni e ha dettato una serie di prescrizioni. La Cisa di Albanese , ha quindi trasmesso le sue contro-deduzioni richieste dall’agenzia diretta da Assennato . La Provincia di Taranto, a sua volta, senza ritenere opportuno di farle verificare ad Arpa cioè a chi le aveva chieste, le ha ritenute idonee allegandole alla relazione istruttoria.

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Nella determina lo stesso dirigente ha rilevato che mancano i provvedimenti in materia di Via, Vas e Aia da parte dei soggetti che compongono la conferenza dei servizi, salvo poi scrivere al punto 5 che “la realizzazione dell’area dedicata al confinamento temporaneo dei mezzi risultati positivi ai rilievi radiometrici non costituisce modifica sostanziale in ambito Via, trattandosi di un presidio ambientale e che l’eventuale smantellamento dello scrubber è soggetto ad istanza di valutazione di modifica sostanziale/non sostanziale in ambito Via“.

Il “fronte” Pelillo-Chiarelli che aveva portato all’elezione di Martino Tamburrano alla Provincia di Taranto, sembra essersi spaccato, come dimostra la dichiarazione di Michele Mazzarano capogruppo Pd alla Regione Puglia : “Sono molto contrario a trasformare la mia terra in una grigia pattumiera di materiale radioattivo. Sono molto contrariato da una politica che dibatte solo di veleni, anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Mi consta che il mio partito sia totalmente all’oscuro di opache determine dirigenziali agostane. Ora il dirigente, responsabile della sciagurata autorizzazione data alla Cisa per il conferimento di rifiuti radioattivi, deve essere prontamente rimosso

Verdi chiedono con una nota ufficiale via Internet al presidente Tamburrano “perché si è proceduto alla firma di questa determina che ha dato il via libera all’aia nonostante la mancanza del parere del comitato tecnico? Come mai il Dirigente Dilonardo nonostante l’evidente conflitto d’interesse, non si è astenuto dal firmare la determina? Stiamo assistendo alla nascita di una nuova Cemerad? Prendiamo le distanze da questa politica delle larghe intese che ha come unico scopo di continuare a perseguire un’ economia basata sui veleni, sullo sfruttamento indiscriminato del territorio, aggravando il rischio sanitario e favorendo il guadagno di pochi soggetti.

Su tutto questo al contrario dei colleghi del Quotidiano,  la Gazzetta del Mezzogiorno tace e nasconde la testa dopo l’intervista in ginocchio ad Albanese firmata dal “giornalista-sindacalista-ambientalista” Mimmo Mazza. Chissà come mai…