Il giudice firma lo stop dell’Altoforno AFO2 dell’ ex-ILVa di Taranto: oggi ultimo giorno di attività prima dello spegnimento

di Giovanna Ferrari

il Tribunale di Taranto

ROMA –  A partire da  domani sabato 14 dicembre, essendo scaduti  infatti i tre mesi precedentemente concessi dal Tribunale del Riesame di Taranto per ottemperare alle prescrizioni di automazione del campo di colata, l’Altoforno AFO2 dello stabilimento siderurgico di Taranto non potrà più essere usato: il giudice Francesco Maccagnano facendo seguito alla decisione di tre giorni fa di rigettare la proroga della facoltà d’uso chiesta dai commissari di ILVA in Amministrazione Straordinaria ha firmato l’ordine di esecuzione di spegnimento.

Quindi domani riprenderà lo spegnimento interrotto in settembre. Il giudice Maccagnano ha richiesto al custode giudiziario Barbara Valenzano di implementare “ogni più utile modalità di custodia tale da assicurare che a partire dal 14 dicembre 2019 l’Altoforno 2 non sia utilizzato“. L’impianto era stato più volte sequestrato e dissequestrato a seguito dell’ inchiesta della Procura di Taranto sulla morte dell’operaio Alessandro Morricella, investito mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’altoforno da una fiammata mista a ghisa incandescente nel giugno del 2015. Circostanza questa che sarà tutta da provare in giudizio,  in presenza di un video che sembra confutare la dinamica dei fatti

il governatore pugliese Emiliano, e la sua dirigente regionale Barbara Valenzano

I legali incaricati dai commissari dell’ ILVA in amministrazione straordinaria in queste ore sono al lavoro per predisporre un nuovo ricorso al Tribunale del Riesame il cui deposito è previsto entro venerdì della settimana prossima, per essere poi discusso il 30 dicembre, data della prima udienza utile, ma è possibile anche che secondo le date già calendarizzate dal Tribunale di Taranto,  venga rinviata a quella fissata per il “caso AFO2“, o al più tardi il 7 gennaio 2020.

Il giudice Francesco Maccagnano ha richiesto all’ing. Barbara Valenzano attuale dirigente della Regione Puglia (e considerata molto vicina al governatore Michele Emiliano) custode giudiziario dell’area a caldo dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, una serie di chiarimenti sulle procedure di spegnimento, nella comunicazione inviata ieri sera in viene ordinato di agire per “assicurare che, a partire dal 14 dicembre 2019, l’Altoforno 2 non sia utilizzato“.

In particolare è stato disposto che il custode giudiziario fornisca informazioni entro il 17 dicembre   in relazione “alle modalità di custodia dell’Altoforno in sequestro; alle tempistiche residue del cronoprogramma di spegnimento già avviato prima del 17 settembre 2019 ed agli effetti che detta operazione può avere su tale impianto; alle tempistiche entro le quali, ad Altoforno 2 ‘spento’, Ilva in As potrebbe adempiere alle prescrizioni di cui al decreto di restituzione emesso dalla Procura della Repubblica in data 7 settembre 2015, allo stato non ancora adempiute”, cioè le prescrizioni previste sull’automazione del campo di colata, e sinora disattese da tutti i commissari dell’ ILVA in A.S. che si sono succeduti, a seguito di relazioni tecniche che confutavano le indicazione della Valenzano, che però non hanno convinto il giudice, evidente fermo su una radicata posizione ideologica che emerge dalla sua decisione.

Inoltre, il giudice ha richiesto alla custode Valenzano di curarel’esecuzione del decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso in data 18 giugno 2015 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto (convalidato con ordinanza emanata in data 26 giugno 2015 dal Giudice per le indagini preliminari)“, in ottemperanza alle disposizioni dell’ordinanza del Tribunale del Riesame emessa il 17 settembre scorso. In parole più chiare per il lettore, di applicare il sequestro dell’AFO2 disposto subito dopo l’incidente in cui perse la vita l’operaio Morricella.

ArcelorMittal, a seguito al rigetto tre giorni fa della proroga d’uso dell’AFO2 presentata da ILVA in A.S., ha comunicato ai sindacati il ricorso alla cassa integrazione per 3.500 lavoratori , che comprendono i precedenti 1.273 per i quali era stata annunciata nei giorni scorsi la proroga a partire dal 30 dicembre per altre 13 settimane.




ILVA. Il Tribunale di Taranto nonostante il parere favorevole della Procura rigetta l’ istanza di proroga per AFO2

ROMA – Questa mattina si era svolto un incontro durato circa due ore fra la delegazione governativa dei tecnici del Mise e del Mef,  guidata da Francesco Caio, per illustrare  ai rappresentanti di ArcelorMittal il piano industriale del Governo per l’ Ilva di Taranto, quando è arrivata la notizia da Taranto che il giudice del dibattimento del Tribunale jonico Francesco Maccagnano, ignorando la richiesta della Procura, ha rigettato l’istanza avanzata dai commissari governativi dell ‘ ILVA in Amministrazione Straordinaria con la quale si chiedeva una proroga di  12 mesi per ottemperare alle prescrizioni di automazione del campo di colata dell’ altoforno AFO2.

Il parere della Procura era favorevole ma con le prescrizioni  che riguardavano l’adozione, da parte di ArcelorMittal, affittuario dello stabilimento siderurgico di Taranto, delle nuove procedure operative individuate da ILVA in Amministrazione Straordinaria. Nella relazione del custode giudiziario Valenzano  è stato evidenziato proprio questo punto, a seguito del quale il custode ha dato atto a ILVA di aver depositato entro il 13 novembre scorso (termine previsto, ), l’analisi di rischio ma ha altresì evidenziato che ArcelorMittal non aveva applicato le modificate procedure operative e finalizzate ad ottenere più sicurezza sull’impianto.

La decisione del giudice Maccagnano comporterebbe l’ inizio delle operazioni di spegnimento degli impianti a partire dal 13 dicembre data in cui scadono i tre mesi precedentemente concessi dal Tribunale del Riesame per ottemperare alle prescrizioni. Ma anche in questo caso sarà nuovamente il Riesame di Taranto a dire l’ultima parola in merito, ancor prima ci si si rivolga alla Suprema Corte

nella foto lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto

La pm Antonella De Luca della Procura della repubblica di Taranto aveva concesso parere favorevole, indicando nuove prescrizioni, alla richiesta di proroga avanzata dai commissari di ILVA in Amministrazione Straordinaria  dopo aver esaminato la relazione depositata dal custode giudiziario del siderurgico, Barbara Valenzano.  dirigente della Regione Puglia, considerata molto “vicina” ed allineata alle posizioni del Governatore Michele Emiliano. La decisione del giudice Maccagnano, dinanzi al quale si svolge il processo sulla morte dell’ operaio Alessandro Morricella, si esprimerà tra domani ed il prossimo 12 dicembre.

I legali dei Commissari governativi sono già al lavoro per fare ricorso al Tribunale del Riesame. Secondo il giudice l’altoforno AFO2 al momento non sarebbe sicuro per gli operai e quindi concedere il tempo richiesti per procedere all’ultimazione della messa in sicurezza secondo il teorema a dir poco discutibile del Tribunale, significherebbe far prevalere il diritto al lavoro sul diritto alla salute, mettendo così a rischio l’economia e l’occupazione di un’intera provincia, quella di Taranto, il cui 70% dell’economa è di fatto “Ilva-dipendente“.

 

Si è di fronte ad una situazione paradossale: da un lato, infatti, ci sono i giudici del tribunale milanesi che hanno invitato Arcelor Mittal a non spegnere gli altoforni e a continuare la produzione; dall’altro un giudice tarantino tarantina che impone lo spegnimento. L’ennesimo scontro istituzionale all’interno dello Stato. Senza l’ altoforno AFO2 rimangono in funzione solo gli altri due altoforni, Afo1 e AFO4: ognuno dei due altoforni  infatti può produrre al massimo due milioni di tonnellate di acciaio l’anno, e soli  quattro milioni di tonnellate sono pochi legittimando di fatto i 4.700 esuberi dichiarati dall’azienda . Per rimettere in esercizio l’  AFO5, il più grande altoforno d’Europa, attualmente spento per opere di in ristrutturazione, occorre non poco tempo ed ingenti investimenti. Al momento infatti, gli altoforni elettrici restano ancora solo un’idea contenuta in un progetto.

“Nonostante tutte le proroghe della facoltà d’uso di cui ha beneficiato Ilva Spa, concesse espressamente oppure implicitamente, si impone a questo giudice rilevare che il termine richiesto per l’adempimento delle residue prescrizioni (pari, nella sua estensione massima, a 14 mesi) appare poco più del triplo del termine originariamente concesso dalla Procura” scrive Maccagnano nel provvedimento di 29 pagine “il termine richiesto risulta troppo ampio, in palese contrasto con tutte le indicazioni giurisprudenziali e normative, e dunque tale da comprimere eccessivamente l’interesse alla salvaguardia dell’integrità psico-fisica dei lavoratori“. Per il giudice Maccagnano i tempi di proroga complessivi chiesti da ILVA (14 mesi totali con due step intermedi a 9 e 10 mesi), nonché quello “di poco meno di tre mesi già riconosciuto dal Tribunale della Libertà comporti in sacrificio eccessivo delle esigenze cautelari sussistenti nel caso in specie, e dunque de bene dell’integrità psicofisica dei lavoratori”.

Il contropiano presentato dal Governo è sicuramente lontano dagli intenti di ArcelorMittal, elencati nelle slide del nuovo piano industriale illustrato da Lucia Morselli, Ad di Arcelor Mittal Italia,  lo scorso  4 dicembre scorso al Mise . Dopo un mese di trattative la richiesta iniziale di 5 mila esuberi presentata lo scorso  4 novembre da Lakshmi Mittal  al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è scesa di ben poco, fermandosi a 4.700 tagli, di cui 2.900 a partire dal 2020. Nel dettaglio,

La proposta di ArcelorMittal prevede la riduzione degli attuali 10.789 dipendenti , cioè quelli “garantiti” del piano originario presente nel contratto firmato il 6 settembre 2018 ,  a 6.098 nel 2023, con 2.891 esuberi a partire dal 2020 ed altri 1.800 previsti nei successivi tre anni , cioè dopo che ArcelorMittal prevedeva lo spegnimento dell’ altoforno Afo2 sostituendolo con un forno elettrico ad arco che assorbirebbe minor mano d’opera, con un aumento della produzione fino a 6 milioni dal 2021, in risalita quindi dei 4,5 milioni di tonnellate attuali .

Ma adesso è arrivato da Taranto il nuovo problema giudiziario “ad orologeria” su Afo2, che è bene ricordare era una delle due giustificazioni ( o pretesti come sosteneva il premier Conte)  insieme alla scomparsa dello “scudo penale” per iniziativa del M5S a firma di Luigi Di Maio, che aveva spinto ArcelorMittal a comunicare lo scorso 4 novembre il proprio recesso  contrattuale. Da allora, nessuno dei due punti è stato rimosso.

Il salvataggio dell’ex ILVA di Taranto a questo punto si complica sempre di più. “I lavoratori dell’Ilva, dopo 32 ore di sciopero e una grande manifestazione a Roma, non sono nemmeno riusciti a tornare a casa  — ha dichiarato ieri sera Rocco Palombella segretario generale della Uilm  —  e trasmettere alle proprie famiglie un po’ di fiducia, che è arrivata la doccia gelata della decisione del Giudice di rigettare l’istanza dei commissari sulla continuità di marcia dell’altoforno 2“. ” Non voglio giudicare la decisione del Giudice – aggiunge il leader Uilmma ritengo che questa situazione sia l’ultimo tassello di una trattativa sempre più in salita, che vede allontanarsi una soluzione che vada nella direzione della tutela della salute, della salvaguardia dell’ambiente, della garanzia dei livelli occupazionale e della continuità produttiva“.

Rocco Palombella segretario generale della Uilm

” Anche in questa situazione drammatica – concluda Palombella –  mi sento di trasmettere un messaggio di speranza nei confronti dei lavoratori e del lavoro che porteranno avanti le istituzioni. Con la fermata dell’altoforno 2 si prefigurano scenari preoccupanti che potrebbero portare fino alla chiusura dello stabilimento di Taranto e alla fermata degli altri siti italiani del gruppo. Questa decisione, inoltre, potrà inasprire il contenzioso tra Arcelor Mittal e lo Stato italiano”.

La decisione del giudice del Tribunale di Taranto complica senza alcun dubbio l’esito della trattativa in corso fra il Governo ed i Mittal, che non può prescindere dall’uso dell’ altoforno AFO2, senza del quale gli impianti dello stabilimento siderurgico di Taranto sarebbero produttivamente inutilizzabili. Per dovere di cronaca occorre segnalare che il giudice Maccagnano fa parte della stessa sezione penale del Tribunale di Taranto presieduta dall’ ex Gip  Patrizia Todisco, da sempre “acerrima” nemica dello stabilimento siderurgico di Taranto. Solo una coincidenza ?

La parola adesso passa al Tribunale del Riesame di Taranto che ha molto spesso dato prova di assoluto equilibrio, annullando delle discutibili decisioni di qualche giudice a caccia di eccessivo protagonismo derivante da posizioni ideologiche e politiche che i magistrati dovrebbero rigorosamente evitare.

 

 




Le “fake news” di Marco Travaglio sull’Ilva, smentite dal sindacalista Bentivogli

di Antonello de Gennaro

E’ stato un grande spettacolo televisivo quello trasmesso  due sere fa nel programma  televisivo Otto e Mezzo condotto da Lilli Gruber su La7 . Intorno al tavolo a confrontarsi c’erano il giornalista Massimo Giannini, e Marco Bentivogli il Segretario Generale dei Metalmeccanici FIM CISL . Collegato dalla sua redazione Marco Travaglio  Direttore del Fatto Quotidiano. Tema della puntata,  l’enorme disastro politico che gli ultimi due governi guidati entrambi da Giuseppe Conte  hanno causato sull’ex Ilva. Secondo Travaglio , che come sempre difende a spada tratta l’indifendibile M5S Arcelor Mittal racconta balle e pretende la licenza di uccidere

il Fatto Quotidiano però scriveva che lo scudo penale è nel contratto

Nel contratto che ha firmato non era previsto alcuno scudo penale ha esordito subito Travaglio che ieri ha voluto difendere Conte e soprattutto Luigi Di Maio l’ex ministro “duplex” (del Lavoro e dello Sviluppo Economico, nel 1° governo Conte, cioè quello insieme alla Lega . “Per quanto incauti i nostri governi che hanno ceduto l’Ilva a questa cordata franco indiana non siano arrivati a tale punto di improntitudine dallo scrivere dentro a un contratto che avrebbero garantito l’impunità per i reati che sarebbero stati intenzionati o costretti a commettere“, ha affermato il direttore del Fatto ignorando che Arcelor Mittal non è una cordata, ma bensi una società leader mondiale nella produzione dell’acciaio. Travaglio voleva fare passare l’idea che il cosiddetto “scudo penale” fosse propedeutico  a coprire tutte le fattispecie di reato nella gestione dell’ex-Ilva , e che quindi Arcelor Mittal avesse campo libero.

In realtà non è così come poco dopo ha spiegato  Bentivogli , perchè “lo scudo penale riguarda solo il perimetro dell’azione che si svolge per realizzare il piano ambientale”, e conseguentemente ha un’area  di applicazione ben precisa. Ma la “fake news” più grossa di Travaglio rimane quella circa il fatto che il Governo Conte 1 non avesse concesso alcuno “scudo” ad Arcelor-Mittal. Perché come ha documentato il CORRIERE DEL GIORNO e riportato anche dal SOLE24ORE a luglio (e come pubblicato lo stesso Fatto Quotidiano) nel contratto quello scudo c’era eccome !

Circostanza confermata in trasmissione del Segretario della FIM-CISL il quale ha detto che “l’addendum al piano ambientale proprio all’articolo 27 che qualora ci sia qualsiasi modifica del quadro normativo con cui è stata fatta la gara ad evidenza pubblica e qualora ci sia l’impossibilità di realizzare il piano ambientale, entrambe le violazioni sono causa di scioglimento e rescissione del contratto. Addendum che era stato sottoscritto il 14 settembre 2018,  quando sulla poltrona di ministro dello Sviluppo economico c’era il suo “protetto” Luigi Di Maio. Dopodichè è successo che il Governo Conte 1 con la firma di Di Maio, ha revocato le esimenti penali, poi le ha rimesse, ed il Governo Conte 2 qualche settimana fa le ha cancellate di nuovo. Questa è la realtà che Travaglio ignora o fa finta di non conoscere

Le “fake news” di Travaglio sull’ex Ilva di Taranto

E’ molto strano che Travaglio abbia affermato che quella norma non c’era smentendo di fatto quanto il suo stesso giornale non più tardi di quattro mesi fa aveva pubblicato scrivendo che quella clausola esisteva e che era motivo si scioglimento del contratto. Più che legittimo chiedersi oggi per quale motivo oggi Travaglio avverta un così grande desiderio di difendere Di Maio, ma è ben noto che la sua è l’ennesimo attacco contro i cosiddetti “giornaloni” e il mondo dell’editoria, scrivendo ieri sul Fatto: “Bei tempi quando i Riva si compravano i giornalisti. Oggi vengono via gratis”. Come se il suo quotidiano che dirige sia il “Vangelo” dell’informazione, che in realtà non è, venendo invece definito da molti come “il Falso Quotidiano” o “il Fango Quotidiano” e subissato di querele e citazioni per danni.

Travaglio peraltro voleva lasciare passare il teorema-interpretazione che il cosiddetto “scudo” fosse specualre  a garantire un’impunità pressoché totale ai vertici dell’Ilva. Il segretario generale della FIM-CISL  Marco Bentivogli lo ha smentito ricordando che a prendere le decisioni operative non è certo l’Amministratore Delegato o i poteri forti della multinazionale: “in questo periodo questo scudo ha protetto impiegati di settimo livello, quadri“.

Ma Travaglio non contento ed irritato, ha replicato: “è incredibile che si dia la colpa a quelli che hanno tolto lo scudo penale” sostenendo in maniera ridicola che in realtà Arcelor Mittal non hai mai voluto acquistare l’acciaieria, ma che il suo vero intento era quello di “sottrarla a concorrenti e per prendersi il portafoglio clienti“. Ma il sindacalista Bentivogli lo ha smentito nuovamente ricordando che Arcelor Mittal, avrebbe potuto farlo senza impegnarsi all’acquisto nel momento in cui ha avanzato la manifestazione d’interesse, prendendo conoscenza dal “dossier” l’elenco dei clienti dello stabilimento siderurgico di Taranto.

Quello che  Travaglio ignora o fa finta di non sapere è che alla gara internazionale per acquisire l’ Ilva non avevano partecipati concorrenti degni di nota (come come i principali gruppi siderurgici mondiali) ma solo una cordata di “volenterosi” messa in piedi dietro le quinte dai “renziani” guidata dal gruppo indiano Jindal, a cui partecipavano il gruppo italiano Arvedi, la finanziaria  di Leonardo del Vecchio, che era sostenuta finanziariamente da Cassa Depositi e Prestiti, vale a dire lo Stato italiano.

“Non hanno comprato niente” ha detto Travaglio ricordando che al momento Arcelor-Mittal ha in affitto il Gruppo ILVA. Ed anche in questo caso Bentivogli ha dovuto precisare e spiegargli che nel famoso addendum contrattuale (quello che per Travaglio non esiste) che porta la firma anche di Luigi Di Maio  in assenza di modifiche sostanziali al piano ambientale “l’azienda alla fine del 2020 è obbligata a comprare lo stabilimento“.

Cioè avrebbe dovuto e voluto farlo se il ministro Di Maio non avesse cambiato le carte in tavola. “Nessuno scudo potrà mai tenere acceso l’altoforno numero 2″, urlava Travaglio sostenendo che l’altoforno “deve essere spento perché è una struttura killer” collegandolo alla drammatica e complicata vicenda dell’altoforno 2 dell’ex-Ilva di Taranto che l’8 giugno 2015 vide la drammatica morte dell’operaio Alessandro Morricella.

In verità, Travaglio ignora o finge di non sapere che su quell’incidente ad oggi non c’è nessuna sentenza della magistratura, mentre Arcelor Mittal, che non ha avuto alcuna responsabilità nell’incidente, per  quell’indeterminato malfunzionamento subisce conseguenze tanto gravi da indurla a “lasciare Taranto”, ancor più che per la mancanza di “protezione legale”.

Infatti spegnere l’altoforno Afo 2 significa di fatto dover spegnere anche gli altri altoforni che operano con la stessa tecnologia e quindi di conseguenza dover chiudere l’azienda. Secondo i “tuttologi” come Marco Travaglio, Michelano Emiliano non sarebbe possibile poter produrre acciaio senza inquinare  garantendo nello stesso  tempo la sicurezza dei lavoratori. Ma in realtà non è così: perché è stato fatto a pochi chilometri dall’Italia, a Linz. E lì la bonifica non è stata fatta chiudendo l’azienda (come a Bagnoli, dove non c’è stata) ma grazie ad un’impresa che ha investito in sicurezza e in buone pratiche ambientali.

La follia giudiziaria di spegnere l’ altoforno 2

Purtroppo in questi talk-show televisivi vengono invitati giornalisti privi di alcuna conoscenza delle problematiche, che vengono riferite loro da pennivendoli e scribacchini locali, ben noti, le cui ideologie posizioni anti-Ilva sono ben note e che vengono riprese incredibilmente senza alcuna verifica da giornalisti che lavorano 8e parlano) da Milano e Roma. Molti dei quali non hanno mai messo piede nello stabilimento ILVA di Taranto

Secondo l’ing. Biagio De Marzo già dirigente siderurgico a Taranto, Terni e Sesto S. Giovanni, già presidente di “AltaMarea contro l’inquinamento – Coordinamento di cittadini, associazioni e comitati di volontariato sanitario, ecologista, civico e sociale della provincia di Taranto”, che sulla questione AFO 2 ha prodotto numerosi interventi “chiarificatori” pubblici, e persino degli esposti alla Procura della Repubblica di Taranto, anche recentemente.

In una lettera aperta l’ingegnere De Marzo che si ritiene abbia più competenze di Travaglio ed Emiliano messi insieme, scrive : AM InvestCo Italy (cioè Arcelor Mittal n.d.r.) ha motivato la richiesta di recesso dal contratto o risoluzione dello stesso anche perché “il Tribunale penale di Taranto ha imposto lo spegnimento dell’altoforno numero 2 se non si completano talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019, mentre gli specialisti, e gli stessi Commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, hanno ritenuto impossibile rispettare tale termine.” Riassumendo brevemente, il sequestro di AFO 2 fu assunto “in attesa di conoscere le cause dell’evento anomalo a base dell’infortunio, nonché di quelli successivi di minore entità seguiti nei giorni successivi, nel dubbio di un malfunzionamento degli apparati di segnalazione di anomalie, che possa costituire fonte di pericolo di eventi e reati analoghi”. Stante il sequestro con facoltà di uso, a metà 2019, a quattro anni dall’incidente mortale, la magistratura dispone lo “spegnimento di AFO 2”, con motivazioni connesse a valutazioni del solo impianto accusatorio, basate su aspetti tecnici non ancora  accertati giuridicamente.

Secondo l’accusa ci sarebbe una (indeterminata) mancanza di condizioni di sicurezza dell’altoforno per i lavoratori; secondo la difesa ci sarebbe stata una causa del tutto “esterna al forno propriamente detto”, innescata da un “evento umano”. Trattasi chiaramente di una contrapposizione di non poco conto per le responsabilità giuridiche e soprattutto per l’individuazione delle conseguenti prescrizioni impiantistiche ed organizzative. “Ritengo – aggiunge l’ ing. De Marzo – doveroso manifestare, ancora una volta, il convincimento che la morte del povero Morricella è avvenuta non per un indeterminato malfunzionamento dell’impianto ma in conseguenza di unevento umano: per “sbloccare la colata di ghisa, il personale del campo di colata ha applicato maldestramente la procedura “confidenziale”, non ufficiale, popolarmente chiamata NAKADOME”.

Tale procedura, pur essendo praticata in vario modo in tutto il mondo, non è standardizzata, nè tantomeno scritta, ma è tramandata “alla voce” tra gli addetti. Negli anni ’70 altofornisti giapponesi “ammaestrarono” gli italsiderini tarantini sulla NAKADOME’, operazione assolutamente eccezionale, che verrebbe decisa da un responsabile di altoforno, nel caso in cui con la “macchina a forare” non si riuscisse in alcun modo a “pescare” la ghisa liquida nell’altoforno. Si adopererebbe, con tutte le cautele del caso, la “macchina a tappare” iniettando nel foro di colaggio pochi chilogrammi di “massa a tappare” impastata con catrame che, a contatto con l’altissima temperatura interna all’altoforno, provocherebbe un’esplosione cui seguirebbe il deflusso regolare della ghisa liquida.

Il tutto avverrebbe in pochissimi secondi senza nessun infortunio per il personale.Siamo convinti – scrive l’ ing. De Marzoche quella sera su AFO 2 fu eseguita maldestramente una NAKADOME’. I lavoratori presenti sul campo di colata al momento dell’incidente dovrebbero testimoniare in tal senso. Conseguentemente la magistratura potrebbe rinviare al primo rifacimento dell’altoforno le prescrizioni ritenute tecnicamente non eseguibili attualmente. Ove mai non si riuscisse ad acquisire le suddette certezze testimoniali, si potrebbe effettuare, con tutte le precauzioni necessarie, la prova di una NAKADOME’ dimostrativa che riprodurrà, in qualche modo, quanto Lenzi ed io riteniamo che sia accaduto quella disgraziata notte su AFO 2: noi siamo a totale disposizione dell’Autorità Giudiziaria. La suindicata prova concreta favorirebbe l’emergere della verità fattuale, senza dover aspettare i tempi indeterminati dell’ipotizzato “approfondimento processuale”, e consentirebbe di riqualificare subito le prescrizioni per il riavvio dell’altoforno 2 ferme restando le rispettive responsabilità giudiziarie”.

“In conclusione, è auspicabile il ripensamento sia del personale del campo di colata, sia dei periti/consulenti e dei magistrati che dovrebbero modificare l’accusa per gli indagati e conseguentemente le prescrizioni tecniche per l’altoforno. Stabilire subito cosa è successo veramente su AFO 2, aiuterebbe ad assodare se il Siderurgico di Taranto debba essere chiuso nel dubbio di malfunzionamento di tutto quanto avviene lì dentro oppure se possa continuare a funzionare, ovviamente operando correttamente e realizzando i necessari lavori di sicurezza e antinquinamento, attesi i risultati e relativi provvedimenti del riesame dell’AIA e dell’effettuazione della VIIAS, anche preventiva, con il concorso “agevolato” di Arcelor Mittal, non contro Arcelor Mittal, sempre che “resti a Taranto”.

il governatore pugliese Emiliano, e la sua dirigente regionale Barbara Valenzano

Alla fine della lettera aperta che nessun giornale locale o nazionale ha voluto pubblicare, l’ing. De Marzo coglie infine, l’occasione per porre una domanda: “solo a me viene il dubbio di un conflitto di interesse dell’attuale custode giudiziario dell’ex Ilva e consulente tecnico della magistratura di Taranto ( cioè l’ing. Barbara Valenzano – n.d.a.) nel frattempo divenuto dirigente della Regione Puglia al massimo livello, in presa diretta con il presidente Emiliano notoriamente e fortemente critico nei confronti dell’ex Ilva e di Arcelor Mittal ?




Ilva: revocato il sequestro della Procura dell’ Altoforno 2

CdG procura tarantoMarcia indietro della Procura di Taranto che ha “dovuto” accogliere le istanze dei legali dell’ ILVA concedendo il dissequestro dell’Altoforno 2 (con prescrizioni da attuare entro il 31 ottobre), che peraltro non ha mai smesso di funzionare grazie anche al Decreto Legge del Governo Renzi che ha vanificato il provvedimento giudiziario controfirmato dal Gip Martino Rosati che non prevedeva la facoltà d’uso. Il sequestro risale al 18 giugno, sei giorni dopo la morte dell’operaio Alessandro Morricella sulla cui vicenda sono ancora in corso indagini per accertare le reali cause.  Il Governo Renzi era intervenuto con un decreto per sospendere gli effetti del sequestro che disponeva che l ‘ILVA presentasse ed attuasse un piano tecnico per la messa in sicurezza dell’altoforno 2 dello stabilimento siderurgico di Taranto.

L’ odierno provvedimento  della Procura di Taranto in realtà, è quindi di fatto pressochè inutile, in quanto il provvedimento richiesto e controfirmato dal Gip Rosati, era già stato “annullato” e cancellato dal provvidenziale decreto firmato dal Presidente del consiglio Renzi, e che è bene ricordare, era stato condiviso e controfirmato anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. cioè dal presidente del CSM, il Consiglio Superiore della Magistratura l’organo di controllo della magistratura.

Un’autorevole alto magistrato da noi contattato ha interpretato questa sorprendente decisione della Procura di Taranto, commentandolo come un “possibile tentativo di sfuggire alla commissione disciplinare del CSM in caso di rigetto, pressochè certo del ricorso alla Corte Costituzionale, in quanto pressochè analogo ad un precedente caso sulla stessa materia che vide sconfessare in un colpo solo Procura, Riesame, e Gip (Patrizia Todisco n.d.r.) di Taranto” ed aggiungendo che “c’è da augurarsi che a Taranto i magistrati ricordino che sono chiamati ad applicare le Legge e non ad interpretarle”  in quanto con la nuova legge la magistratura può essere chiamata a  rispondere in sede civile in caso di  propri “abusi e/o omissioni” .

da sinistra Sebastio e Vignola

da sinistra Sebastio e Vignola

L’avvenuta convocazione dei magistrati tarantini, da parte del procuratore generale della repubblica di Lecce Giuseppe Vignola   infatti non fu causale … e tantomeno si trattò di una passeggiata o riunione conviviale.  Nel frattempo il procuratore aggiunto Pietro Argentino e il sostituto Antonella De Luca nel frattempo hanno richiesto al custode giudiziario Barbara Valenzano e al competente personale dello Spesal, una relazione sulla fattibilità delle operazioni proposte dall’ILVA che dovranno essere realizzate e concluse secondo il cronoprogramma.

Contrariamente a quanto sostenuto dai soliti “amichetti ” della Procura tarantina   Il 17 luglio scorso i Carabinieri, su ordine del Procuratore aggiunto Argentino (il procuratore capo Sebastio era assente in Fiera), vennero inviati nello stabilimento per effettuare un sopralluogo nell’area dell’Afo2 per denunciare gli operai  al lavoro  sul campo di colata, in quanto era intenzione della Procura contestare loro il fantomatico “reato di violazione di sigilli“.

Decisione questa, come già raccontato in “esclusiva” dal Corriere del Giorno, che causò il provvidenziale intervento del Prefetto Umberto Guidato e la convocazione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, in cui persino il comandante provinciale dei Carabinieri col. Sirimarco tranquillizzò e garantì ai sindacati che non vi era “nulla di penalmente perseguibile“, e quindi subito dopo la Procura di Taranto si affrettò a smentire la reale intenzione iniziale, sostenendo che si trattava soltanto di “accertamenti di carattere assolutamente preliminare in vista di eventuali successive attività di indagine“.

Una giustificazione questa, a dir poco “sterile” e ridicola, in quanto per accertare le generalità di chi fosse al lavoro quel giorno all’ Afo2, bastava rivolgersi alla direzione del personale dell’ ILVA senza il dover “ordinare” l’intervento ai Carabinieri del Comando Provinciale di Taranto. Ma forse quel “maledetto” 17 luglio, qualcuno in realtà cercava clamore e titoli sui giornali.

O forse qualcos’altro….




ILVA: continua a Taranto la guerra “Stato contro Stato”

Schermata 2015-07-21 alle 14.39.01

nella foto il procuratore capo di Taranto Franco Sebastio

Intervenendo ieri ad un convegno ambientale il procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio ancora una volta, ha criticato i giornali ed i giornalisti, come sempre però senza fare nomi e cognomi, che hanno avuto l’ardire di parlare dello scontro in essere interno alle istituzioni dello Stato “Nulla di più sbagliato, non ci può essere una guerra tra i poteri dello Stato – ha detto Sebastio  – Ci saranno momenti in cui avremo opinioni e sostenere tesi diverse ma, nel rispetto delle proprie competenze, ci deve essere un’auspicabile collaborazione con lo Stato. In ogni caso è previsto, secondo il nostro ordinamento, il ricorso alla Corte Costituzionale ad esempio, per risolvere tali discordanze, ma parlare di lotta e di competizione fra magistratura ed organi dello Stato, su vicende di tale importanza, per me è quanto di più errato possa esserci, e mi addolora”.

Il procuratore Sebastio ha dimenticato…. però di dire qual’è stato il risultato dei precedente ricorsi dei magistrati di Taranto alla Corte Costituzionale. Così come ha dimenticato la decisione della Corte di Cassazione che sempre sull’ ILVA ha annullato le decisioni della Procura, del Gip Todisco ed anche del Tribunale del Riesame di Taranto…..In America, dove la giustizia è più certa e sicuramente più efficiente che nel nostro Paese, un procuratore davanti a situazioni del genere e sconfitte tali, se ne sarebbe andato a casa con tanti saluti !

Schermata 2015-07-21 alle 14.47.50Sebastio in apertura del convegno, ha chiesto di poter prendere subito la parola, sostenendo di essere “richiesto” in Tribunale dove si stava svolgendo l’udienza preliminare del processo “Ambiente Svenduto” a carico dell’ ILVA. In realtà così non era in quanto il procuratore è rimasto comodamente seduto per oltre un’ora, trovando il tempo anche di dialogare e confabulare con il suo caro amico e sodale colonnello Daniele Sirimarco, che per parlargli ha abbandonato anche il suo posto in platea dove era seduto accanto al comandante provinciale della Guardia di Finanza col. Salvatore Paiano.

Schermata 2015-07-21 alle 14.52.15Chissà cosa avevano da dirsi di così tanto urgente ed importante Sirimarco e Sebastio ? Forse qualche consiglio dove andare in ferie ? O si stavano scambiando i rispetti nuovi numeri di telefono, visto che il 1 settembre il colonnello Sirimarco lascerà Taranto, ed il 1 gennaio è previsto l’arrivo nel capoluogo jonico di un nuovo procuratore capo della repubblica ?

A conferma che l’attacco dello Stato contro lo Stato continua, questa mattina il custode giudiziario dell’Alto Forno 2 dell’ ILVA, Barbara Valenzano (nominata dalla Procura…) ha intimato con una lettera  alla dirigenza dello stabilimento siderurgico, all’azienda di riprendere le procedure di spegnimento dell’impianto sottoposto a sequestro senza facoltà d’uso alcune settimane fa dopo l’infortunio sul lavoro costato la vita all’operaio Alessandro Morricella. Secondo quanto indicato nella comunicazione, il sequestro dell’impianto, eseguito su disposizione del Gip Marino Rosati, viene ritenuto ancora in vigore anche se nei giorni scorsi il governo ha approvato un decreto che ne restituisce la possibilità di utilizzo.

Il custode giudiziario Barbara Valenzano ha inviato una comunicazione di due pagine all’ ILVA  Entro  il 24 luglio dovremo essere informati del cronoprogramma per lo spegnimento dell’impianto“. Siamo quindi allo scontro totale, anche se sembra di assistere ad un film già visto. Anche nel 2013 il Gip Todisco si era rivolto alla Corte Costituzionale venendo clamorosamente sconfitta  così come abbiamo documentato in un nostro precedente articolo (vedi QUI) .

Immediata la risposta dell’ ILVA attraverso uno dei suoi legali, l’avv. Angelo Loreto: “Si prende atto dell’accesso effettuato in data odierna dal custode. Attesa la proceduta seguita dall’ Autorità Giudiziaria ed in vigenza del decreto Legge che legittima l’esercizio di attività d’impresa negli stabilimenti strategici di interesse nazionali come il sito ILVA, ci si riserva ogni valutazione ed iniziativa volta a chiarire il perimetro ed i contenuti dell’eventuale provvedimento giudiziario di esecuzione che giustificherebbe l’iniziativa

Secondo alcune voci interne allo stabilimento e sempre secondo quanto è stato possibile verificare dal Corriere del Giorno, sulla base di parte documenti allegati agli atti giudiziari, nel frattempo sembrerebbe prendere corpo l’ipotesi (da noi anticipata) che l’incidente dello scorso 8 giugno in cui perse la vita l’operaio 35enne Alessandro Morricella, sia stato causato più dall’applicazione di una pratica scorretta piuttosto che ad un problema strutturale dell’impianto. Ma tutto questo non viene accettato dal Gip Rosati. Anche perchè se così dovesse emergere, la figuraccia per la Procura ed il Gip sarebbe “planetaria” !

Da segnalare l’opinione del noto avvocato e fine giurista salentino Gianluigi Pellegrino, che ieri non a caso ha dichiarato  al quotidiano La Repubblica: “Capisco che i magistrati possano vedere un’ingerenza, ma fino a quando la Consulta non avrà deciso, la legge va applicata”.

Qualcosa che la magistratura di Taranto non vuole (o non riesce ?) capire.




Palazzo Chigi rimette tutto a posto…annullando il rigetto della Procura di Taranto sull’istanza di differimento di spegnimento dell’ Afo2

CdG processo ILVA_sebastioVanificato dal Governo, nella tarda serata di ieri, l’operato dei  Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Taranto, che aveva provveduto a notificare ai legali dello stabilimento ILVA (in amministrazione straordinaria) di Taranto, il rigetto dell’istanza di differimento delle operazioni di spegnimento dell’ altoforno “Afo2” emesso dal sostituto procuratore Antonella De Luca titolare del fascicolo, e condiviso dal procuratore Franco Sebastio dalla Procura della Repubblica di Taranto, contenuto nel sequestro preventivo emesso e convalidato dall’ ordinanza del Gip titolare del fascicolo. Un provvedimento che avrebbe determinato il blocco dell’ intero stabilimento siderurgico: per l’adeguamento all’ AIA (l’ autorizzazione integrata ambientale), infatti, la fabbrica tarantina produceva acciaio adoperando solo l’Afo 2 e l’Afo 4 e quindi il fermo di uno dei due impianti potrebbe di fatto fermare tutto lo stabilimento.

cdG stabilimento ILVADa ricordare che il drastico provvedimento è conseguente all’ inchiesta sul tragico incidente verificatosi presso l’impianto che è  costato la vita all’operaio 35enne Alessandro Morricella, investito da un getto di ghisa incandescente che lo rese una torcia umana e gli provocò ustioni di terzo grado sul 90% del corpo, decedendo successivamente. Sempre più numerose le voci interne all’ ILVA raccontano che però  il Morricella non indossasse l’abbigliamento previsto,  circostanza questa mai chiarita dagli investigatori. Ma va ricordato un particolare: poco dopo l’incidente mortale, i tecnici dell’ispettorato del lavoro avevano concesso all’ ILVA  60 giorni di tempo per “adottare tutti i provvedimenti necessari atti ad evitare pericolose esposizioni del personale alle proiezioni di metallo fuso durante le operazioni di colaggio dell’altoforno” e contemporaneamente il divieto di “effettuare qualsiasi operazione di prelievo diretto delle temperature ghisa nel pozzino ghisa”.

CdG giudice_cassazione

A distanza di tre anni, quindi, dal luglio 2012 quando il gip Patrizia Todisco sequestrò senza facoltà d’uso sei impianti (provvedimento successivamente revocato dalla Suprema Corte di Cassazione) gli operai e i cittadini di Taranto si sono salvati dal vivere una estate molto “calda”. Più bollente del calore degli altiforni. Attualmente all’ ILVA sono in solidarieta’ circa 3mila unita’ su un tetto di 4074 previste dall’intesa.

CdG Palazzo ChigiMa da parte del Consiglio dei Ministri è arrivato il “via libera” ad un decreto con le misure che di fatto impediscono il blocco dell’altoforno 2 dell’Ilva . Si tratta di un unico provvedimento “in materia di rifiuti e di continuità delle attività produttive in siti di interesse strategico nazionale”. La decisione è arrivata al termine di una seduta d’urgenza, iniziata attorno alle 20 di ieri sera e conclusa dopo pochi minuti. Nella mattinata il Cdm era stato sospeso proprio per consentire un approfondimento tecnico su un provvedimento necessario a sbloccare il sequestro dell’ ILVA su cui la Procura della repubblica di Taranto aveva dimenticato che la “guerra” non era più alla famiglia Riva, ma bensì allo Stato che sta cercando di salvare i posti di lavoro ed un’azienda in fase di ristrutturazione e risanamento ambientale, strategica per l’economia nazionale. Una nuova “sconfitta” della Procura della Repubblica di Taranto.

Schermata 2015-07-04 alle 01.34.42Il premier Renzi : “proponiamo una visione strategica per il paese
Continuiamo a dare priorità al salvataggio dei posti di lavoro in tutta Italia da Monfalcone a Taranto fino all’intero Casertano“. Con queste parole il premier Matteo Renzi ha commentato su Facebook, la decisione del Consiglio dei Ministri, ed ha poi aggiunto: “Proponiamo finalmente una visione strategica per il paese. Passo dopo passo, un mattone alla volta, non solo salvataggi di aziende, ma anche costruzione di futuro“.




ILVA. Dopo la morte dell’operaio, sequestrato l’ Altoforno 2

La Procura della Repubblica  di Taranto ha disposto il sequestro preventivo, effettuato dai Carabinieri del Comando Provinciale di Taranto coaudiuvato dal competente personale dell’ ASL Taranto senza facoltà d’uso dell’Altoforno 2 dello stabilimento siderurgico ILVA di Taranto, cioè il reparto dove lo scorso 8 giugno  Alessandro Morricella,  operaio 35enne è stato investito da un getto di ghisa incandescente , morendo dopo quattro giorni per le gravi ustione riportate sul novanta per cento del corpo. Oggi si sono svolti i funerali del giovane operaio a Martina Franca a cui hanno partecipato in migliaia di personeper l’ultimo saluto al giovane operaio, che lascia la moglie e due figlie di sei e due anni. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato una corona di fiori, posta ai piedi della bara. “Chiedo alla comunità ecclesiale di essere solidali nella fede, di non stringersi in parole vuote che talvolta offendono il lutto e il pianto, ma nel silenzio di condividere il dolore, assieme a Cristo che ci salva nella nostra stessa morte per restituirci un giorno gli uni agli altri“, ha detto monsignor Filippo Santoro ,arcivescovo di Taranto, in un  messaggio inviato per i funerali.

Da quanto si è appreso in ambienti della Procura , ad essere custode giudiziario dell’ Altoforno 2,  sarà Barbara Valenzano, già in passato custode giudiziario degli impianti dell’area a caldo nell’inchiesta che portò all’arresto dei vertici dell’ ILVA. I tecnici dello Spesal il Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’ASL Taranto, in un primo momento avevano disposto e dato 60 giorni di tempo all’ ILVA per “adottare tutti i provvedimenti necessari atti ad evitare pericolose esposizioni del personale alle proiezioni di metallo fuso durante le operazioni di colaggio dell’altoforno”. Al momento  sono 10 le persone indagate dalla Procura tarantina per cooperazione in omicidio colposo.

Il sequestro è stato disposto ,  in attesa di conoscere le cause del tragico incidente che causato la morte del povero Alessandro Morricella, in via cautelare poichè la libera disponibilità dell’impianto in questione in assenza delle dovute adeguate precauzioni a fronte di possibili ulteriori malfunzionamenti degli apparati di segnalazione delle anomalie, possa costituire una fonte di pericolo di nuovi eventi e conseguenti analoghi reati.

 




Dopo quattro giorni di agonia è morto l’operaio dell’ILVA travolto dalla ghisa

alessandro-morricellaDopo quattro giorni di agonia, è deceduto  Alessandro Morricella, il 35enne di Martina Franca (TA)  dipendente  dell’ ILVA di Taranto, sposato e padre di due figli ( 6 e 2 anni) ,  che lunedì sera era rimasto gravemente ustionato in un incidente avvenuto nell’altoforno 2. L’operaio era stato trasferito d’urgenza al Policlinico di Bari,  dopo una prima breve sosta nell’ospedale Santissima Annunziata la sera stessa  dell’ incidente mortale , ma le sue condizioni sono sempre rimaste gravissime.

Morricella  è stato travolto da una fiammata mista a getti di ghisa mentre stava eseguendo un controllo della temperatura della ghisa,  riportando ustioni di terzo grado sul 90 per cento del corpo. La Procura della Repubblica di Taranto ha aperto un’inchiesta sull’incidente  affidata al pm Antonella De Luca. I tecnici dell’ ASL Taranto hanno effettuato mercoledì scorso un sopralluogo nell’area dell’altoforno 2 ed hanno imposto all’ ILVA delle prescrizioni di sicurezza da attuarsi nell’arco di 60 giorni. Dopo l’incidente nello stabilimento siderurgico tarantino,  sono state proclamate 24 ore di sciopero dai sindacati  .

Schermata 2015-06-12 alle 19.55.11

Sono già numerose le persone che sono state interrogate per poter ristabilire la dinamica dell’incidente, che da una prima ipotesi potrebbe essere accaduto per un  accumulo anomalo di gas nell’impianto. Vi sono però anche degli altri punti da chiarire, come ad esempio, la strana circostanza non sarebbe stata ritrovata la copertura che il personale addetto a queste operazioni nell’area di colata solitamente indossa.

L’ILVA ha diffuso un comunicato dopo la notizia comunicazione dell’avvenuto decesso  di Morricella: “I commissari straordinari, il direttore generale, i dirigenti e tutti i lavoratori di Ilva si stringono attorno al dolore della famiglia Morricella per la scomparsa di Alessandro, venuto a mancare questo pomeriggio dopo che lo scorso lunedì sera era rimasto gravemente ustionato in un incidente sul lavoro verificatosi all’Altoforno 2. L’azienda, che ha aperto anche un’indagine interna, sta collaborando con la magistratura per accertare le cause dell’incidente“.