Studio100: sequestri e misure interdittive nei confronti dei Cardamone

Studio100: sequestri e misure interdittive nei confronti dei Cardamone

La Guardia di Finanza di Taranto ha eseguito misure interdittive nei confronti dei fratelli Cardamone attivi nel settore editoriale radio-Sequestrati beni e disponibilità finanziarie per circa 1 milione di euro.

ROMA – Ancora una volta i fatti accertati dalle indagini di Polizia Giudiziaria e dalle Procure confermano quanto scoperto dal CORRIERE DEL GIORNO in materia di illegalità e frodi allo Stato. Come accaduto per la vicenda che riguardava la gestione truffaldina dei fratelli Cardamone, ex-editori (si fa per dire…) e proprietari delle società Jet srl e Mastermedia Club srl, entrambe fallite che avevano sinora gestito la “storica” emittente televisiva Studio 100.

Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Taranto hanno infatti eseguito questa mattinata un’ordinanza di applicazione di misura interdittiva, emessa dal Dr. Benedetto Ruberto G.I.P. del Tribunale di Taranto su richiesta della Procura della Repubblica jonica, nei confronti di due fratelli Gaspare e Giancarlo Cardamone (già pregiudicato per fatti analoghi) entrambi indagati, con contestuale esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di disponibilità finanziarie, quote societarie e beni immobili per un ammontare complessivo di circa 1 milione di euro.

Gaspare Cardamone

I provvedimenti del G.I.P. Dr. Ruberto, che hanno accolto la richiesta avanzata dsl Sostituto Procuratore della Repubblica Dr.ssa Lucia Isceri, sono stati emessi al termine di una complessa ed articolata attività di indagine condotta da militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Taranto relativa al fallimento della nota emittente televisiva.

Decreto-di-sequestro-Cardamone

I reati contestati all’amministratore Gaspare Cardamone e al fratello Gaspare, socio delle società fallitea sono quelli dibancarotta fraudolenta patrimoniale” e “sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte“.

Giancarlo Cardamone

La sentenza dichiarativa di fallimento era stata emessa dal tribunale Fallimentare di Taranto su istanza della Procura di Taranto verificata l’irreversibile incapacità della società di far fronte ai propri debiti verso l’Erario.

Inoltre, erano sorti forti sospetti su alcune operazioni poste in essere dagli amministratori nella fase pre-fallimentare, rivelatasi particolarmente controversa soprattutto riguardo alle vicende dei lavoratori dipendenti nei cui confronti erano stati registrati ritardi nei pagamenti degli stipendi.

Prima di essere dichiarata fallita la società Jet srl aveva fatto richiesta di accesso all’istituto del concordato che consente di evitare il fallimento facendo fronte ai debiti secondo un piano di risanamento.

Ordinanza-interdittiva-Cardamone

L’obiettivo era quello di bloccare le istanze di fallimento e prendere tempo per perfezionare la cessione del ramo d’azienda alla Mastermedia Club srl, in cui far confluire gli asset positivi da salvare: le frequenze per la trasmissione e la possibilità di richiedere i contributi ministeriali destinati alle emittenti televisive, fondamentali per il sostentamento della società.

Visura-Camerale-Mastermedia

Proprio quest’ultimo aspetto era fondamentale. Infatti, presupposto per l’ottenimento del contributo è la regolarità contributiva e previdenziale rispetto ai lavoratori dipendenti.

La creazione di una “good company” avrebbe consentito ai fratelli Cardamone di ripartire ancora una volta, nella loro attività, lasciandosi alle spalle i debiti pregressi ed accumulatisi ammontanti a circa 5,5 milioni di euro, che sarebbero rimasti in capo alla bad company il cui destino era stato preordinatamente incanalato verso il fallimento.

Sono state effettuate approfondite indagini dalla Fiamme Gialle di Taranto, che hanno portato alla comprensione del disegno criminoso posto in esser dai due fratelli e finalizzato all’ottenimento dei contributi statali sull’emittenza televisiva locale, rilasciati dal Ministero dello Sviluppo Economico, ammontanti a circa 1,5 milioni.di euro

Se la somma fosse stata erogata nei confronti della vecchia società, sarebbe stata prioritariamente destinata al pagamento dei debiti previdenziali e tributari. Lo stanziamento nei confronti della nuova società in bonis, invece, sarebbe stato libero da ogni vincolo con conseguente danno per lo Stato. Ma non sempre tutte le truffe vanno a buon fine, specialmente quando si incontrano gli investigatori della Guardia di Finanza, corpo militare sempre più all’avanguardia tecnologica, societaria e tributaria.

(notizia in aggiornamento)

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