SI SPACCA IL M5S: ALESSANDRO DI BATTISTA ABBANDONA IL MOVIMENTO

SI SPACCA IL M5S: ALESSANDRO DI BATTISTA ABBANDONA IL MOVIMENTO

Quella della fiducia al governo Draghi è la terza giravolta grillina in soli tre anni di legislatura, che è stata accolta e contestata da un mare di critiche sul blog a 5 Stelle e sulle varie pagine Facebook, ricevute dagli attivisti grillini tanto incazzati quanto confusi .

di DANIELA GUASTAMACCHIA

QUASI UN’ATTIVISTA grillino su due, fra i registrati nella piattaforma Rousseau non si è fidato di Beppe Grillo, facendo registrare percentuali bassissime rispetto a quelle quasi “bulgare”delle precedenti votazioni pentastellate : i “” al Governo Draghi hanno prevalso con il 59,3%, mentre i “no” si sono fermati al 40,7%. Una vittoria in brusco calo rispetto a quel 90% che diede il via libera al contratto di governo del 2018 fra il M5S e la Lega ed a quasi quel 80% che disse successivamente sì all’accordo di governo con il Pd.

“È una vittoria di Alessandro” ha commentato un esponente 5 stelle di prima fila, che alle otto di sera ha messo perfettamente a fuoco il significato della votazione la situazione . Un’ora dopo non rispondeva più al telefono, perché semplicemente quella situazione non esiste più. Quell’ Alessandro, è Di Battista che ha reso noto il suo l’addio al M5S attraverso un video di quattro minuti pubblicato su Facebook: “Accetto le decisioni ma non le digerisco. Non posso far altro che farmi da parte, d’ora in poi non parlerò più a nome del Movimento 5 stelle. Se un domani la mia strada dovrà di nuovo incrociarsi con quella del movimento lo vedremo”.

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“Se poi un domani la mia strada dovesse incrociarsi di nuovo con quella del M5S, vedremo. Dipenderà esclusivamente da idee politiche, atteggiamenti e prese di posizioni. Non da candidature e possibili ruoli” – aggiunge Dibba – “È stata una bellissima storia d’amore, con gioie e battaglie vinte, ma anche diverse delusioni e qualche battaglia disattesa o persa. Io, con tutto l’impegno del mondo, non possono non considerare determinate mie convinzioni politiche. Poi magari mi sbaglierò su questo governo, ma non posso proprio andare contro la mia coscienza“.

Grazie a Beppe Grillo, è lui che mi ha insegnato a prendere posizione, anche controcorrente. E io oggi non ce la faccio proprio ad accettare un Movimento che governa con questi partiti, anche – per l’amor di Dio – con le migliori intenzioni del mondo”, conclude Di Battista.

Nessuno in realtà ha mai capito perché Di Battista sia rimasto fuori dalle elezioni del 2018, rinunciando a una poltrona sicura da ministro degli esteri. Negli ultimi anni ha postato quasi quotidianamente una proprio foto con i figli, in famiglia, testimoniando un certo imborghesimento, una lontananza dalle durezze della battaglia politica. Persino Beppe Grillo aveva preso da tempo le distanze dal “pupillo” prediletto. La scorsa estate, quando Dibba accusava i Cinquestelle di essere diventati “come l’Ncd di Alfano“, Grillo aveva capito che il rancore sociale che li aveva portati al 32 per cento non c’era più nella società, nonostante Dibba ne avesse nostalgia chiedendosi: «Chi canalizza la rabbia sociale in autunno?” . Durante l’assemblea dell’altra sera Grillo aveva intuito tutto esortandoli “Restiamo uniti, ma non possiamo accontentare tutti“. Troppo tardi.

L’attacco frontale al quartier generale grillino non è finito. Infatti proprio mentre Di Battista ufficializzava la spaccatura, Marco Travaglio intervendo nel programma “Otto e mezzo” (La7) ha sferrato un altro colpo “pesante” : “Il Movimento si è calato le braghe, non conterà più nulla, Draghi ha intortato Grillo con un ministero supercazzola”, e l’ aura di invincibilità del fondatore vanno in mille pezzi.


La posizione di Di Battista è stata l’unica contraria ed ostinata in una campagna nella quale tutto lo stato maggiore del Movimento 5 stelle, dal garante Grillo in giù, aveva spinto fortissimamente pur di rimanere incollati alle poltrone ministeriale delle stanze dei bottoni nella quale si erano insediati quasi tre anni fa. Un’opposizione interna che ha radunato intorno a sé quasi un attivista su due. L’anticamera di quella scissione che i vertici hanno cercato in tutti i modi di evitare fin da subito, ma nel modo peggiore. E Matteo Salvini ha buon gioco per infilarsi mediaticamente e politicamente nelle contraddizioni di un “Movimento spaccato”, facendo pesare sul piatto della bilancia e rivendicando il peso dei voti del centrodestra nella fiducia al nascituro Governo Draghi.

“Senza Grillo non saremmo dove siamo, il merito è tutto suo” commenta un ministro. Ma l’ex comico sembra aver perso il suo carisma così potente ed attrattivo che per anni è stato sufficiente ad indirizzare senza alcun problema le alleanze a destra o a sinistra del Movimento 5 stelle . Quella della fiducia è la terza giravolta grillina in soli tre anni di legislatura, che è stata accolta e contestata da un mare di critiche sul blog a 5 Stelle e sulle varie pagine Facebook, ricevute dagli attivisti grillini tanto incazzati quanto confusi .

“E chissà cosa sarebbe successo se avessimo messo anche l’astensione” nel quesito agli attivisti sulla piattaforma Rousseau, commenta un parlamentare. L’ ’astensione sulla quale si è consumato prima, durante e pure dopo il voto un vero e proprio scontro. L’ astensione era stata richiesta a gran voce dagli oppositori ad un governo guidato da Mario Draghi a partire dalla senatrice salentina Barbara Lezzi, la cui posizione corre voce, sarebbe stata spalleggiata e sostenuta dallo stesso Davide Casaleggio.

Il braccio di ferro tra il figlio del fondatore e il capo politico del M5S, è proseguito per tutto la giornata giorno. A pochi minuti dall’inizio del voto, Casaleggio spiegava: “Qualora vincesse il no sarà necessario definire se la posizione del M5S sarà di voto negativo alla fiducia o di astensione, come chiedono molti senatori”. A Roma fra i grillini “governisti” è montata la rabbia:“Se diamo questo orizzonte in tanti voteranno no” seguita da una girandola di telefonate di fuoco, al termine del quale è arrivata la smentita di Crimi: “La votazione di oggi sarà l’unica sul governo”.

Qualche minuto prima delle 19 è stato Davide Casaleggio a diffondere l’esito della votazione: “Sono contento della volontà degli iscritti di far partire il governo”. Crimi è costretto a inseguire, e diffonde il suo comunicato un quarto d’ora dopo . “Casaleggio ha chiamato Crimi pochi secondi prima di pubblicare il post” spiffera una “fonte” interna alla diatriba. Uno scontro di potere che che ha come cuore il controllo del Movimento, che si protrae da mesi e che si è amplificato venendo pubblicamente allo scoperto negli ultimi giorni, quando da Milano hanno stabilito un “timing” per il voto online di cui molti fra i maggiorenti sono rimasti all’oscuro. Una spaccatura così evidente e netta tra Beppe Grillo, che ha tentato fino all’ultimo a tenere tutto insieme, e Davide Casaleggio, non si era mai vista .

Per ore il timore che dalle urne virtuali di Rousseau uscisse una smentita alle indicazioni di Grillo, è stato palpabile. Riunioni su Zoom, messaggi nelle chat, con i pronostici che si sprecavano, ma forse per scaramanzia, nessuno, aveva pronosticato un successo del “no”. Vito Crimi ha cercato subito di fare chiarezza: “Gli iscritti ci hanno dato un mandato chiaro, il Movimento sosterrà Draghi”. a cui ha fatto seguito la batteria di commenti di soddisfazione del vertice M5s per celebrare il risultato, a partire da Luigi Di Maio e Roberto Fico, compreso Davide Casaleggio.

Nel pomeriggio erano circolate dichiarazioni dal tono rassicurante, come quella del senatore Elio Lannutti: “Mi adeguerò al risultato” mentre Crimi avvisava i naviganti: “La democrazia nel Movimento passa da un voto degli iscritti e il voto degli iscritti è vincolante. Questo è un patto sottoscritto da tutti quelli che si sono candidati nel Movimento 5 stelle”.

Adesso però lo strappo di Di Battista lascia intravedere più di qualche addio. Tra giovedì sera e venerdì gli oppositori ad un governo Draghi si erano dati appuntamento sulla piattaforma video Zoom per coordinarsi. I principali indiziati fra deputati e senatori del M5S sono: Angrisani, Abate, Agostinelli, Cabras, Costanzo, Crucioli, Forciniti, Giuliodori, Granato, La Mura, Maniero, Mantero, Moronese, Raduzzi, Vallascas, Vanin e Volpi. Il deputato Andrea Colletti ha già preannunciato ed ufficializzato il suo voto contrario alla fiducia al governo Draghi. Intorno a loro altri big che si sono espressi per il “no“, come Barbara Lezzi , Danilo Toninelli, ed Emanuela Corda. Anche se Toninelli si smarca: “Rispettiamo il voto degli iscritti”.

Con questa votazione scente il sipario sul V-day ormai “definitivo” del Movimento 5 stelle. Una cosa è certa: da domani cambieranno molte cose, e la scissione ormai è annunciata.

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