I dubbi delle imprese sui tempi lunghi e burocrazia per ottenere i prestiti garantiti dallo Stato

ROMA –  Il bazooka che  vale 400 miliardi esaltato del premier Giuseppe Conte, al momento è un bazooka ad acqua che convince solo a metà la platea degli imprenditori. Mentre il decreto liquidità per sostenere il sistema produttivo cercando di accelerare l’erogazione dei prestiti delle banche alle imprese, al momento sembra non offrire le garanzie sui millantati rapidi tempi di erogazione del credito. In concreto si profilano in salita i tempi necessari per le richieste creditizie sopra i 25 mila euro per i quali è prevista infatti la valutazione da parte delle banche dei bilanci delle aziende che, legittima e doverosa, conseguenzialmente rallenterà la corsa alla liquidità garantita parzialmente dallo Stato. Non a caso  i commercialisti sollevano molti  dubbi anche sui termini per la restituzione dei prestiti. Nel frattempo l’Abi l’associazione delle banche italiane insieme alla Sace, società pubblica controllata da Invitalia, con il proprio “ombrello” finanziario di 200 miliardi  hanno avviato un gruppo di lavoro per rendere al più presto operative le nuove disposizioni,  occupandosi di assicurare le necessarie garanzie sui prestiti alle imprese medio grandi .

Resta il fatto che le imprese che avranno necessità di richiedere linee di credito bancario per a importi superiori a 25 mila euro dovranno affrontare in banca i consueti esami di sostenibilità economico-finanziaria per fronteggiare il prestito, per il quale concretamente lo Stato è semplicemente fidejussore. E considerati i lunghi tempi che normalmente sono necessari per queste analisi esami, è da valutare attendibile il rischio che il prestito arrivi quando di fatto per l’azienda richiedente potrebbe essere troppo tardi. Un problema che rende necessario che le procedure interne agli istituti, relativamente alle richieste legate al decreto Liquidità, vengano in qualche modo evase velocemente attraverso canali privilegiati

 

Le piccole e medie imprese fanno osservare anche chenel decreto approvato dal governo c’è troppa burocrazia, i prestiti dovrebbero essere in parte a fondo perduto, perché collegati al mantenimento occupazionale, con la restituzione a 10-15 anni anziché sei“. Un’esigenza che si basa anche nella circostanza fondata che i prestiti andranno a sopperire i mancati ricavi conseguenti al blocco governativo delle attività produttive: ne consegue che una restituzione in tempi così brevi rischia di diventare  insostenibile per molte piccole e medie aziende. Motivo per cui è molto probabile e prevedibile che il decreto venga emendato in sede di conversione in legge.

In relazione alle procedure di assegnazione per i prestiti fino a 25 mila euro non è prevista alcuna istruttoria: basta una dichiarazione alla banca per ottenerlo. Per quelli compresi tra 25 e 800 mila euro, garantiti dallo Stato e controgarantiti dai Confidi regionali, sarà necessaria una valutazione di merito del credito. Per quelli che superano la soglia degli 800 mila euro la garanzia statale si riduce al 90% e scende sempre di più via via che l’ammontare del prestito cresce. Da evidenziare che, onde evitare che del prestito si avvalgono società che si trovavano già in perdita prima del blocco provocato dal virus, vi potranno ricorrere solo le attività che al 31 dicembre dello scorso anno non avevano procedure di concordato in corso o che comunque si autofinanziavano.

Quindi alla luce delle restrizioni cautelari inserite dal Governo, è molto probabile che il flusso  di liquidità annunciato da dal premier, atteso dalle imprese,  non arriverò tanto velocemente dai forzieri bancari. Ne sono molto convinti i tributaristi, secondo i quali “allarmano le tempistiche con cui le imprese riusciranno a entrare in possesso dei prestiti” che inoltre contestano che le imposte di aprile e maggio per quanto rinviate a fine giugno, vanno infatti saldate entro novanta giorni da oggi. “I 400 miliardi messi in campo sono sicuramente una cifra molto importante, uno sforzo sul fronte della liquidità che non può che essere apprezzato. Ora bisognerà però vedere se e quando le risorse arriveranno davvero alle aziende. Purtroppo da questo punto di vista l’esperienza fatta con l’erogazione dei fondi stanziati con il decreto Cura Italia non è stata positiva!” sostiene Massimo Miani presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti che aggiunge “Anche i termini per la restituzione non ci convincono: due anni per il preammortamento e sei anni per la restituzione ci appaiono insufficienti”. 

Nel frattempo il Governo e le opposizioni parlamentari del centrodestra divergono sempre di più  sul decreto Cura Italia  di marzo, che per passare in Parlamento ha indotto il Governo ancora una volta, l’ennesima, a porre la fiducia. Giorgia Meloni attacca sostenendo che “è stata smascherata la farsa”. ricordando che Fratelli d’Italia aveva presentato un pacchetto di emendamenti che andavano dalla sospensione del decreto Dignità, fino a un bonus da 1.000 euro alle famiglie con disabili a carico, passando per la restituzione delle rette scolastiche per nidi e scuole dell’infanzia. Ma il Governo le ha disattese, ignorando le condivisibili proposte in favore delle fasce più deboli del Paese.

Dalla Lega mettono in evidenza in poche parole una volta ottenuto un prestito lo Stato diventa creditore delle imprese, e per le tasse che altrimenti non si riuscirebbero a pagare, si fa da “garante” con un prestito che in realtà eroga  la banca, finalizzato a non farti fallire per poter continuare a pagare i debiti e le tasse. Piccolo particolare, il debitore rimane sempre e comunque l’impresa, società.  Quindi, se alla fine si pagherò coi soldi propri il rientro dal prestito, e quindi non si deve dire grazie a nessuno (anche perché le banche non regaleranno niente e chiederanno pure un tasso d’interesse tra 0,2 e 0,5% !

Infine qualora le società e le imprese non dovessero riuscire a rientrare del prestito, lo Stato avendo fatto da “garante”pagherà il debito alla banca, e si surrogherà nel credito vantato.  Non occorre necessario ricordare i canali privilegiati di cui gode lo Stato nella riscossione dei crediti, compresa l’applicazione di incredibili sanzioni ed interessi di mora in caso di inadempienza, o potendo mettere direttamente le mani nel tuo conto corrente o ignorando quote, immobili, automezzi.  In realtà altro che “bazooka” del Governo Conte in quanto lo Stato sta “consentendo” di indebitarsi senza troppi ostacoli e vincoli. È una sorta di vampiro che non può ucciderti e ti imbocca anche se sei moribondo per poter continuare a dissanguarti, perché col tuo sangue lui sopravvive.
Tu ti indebiti ancora e sempre più, in un contesto di gravissima crisi e recessione, mentre lo Stato continuerà a spendere e spandere come niente fosse, regalando soldi a pioggia a sfaticati, privilegiati e maneggioni.
Questa la mia personale sintesi.
Questa sarebbe la “potenza di fuoco 🔥 come non si era mai vista?” …ma fatemi il piacere!!!

E sul premier Conte aleggia sempre di più l’ombra di un Governo “tecnico” a guida Mario Draghi che traghetti il Paese lontano possibile dal rischio di default, grazie alle proprie capacità finanziarie ed all’autorevolezza di cui gode l’ex governatore della BCE, la Banca Centrale Europea, il quale a differenza di Conte non ha certamente bisogno della “consulenza” di uno come Rocco Casalino proveniente dal “Grande Fratello” o di farsi intervistare da Barbara D’ Urso e Mara Venier !




Coronavirus, ecco il nuovo modulo per bloccare il pagamento dei mutui

ROMA – È stata pubblicata la nuova modulistica, aggiornata e semplificata rispetto al modello precedente, per presentare la domanda di sospensione del mutuo tramite l’accesso al Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa.

Per facilitare e velocizzare ulteriormente le procedure, il nuovo modello, reperibile anche  sui siti del Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di Consap e dell’Abi, potrà essere compilato direttamente online ed inviato secondo le modalità indicate da ciascuna banca.

modulo mutuo

A seguito della firma del Ministro dell’Economia e delle FinanzeRoberto Gualtieri, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto attuativo dell’art. 54 del DL “CuraItalia” che integra la disciplina del cosiddetto fondo Gasparrini, che prevede il diritto, per i titolari di un mutuo contratto per l’acquisto della prima casa che siano nelle situazioni di temporanea difficoltà previste dal regolamento, di beneficiare della sospensione del pagamento delle rate fino a 18 mesi.

L’operatività del fondo Gasparrini è stata estesa a seguito all’emergenza Covid, consentendo di accedere al medesimo anche ai lavoratori dipendenti con riduzione o sospensione dell’orario di lavoro (ad esempio per cassa integrazione) per un periodo di almeno 30 giorni e ai lavoratori autonomi e ai professionisti che abbiano subito un calo del proprio fatturato superiore al 33% rispetto al fatturato dell’ultimo trimestre 2019.

Inoltre, per tutte le ipotesi di accesso al Fondo non è più richiesta la presentazione dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE); è possibile beneficiare anche per chi ha già fruito in passato della sospensione (purché l’ammortamento sia ripreso da 3 mesi); è stato previsto che il Fondo sopporti il 50% degli interessi che maturano nel periodo della sospensione.

Per ottenere rapidamente la sospensione del mutuo il cittadino, in possesso dei requisiti previsti per l’accesso al Fondo e che si trovi nelle situazioni in cui è previsto l’intervento dello stesso, deve prendere contatto con la banca che ha concesso il mutuo, la quale dietro presentazione della documentazione necessaria procede alla sospensione del finanziamento.




Ecco le misure previste dal Governo per aiutare le famiglie

ROMA – Ecco alcune delle misure che dovrebbero essere contenute del Decreto legge che il Governo si appresta ad approvare fra mercoledì e giovedì.

Uno dei genitori a casa (per 12 giorni e almeno il 30% della paga)

Un congedo straordinario che consenta a uno dei genitori che lavora di restare con i figli minori di 12 anni, rimasti a casa per le scuole chiuse. . I giorni di congedo dovrebbero essere al momento 12. Ma potrebbero aumentare se, come probabile, la chiusura delle scuole dovesse prolungarsi. Chi sceglie il congedo parentale percepirà almeno il 30% della paga prevista per il giorno lavorativo pieno. Ma c’è il tentativo di alzare questa percentuale e anche l’ipotesi di legarla al reddito.

Un voucher per la babysitter (se assunta in regola)

Un buono da 600 euro al mese per pagare la baby sitter. Anche questa misura dovrebbe trovare posto nel decreto legge in arrivo. A poterlo chiedere saranno i genitori di bambini con meno di 12 anni, rimasti a casa per la chiusura delle scuole, nel caso in cui siano tutti e due lavoratori. Il buono, naturalmente, potrà essere utilizzato solo per pagare le baby sitter regolarmente assunte. Non un dettaglio visto che il lavoro domestico è uno dei settori in cui il nero è più diffuso. Previsto uno stanziamento in tutto di 700 milioni di euro per congedo e buono baby sitter .

Più giorni se un genitore è medico. L’estensione per le badanti

I dodici giorni di congedo straordinario potrebbero salire di numero, anche se non si sa ancora di quanto, se uno dei due genitori è un medico o un infermiere, in modo da permettere all’altro genitore di avere più giorni a disposizione. Il buono da 600 euro per le babysitter potrà essere utilizzato anche per le badanti che assistono anziani non autosufficienti. Ma solo se queste persone di giorno erano assistite da strutture pubbliche che proprio a causa dell’emergenza sanitaria sono state momentaneamente chiuse. Per le colf, infine, non ci sono misure.

Banche, la moratoria sui mutui

Il Governo sta studiando la possibilità di una moratoria per i prestiti alle imprese e alle famiglie. La misura prevederebbe la creazione di una garanzia pubblica sia sulla parte di capitale sia su quella di interessi. E si aggiungerebbe alla sospensione (o allungamento) del pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti, già deciso dall’Abi, l’associazione delle banche italiane.  Allo studio una moratoria di tasse e contributi per i lavoratori autonomi dei settori più colpiti .




Da luglio stop agli stipendi in contanti. In arrivo finalmente la fine delle buste paga false

ROMA – Finalmente una tutela anche per l’ esercito di innumerevoli lavoratori nei cantieri dell’edilizia, nei campi da coltivare, ma anche negli alberghi e ristoranti, nel facchinaggio o nelle varie cooperative che subiva un inqualificabile ricatto da parte dei datori di lavoro, cioè quello di essere costretti a firmare una busta paga per un importo, ma in realtà di accettare di riceverne di meno dietro la minaccia di perdere il posto.  Una delle tante estorsioni applicate nei rapporti di lavoro da alcuni datori di lavoro, che definire “strozzini” non è un errore, utilizzate per abbattere illegalmente i costi.  Svariate numerose manifestazioni di illegalità  che sindacati, inquirenti e giudici del lavoro conoscono molto bene .

I lavoratori vessati secondo la ricerca Censis-Confcooperative, sono 3,3 milioni e nel cono d’ombra del sommerso il loro salario medio scende da 16 a 8 euro l’ora. Molti datori di lavoro taroccano le buste paga spostando le voci laddove vengono detassate o sfuggono alla contribuzione. Come lo fanno ?   Ad esempio fanno figurare le ore lavorate come “trasferte”, gli straordinari come “premi individuali” o “diaria”, come ha testimoniato un recente rapporto della Fondazione Mario Del Monte e Legacoop Estense sulle cooperative più varie. Nei casi in cui il pagamento degli stipendi avviene in contante, è molto più semplice per il datore di lavoro in malafede riuscire a mettere in atto questo genere di violenza-ricatto ricatto.

Le imprese che ricorrono al lavoro irregolare riducono il costo del lavoro di oltre il 50% mettendo spesso fuori mercato le aziende che operano nella legalità. Mettono una grave ipoteca sul futuro dei lavoratori lasciandoli privi delle coperture previdenziali, assistenziali e sanitarie per un’evasione contributiva pari a 10,7 miliardi. Secondo la Commissione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva, istituita presso il MEF, considerato l’insieme delle attività economiche, il salario medio orario sostenuto dalle imprese per retribuire un lavoratore regolare dipendente è di 16 euro; il  salario pagato dalle aziende per un lavoratore irregolare corrisponde a 8,1 euro cioè circa la metà del salario orario lordo del lavoratore regolare. Il cosiddetto monte salariale irregolare nel 2014 ha raggiunto i 28 miliardi di euro, pari al 6,1% del valore complessivo delle retribuzioni lorde.

L’evasione tributaria e contributiva, nel periodo 2012-2014, ha raggiunto una media annua di 107,7 miliardi di euro, 97 dei quali riconducibili all’evasione tributaria e 10,7 all’evasione contributiva. Fra le voci più rilevanti dell’evasione si distingue quella relativa all’Iva che sfiora i 36 miliardi di euro e quella da mancato gettito dell’Irpef derivante da lavoro e impresa, pari a 35 miliardi di euro. La sola Irap fa registrare una mancata contribuzione di 8,5 miliardi. Il mancato versamento dei contributi risulta pari a 2,5 miliardi per il lavoratore dipendente e a 8,2 per il datore di lavoro.

Dal prossimo 1° luglio, ci si augura, tutto ciò dovrebbe essere molto più complicato. Una norma contenuta nella legge di Bilancio – che ricalca una legge proposta da Titti di Salvo già anni fa – decreta lo stop al pagamento degli stipendi per contanti. Per retribuire il lavoratore il mezzo consentito sarà soltanto un bonifico, o utilizzando gli strumenti di pagamento elettronico. Il pagamento in contanti, sarà possibile esclusivamente se ad effettuarlo saranno per onto dei datori di lavoro gli sportelli bancari o postali, dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria, con mandato di pagamento. Alternativa lo stipendio pagato con un assegno da incassare, da  consegnare direttamente al lavoratore. Grazie a queste metodologie sarà impossibile sfuggire alla tracciabilità dei pagamenti e movimenti finanziari.

Nella legge originaria è previsto ed indicato che il datore di lavoro al momento dell’apertura del contratto  debba comunicare al Centro per l’impiego la modalità attraverso la quale corrisponderà il compenso. Esclusi dalla norma – che riguarda i lavori subordinati, cococo e lavoratori delle cooperative – sono la Pubblica Amministrazione, le colf o badanti che lavorino almeno quattro ore al giorno per lo stesso datore. Infine, come già avevano stabilito alcune sentenze dei Tribunali, non si considera più la firma della busta paga come una prova sufficiente dell’avvenuto pagamento delle prestazioni.

Negli uffici dell’ Ispettorato del lavoro ritengono che questa misura possa rivelarsi un ottimo deterrente, anche se al momento è praticamente impossibile quantificare il fenomeno – almeno finché non verranno applicate le prime sanzioni, che andranno da mille a cinquemila euro. La sensazione diffusa è che sia una piaga che colpisce di più la “bassa manovalanza”, cioè quelle persone più ricattabili sfruttate dal caporalato. Sarebbe auspicabile pertanto un’ informazione semplice e chiara, in via preventiva  per sensibilizzare e preparare i destinatari della misura, anche perché è probabilmente più alta l’incidenza di lavoratori non ancora dotati di strumenti bancari in quelle fasce di popolazione.

Il testo della Legge prevede infatti che il Governo si attivi con i Sindacati, Confindustria, le banche (Abi) e le Poste Italiane perché si scriva una Convenzione per “individuare gli strumenti di comunicazione idonei a promuovere la conoscenza e la corretta attuazione” delle norme. In teoria, ci sarebbero stati tre mesi di tempo che sono terminati con marzo. Ma chiedendo una conferma  ai vari soggetti che dovrebbero sedersi intorno al tavolo,  si ricevere l’impressione che al momento nessun input sia arrivato dal Governo, dove in questi mesi le priorità  sono state dimenticate dall’evoluzione della politica.

Un altro timore riguarda la capacità delle aziende in malafede di aggirare l’ostacolo. E’ prassi diffusa in alcuni settori di corrispondere il giusto stipendio, salvo poi chiederne la restituzione di una parte. Il caso più emblematico è quello di Paola Clemente, la bracciante morta in Puglia che veniva pagata due euro all’ora, o la più recente vicenda dell’albergatore siciliano candidato all’Ars, che dimostrano come la lotta all’illegalità e per la dignità del lavoro (e la sua giusta retribuzione) è appena cominciata.




“Resto al Sud”: dal 15 gennaio le domande sul sito di Invitalia, fondi per 1,25 miliardi

Claudio De Vincenti

ROMA – Tutto pronto per la partenza di Resto al Sud”, l’incentivo che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali da parte dei giovani under 36 residenti nelle 8 regioni del Mezzogiorno. A partire dalle 12.00 di lunedì 15 gennaio 2018, infatti, gli aspiranti imprenditori potranno presentare domanda sul sito di Invitalia per chiedere le agevolazioni. Resto al Sud è promosso dal Ministro per la Coesione territoriale ed il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, è gestito da Invitalia ed ha una dotazione finanziaria di 1.250 milioni di euro.

“Il Mezzogiorno ha ripreso a crescere, ma c’è bisogna ora di consolidare i risultati raggiunti negli ultimi tre anniCon Resto al Sud puntiamo a ribaltare la percezione del fare impresa nel Meridione, da chimera o prospettiva impossibile a volano per la crescita – ha detto Domenico Arcuri, Amministratore Delegato di Invitalia Per la prima volta il governo ha  messo in campo un incentivo che può coprire fino al 100% dell’investimento proposto dai neoimprenditori. Vorrei ricordare ai giovani che presenteranno le richieste che il 15 gennaio non ci sarà alcun click day, non sono previste né scadenze né graduatorie. Esamineremo tutte le proposte seguendo rigorosamente l’ordine cronologico e finanzieremo solo quelle in regola con i requisiti previsti dalla legge e che contengano un progetto di impresa valido e sostenibile. Il tutto in maniera trasparente e con procedure completamente digitalizzate. La dotazione finanziaria particolarmente ampia – ha concluso Arcuri –  ci consentirà di sostenere un numero molto elevato di nuove imprese”.

A chi si rivolge

Resto al Sud si rivolge ai giovani tra i 18 e i 35 anni residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, che non abbiano un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, che non siano titolari di altre imprese attive, che non abbiano beneficiato di altre agevolazioni negli ultimi tre anni. Possono presentare la domanda singoli giovani o gruppi di giovani che, successivamente alla data del 21 giugno 2017, si sono costituiti o si costituiranno rispettivamente in ditte individuali o società, anche cooperative.

Cosa si può fare

E’ possibile avviare attività imprenditoriali in tutti i settori, ad eccezione delle libere professioni e del commercio. Il finanziamento massimo è di 50.000 euro per ogni richiedente, che può arrivare ad un massimo di 200.000 euro nel caso di più richiedenti (già costituiti in società o prossimi alla costituzione)

Cosa finanzia

I finanziamenti potranno servire per interventi su beni immobili, per l’acquisto di macchinari e attrezzature oppure di programmi e servizi informatici, per coprire le spese di avvio delle attività, ma non la progettazione, le consulenze o il costo del personale. Consulenza e assistenza saranno offerte gratuitamente da enti accreditati presso Invitalia.

Le agevolazioni

Le agevolazioni sono erogate in regime di de minimis e coprono il 100% delle spese. Consistono in un contributo a fondo perduto pari al 35% del programma di spesa e in un finanziamento bancario per il restante 65% concesso da un istituto di credito che aderisce alla convenzione tra InvitaliaABI. Il finanziamento bancario è garantito dal Fondo di Garanzia per le Pmi e dovrà essere restituito in 8 anni di cui due di preammortamento. E’ previsto inoltre un contributo che coprirà gli interessi.

Come si presenta la domanda

La domanda si presenta esclusivamente on line sul sito di Invitalia. Chi vuole chiedere gli incentivi deve quindi registrarsi ai servizi online di Invitalia e poi entrare nell’area riservata. Resto al Sud non è un bando: quindi non ci sono scadenze, né graduatorie. Le domande vengono valutate in base all’ordine cronologico di arrivo, fino ad esaurimento fondi. L’esito della valutazione viene comunicato normalmente entro 60 giorni dalla presentazione della domanda.




Banche. Fitto: il centrodestra non insegua Saviano. O si è garantisti sempre, o si fa ridere

Con una dichiarazione Raffaele Fitto, leader dei Conservatori e Riformisti, prende posizione sulle polemiche sul salvataggio delle quattro banche, ed in particolare della Banca Etruria (una delle banche salvate dal decreto) dove ricopriva un importante ruolo il padre Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, il cui padre è stato per anni un membro del Consiglio d’amministrazione ., ,

Schermata 2015-12-14 alle 02.59.41Il centrodestra farebbe molto male se seguisse la linea Saviano. Un conto è chiedere al Governo piena chiarezza, e contestare  gli errori  commessi dall’esecutivo  Renzi. Altro conto sarebbe buttarla sul giustizialismo verso la Boschi o chiunque altro. O si è garantisti sempre, o si fa ridere. Esattamente come fa ridere buona parte del Pd (spiace sottolinearlo), che oggi difende la Boschi, ma avrebbe crocifisso un eventuale ministro di un altro Governo , a parti invertite. E lo stesso Renzi (dal caso Cancellieri ad altri esempi), per molto meno, in passato ha chiesto dimissioni a raffica

Venendo invece alla sostanza del problema, che – temo – si ripeterà presto con altre banche, noi ribadiamo le nostre soluzioni liberali. Le proponemmo l’estate scorsa – ha aggiunto Fittoquando il Parlamento discusse di bail-in, e il Governo sbagliando ci disse no. Ora le ribadiamo con emendamenti in Commissione Bilancio, e vedremo se le cose andranno allo stesso modo”

La soluzione più ragionevole era e resta quella prospettata in origine (e accettata anche dall’Abi): ricorrere al Fondo interbancario di tutela dei depositi. Quindi, denaro privato, non pubblico. Ha fatto malissimo il Governo a subire il veto Ue. Nel presente e nel futuro – conclude Fitto –  non si chieda un solo euro ai cittadini-contribuenti. Non c’è alcuna ragione per cui la mala gestione di alcuni amministratori (verso i quali occorre assumere ogni iniziativa anche legale e giudiziaria) debba finire sulle spalle di tutti i contribuenti, sulla fiscalità generale e/o sulla spesa pubblica“.

Cosa c’entra Maria Elena Boschi?
Dal 2011 fino al commissariamento avvenuto nel febbraio del 2015 Pier Luigi Boschi, padre del ministro Maria Elena Boschi, è stato membro del Consiglio d’Amministrazione di Banca dell’Etruria e per otto mesi ne è stato anche vice-presidente, mentre suo fratello Emanuele Boschi ne è tuttora un dipendente. Il padre del ministro Boschi ha ricevuto una multa da 144mila euro da parte di Banca d’Italia per aver violato una serie di norme sulle comunicazioni e sulla trasparenza dell’attività finanziaria della banca, ma va ricordato, è stato estromesso dal CdA proprio dal Governo Renzi di cui fa parte sua figlia.




Accordo sicurezza informatica fra le banche italiane e la Polizia di Stato

di Marco Ginanneschi

 E’ stato siglato oggi a Roma l’accordo tra Polizia di Stato e ABI Associazione Bancaria Italiana nell’ottica di rafforzare gli strumenti per la prevenzione e il contrasto del crimine informatico nel settore dell’home banking e della monetica.

La convenzione, firmata dal Capo della Polizia Alessandro Pansa e dal Direttore Generale dell’ ABI Giovanni Sabatini ha per obiettivo l’adozione condivisa di procedure di intervento e di scambio di informazioni utili alla prevenzione e al contrasto degli attacchi informatici di matrice terroristica e criminale.

 CdG cybercrimeUn’attività che per la Polizia di Stato sarà svolta dal Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (C.N.A.I.P.I.C.) della Polizia Postale e delle ComunicazioniL’accordo viene stipulato in attuazione del decreto del Ministro dell’Interno del 9 gennaio del 2008, che ha individuato le infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale, ovvero i sistemi ed i servizi informatici o telematici, gestiti da enti pubblici o società private, che governano i settori nevralgici per il funzionamento del Paese.

 Alla firma della convenzione erano presenti per il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, oltre al Capo della Polizia Prefetto Alessandro Pansa, Roberto Sgalla, Direttore Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria, delle Comunicazioni e per i Reparti Speciali della Polizia di Stato, Antonio Apruzzese, Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, per ABI erano presenti il Direttore Generale Giovanni Sabatini e Piefrancesco Gaggi, Presidente del Consorzio ABI Lab attivo sui temi di Cybersecurity.




Condannato il Consorzio “Patti Chiari” dell’ABI l’associazione delle banche italiane

CdG Lehman BrothersIl Giudice del Tribunale di Cuneo dr.ssa Natalia Fiorello , con una decisione senza precedenti (scarica la sentenza), ha condannato il Consorzio dell’ABI Patti Chiari, unitamente alla Banca Regionale Europea spa, al risarcimento di oltre 80.000 euro più le spese legali a un risparmiatore D.B.,  per la perdita subita a seguito del fallimento della banca d’affari internazionale Lehman Brothers. Un risparmiatore aveva comprato titoli obbligazionari della banca americana nel 2005; i titoli erano inseriti nell’elenco “obbligazioni basso rischio-basso rendimento” gestito e aggiornato dal Consorzio “Patti Chiari”.

Il Consorzio dell’ABI-Associazione Bancaria Italiana “Patti Chiari “, nasce nel 2003 su iniziativa dell’Abi per offrire ai risparmiatori un servizio informativo fondato su valori di chiarezza, comprensibilità e comparabilità del prodotto – è stato condannato per avere colposamente mantenuto i titoli emessi da Lehman Brothers nel proprio listino tra le obbligazioni a basso rischio/basso rendimento. E ciò nonostante che tutti gli indicatori finanziari (e tra questi, in particolare, il VaR) avrebbero dovuto suggerire una ben diversa valutazione del titolo trattato.

Ad essere censurabile“- ha spiegato Elio Lanutti, Presidente dell’ Adusbef – “è la circostanza che il risparmiatore non è stato informato per tempo dalla banca dell’elevato rischio delle obbligazioni, reclamizzate con il massimo dell’affidabilità sul consorzio ABI “Patti Chiari”: la banca, in sostanza, non avendo avvisato tempestivamente il cliente dell’aggravamento del livello di rischio dei bond acquistati non ha consentito allo stesso di venderli in tempo utile”




Subito la cassa integrazione ai dipendenti della Natuzzi.La Regione garantisce gli interessi alle banche

I lavoratori della Natuzzi non dovranno attendere la firma del decreto ministeriale per poter riscuotere subito l’indennità di cassa integrazione anticipata dalle banche, grazie all’ intervento “politico”  della Regione Puglia che si accollerà i costi bancari, cioè gli interessi per l’anticipazione, a seguito di quanto contenuto nell’accordo già sottoscritto dalla Regione con l’Abi. Ad ha annunciarlo l’assessore regionale pugliese al Lavoro, Leo Caroli, che oggi lo ha comunicato nell’ incontro previsto con le rappresentanze sindacali dei lavoratori.

L’ assessore Caroli in un comunicato ha espresso soddisfazione per la conclusione positiva dell’incontro annunciando che “Entro sette giorni si terrà in Regione una riunione operativa tra azienda, sindacati ed associazione delle banche per la gestione pratica dell’accordo. Abbiamo quindi acquisito – ha aggiunto Caroli  – la disponibilità di azienda e sindacati a riprendere la trattativa interrotta sulla riorganizzazione del lavoro. L’azienda si è impegnata a calendarizzare il nuovo incontro romano presso la Federlegno, entro 15 giorni da oggi. Dall’altro lato il sindacato terrà sospeso lo stato di agitazione dei dipendenti”.

L’obiettivo  adesso resta la presentazione ufficiale di un piano industriale sostenibile, che consenta il rientro delle attività delocalizzate nell’est Europa e al tempo stesso l’avvio della reindustrializzazione degli stabilimenti dimessi, a partire da quello di GinosaPer questo – conclude  Carolila Regione farà ogni sforzo utile per favorire l’esito positivo della vertenza, con la riqualificazione del personale e il sostegno allo sviluppo“.